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Chi son? Sono un poeta. Che cosa faccio? Scrivo. E come vivo? Vivo. In povertà mia lieta scialo da gran signore rime ed inni d’amore. Per sogni, per chimere e per castelli in aria l’anima ho milionaria. Talor dal mio forziere ruban tutti i gioielli due ladri: gli occhi belli. V’entrar con voi pur ora ed i miei sogni usati e i bei sogni miei tosto son dileguati. Ma il furto non m’accora, poiché vi ha preso stanza la dolce speranza!
Or che mi conoscete, parlate voi. Chi siete? Via piaccia dir?

Scrivo un diario inutile. senza note, senza parole, senza frasi. Solo pagine vuote, bianche. Riempite dalla fluttuazione del nulla quotidiano. (Alessandro Sebastiano Morandi)
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sabato 10 novembre 2007
ore 22:08 (categoria:
"Vita Quotidiana")
Sempre più teenager in cura nei Sert In aumento il consumo di cocaina
ROMA - Aumenta, nel nostro Paese, la percentuale di teenager in cura nei servizi pubblici per le tossicodipendenze. E la prima volta che si registra un dato del genere: secondo la "Rilevazione attività nel settore delle tossicodipendenze - Anno 2006", appena pubblicata sul sito del ministero della Salute, dei 171.353 tossicodipendenti in cura nei 544 Sert presenti sul territorio italiano, lo 0,2 per cento ha unetà inferiore ai quindici anni. Vale a dire, circa 327 ragazzini.
Larco di tempo considerato va dal 1991 al 2006. Quindici anni fa i minori di quindici anni ricoverati erano appena ottantasette, con una percentuale costante sul totale pari allo 0,1 per cento. Lo scorso anno laumento allo 0,2.
Allinterno di un quadro non certo confortante, arriva comunque anche una buona notizia. Secondo la rilevazione, nel tempo, si osserva un progressivo invecchiamento dei pazienti. La percentuale di età compresa tra i 20 e i 24 è diminuita (28,6 per cento nel 1991, 11 nel 2006) e quella dei maggiori di 39 anni è regolarmente aumentata (2,8 per cento nel 1991, 27,5 nel 2006).
Per quanto riguarda le sostanze assunte, i dati testimoniano una situazione ambivalente. Da una parte, infatti, si registra un aumento del consumo di cocaina rispetto a quello di eroina. Dallaltra, però, il 71,3 per cento dei pazienti del 2006 fa ricorso al Sert per disintossicarsi dalleroina. E questo significa che i cocainomani sono meno inclini a mettere fine alla propria dipendenza. Luso primario di cannabinoidi e cocaina riguarda, rispettivamente il 9,6 per cento e il 14 per cento dei soggetti in cura.
Analizzando il trend si nota infatti una diminuzione del ricorso alleroina (90,1 per cento nel 1991, 85,6 nel 1998, 71,3 nel 2006) e un aumento, a partire dal 1995 (evidente in particolare negli anni 2000) del consumo di cocaina (1,3 per cento nel 1991, 14 nel 2006). La percentuale di chi fa uso di cannabinoidi, finora sempre in aumento, negli anni più recenti sembra essersi stabilizzata intorno al 10 per cento.
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sabato 10 novembre 2007
ore 10:00 (categoria:
"Vita Quotidiana")
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giovedì 8 novembre 2007
ore 14:14 (categoria:
"Vita Quotidiana")
Gb, si dimette sottosegretario alla Difesa "Voglio diventare pilota e vincere a Le Mans"
LONDRA - La corsa alla politica non gli interessa più, e lascia la poltrona di sottosegretario alla Difesa per dedicarsi a quella che è stata la sua passione di sempre: lautomobilismo agonistico. Un sogno che spera di avverare partecipando alla 24 ore di Le Mans. E vincendola. Il protagonista è Lord Paul Drayson, un componente della squadra del premier britannico Gordon Brown. Ha dato le dimissioni dal governo di Londra perché vuole diventare un pilota di automobilismo e correre a Le Mans.
