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Chi son? Sono un poeta.
Che cosa faccio? Scrivo.
E come vivo? Vivo.
In povertà mia lieta
scialo da gran signore
rime ed inni d’amore.
Per sogni, per chimere
e per castelli in aria
l’anima ho milionaria.
Talor dal mio forziere
ruban tutti i gioielli
due ladri: gli occhi belli.
V’entrar con voi pur ora
ed i miei sogni usati
e i bei sogni miei
tosto son dileguati.
Ma il furto non m’accora,
poiché vi ha preso stanza
la dolce speranza!

Or che mi conoscete,
parlate voi. Chi siete?
Via piaccia dir?



Scrivo un diario inutile.
senza note, senza parole, senza frasi.
Solo pagine vuote, bianche.
Riempite dalla fluttuazione del nulla quotidiano.
(Alessandro Sebastiano Morandi) ”

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i giorni linkati sono quelli che contengono interventi )


mercoledì 4 luglio 2007
ore 12:33
(categoria: "Vita Quotidiana")



I cattolici inglesi frenano il Papa
"La Messa in latino è antisemita"

LONDRA - Perplessità e accuse di antisemitismo contro il ripristino della Messa in latino da parte dei cattolici del Regno Unito. La decisione di Benedetto XVI di autorizzare la celebrazione della Messa secondo il vecchio rito Tridentino nella lingua degli antichi romani, trova il disaccordo dei britannici che appartengono alla Chiesa romana, una comunità impegnata da anni in un cammino di riconciliazione e comprensione reciproca con gli anglicani e la comunità ebraica.

Al centro dei dubbi l’espressione usata dalla liturgia preconciliare nei confronti del popolo ebraico, bollato nelle celebrazioni del Venerdì Santo come "i perfidi giudei". E’ dal 1969, anno in cui divenne effettiva la disposizione del Concilio Vaticano II sulla celebrazione della messa nelle lingue nazionali e sulla revisione di parte della liturgia, che un’espressione del genere non rimbomba più tra le navate di una chiesa cattolica britannica. La questione ha spinto il cardinal Cormac Murphy-O’Connor, primate della chiesa di Inghilterra e Galles, ad inviare già la settimana scorsa una lettera in Vaticano per sottolineare come il cambiamento sia da considerarsi inutile.

Una presa di posizione che rispecchia l’andamento di un dibattito interno alla comunità cattolica britannica che dura da mesi, da quando cioè venne fatta trapelare per la prima volta l’intenzione papale di dare nuova legittimazione al rito tridentino. Tra i passaggi più discussi, oltre all’espressione "perfidi giudei", quello in cui si afferma che gli ebrei vivono "nelle tenebre" e nella "cecità". Come anche la preghiera "affinché Nostro Signore sollevi il velo che copre i loro cuori ed essi riconoscano il Nostro Signore Gesù Cristo".

Esistono anche timori che si tratti di un primo passo in direzione di ulteriori riforme del dettato conciliare, in particolar modo quelle rigudardanti la posizione del celebrante rispetto all’altare (prima del Concilio volgeva le spalle all’assemblea, stando in piedi davanti ad esso) e la facoltà di far leggere le Letture ai laici.

Secondo le regole attualmente in vigore, l’autorizzazione alla celebrazione della messa in latino deve essere data dalle autorità ecclesiastiche britanniche sulla base di una precisa richiesta.

"Seguiamo sempre le indicazioni di Roma", hanno confessato al quotidiano The Independent sacerdoti cattolici inglesi, "ma il fatto è che ancora adesso non sappiamo quali siano i nuovi indirizzi". Non si tratta solo di questo. "La questione fondamentale", sostiene il gesuita Keith Pecklers, "non è certo limitata alla sola liturgia. La cosa ha implicazioni ben più ampie per la vita della Chiesa". Dietro ci sarebbe il fatto che i fan della messa in latino "tendono ad opporsi al ruolo sempre più presente del laicato nella vita delle comunità parrocchiali, così come alla collaborazione con le altre confessioni cristiane ed al dialogo con ebrei e musulmani".


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mercoledì 4 luglio 2007
ore 09:57
(categoria: "Vita Quotidiana")





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mercoledì 4 luglio 2007
ore 00:42
(categoria: "Vita Quotidiana")





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martedì 3 luglio 2007
ore 09:08
(categoria: "Vita Quotidiana")





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lunedì 2 luglio 2007
ore 18:29
(categoria: "Vita Quotidiana")



Contro Parmalat causa miliardaria dagli Usa
I creditori della «vecchia» Parmalat potranno rivalersi sulla nuova società guidata da Enrico Bondi. Il titolo precipita a Piazza Affari

MILANO - Parmalat si dovrà difendere da una causa multimiliardaria da parte dei risparmiatori che hanno perso i loro soldi nel crac del gruppo di Collecchio. La notizia, anticipata dall’agenzia Bloomberg, ha mandato al tappeto il titolo Parmalat a Piazza Affari: all’emergere delle prime indiscrezioni le azioni hanno subito perso oltre il 9% e sono state sospese dalle contrattazioni. Al rientro - a pochi minuti dalla chiusura della giornata - la flessione si è stabilizzata attorno all’8%.

CLASS ACTION - Il giudice distrettuale di New York, Lewis Kaplan, ha ritenuto ammissibili le richieste degli investitori contro Parmalat rilevando che la «nuova» Parmalat - costituita e tuttora guidata da Enrico Bondi - ha accettato di considerarsi responsabile per gli atti della precedente società, la Parmalat Finanziaria spa. «La decisione di Kaplan prepara la strada per un risarcimento sostanziale contro la nuova Parmalat», ha commentato Stuart Grant, uno dei legali dei creditori che hanno proposto la class action contro la società. I creditori di Parmalat avrebbero perso fino a 8 miliardi di dollari nel crac del gruppo di Collecchio, soprattutto a causa del mancato rimborso delle obbigazioni Parmalat. La bancarotta di fine 2003 del gruppo alimentare, nel complesso, è stata valutata attorno ai 14 miliardi di euro: il più pesante crac della storia europea. Nella causa, pendente presso la corte di Manhattan, i ricorrenti puntano il dito anche contro Citigroup e Bank of America.

