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Chi son? Sono un poeta. Che cosa faccio? Scrivo. E come vivo? Vivo. In povertà mia lieta scialo da gran signore rime ed inni d’amore. Per sogni, per chimere e per castelli in aria l’anima ho milionaria. Talor dal mio forziere ruban tutti i gioielli due ladri: gli occhi belli. V’entrar con voi pur ora ed i miei sogni usati e i bei sogni miei tosto son dileguati. Ma il furto non m’accora, poiché vi ha preso stanza la dolce speranza!
Or che mi conoscete, parlate voi. Chi siete? Via piaccia dir?

Scrivo un diario inutile. senza note, senza parole, senza frasi. Solo pagine vuote, bianche. Riempite dalla fluttuazione del nulla quotidiano. (Alessandro Sebastiano Morandi)
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venerdì 15 giugno 2007
ore 18:46 (categoria:
"Vita Quotidiana")
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venerdì 15 giugno 2007
ore 12:22 (categoria:
"Vita Quotidiana")
Le ricette sbagliate dellOccidente per lAfrica di Niall Ferguson
Chiunque abbia visto al cinema il film Amazing Grace («Stupenda Grazia», di Michael Apted), avrà rimarcato le numerose analogie tra la carriera di William Wilberforce, il politico britannico che capeggiò la campagna contro la tratta degli schiavi, e quella dellattuale premier Tony Blair.
Come Blair, difatti, Wilberforce vedeva le proprie origini nellInghilterra del Nord. Anchegli fu un mediocre studente di Oxbridge. Anchegli non tardò a entrare in politica, ove la sua affabilità gli assicurò una rapida ascesa. E anchegli fu fortemente influenzato dal movimento evangelico. La rivelazione dell«amore infinito, tanto che Cristo è morto per salvare questo peccatore» fu per Wilberforce fulminante, allindomani del suo ingresso in Parlamento. Ma (tra gli altri) lex mercante di schiavi — nonché compositore dellinno «Amazing Grace» — John Newton lo convinse che poteva «servire entrambi»: la politica e lopera di Dio. La metamorfosi morale che lInghilterra subì grazie al movimento evangelico, senza il quale la legge dabolizione della tratta degli schiavi mai sarebbe stata approvata, riecheggia sin nei giorni nostri. Oggi, va da sé, la maggioranza degli inglesi prova un vago disagio di petto alla religione, e guarda con una certa incredulità alla passione degli americani per le letture bibliche. Ciò non toglie, tuttavia, che essi conservino lautentico entusiasmo — dottocentesca memoria — per le crociate morali. Ai giorni nostri, come nel XIX secolo, lAfrica esercita una malia assai potente sulla sensibilità evangelica. Devesserci un quid di irresistibile, nel potersi sentire al contempo responsabili delle disgrazie del Continente («Prima ero cieco…») e capaci di risolverle («Ma ora vedo… »).
Il problema, va da sé, è che ogni generazione pensa di avere trovato la giusta soluzione. E, puntualmente, incassa una delusione. Wilberforce e i suoi gregari erano convinti che labolizione della tratta degli schiavi, e — in seguito — della stessa schiavitù, servisse a qualcosa. Ma i suoi frutti, ahimè, furono ben meno miracolosi di quanto i riformatori avessero sperato. Così, nel 1907 il grosso dellAfrica non stava tanto meglio rispetto al 1807. Occorreva tentare unaltra strada: quella dello sviluppo economico pilotato dallo Stato. Niente. Via con un altro esperimento, allora. Stavolta, la ricetta era lindipendenza politica. Unaltra delusione. Sotto il profilo economico, nella gran parte dei Paesi in questione lautogoverno arrecò addirittura più danni del regime britannico. Sicché, si decise di passare ai prestiti di denaro. Niente da fare.
Da ultimo, è stata la volta degli aiuti umanitari. Un nugolo di puri di cuore — guidato dal più evangelico degli economisti, Jeffrey Sachs — ancora continua a riporre fiducia nella politica degli aiuti, che — si sostiene — dovrebbero soltanto essere più mirati. Un esempio? La distribuzione gratuita, per dire, delle zanzariere anti-malaria. Ma gli economisti che conoscono lAfrica meglio di Sachs restano scettici. Nel suo libro The Bottom Billion, Paul Collier, professore di Economia a Oxford, spiega in termini più che esaustivi come i maggiori problemi che attanagliano lAfrica (fatti salvi quelli insanabili o quasi, quali la collocazione geografica) siano di natura politica.
È alle tirannie corrotte, e alle guerre civili endemiche che esse combattono tra loro, che va quasi interamente addebitato il ritardo economico dellAfrica post-coloniale. A chi desiderasse ulteriori dimostrazioni di quanto il problema sia radicato, basti scorrere lultimo, interessante rapporto del Global Peace Index, che stila una classifica di 121 nazioni sulla base di unampia serie di indicatori, dal livello della spesa militare al rispetto dei diritti umani. Otto degli ultimi 20 Paesi sono — manco a dirlo — africani. Sia detto chiaramente: prodigarsi in cancellazioni di debito o aiuti a regimi canaglia, comè il caso dello Zimbabwe o del Sudan, o a Stati «falliti», come la Somalia e la Costa dAvorio, equivale a un immane spreco di denaro. Soldi bruciati, ecco. Di contro, lunico tentativo di intervento armato britannico, mirato a porre fine alla violenza in una delle ex colonie di Sua Maestà — la Sierra Leone, nel 2000 — ha sortito esiti sorprendenti. A fine anni 90, per dire, Freetown aveva registrato scene degne di Cuore di tenebra di Joseph Conrad. Ma quando, non molto tempo dopo lintervento britannico, mi recai nel Paese, si poteva tranquillamente camminare per strada. Insomma, a Cesare quel che è di Cesare.
