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Chi son? Sono un poeta.
Che cosa faccio? Scrivo.
E come vivo? Vivo.
In povertà mia lieta
scialo da gran signore
rime ed inni d’amore.
Per sogni, per chimere
e per castelli in aria
l’anima ho milionaria.
Talor dal mio forziere
ruban tutti i gioielli
due ladri: gli occhi belli.
V’entrar con voi pur ora
ed i miei sogni usati
e i bei sogni miei
tosto son dileguati.
Ma il furto non m’accora,
poiché vi ha preso stanza
la dolce speranza!

Or che mi conoscete,
parlate voi. Chi siete?
Via piaccia dir?



Scrivo un diario inutile.
senza note, senza parole, senza frasi.
Solo pagine vuote, bianche.
Riempite dalla fluttuazione del nulla quotidiano.
(Alessandro Sebastiano Morandi) ”

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giovedì 13 marzo 2008
ore 10:28
(categoria: "Vita Quotidiana")



Premi Cartesio, anche sei italiani tra i Nobel europei della scienza
di RITA CELI

UNA ricerca sulla felicità, una gocciolina che scivola verso l’alto, uno studio in Antartide che ha permesso di ricostruire migliaia di anni di storia del clima globale. Sono tanti e disparati i progetti che coinvolgono scienziati e studiosi europei premiati oggi dalla Commissione europea con il Premio Cartesio 2007, una sorta di Nobel assegnato dal 2000 ai protagonisti delle più brillanti scoperte scientifiche o attività di ricerca svolte singolarmente o insieme ai colleghi di altri Paesi dell’Ue, che si dividono una somma di quasi 2 milioni di euro.

Tra i vincitori sono sei gli italiani: Fabio Biscarni del Cnr e Francesco Zerbetto dell’università di Bologna hanno conquistato il premio Cartesio con il progetto SynNanMotors nel campo delle nanotecnologie. Il riconoscimento è andato anche a Massimo Frezzotti dell’ente per le nuove tecnologie e a Valter Maggi dell’università di Milano Bicocca per il progetto Epica (ricerche in Antartide). A Luisa Corrado e Andrea Ferrari sono andati invece due "premi di eccellenza Marie Curie".

I premi sono stati consegnati oggi a Bruxelles dal commissario europeo per la scienza e la ricerca Janez Potocknic. "Questi premi rappresentano il meglio che l’Europa può offrire", ha detto Potocknic durante la cerimonia. "Ricompensano qualità che sono importanti per tutti gli scienziati, i ricercatori, gli inventori e i divulgatori scientifici: eccellenza, apertura, creatività".

Luisa Corrado, professoressa dell’università di Roma e ricercatrice alla facoltà di Economia a Cambridge, ha vinto il premio per lo studio dal titolo: "La ricchezza dà la felicità?". Uno studio che rivela quanto siano infelici gli italiani insieme agli abitanti dei Paesi mediterranei, battuti dai freddi scandinavi che si piazzano invece ai primi posti. La ricerca, secondo la responsabile, evidenzia come l’elemento centrale per essere felici non sia la ricchezza, ma la fiducia: fiducia nelle istituzioni, nelle leggi e in tutto quello che rappresenta il proprio Paese. Ecco allora Danimarca, Finlandia e Svezia al top nella classifica dei popoli più felici, mentre l’Italia è al quindicesimo e ultimo posto, preceduta da Portogallo e Grecia.

La realizzazione di un invisibile tappeto di macchine molecolari in grado di spostare piccole gocce di liquido è invece uno dei frutti degli studi nel campo delle nanotecnologie che hanno valso il riconoscimento ai due scienziati Francesco Zerbetto e Fabio Biscarini, rispettivamente dell’Università di Bologna e del Cnr. I due italiani hanno dimostrato i sorprendenti risultati raggiunti con una gocciolina che scivola verso l’alto lungo una superficie liscia, sfidando la forza di gravità.