PENDENZE - Il management della nuova Parmalat guidata da Enrico Bondi aveva cercato di prendere le distanze dalle azioni commesse dalla vecchia scoietà, sostenendo che le richieste degli obbligazionisti non potevano pesare sulla nuova. Ma il giudice Lewis Kaplan ha stabilito che la nuova Parmalat ha ereditato le pendenze della vecchia società. In una decisione del 28 giugno, il giudice ha concluso che la Parmalat riorganizzata «ha espressamente concordato» quando è uscita dall’amministrazione straordinaria nel 2005 di farsi carico delle pendenze della vecchia Parmalat: «La nuova Parmalat sostiene che non si è fatta carico degli atti pre-insolvenza», scrive Kaplan nelle 30 pagine dell’atto. «Ma la questione non è l’assunzione di atti - si legge - è l’assunzione delle pendenze che derivano da questi atti». Fra le parti che compaiono nella class action vi sono anche Citigroup e Bank of America, cui Bondi ha fatto causa accusandoli di aver aiutato il precedente management di Parmalat a nascondere debiti e gonfiare il fatturato.


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lunedì 2 luglio 2007
ore 14:33
(categoria: "Vita Quotidiana")





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lunedì 2 luglio 2007
ore 11:45
(categoria: "Vita Quotidiana")







Le manifestazioni per l’orgoglio gay sbarcano in Sud America. Sfilate, carri e colori dalla Colombia al Venezuela. Nella foto, il Gay Pride a Bogotà, capitale della Colombia.


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sabato 30 giugno 2007
ore 21:13
(categoria: "Vita Quotidiana")



Testardo
(D.Silvestri)

Io so’ testardo
c’ho la capoccia dura
e per natura non abbasso mai lo sguardo
è un’esigenza
perché c’ho ’na pazienza da leopardo
e so’ testardo
e non mi ferma gnente
vado sempre avanti fino al mio traguardo
indifferente
e non m’importa gnente se ritardo

io so’ de legno
e sembro muto e sordo
ma le tue parole, sta’ tranquillo
che me le ricordo
e qualche volta me le segno

io so’ de coccio
quello che dico faccio
io so’ uno che, comunque vada
le promesse le mantiene
che poi nemmeno me conviene
molto

perché so’ un muro
e pure se t’ascolto fondamentalmente
so’ sicuro
che la tua vita è appesa a un filo
e io c’ho le forbici

però
se ancora un po’ mi piaci
la colpa e dei tuoi baci
che m’hanno preso l’anima
de li mortacci tua

Io so’ De Chirico
dico in senso simbolico
c’ho un controllo diabolico
quasi artistico
del mio stato psicofisico
e se hai capito, mo’ traducilo

e so’ tenace
perché alla gente piace
ma è evidente che con un coltello
mi puoi fa’ cambia’ opinione
aho, so’ testardo
ma mica so’ cojone

io so’ de marmo
ma tu m’hai sbriciolato
perché so’ testardo fino al punto
che so’ sempre innamorato
pure se tu m’hai già scordato
- (e infatti l’hanno vista...)
- m’hanno informato!

però
se ancora un po’ mi piaci
la colpa è dei tuoi baci
che m’hanno preso l’anima
de li mortacci tua


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sabato 30 giugno 2007
ore 18:42
(categoria: "Vita Quotidiana")





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sabato 30 giugno 2007
ore 15:55
(categoria: "Vita Quotidiana")



"Hina era una prostituta come te"
A Milano aggredita leader marocchina

MILANO - Sono stati due connazionali ad aggredire la vice presidente lombarda dell’Associazione donne marocchine in Italia. Lo hanno fatto vicino alla moschea milanese di viale Jenner, per punirla di aver partecipato ieri alla manifestazione di protesta davanti al tribunale di Brescia dove si svolgeva l’udienza preliminare per l’omicidio della ragazza pakistana uccisa dal padre e dai fratelli per il suo comportamento troppo "occidentale".

"Devi smetterla di parlare di islamismo" le hanno detto i suoi aggressori. "Hina è un prostituta come te". E stringendole il viso con le mani l’hanno avvertita: "Ricorda: la bellezza non dura a lungo". Dounia Ettaib è rimasta molto scossa dall’aggressione ma ha tenuto a replicare che "non sarà questo fatto a fermare l’attività dell’associazione".

La giovane attivista per i diritti delle donne musulmane ieri era a Brescia, insieme ad altre 150 connazionali per manifestare solidarietà alle donne oppresse. Stringeva un cartello come le altre militanti di Acmid con su scritto: "Io sono Hina". Chiedevano al giudice di ottenere la costituzione di parte civile dell’associazione; richiesta che è stata però respinta dalla corte.

E’ parere concorde tra gli investigatori che l’aggressione di questo pomeriggio sia la violenta risposta delle fasce più estremiste all’opera di integrazione che Dounia Ettaib e Acmid stanno conducendo da tempo. Le frasi pronunciate dagli aggressori sembrano essere una prova. Ora è alta la preoccupazione tra le attiviste dell’associazione che temono di subire nuove minacce per le loro battaglie contro il fanatismo islamico. Lo stesso che l’11 agosto scorso, spinse il padre di Hina a massacrare con 28 coltellate la figlia e a seppellirne il corpo in giardino.


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