Spritz.it - ecce_'s HOME - BLOG DIRECTORY - IL TUO BLOG - Segnala qs BLOG




NICK: ecce_
SESSO: m
ETA': 33
CITTA': padova
COSA COMBINO:
STATUS: single

[ SONO OFFLINE ]
[PROFILONE COMPLETO]

[ SCRIVIMI ]



STO LEGGENDO


HO VISTO



STO ASCOLTANDO


ABBIGLIAMENTO
del GIORNO


ORA VORREI TANTO...


IN QS PERIODO STO STUDIANDO...


OGGI IL MIO UMORE E'...


ORA VORREI TANTO...


ORA VORREI TANTO...


ORA VORREI TANTO...




PARANOIE
Nessuna scelta effettuata

 


MERAVIGLIE

Nessuna scelta effettuata








Chi son? Sono un poeta.
Che cosa faccio? Scrivo.
E come vivo? Vivo.
In povertà mia lieta
scialo da gran signore
rime ed inni d’amore.
Per sogni, per chimere
e per castelli in aria
l’anima ho milionaria.
Talor dal mio forziere
ruban tutti i gioielli
due ladri: gli occhi belli.
V’entrar con voi pur ora
ed i miei sogni usati
e i bei sogni miei
tosto son dileguati.
Ma il furto non m’accora,
poiché vi ha preso stanza
la dolce speranza!

Or che mi conoscete,
parlate voi. Chi siete?
Via piaccia dir?



Scrivo un diario inutile.
senza note, senza parole, senza frasi.
Solo pagine vuote, bianche.
Riempite dalla fluttuazione del nulla quotidiano.
(Alessandro Sebastiano Morandi) ”

(questo BLOG è stato visitato 27389 volte)
ULTIMI 10 VISITATORI: ospite, ospite, ospite, ospite, ospite, ospite, ospite, ospite, ospite, ospite,


ULTIMI 10 messaggi
(per leggere i precedenti naviga attraverso il calendarietto qui a destra:
i giorni linkati sono quelli che contengono interventi )


martedì 31 gennaio 2006
ore 10:13
(categoria: "Vita Quotidiana")



L’ultima sparata.
«Ho chiesto al ministro della Difesa che vengano richiamati tutti i reparti speciali all’estero perché sono necessari da noi. Non dico che in ogni casa servano le mitragliatrici, ma questo comunque
è un avviso ai criminali. Io sono un leone e quando toccano la Lega sbrano»

Giancarlo Gentilini (Lega), vice sindaco di Treviso, la Padania 28 gennaio


LEGGI I COMMENTI (1) - SEGNALA questo BLOG

martedì 31 gennaio 2006
ore 09:44
(categoria: "Vita Quotidiana")



Se la storia va all’indietro
di UMBERTO ECO

Dalla prefazione di Umberto Eco al suo nuovo libro in uscita l’8 febbraio da Bompiani (pagg. 364, euro 17,50). Il titolo è "A passo di gambero - Guerre calde e populismo mediatico".

Questo libro raccoglie una serie di articoli e interventi scritti tra il 2000 e il 2005. Il periodo è fatidico, si apre con le ansie per il nuovo millennio, esordisce con l’11 settembre, seguito dalle due guerre in Afghanistan e in Iraq, e in Italia vede l’ascesa al potere di Silvio Berlusconi.

Pertanto, lasciando cadere tanti altri contributi su svariati argomenti, ho voluto raccogliere solo gli scritti che si riferivano agli eventi politici e mediatici di questi sei anni. Il criterio di selezione mi è stato suggerito da uno degli ultimi pezzi della mia precedente raccolta di articoli (La bustina di Minerva), che s’intitolava Il trionfo della tecnologia leggera.

