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Chi son? Sono un poeta.
Che cosa faccio? Scrivo.
E come vivo? Vivo.
In povertà mia lieta
scialo da gran signore
rime ed inni d’amore.
Per sogni, per chimere
e per castelli in aria
l’anima ho milionaria.
Talor dal mio forziere
ruban tutti i gioielli
due ladri: gli occhi belli.
V’entrar con voi pur ora
ed i miei sogni usati
e i bei sogni miei
tosto son dileguati.
Ma il furto non m’accora,
poiché vi ha preso stanza
la dolce speranza!

Or che mi conoscete,
parlate voi. Chi siete?
Via piaccia dir?



Scrivo un diario inutile.
senza note, senza parole, senza frasi.
Solo pagine vuote, bianche.
Riempite dalla fluttuazione del nulla quotidiano.
(Alessandro Sebastiano Morandi) ”

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giovedì 23 febbraio 2006
ore 09:15
(categoria: "Vita Quotidiana")



Berlusconi incassa 141 milioni
Nel 2005 dividendi raddoppiati
di ETTORE LIVINI

L’impegno in politica - contrariamente a quanto lui stesso continua a sostenere - non fa male al portafoglio di Silvio Berlusconi. Anzi. Il presidente del Consiglio ha festeggiato il 2005 (un anno da dimenticare per l’economia del paese) con l’ennesimo record assoluto di "entrate" personali. Le sue casseforti - le otto società che controllano Fininvest - hanno chiuso il bilancio con 172,9 milioni di utili, polverizzando il massimo storico di 149 milioni segnato appena un anno prima. E il premier ha celebrato l’evento raddoppiandosi la busta paga: le holding del Biscione gli hanno versato infatti 141 milioni di dividendi (contro i 79 nel 2004) pari a uno stipendio di 390mila euro al giorno e di 11,4 milioni al mese.

L’impero di Arcore non sembra dunque patire più di tanto il "prestito alla politica" del suo fondatore. A giudicare dalle cifre, piuttosto, ne esce rafforzato: Mediaset - nella bambagia del duopolio - continua a macinare audience e profitti. Fininvest è tornata a bilanci da record assorbendo senza traumi il rosso del Milan (230 milioni in pochi anni) e i buchi aperti dai suoi errori imprenditoriali (400 milioni persi con l’investimento in Kirch e 300 bruciati dalle Pagine Utili). "Merito della bravura dei miei figli e dei manager che ho scelto", ripete spesso il premier. Sottovalutando in fondo il suo ruolo "oscuro" di seconda punta nel team del Biscione, visto che anche il governo - tra legge Gasparri, decreti salva-calcio, condoni fiscali e leggi Tremonti varie - ha dato una mano alla causa.

A guadagnarne, alla fine, è stato il 740 di casa Berlusconi: nel ’94, anno dell’ingresso del premier in politica, le otto holding del Biscione avevano 108 milioni di debiti, le casse vuote e un patrimonio di 269 milioni. Oggi - pur avendo distribuito ai soci 850 milioni di dividendi in 11 anni - non hanno più debiti, hanno 303 milioni in contanti depositati in banca e un patrimonio di 854 milioni. Come dire che il loro valore si è moltiplicato più o meno per sette in un decennio.
Il 2005 è stato comunque un anno molto importante per le casseforti di Arcore. E non solo per il record di profitti. Negli ultimi mesi infatti il cavaliere ha completamente ridisegnato il regno di famiglia aprendo il capitale (in cui erano già presenti Marina e Piersilvio) anche a Eleonora, Barbara e Luigi, i tre figli avuti dal matrimonio con Veronica Lario. A ognuno di loro è stato girato il 31,3% della Holding quattordicesima che a sua volta controlla il 21,4% di Fininvest. Per quest’anno, però, i tre giovanissimi di casa hanno dovuto rinunciare al dividendo di questa società (in tutto 35,5 milioni) lasciandolo al padre probabilmente in vista di una costosissima campagna elettorale.

Nessuna cedola anche per Marina e Piersilvio, già remunerati come manager rispettivamente di Fininvest, Mondadori e Mediaset. Entrambi hanno preferito accantonare i 13 milioni di utili delle loro holding (la quarta e la quinta) parcheggiando parte della liquidità in cassa (9 milioni lei, 27 lui) in gestioni patrimoniali presso la Banca Arner e la Morgan Stanley, che hanno garantito un ritorno non lontano dal 5%.

