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Chi son? Sono un poeta.
Che cosa faccio? Scrivo.
E come vivo? Vivo.
In povertà mia lieta
scialo da gran signore
rime ed inni d’amore.
Per sogni, per chimere
e per castelli in aria
l’anima ho milionaria.
Talor dal mio forziere
ruban tutti i gioielli
due ladri: gli occhi belli.
V’entrar con voi pur ora
ed i miei sogni usati
e i bei sogni miei
tosto son dileguati.
Ma il furto non m’accora,
poiché vi ha preso stanza
la dolce speranza!

Or che mi conoscete,
parlate voi. Chi siete?
Via piaccia dir?



Scrivo un diario inutile.
senza note, senza parole, senza frasi.
Solo pagine vuote, bianche.
Riempite dalla fluttuazione del nulla quotidiano.
(Alessandro Sebastiano Morandi) ”

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mercoledì 19 settembre 2007
ore 21:27
(categoria: "Vita Quotidiana")





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mercoledì 19 settembre 2007
ore 20:59
(categoria: "Vita Quotidiana")



Milano, ripetono la prova di maturità dopo il ricorso contro il prof assenteista
Saranno valutati dalla stessa commissione che li ha respinti a luglio

MILANO - I cinque studenti bocciati e che avevano fatto ricorso al Tar contro il loro professore "assenteista" hanno ripetuto stamattina l’esame di maturità all’istituto tecnico Moreschi di Milano.

Verso le 11 è uscita Dominique, la prima studentessa che ha sostenuto nuovamente l’esame. La ragazza ha liberato la tensione con un lungo pianto. "Ero molto preoccupata, ma ora va molto meglio - ha spiegato Dominique - la Commissione si è comportata bene, adesso aspetto i risultati".

Subito dopo è stata la volta dellle altre tre studentesse e dello studente per ripetere, davanti alla stessa commissione, l’esame di maturità al quale erano stati bocciati a luglio. "Non sono teso - ha spiegato Andrea, seduto davanti all’aula - noi ce l’aspettavamo che avremmo vinto il ricorso e quindi abbiamo cominciato a preparci dai primi di agosto".

Intanto, nei corridoi della scuola amici e parenti dei cinque candidati parlano tra loro e con i ragazzi per stemperare la tensione. "Certo non deve essere facile dal punto di vista psicologico ripresentarsi davanti agli stessi professori che ti hanno bocciato - ha spiegato il padre di Chiara, una delle studentesse -. Noi infatti ci saremmo augurati che cambiassero anche la commissione".


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martedì 18 settembre 2007
ore 17:47
(categoria: "Vita Quotidiana")



Top model a 12 anni: polemiche

Scandalo in Australia: una ragazzina è stata scelta come testimonial della settimana della moda della Gold Coast. Il premier Howard: ’’Oltraggioso’’

Maddison Gabriel, che proprio domenica scorsa ha compiuto 13 anni, è stata selezionata tra decine di candidate: il suo volto è su tutti i manifesti che pubblicizzano l’evento.

Duro il commento del primo ministro australiano, il conservatore John Howard, che ha definito "oltraggiosa" la scelta di usare un’adolescente per un’operazione mediatica.

Ma Maddison si difende: "Credo di poter sfilare indossando vestiti da donna adulta, non è un problema che riguarda l’età, ma l’essere in grado di svolgere un lavoro: fare la modella è quello che ho sempre sognato da quando avevo sei anni, non penso di essere troppo giovane".


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lunedì 17 settembre 2007
ore 16:48
(categoria: "Vita Quotidiana")



Il grande errore
di Angelo Panebianco

Se si sprecano le occasioni, prima o poi la storia si vendica, presenta il conto. Nella società disgregata, «a coriandoli», secondo la felice definizione di Giuseppe De Rita, convivono, senza contraddizione, cinismo, rassegnazione, cupo pessimismo e movimenti di protesta anti sistema di crescente intensità. Ciò è il frutto del «Grande errore »: il mancato rinnovamento dello Stato negli anni Novanta. Per un certo periodo le conseguenze del grande errore non vennero comprese da molti. Ma nel momento in cui, dal conflitto orizzontale, fra Berlusconi e i suoi nemici, si passa al conflitto verticale, fra settori significativi dell’elettorato e la classe politica, quelle conseguenze diventano drammaticamente evidenti. Dio non voglia che ciò preannunci un nuovo ciclo di violenza.

Nei cinque anni del governo Berlusconi, la disgregazione, comunque in atto, rimaneva nascosta ai più. La società era tenuta insieme da un grande collante: l’odio. Per mezza Italia, al governo c’era l’Uomo Nero, il Caimano. Lo scontro fra le fazioni era feroce. Prima che due politiche, nel Paese si scontravano (credevano di scontrarsi) due antropologie. Era facile, allora, per metà del Paese, attribuire ogni male, grande o piccolo, al ruolo malefico dell’usurpatore, dell’Uomo Nero. Ora che l’Uomo Nero non governa, il conflitto orizzontale ha perso intensità. E la prova deludente del governo di centrosinistra ha modificato la struttura del conflitto: allo scontro orizzontale fra Berlusconi e gli altri si è sovrapposto lo scontro verticale fra settori rilevanti dell’elettorato, soprattutto di sinistra (vedi gli applausi per Beppe Grillo al Festival dell’Unità) e la classe politica. Non potendosela prendere solo con il governo per il quale, in maggioranza, hanno votato, quegli elettori spostano il tiro sul Sistema.
Nei primi anni Novanta, con la fine della Guerra fredda e i conseguenti effetti dirompenti sulla politica italiana, si aprì una «finestra di opportunità» che non fummo capaci di sfruttare a fondo. Non ci fu il passaggio dalla Repubblica dei partiti allo Stato repubblicano. Cambiò il sistema elettorale, venne l’elezione diretta di sindaci e Presidenti di Regione. Ma non fu intaccata l’architettura complessiva. Non ci fu realmente una «Seconda Repubblica».

Per oltre 40 anni i partiti politici erano stati i supplenti, i sostituti funzionali, delle istituzioni statali: la «partitocrazia» al posto dello Stato. A quel sistema dei partiti, quando morì, non subentrarono istituzioni pubbliche rinnovate (un forte governo, amministrazioni pubbliche snelle ed efficienti, eccetera). Ne paghiamo il prezzo. Senza più partiti radicati e forti e con istituzioni sempre inadeguate, sprovviste di autorevolezza, e quindi deboli, la democrazia si trova priva di ancoraggi. Da qui le spinte centrifughe e disgreganti. In mancanza di meglio si tenta ora la strada della ricostituzione dei partiti (il Partito democratico, forse la Federazione della destra). In un Paese di fazioni, si cerca, almeno, di ridurre il numero delle fazioni. È una buona cosa perché la frammentazione fa comunque male.

Ma, forse, è troppo poco. Persino i politici se ne rendono conto e dopo essere stati responsabili del grande errore riprendono l’infinita danza intorno alle «indispensabili» riforme istituzionali da fare. Senza considerare che le parole della politica non servono a costruire consenso e a indicare mete quando sono state logorate per il troppo uso. Ci vorrebbero leader veri, capaci di rischiare, ma il sospetto è che i leader siano stati sostituiti dagli uomini dello spettacolo.


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lunedì 17 settembre 2007
ore 14:51
(categoria: "Vita Quotidiana")



Respinto l’appello della Microsoft: la Corte Ue conferma la supermulta

BRUXELLES - La Corte europea ha respinto l’appello presentato dalla Microsoft contro la multa inflitta all’azienda informatica nel marzo 2004, quando la Commissione di Bruxelles la ritenne colpevole di violazione delle norme antitrust imponendole il pagamento di 497 milioni di euro. La contestazione riguardava in particolare la vendita di Windows insieme con Media Player, mossa ritenuta in grado di danneggiare gli altri produttori di software.

Il ricorso presentato dalla Microsoft era articolato in diversi punti, ma la Corte li ha bocciati tutta fatta eccezione per la richiesta di annullare la proposta della Commissione di nominare un gruppo di esperti incaricato di vigilare sul rispetto delle disposizioni comunitarie e in particolare sulla possibilità di avere libero accesso a informazioni, documenti e alla fonte dei codici di Microsoft. Secondo il tribunale su questo punto "la Commissione europea ha ecceduto nei suoi poteri" ritenendo che non c’è fondamento giuridico nell’Unione per un tale organismo.

Gli altri due punti forti della decisione della Commissione europea confermati dalla sentenza odierna sono l’obbligo per Microsoft di mettere in commercio una versione di Windows senza Media Player e l’obbligo di fornire informazioni circa l’interoperabilità dei software concorrenti con Windows. E’ stata giudicata quindi infondata la posizione dell’azienda che nel ricorso ha evidenziato che il livello di interoperabilità richiesto dalla Commissione darebbe la possibilità di clonare il sistema operativo da parte dei concorrenti.

Il verdetto è stato accolto con soddisfazione dalla Commissione che in una nota afferma di accogliere "favorevolmente la sentenza". Il pronunciamento di oggi non mette comunque la parola fine all’annosa disputa tra commissione Ue e Microsoft. L’azienda di Bill Gates ha infatti 60 giorni di tempo per presentare appello davanti all’alta corte di giustizia europea. Uno degli avvocati difensori dell’azienda statunitense ha spiegato però che Microsoft non ha ancora deciso quali saranno le sue prossime mosse sul piano legale. La corporation, ha precisato il numero tre di Microsoft, Brad Smith, studierà "attentamente" la sentenza del tribunale di prima istanza e assicura che prenderà "misure supplementari" per rispettare le decisioni comunitarie del marzo 2004.


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domenica 16 settembre 2007
ore 11:03
(categoria: "Vita Quotidiana")



Il medico del Papa rompe il silenzio
"A Wojtyla non fu staccata la spina"
di ORAZIO LA ROCCA

CITTÀ DEL VATICANO - "Papa Giovanni Paolo II è stato assistito fino all’ultimo istante della sua vita, quando alle 21,37 del 2 aprile 2005 spirò. E’ vero che prima aveva detto ai medici ’Lasciatemi andare dal Signore’. Ma quella fu una frase ascetica, una altissima forma di preghiera finale di un uomo che stava soffrendo tanto e che sentiva il forte desiderio di voler avvicinarsi al Padre Celeste. Non fu, certamente, una manifestazione di rinunzia o una forma di resa anticipata alla vita. E tantomeno un invito rivolto ai medici curanti a staccare la spina o a interrompere l’assistenza, quasi una indiretta scelta di eutanasia come qualcuno vorrebbe adombrare. Chi pensa questo, sbaglia".

Dopo circa 2 anni e mezzo dalla morte di papa Wojtyla, rompe il silenzio il professor Renato Buzzonetti (archiatra pontificio), medico personale di Giovanni Paolo II fin dal 1978 ed ora responsabile della salute di Benedetto XVI. Lo fa per controbattere - puntualizza - quelle voci che si sono recentemente levate per avanzare dubbi e sospetti intorno agli ultimi istanti di vita di Karol Wojtyla.

Professor Buzzonetti, papa Ratzinger giovedì scorso, attraverso un nuovo intervento della Congregazione per la Dottrina della Fede, ha ribadito che un ammalato in coma vegetativo permanente deve essere sempre alimentato con cibo ed acqua, anche con l’aiuto di una macchina. Giovanni Paolo II disse, invece, di volersene andare e fu accontentato. Non è un controsenso?
"Assolutamente no. Quella frase, ’Lasciatemi andare dal Padre’, fu un atto di preghiera altissima, di profondo ascetismo, un esempio originale e quasi unico di attaccamento alla fede di Dio Padre e, nello stesso, tempo, alla vita, che Giovanni Paolo II ha amato profondamente fino all’ultimo istante".

Eppure dopo quella frase pronunziata verso le 15,30 del 2 aprile 2005, le cure furono interrotte e dopo qualche ora il Papa morì. Perché la volontà di Giovanni Paolo II fu rispettata e per altri pazienti nelle stesse condizioni non si potrebbe fare altrettanto?
"Non è vero che le cure al Santo Padre furono interrotte. La sua è stata una lunga Passione. Quando il 30 marzo si affacciò per l’ultima volta alla sua finestra non riuscì nemmeno a parlare. Ma non si arrese. Da quel giorno fu sottoposto a nutrizione enterale mediante il posizionamento permanente di un sondino naso-gastrico, perché non era più nelle condizioni di nutrirsi per via orale. La fleboclisi gli è stata applicata e assicurata fino alla fine, senza nessuna interruzione. Quando giovedì 31 marzo accusò un gravissimo shock settico con collasso cardiocircolatorio a causa di una infezione delle vie urinaria, fu sottoposto a tutti gli appropriati provvedimenti terapeutici e di assistenza cardiorespiraroria".

Perché non fu riportato in ospedale?
"Glielo chiese espressamente il segretario, monsignor Stanislao Dziwisz. Ma il Santo Padre volle restare in Vaticano dove poteva comunque contare sempre su una ininterrotta e qualificata assistenza medico-specialistica, 24 ore su 24, con personale altamente specializzato".

E poi, nel pomeriggio del 2 aprile, pronunziò quella frase...
"Sì, lo confidò con un filo di voce in polacco a suor Tobiana mentre lo stava accudendo vicino al letto. Quando la suora uscì dalla stanza ci disse che il Papa le aveva detto di "voler essere lasciato andare dal Signore". Ripeto, fu un invito mistico, una altissima preghiera recitata da un uomo che sentiva che ormai stava per completare la sua avventura terrena. Ma non fu mai lasciato solo, senza presidi e senza assistenza, come qualcuno erroneamente vorrebbe insinuare. Fu per tutti noi che gli stavamo vicini una ennesima grande lezione di vita. Una preghiera recitata fino alla fine, con un debolissimo filo di voce, impercettibile, sussurrata, ma profonda. La preghiera di un santo che ha amato la vita fino a quando il buon Dio lo ha chiamato a sé".


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sabato 15 settembre 2007
ore 21:26
(categoria: "Vita Quotidiana")



Nucleare, rivelazione dagli Usa: "In Italia 90 bombe atomiche"
Lidia Menapace (Prc): "Lo denunciamo da molto tempo"

ROMA - Lo vieta la legge e in più occasioni in passato lo ha dichiarato anche il governo, ma l’Italia è un paese nucleare. A rivelarlo è uno studio americano, secondo il quale sul territorio italiano ci sono 90 bombe atomiche statunitensi. Una presenza della quale si parla molto poco, ma che ha un peso strategico importante negli equilibri internazionali. Sul tema sono intervenuti alcuni esponenti di Rifondazione, che stanno anche promuovendo una raccolta di firme.

A rigor di legge, la presenza di questi ordigni non sarebbe consentita: la legislazione la vieta espressamente dal 1990. Il nostro Paese ha inoltre sottoscritto i trattati internazionali di non proliferazione nucleare e ha dichiarato di non far parte del club atomico, con tutti gli obblighi internazionali che ne derivano.

Secondo il rapporto "Us nuclear weapons in Europe" dell’analista statunitense Hans Kristensen del Natural Resources Defence Council di Washington, invece, l’Italia ospita 90 delle 481 bombe nucleari americane presenti nel Vecchio continente. Cinquanta sono nella base di Aviano, in Friuli, e altre 40 si trovano a Ghedi, nel Bresciano.

Tra Italia e Stati Uniti esisterebbe anche un accordo segreto per la difesa nucleare, rinnovato dopo il 2001. William Arkin, un esperto dell’associazione degli scienziati nucleari, ne ha rivelato recentemente il nome in codice: "Stone Ax" (Ascia di Pietra). Le bombe atomiche in Italia sono di tre modelli: B 61-3, B 61-4 e B61-10. Il primo ha una potenza massima di 107 kiloton, dieci volte superiore all’atomica di Hiroshima; il secondo modello ha una potenza massima di 45 kiloton e il terzo di 80 kiloton.

Il governo di George Bush ha ribadito molte volte di non escludere l’opzione nucleare per rispondere ad attacchi con armi biologiche o chimiche ed ha avviato la produzione di bombe atomiche tattiche di potenza limitata, non escludendo di servirsene contro i Paesi considerati terroristi. Almeno due di questi, Siria e Iran, si trovano nel raggio dei bombardieri di stanza in Italia.

I risultati dello studio hanno dato forza alle proteste di alcuni esponenti di Rifondazione. "E’ da molto tempo che denunciamo la presenza di bombe atomiche sul territorio italiano", dice la senatrice Lidia Menapace della commissione Difesa. "Quando siamo stati ad Aviano in missione per la commissione abbiamo chiesto al comandante italiano se era a conoscenza della presenza di armi nucleari nella base e lui rispose che non lo sapeva". "Stiamo raccogliendo le firme per una legge di iniziativa popolare per liberare il territorio dalle armi nucleari americane", aggiunge il senatore Francesco Martone, capogruppo Prc in commissione Esteri.


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sabato 15 settembre 2007
ore 16:12
(categoria: "Vita Quotidiana")





Arezzo, dibattiti e spettacoli per il "Copyleft Festival"

ROMA - Tre giorni di presentazioni di libri, dibattiti e spettacoli per diffondere la filosofia del copyleft. In questo fine settimana è Arezzo la capitale della cultura libera, quella in cui le opere sono liberamente condivisibili, riproducibili e modificabili. Fino a domenica il capoluogo toscano ospiterà il primo "Copyleft Festival", che richiamerà moltissimi appassionati.

L’idea di rendere più flessibili le leggi sul copyright risale agli anni ’80. In poco tempo è nato un movimento che grazie ad internet è cresciuto in tutto il mondo: le opere create da chi segue questo modo innovativo di diffondere la cultura sono protette da licenze che consentono a chiunque di copiarle, rielaborarle e rimetterle sul mercato, a patto di farlo senza fini di lucro e lasciando la stessa libertà agli altri utilizzatori. I vantaggi principali sono la gratuità e la più rapida circolazione della conoscenza, che a volte garantisce anche visibilità e successo agli autori.

E’ il caso di molti degli ospiti del Festival di Arezzo, dove si riuniranno alcuni dei nomi più noti del copyleft italiano. Ci saranno ad esempio gli scrittori bolognesi Wu Ming, che hanno distribuito gratuitamente centinaia di migliaia di copie dei loro libri e che, allo stesso tempo, sono riusciti a venderne in libreria circa 350mila.

La sede della manifestazione, organizzata dall’associazione culturale "InProspettiva", è l’anfiteatro romano di Arezzo. A fare da cornice ai tanti eventi in programma ci sono aree dedicate a Linux e a Wikipedia e stand di associazioni e radio che operano con licenze creative commons. Non manca lo spazio per case editrici che sono attive nel settore e per proiezioni di video e filmati distribuiti in copyleft.


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venerdì 14 settembre 2007
ore 14:06
(categoria: "Vita Quotidiana")





Maria Callas il Mito
di Riccardo Lenzi

Trent’anni fa moriva a Parigi la soprano che ha rivoluzionato il modo di cantare l’opera lirica. E che segnò la storia del costume, con trent’anni di successi artistici, amicizie importanti, amori intensi e celebri liti

Maria Callas morì nella notte fra il 15 e il 16 settembre di trent’anni fa, non ancora cinquantaquattrenne. Stando al primo referto del medico, per un collasso circolatorio in seguito a uso eccessivo di sonnifero. A nessuno fu permesso di vedere la salma, che venne frettolosamente cremata. Le ceneri furono sottratte dal loculo in cui erano state deposte al cimitero di Père Lachaise a Parigi e chiuse in una banca; poi i suoi resti furono dispersi nel mare Egeo. Questa superficialità nel ricercare, magari semplicemente attraverso un’accurata autopsia, le cause scientifiche della sua morte, ha poi insospettito molti, alimentando l’ipotesi del ’non suicidio’, ovvero dell’assassinio.

Certo è che Maria, in quel triste autunno parigino, non doveva passarsela molto bene. Disperatamente sola, quasi reclusa nella lussuosa casa di rue Georges Mendel, dove viveva con i domestici, placava le angosce con i tranquillanti, ascoltando e riascoltando all’infinito le registrazioni del passato che le restituivano, come il ritratto di Dorian Gray, lo splendore della giovinezza, la voce che aveva entusiasmato i melomani di tutto il mondo. L’ultima foto, alla vigilia della morte, ritrae il suo volto triste, stanco, gli occhi una volta nerissimi e palpitanti ormai spenti, in mano una torta con la quale festeggia il compleanno del suo cane.

Ma in questo misterioso e deprimente finale una cosa è certa, appena dileguate le spoglie terrene, la Callas divenne un mito, destino che ha condiviso con molti semidei ed eroi della sua terra d’origine. "La storia dell’opera lirica si divide in due parti: il prima e il dopo Callas", affermò Franco Zeffirelli suo regista e pigmalione; "è stata la più grande cantante drammatica del nostro tempo", il direttore d’orchestra Leonard Bernstein; "il suo canto entrava dentro il cuore, produceva melodia. Aveva dentro di sé, dentro la sua voce, il segreto della vita", il tenore Franco Corelli. Mito a cui ’L’espresso’ e ’la Repubblica’dedicano sei cd, ciascuno accompagnato da 64 pagine di foto e testi, al prezzo di euro 8,90.

Razionalizzando, grave errore in questioni d’arte, la sua voce non era, dal punto di vista fino agli anni Cinquanta considerato, ’bella’, ’perfetta’, ’puro diamante’ come quella della sua amica e rivale Renata Ersilia Clotilde Tebaldi, giunonica, neoclassica come una matrona romana, un busto del Canova. Il registro grave talvolta aspro, il medio leggermente velato, l’acuto che, in gioventù poco ammanierato, poteva apparire stridente. Non soprano leggero, né lirico, data la corposità degli accenti drammatici, né soprano drammatico, con quella sua straordinaria padronanza del canto fiorito.

Ma un modo di cantare che ha segnato la storia della musica d’opera, con un sovvertimento di valutazioni storiche, di repertorio, di tecnica, di gusto interpretativo che ancora lasciano il segno. Secondo il musicologo Rodolfo Celletti fu una rivoluzione musicologica più che vocale: punto di partenza fu il ripristino di un’emissione ’preverista’ che ristabilì un fraseggio vario, analitico, teso, attraverso gradazioni d’accento e di colori, non soltanto a realizzare i segni d’espressione dei compositori, ma a dare al significato delle parole il maggior risalto psicologico attraverso un gioco sottilissimo di contrasti chiaroscurali e di sfumature; segnò il ritorno al vero virtuosismo, che consiste nel dare espressione alla coloratura e nel rivelarne quelli che Rossini definiva come ’gli accenti nascosti’; ripropose un ’cantabile’, preromantico o romantico, eseguito con morbidezza di suono, purezza di legato, continuità di cavata, abbandono patetico o elegiaco, intensità di effusione lirica; infine sancì la rinascita di tipi vocali-psicologici del melodramma neoclassico e protoromantico. In sostanza la Callas arrivò a far rivivere il cosiddetto soprano drammatico di agilità della prima metà dell’Ottocento e questo significò richiamare l’attenzione del pubblico e d’una parte della critica su quelle che dovevano essere le vere modalità d’esecuzione di opere come ’Norma’, ’Lucia’, ’Sonnambula’ o i ’Puritani’.

Teodoro Celli sostenne che la Callas "riproponeva, per quelle vie misteriose che in natura come nella cultura fanno riaffiorare modelli del passato anche lontano in un presente che sembra averli dimenticati, la vocalità dei castrati settecenteschi". Rossini un secolo innanzi aveva proclamato che l’arte del canto era finita con i castrati; non solo perché questi innestarono una vocalità femminile in un corpo maschile, ponendo e risolvendo il problema del passaggio o dell’unificazione fra registro di petto e registro di testa, ma perché il loro enorme studio contagiò e trasformò sia il canto maschile che quello femminile. La Callas combinava alla voce di mezzosoprano, scura e robusta nel registro grave, un registro acuto e sovracuto. "Ma la sua agilità", scriveva ancora Celli, "era sempre al servizio degli stati d’animo del personaggio: un trillo era in realtà un sorriso, una scala cromatica un brivido di terrore; mai semplice sfoggio di bravura, drammaticamente vano".

Esiste anche una Callas ’minore’ che segnò la storia del costume, con trent’anni trascorsi fra trionfi e successi artistici e mondani, amicizie importanti e amori intensi, fra liti e dispute con gli altri cantanti. Gli abiti in seta grigia, da sera in voile verde, in giallo con pietre dure di Lanvin e con pizzo veneziano, gli eleganti tubini neri, i kaftani da camerino. Lo sguardo che ti trapassava sprezzante nonostante gli occhialoni neri, sensazione sottolineata dal pesante trucco a matita attorno agli occhi sfavillanti, che terminava, come si usava allora, con una freccina rivolta all’insù. Il marito Giovanni Battista Meneghini, cummenda grassoccio e più anziano di quasi trent’anni, provincialotto e inelegante, proprietario d’una dozzina di stabilimenti di laterizi. Le amicizie e le collaborazioni con Visconti e Pasolini. La serata scandalo del 2 gennaio 1958, quando abbandonò al primo atto di ’Norma’ l’apertura della stagione del Teatro dell’Opera di Roma alla presenza del presidente Gronchi. La travolgente passione per l’ipermondano armatore Aristotile Onassis e così via.

Una Callas ancora protagonista della cronaca, come testimoniano le numerose iniziative di queste settimane. Mostre sui costumi, sulle foto, sui gioielli di scena. Un film di Philipe Kohly. La sua immagine su calendari, francobolli e schede telefoniche. La richiesta di intitolazione a Maria Callas del Palais Garnier, sede dell’Opéra di Parigi e di una strada di Amburgo. Da Los Angeles è poi arrivato un Grammy alla carriera. Fra i tanti libri curiosi quello curato da Bruno Tosi (Trenta editore) sulle ricette segrete della Callas da prendere cum grano salis, considerato che nel 1953 la Callas cantava a Firenze una ’Medea’ con addosso 90 chili e pochi mesi dopo, nel ’Don Carlo’ alla Scala, ne pesava appena 64.


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venerdì 14 settembre 2007
ore 12:34
(categoria: "Vita Quotidiana")



Eutanasia, il Vaticano ai vescovi Usa
"Lo stato vegetativo è una vita da rispettare"

ROMA - Anche se in "stato vegetativo permanente", il paziente "è una persona, con la sua dignità umana fondamentale". Lo afferma la Congregazione della Dottrina della Fede in risposta ad un quesito della Conferenza Episcopale degli Stati Uniti, sottolinenado che dunque anche al paziente che si trovi in questa situazione "sono dovute le cure ordinarie e proporzionate, che comprendono, in linea di principio, la somministrazione di acqua e cibo, anche per vie artificiali".

La risposta del dicastero vaticano è stata approvata da Benedetto XVI, nel corso di un’udienza concessa al prefetto, cardinale William Joseph Levada. E il Papa, precisa il testo, "ne ha ordinato la pubblicazione".

"La somministrazione di cibo e acqua, anche per vie artificiali - afferma la Congregazione della Dottrina della Fede - è in linea di principio un mezzo ordinario e proporzionato di conservazione della vita".

Tale somministrazione, spiega il dicastero vaticano, "è quindi obbligatoria, nella misura in cui e fino a quando dimostra di raggiungere la sua finalità propria, che consiste nel procurare l’idratazione e il nutrimento del paziente". Secondo l’ex Sant’Uffizio, "in tal modo si evitano le sofferenze e la morte dovute all’indebolimento progressivo dell’organismo e alla disidratazione".


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