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Chi son? Sono un poeta. Che cosa faccio? Scrivo. E come vivo? Vivo. In povertà mia lieta scialo da gran signore rime ed inni d’amore. Per sogni, per chimere e per castelli in aria l’anima ho milionaria. Talor dal mio forziere ruban tutti i gioielli due ladri: gli occhi belli. V’entrar con voi pur ora ed i miei sogni usati e i bei sogni miei tosto son dileguati. Ma il furto non m’accora, poiché vi ha preso stanza la dolce speranza!
Or che mi conoscete, parlate voi. Chi siete? Via piaccia dir?

Scrivo un diario inutile. senza note, senza parole, senza frasi. Solo pagine vuote, bianche. Riempite dalla fluttuazione del nulla quotidiano. (Alessandro Sebastiano Morandi)
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venerdì 17 febbraio 2006
ore 13:33 (categoria:
"Vita Quotidiana")
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venerdì 17 febbraio 2006
ore 13:25 (categoria:
"Vita Quotidiana")
La realtà ad personam di EZIO MAURO
Poiché non trovava in tuttItalia un istituto di sondaggi disponibile a dipingere la realtà secondo i suoi desideri, Silvio Berlusconi ha semplicemente cortocircuitato la realtà, importandone una parallela direttamente dallAmerica.
Nel mondo virtuale in cui il Presidente del Consiglio gioca la sua battaglia per la sopravvivenza politica, basta un campione di 1900 cittadini, sollecitato da domande confezionate non si sa come, con risposte conservate gelosamente per una settimana, per ribaltare la percezione che tutti gli italiani hanno del trend elettorale: il centrosinistra resta nettamente avanti, in tutte le rilevazioni, anche se la destra ha recuperato posizioni.
Larma totale americana, confezionata da una società di marketing politico e non di sondaggi, è un segno di debolezza e di affanno. Berlusconi dichiara di aver già vinto, rovesciando da solo la forza di gravità negativa dei suoi cinque anni di malgoverno, ma nello stesso tempo si precostituisce un alibi eroico, accusando la sinistra di prepararsi a "modificare i risultati elettorali".
Non cè soltanto disprezzo per la verità, nella mossa di ieri. Cè lindicazione strategica di un modello politico e culturale per cui la realtà può essere manipolata in pubblico, forzata e indirizzata nella direzione scelta dal demiurgo. Un progetto di deformazione del reale che trasfigura nel realismo magico e profetico, alle soglie del sacro dove si muovono le categorie del bene e del male, riducendo la politica a superstizione. E soprattutto destrutturando ogni misura, qualsiasi concretezza, qualunque metro concreto di giudizio. In modo che la campagna elettorale si giochi soltanto su elementi emozionali e metapolitici, espellendo la questione fondamentale di ogni fine legislatura: il rendiconto.
È questo che il centrosinistra non deve accettare, ed è per questo che perde pericolosamente terreno. È regola civile che la campagna elettorale aiuti i cittadini a riflettere sulle cose fatte dal governo per cinque anni. Sulle promesse e sui risultati. Sulle condizioni concrete di vita. Sulle aspettative per domani. Questa è lunica agenda politica che interessa gli italiani oggi.
Ci vuol tanto, per Ds e Margherita, ad affrontarla e imporla come se il Partito Democratico esistesse già, e provasse a rispondere ai problemi del Paese? Quanto a Prodi, se vuole essere il capo di quel partito, cominci a farlo. Dopo la firma burocratica di un programma vasto e carente, diventi leader: raccogliendo quattro, cinque idee-forza per provare a restituire al Paese stremato da Berlusconi una speranza di futuro.
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giovedì 16 febbraio 2006
ore 13:30 (categoria:
"Vita Quotidiana")
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giovedì 16 febbraio 2006
ore 12:07 (categoria:
"Vita Quotidiana")
"Berlusconi fu gentilissimo e, come sempre, dimostrò tutta la sua statura politica. Mi spiegò infatti che la presenza della fiamma tricolore, il nostro amato simbolo, è fondamentale nelle sue liste. Gli porteremo, lui ne è convinto, tutti i voti dei nostalgici e di quelli che non si riconoscono nell’attuale destra. Moscia e venduta».