Sotto forma di falsa recensione di un libro attribuito a tale Crabe Backwards, osservavo che negli ultimi tempi si erano verificati degli sviluppi tecnologici che rappresentavano dei veri e propri passi all’indietro. Osservavo che la comunicazione pesante era entrata in crisi verso la fine degli anni settanta. Sino ad allora lo strumento principe della comunicazione era il televisore a colori, una scatola enorme che troneggiava in modo ingombrante, emetteva nel buio bagliori sinistri e suoni capaci di disturbare il vicinato.
Un primo passo verso la comunicazione leggera era stato fatto con l’invenzione del telecomando: con esso non solo lo spettatore poteva abbassare o addirittura azzerare l’audio ma anche eliminare i colori e lavorare di zapping.

Saltellando tra decine e decine di dibattiti, di fronte a uno schermo in bianco e nero senz’audio, lo spettatore era già entrato in una fase di libertà creativa, detta "fase di Blob". Inoltre la vecchia tv, trasmettendo avvenimenti in diretta, ci rendeva dipendenti dalla linearità stessa dell’evento. La liberazione dalla diretta si è avuta col videoregistratore, con cui non solo si è realizzata l’evoluzione dalla Televisione al Cinematografo, ma lo spettatore è stato in grado di mandare le cassette all’indietro, sfuggendo così del tutto al rapporto passivo e repressivo con la vicenda raccontata.

A questo punto si sarebbe potuto persino eliminare completamente l’audio e commentare la successione scoordinata delle immagini con colonne musicali di pianola, sintetizzata al computer; e - visto che le stesse emittenti, col pretesto di venire in aiuto ai non udenti, avevano preso l’abitudine di inserire didascalie scritte a commento dell’azione - si sarebbe pervenuti ben presto a programmi in cui, mentre due si baciano in silenzio, si sarebbe visto un riquadro con la scritta "Ti amo". In tal modo la tecnologia leggera avrebbe inventato il film muto dei Lumière.

Ma il passo successivo era stato raggiunto con l’eliminazione del movimento dalle immagini. Con Internet il fruitore poteva ricevere, con risparmio neurale, solo immagini immobili a bassa definizione, sovente monocolori, e senza alcun bisogno del suono, dato che le informazioni apparivano in caratteri alfabetici sullo schermo.

Uno stadio ulteriore di questo ritorno trionfale alla Galassia Gutenberg sarebbe stato - dicevo allora - l’eliminazione radicale dell’immagine. Si sarebbe inventata una sorta di scatola, pochissimo ingombrante, che emetteva solo suoni, e che non richiedeva neppure il telecomando, dato che si sarebbe potuto eseguire lo zapping direttamente ruotando una manopola. Pensavo di aver inventato la radio e invece stavo vaticinando l’avvento dell’I-Pod.

Rilevavo infine che l’ultimo stadio era già stato raggiunto quando alle trasmissioni via etere, con tutti i disturbi fisici che ne conseguivano, con le pay-tv e con Internet si era dato inizio alla nuova era della trasmissione via filo telefonico, passando dalla telegrafia senza fili alla telefonia con i fili, superando Marconi e tornando a Meucci.

Scherzose o meno che fossero, queste osservazioni non erano del tutto azzardate. D’altra parte che si stesse procedendo a ritroso era già parso chiaro dopo la caduta del muro di Berlino, quando la geografia politica dell’Europa e dell’Asia era radicalmente cambiata. Gli editori d’atlanti avevano dovuto mandare al macero tutte le loro scorte (rese obsolete dalla presenza di Unione Sovietica, Jugoslavia, Germania Est e altre mostruosità del genere) e avevano dovuto ispirarsi agli atlanti pubblicati prima del 1914, con la loro Serbia, il loro Montenegro, i loro stati baltici e così via.

Ma la storia dei passi all’indietro non si arresta qui, e questo inizio del terzo millennio è stato prodigo di passi del gambero. Tanto per fare qualche esempio, dopo il cinquantennio di Guerra Fredda, abbiamo avuto con l’Afghanistan e l’Iraq il ritorno trionfale della guerra guerreggiata o guerra calda, addirittura riesumando i memorabili attacchi degli "astuti afghani" ottocenteschi al Kyber Pass, una nuova stagione delle Crociate con lo scontro tra Islam e cristianità, compresi gli Assassini suicidi del Veglio della Montagna, tornando ai fasti di Lepanto (e alcuni fortunati libelli degli ultimi anni potrebbero essere riassunti col grido di "mamma li turchi!").