La gocciolina anti-gravità è un liquido organico (diiodometano), che scorre sopra un invisibile tappeto di macchine molecolari (congegni composti da pochi atomi, dalle dimensioni di pochi milionesimi di millimetro, e controllabili per mezzo di stimoli esterni dagli scienziati). "Quelle utilizzate in questa dimostrazione - spiega Zerbetto, docente di chimica fisica all’ateneo bolognese - hanno la proprietà, esposte alla luce ultravioletta, di attrarre molecole derivate dal metano. L’effetto è quello di una specie di tapis roulant molecolare che trascina il liquido. La forza esercitata dalle macchine molecolari è pari a molte volte il peso della gocciolina. Per questo è possibile farla procedere in salita e superare un’angolazione anche di 20 gradi".

Tra gli altri italiani ci sono Massimo Frezzotti e Valter Maggi premiati per il progetto Epica, un esperimento di glaciologia sulla perforazione profonda della calotta orientale dell’Antartide per condurre studi sull’evoluzione dei cambiamenti climatici che ha permesso di fare grandi progressi nella comprensione dell’evoluzione del clima terrestre negli ultimi ottocentomila anni. Un riconoscimento conquistato con amarezza: i risultati della partecipazione italiana alla ricerca Antartide vengono premiati, riconosce il glaciologo Massimo Frezzotti, ma in Italia il programma è di fatto paralizzato per mancanza di fondi.

Fra gli altri vincitori figurano il progetto Virlis, che ha contribuito a sviluppare le conoscenze necessarie per combattere la listeriosi. Un documentario dedicato alla "massa mancante" che rappresenta il 96% del nostro universo ha invece ottenuto uno dei tre premi per la comunicazione scientifica. Gli altri due premi sono andati al divulgatore scientifico Jean-Pierre Luminet e alla scrittrice Delphine Grinberg.

Per quanto riguarda i premi di eccellenza Marie Curie, accanto allo studio di Luisa Corrado sono state premiate ricerche su temi molto diversi tra loro, quali il ruolo dei geni nel cancro, l’energia oscura e il ruolo delle piccole molecole nella risposta immunitaria dell’organismo. Ad aggiudicarsi un premio Marie Curie è stato anche Andrea Ferrari grazie a una ricerca sullo sviluppo di pellicole di carbonio ultafine destinate all’elettronica di consumo.


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mercoledì 12 marzo 2008
ore 18:49
(categoria: "Vita Quotidiana")



Carissima, inefficiente e inospitale: gli studenti Erasmus bocciano l’Italia

ROMA - Sarà anche il Belpaese, ricco di storia e bellezze artistiche, ma venirci a studiare è un vero inferno. A stroncare l’Italia e il suo sistema universitario sono gli studenti stranieri del progetto Erasmus che hanno scelto la Penisola per il loro periodo di formazione all’estero.

La fotografia che emerge da un questionario realizzato dalla free press "Studenti Magazine" e dall’associazione "Erasmus Student network Italia" è davvero impietoso, ma difficilmente contestabile. Il nostro paese, sottolineano i 1500 giovani interpellati provenienti da 28 paesi diversi e distribuiti in 27 diverse città italiane, è "costosissimo", "incapace di garantire un alloggio a prezzi contenuti" e un posto "dove l’inglese è una lingua di cui si fa a meno".

Il problema più sentito è il costo della vita. L’83% degli intervistati dichiara di spendere di più in Italia rispetto al proprio paese. La voce più costosa è al solito l’affitto (per il 69 per cento). Seguono il cibo per il 14,4% e il divertimento per il 12,6. Il 4% trova invece particolarmente costosi i libri. A tanto dispendio non corrispondono però atenei all’altezza delle attese. Il 71% degli intervistati ritiene l’università italiana peggiore di quella del proprio paese. Per il 39,6% la ragione principale è il pessimo stato delle strutture. Seguono la scarsità dei servizi web per il 24,4%, la difficoltà nel raggiungere informazioni per il 19,5% e la scarsa professionalità dei professori per il 16,5%.

Una larga maggioranza di studenti stranieri (il 66 per cento), una volta arrivata in Italia ha incontrato difficoltà nel trovare un alloggio, condividendo quindi gli stessi problemi dei nostri fuorisede. I problemi più lamentati sono il caro affitti e la fatiscenza dei locali, ma un 20,8% dei partecipanti al questionario denuncia anche il razzismo dei proprietari che non affittano a stranieri.

