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Chi son? Sono un poeta. Che cosa faccio? Scrivo. E come vivo? Vivo. In povertà mia lieta scialo da gran signore rime ed inni d’amore. Per sogni, per chimere e per castelli in aria l’anima ho milionaria. Talor dal mio forziere ruban tutti i gioielli due ladri: gli occhi belli. V’entrar con voi pur ora ed i miei sogni usati e i bei sogni miei tosto son dileguati. Ma il furto non m’accora, poiché vi ha preso stanza la dolce speranza!
Or che mi conoscete, parlate voi. Chi siete? Via piaccia dir?

Scrivo un diario inutile. senza note, senza parole, senza frasi. Solo pagine vuote, bianche. Riempite dalla fluttuazione del nulla quotidiano. (Alessandro Sebastiano Morandi)
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lunedì 3 aprile 2006
ore 10:16 (categoria:
"Vita Quotidiana")
«Mr. Berlusconi mi sento un po’ sfruttato. A pagina 79 della Sua brochure sono ritratto al telefono mentre mi congratulo con Lei per “le attività del Governo italiano in aiuto dei Paesi poveri”. Tragicamente, negli ultimi anni sotto questo governo, l’Italia è diventata l’ultima della classe, tra le 22 nazioni più ricche del mondo, per la spesa pro capite a favore del Terzo mondo»
Bono, Corriere della Sera 2 aprile
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sabato 1 aprile 2006
ore 11:23 (categoria:
"Vita Quotidiana")
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sabato 1 aprile 2006
ore 10:56 (categoria:
"Vita Quotidiana")
La cena del caimano: «Le cose vanno bene, le famiglie vivono meglio. Io ieri sera sono andato al ristorante con alcuni amici e non c’era un posto libero. Alla fine hanno dovuto dire che c’ero io e allora hanno fatto alzare alcune persone».
Silvio Berlusconi ad «Omnibus», trasmissione de La7, 31-3-06
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venerdì 31 marzo 2006
ore 16:09 (categoria:
"Vita Quotidiana")
Comè umiliante questo finale di regime di Giorgio Bocca
Finisce male, malissimo il Cavaliere. Disperato, furente, solo contro tutti, contro la stampa, contro i giudici, contro lEuropa contro la Confindustria, contro il capitalismo. Proprio lui, che ha cavalcato da sempre il capitalismo selvaggio, adesso che il suo potere svanisce si inventa, come il Mussolini di Salò, una congiura degli industriali ai suoi danni.
Tutto pensavamo di questo crepuscolo del piccolo duce dai tacchi alti e dai capelli finti, fuor che si atteggiasse a nemico del capitale alla testa di una lotta di classe dentro la classe, come ha scritto il suo Bombacci, il direttore del Foglio. Sbigottiti e un po vergognati assistiamo alla rivelazione piena delle sue miserie, delle sue inaudite gaffes. Massima quella riproposta da Enrico Deaglio nel suo impressionante documentario, la seduta del Parlamento europeo in cui il presidente del Consiglio italiano ha dato del kapò, dello sbirro nazista, a un deputato tedesco che gli aveva ricordato la sua appartenenza alla P2 e la contiguità con personaggi condannati per concorso mafioso.
Ed è vero che la stampa italiana ne parlò diffusamente, ma senza lo sdegno che avrebbe meritato la vista di tutti i parlamentari in piedi a gridare contro litalianuzzo presuntuoso e villano che aveva violato tutte le regole della buona educazione, e creduto di poter fare impunemente il suo numero strafottente al Parlamento europeo. Un gaffeur colossale che canta canzoni napoletane assieme a un posteggiatore, che recita in inglese una sviolinata agli Stati Uniti e al presidente George Bush che lo guarda divertito, che va in giro con una bandana bianca sul capo per coprire loperazione di trapianto, che parla dellItalia come un operatore di una società di viaggi.
Il giorno della sua incredibile recita anticapitalistica, il 19 marzo scorso, i quotidiani erano in sciopero tutti, meno quelli berlusconiani di destra. Che nel silenzio della stampa che conta, che informa, che rappresenta la società italiana riempirono le loro pagine di lodi sperticate per il Cavaliere, incapaci di giustificare i suoi deliri di addio.
Perché una delle molte differenze fra il mussolinismo e il berlusconismo è che il primo riuscì per qualche anno a farsi seguire anche dalla borghesia delle scienze e delle arti, mentre laltro non è andato oltre una cultura leghista e qualunquista, faziosa, ricattatoria. E se ha imitato Mussolini, ha imitato solo quello di Salò e dei trionfi di cartapesta.
Sbigottiti prendiamo atto di questo finale di regime, dei danni gravissimi che il Cavaliere ha inferto al nostro paese quasi separandolo dalla comunità europea, presentandolo come il paese dei mandolini e delle pizze con un incancellabile profumo di fascismo perenne. Sbigottiti pensiamo che grazie a questo ometto gli eredi di Salò si ripropongono come nostri governanti e sfilano con gagliardetti, croci uncinate e manganelli nelle strade delle nostre città.
Avevamo previsto una campagna elettorale isterica, violenta, ma lometto vuole congedarsi con una mischia confusa e umiliante e già ci sono gli ultimi custodi della sua fiamma che si dicono pronti a seguirlo fino al martirio. Ma non preoccupiamocene, li ritroveremo tutti a cercare prebende e protezioni democratiche, i salti della quaglia ci riporteranno allunanimismo di regime che, in fondo, è la nostra scelta fatale.
Resta la solita domanda del perché delle follie sociali? Perché questo personaggio sin troppo scoperto nelle sue megalomanie e nei suoi abissali vuoti di cultura ha avuto un così grande seguito nel nostro paese? Il direttore del Foglio, che conosce bene lui e noi, dice che ci è servito per sfuggire alla noia. Ma a che prezzo!
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venerdì 31 marzo 2006
ore 10:26 (categoria:
"Vita Quotidiana")
Precari italiani in prima sullHerald Tribune
Giovani, superqualificati, ma senza garanzie e con le tasche quasi vuote. Il precariato cronico dei giovani italiani finisce in prima pagina sullInternational Herald Tribune che bacchetta i politici italiani, scandalizzato di come nella loro accesa campagna elettorale stiano sottovalutando il problema.
LIBRO E SITO DEI «MILLEURISTI» - Il quotidiano newyorchese, nella sua edizione internazionale, gioca sul filo dell’ironia e titola: «Silenzio, l’Italia ha un problema, ma non se ne parla molto». Il giornale parte dalla storia di un giovane architetto, Antonio Incorvaia, che dopo la laurea è saltato da un posto di designer grafico a quello di editor di testi per la tv, per poi approdare al giornalismo web. Un «serial trainee», come si autodefinisce questo 31enne, ovvero un «apprendista seriale» sulla falsa riga del termine serial killer. Dalla sua storia, che lo accumuna a molti, troppi, trentenni e qualcosa, sono scaturiti un libro e un sito Web: «Generazione 1.000 euro» (www.generazione1000.com). Una community virtuale «dedicata ai Milleuristi, alle loro storie e alle loro testimonianze, alle loro frustrazioni e alle loro speranze», come si legge online. E un «reality book» come è stato definito, che racconta la vita quotidiana di un gruppo di giovani che non riescono a uscire dal labirinto fatto di stage, contratti a tempo o a progetto.
LACCUSA AI POLITICI - Citando il testo - in parte già leggibile sul web, e che uscirà come libro a maggio per Rizzoli - scritto a quattro mani dallo stesso Incorvaia con Alessandro Rimassa, il quotidiano americano sottolinea come la situazione di milioni di giovani sia sostanzialmente sottovalutata in questa campagna elettorale. «Con il premier Silvio Berlusconi e il suo principale avversario, Romano Prodi, che si scambiano vicendevolmente insulti e difendono i loro trascorsi, l’incertezza che circonda gli italiani che entrano nel mercato del lavoro non è stata una questione di primo piano» denuncia larticolista. LINDAGINE - E mentre il quotidiano riprende i politici italiani, unindagine del mensile «Campus» su 1000 studenti universitari tra i 18 e i 25 anni rileva che il 60% del campione per il vecchio e sicuro «posto fisso» è pronto a rinunciare al lavoro dei propri sogni e a uno stipendio alto ma a rischio licenziamento. Altro dato: i giovani sembrano sempre meno disponibili a periodi formativi gratuiti in azienda. Per il 68% degli interpellati lo stage in azienda dovrebbe essere retribuito mentre appena il 19% si dice disponibile a lavorare gratis per un periodo pur di trovare un impiego.
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giovedì 30 marzo 2006
ore 19:35 (categoria:
"Vita Quotidiana")
Ricercatori e scienziati al governo "Così dilaga la fuga dei cervelli"
ROMA - E stata la giornata della protesta del mondo della ricerca italiana, dopo le tante grida dallarme anche internazionali per labbandono di un settore decisivo per il futuro di ogni paese. Oltre un migliaiao di ricercatori si sono riuniti davanti alla sede del Cnr, a Roma, in rappresentanza degli oltre 28 mila che hanno aderito alla manifestazione promossa dallOsservatorio della Ricerca per protestare contro la politica del governo, che ha portato "ad una gestione fallimentare e clientelare della ricerca in Italia", e per chiedere "una gestione democratica del Cnr". A sostenerli vari sindacati del settore, il sindacato nazionale scrittori, e vari scienziati, da Carlo Bernardini a Tullio De Mauro, da Giunio Luzzatto e Tullio Regge.
Da loro un auspicio: che "si possa uscire al più presto da questo incubo". E così sono stati molti gli scienziati che hanno fatto arrivare la propria adesione. "Cinque anni fa avevo detto che stavamo per entrare in un inverno culturale - ha affermato il fisico Carlo Bernardini - e così è stato. Mi è sembrato di vivere un vero e proprio incubo: venivo da un mondo - ha sottolineato - in cui esisteva una ricerca libera e mi sono invece ritrovato in un mondo in cui i giovani non avevano altra possibilità che scappare via e cercare asilo in altri Paesi". Della stessa opinione il matematico Giunio Luzzatto, il quale ha denunciato come un altro "buco nero" della politica del governo di centrodestra in questi anni sia stata la cancellazione della "dimensione europea" della ricerca: "Bisogna rilanciare - ha detto - una seria politica di europeizzazione, poiché uno dei punti di maggior debolezza dellItalia è stato proprio questo. Un esempio? Solo lItalia e la Polonia si sono opposte allistituzione di un Consiglio europeo della ricerca che fosse governato dagli stessi ricercatori; la loro richiesta - ha concluso Luzzatto - era che ai vertici vi fosse esclusivamente il potere politico rappresentato dai ministri".
Una protesta anche da Ignazio Marino, direttore del centro trapianti di Philadelphia e candidato dei Ds al Senato: "La politica - dice la mano pesante sul lavoro degli scienziati. Ed è per questa ragione che diventa necessario che i politici tornino al loro ruolo, che è quello di programmare e favorire la ricerca e non quello di scegliere i curricula degli scienziati. Anche perché i politici non hanno le capacità per valutarli".
E il leader dei Ds Piero Fassino fa rientrare il tema nella polemica elettorale: "lUnione intende investire molto di più, - ha detto - per arrivare nel 2011 al 2-3 per cento sul prodotto interno lordo, ma con strumenti di valutazione della qualità della ricerca". Secondo Fassino vanno assunti "cinquemila nuovi ricercatori stabili, non precari, nelle Università".
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giovedì 30 marzo 2006
ore 12:56 (categoria:
"Vita Quotidiana")
l’ho sempre detto che sei pericolosa!!!
Australia occidentale minacciata dal Ciclone Glenda CANBERRA (Reuters) - Un potente ciclone, con venti che soffiano fino a 300 chilometri l’ora, sta minacciando le aree più a nord dell’Australia Occidentale, meno di due settimane dopo il passaggio di una tempesta che ha devastato case e terreni coltivati nella parte orientale del paese.
L’arrivo del Ciclone Glenda nell’area, soprannominata "Vicolo dei cicloni" proprio per la regolarità con cui si manifestano questi fenomeni meteorologici in questo periodo dell’anno, ha fatto sospendere alcune delle operazioni di imbarco di petrolio, gas e di minerali ferrosi nei porti.
La tempesta, di categoria cinque, si trova a circa 330 chilometri a nord di Port Hedland e si sta muovendo verso sud, lungo la costa, ha annunciato il Centro di Allerta per i Cicloni Tropicali.
La regione minacciata dal ciclone è abitata da circa 10.000 persone e comprende alcune installazioni petrolifere che hanno già sospeso in via precauzionale la produzione.
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giovedì 30 marzo 2006
ore 11:55 (categoria:
"Vita Quotidiana")
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giovedì 30 marzo 2006
ore 10:27 (categoria:
"Vita Quotidiana")
Emma e Lucia, e crollò il mito di Silvio tombeur di Maria Laura Rodotà
In qualche modo dispiace. All’immagine di Berlusconi simpatico tombeur ci si era perversamente affezionate. Così adesso ogni volta che non riesce ad affascinare una signora si rimane un po’ male, come nel vedere un anziano zio sciupafemmine maltrattato per mezza avance.
E poi, a pensarci, B. ultimamente conferma il peggior sospetto delle donne contemporanee: che il maschio italiano medio e normo-pensante abbia paura di loro. Non di tutte. Di quelle con cattivo carattere, come si dice delle femmine quando si esprimono. Quelle (Lucia Annunziata) che gli fanno troppe domande brusche, per cui gli saltano i nervi e se ne va.Oquelle (Emma Bonino) che lo mandano a quel paese, come è successo martedì sera a Ballarò. Intervento di Bonino: «Ma impari come ci si comporta al mondo. Lei non ama le donne, tanto meno in politica e se hanno carattere. Lei mi definì la protesi di Pannella. Questa battuta gliela faccio ingoiare». Replica di Silvio B.: «Protesi vuol dire "al posto di…", era un complimento». Emma B.: «Ah le solite categorie del premier, come quella delle donne».
Seguono inviti ad andarsi a riposare così l’Italia campa meglio, seguono le note polemiche Berlusconi-Bertinotti-Bonino. Rimane, della puntata di Ballarò—e dell’abbandono del programma di Annunziata, e della gaffe durante il confronto con Romano Prodi, sulle donne che non possono lasciare il marito per fare i parlamentari a Roma — una sensazione di scarsa sintonia. Ma il personaggio B. (Silvio), è così, prendere o lasciare. Per cui: (a) Forse molti altri politici italici maschi la pensano come lui; però—a destra e a sinistra—si sforzano di parlare politicamente- correttamente di/alle donne; mentre B. ha fatto della scorrettezza politica un elemento fondante della sua immagine; e poi (b) l’esperienza non lo aiuta: cresciuto e vissuto con donne forti ma tradizionalmente femminili (dalla mamma Rosa alla seconda moglie Veronica), diventato famoso anche grazie a donne più svestite che assertive sulle sue tv, nel suo partito ha ospitato donne di vario generematutte a lui abbastanza devote.
Fino alle lacrime se scoraggiate, come successe a Stefania Prestigiacomo. Insomma, non c’è abituato; se una donna lo attacca probabilmente non la considera una vera signora. Chissà se ora ai leader dell’Unione dispiace di non aver mandato più donne ad affrontarlo, visto l’effetto (nessuno di loro gli ha ancora detto in faccia di ingoiare qualcosa, forse sono loro delle vere signore, in qualche modo).
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giovedì 30 marzo 2006
ore 10:05 (categoria:
"Vita Quotidiana")
Luxuria aggredita a Guidonia Insulti e lancio di oggetti
Finocchi lanciati come sassi, striscioni più che allusivi. Vladimir Luxuria, il transgender candidato di Rifondazione comunista alla Camera, racconta laggressione di Guidonia, un comune vicino Roma. "Era già successo ad Ardea, ma a Guidonia è stato più grave. Sono arrivata e cerano una quindicina di uomini, tra cui Cipriani e Lombardo, ex consiglieri di Alleanza Nazionale. Hanno srotolato uno striscione con la scritta "Ieri falce e martello, oggi falce e pisello"". E non solo. "Avevano dei finocchi che ci hanno lanciato addosso. Io ho schivato per un pelo uno di questi finocchi volanti e non cera la polizia. Le forze dellordine sono intervenute dopo 45 minuti".
È successo nel pomeriggio. La sera, fortunatamente, Luxuria era già a ricostruire il fatto negli studi di Canale Italia, alla trasmissione di Pierluigi Diaco. Doveva esserci un comizio a Guidonia. Comizio di Rifondazione con i due candidati del Lazio, Salvatore Bonadonna per il Senato e Luxuria per la Camera. Loro arrivano, ma una quindicina di contestatori presidia la strada. Per Bonadonna è andata così: "Laccesso è stato bloccato da squadre di fascisti, tra questi cera anche lex assessore allurbanistica Lombardo e il consigliere comunale Cipriani, tutte due di Alleanza Nazionale". Le forze dellordine ci sono, ma in quel momento non possono fermare la contestazione: sul posto infatti "si vede solo una macchina con due carabinieri", racconta gli esponenti di Prc. Bonadonna e Luxuria si attaccano al telefono, vogliono fare il loro comizio. Chiamano tre volte la Prefettura, chiedono rinforzi, per così dire. Luxuria comunque non si spaventa. I due candidati di Rifondazione scelgono di non rispondere alla provocazione. E più tardi Luxuria parla con il questore di Roma strappandogli la garanzia di una presenza delle polizia alle sue prossime iniziative.
Resta il fatto di ieri. "Vogliono turbare la campagna elettorale - contrattacca Vladimir -. E solo dopo quarantacinque minuti è arrivata la polizia. Da parte nostra abbiamo scelto di non creare disordini cercando un facile scontro. Ma è necessario garantire lordine pubblico". Dalle parole di Luxuria si capisce che il suo tour è segnato da piccoli e grandi episodi di questo genere. Ma questa è la prima volta che arriva la denuncia pubblica di un atto di intimidazione. Finora sul transgender sono piovute polemiche verbali: prima inserito nella categoria degli "impresentabili", poi utilizzato dal centrodestra per mettere in discussione la credibilità del centrosinistra. Ma a sorpresa era arrivato il pieno riconoscimento politico di un dirigente di An, Maurizio Gasparri. A Guidonia evidentemente non la pensano come lex ministro.
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