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Chi son? Sono un poeta.
Che cosa faccio? Scrivo.
E come vivo? Vivo.
In povertà mia lieta
scialo da gran signore
rime ed inni d’amore.
Per sogni, per chimere
e per castelli in aria
l’anima ho milionaria.
Talor dal mio forziere
ruban tutti i gioielli
due ladri: gli occhi belli.
V’entrar con voi pur ora
ed i miei sogni usati
e i bei sogni miei
tosto son dileguati.
Ma il furto non m’accora,
poiché vi ha preso stanza
la dolce speranza!

Or che mi conoscete,
parlate voi. Chi siete?
Via piaccia dir?



Scrivo un diario inutile.
senza note, senza parole, senza frasi.
Solo pagine vuote, bianche.
Riempite dalla fluttuazione del nulla quotidiano.
(Alessandro Sebastiano Morandi) ”

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lunedì 22 maggio 2006
ore 14:29
(categoria: "Vita Quotidiana")



L’Università boccia la maturità
"Ammessi, ma con i nostri test"
di MASSIMILIANO PAPASSO

Sarà anche la prova più importante della vita, quella più difficile, il primo vero ostacolo da superare ma alle università italiane l’esame di maturità continua proprio a non piacere. Lo dimostra il fatto che anche quest’anno moltissimi atenei italiani non terranno conto per selezionare le loro future matricole dell’esito dell’esame di stato. Meglio i risultati dei test d’ammissione (che in alcuni casi si sono già svolti) e, perché no, una media dei voti che lo studente ha raccolto durante il penultimo e terzultimo anno di scuola superiore, piuttosto che quel voto espresso in centesimi. Un numero però che nonostante tutto tra qualche settimana terrà comunque con il fiato sospeso più di quattrocentomila studenti italiani alle prese con la Maturità 2006.

La lista degli atenei che "snobbano" la maturità si arricchisce ogni anno di qualche elemento e racchiude al suo interno sia grandi che piccoli atenei, università pubbliche che private. Dalla Luiss alla Bocconi, passando per Pavia e il Politecnico di Milano il coro è unanime: per capire se un maturando è pronto per iscriversi all’università, il voto dell’esame di stato non basta. Vuoi perché nonostante la riforma del 1999 che ha rivoluzionato l’esame introducendo nuove prove, la Maturità è rimasta comunque troppo "generica". Vuoi perché la composizione della commissione (formata da docenti interni e un solo membro esterno, il presidente) non sarebbe garanzia di un giudizio molto oggettivo. In poche parole i voti più alti, ma anche quelli più bassi, devono tutti essere presi con le molle quando si parla di università.

"Ormai da qualche anno nei nostri test teniamo esclusivamente conto della prova svolta - spiega il professor Mauro Santomauro, delegato del rettore per la didattica e l’orientamento al Politecnico di Milano -. In oltre 15 anni che effettuiamo test d’ingresso abbiamo notato che sebbene ci sia una forte correlazione tra l’esito del test d’accesso e la carriera universitaria delle matricole, questa è molto minore quando si tiene conto del voto di maturità. Ecco perché preferiamo valutare le potenziali capacità necessarie per un determinato corso di studi solo in base alle prove d’accesso".

Ed è seguendo lo stesso principio che anche due atenei d’eccellenza come la Bocconi di Milano e la Luiss di Roma, da ormai qualche anno di maturità non ne vogliono nemmeno sentir parlare. Tanto da aprire e chiudere il periodo delle immatricolazioni molti mesi prima dell’inizio dell’esame.

Se infatti alla Luiss la maturità non ha più valore dallo scorso anno accademico (dal 2003 contava solo per chi si iscriveva a settembre), anche alla Bocconi da qualche anno preferiscono puntare oltre che sui propri test d’ingresso anche sui voti che gli studenti hanno conseguito al terzo e quarto anno delle superiori. "Quella di non tenere conto del voto di maturità - spiega il professor Andrea Beltratti, prorettore dell’area under graduate dell’ateneo milanese - è un’esigenza soprattutto tecnica legata al fatto che le prime immatricolazioni si chiudono in primavera. In ogni caso crediamo che valutare le matricole su un test specifico che riguarda un singolo corso di laurea sia uno strumento più affidabile del voto di maturità".