Maria Antonietta Cannizzaro, moglie di Gaetano Saya, Corriere della Sera, 15 febbraio
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giovedì 16 febbraio 2006
ore 09:56 (categoria:
"Vita Quotidiana")
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giovedì 16 febbraio 2006
ore 09:52 (categoria:
"Vita Quotidiana")
Grillo, leroe scelto da Time che batte tutti i record di CARLO MORETTI
"Non sarà uno spettacolo, sarà un massacro" avverte Beppe Grillo allinizio dello spettacolo. Ma andrà molto più in là di quanto promesso. Un attacco durissimo, a tutto campo, dalleconomia alla politica, al diritto dautore "che sta bloccando il nostro futuro". Con un sogno da realizzare: la rivoluzione tecnologica. "Vorrei che alla nascita avessimo tutti il codice digitale, e una e-mail. Ecco una campagna di cui si dovrebbe far portavoce la sinistra. Grazie alla rivoluzione tecnologica, e alle telefonate gratis via Internet, possiamo mandare a casa i cosiddetti manager come Tronchetti Provera, uno che ha decine e decine di miliardi di debiti e vive di conflitti di interesse, già da domani mattina".
Leroe europeo 2005 scelto per rappresentare lItalia dalla rivista americana Time ha trovato a Roma la sua prima degna celebrazione. Cinque tutto esaurito di fila al Palalottomatica, da ieri sera e fino al 19 febbraio (con i seimila biglietti per lultima data polverizzati in unora e mezza di prevendita) non sono una piccola cosa. E non si può parlare di uneccezione perché lo spettacolo di Beppe Grillo, il monologo di più di due ore intitolato "Incantesimi", in cui il comico genovese affronta tutti i temi a lui più cari, dallinformazione alla politica, al controllo dellenergia, sta ottenendo lo stesso clamoroso successo di pubblico in tutta Italia.
Con questo show Grillo incontra fisicamente anche il pubblico che ogni giorno lo segue sul suo blog. Lo spettacolo è anzi concepito come la ripresa e lo sviluppo dal vivo delle battaglie lanciate sul sito Internet "beppegrillo. it". Tornano i nomi delle aziende italiane che diffondono i veleni cancerogeni attraverso i loro prodotti, dagli omogeneizzati al panettone, e il pubblico del Palalottomatica si gela. "Lo so mi dispiace" commenta Grillo, incurante dei rischi di querela. "Ma questa è la pura verità".
È un diluvio di informazioni e di ironia al vetriolo: "Scajola ci ha chiesto con un decreto di abbassare di un grado il riscaldamento di uffici e case poi a Torino hanno inaugurato unOlimpiade con una fiaccola alta 50 metri che brucia mille e 800 metri cubi di gas lora. In un mese brucerebbe quanto un paese di 6 mila persone. E poi viene a rompere a noi". Il questo contatto diretto, in questo scambio di informazioni senza intermediazione sta la chiave per entrare nello spirito di "Incantesimi". "Tutto si fonda su una battaglia della conoscenza" ha detto Grillo per spiegare il suo modo di intendere la democrazia. "Quello che oggi il potere sta tentando di ottenere è una linea di demarcazione sempre più netta tra chi ha accesso alla conoscenza e chi non ce lha, o è comunque destinato ad averne sempre meno".
Per questo Grillo ha colto con interesse la novità offerta dalla Grande Rete, quel blog (per numero di contatti è il decimo al mondo) che rappresenta ai suoi occhi un "Rotary dei disgraziati, di quanti non danno nellocchio ma aiutano a vincere le battaglie. E qui ricorda delle 850 mila mail spedite a Ciampi per chiedere il ritiro delle truppe italiane dallIraq "ma non se nè accorto, vi siete chiesti come mai? Forse la signora Franca non gli ha detto nulla".
Lo showman che ha saputo anticipare con la sua precisa analisi lo scandalo Parmalat (e che ha fatto per questo scrivere al Time che "avrebbe forse dovuto fare il revisore dei conti statali piuttosto che il comico: Grillo è uno di quei rari buffoni che, in classe, oltre a far ridere riesce anche a fare i compiti con cura"), ha affascinato il pubblico conducendo tutto lo spettacolo sul difficile crinale che divide la comicità dalla dimostrazione scientifica, con tanto di dati e precisi riferimenti storici, senza peraltro scadere mai nella demagogia.
