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Chi son? Sono un poeta.
Che cosa faccio? Scrivo.
E come vivo? Vivo.
In povertà mia lieta
scialo da gran signore
rime ed inni d’amore.
Per sogni, per chimere
e per castelli in aria
l’anima ho milionaria.
Talor dal mio forziere
ruban tutti i gioielli
due ladri: gli occhi belli.
V’entrar con voi pur ora
ed i miei sogni usati
e i bei sogni miei
tosto son dileguati.
Ma il furto non m’accora,
poiché vi ha preso stanza
la dolce speranza!

Or che mi conoscete,
parlate voi. Chi siete?
Via piaccia dir?



Scrivo un diario inutile.
senza note, senza parole, senza frasi.
Solo pagine vuote, bianche.
Riempite dalla fluttuazione del nulla quotidiano.
(Alessandro Sebastiano Morandi) ”

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giovedì 8 maggio 2008
ore 10:11
(categoria: "Vita Quotidiana")





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giovedì 24 aprile 2008
ore 13:48
(categoria: "Vita Quotidiana")



«Quel prof fa atti osceni», caos al liceo
Genova, denuncia di un’allieva. Il preside: non riusciamo a mandarlo via. Il docente si difende: è una vendetta
Di Grazia Maria Mottola

GENOVA — Cestini in testa, saluto romano, rientrare in classe gattoni. E ora anche una masturbazione in un’aula vuota. Queste le accuse contro un professore di fisica e matematica di un liceo classico-scientifico di Genova. Nonostante siano state aperte due inchieste, una della Procura, l’altra del Provveditorato, Massimo Costantini, 62 anni, da circa venti all’istituto Martin Luther King, continua a insegnare, non colpito da alcun provvedimento. Situazione sconcertante per il preside dell’istituto, Renato Delle Piane: «Vogliamo mandarlo via, ma non ci riusciamo. Lo avevamo già segnalato per problemi didattici, ma il Provveditorato non ha mai mandato ispettori». Nega tutto e si difende, il prof Costantini: «Ero in un’aula deserta per mangiare un panino in pace, altro che atti osceni». L’incubo inizia tre settimane fa: una studentessa lo avrebbe colto mentre si masturbava. Aveva dimenticato la sciarpa e, tornata indietro, si sarebbe trovata di fronte «agli atti osceni». Corsa via scandalizzata, si è sfogata con un bidello, poi con il preside, infine le sue parole sono state verbalizzate da un funzionario di polizia.

«Una calunnia pazzesca. Una vendetta perché lo scorso anno le ho dato il debito in fisica », ha spiegato Costantini all’ispettore che sta indagando sul caso. Un’indagine appena cominciata: «L’ispettore sta raccogliendo testimonianze tra gli studenti per accertare quanto è stato segnalato — spiega il provveditore Rosaria Pagano —. Sappiamo che la vicenda denunciata dalla studentessa non ha testimoni, quindi prevediamo che sarà la magistratura ad andare avanti. Ma ci sono altri aspetti da appurare ». Sotto la lente alcuni comportamenti «anomali» del professore, «stravaganze» didattiche messe nero su bianco, non più leggenda sulla bocca degli allievi: cestini presi a calci, studenti obbligati a metterci la testa dentro, saluti romani, qualcuno parla anche di parolacce. «È un bel personaggio il Costa — raccontano i più calmi, fuori dalla scuola —, fa il duro, con lui è impossibile parlare». Altri, invece, non hanno mezzi termini: «Due compagni sono stati costretti a entrare in classe carponi, mentre lui faceva il verso del maiale».

E poi ci sono i «voti bassi senza ragione», «le urla», «il non capire niente quando spiega»: nulla in confronto alla storia denunciata, ma quanto basta per allertare il Provveditorato. Che però nega di essere intervenuto in ritardo: «Le ispezioni non sono partite perché non avevamo ispettori disponibili subito». Ora le segnalazioni sono andate oltre. E le famiglie sono sul piede di guerra. Prima fra tutte quella della studentessa che «denunciante», che, però, non si sbilancia: «Abbiamo fiducia nelle istituzioni». Intanto al liceo non si parla d’altro, nonostante il timore di ripercussioni: «Ci hanno detto di non commentare, ma non è giusto — si sfoga una ragazza —. Questa storia è solo la punta dell’iceberg: la verità è che Costantini pretende rispetto ma non sa darlo». E mentre nei blog «il Costa» è diventato «il maniaco», in Provveditorato si attende la relazione definitiva dell’ispettore che potrebbe preludere a un provvedimento di sospensione. Per il momento il prof mantiene le sue classi. Ma c’è anche chi non si lamenta: «Adesso è un agnellino, solo voti alti e parole dolci».