Sono riapparsi i fondamentalismi cristiani che sembravano appartenere alla cronaca del XIX secolo, con la ripresa della polemica antidarwiniana, ed è risorto (sia pure in forma demografica ed economica) il fantasma del Pericolo Giallo. Da tempo le nostre famiglie ospitano di nuovo servi di colore, come nel Sud di Via col vento, sono riprese le grandi migrazioni di popoli barbari, come nei primi secoli dopo Cristo, e (come osserva uno dei pezzi qui pubblicati) rivivono almeno nel nostro paese riti e costumi da Basso Impero.

È tornato trionfante l’antisemitismo con i suoi Protocolli, e abbiamo i fascisti (per quanto molto post, ma alcuni sono ancora gli stessi) al governo. D’altra parte, mentre correggo le bozze, un atleta allo stadio ha salutato romanamente la folla plaudente. Esattamente ciò che facevo io quasi settant’anni fa da balilla - salvo che io ero obbligato. Per non dire della Devoluzione, che ci riporta a un’Italia pre-garibaldina.
Si è riaperto il contenzioso post-cavouriano tra Chiesa e Stato e, per registrare anche ritorni quasi a giro di posta, sta tornando, in varie forme, la DC. Sembra quasi che la storia, affannata per i balzi fatti nei due millenni precedenti, si riavvoltoli su se stessa, tornando ai fasti confortevoli della Tradizione.

Molti altri fenomeni di passo retrogrado emergeranno dagli articoli di questo libro, abbastanza insomma per giustificarne il titolo. Ma indubbiamente qualcosa di nuovo, almeno nel nostro paese, è avvenuto - qualcosa che non era ancora avvenuto prima: l’instaurazione di una forma di governo basata sull’appello populistico via media, perpetrato da un’impresa privata intesa al proprio privato interesse - esperimento certamente nuovo, almeno sulla scena europea, e molto più avveduto e tecnologicamente agguerrito dei populismi del Terzo Mondo.

A questo tema sono dedicati molti di questi scritti, nati dalla preoccupazione e dall’indignazione di questo Nuovo che Avanza e che (almeno mentre mando in stampa queste righe) non è ancora detto si possa arrestare.

La seconda sezione del libro si intitola al fenomeno del regime di populismo mediatico, e non ho alcuna esitazione a parlare di "regime", almeno nel senso in cui i medievali (che non erano comunisti) parlavano de regimine principum.

A questo proposito, e di proposito, apro la seconda sezione con un appello che avevo scritto prima delle elezioni del 2001 e che è stato molto vituperato. Già allora un corsivista di destra, che evidentemente mi vuole però qualche bene, si stupiva addolorato che un uomo "buono" come me potesse trattare con tanto disprezzo una metà dei cittadini italiani che non votavano come lui. E ancora recentemente, e non da destra, è stata rivolta a questo genere d’impegno l’accusa di arroganza - rovinosa attitudine che renderebbe antipatica gran parte della cultura di opposizione.

Ho sofferto molte volte nel vedermi accusato di voler riuscire simpatico a tutti i costi, così che lo scoprirmi antipatico mi riempie d’orgoglio e di virtuosa soddisfazione.

Ma curiosa è questa accusa, come se ai loro tempi si fosse imputato (si parva licet componere magnis) ai Rosselli, ai Gobetti, ai Salvemini, ai Gramsci, per non dire dei Matteotti, di non essere abbastanza comprensivi e rispettosi nei confronti del loro avversario.

Se qualcuno si batte per una scelta politica (e nel caso in questione, civile e morale), fatto salvo il diritto-dovere di essere pronti a ricredersi un giorno, in quel momento deve ritenere di essere nel giusto e denunciare energicamente l’errore di coloro che tendono a comportarsi diversamente. Non vedo dibattito elettorale che possa svolgersi all’insegna dell’"avete ragione voi, ma votate per chi ha torto". E nel dibattito elettorale le critiche all’avversario devono essere severe, spietate, per potere convincere almeno l’incerto.