Stesse considerazioni all’Università di Pavia, dove il voto di maturità ha un valore solo per l’accesso ai quattro collegi dell’ateneo ma non per l’iscrizione ai corsi di laurea a numero chiuso: "Anche noi ci basiamo solo sui test d’ingresso per selezionare le matricole - confessa il professor Giampaolo Azzoni, presidente dei corsi di laurea in Comunicazione - in modo tale da superare eventuali disparità che ci possono essere nei giudizi della maturità. Non essendoci una commissione unica che giudica gli studenti, il voto finale dell’esame di stato può dipendere da molte variabili. Spetta a noi dunque azzerare queste differenze e assicurare ai ragazzi una equivalenza nel giudizio".

E se in mezza Italia la maturità fa il pieno di bocciature, sono davvero pochi gli atenei in cui i suoi voti valgono ancora qualcosa. È il caso del Politecnico di Torino dove per i corsi di laurea in Ingegneria del Cinema ed Ingegneria dell’Automazione le matricole vengono selezionale oltre che con test attitudinale anche attraverso al voto all’esame di stato, che può "pesare" anche fino al 50% del giudizio finale. "Da nostre statistiche - dice Susanna Onnis dell’ufficio d’orientamento dell’università torinese - è evidente come chi ha ottenuto un buon voto alla maturità riesca anche a fare bene qui da noi. Certo il test preliminare rimane lo strumento più affidabile per capire le competenze dei ragazzi, e far comprendere a loro le proprie conoscenze: a anche qui da noi non sono mancati i casi di studenti che iscritti con ottimi voti al test d’ingresso hanno combinato un vero e proprio disastro".


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lunedì 22 maggio 2006
ore 10:02
(categoria: "Vita Quotidiana")



mio fratello e’ figlio unico
perche’ e’ convinto che anche chi non legge Freud
puo’ vivere cent’anni


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sabato 20 maggio 2006
ore 12:05
(categoria: "Vita Quotidiana")



Il Lazio prepara una legge per la cannabis terapeutica
di ANNA MARIA LIGUORI

Sarà presentata entro il 30 giugno dal Consiglio regionale del Lazio la legge che permetterà l’autocoltivazione della cannabis a scopo terapeutico. I malati di cancro, Aids, glaucoma ma anche le persone affette da patologie come la sclerosi multipla, il morbo di Parkinson e l’epilessia potranno avere in casa, senza violare la legge, piante di marijurana le cui foglie potranno essere usate secondo le necessità individuali. Il disegno di legge è coordinato da Anna Pizzo, di Rifondazione comunista, membro della presidenza del Consiglio regionale: "Sto lavorando in accordo con i presidenti della Commissioni alle Politiche sociali e alla Sanità, ed è stato informato l’assessore alla Sanità del Lazio, Augusto Battaglia. Vogliamo che venga sempre più riconosciuto a livello scientifico il valore terapeutico della canapa, utilissima nel contrastare gli effetti collaterali delle terapie farmacologiche in malattie croniche e terminali. Moltissimi pazienti, in Italia e nel mondo, si sono organizzati in movimenti per ottenere questo risultato. Noi cerchiamo di dare una mano concreta".

Nel nostro Paese la cannabis, non rientra infatti tra le sostanze psicotrope ad uso medico, quali gli oppiacei e in particolare la morfina, il cui utilizzo è previsto da una legge approvata nel 2001, anche se da quest’anno è in atto una sperimentazione a base di cannabinoidi su 80 malati di cancro alle Molinette di Torino e al Policlinico Umberto I di Roma. Ma la sperimentazione ospedaliera non ha nulla a che fare l’autocoltivazione: il Lazio sarebbe la prima regione in Italia dove l’uso delle sostanza sarebbe gestita direttamente dal paziente, che potrà osservare insieme al proprio medico curante la remissione del dolore o verificare altri eventuali benefici. Si tratta, in realtà, di sdoganare la marijurana per lo meno in ambito sanitario. "Il disegno di legge ha come presupposto la coltivazione per uso personale perché questo libera i malati dai lacci giuridici - spiega la Pizzo - questo senza tralasciare i riferimenti con enti istituzionali. Noi abbiamo coinvolto l’università della Tuscia, facoltà di Agraria. Insieme ai tecnici, se la legge passerà, valuteremo l’individuazione di aree adibite alla coltivazione, poi la gestione passa alle Asl".

