|



NICK:
ecce_
SESSO:
m
ETA': 33
CITTA': padova
COSA COMBINO:
STATUS: single
[ SONO OFFLINE ]
[PROFILONE
COMPLETO]
[
SCRIVIMI
]

STO LEGGENDO
HO VISTO

STO ASCOLTANDO
ABBIGLIAMENTO
del GIORNO
ORA VORREI TANTO...
IN QS PERIODO STO STUDIANDO...
OGGI IL MIO UMORE E'...
ORA VORREI TANTO...
ORA VORREI TANTO...
ORA VORREI TANTO...

PARANOIE
Nessuna scelta effettuata

MERAVIGLIE
Nessuna scelta effettuata
|

Chi son? Sono un poeta. Che cosa faccio? Scrivo. E come vivo? Vivo. In povertà mia lieta scialo da gran signore rime ed inni d’amore. Per sogni, per chimere e per castelli in aria l’anima ho milionaria. Talor dal mio forziere ruban tutti i gioielli due ladri: gli occhi belli. V’entrar con voi pur ora ed i miei sogni usati e i bei sogni miei tosto son dileguati. Ma il furto non m’accora, poiché vi ha preso stanza la dolce speranza!
Or che mi conoscete, parlate voi. Chi siete? Via piaccia dir?

Scrivo un diario inutile. senza note, senza parole, senza frasi. Solo pagine vuote, bianche. Riempite dalla fluttuazione del nulla quotidiano. (Alessandro Sebastiano Morandi)
|
(questo BLOG è stato visitato 27389 volte)
ULTIMI 10 VISITATORI:
ospite,
ospite,
ospite,
ospite,
ospite,
ospite,
ospite,
ospite,
ospite,
ospite,
ULTIMI
10 messaggi
(per leggere i precedenti naviga attraverso
il calendarietto qui a destra:
i giorni linkati sono quelli che contengono interventi )
|
venerdì 27 gennaio 2006
ore 18:43 (categoria:
"Vita Quotidiana")
COMMENTA
(0 commenti presenti)
- SEGNALA questo BLOG
venerdì 27 gennaio 2006
ore 17:31 (categoria:
"Vita Quotidiana")
E se vincesse la Democrazia? di Luigi Bonanate
Hamas ha vinto le elezioni: i terroristi hanno sconfitto la democrazia con le sue stesse armi, quelle elettorali, oppure la democrazia elettorale ha saputo convincere anche chi non le credeva? È ovvio che soltanto il tempo ci darà una risposta certa, ma quel che oggi possiamo già dire è che la prima risposta - quella che si attesta sul pericolo che Hamas porti il terrorismo in Parlamento - è tutt’altro che fondata. Per una serie di motivi: se non credi alle elezioni non vi partecipi; se vi partecipi vuol dire che poi seguirai le logiche parlamentari. E poi: se non le seguirai perderai il sostegno popolare ottenuto così largamente; se violi le regole democratiche, non potrai più evocarle per difenderti dai soprusi altrui.
Si potrebbe dire che addirittura il mezzo trasforma chi lo utilizza: o Hamas chiude il Parlamento (ma allora perché ha voluto entrarci?), o il Parlamento atrofizza il terrorismo. Una nuova grande sfida sorge nella storia del rapporto tra Israele e Palestina: la democratizzazione di Hamas sconvolgerebbe tutte le aspettative più consolidate e Hamas potrebbe scoprire che la democrazia paga più che un attentato. Ma se si incomincia subito con la sferzante alzata di spalle: terroristi erano e tali restano anche dentro un Parlamento, allora è chiaro che non ne potrà venire nulla di buono, a incominciare dal giudizio ingeneroso e aprioristico che daremmo sulla società palestinese: ha scelto Hamas perché è terrorista, oppure perché spera che porti nella lotta politica parlamentare tutta la forza del suo programma indipendentistico?