Inoltre molte delle critiche giudicate antipatiche sono critiche di costume. E il critico di costume (che sovente nel vizio altrui fustiga anche il proprio, o le proprie tentazioni) deve essere sferzante. Ovvero, e sempre per rifarsi ai grandi esempi, se vuoi essere critico di costume, ti devi comportare come Orazio; se ti comporti come Virgilio, allora scrivi un poema, magari bellissimo, in lode del Divo regnante. Ma i tempi sono oscuri, i costumi corrotti, e anche il diritto alla critica viene, quando non soffocato con provvedimenti di censura, indicato al furor popolare.

Pubblico pertanto questi scritti all’insegna di quella antipatia positiva che rivendico.


COMMENTA (0 commenti presenti) - SEGNALA questo BLOG

lunedì 30 gennaio 2006
ore 19:44
(categoria: "Vita Quotidiana")



Nessun dorma! Nessun dorma!
Tu pure, o Principessa,
nella tua fredda stanza guardi le stelle
che tremano d’amore e di speranza...


COMMENTA (0 commenti presenti) - SEGNALA questo BLOG

lunedì 30 gennaio 2006
ore 19:40
(categoria: "Vita Quotidiana")



Tv turca, scoppia il caso Pavarotti
"Musica infedele, da traditori"

Via la musica di Pavarotti, roba "infedele", che piace ai "traditori". Meglio, piuttosto, i canti popolari turchi. La pensa così il direttore del coro della radio-tv pubblica turca, Trt, dove da qualche settimana la tensione è in crescita. E i membri del coro hanno inscenato una manifestazione, chiedendo la sostituzione del direttore, Ergin Erenoglu, per una controversia innescatasi alla fine dello scorso anno. Quando, cioè, Erenoglu definì la musica di Luciano Pavarotti "ghavur", cioè "infedele" aggiungendo che chi ascolta quella musica "è un traditore".

"Togliete via quella musica infedele" tuonò, stando a quel che raccontano i suoi accusatori, sostituendo bruscamente un cd del tenore italiano con uno di musica popolare turca. L’episodio avvenne alla fine del dicembre scorso sul pullman che riportava ad Ankara il coro, dopo un concerto in Grecia.

Alle rimostranze dei componenti del suo coro, Erenoglu - a quanto riferisce uno di essi - replicò: "Io sono il vostro direttore e dovete suonare ed ascoltare la musica che piace a me". "Io faccio questo mestiere da trentacinque anni - rispose un cantante - e posso decidere da me quale musica ascoltare per il mio mestiere". Ed Erenoglu: "Questo vuol dire che da trentacinque anni ti sbagli e che sei un traditore della patria, e dovresti perciò andare in pensione".

Da allora, la polemica è cresciuta e coinvolge sempre di più l’intera dirigenza della Trt, nominata dall’attuale governo del partito di radici islamiche Akp, di cui è presidente il premier turco Tayyip Erdogan. L’attuale massimo dirigente della Trt, Alì Guney, è noto per essere un membro della confraternita islamica "Nur" ed è stato in passato imam in un villaggio della provincia di Sakaria.

L’episodio, al di là delle intemperanze personali, assume - secondo vari commentatori turchi - un significato generale di rilievo in un paese come la Turchia, in cui lo stesso padre fondatore della Repubblica, Kemal Ataturk, e il suo successore Ismet Inonu, sottolineavano la necessità dell’introduzione della musica classica per il processo di europeizzazione del Paese.


COMMENTA (0 commenti presenti) - SEGNALA questo BLOG

lunedì 30 gennaio 2006
ore 15:54
(categoria: "Vita Quotidiana")



Programma di governo.
«Senta, l’Unità è una latrina. È il peggior giornale del mondo. Bisognerebbe farlo chiudere. Io li arresterei tutti».