E il 2 giugno si terrà, durante la terza edizione del "Festival di informazione sulla canapa", con il patrocinio della Regione Toscana, che si svolge a Piombino, un forum medico sull’argomento. Per ora l’unico paese al mondo che consente la coltivazione della cannabis per uso medico personale è il Canada, senza l’autocoltivazione è consentito usarla in Inghilterra e in Olanda. "Siamo sicuri che su un progetto che restituisce una speranza di una vita migliore a tanti persone - sottolinea la Pizzo - troveremo l’attenzione di tutta la maggioranza regionale. Da almeno dieci anni sono noti gli effetti benefici della marijurana contro il dolore e la depressione. E così come allora Umberto Veronesi cominciò ad abbattere le barriere che impedivano l’utilizzo della morfina, ora bisogna fare lo stesso con la cannabis".


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sabato 20 maggio 2006
ore 09:49
(categoria: "Vita Quotidiana")





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giovedì 18 maggio 2006
ore 19:22
(categoria: "Vita Quotidiana")





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mercoledì 17 maggio 2006
ore 17:36
(categoria: "Vita Quotidiana")



Bianchi: "Ponte sulle Stretto non si farà"

Il ponte sullo Stretto è "l’opera più inutile e dannosa che sia stata progetta in Italia negli ultimi cento anni": ne è convinto il neoministro dei Trasporti, Alessandro Bianchi, che alla domanda se l’opera si farà o meno, a margine del giuramento al Quirinale risponde secco: "Absolutely not".


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mercoledì 17 maggio 2006
ore 15:16
(categoria: "Vita Quotidiana")


ricordi....


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mercoledì 17 maggio 2006
ore 14:40
(categoria: "Vita Quotidiana")



«Truman show» per svelare «la parola»
Un ricercatore Usa ha deciso di filmare suo figlio senza sosta da zero a tre anni per capire come un bambino apprende il linguaggio

Come nasce il linguaggio? Basta lo stimolo vocale dell’ambiente o ci vuola anche qualcos’altro? Che peso ha la genetica? Le domande sull’argomento potrebbero riempire molte pagine e potrebbero prendere in considerazione le tesi di famosi e talvolta controversi linguisti. E così Deb Roy del Media Lab presso il prestigioso Massachussett Institute of Technology (MIT) di Boston, ha pensato di «tagliare la testa al toro» e di filmare ininterrottamente un bambino dalla sua nascita fino a i tre anni per cercare di capire quali sono gli elementi che possono giocare un ruolo decisivo nell’apprendimento della «parola». Soggetto/oggetto di questo «Truman show» sarà l’ultimo nato in casa Roy, che (viva la fantasia) si chiama Roy. Una rete di microfoni e videocamere per 14 ore al giorno 365 giorni l’anno seguiranno l’ignaro infante in ogni suo passo. Gli occhi elettronici registreranno i suoi primi «esercizi vocali», spieranno la sua famiglia per catturare una corrente continua di dati circa le esperienze del bambino, per poi studiarle e capire quali siano quelle determinanti per instillargli la favella. Non solo, stando a quanto riferito alla rivista New Scientist dallo stesso ideatore del progetto, che è stato battezzato «speech home», il MIT offrirà anche al pubblico alcune selezioni di video clip del sistema di sorveglianza messo a punto per il progetto.

ANALISI DEI DATI - I dati che le telecamere spediranno direttamente al MIT saranno analizzati sia da potentissimi calcolatori sia da analisti umani che classificheranno atti specifici come fare il caffè‚ o preparare la cena. Algoritmi serviranno anche per trascrivere ogni frase che volerà in casa Roy e saranno in grado di riconoscere quale membro della famiglia l’ha pronunciata. Quest’analisi permetterà di capire gli stimoli cruciali allo sviluppo del linguaggio, ha ribadito Roy, e se avrà successo il progetto sarà di aiuto contro molte malattie e disturbi del linguaggio. Inoltre le preziose informazioni potranno essere usate per generare intelligenze artificiali che sappiano imparare a parlare. E al di là di queste applicazioni sicuramente uno studio di tale portata aiuterà a far chiarezza su una delle prerogative più affascinanti e uniche di cui l’uomo ha avuto dono.