Non dovremo, poi, disprezzare la forza delle istituzioni: Hamas non ha vinto le elezioni con un programma di azioni terroristiche, e non potrà usare il terrorismo né per organizzarle né per giustificarle. La democrazia infatti, tra le sue virtù, ha anche quella di avere una funzione promozionale, spinge cioé chi utilizza le sue istituzioni a comportarsi secondo le loro regole. Le responsabilità di governo trasformano chi se le assume. Ma non accadrà invece (credo di sentir dire) che i meccanismi democratici saranno piegati e distorti a vantaggio dei terroristi, e che proprio le elezioni, uno dei più sacramentali riti della vita democratica, siano violentate da un movimento che ammantatosi da agnello per vincere le elezioni poi ridiventa lupo cattivo?
Ovviamente nessuno di noi conosce il futuro, ma oso ipotizzare che gestire del potere politico potrebbe fare di Hamas un partito di governo più che di lotta e che ciò costituirebbe il miglior viatico per la ripresa di un vero processo di pace con Israele. L’ultimo Sharon non ha preso decisioni che parevano contrarie alla sua politica? Y. Rabin, da militare, fu un combattente spietato, ma da politico divenne un abilissimo diplomatico: essi fecero non tanto ciò che era nelle loro corde emotive, ma ciò che politicamente era più vantaggioso e in entrambi i casi li aveva portati vicinissimi alla pace. Potremmo dunque ribaltare gli allarmi pessimistici ipotizzando che il processo di pace potrà riprendere più facilmente tra interlocutori rappresentativi della reale posizione dei rispettivi paesi e vincolati a procedure di tipo democratico: pace e democrazia sono l’una la conseguenza dell’altra e avanzano soltanto insieme. Se è vero che l’Autorità nazionale palestinese del passato non era democratica, ora che il suo governo è stato eletto, Israele per la prima volta avrà un interlocutore affermatosi con le schede elettorali e non il fucile.
Un curioso dilemma si apre di fronte alla politologia occidentale: dopo le elezioni in Iran, in Egitto, in Iraq, ora in Palestina, continueremo a pensare che i risultati che vi si ottengono non sono (ancora) democratici, oppure finalmente incominceremo a dirci che, insomma, quella elettorale non è tutta la democrazia, ma ne è almeno un buon inizio? Oppure, perché mai le vorremmo in Iraq e non altrove? Perché le elezioni in Afghanistan devono essere state democratiche (chi ne ricorda i risultati?), e quelle in Palestina no? Qui entra in gioco una delle scommesse fondamentali alla teoria democratica lanciate dagli Stati Uniti quando sostengono che la democrazia si esporta non con l’esempio ma con la forza, come in Iraq. In certi stati l’esempio può bastare, in altri ci vuole un risoluto intervento che ponga fine alla dittatura? La risposta è semplice: chi la democrazia la subisce, non ne diventerà, appena possibile, un nemico? La democrazia è un costume che si forma dentro di noi, come può svilupparsi mentre intorno sentiamo sibilare i colpi di fucile?
Non possiamo decidere quali elezioni siano buone e quali no, chi sia giunto democraticamente al potere e chi no. Sappiamo che lo strumento migliore per combattere il terrorismo non è il contro-terrorismo (che ne è altrettanto violento), ma la democrazia. Se la popolazione palestinese sta incominciando a impratichirsi con lo strumento elettivo della democrazia, le elezioni, perché non apprezzarlo e confidare che, come gli elettorati occidentali, riuscirà a raffinarlo sempre di più?
COMMENTA
(0 commenti presenti)
- SEGNALA questo BLOG
venerdì 27 gennaio 2006
ore 17:20 (categoria:
"Vita Quotidiana")
"A scuola non cè posto per me" Alessio, 9 anni, a casa da un mese
"Caro Ministro, mi chiamo Alessio, ho nove anni e non posso andare a scuola: nella scuola del mio quartiere non cè posto per me. Mi aiuti?" Inizia così la lettera che Alessio, un bambino di Albuccione di Guidonia, un piccolo paese in provincia di Roma, ha inviato al ministro dellIstruzione Letizia Moratti.