Maria Antonietta Canonizzaro, moglie di Gaetano Saya, fondatore del partito neofascista Nuovo Msi, indagato per associazione a delinquere e alleato del premier Silvio Berlusconi - Corriere della Sera, 29 gennaio


COMMENTA (0 commenti presenti) - SEGNALA questo BLOG

lunedì 30 gennaio 2006
ore 15:23
(categoria: "Vita Quotidiana")





COMMENTA (0 commenti presenti) - SEGNALA questo BLOG

lunedì 30 gennaio 2006
ore 12:24
(categoria: "Vita Quotidiana")



Guerra santa per 12 vignette E una fatwa spegne la satira
Danimarca e Norvegia nel mirino degli integralisti
di Magdi Allam

Questa è una storia incredibile e raccapricciante che dovrebbe farci drizzare i capelli e spronarci alla mobilitazione generale. Da un lato ci sono due Stati europei, Danimarca e Norvegia, che stanno subendo le conseguenze di una «guerra santa» scatenata dall’insieme del mondo musulmano per la pubblicazione di 12 vignette che ritraggono il profeta Maometto. Dall’altro ci sono la latitanza dei governi dell’Unione Europea e il silenzio di politici, intellettuali, militanti per i diritti umani in Occidente. E nel mezzo c’è un «cavallo di Troia», l’Unione internazionale degli ulema, un conclave di 300 teologi islamici affiliati ai Fratelli Musulmani, che da Dublino definisce la strategia volta a costringere i due Paesi europei a «rinsavire e scusarsi per il male causato ai musulmani».

Cominciamo dall’inizio di questa storia. Ci sarebbe da sorridere. Lo scrittore danese Kare Bluitgen lamenta il fatto di non essere riuscito a trovare un artista disposto a illustrare un suo libro, destinato ai bambini, sulla vita di Mohammad. Perché, spiega, tutti hanno paura della vendetta degli estremisti islamici qualora raffigurassero il profeta. La vicenda viene rilanciata dal quotidiano Jillands Posten che, a mo’ di sfida, indice un concorso per delle vignette satiriche su Mohammad da accompagnare a un’inchiesta sull’autocensura e la libertà di espressione. Le 12 vignette ricevute vengono pubblicate lo scorso 30 settembre. Da allora si è scatenato il finimondo.
Certamente le vignette sono discutibili così come lo fu il cortometraggio Submission di Theo van Gogh, sgozzato da un terrorista islamico nel centro di Amsterdam il 2 novembre 2004. Una in particolare ritrae Mohammad con un turbante a forma di bomba con la miccia accesa, simboleggiando il connubio tra islam e terrorismo. Al riguardo la schietta giornalista egiziana Mona Eltahawy, intervenendo sul quotidiano libanese The Daily Star , ha ricordato che proprio recentemente in Danimarca il leader del gruppo estremista islamico Hizb al-Tahrir, Fadi Abdullatif, ha incitato a uccidere i ministri del governo per la partecipazione militare danese in Iraq, nonché a massacrare gli ebrei. Quindi si è domandata: «Abdullatif ha invocato il Corano per giustificare l’incitamento alla violenza! E noi ci meravigliamo che la gente associ l’islam alla violenza?».

Chiariamo subito che per gli integralisti islamici il reato non è solo nell’aver ritratto in modo percepito come offensivo il profeta, ma nel semplice fatto di averlo ritratto. Perché secondo loro sarebbe di per sé un fatto sacrilego. Ebbene la verità è che Mohammad fu un uomo come tutti gli altri e lui stesso vietò che lo si venerasse come una divinità. Gli sciiti, i sunniti nell’epoca ottomana e in India hanno ritratto il profeta senza remore. Di fatto coloro che mettono un veto alla raffigurazione di Mohammad compiono un compromesso tra i più oscurantisti, quali i wahhabiti in Arabia Saudita, che predicano il divieto assoluto della raffigurazione degli esseri viventi, e i modernisti che all’opposto favoriscono tutte le arti figurative.