Brown, riconoscendo nel sottosegretario "il consueto coraggio e immaginazione", ha accettato le dimissioni, gli ha fatto gli auguri, e lo ha sostituito con Lady Anne Taylor.
Drayson, 47 anni, che ha un seggio alla camera dei Lord, una fortuna accumulata grazie alle biotecnologie e ci vede poco da un occhio, ha scritto al premier che lobiettivo della sua vita adesso è vincere la 24 ore, e non più acquistare armi e mezzi per le forze armate britanniche, che era la sua delega ministeriale.
Ma anche in questi mesi di governo, appena poteva Lord Drayson andava a correre a 300 allora a Silverstone o a Brands Hatch con la sua Aston Martin Dbrs9. "Un numero di circostanze particolari si sono presentate di fronte a me, con la possibilità di portare la mia passione per le corse al livello superiore, unoccasione unica nella vita" ha scritto. "Ho la possibilità di correre alle gare della American Le Mans (12 gare tra Salt Lake City e Detroit negli Usa), un passo fondamentale verso il mio sogno di partecipare e vincere la 24 ore di Le Mans. Sfortunatamente il mio sviluppo come pilota non può essere conciliato con gli impegni di governo".
Drayson è diventato ricco - si calcola abbia guadagnato 120 milioni di euro - grazie a un rivoluzionario sistema che permette di iniettare farmaci senza lago. E stato nominato Lord da Tony Blair nel 2004, dopo aver donato circa 750.000 euro al partito laburista.
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giovedì 8 novembre 2007
ore 12:24 (categoria:
"Vita Quotidiana")
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mercoledì 7 novembre 2007
ore 21:32 (categoria:
"Vita Quotidiana")
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mercoledì 7 novembre 2007
ore 12:11 (categoria:
"Vita Quotidiana")
Hollywood, sciopero degli sceneggiatori, sospesi i programmi di satira politica in tv
LOS ANGELES - La protesta è appena cominciata e gli effetti già si vedono nella normale programmazione televisiva. Gli spettatori del David Letterman Late Show e del Tonight Show di Jay Leno, in onda rispettivamente sui canali Cbs e Nbc, e degli altri spettacoli serali quotidiani, sono infatti stati i primi a risentire dello sciopero degli sceneggiatori cominciato ieri a Hollywood, dopo il fallimento delle trattative tra la Writers Guild, il sindacato degli scrittori, e lAlliance of Motion Pictures and Television Producers (Amptp) che rappresenta le case di produzione.
Se il cinema non è a rischio, perché le sceneggiature delle grandi produzioni hanno tempi di lungo periodo, la televisione rischia invece il tracollo in tempi brevi. Perché la satira politica quotidiana vive delle battute prodotte giorno per giorno da squadra di quindici, venti sceneggiatori a trasmissione. Ecco perché al posto degli show serali di attualità sono andate in onda delle repliche. Stessa sorte toccherà al Saturday Night Live (Nbc) che intanto ha affrontato i primi momenti di crisi ospitando un politico: Barack Obama, candidato alla corsa per la nomination democratica alla Casa Bianca, con satirica, divertita disponibilità ha accettato di interpretare se stesso. E gli ascolti hanno premiato la scelta.
Se da un lato lo sciopero era stato ampiamente annunciato, dallaltro non era mai stato davvero preso sul serio. I rappresentanti delle maggiori compagnie cinematografiche erano convinti che la montagna di proteste allestite dagli sceneggiatori da fine ottobre per il rinnovo del loro contratto avrebbe alla fine prodotto un topolino, che unintesa sarebbe stata trovata. Invece gli sceneggiatori delle principali major, quelli che scrivono non tanto i grandi film di Hollywood, quanto i testi di soap-opera, show serali e intrattenimento vario, questa volta sono andati fino in fondo e dopo ventanni dalla loro ultima volta sono entrati in sciopero. Mettendo in ginocchio la satira politica americana e non solo.