Succede anche questo, a pochi passi dalla Capitale, dove un bambino dal 15 dicembre non può frequentare la scuola perché trova molta difficoltà a raggiungere quella, lontana da casa, che gli è stata assegnata dallUfficio Scolastico Regionale.
Le due quarte elementari più vicine allabitazione del bambino, ospitate, per questioni di spazio, nella Chiesa del paese, sono ai limiti della capienza: 15 alunni a classe e 4 docenti. Secondo un verbale di un architetto, infatti, per motivi di sicurezza non possono ospitare più di 34 persone. E per Alessio, la trentacinquesima persona, non cè spazio.
Per questo il dirigente scolastico da fine novembre lo ha assegnato alla scuola di Colfiorito, a cinque chilometri. Ma senza scuolabus e con la mamma (che tra laltro ha due figli) che non guida, per Alessio arrivare a scuola è una vera impresa.
"Per un mese e mezzo, con grossi sacrifici - racconta la donna - lho portato in unaltra scuola che ci era stata assegnata in precedenza dal dirigente scolastico, a Villalba, a diversi chilometri da casa. Con la mia figlioletta di 14 mesi in braccio, io e Alessio facevamo un pezzo di strada a piedi, prendevamo la corriera, per poi fare un altro pezzo di strada a piedi. Così tutti i giorni, allandata e al ritorno. Mi chiedo come è possibile che in una scuola non ci sia un posto in più per un bambino, o per lo meno uno scuolabus?".
Oltre al danno, poi, è arrivata la beffa. La donna ha deciso di rivolgersi ai carabinieri per risolvere il caso. Ma lArma, a sua volta, lha denunciata per inottemperanza agli obblighi scolastici.
In attesa che la situazione venga risolta, si è mosso il sindaco di Guidonia Montecelio, Filippo Lippiello: "È un assurdo che in una scuola non si possa trovare un posto in più per un alunno", ha detto. "Chiederò oggi stesso un incontro alla direzione regionale scolastica, ma in via del tutto momentanea, nei prossimi giorni, verrà messa a disposizione del bambino unautomobile dei servizi sociali e un impiegato comunale che lo accompagni a scuola e, al termine delle lezioni, lo riaccompagni a casa". La soluzione, però, è temporanea, continua il sindaco: "Il provvedimento non potrà durare più di una settimana, massimo dieci giorni... altrimenti creeremo uno spaventoso precedente, e il Comune non può farsi carico di accompagnare a scuola ogni alunno in difficoltà".
COMMENTA
(0 commenti presenti)
- SEGNALA questo BLOG
venerdì 27 gennaio 2006
ore 15:40 (categoria:
"Vita Quotidiana")
ARGENTINA: MADRI PLAZA DE MAYO, E’ UN MOMENTO STORICO Dopo 25 anni di ininterrotte manifestazioni a favore dei diritti umani e della verita’ sulla tragedia dei ’desaparecidos’, le Madri di Plaza de Mayo hanno chiuso un capitolo del loro impegno socio-politico, intrapreso ben prima che la sanguinosa dittatura argentina fosse affossata dalla sciagurata guerra contro la Gran Bretagna per le isole Malvinas-Falkland. Una trentina di anziane signore, di eta’ compresa fra i 74 e i 93 anni, tutte con il capo coperto dal tradizionale fazzolettone bianco che e’ diventato il loro simbolo, hanno completato per l’ultima volta la ’marcia della resistenza’: un corteo protrattosi per ben 24 ore e conclusosi solo nella serata di ieri, quando in Italia era gia’ notte. Scenario, come sempre, la piazza dalla quale le coraggiose donne hanno preso il nome del loro gruppo, e che si estende nel cuore di Buenos Aires davanti alla Casa Rosada, sede della Presidenza della Repubblica. La parola fine sulle marce e’ stata posta non certo perche’ le Madri abbiano perso smalto e non trovino piu’ la forza per reclamare di conoscere la sorte dei propri figli, cioe’ di una parte delle almeno trentamila persone fatte scomparire dai militari fra il ’76 e l’83. La presidente del gruppo, Hebe de Bonafini, ha detto: "Ormai il nemico non abita piu’ alla Casa Rosada", ha affermato, alludendo al presidente argentino Nestor Kirchner, riformatore e progressista pur provenendo dalla file peroniste, con il quale le Madri sono in ottimi rapporti. "Le proteste del giovedi’ andranno avanti", ha confermato de Bonafini, "perche’ da ottenere restano ancora molte cose. Pero’ ormai le Madri pensano sia venuto il momento di costruire. Non tutto va bene ne’ e’ perfetto nel nostro Paese, pero’ si tratta di un momento storico, per l’Argentina e per tutta l’America Latina, e dunque non possiamo permetterci di sprecarlo".