Ma torniamo alla guerra santa scatenata contro Danimarca e Norvegia. Il secondo Paese scandinavo è stato coinvolto dopo che il settimanale Magazent , in segno di solidarietà con Jillands Posten , ha anch’esso pubblicato le vignette incriminate. Il risultato è che sono stati condannati a morte i vignettisti e i direttori dei due giornali. Tutti i governi musulmani hanno formalmente protestato e messo in guardia «dalla reazione nei Paesi islamici e nelle comunità musulmane in Europa»(!). Dall’Arabia Saudita alla Mauritania è stato promosso il boicottaggio delle merci danesi e norvegesi. Gli ambasciatori musulmani vengono richiamati per protesta, mentre la Libia ha deciso di chiudere la propria sede diplomatica a Copenaghen. Ovunque gli imam delle moschee incitano le masse a riscattare l’onore e la dignità del profeta. La Lega Araba, l’Organizzazione per la Conferenza islamica e la Lega musulmana mondiale intendono interessare del caso le Nazioni Unite per far approvare una risoluzione che denunci il «razzismo, la discriminazione e l’islamofobia» di cui sarebbero vittime i musulmani in Occidente. Dimenticando che nei Paesi musulmani si fa apertamente apologia di terrorismo ed è radicata la cultura dell’odio contro gli ebrei e i cristiani.

Finora il premier liberale danese Rasmussen, a differenza del collega socialista norvegese Stoltenbergs, non si è piegato né alle sanzioni né alle minacce. Una resistenza che ha convinto i musulmani laici in Danimarca a uscire allo scoperto e a dissociarsi dall’estremismo degli imam locali. Resta il fatto che i giornalisti danesi e norvegesi stanno combattendo, in solitudine, una battaglia per la libertà a salvaguardia della civiltà occidentale. Ebbene: che cosa aspetta a intervenire l’Occidente? Adotterà la politica dello struzzo fino a quando un altro Theo van Gogh non sarà assassinato a Copenaghen o a Oslo?


COMMENTA (0 commenti presenti) - SEGNALA questo BLOG

lunedì 30 gennaio 2006
ore 09:42
(categoria: "Vita Quotidiana")



Non voleva prostituirsi: torturata e sfregiata

Non voleva prostituirsi a nessun costo e così una donna di 37 anni, del Ghana, è stata seviziata e sfregiata dai suoi connazionali, che l’avevano fatta venire in Italia con l’inganno, promettendole un lavoro come colf.

Adesso la connazionale che ha torturato la donna africana è stata arrestata dalla squadra mobile di Verona, e sono stati denunciati il marito e il figlio dell’indagata, e un loro amico.

L’indagine è stata avviata a metà 2005, ma si è conclusa solo quando è stato possibile sentire la vittima, che non ha potuto parlare per mesi, dal momento che era stata costretta a bere acido muriatico.

La donna ha raccontato che una volta giunta a Verona, dove andò a vivere con una connazionale, le è stato detto che avrebbe dovuto prostituirsi. La donna si è però rifiutata scatenando la reazione della connazionale che con l’aiuto del marito ha portato la vittima, in piena notte, a dicembre, in un campo dove l’denudata e picchiata. Poi l’indagata ha usato una forbice prima per tagliarle i capelli e poi per sfregiarla al volto, al collo e alla schiena.

Alla poveretta è stato infine gettato addosso dell’acido muriatico (facendole lesioni al seno, al volto e alle mani) costringendola poi a berlo ustionandole così la laringe e le corde vocali che hanno ripreso la loro funzionalità solo circa quattro mesi dopo.