Tutte le sedi dei principali studi cinematografici e televisivi sono presidiati dai manifestanti. Jay Leno ha sostenuto i suoi autori: "Sono dalla loro parte - ha detto il comico - questo sciopero non è capito da chi crede che questa gente guadagni un sacco di soldi, in realtà non è così". Leno si è intrattenuto con i dimostranti davanti agli studi della Cbs portando loro un vassoio di ciambelle. "Nessuno di noi voleva arrivare a questo" ha detto John Medeiros, una delle menti dietro le battute del talk show. "Ci hanno portato a questo punto, e combattiamo per il futuro di tutti gli scrittori".
Anche Jon Stewart, conduttore di uno show di satira politica che strizza locchio a sinistra, ha dimostrato la sua solidarietà con gli sceneggiatori in sciopero, dichiarando che continuerà a pagare per due settimane di tasca sua lo stipendio ai manifestanti che usualmente scrivono le sue battute. Stewart, che conduce il Daily Show del canale via cavo Comedy Central, si è impegnato a far lo stesso per gli sceneggiatori del Colbert Report, lo show gemello di Stephen Colbert (un finto talk show di destra) in onda sullo stesso canale subito dopo il suo.
Marc Cherry, creatore e produttore di Desperate Housewives, ha spiegato i problemi cui andrebbero incontro gli appassionati della sua serie televisiva. "Abbiamo finito di girare il decimo episodio" ha detto mentre protestava, cartello alla mano, insieme agli altri autori. "Arrivati a metà dicembre, gli spettatori si troveranno davanti alla morte di un personaggio, non capiranno chi è e dovranno aspettare chissà quanto per avere la risposta, nellepisodio successivo".
Tra le serie che hanno già chiuso i battenti, non per la mancanza dei copioni ma dei revisori pronti a correggere una battuta che non funziona, cè anche Two and a half men, che ha come protagonista Charlie Sheen, mentre sul set della commedia della Nbc The Office si è continuato a lavorare, ma senza la presenza di Steve Carell, dalla parte degli autori.
Lo sciopero del 1988, durato 22 settimane, aveva causato danni economici stimati in circa 500 milioni di dollari, ma aveva anche interrotto la routine degli spettatori: "Un sacco di gente ha smesso di guardare la televisione - ha commentato James L. Brooks, produttore esecutivo dei Simpson - e alcuni non sono tornati".
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martedì 6 novembre 2007
ore 10:22 (categoria:
"Vita Quotidiana")
Sulla carta o in tv era "il cronista" Contro di lui l’antigiornalismo di MICHELE SERRA
Enzo Biagi era un cronista. Lo ripeteva sempre e pareva il vezzo di un giornalista famoso, popolarissimo, pluridirettore, che si rifugiava dietro un abito professionale ordinario. Ma non era un vezzo, era la sostanza viva del suo mestiere. Testimoniata da uno stile tutt’altro che letterario, scarno, efficace, che gli impedì (per sua fortuna) di diventare mai un opinionista o un elzevirista come ce ne sono tanti.
Anche i suoi commenti e le sue rubriche erano fatti di spunti di cronaca, di memorie personali, un montaggio "dal vivo" che raramente assumeva la forma tradizionale dell’editoriale in punta di penna. Era capace di lavorare solo sui materiali empirici, toccati con mano. La sua esperienza, i suoi incontri, i suoi appunti. Un giornalismo "di strada", anti-intellettuale, direttamente indirizzato alla sostanza delle vicende umane, al senso comune, a una "normalità" così rara nel mondo barocco dei media, che riusciva a toccare le corde del pubblico popolare e che gli aprì le porte di un clamoroso successo televisivo.