In un ambiente così ostile a rendere il tutto ancora più problematico è la difficoltà a trovare qualcuno in grado di esprimersi in inglese. Solo l’1,4% degli intervistati ritiene indispensabile conoscere l’inglese in Italia, contro il 46,6% che lo ritiene assolutamente inutile.

Eppure l’Italia continua ad esercitare un certo fascino sui giovani universitari di tutta Europa. La ragione, spiegano gli intervistati, è che malgrado i problemi il Belpaese conserva ancora un certo carisma. Ma se il 97% degli studenti spiega di averci scelto perché "sempre attratto dal Belpaese", alla fine del soggiorno solo il 60% vi ritornerebbe ad occhi chiusi.


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mercoledì 12 marzo 2008
ore 09:57
(categoria: "Vita Quotidiana")





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martedì 11 marzo 2008
ore 10:08
(categoria: "Vita Quotidiana")





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lunedì 10 marzo 2008
ore 18:52
(categoria: "Vita Quotidiana")





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domenica 9 marzo 2008
ore 18:03
(categoria: "Vita Quotidiana")





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sabato 8 marzo 2008
ore 12:22
(categoria: "Vita Quotidiana")



Contro l’obesità caramelle bandite: Parigi le sfratta dai supermercati
di LICIA GRANELLO

MILANO - Tempi duri per le troppo buone. Ieri mattina la ministra della Sanità francese, Roselyne Bachelot, ha incassato il primo sì al progetto "Via caramelle e dolciumi dalle casse dei supermercati". Vittima sacrificale volontaria sull’altare dell’obesità infantile, la catena Leclerc, che ha accettato di svuotare le scaffalature tentatrici a partire dal primo giugno.

Contrariamente all’Italia - dove un piano nazionale anti obesità è stato solo annunciato dal Ministero della Salute, e le iniziative anti-merendine vengono portate avanti da singoli comuni - due anni di martellamento ininterrotto da parte di media e istituzioni francesi sul problema dell’influenza nefasta di dolci&dolcetti hanno prodotto un risultato clamoroso. Tutto è cominciato a fine estate 2006, quando il predecessore della Bachelot, Xavier Bertrand, impressionato dai dati sull’incremento di peso di adulti e ragazzini, definito "un vero flagello", ha lanciato il Programma Nazionale per l’Alimentazione e la Salute.

La campagna prevedeva etichette salutiste, controlli nei supermercati, materiali informativi, coinvolgimento di medici, pediatri, nutrizionisti. Negli ultimi 24 mesi, la situazione è ancora peggiorata: tra obesi e sovrappeso, un quinto della popolazione scolastica è in lite con la bilancia. Dato destinato ad ampliarsi a dismisura nell’età adulta, se è vero che un terzo dei francesi è in sovrappeso.

Così è stato deciso un drastico giro di vite: dai suggerimenti si è passati alle pressioni, dagli inviti ai diktat. L’adesione al progetto Bachelot è stata annunciata dallo stesso proprietario della catena, Michel-Edouard Leclerc, che ha sottolineato come la scomparsa dei tredici prodotti targati Ferrero e Haribo comporterà una perdita secca di cinque milioni di euro l’anno, anche se le confezioni sottratte saranno regolarmente al loro posto sugli scaffali delle corsie interne, visto che una caramella su cinque viene adocchiata e messe in carrello proprio alle "avancasse". Niente di nuovo sotto il sole del marketing.

Marion Nestle, docente di nutrizione e salute pubblica all’Università di New York, conferma: "Dico sempre ai genitori di non fare mai la spesa con i figli. Le scatole con i cartoni animati disegnati sopra sono sempre posizionate negli scaffali più bassi, dove anche i bambini ai primi passi possono arrivare. E una volta alle casse, stare in coda induce madri e padri a comprar loro qualsiasi cosa, purché i bambini non si agitino".