COMMENTA (0 commenti presenti) - SEGNALA questo BLOG

venerdì 27 gennaio 2006
ore 19:35
(categoria: "Vita Quotidiana")





COMMENTA (0 commenti presenti) - SEGNALA questo BLOG

venerdì 27 gennaio 2006
ore 18:54
(categoria: "Vita Quotidiana")



L’obbligo del ricordo
di Corrado Stajano

Anche se si sono visti e rivisti il cancello di Auschwitz, con quella scritta «Il lavoro rende liberi», le immagini dei forni crematori, i cadaveri ammonticchiati simili a larve, anche se si sono ascoltate le memorie dei sopravvissuti e si sono letti i libri della sterminata bibliografia sulla Shoah, si prova ogni volta un colpo al cuore.
Si prova ogni volta un colpo al cuore quando ci si trova davanti a un brandello di quel passato, una lettera, un manifesto, una fotografia, un documento. Tutto questo fu vero? Si ha quest’impressione, ad esempio, osservando al Museo di storia Contemporanea di Milano che ha allestito una mostra sulla persecuzione degli ebrei in Italia dal 1938 al 1945 la pagella di una bambina che fa da specchio a quel tempo atroce.
Si chiama Gisella Vita Finzi, nata a Milano il 17 agosto 1930, «di razza ebraica». Non è iscritta alla Gioventù italiana del littorio, frequenta la scuola mista per israeliti, la IV, alla Scuola elementare di via Spiga, nel centro della città. Siamo nell’anno scolastico 1939-1940, «l’anno XVIII dell’Era Fascista», e la bambina, in una fotografia accanto alla sua pagella, cammina in un viale - le norme «per la difesa della razza» sono state approvate nel dicembre 1938 - leggendo con evidente preoccupazione il Corriere della Sera.

Proprio su quel giornale è ora in corso una polemica tra storici e scrittori: se sia utile o meno il «Giorno della memoria», il 27 gennaio di ogni anno, istituito dal Parlamento con una legge del 20 luglio 2000 in ricordo dello sterminio e delle persecuzioni del popolo ebraico e dei deportati militari e politici italiani nei campi nazisti. C’è chi depreca l’evento, fortemente critico.
Come se non fosse il frutto di un’umanità riscattata ricordare quella macchia nera che pesa sulla coscienza del mondo. Un mondo dove la causa della tolleranza non è mai vinta, dove ogni conquista civile e sociale va riconquistata, dove i segni dell’indifferenza, del cinismo, della caduta dei lumi sembrano perenni e lo dimostra anche la gratuità di questa controversia giornalistica.

Sulla Shoah non si conosce mai a sufficienza, nonostante gli studi, le sentenze dei tribunali del dopoguerra, i materiali documentali accumulati negli archivi.
Alla mostra di Milano colpiscono ancora i vecchi album di fotografie delle famiglie ebraiche sterminate, le lettere anonime - gli impiegati della Società Assicuratrice italiana di Milano che denunziano al prefetto il direttore «ebreo despota» - la fotografia della devastazione, nel 1941, della Sinagoga di Ferrara di cui scriverà Giorgio Bassani, i foglietti di carta da pacco gettati dai convogli dei deportati - «Avvertire a Prima negozio di via Nazionale che la moglie e la madre stanno insieme» - , i cartelli sulla porta dei bar: «In questo locale gli ebrei non sono graditi». Drammi e dolore.

Non bisogna dimenticare che persino nella Shoah trova posto l’equivoco pregiudizio «Italiani brava gente». Anche Hannah Arendt, nel suo La banalità del male, scrive del comportamento benevolo dei cittadini della penisola nei confronti degli ebrei perseguitati. Ci furono effettivamente uomini e donne che si prodigarono per salvarli. I religiosi furono spesso fraterni, i conventi si spalancarono.
Alla Certosa di Farneta, vicino a Lucca, i padri certosini pagarono con la vita. Funzionari dello Stato si barcamenarono nel doppio gioco. Ma ci furono poi coloro che per odio antiebraico, per furore ideologico, per denaro, per vendetta, compirono azioni abbiette condannando a morte con le loro delazioni il vicino di casa, il compagno di scuola, il rivale in amore o in commercio. Queste motivazioni si intrecciano spesso tra loro. I soldi, la carriera, l’avidità di mettere le mani sui beni degli ebrei fecero insomma da molla all’agire nefando. La solidarietà umana fu scarsa, la paura fu motivata.