L’altra grande novità del 2005 del Biscione è stato il collocamento in Borsa del 16% di Mediaset, un’operazione destinata in futuro a cambiare un po’ il profilo del business di Arcore. Fininvest riceverà un po’ meno dividendi dalle tv ma nello stesso tempo ha cancellato tutti i debiti e investito in titoli di Stato il miliardo circa di liquidità entrato in cassa dopo il colpo di forbice alla quota di Cologno. Un "tesoro" pronto a essere dirottato su qualche nuova preda. Anche se una decisione, con ogni probabilità, verrà presa solo dopo il 10 aprile quando pure il primo azionista (per ora ancora premier del Paese) avrà le idee più chiare sul suo futuro politico e imprenditoriale.


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mercoledì 22 febbraio 2006
ore 17:26
(categoria: "Vita Quotidiana")



Sempre più difficile trovare lavoro: si "deve" continuare a studiare
di FEDERICO PACE

Sono tra le migliori risorse di una società, ma trovare lavoro diventa sempre più difficile anche per loro. Tra i laureati dell’ultimo anno cresce la quota di chi è coinvolto in forme di lavoro atipico e sette su cento ha accettato un impiego senza contratto. Forse è per questo che molti scelgono di rimanere nelle aule universitarie e studiare ancora un poco.

I laureati italiani sono come un patchwork colorato difficile da mettere a fuoco. Un multiforme giovane popolo composto da tante tribù che si prova ad attraversare il periodo di passaggio tra vecchio e nuovo ordinamento senza farsi troppo male. Ci sono quelli che terminano i corsi del vecchio ordinamento, ci sono quelli che si trovano a sperimentare i corsi di laurea di primo livello che sono poco conosciuti dalle aziende o da chi sta fuori dalle aule universitarie, ci sono quelli che nonostante tutto continuano a studiare.

Prova a scoprire qualcosa di questo multiforme mondo, l’ottava indagine sulla condizione occupazionale dei laureati del Consorzio Almalaurea realizzata tra settembre e novembre 2005 che ha coinvolto oltre 75 mila laureati di 36 università.

La novità di quest’anno sono proprio loro. Quelli della "laurea breve", oltre diecimila ragazzi e ragazze uscite dai corsi introdotti dalla riforma universitaria. Secondo l’indagine sono per lo più residenti nel nord Italia (il 50 per cento) più di quanto non lo siano i laureati pre-riforma (38 per cento). Giovani che hanno mostrato di preferire corsi dell’area politico sociale e di ingegneria (17 e 14,3 per cento).

Sono laureati ma hanno ancora una certa propensione a rimanere nelle aule. Molti di loro infatti, anche dopo aver conseguito il titolo, proseguono a studiare. Complessivamente sono 54 laureati su cento. Una parte alterna le lezioni dei corsi di laurea specialistica con un impiego (il 18,3per cento) ma per lo più si dedicano invece esclusivamente allo studio (il 36,1per cento). La tendenza a proseguire l’università è evidente soprattutto tra quei laureati regolari in età canonica. Tra questi, il 90% sceglie di continuare a studiare. Per tre su quattro è una scelta volontaria mentre il 24,7% lo fa perché lo ritiene necessario per trovare un posto.

Quanto al lavoro appunto, lo riesce a trovare a un anno dalla laurea poco più della metà (il 54,5 per cento). Sono però impieghi non sempre stabili e sicuri. Quattro su dieci di quelli che lavorano hanno contratti atipici. I più stabili sono i medici e i laureati nell’area economico-statistica. Quanto al genere, la stabilità è una caratteristica che coinvolge più gli uomini (il 57 per cento) che le donne: solo il 40 delle laureate ha un contratto a tempo indeterminato a svolge un lavoro autonomo. Sono soddisfatti della loro attività soprattutto quelli del gruppo medico e dell’insegnamento (85 e 73 per cento) mentre i meno appagati sono quelli dei gruppi geo-biologico, letterario e psicologico.

Ma cosa succede invece agli "ultimi"? Cosa accade a quelli che si sono laureati seguendo i vecchi corsi di laurea? I giovani in "via d’estinzione" si laureano con una crescente regolarità, con voti buoni (103 su 110) e con un’età tra 27 e 28 anni. Ragazzi e ragazze però che si trovano a dover affrontare anche loro crescenti difficoltà con il mondo del lavoro. Trovano un impiego a un anno dalla laurea solo il 53,7 per cento mentre erano il 54,2% l’anno scorso e il 54,9% nel 2002. Tra questi sono sempre i laureati in ingegneria a trovare lavoro con più facilità mentre mostrano crescenti problemi i laureati del gruppo chimico-farmaceutico. Parziali miglioramenti invece per i laureati dell’area dell’insegnamento, psicologica, letteraria e linguistica.

Alla permanente difficoltà a trovare un impiego si deve aggiungere che torna a diminuire la quota dei neolaureati che è riuscita a firmare un contratto stabile mentre, al contrario, i contratti atipici sono cresciuti di dieci punti percentuali dal 1999 a oggi. Senza contare che ad aumentare negli ultimi anni è anche la quota di chi ha accettato di lavorare senza nemmeno aver firmato un contratto (dal 3,7 % del 2000 al 7,1% del 2004). Neppure dallo stipendio, anche se cresciuto rispetto all’anno scorso, arriva qualche buona notizia. Un laureato guadagna 997 euro al mese. Davvero poco.


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mercoledì 22 febbraio 2006
ore 13:48
(categoria: "Vita Quotidiana")





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mercoledì 22 febbraio 2006
ore 09:33
(categoria: "Vita Quotidiana")



Serbia: "Arrestato il criminale Mladic"
Giallo, poi smentita del Tribunale dell’Aja

Giallo sull’arresto di Ratko Mladic. L’ex generale serbo-bosniaco è accusato di genocidio, crimini di guerra e contro l’umanità dal tribunale internazionale dell’Aja (Tpi) che indaga sulle atrocità commesse nell’ex Jugoslavia degli anni ’90. La voce della sua cattura si è rincorsa per tutto il pomeriggio ma, in serata, il governo di Belgrado non conferma. "Non danneggiate i nostri sforzi", dice il portavoce. Poi, dall’Aja il procuratore generale Carla Del Ponte smentisce ufficialmente che il ricercato sia stato preso.

Imputato di nefandezze come la strage di Srebrenica (8000 morti nel luglio 1995), Mladic è visto ancora come un eroe o comunque come un "buon patriota" dalle forze nazionaliste serbe e alcuni settori dell’opinione pubblica.

A dare la notizia dell’arresto a Belgrado sono state fonti non ufficiali riferite dall’agenzia di stampa Tanjug. L’agenzia, citando la televisione serbo-bosniaca Bn, che trasmette da Bijeljina, aveva precisato che era già in corso il trasferimento del criminale di guerra in una base militare americana a Tuzla, nella Bosnia settentrionale.

Da Tuzla, secondo l’emittente, l’ex comandante serbo-bosniaco sarbbe dovuto andare direttamente all’Aja, sede del Tribunale internazionale per i crimini nella ex Jugoslavia (Tpi) dal quale è ricercato. Poi si è sparsa voce che il criminale di guerra stesse trattando la resa all’esercito serbo. Tutte notizie non confermate fino alla smentita del Tribunale dell’Aja.

Mladic, latitante da oltre dieci anni, è con l’ex capo politico dei serbi di Bosnia Radovan Karadzic in testa alla lista dei sei grandi ricercati del Tpi rimasti alla macchia. Secondo il procuratore dell’Aja Carla Del Ponte, il generale si trovava da tempo in territorio serbo, protetto da ambienti militari e di apparato che il governo in carica non sembrava, fino ad oggi, voler sfidare a viso aperto.


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martedì 21 febbraio 2006
ore 18:39
(categoria: "Vita Quotidiana")



Serbia, arrestato Ratko Mladic, ex generale accusato di genocidio

BELGRADO - Arrestato Ratko Mladic. L’ex generale serbo-bosniaco è accusato di genocidio, crimini di guerra e contro l’umanità dal tribunale internazionale dell’Aja (Tpi) che indaga sulle atrocità commesse nell’ex Jugoslavia degli anni ’90.

Le manette sono scattate oggi a Belgrado. Lo riferisce, secondo informazioni non ufficiali, l’agenzia di stampa Tanjug.


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martedì 21 febbraio 2006
ore 17:45
(categoria: "Vita Quotidiana")



Scuse e ringraziamenti
di Furio Colombo

Verrà un giorno in cui certi vescovi si toglieranno la maschera cattiva di Marcello Pera, torneranno a sentire la religione come legame fraterno, e chiederanno scusa a Luca Coscioni, morto di un dolore atroce del quale mille voci hanno detto «Va bene così, soffra pure, vietato aprire i frigoriferi zeppi di cellule staminali destinate alla distruzione».

Infatti, nel mezzo di una civiltà della ricerca che, certo, - ci avevano detto in passato - è voluta da Dio, è proibito cercare la cura del male. In attesa di quelle scuse, che certo verranno, anche se tristemente sfasate nel tempo, tocca a noi cittadini di una Repubblica fondata sul divieto, chiedere scusa a Luca Coscioni per il modo in cui è stato lasciato senza risposta il suo grido di aiuto, che non era per sé ma per la lotta a malattie finora incurabili, per il modo in cui è stato abbandonato e ignorato, come se Dio non lo avesse messo al mondo con il suo dolore e il suo male, e la sua e la nostra intelligenza capace di lottare contro quel male, se solo fosse permesso.

Diciamo grazie alla sua dolcezza, alla sua tenacia, alla sua appassionata perorazione che è stata un inno alla vita, lui sì, presidente dei presidenti del diritto alla vita, lui nato e vivo e morente e abbandonato.

Per merito di Luca Coscioni possiamo sperare di apparire meno incivili agli occhi del mondo industriale e democratico - in gran parte cristiano - che permette la ricerca, la finanzia, la vuole.

Noi dobbiamo un grazie affettuoso e solidale a Maria Antonietta, compagna di Luca, che gli è sempre stata accanto con una incomprensibile serenità, vita di una vita esemplare e ostinata.

Se tutta questa storia, per un miracolo, si fosse svolta in una comunità di credenti, oggi si parlerebbe di «odore di santità». Certo Luca e Maria Antonietta ci dicono che esiste una santità laica. Quando qualcuno usa la parola sprezzante “laicismo” e vi intima di esibirne i valori dite: Luca Coscioni.

E abbiamo il dovere di ricordare chi, in un deserto di distrazione, ha raccolto il grido di Luca Coscioni, lo ha invitato e ospitato in una casa politica e ha fatto sedere l’ospite sofferente a capo tavola.

Ognuno ha diritto a giudizi e pregiudizi sui Radicali. Ma è bene non dimenticare che sono stati i Radicali di Pannella, Bonino, Capezzone e Marco Cappato a prendersi in carico ciò che restava di una voce e di una vita. E a fare in modo che quella voce artificiale e quella vita al limite del sopportabile restassero bene al centro della scena pubblica italiana.

A loro diciamo grazie a nome di coloro che potevano non sapere e hanno saputo, di coloro che potevano non capire e hanno capito, di coloro che potevano lasciar perdere e si sono impegnati in solidarietà, visione e speranza.

Non c’è niente da dimenticare in questa storia. E per fortuna il cammino continua.


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martedì 21 febbraio 2006
ore 15:27
(categoria: "Vita Quotidiana")





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lunedì 20 febbraio 2006
ore 16:35
(categoria: "Vita Quotidiana")



Radicali, è morto Luca Coscioni
lottò per le staminali libere

Luca Coscioni, leader dell’Associazione che porta il suo nome e presidente di Radicali italiani, è morto. L’annuncio è stato dato da Marco Pannella a Radio Radicale. Coscioni era affetto da quasi dieci anni da sclerosi laterale amiotrofica e ha combattuto una lunga battaglia sulla bioetica, per la liberalizzazione della ricerca sulle staminali.

Coscioni era nato il 16 luglio 1967 a Orvieto. Nel 1995, anno in cui viene eletto consigliere comunale, si ammala di sclerosi laterale amiotrofica. Una malattia che lo costringe alle dimissioni. Scrive nel suo diario: "Mi sono ammalato ed è come se fossi morto. Il deserto è entrato dentro di me, il mio cuore si è fatto sabbia e credevo che il mio viaggio fosse finito".

Nell’aprile 2000 si candida nella Lista Bonino alle elezioni regionali in Umbria. Nel mese di agosto del 2000 i Radicali lanciano le prime elezioni on-line per eleggere 25 nuovi membri del Comitato di Coordinamento dei radicali. Coscioni viene eletto e promuove una campagna contro il proibizionismo sulla ricerca scientifica. A dicembre dello stesso anno viene eletto nel comitato e nel mese di febbraio del 2001 interviene per la prima volta con il suo sintetizzatore vocale vocale durante i lavori del Comitato a Chianciano.

Il 13 febbraio 2001 Coscioni interviene al Parlamento europeo davanti alla commissione sulla genetica umana. Parole che colpiscono i commissari e risollevano il dibattito europeo sulla clonazione terapeutica e l’utilizzo delle cellule staminali degli embrioni soprannumerari.

In occasione delle ultime elezioni politiche Coscioni è capolista delle liste Emma Bonino nel proporzionale. Non viene eletto nonostante un appello firmato da 50 premi Nobel di tutto il mondo. Nel frattempo il comitato dei radicali lo elegge all’unanimità presidente.