COMMENTA
(0 commenti presenti)
- SEGNALA questo BLOG
venerdì 27 gennaio 2006
ore 14:54 (categoria:
"Vita Quotidiana")
De Mita, riabilitazione dopo il 1996: è passata l’ubriacatura del nuovo Stai per dire «a volte ritornano». Ma Ciriaco De Mita capisce al volo e ti corregge subito: «Veramente io non me ne sono mai andato via». E c’è da credergli: dal fortino di Nusco, provincia di Avellino, ha resistito alla bufera di Mani pulite, al primo governo Berlusconi, ai governi di centrosinistra, al secondo Berlusconi. Ed ora eccolo lì, capolista del listone nella circoscrizione Campania 2. «Certo, se dicessi che sono rimasto sorpreso non direi la verità. Confesso: non mi dispiace partecipare a questa gara». Una gara che per l’autorevole ex dc (nonché ex presidente del Consiglio ed ex di tante altre cose) suona certamente come una rivincita. «Però - assicura - io non l’ho chiesto. È stata un’indicazione della Margherita». Ed è questa la novità. Perché su questo versante, quello della candidatura, gli ultimi 12 anni sono stati per Ciriaco tutti in salita.
Basta ricordare che nel ’94, in piena bufera di Mani Pulite, nonostante la schiacciante vittoria alle primarie locali dell’allora Ppi, dovette rinunciare a presentarsi. E due anni dopo, viste le resistenze degli alleati e di Romano Prodi che diceva pubblicamente «è meglio se resta fuori», decise di correre da solo, con un suo simbolo, nel collegio dell’alta Irpinia. Vinse ovviamente.
Fu polemico anche nel 2001, quando battagliò con i parisiani perché contrario alla candidatura di Maccanico ad Avellino. Ma lì non riuscì a far valere le sue ragioni. Ed ora invece, si è piazzato nella posizione più alta di tutti, addirittura capolista, sostenuto cioè sia dalla Margherita che dalla Quercia. Ecco perché si tratta di una vera «rivincita», anche se la parola non piace a De Mita che solitamente preferisce discorsi più articolati e più complessi: «Facciamo una riflessione. Di fronte ad un diluvio di riabilitazioni più o meno forzate, ritengo doveroso che anche la grande storia democratica dalla quale provengo abbia un suo posto legittimo». Cioè la storia che fu della «sua» Dc e tutto il filone cattolico democratico che è sopravvissuto: «È passata per fortuna l’ubriacatura del nuovo che sembrava travolgente, ma che non si sapeva esattamente cosa fosse».
Certo, commenta Ciriaco, «in tutti questi anni ho continuato a fare politica con pazienza e perseveranza, non animando un’organizzazione aziendale ma un movimento di popolo che alle recenti regionali ha fatto diventare la Margherita il primo partito della Campania». In attesa del pieno riconoscimento. Ed ora che sembra arrivato, annuncia che la campagna elettorale la farà come sempre: «Come quando ero ragazzo, dialogando con le persone, contraddicendo chi c’è bisogno di contraddire, credendo fino in fondo nella democrazia rappresentativa». Con un solo, grande, rammarico: «Togliendo, con la riforma elettorale, le preferenze e i collegi hanno tolto il gusto della conquista, del far pesare le proprie capacità di raccogliere voti. Perché dalle urne dovrebbe venire la registrazione dell’esistente».
Solo che ora De Mita è a capo della lista unitaria. Vuol dire che adesso crede fino in fondo anche nel partito democratico? «Si tratta di un progetto che riscontra larghi consensi e al tempo stesso notevoli riserve. L’esigenza di giungere a un’aggregazione più ampia e più solida è giusta. Però chi ne indica il bisogno spesso non spiega come può essere soddisfatto. Sarebbe meglio immaginare di meno il futuro e costruire di più il presente».
COMMENTA
(0 commenti presenti)
- SEGNALA questo BLOG
venerdì 27 gennaio 2006
ore 09:46 (categoria:
"Vita Quotidiana")
Alatri, il paese-cavia delle fiction Abitanti scelti per testare 2 serial di PAOLO BOCCACCI e CARLO ALBERTO BUCCI
ALATRI - "Le fiscion? Io nun le vedo e nun le vedrò". Povero Tommaso, pensionato, un cappelletto calato sulla testa a passeggio per i vicoli di Alatri, il borgo ciociaro delle Mura ciclopiche, della piazza con la chiesa di Santa Maria Maggiore e il rosone del Duecento, dei "fini-fini", i capellini alluovo, una specialità, e della sagra della cipolla. Proprio qui, tra ristoranti del Gallo Nero, locande del Grillo e persino il vecchio cinema che si chiama Politeama, come in una canzone di Paolo Conte, andrà in scena il primo test per fiction formato paese della storia della televisione italiana. A febbraio, un giorno X in unora X, tutta Alatri diventerà un grande gruppo dascolto, tutti incollati alle televisioni, dalle case ricoperte di pietra a vista al bar della piazza, dai tavoli apparecchiati dalla trattoria La Rosetta fino alla bottega del barbiere. E forse perfino nei conventi.
I vicoli saranno deserti come ai tempi del Musichiere o dei giri dItalia di Gimondi. Gli schermi, a circuito chiuso solo per i ventisettemila abitanti di Alatri, proietteranno dei numeri zero di nuove fiction, una della Rai e una di Mediaset, mandate in onda dalle antenne dellemittente locale Lazio Tv. E subito dopo questo piccolo cuore della Ciociaria a pochi chilometri da Frosinone diventerà una gigantesca cavia per decidere i destini della programmazione tv del Bel Paese.
Come ai tempi degli sceneggiati televisivi in bianco e nero, il pubblico parteciperà attivamente e animatamente al teleromanzo. Ma, stavolta, gli spettatori potranno cambiare il corso della storia, indicare pollice verso per un attore o uneroina di turno. Le lettere arriveranno nei prossimi giorni a tutti gli abitanti, ma alla fine i destini televisivi nazionali saranno nelle mani di cinquecento alatrensi selezionati il giorno prima dalla Ipsos di Nando Pagnoncelli, specialista nei sondaggi di opinione. Trame, star e registi sono top secret, ma quei cinquecento decreteranno se il resto del Paese gradirà le nuove proposte per la prima serata o no. Il progetto si chiama "La cittadella". Un titolo dettato dalle dimensioni non estesissime di Alatri, fondata, narra la leggenda, dal dio Saturno. E che è anche un omaggio al capolavoro televisivo del 1964 diretto da Anton Giulio Majano. Liniziativa nasce dalla collaborazione tra la Regione Lazio e Nando Pagnoncelli.
Le cose le hanno fatte in grande. Gli abitanti riceveranno la lettera addirittura da parte del commissario prefettizio Anna Infante (la giunta dellex sindaco Giuseppe Morini, darea Margherita, è caduta il 5 ottobre) e saranno tutti caldamente invitati a restare davanti alla televisione la sera prescelta. I selezionati invece dovranno prendere appunti per rispondere, il giorno seguente, alle telefonate e alle domande degli operatori della Ipsos.
Gli alatrensi non dovranno far caso allaudio imperfetto o alla mancanza dei titoli di coda. Le fiction che Lazio Tv proporrà loro sono infatti due numeri zero. Quel che conta sono le emozioni. Se lhappy end non risulterà gradito ai ciociari, o se la figura dellamante non sarà simpatica alle donne del paese, perfino se musiche o abiti non risulteranno consoni alla trama, gli esperti di marketing dellIpsos lo segnaleranno alle rispettive produzioni. Che potranno tagliare, riscrivere brani di sceneggiatura o, al limite, far girare nuove scene. "Manderemo in onda la trasmissione con le fiction solo ad Alatri attraverso il sistema dello splittaggio, lo stesso che usa Rai Tre per i tg regionali" spiega Egidio Fia, direttore di Lazio Tv. Dopo la serata del test, gli alatrensi si ritroveranno il 24 febbraio proprio al Politeama, dove verranno spiegati i risultati del sondaggio. Poi buio in sala. E i protagonisti - ossia attori, registi e pubblico giudicante - si godranno lo spettacolo dei due sceneggiati televisivi "riveduti e corretti" da Rai e Mediaset. Ma sullo schermo di un cinema. Intanto ad Alatri non si parla daltro. "Certe fiction le vedo, come Don Matteo e il Commissario Rocca. Quelle mi sono piaciute proprio. Speriamo bene", dice il barbiere Pasquale. "Se portano lavoro...", mormora Roberto, giubbotto blu, metalmeccanico in mobilità "viva la tv".
COMMENTA
(0 commenti presenti)
- SEGNALA questo BLOG
giovedì 26 gennaio 2006
ore 19:14 (categoria:
"Vita Quotidiana")
Legge sulla droga nel decreto Olimpiadi L’Unione: "Faremo battaglia durissima"
Il Senato ha approvato il giro di vite sulle droghe. L’assemblea di Palazzo Madama ha detto sì in prima lettura - concedendo la fiducia al governo con 148 voti favorevoli e 82 contrari - all’emendamento del governo che contiene i punti essenziali del disegno di legge di Gianfranco Fini. Il provvedimento è stato inserito nel maxiemendamento delle Olimpiadi invernali di Torino.
Le novità. Se il decreto sarà approvato anche alla Camera, potranno essere applicate pene da sei a vent’anni se si importa, esporta, riceve, acquista o detiene una sostanza stupefacente per uso non esclusivamente personale. Le quantità sono ancora da definire, ma (questo è uno dei temi più scottanti dello scontro politico) non vi sarà più alcuna distinzione tra droghe pesanti e droghe leggere.
Chi detiene un quantitativo inferiore, tabelle alla mano, per uso personale, potrà essere sottoposto a sanzioni amministrative, come la sospensione della patente di guida, del porto d’armi, del passaporto, del permesso di soggiorno per motivi turistici (o, nel caso di cittadino extracomunitario non lo otterrà mai). Nel maxiemendamento, inoltre, compaiono anche una serie di norme che incidono sul processo penale e di esecuzione di pena guardando alla funzione riabilitativa e al recupero di indagati, imputati o condannati come tossicodipendenti.
La protesta. "Un colpo di mano" per imporre una visione autoritaria: così ha commentato Rosi Bindi, deputata della Margherita, parlando di "norme poliziesche che affrontano il contrasto alle tossicodipendenze in modo assolutamente inadeguato e osteggiate dalla stragrande maggioranza degli operatori e delle comunità di recupero". Dello stesso avviso il senatore Guido Calvi, capogruppo Ds in commissione Giustizia: "Questa legislatura è stata segnata soltanto da strappi istituzionali, ma pensare di concluderla con un voto di fiducia che inserisce in un decreto sulle Olimpiadi di Torino una nuova legge sulle droghe è davvero troppo", mentre Giovanni Russo Spena, di Rifondazione, annuncia "una battaglia durissima" contro "una legge assurda". Parole molto forti arrivano anche dal segretario di Rifondazione Comunista, Fausto Bertinotti: "Quello che offende è che per ammiccare alla parte reazionaria dell’elettorato la Casa delle Libertà si permette di inserire in una legge che riguarda le Olimpiadi un provvedimento sulle droghe. Ci vorrebbe una ribellione etico-morale prima che politica su un episodio come questo".