Anche quei professori universitari che dopo le leggi del 1938 presero il posto dei 96 colleghi espulsi dagli atenei non si posero troppi problemi morali (se non altro, però, non firmarono condanne a morte come fecero più tardi nel tempo tanti connazionali con le loro spiate).
È uscito di recente un libro di grande interesse, Caino a Roma, di Amedeo Osti Guerrazzi, professore di Storia contemporanea alla Sapienza, pubblicato dalle edizioni Cooper, documentata ricostruzione di quel che accadde allora nella capitale. La ricerca, che ha per sottotitolo «I complici romani della Shoah» fa crudamente luce sulle responsabilità di tutta una comunità.

Non ci fu soltanto l’agire belluino della bande fasciste, La Kock, la squadra Perrone, il gruppo Cialli Mezzaroma di Palazzo Braschi. Ci furono i singoli che approfittarono di quel che stava accadendo e fecero della tragedia ebraica un immondo mercato. Per la denuncia di un ebreo adulto la tariffa pagata dai nazisti era di 5000 lire; per una donna 3000 lire; per un bambino 1500 lire. Questo di Amedeo Osti Guerrazzi è un libro pieno di storie che neppure un giallista nero avrebbe saputo inventare perché eccessive, non credibili. Ma purtroppo vere.

Umberto Spizzichino e Luciano Luberti erano amici fin dalle scuole elementari all’Istituto Pestalozzi, in via Montebello. Nel 1944 Umberto decise di fuggire in Svizzera e chiese aiuto all’amico. Luciano gli diede appuntamento in viale Manzoni. Dove le Ss lo portarono in via Tasso, poi a Fossoli, poi ad Auschwitz dove morì il 28 agosto 1944.

Molti portinai si trasformarono per cupidigia in pericolosi delatori. Come lo diventarono colleghi d’ufficio, baristi, negozianti, piccoli imprenditori che si impadronirono della quota del socio, autisti che denunziarono piena fiducia in loro, trafugatori di merce che gli ebrei avevano nascosto prima di fuggire.
Non tutti erano stati uomini di malavita. Colsero l’occasione, diventarono complici delle Ss italiane, furono protetti da questurini, usati dai tedeschi che avevano altro cui pensare in una città cresciuta a dismisura nel numero degli abitanti, sotto il fuoco dei Gap, con gli alleati alle porte.

Ci furono anche ebrei che tradirono i correligionari. Come Celeste Di Porto, conosciuta come la «Pantera nera» del ghetto, bella e feroce, legata a Giovanni Cialli Mezzaroma, un ex capitano degli arditi che, scrive Osti Guerrazzi, «ebbe sulla coscienza la sorte di decine di ebrei da lui o dai suoi sottoposti arrestati e consegnati ai tedeschi».
Rubarono, depredarono, saccheggiarono in cambio di povere vite vendute.
Memorie di un sottosuolo difficile da dimenticare. Davvero si può parlare di retorica sul cosiddetto «dovere della memoria»? Necessità della memoria, piuttosto, segno di libertà.

Chi l’ha conosciuto sa bene come Primo Levi voleva che fossero soprattutto i giovani a sapere di quel passato. Perché nulla di simile - fu la sua angoscia fino alla morte - accada mai più.


COMMENTA (0 commenti presenti) - SEGNALA questo BLOG


> > > MESSAGGI PRECEDENTI
MAGGIO 2026
<--Prec.     Succ.-->
Do Lu Ma Me Gi Ve Sa
          1 2
3 4 5 6 7 8 9
10 11 12 13 14 15 16
17 18 19 20 21 22 23
24 25 26 27 28 29 30
31

RICERCA:
Solo in questo BLOG
in tutti i BLOG


BLOG che SEGUO:

misia chiara@ ebe dpa glendida daisychain gigio9 favola blink sharmel autarkeia kispriss pippiri tiredbrain opo elenya AFInside81 scriccy crystal83 epthavale trilly86 Jane_D


BOOKMARKS

fumetti della gleba

(da Arte e Cultura / Cartoni & Fumetti )

UTENTI ONLINE: