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Chi son? Sono un poeta.
Che cosa faccio? Scrivo.
E come vivo? Vivo.
In povertà mia lieta
scialo da gran signore
rime ed inni d’amore.
Per sogni, per chimere
e per castelli in aria
l’anima ho milionaria.
Talor dal mio forziere
ruban tutti i gioielli
due ladri: gli occhi belli.
V’entrar con voi pur ora
ed i miei sogni usati
e i bei sogni miei
tosto son dileguati.
Ma il furto non m’accora,
poiché vi ha preso stanza
la dolce speranza!

Or che mi conoscete,
parlate voi. Chi siete?
Via piaccia dir?



Scrivo un diario inutile.
senza note, senza parole, senza frasi.
Solo pagine vuote, bianche.
Riempite dalla fluttuazione del nulla quotidiano.
(Alessandro Sebastiano Morandi) ”

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giovedì 2 agosto 2007
ore 14:17
(categoria: "Vita Quotidiana")



L’evasore italiano? Un prestigiatore che vuole l’applauso
di Beppe Severgnini

In nessun Paese europeo non si pagano le tasse con tanto impegno e baldanza otremmo cavarcela con una battuta: se Baget Bozzo dice che «evadere non è peccato», corriamo subito a confessarci. Ma la questione è seria. Il fatto che ne discutiamo calorosamente ai primi d’agosto dimostra che siamo un popolo di matti interessanti. Parliamo di morale in vacanza, e di vacanza al lavoro. Punto di partenza: l’obbligo fiscale è alla base del patto sociale.

Fossi colto come Piero Ostellino, vi spiegherei quante rivoluzioni sono partite dalle tasse. Mi limiterò invece a ricordare un paio di cose. Quelle che tutti sappiamo e volentieri dimentichiamo. A. In nessun Paese europeo le imposte vengono evase con più impegno, baldanza e successo. L’evasore italiano è un filosofo, un economista, un polemista, un prestigiatore. Non gli basta evitare di pagare il dovuto. Vuole sentirsi dire: bravo, fai bene! B. Se non paghiamo le imposte, un altro — costretto da uno stipendio o dall’obbligo di fattura — dovrà pagarle per noi. Non si scappa. Lo Stato ridurrà spese e pretese? Ma quando mai. Non capisco come possano, Confcommercio e Confartigianato, difendere le dichiarazioni irrisorie — e irridenti — di molti associati. È vero: ci sono piccoli commercianti e artigiani che vivono esasperati dai controlli e soffocati dalle norme. Ma ce ne sono altri che dichiarano una frazione del reddito, e mettono via soldi a palate. Non ci credete? Andate a vedere, tra qualche anno, le denunce di successione. Qual è il problema? Semplice: sostenere queste tesi è impopolare.

Il PET (Partito Evasori Tradizionali) è infatti molto più agguerrito e organizzato del PIT (Partito Italiano Tartassati). Sa come proteggersi, chi attaccare, quando scendere in trincea. Qual è l’unica difesa intellettuale (qualcuno dice: morale) dell’evasore? Ricordare che in Italia molti soldi pubblici vengono sperperati, deviati o peggio. L’elenco degli sprechi e delle rendite assurde è ormai noto. Un esempio, tra i tanti possibili. Mentre i medici italiani vengono pagati un quarto che in Germania, i nostri insegnanti prendono un terzo che in Gran Bretagna e i poliziotti si pagano da soli l’aria condizionata nelle volanti (l’ho scoperto ieri), continua l’insana moltiplicazione delle province, e relativi posti di sottogoverno. In Sardegna, da quattro sono diventate otto: c’è anche la nuova provincia del Medio Campidano (105.400 residenti) e quella dell’Ogliastra (58.389, come un quartiere di Milano). Ora, io non ho nulla contro Tortolì. Mi sembra però che i soldi dei sardi, e degli italiani, possano essere spesi meglio. Domanda: un cittadino indignato ha il diritto di evadere le imposte? Può sostenere che i denari frutto della sua evasione, immessi nel mercato (specificamente nel settore automobilistico, perché guida un Suv stile carro armato), aiutano l’economia? Risposta: no, non può.

PRIMA si pagano le imposte, POI ci si batte affinché i soldi pubblici vengano spesi meglio. Oppure si lancia la rivolta fiscale, che richiede coraggio. L’evasione invece non è coraggiosa: è una furbata. Conosco americani che detestano il presidente in carica e la guerra in Iraq, pagata coi soldi dei contribuenti. Ma non li ho mai sentiti giustificare l’evasione fiscale. Troppo comodo, dice la loro coscienza. Troppo semplice, conferma l’Internal Revenue Service (Irs, l’implacabile fisco Usa, che tassa ogni reddito, dovunque prodotto). In Italia, lo sappiamo, è diverso. I furbastri hanno sempre un intellettuale disposto a sostenerli, e un politico pronto a strizzargli l’occhio. Io ti copro. Tu mi voti?


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giovedì 2 agosto 2007
ore 11:35
(categoria: "Vita Quotidiana")





Strage Bologna, si celebra il 27° anniversario
Bolognesi: "Sul web i documenti dei servizi"

BOLOGNA - Parte poco dopo le 9 da piazza Nettuno il corteo per il 27° anniversario della strage della stazione di Bologna in cui morirono 85 persone e oltre 200 rimasero ferite. Il corteo si conclude proprio nel piazzale della stazione dove un minuto di silenzio alle 10.25, ora dello scoppio della bomba, ricorda le vittime. Il corteo è aperto dai gonfaloni delle città e dallo striscione dietro al quale sono assiepati i familiari delle vittime. Ci sono anche il presidente del Consiglio Romano Prodi, il ministro del Lavoro Cesare Damiano e diversi esponenti politici, tra i quali il segretario dei Ds Piero Fassino.

Stamane il sindaco Sergio Cofferati e le altre autorità civili hanno incontrato nella sala del Consiglio comunale i parenti delle vittime. Nel suo discorso, Cofferati ha chiesto fra l’altro che si operi perché non vi sia "nessun dubbio, nessuna zona di incertezza" su quanto accadde il 2 agosto 1980, "partendo però da ciò che è già stato chiarito da magistrati coraggiosi che si mossero spesso in condizioni non agevoli".

Paolo Bolognesi, presidente dell’Associazione dei familiari delle vittime, ha chiesto, all’indomani dell’approvazione della nuova normativa sul segreto di Stato, che tutti i documenti sulle stragi italiane in possesso dei servizi vengano resi pubblici su Internet. "E’ bene che tutto il mondo sappia chi c’è dietro le vicende delle stragi - ha detto Bolognesi - Forse può essere anche un modo per rinnovare la classe politica italiana".

Nel messaggio inviato a Bolognesi anche il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano fa riferimento alla legge appena approvata, sostenendo che l’impegno con il quale il Paese ha saputo reagire alle stragi e agli attentati "va rinnovato ogni giorno ed a tal fine è indispensabile mantenere viva la memoria di quella drammatica stagione della storia del nostro Paese, assicurando la necessaria attenzione al dolore non meno che ai diritti dei familiari delle vittime, anche attraverso le iniziative commemorative che con la giornata ora istituita per legge assumeranno nuovo rilievo".


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giovedì 2 agosto 2007
ore 10:07
(categoria: "Vita Quotidiana")





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giovedì 2 agosto 2007
ore 09:09
(categoria: "Vita Quotidiana")





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mercoledì 1 agosto 2007
ore 22:42
(categoria: "Vita Quotidiana")



Stop alle lauree honoris causa
Mussi: basta per tutto il 2007

ROMA - Stop alle lauree honoris causa per il 2007. Lo decisione arriva dal ministro dell’Università e della Ricerca, Fabio Mussi, visto il numero delle lauree già approvate (95) più 3 non concesse, e di quelle già proposte dagli atenei e in corso di istruttoria (20).

Dunque, fatti i conti, il ministro "a conferma del prestigio del titolo e del sistema universitario italiano" ha deciso di non esaminare ulteriori proposte deliberate dagli atenei dopo il 1 agosto 2007.

Mussi, peraltro, già lo scorso 19 dicembre 2006, con una nota relativa ai criteri di conferimento delle lauree ad honoris, aveva provato a tirare le orecchie ai rettori. Ma l’iniziativa non è bastata. Di qui la decisione di mettere un freno alle richieste.

Il provvedimento arriva dopo che lo stesso ministro aveva bloccato lo scorso 24 luglio, il conferimento della laurea honoris causa in economia aziendale a Jonella Ligresti, da parte dell’università di Torino.


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mercoledì 1 agosto 2007
ore 17:14
(categoria: "Vita Quotidiana")





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mercoledì 1 agosto 2007
ore 16:20
(categoria: "Vita Quotidiana")


per chi vive sotto un temporale.. e non ha l’ombrello!

Autoscatti dei pianti, le lacrime come arte
di Alessandro Grandesso

PARIGI – Piangere per disperazione, per felicità, oppure senza motivi. Piangere a dirotto, ridendo, o appena con gli occhi lucidi, velati di lacrime. Un sito ormai raccoglie i ritratti di decine di persone che hanno deciso di esporsi in un momento di grande intimità per contribuire ad una nuova performance artistica, in chiave moderna.

OPERA - Si chiama « I’m too sad to tell you » e si ispira direttamente a una performance artistica del 1970 firmata dall’olandese Bas Jan Ader. Un film in bianco e nero, muto, in 16mm, che ritraeva l’artista di fronte alla cinepresa mentre piangeva a dirotto, senza ragione. Da qui l’idea di crearne una versione aggiornata, su Internet. Il risultato è sorprendente. Centinaia di persone hanno aderito inviando i propri autoscatti che li immortalano in momenti di gioia o di tristezza, o pure di semplice sfogo. In fondo, piangere fa bene.





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mercoledì 1 agosto 2007
ore 13:04
(categoria: "Vita Quotidiana")



MORTI BIANCHE: INAIL, 1.302 NEL 2006; CIRCA 4 AL GIORNO

Salgono a 1.302 persone le morti bianche. Nel 2006, rispetto all’anno precedente, 28 persone in piu’ hanno perso la vita sul lavoro o mentre si recavano al lavoro, con un incremento del 2,2%: in media, si sono contate quasi quattro vittime al giorno. Sono questi i dati dell’Inail del Rapporto annuale dal quale si evince che il fenomeno non e’ in discesa, e anzi e’ stato invertito il trend di calo iniziato nel 2002. La meta’ dei decessi, secondo le stime Inail, e’ stata causata dalla circolazione stradale, quella in itinere e quella considerata nell’esercizio di un’attivita’ lavorativa.


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mercoledì 1 agosto 2007
ore 12:53
(categoria: "Vita Quotidiana")





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mercoledì 1 agosto 2007
ore 12:20
(categoria: "Vita Quotidiana")



"Faccetta nera" via dai cellulari
E’ polemica sull’inno fascista
di ALESSANDRA RETICO

ROMA - Non sono solo canzonette, infatti le suonerie dei cellulari in America sono argomento di riflessione tecno-politica. Il caso di Facetta nera, scaricabile da molti siti internet, è un po’ diverso: è apologia di fascismo secondo il consigliere regionale del Lazio dei Ds Enzo Foschi, che ha denunciato la Tim chiedendo di "rimuovere al più presto" il brano dalla lista delle canzoni che i clienti possono acquistare dal sito del gestore di telefonia come risponderia, la musichetta d’attesa tra una chiamata e l’altra. "Che l’inno al fascismo sia così facilmente reperibile è inconcepibile", si arrabbia Foschi, che chiede di "non abbassare la guardia su un potente mezzo di comunicazione come i telefonini e non sottovalutare il potere culturale di una suoneria". Così come le ripercussioni sull’immagine, in questo caso di Tim che ha già chiesto a Buongiorno Vitaminic, la società che riversa i contenuti sul sito dell’operatore mobile tra cui 500mila brani musicali all’anno, di ritirare il popolarissimo inno della guerra d’Etiopia (’35), originariamente con musica di Mario Ruccione e versi di Giuseppe Micheli. Quello su Tim è firmato invece Sergio Centi: cantava stornelli romaneschi e componeva anche versi popolari, forse non immaginava di finire tra i ringtones, tre euro+Iva per la versione polifonica e 4+Iva per quella live.

In realtà Faccetta nera si trova un po’ ovunque e in qualsiasi formato navigando in rete, e anche su altri operatori come Vodafone e 3. Accanto a Beyoncé, Prince e alle hit internazionali. Mischiato a Bandiera Rossa, l’Internazionale, i canti partigiani, gli inni dei partiti e quelli delle squadre di calcio. La globalizzazione è cellulare e drin drin era una volta: ora lo squillo è status, messaggio. Anche propaganda, e nel caso sollevato ieri pure oggetto di reato a volere applicare la legge Scelba (la numero 645 del 20 giugno del 1952) che per altro recepisce la XII Disposizione transitoria e finale della nostra costituzione. Appunto apologia del fascismo. Eppure è facile scaricarsi Divina Patria, Fischia il vento, Giovinezza, Ti saluto, vado in Abissinia, Me ne frego, l’Inno a Roma e altri svariati ameni versi in odore di Ventennio. Galleggiano tranquilli e indisturbati, su alcuni portali a dir poco nostalgici, li regalano anche.

Altra storia l’idea di utilizzare le suonerie come veicolo politico e in senso moderno, comunicativo. Negli Usa Eric Gundersen ha fondato il movimento Mobile Active per l’uso dei ringtones come strumento di protesta (e ne ha realizzata una con la voce di Bush, che è divenuta molto popolare fra gli attivisti). Un programmatore informatico di San Francisco, Evan Hershaw Plath, sta creando un sistema open source, Riot Tones, per la liberalizzazione delle suonerie. A Toronto due anni fa si sono riuniti gli ideologhi dell’uso dei cellulari nelle campagne politiche e civili. Squilli come programmi e come manifesti, mica canzonette.


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