La difesa della legge. La difesa del governo è affidata ancora una volta al ministro Carlo Giovanardi, che parla di nuove norme contro la droga con l’obiettivo di salvarei tossicodipendenti e sgominare le bande di spacciatori: "Siamo partiti dal principio che un giovane tossicodipendente non può essere ammazzato - ha detto il ministro per i Rapporti col Parlamento - dandogli l’eroina fino a quando non muore. Sia ben chiaro che chi compra eroina sostenendo che sta rifornendo tutti gli amici della festa, difficilmente potrà farla franca, questo è spaccio. La nuova legge - conclude l’esponente dell’Udc - pone fine a una situazione di grande incertezza perché a oggi i tribunali hanno troppa discrezionalità nello stabilire se si tratta di spaccio oppure di consumo personale".
Fortemente critici nei confronti del centrosinistra anche i Radicali: "Mentre nell’Unione ci dicono di non parlare di laicità - dice il segretario Daniele Capezzone - Fini e Giovanardi vogliono sbattere in galera i ragazzi per qualche spinello. È emergenza sociale: ma i vertici del centrosinistra cosa dicono?".
COMMENTA
(0 commenti presenti)
- SEGNALA questo BLOG
giovedì 26 gennaio 2006
ore 16:18 (categoria:
"Vita Quotidiana")
Altre donne accusano Padre Fedele Religioso insidiò numerose ragazze
Non c’è solo la suora che ha avuto il coraggio di farlo arrestare. Stando alle testimonianze fin qui raccolte dagli investigatori, Padre Fedele Bisceglia ha molestato quasi tutte le ragazze passate per il suo centro, l’Oasi. E ancora: avances volgari, frasi fuori luogo e parole ai limiti della bestemmia. Poi con le minacce faceva tacere le sue vittime. Intanto il religioso dal carcere si difende: "Sono un martire".
E ancora: "Sono innocente, perdono chi mi accusa", scrive dal carcere padre Fedele Bisceglia su un foglio affidato ai suoi legali. Nel suo memoriale il frate ribadisce di sentirsi tranquillo, di essere vittima di un complotto, di non nutrire rancore verso la sua accusatrice.
Le accuse rivoltegli dagli inquirenti, però, sono gravi e riguardano fatti riscontrati non solo nei racconti puntuali delle donne. Ma anche attraverso le intercettazioni telefoniche, scattate dopo la denuncia della suora. Ecco cosa riferisce una delle tante vittime del frate sentite dagli inquirenti. "Padre Fedele ha insistito perché andassi nella sua stanza. Sono salita al secondo piano - dice la donna - Entrata nella stanza ho visto che Padre Fedele, vestito del solo accappatoio, era sdraiato sul letto. L’accappatoio lo copriva solo parzialmente e in particolare faceva vedere chiaramente i genitali. Mi ha chiesto di fargli un massaggio alla gamba, dicendo che aveva subito un intervento alle vene. Io gli ho chiuso l’accappatoio e ho iniziato a massaggiargli la gamba. Mi ha chiesto di massaggiargli anche la parte alta della gamba fino ai testicoli. Io mi sono rifiutata e allora mi ha chiesto di aiutarlo a fare la doccia. Non gli ho neanche risposto e sono andata via".