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mercoledì 23 aprile 2008
ore 14:43
(categoria: "Vita Quotidiana")



INSEGNANTE ASSISTE A GARA SCOLARI A CHI L’HA PIU’ LUNGO

Una insegnante donna di 40 anni e 5 minori sono stati denunciati per reati sessuali, nel napoletano. Il fatto e’ accaduto in una scuola media di Sant’Antimo, la ’Giovanni XIII’ di via Piave. I cinque ragazzini, tre di 12 anni e due di 13 si erano appartati in un’aula con l’insegnante con il pretesto di discutere di una gita scolastica; in realta’, secondo quanto appurato dagli agenti del commissariato di polizia di Fratta Maggiore, era in corso una gara per chi aveva l’organo sessuale piu’ lungo. Il caso e’ stato scoperto grazie ad una denuncia anonima.

(da Repubblica.it)


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mercoledì 23 aprile 2008
ore 12:33
(categoria: "Vita Quotidiana")



L’esercito dei «poveri della lavagna»
Conta ottantamila disoccupati provenienti dalla Ssis,
di cui quasi 12mila iscritti al biennio 2007-2009
di Ambra Craighero

MILANO – Avrebbe dovuto essere il nuovo canale di reclutamento per gli insegnanti, capace di far superare una volta per tutte la vecchia logica dei concorsoni. E invece la Ssis, impronunciabile acronimo che indica la Scuola di specializzazione per l’insegnamento secondario, non è stata all’altezza delle aspettative. Di chi siano le colpe è difficile da stabilire. Ma i numeri non lasciano spazio a dubbi. Secondo un’elaborazione della Associazione nazionale presidi (Anp), basata su fonti ministeriali, nell’anno scolastico 2005-2006 meno di tre docenti su cento usciti da questi istituti poi finiscono effettivamente in cattedra. Su 34.777 docenti immessi in ruolo, in particolare, solo 985 provenivano dalla Scuola di specializzazione. Si tratta di un esiguo 2,83% di un pattuglione che dal 1999 a oggi conta ben 90mila aspiranti disoccupati, che si aggiungono al carrozzone dei precari storici.

LA DENUNCIA – «Noi abbiamo sempre denunciato questa diseconomia di sistema – dice Giorgio Rembado, presidente dell’Anp – perché si utilizzano delle risorse e delle competenze altamente qualificate per arrivare a specializzare degli insegnanti che poi non vengono utilizzati nella fase di reclutamento».

LA SSIS – La Ssis è nata nel 1990 in risposta agli accordi europei stipulati a Lisbona come evoluzione della formazione della professione docente in Europa. Per frequentarla in Italia occorre sostenere un test di ammissione, che consiste nel superamento delle prove formulate in base alle classi di concorso per cui si vuole ottenere l’abilitazione. I test della prova di ingresso alle Ssis vertono sui programmi ministeriali dell’ultimo concorso a cattedre, che risale al 1999. La durata della scuola di specializzazione per l’insegnamento è di due anni; i corsi prevedono un monte di 1.200 ore, di cui 400 di tirocinio presso un «insegnante accogliente» all’interno di una scuola. Poi nel suddetto biennio si devono sostenere 35 esami. Il costo per frequentare la Ssis è di 5mila euro.

IN FRANCIA SI CHIAMA CAPES - «In Europa è diverso - sottolinea Marcello Pacifico, presidente dell’Anief, l’Associazione nazionale insegnanti ed educatori di formazione -. In Francia, per esempio, la Ssis si chiama Capes e l’accesso garantisce dopo un duro periodo di tirocinio, il diretto passaggio al ruolo dell’insegnante, ponendo fine al problema del precariato. In Italia, invece, la Ssis non riesce a legare il reclutamento alla formazione per logiche politico-sindadali, impedendo di fatto un percorso logico».

ONDATA DI PRECARI: 12MILA – Ad oggi la «guerra dei poveri della lavagna» conta 80mila disoccupati provenienti dalla Ssis, di cui quasi 12mila iscritti al biennio 2007-2009: sono attualmente sui banchi e stanno frequentando il IX ciclo. Ma proprio loro rischiano di veder vanificati i loro sforzi perché potrebbero non essere inseriti nelle graduatorie. Queste ultime, infatti, sono state chiuse con l’ultima Finanziaria e trasformate in graduatorie «ad esaurimento». E proprio questo negherebbe l’accesso agli studenti che ancora devono sostenere l’esame di stato finale. Il condizionale è d’obbligo perché da più parti si era ipotizzato un provvedimento ad hoc per cercare di risolvere la loro situazione facendoli uscire da questa sorta di limbo legislativo. Ma ad oggi nessuna soluzione è ancora stata individuata.

«BISOGNEREBBE SCRIVERE UN ROMANZO» - «In effetti, non sappiamo se i 12mila sissini che stanno frequentando i corsi in tutta Italia verranno iscritti nelle prossime graduatorie – ci racconta Giovanni Gobber, direttore della Ssis della Cattolica a Milano –. Nella sola Lombardia si contano 1.800 frequentanti, di cui 450 sono iscritti proprio qui da noi. Il problema in Italia è che manca la cultura del reclutamento e si vuole salvare tutti per non scontentare nessuno. Al riguardo bisognerebbe scrivere un romanzo e quest’ultimo congelamento legislativo dei 12mila frequentanti è dovuto al fatto che manca una pianificazione seria. La maggior parte degli iscritti la mattina insegna, in forma precaria, in qualche scuola e al pomeriggio svolge una parte dello stage previsto dal corso per imparare a insegnare».

«UNA TRUFFA DA 5MILA EURO» - Dalla collaborazione tra le università e la scuola, si formano gli insegnanti, questi, spesso sono giovani e neolaureati. «È una truffa da 5mila euro biennali – chiosa Pacifico – perché non si possono formare insegnanti specializzati per poi lasciarli disoccupati».


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lunedì 21 aprile 2008
ore 13:59
(categoria: "Vita Quotidiana")





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lunedì 14 aprile 2008
ore 12:52
(categoria: "Vita Quotidiana")



Dispetto alla Montalcini al seggio
"Faccia la fila come gli altri"
di FRANCESCO BEI

ROMA - Qui non c’entrano le cinque lauree, il premio Nobel per la medicina, le mille pubblicazioni e nemmeno il laticlavio a vita. Forse è semplicemente un fatto di educazione, quando da bambino ti insegnano a cedere il posto a chi è più anziano. Se poi l’anziano ha quasi 99 anni (tra 9 giorni) e non ci vede nemmeno bene, il fatto che si chiami Rita Levi Montalcini diventa evidentemente secondario. Eppure tutto ciò non è bastato a evitare alla senatrice a vita di dover attendere in piedi mezz’ora prima votare, per colpa della maleducazione di quattro elettori che si sono rifiutati di farla passare avanti.

La scena si è svolta ieri poco prima di mezzogiorno a via Reggio Calabria, al seggio istituito presso la scuola "Falcone e Borsellino", vicino a piazza Bologna, quartiere medio-borghese della Capitale. La Montalcini si è presentata a braccetto di un accompagnatore il quale, vista la lunga fila, ha chiesto alle persone in coda la cortesia di far votare prima la signora. Senza presentare credenziali, solo un gesto di educazione verso un’anziana ipovedente. La risposta poteva essere scontata e invece no.

"Faccia la fila come gli altri", ha risposto un cinquantenne. E così un’altra signora: "Non esiste, anch’io ho fretta di votare". E poi un altro e un’altra ancora: "Non vedo proprio il motivo". Allertato dagli scrutatori, a quel punto è intervenuto il presidente di seggio: "Senatrice, se vuole la facciamo passare avanti". Una gentilezza quasi scontata, che si concede normalmente alle donne in gravidanza, ai disabili, agli anziani. A quel punto però è stato il carattere della Montalcini a prendere il sopravvento: "Grazie presidente, preferisco restare in fila come gli altri. Pazienza". Una scrutatrice le ha quindi offerto una seggiola: "Almeno si sieda, prego". Ma la senatrice ha rifiutato anche quella: "No, grazie davvero. Preferisco restare in piedi".

La rivincita contro quei pochi maleducati Montalcini se l’è presa poco dopo, al momento di uscire dal seggio. Tutti i ragazzi della sezione elettorale le si sono fatti intorno, davanti agli elettori ancora in fila, per chiederle l’autografo. "Vada avanti così". "Coraggio".
L’episodio, in sé banale, potrebbe testimoniare al massimo dell’inciviltà dei tempi in cui viviamo, che ognuno può sperimentare salendo su un autobus o facendo una fila a uno sportello. Se non fosse che Rita Levi Montalcini è stato il bersaglio in questi due anni di una violenta campagna di discredito portata avanti con insistenza da alcuni esponenti politici del centrodestra e da alcuni quotidiani d’area.

I ragazzi della Destra si distinsero in ferocia: "Diamole un incarico al Ghetto", "di profilo è pure più odiosa", erano le cose che si potevano leggere sul loro blog. Fino alla proposta di consegnarle un paio di stampelle, "tanto l’indirizzo lo conosciamo, vogliamo dargliele personalmente". Diceva il loro capo, Fabio Sabbatani Schiuma: "Loro, i senatori a vita, sono le stampelle di questo governo sì o no? E poi se son vecchi se ne stessero a casa".

La Lega del resto non fu da meno, fino ad arrivare alla proposta di eliminare gli stanziamenti per la fondazione scientifica della senatrice. Non ci si stupisca se poi qualcuno non dà la precedenza a una signora centenaria, è già tanto che non le abbiano fatto lo sgambetto.


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mercoledì 9 aprile 2008
ore 13:15
(categoria: "Vita Quotidiana")



Setta in una grotta da cinque mesi
"Il mondo finirà". Morte due donne
di BRUNO PERSANO

ROMA - Da cinque mesi sono chiusi in una grotta a Penza nella Russia centrale, qualche centinaio di chilometri da Mosca. Attendono la fine del mondo prevista per il 27 aprile, giorno della Pasqua ortodossa. Sono barricati in un cunicolo freddo e buio insieme ai loro figli, indottrinati da un santone che si fa chiamare svjatoj Pjotr, nuovo san Pietro. E che ha scelto di restare in superficie.

Erano in 29 all’inizio dell’avventura, poi un gruppetto è riemerso terrorizzato, più che dalla fine del mondo, dalle frane che sono seguite all’inizio del disgelo. Ieri uno dei membri della setta millenaristica che ha preferito uscire dal rifugio, ha riferito che due donne sono morte durante il ritiro. "Tamara è morta di cancro; l’altra fedele, una donna bielorussa, è crollata durante il digiuno. Le abbiamo sepolte nella grotta".

Nel rifugio restano in undici: alcuni di questi sono bambini. A farli uscire non è riuscito neppure il loro leader, Pjotr Kuznestov, che nella grotta non ha mai messo piede. Accusato di propaganda dell’odio religioso, da qualche settimana è rinchiuso in un ospedale psichiatrico per un trattamento medico dopo che ha tentato il suicidio sbattendo la testa contro un ceppo di legno. Sembra che soffra di schizofrenia e, in passato, ha dormito quattro mesi in una bara. La Polizia lo ha accompagnato all’imboccatura del rifugio ma dall’interno, i suoi seguaci hanno risposto esplodendo colpi di pistola contro gli agenti.

"Minacciano un suicidio di massa", spiega un funzionario governativo. "Dicono che si daranno fuoco con il cherosene che si sono portati in grotta per alimentare le stufe. Preferiamo non intervenire con un blitz". Il ricordo corre a quell’aprile del ’93 quando carri armati federali invasero la fattoria di un santone nel Texas, a Waco, dove si erano raccolti un centinaio di accoliti della setta Davidiana Avventista. Furono sparate bombe lacrimogene e un serbatoio di gas prese fuoco. Morirono arsi vivi 78 fedeli tra cui 18 bambini.

La Chiesa ortodossa ha preso le distanze dalla setta millenaristica. Il Patriarca di Mosca Alessio II ha inviato un messaggio ai seguaci di svjatoj Pjotr perché la smettano di "credere agli pseudopredicatori che spaventano annunciando la fine del mondo". Il "numero due" del Patriarcato, il metropolita Kirill di Smolensk fa risalire le istituzioni delle sette in Russia alla mancanza di cultura religiosa dopo decenni di ateismo: "Il tema religioso viene strumentalizzato. Qualcuno lo utilizza per fini privati, per neutralizzare le proprie fobie malsane. La setta di Penza - ha detto il metropolita - è l’esempio lampante di ciò che può accadere in un Paese e in una società se sono private dell’istruzione religiosa".

Pjotr Kuznestov, il nuovo san Pietro, è un architetto di 43 anni che proviene dalla Bielorussia. Si è trasferito nel villaggio vicino alla grotta, non più di due anni fa ma subito è riuscito a crearsi un gruppo di accoliti che crede fermamente nelle sue profezie. Per i seguaci della "Vera chiesa ortodossa russa", ogni comodità - il denaro, la tv, le auto e persino il codice a barre sui prodotti - sono opere del demonio. Ai bambini è vietato andare a scuola. Vivono da novembre nella grotta vicino alla chiesa che utilizzavano per radunarsi e ascoltare le parole del loro santone. Nel rifugio si sono trascinati stufe, coperte, candele e cibo. Alcuni sfiatatoi consentono il ricambio dell’aria. La temperatura esterna è ancora rigida ma all’interno della grotta sembra ci siano 17 gradi. All’esterno della caverna, la polizia ha allestito un posto di pronto soccorso. Tutto è pronto per accogliere gli evacuati mentre nell’ospedale psichiatrico dove è ricoverato, il loro santone trascorre le notti intonando, in un’incomprensibile "lingua sacra", canti che annunciano la fine del mondo.


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lunedì 7 aprile 2008
ore 18:52
(categoria: "Vita Quotidiana")





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mercoledì 2 aprile 2008
ore 18:42
(categoria: "Vita Quotidiana")



Un chimico
(F. De Andrè)

Solo la morte m’ha portato in collina
un corpo fra i tanti a dar fosforo all’aria
per bivacchi di fuochi che dicono fatui
che non lasciano cenere, non sciolgon la brina.
Solo la morte m’ha portato in collina.

Da chimico un giorno avevo il potere
di sposare gli elementi e di farli reagire,
ma gli uomini mai mi riuscì di capire
perché si combinassero attraverso l’amore.
Affidando ad un gioco la gioia e il dolore.

Guardate il sorriso guardate il colore
come giocan sul viso di chi cerca l’amore:
ma lo stesso sorriso lo stesso colore
dove sono sul viso di chi ha avuto l’amore.
Dove sono sul viso di chi ha avuto l’amore.

È strano andarsene senza soffrire,
senza un voto di donna da dover ricordare.
Ma è fosse diverso il vostro morire
vuoi che uscite all’amore che cedete all’aprile.
Cosa c’è di diverso nel vostro morire.

Primavera non bussa lei entra sicura
come il fumo lei penetra in ogni fessura
ha le labbra di carne i capelli di grano
che paura, che voglia che ti prenda per mano.
Che paura, che voglia che ti porti lontano.

Ma guardate l’idrogeno tacere nel mare
guardate l’ossigeno al suo fianco dormire:
soltanto una legge che io riesco a capire
ha potuto sposarli senza farli scoppiare.
Soltanto la legge che io riesco a capire.

Fui chimico e, no, non mi volli sposare.
Non sapevo con chi e chi avrei generato:
Son morto in un esperimento sbagliato
proprio come gli idioti che muoion d’amore.
E qualcuno dirà che c’è un modo migliore.


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mercoledì 2 aprile 2008
ore 10:34
(categoria: "Vita Quotidiana")





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