Ma non è solo un problema di dolcezza. Perché lo spauracchio del peso nasconde l’altro grande guaio alimentare, legato alla qualità (e non solo alla quantità) delle calorie ingerite, ai sostituti dello zucchero - di salubrità non sempre specchiata - e della messe di additivi che affolla le etichette. Un lungo elenco di E, molte delle quali sul banco degli imputati, sospettate di nascondere dietro sigle incomprensibili sostanze che interferiscono con l’attività di timo e tiroide, oltre a essere fra le cause dell’iperattività infantile.

Insieme alla moratoria sui dolcetti, dal ministero della sanità è stata proposta con toni perentori l’eliminazione immediata delle pubblicità alimentari durante le trasmissioni televisive per bambini. Nel frattempo, nelle scuole francesi i distributori di merendine vengono progressivamente sostituiti da quelli di frutta e verdure sporzionate. Una rivoluzione firmata dal ministro dell’agricoltura Michel Barnier "visto che i bambini oggi mangiano quattro volte in meno frutta e verdura rispetto ai loro nonni".

Mentre gli strateghi del marketing cercano disperatamente di tamponare le perdite annunciate con nuove alchimie, Leclerc si consola: "Non si tratta di mettere al bando i dolciumi, ma di partecipare in modo intelligente al dibattito". Ma intanto, gli scaffali piangono. Almeno fino a quando i dati sulle patologie legate all’obesità non diventeranno magrissimi.


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venerdì 7 marzo 2008
ore 10:01
(categoria: "Vita Quotidiana")





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giovedì 6 marzo 2008
ore 18:28
(categoria: "Vita Quotidiana")





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mercoledì 5 marzo 2008
ore 13:19
(categoria: "Vita Quotidiana")



Mosè sotto l’effetto di droga sul Sinai quando ricevette i 10 Comandamenti. Lo sostiene uno psicologo israeliano
(da Corriere.it )

GERUSALEMME - Il profeta Mosè, secondo un ricercatore israeliano, si trovava sotto l’effetto di droghe quando sul Monte Sinai Dio gli consegnò i Dieci Comandamenti. Le sostanze attive che provocano illusioni sensoriali, quali gli allucinogeni, avrebbero avuto un ruolo importante durante i riti religiosi degli israeliti ai tempi della Bibbia, ha spiegato il ricercatore Benny Shannon nella rivista di filosofia «Time and Mind». Nel caso di Mosè, dice il professore di psicologia cognitiva all’università di Gerusalemme, non si è trattato di un «evento sovrannaturale». Ma non è neppure solo leggenda: «E’ molto più probabile che la vicenda si sia svolta sotto l’effetto di qualche droga psichedelica», ha detto Shannon ieri alla radio israeliana. Mosè sarebbe stato alterato anche quando vide «il cespuglio di spine ardente», dove si manifestò l’angelo di Jahweh, appunto, sotto la forma di una fiamma di fuoco. Anche in questo caso all’origine delle «visioni» ci sarebbero stati delle sostanze narcotizzanti.

EFFETTI PSICOATTIVI - «La Bibba riporta che le persone udivano dei suoni, e questo è uno dei classici fenomeni col quale si manifestano certe droghe». Molti culti amazzonici utilizzano a scopi rituali l’ayahuasca, un intruglio vegetale, che combinato sintetizza la molecola in questione e provoca degli effetti psicoattivi. La sostanza è ancora usata frequentemente dagli sciamani o stregoni indigeni in Amazzonia. «Anch’io ho avuto delle visioni, che avevano significati religiosi e spirituali», ha detto lo scienziato che afferma di aver testato il miscuglio. Gli effetti psichedelici sono comparabili con la sostanza estratta dalla corteccia dell’albero di acacia. E quest’albero viene menzionato spesso nella Bibbia, dice in conclusione Shannon al Time and Mind Journal of Philosophy.

REAZIONI - La notizia è stata ripresa anche dal quotidiano israeliano Haaretz, scatenando una serie di reazioni polemiche. Ma la più frequente è stata: «Che cosa si è fumato Shannon prima si scrivere il suo articolo?». Il professore, del resto, avrebbe ammesso che «chiuque può assumere allucinogeni ma per ricevere le Tavole della Legge bisogna essere Mosè».


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