Il titolo del suo programma di maggiore impatto e di maggiore ascolto non per caso fu "Il fatto", una sorta di rivendicazione asciutta della materia prima del giornalismo. Usava la televisione come un foglio di carta, ovviamente conoscendone la potenza centuplicata, ma ignorandone ostentatamente tutto l’armamentario di effetti, il linguaggio pletorico e/o aggressivo, la rumorosità e la lucentezza eccessiva. In video era quasi monastico, una scrivania e poche parole, e quella mezza figura inquadrata - il famoso "mezzobusto" di Saviane - trovò attraverso l’understatement di Biagi una sorta di fantastico riscatto. Come se il tono basso, l’abito grigio, l’espressione pacata, servissero soprattutto a scardinare la presunzione televisiva e ridare centralità assoluta alla parola, alle facce e alle persone.
Nei primi anni Novanta, quando lui era uno dei primi tre giornalisti italiani (gli altri erano Bocca e Montanelli) e io poco più che un pivello, mi chiese se poteva venire nella redazione di "Cuore" per intervistarmi a proposito della satira. Si presentò con un impermeabile chiaro e una borsa di cuoio, tirò fuori penna e taccuino e cominciò a farmi domande. Poca conversazione informale, pochi convenevoli, quella era un’intervista e dunque una situazione professionale. Quello era mestiere. Rimasi sbalordito dallo spettacolo del vecchio gigante che appuntava diligentemente sul taccuino le parole di un ragazzo. Capii che Enzo Biagi era davvero un cronista, che quello voleva essere ed era sempre stato.
L’ostracismo da lui patito negli ultimi anni non è stato dunque rivolto contro una posizione culturale o politica. E’ stato rivolto contro il giornalismo, che lui personificava come pochi altri.
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lunedì 5 novembre 2007
ore 10:05 (categoria:
"Vita Quotidiana")
Morto nella notte Massimo Consoli, padre del movimento gay in Italia
ROMA - E morto nella notte nella sua abitazione di Frattocchie, ai Castelli romani, il giornalista e scrittore Massimo Consoli, tra i fondatori del movimento gay italiano. Romano, 61 anni, è stato da sempre impegnato nella battaglia per i diritti civili delle persone e delle coppie omosessuali. A dare notizia della sua morte, giunta dopo una lunga malattia, sono state le organizzazioni della comunità omosessuale e glbt (gay, lesbico, bisessuale, transgender) romana.
Protagonista della maggiori battaglie condotte dal movimento gay in Italia, nellautobiografia Andata e ritorno Consoli racconta quelli che sono stati i più grandi desideri della sua vita: la legittimazione del proprio archivio internazionale di storia e pubblicistica gay da parte dello Stato italiano e ladozione del giovane poco più che ventenne Lorenzo: obiettivi centrati entrambi.
Amico di artisti e letterati come Dario Bellezza, Pier Paolo Pasolini, Sandro Penna, Alberto Moravia e Mario Mieli, fu definito "papa degli omosessuali" dallantropologo francese Alain Danielou. Autore di una quarantina di volumi (Homocaust, Ecce Homo, Affetti speciali i più famosi), nel corso della sua pluridecennale attività ha riscoperto o valorizzato, attraverso traduzioni e studi, personaggi poi definiti "padri fondatori" del movimento di liberazione omosessuale e raccolto un archivio internazionale sullomosessualità, oggi custodito presso lArchivio di Stato italiano a Roma.
Fiero della sua romanità, era nato il 12 dicembre 1945 e ha vissuto a lungo nel quartiere romano di Monteverde, con lo stesso affetto si era legato alla sua residenza di Frattocchie, nel Comune di Marino dove ha abitato fino alla fine e dove, negli ultimi anni, ha vissuto le gioie più grandi della propria vita: ladozione del giovane Lorenzo, al quale ha dato il cognome, e la nascita dei due nipotini, figli di Lorenzo e Milika.