Insomma, non ci sarebbe stata soltanto la suora. A puntare il dito sulle morbose attenzioni del frate ci sono tante donne, chiamate dagli investigatori a far faticosamente emergere uno spiraglio di luce su ciò che avveniva all’ombra dell’Oasi. Tutte ammettono il singolare comportamento e le odiose avances del francescano. A raccontare fatti scabrosi c’è anche un’altra donna, una napoletana, sposata e separata, che all’Oasi si era rivolta sperando di poter trovare la forza di ricominciare una vita nuova e precipitando invece all’inferno:"Da subito ha cominciato ad avere con me un atteggiamento poco adatto per un prete come lui, mi guardava insistentemente il seno e mi mandava dei baci da lontano, ma poi questi atteggiamenti si sono ripetuti in maniera sempre più frequente fino a un episodio che mi ha fatto capire chiaramente che non scherzava e che ci voleva provare con me"
Italiane, dunque, ma non solo. Secondo le testimonianze sembra che Padre Fedele ci avesse provato anche con le tante ragazze arrivate dall’est e finite nel centro del religioso con la speranza di non essere stritolate dal racket della prostituzione. E’ il caso di una giovane rumena: "Padre Fedele era senza saio.Mi ha detto che avevo un bel seno e me lo ha toccato appoggiandovi sopra entrambe le mani. Ha aggiunto che ero una bella ragazza, che potevamo diventare amici, che ci potevamo provare. Io mi sono ritratta- e lui ha cominciato a sbottonarsi la camicia invitandomi a non fare la stupida". "Io - gli ho risposto che non volevo avere con lui nessun rapporto sessuale". L’indomani la rumena era la prima in lista tra gli stranieri in uscita dal centro.
Ma non solo racconti di presunte vittime. Ci sono anche le frasi che emergono dalle intercettazioni, chiare e che lasciano poco spazio a dubbi, frammenti di conversazioni a luci rosse, dove il sesso corre rovente sul filo . Come quelle, in particolare, intercorse con una donna di colore: "Dormi nuda o con il pigiama?", "Che pensi delle carezze? Essere accarezzata con le mani ti piace? Io ho delle mani caldissime". E ancora: "Mamma mia, da morire mi piaci tu..." , "Sì, ti voglio ...sì che sei vicino a me, forza ti sto toccando tutta". "Sì, forza, che ti faccio impazzire, forza". "Non sono un diavolo. Sono un uomo. Grida, grida amore mio, forza grida, dimmi che mi vuoi".
Ma nonostante tutto, al primo interrogatorio, padre Fedele ha respinto ogni accusa: "E’ un complotto".
COMMENTA
(0 commenti presenti)
- SEGNALA questo BLOG
giovedì 26 gennaio 2006
ore 15:19 (categoria:
"Vita Quotidiana")
Operai con gru, scavatrici e camion tappezzati di bandiere cubane, hanno cominciato la costruzione di un muro a ridosso della cosiddetta Tribuna antimperialista, sul Malecon dell’Avana, situata a pochi metri dalla Sezione interessi Usa (Sina). Fidel Castro già nei giorni scorsi ha radunato oltre un milione e mezzo di persone per protestare contro l’iniziativa di Michael Parmly, rappresentante americano a Cuba, di far scorrere sul pannello luminoso installato al quinto piano dell’edificio diplomatico Usa frasi sui diritti umani, di Luther King e di critiche al governo cubano. E’ la cosiddetta "guerra dei cartelli" che ha preso avvio nel 2004, quando il predecessore di Parmly, James Cason ha collocato sulla facciata dell’edificio della Sina un pannello con il numero ’75’, per ricordare il numero dei dissidenti cubani in carcere dall’anno prima
COMMENTA
(0 commenti presenti)
- SEGNALA questo BLOG
giovedì 26 gennaio 2006
ore 14:41 (categoria:
"Vita Quotidiana")
COMMENTA
(0 commenti presenti)
- SEGNALA questo BLOG
> > > MESSAGGI PRECEDENTI
|
|
MAGGIO 2026
<--Prec.
Succ.--> |
| Do |
Lu |
Ma |
Me |
Gi |
Ve |
Sa |
| |
|
|
|
|
1
|
2
|
|
3
|
4
|
5
|
6
|
7
|
8
|
9
|
|
10
|
11
|
12
|
13
|
14
|
15
|
16
|
|
17
|
18
|
19
|
20
|
21
|
22
|
23
|
|
24
|
25
|
26
|
27
|
28
|
29
|
30
|
|
31
|

|