Il 20 settembre del 2002 viene fondata l’associazione Luca Coscioni per la libertà di ricerca scientifica con "lo scopo di promuovere la libertà di cura e di ricerca scientifica, l’assistenza personale autogestita e affermare i diritti umani, civili e politici delle persone malate e disabili".

La sua fiducia nella ricerca lo aveva spinto a partecipare, a Torino, ad una sperimentazione con cellule staminali adulte, ma senza esito positivo. L’intervento avvenne il 20 maggio del 2002 all’ospedale San Giovanni Bosco di Torino, un test sperimentale che era consistito nel somministrare circa 150 milioni di cellule staminali mesenchimali che erano state prelevate precedentemente dal suo stesso midollo osseo.


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venerdì 17 febbraio 2006
ore 17:39
(categoria: "Vita Quotidiana")



"Se la vittima ha avuto esperienze
la violenza sessuale è meno grave"

E’ meno grave la violenza sessuale su una minorenne - anche se si tratta di una ragazzina di appena quattordici anni - se la vittima ha già "avuto rapporti sessuali". Perché "è lecito ritenere" che siano più lievi i danni che la violenza sessuale provoca in chi ha già avuto rapporti, con altri uomini, rispetto a chi non ne avuti affatto. E’ questa l’opinione della Terza sezione penale della Cassazione.

In sostanza i giudici pensano - anzi ne sono più che sicuri, tanto che hanno accolto questo punto di vista (sostenuto dall’autore dell’abuso) - che sia di più modeste proporzioni l’impatto devastante della violenza sessuale quando a subirlo è una adolescente non più vergine. Questo perché - spiegano - "la sua personalità, dal punto di vista sessuale" è "molto più sviluppata di quanto ci si può normalmente aspettare da una ragazza della sua età".

La sentenza ruota intorno al caso di una ragazzina di 14 anni e il suo patrigno e convivente della madre, un cagliaritano di 40 anni. L’uomo viene condannato a tre anni e quattro mesi di reclusione per violenza sessuale nei confronti della ragazzina e fa ricorso. La corte d’Appello di Cagliari il 25 novembre 2003 gli rifiuta lo sconto di pena che aveva chiesto sulla base delle "modalità innaturali del rapporto", ritenuti tali da compromettere "l’armonioso sviluppo della sfera sessuale della vittima".

Il caso arriva in Cassazione e si chiude con la sentenza di oggi. Secondo i giudici, nonostante la condotta dell’uomo sia "riprovevole", ci sono dei distinguo da fare. Il primo è la consapevolezza della ragazzina. "L’imputato, infatti, - ricorda il relatore Franco Mancini - intendeva avere un rapporto completo ma la ragazza, consapevole che l’uomo aveva avuto problemi di tossicodipendenza, aveva optato per un, a suo avviso, meno rischioso rapporto orale".

Ecco perché, secondo i supremi giudici, anche se questo ragionamento "non elimina la riprorevolezza della condotta dell’imputato che in realtà si è avvalso dello stato di soggezione in cui la giovane vittima si trovava nei suoi confronti per essere inserita nello stesso nucleo familiare da lui costituito con la madre convivente", non si può non considerare che all’epoca del rapporto con il patrigno "la ragazza aveva compiuto i 14 anni e aveva prestato il proprio consenso al rapporto sessuale".

Poi, altro punto che a parere dei giudici è dirimente è che "la ragazza, già a partire dall’età di 13 anni aveva avuto numerosi rapporto sessuali con uomini di ogni età", così che "è lecito ritenere che già al momento dell’incontro con l’imputato la sua personalità dal punto di vista sessuale fosse molto più sviluppata di quanto ci si può normalmente aspettare da una ragazza della sua età".

Ora la Corte d’appello di Cagliari dovrà tenere in "debito conto" le considerazioni della Suprema Corte per valutare la possibilità dello sconto di pena al patrigno che ha abusato della minorenne.


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venerdì 17 febbraio 2006
ore 15:11
(categoria: "Vita Quotidiana")



«Berlusconi mente ed è questo il motivo per cui perderà: gli italiani vogliono un leader che dica la verità. Berlusconi ha cambiato la legge elettorale per mantenere il potere, ha modificato i numeri e la contabilità per restare dov’è, ha modificato i punti del contratto con gli italiani per poter dire che lo ha rispettato. Un disastro»

Frank Luntz, consulente di Berlusconi nel 2001 la Repubblica, 16 febbraio


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