"La morte di Massimo Consoli - dichiara il sindaco di Marino, Adriano Palozzi - è una perdita grave per lintera città di Marino. Conosciuto e amato per il suo forte impegno sociale, Massimo non si è mai sottratto dal dialogare con tutti, soprattutto nella comunità di Frattocchie dove risiedeva da oltre ventanni. Restano, inoltre, come esempio e testimonianza di una vita luminosa le amicizie e le collaborazioni di Consoli in ambito letterario, in particolar modo quella col suo storico sodale Dario Bellezza. E merito di Massimo se la nostra città è stata la prima in Italia ad avere una via, nella circoscrizione di Frattocchie, intitolata alla memoria del grande poeta romano erede di Pasolini".
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mercoledì 31 ottobre 2007
ore 10:32 (categoria:
"Vita Quotidiana")
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mercoledì 31 ottobre 2007
ore 09:28 (categoria:
"Vita Quotidiana")
Palermo, psichiatra denuncia pedofilo in cura "Ha abusato delle quattro nipotine" di ALESSANDRA ZINITI
PALERMO - Alla più piccola toglieva persino il pannolino. Le ha toccate, si è spogliato davanti a loro. Poi un giorno ha preso carta e penna e ha scritto una sorta di confessione al suo psichiatra, quasi chiedendo aiuto. Di avere usato violenza alle sue nipotine, quattro bambine dai tre agli otto anni, era perfettamente cosciente, probabilmente anche turbato; ma al medico che lo aveva in cura ha anche candidamente confessato di non riuscire proprio a dominare quegli impulsi che lo prendevano ogni volta che si trovava in casa con le piccole. E così lo psichiatra ha deciso di sacrificare il segreto professionale davanti allincolumità delle quattro bambine ed è andato a denunciare il suo paziente.
Così è scattata lindagine che ieri ha portato agli arresti in una casa di cura un giovane pedofilo, un ragazzo di appena 23 anni con problemi psichici. La sua confessione prima e il drammatico racconto delle quattro bambine poi hanno indotto il pm Rita Fulantelli e il giudice Silvana Saguto ad adottare un provvedimento che allontanasse il giovane pedofilo dallambiente familiare e soprattutto che mettesse al sicuro le piccole da ulteriori violenze.
E un caso che sembra destinato a far discutere, per linedito squarcio che apre sulla deontologia professionale di un medico rispetto ad un paziente, quello sul quale ha deciso di intervenire il presidente della Società italiana di psichiatria, Carmine Munizza, per puntualizzare che ci sono casi eccezionali che possono dispensare il medico dal segreto professionale.
"Quando ci si trova dinanzi ad un paziente che confessa dei reati, come la pedofilia - spiega Munizza - latteggiamento dello psichiatra è quello di tentare di convincere il soggetto ad ammettere il reato commesso, offrendosi magari come tramite per denunciare il reato stesso. Quando ciò non è possibile, allora la valutazione resta quella, personale, del professionista. Si tratta cioè di valutare se la confessione del paziente rappresenta o configura una situazione di pericolo immediato o molto probabile per soggetti terzi; in questultimo caso, lo psichiatra può valutare e decidere di segnalare il caso, fermo restando che si assume la responsabilità del proprio atto, che andrà giustificato".
Ed è quello che è successo a Palermo, dove lo psichiatra che aveva in cura da alcuni mesi il giovane pedofilo ha temuto che potesse ripetersi, e con un certa frequenza, quanto successo il 26 dicembre dellanno scorso quando, mentre la famiglia era riunita a tavola per le festività natalizie, il ragazzo aveva molestato la più piccola delle sue nipotine, una bimba di soli tre anni, che era corsa in lacrime a rifugiarsi dalla madre. Lui, spaventato dalla possibile reazione dei familiari, si era chiuso in bagno per tutta la giornata. Nessuno, in casa, aveva capito che il giovane molestava le nipotine, agli strani comportamenti di quel ragazzo con seri problemi psichici alle spalle erano abituati.
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