I suoi affondo mettono a nudo le contraddizioni del nostro modo di vivere, svelano i meccanismi di dominio delleconomia sulla qualità della vita, sulla salute e sullambiente, dimostrano come si possa controllare linformazione per mortificare la democrazia: "Le dittature oggi si impongono con il controllo delle informazioni e della Rete. Le armi sono diventate inutili. Se i cittadini sapessero la verità alcuni governi durerebbero cinque minuti".
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lunedì 13 febbraio 2006
ore 16:19 (categoria:
"Vita Quotidiana")
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lunedì 13 febbraio 2006
ore 15:07 (categoria:
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venerdì 10 febbraio 2006
ore 18:01 (categoria:
"Vita Quotidiana")
Il tetro proclama del premier di Furio Colombo
Quasi certamente su molti e qualificati giornali italiani oggi si leggeranno notizie sul pericolo di tumulti no global a Torino, di fatti drammatici che danneggeranno il Paese e che non sono mai accaduti nella storia. Noi sappiamo - come ci hanno appena insegnato gli incendi delle periferie francesi - che la violenza urbana è sempre in agguato, che tocca ai sociologi trovare le ragioni, e che tocca alle forze dell’ordine contenere, limitare, se possibile evitare i pericoli. Non tocca invece alle più alte autorità di un Paese (per esempio il presidente del Consiglio) evocare il pericolo di eventuali azioni di disordine con tanta forza e ripetitività e fervore, da diventare una sorta di tetro invito all’azione.
Mentre il sindaco di Torino lavora con tutta la bravura e l’attenzione possibile a tracciare e cambiare percorsi affinché siano evitati, per qualsiasi causa o ragione, incidenti, mentre prefetto e questore della città delle Olimpiadi sono impegnati a calcolare con estrema cautela ogni mossa, ecco il proclama minaccioso che il presidente del Consiglio lancia giovedì sera alle agenzie di stampa, dunque a tutta l’opinione pubblica raggiungibile. «I no global sono un movimento eversivo. Questa è una cosa che non si è mai vista, credo che siano 2700 anni che non si vedeva ciò che purtroppo sta accadendo qui».
Notare, primo, la provocazione. Insultiamoli e vediamo se ci cascano, e se fanno esattamente ciò che Berlusconi sta chiedendo da loro: dare uno spettacolo da denunciare al mondo. Uno spettacolo di sinistra. Secondo, «non era mai accaduto». Una frase del genere, se non fosse una brutta gaffe, sarebbe una offesa tremenda a Israele. Gli atleti di quel Paese (come ricorda e racconta in questi giorni il film di Steven Spielberg «Munich») sono stati tutti massacrati da attentatori palestinesi all’inizio dei Giochi Olimpici del 1972.
Difficile dimenticare un così orrendo delitto e la relativa indifferenza del mondo che, dopo il massacro, ha continuato i suoi Giochi. Terzo, «non si vedeva da 2700 anni ciò che purtroppo sta accadendo qui». Notare l’uso del tempo presente e del gerundio che indica azione che si svolge mentre lui parla e noi ascoltiamo. In altre parole, per contribuire alla pace, Berlusconi ci fa sapere che Torino è in preda a qualcosa di inaudito, qualcosa che non si era visto da millenni e che sta accadendo adesso, mentre lui ne è l’autorevole e costernato testimone.
Berlusconi, purtroppo, è certamente autorevole. Ma fino al momento in cui ha parlato era un testimone falso, perché, dopo lo spaventoso delitto di Monaco, niente è accaduto a Torino per giustificare le parole di catastrofe che hanno un evidente senso elettorale («voglio farvi vedere di che cosa è capace questa sinistra!»), ma anche una forte carica provocatoria, un vero e proprio impegno a scatenare reazioni.
Berlusconi, fino a quando non gli arriverà la sua arma segreta - i mitici sondaggi americani che gli stanno preparando in qualche misterioso sotterraneo dell’Oklahoma - sa di non essere amato, di non essere il “darling” degli italiani di questi giorni e di queste ore. Ha visto anche - a Porta a Porta dell’altra sera - di avere di fronte un avversario come Prodi, solido, documentato, tranquillo e inflessibile, uno con cui non è consigliabile presentarsi con cifre false ed elenchi di eventi mai accaduti. E dunque, quarto, «Berlusconi annuncia che farà un appello vibrante a tutti gli italiani affinché non facciano il male di noi stessi in una occasione come le Olimpiadi che dovrebbero portare il nostro Paese, con tutti gli investimenti che abbiamo fatto, su tutte le Tv del mondo. Per fare in modo che l’Italia non appaia l’unico Paese al mondo che non vuole le Olimpiadi». Ho citato una agenzia Agi del 9 febbraio, ore 13.02.