Finora sono stati inadeguati i tentativi sperimentali di dare risposte esaustive a questi quesiti che affascinano un pò tutti noi. Si è cercato infatti di vedere i comportamenti dei neonati, magari a fianco delle proprie mamme, per un lasso circoscritto di tempo ed in ambienti non consueti come un laboratorio, insomma una scenografia non proprio congegnale per capire veramente lo sviluppo naturale del linguaggio.


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mercoledì 17 maggio 2006
ore 09:54
(categoria: "Vita Quotidiana")





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martedì 16 maggio 2006
ore 09:55
(categoria: "Vita Quotidiana")



Bologna, coprifuoco per i pub
Rifondazione contro Cofferati
di ANDREA CHIARINI

Il termine evoca ben altri divieti, ma il "coprifuoco della birra" con l’estate in arrivo fa gridare i tiratardi bolognesi al proibizionismo. Notti astemie e polemiche. Inevitabili in una città che ha 40 mila universitari fuori sede. La giunta è pronta a varare divieti e nuovi orari sul consumo di alcol e Rifondazione comunista attacca "la logica repressiva" del sindaco Sergio Cofferati. Succede a Bologna, dove non passa giorno senza che l’Unione si divida. E dove il Prc si smarca puntualmente dal "Cinese".

Alle prese con il caos by night della zona universitaria e con cittadini esasperati e arrivati persino al lancio di ortaggi dalle finestre, il sindaco ha presentato un’ordinanza che fa discutere: tutti i pub e i bar della città dovranno chiudere entro l’una e gli alimentari che vendono alcolici, in gran parte gestiti da pakistani, alle 21. Un piano per ora annunciato ai commercianti.

Misura estrema per evitare bivacchi e tensioni soprattutto in piazza Verdi, cuore della cittadella universitaria, dove ogni sera si radunano i più giovani e dove si organizzano eventi come il recente concerto della Sinistra giovanile che ha attirato duemila persone bloccando il traffico per ore.

Ora il sindaco vuole cambiare registro: giro di vite con possibilità di deroghe. "Chi vorrà - precisa Cofferati - potrà chiedere l’estensione dell’orario di chiusura oltre l’una, ma a patto di precisi impegni che riguardano punti di criticità come i rifiuti all’esterno, i rumori in strada, i servizi igienici, il presidio attorno ai locali. Verranno premiati i gestori più virtuosi". Non basta a Rifondazione, il cui capogruppo in Comune Roberto Sconciaforni boccia la giunta sugli orari. "Nella zona universitaria - spiega - bisogna intervenire, ma non con logica repressiva, non col coprifuoco. Servono risposte più articolate della semplice chiusura all’una. Dobbiamo abituarci al confronto tra esigenze diverse, andare avanti a colpi di mannaia non serve a niente".

La Quercia difende Cofferati. "Nessuno è intenzionato a governare a strappi - dice il diessino Claudio Merighi - Rifondazione attenda almeno che le ordinanze entrino in vigore per giudicare". Tutelare il diritto al riposo e al divertimento, punto di equilibrio non raggiunto per ora in piazza Verdi da nessun sindaco, nemmeno da Giorgio Guazzaloca che proprio lì allestì un ufficio dei vigili urbani.

L’assessore al commercio Maria Cristina Santandrea propone "un forum permanente dei residenti e dei commercianti per far emergere i problemi della zona universitaria".

Disagi che i residenti, riuniti in comitati, dicono di conoscere fin troppo bene. L’altro giorno sono stati ricevuti dal sindaco e hanno protestato per l’assenza di interventi del Comune. "I comitati non hanno funzione contrattuale perché non hanno una certificazione di rappresentanza" la replica del primo cittadino. Cofferati ci riprova, nei mesi scorsi aveva cercato una soluzione con un’ordinanza che vietata la vendita di alcol da asporto dopo le 21. Provvedimento caduto nel vuoto vista la difficoltà da parte dei vigili urbani di fare i controlli e le perplessità che arrivarono, allora, anche dalla Quercia.


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