L’ora è importante. Torino era in attesa di un pomeriggio pieno di eventi e passaggi delicati. Tutti si sono svolti senza incidenti. Ma Berlusconi ha parlato prima, e non per pacificare. Se mai, con incattivita ostinazione elettorale, ha usato con la sua consueta eleganza, la frase «con tutti gli investimenti che abbiamo fatto». «Abbiamo» chi? Un altro direbbe: l’Italia. Lui si sta riferendo a se stesso. Chi altro nel mondo potrebbe rendere possibili le Olimpiadi?
Purtroppo l’estro vendicativo provocato dall’odore di sconfitta, non è rimasto isolato. Da giorni il ministro dell’Interno Pisanu ha autosospeso se stesso dalla grande credibilità che si era guadagnato presso gli italiani, annunciando di momento in momento tremendi rischi a Torino. Cento o centocinquanta cosiddetti no global (ma chissà di quale tipo di provocatori si tratta, affiliati davvero a chi? È importante ricordare che nessuno ha mai accertato chi erano davvero i black bloc di Genova) vengono trattati da Berlusconi, da Pisanu (purtroppo), e dal Tg 1 più o meno alla stregua dei milioni di islamici in rivolta in tutto il mondo.
Noi sappiamo che, alla fine, le forze dell’ordine saranno guidate con prudenza, come è quasi sempre accaduto finora da quando Pisanu è ministro dell’Interno, e anche a causa della qualità di coloro che dirigono l’ordine pubblico a Torino.
Ma Berlusconi si è buttato avanti con la minaccia di «lanciare un appello vibrante». Se la posta in gioco fosse meno drammatica verrebbe da dire che è comprensibile: quest’uomo ha attraversato tutti gli studi televisivi possibili, violando tutte le regole, eppure - come dice benevolmente Romano Prodi - «non ha sfondato».
La posta però è due volte drammatica. La prima perché Berlusconi ha scelto ormai irreversibilmente una tecnica di aggressione che non tende certo a portare pace.
La seconda, più grave, è che Berlusconi sta tentando di oscurare la sola voce italiana che veramente può e sa unire il Paese, quella del Presidente della Repubblica, che è a Torino, che ha già parlato ed è istituzionalmente e personalmente il punto di riferimento e di garanzia degli eventi. Molti avevano temuto che questa campagna elettorale sarebbe stata carica di veleni. È peggio. Berlusconi perdente spinge con tutte le forze per provocare scontro e pericolo. Speriamo con tutto il cuore che i cosiddetti no global di Torino non vogliano essere i compagni di questa triste merenda di fine regime.
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venerdì 10 febbraio 2006
ore 15:13 (categoria:
"Vita Quotidiana")
Elezioni, padre Fedele candidato Corbelli: "Non è un mostro"
È in arrivo unaltra candidatura che farà discutere per le prossime elezioni politiche. Il partito per i Diritti Civili di Franco Corbelli ha annunciato, infatti, di voler inserire padre Fedele Bisceglia, il frate missionario agli arresti domiciliari con laccusa di violenza sessuale, nelle proprie liste per il Senato in Calabria.
"Adesso basta - ha spiegato Corbelli -, padre Fedele non è un mostro e domani, in una conferenza stampa nei pressi dellOasi Francescana, spiegheremo i motivi della sua candidatura al Parlamento sotto il simbolo di Diritti Civili".
Padre Fedele si trova attualmente agli arresti domiciliari presso il convento di Belvedere Marittimo, dopo le accuse di maltrattamento e violenza sessuale (rimbalzate agli occhi di tutti dopo le inchieste della trasmissione satirica di Antonio Ricci "Striscia la Notizia") da parte di numerose donne.
"Padre Fedele non è un violento né una persona aggressiva. Lo si può definire un uomo buono e umile che ha seguito gli insegnamenti mistici", così Simonetta Costanzo, consulente della difesa del padre missionario e moglie del criminologo Francesco Bruno.
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