Fu Blair a mandare le truppe in Sierra Leone per porre fine allanarchia che allora imperversava. Ragione per cui non gli rinfaccio la sua recente visita a Freetown. Di più: Blair si è profuso in quello che mi è parso uno dei migliori discorsi sullAfrica mai pronunciati da un leader occidentale. «LAfrica — ha scandito il premier britannico — riflette lesempio più eloquente di una politica estera autenticamente interventista. Per questo credo nella capacità dellazione politica di costruire un mondo migliore, e nel dovere morale di farvi ricorso». Però. Quasi pare di sentire Wilberforce. Peccato che Blair abbia poi guastato (quasi) tutto, piegandosi al più invalso tra i qui pro quo che, oggi, allignano nelle menti liberali dellOccidente. Stando al quale sarebbe possibile eliminare la povertà globale e insieme combattere il cambiamento climatico del Pianeta. Ora che persino il presidente Bush pare riconosca il legame tra emissioni di gas serra e surriscaldamento globale, Blair avrebbe fatto bene a dire la verità.
Come lAsia sta comprovando al di là dogni ragionevole dubbio, leliminazione della povertà implica un massiccio aumento delle emissioni di diossido di carbonio. LAfrica, di contro, sta oggi contribuendo più di chiunque altro alla causa della difesa ambientale, complice la puntuale incapacità di pervenire a una crescita sostenibile. Chi fosse ancora incredulo, è invitato a controllare il dato relativo alle emissioni di CO2 pro capite. Carta canta: siamo allennesima graduatoria che vede lAfrica in coda. Degli ultimi 20 Paesi, nella classifica degli Stati più inquinanti al mondo, non meno di 15 sono africani. Chapeau, Africa! Ecco quel che occorre per salvare il pianeta: un altro secolo di stagnazione in stile africano estesa a tutto il globo, nullaltro. La carriera di Wilberforce e quella di Blair lo mostrano sin troppo bene: lAfrica è sempre stata uneccellente fonte daria fritta, specie per bocca di Englishmen dorientamento evangelico. Grazie al Cielo, emissioni di quel tipo alterano soltanto il clima morale. (© Niall Ferguson 2007 Traduzione di Enrico Del Sero)
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venerdì 15 giugno 2007
ore 11:56 (categoria:
"Vita Quotidiana")
"Alla Diaz fu una notte cruenta ma il macellaio non sono io" di CARLO BONINI
La voce del questore Vincenzo Canterini arriva da Bucarest. Il Viminale ce lo ha spedito due anni fa a occuparsi di traffico di organi ed esseri umani presso una struttura Interpol, mettendo il mare tra lui e il Reparto celere di Roma, tra lui e la scuola "Diaz" di Genova, dove, la notte del 21 luglio del 2001, agli uomini che allora comandava venne ordinato di fare irruzione.
Sessantatrè feriti. Una "macelleria messicana", per usare le parole del vicequestore Michelangelo Fournier, che di Canterini era il vice. "Io un macellaio non lo sono mai stato", dice lui. Insiste: "Capito? Chi parla non è mai stato un macellaio. E un signore che è in polizia da 41 anni, fa sindacato con il "Consap" e vive in Romania, dove lAmministrazione gli ha chiesto di andare. Detto questo, sapete quando Fournier ha parlato di "macelleria messicana"? Dieci giorni dopo quella notte. E sapete con chi? Con il Procuratore di Genova dove si era presentato spontaneamente per riferire quel che aveva visto. E sapete chi lo aveva accompagnato dal procuratore? Vincenzo Canterini. Dunque, sono un macellaio io?".
Dunque, la macelleria cè stata "Il termine è folcloristico. Ma non cè dubbio che è stata una notte cruenta".
Il sangue lo ha visto anche lei? "Certo che lho visto. Ne ho visto tanto e dappertutto".
Ha visto poliziotti picchiare donne e uomini inermi? "No".
E Fournier, allora? Ha ammesso di aver visto e interrotto il pestaggio di una ragazza a terra. Si è scusato per aver taciuto sei anni questa circostanza. Lui ha visto e lei no? "Premesso che Fournier è come un figliolo per me, io e lui diciamo in fondo la stessa cosa".
"In fondo", lei ha appena detto di non aver visto nessun pestaggio. "Come ho ripetuto per tredici ore al processo di Genova, come spiegai nellimmediatezza dei fatti alla Commissione di inchiesta e appunto al procuratore di Genova dove andai insieme a Fournier, quando entrai nella "Diaz" era tutto finito. Cominciai a salire le scale della scuola e mi fermai al primo piano, proprio quando sentii le urla di Fournier".
Cosa vide? "Fournier era vicino a una ragazza ridotta malissimo. E mi diedi da fare per far soccorrere lei come gli altri feriti che erano nella scuola".
Qualcuno la testa laveva rotta a quella ragazza. "Non gli uomini del mio reparto. Non a caso, Fournier dice di essersi dovuto togliere il casco e di aver gridato "Basta!" a chi la stava picchiando. Se fossero stati i nostri ragazzi, Fournier non avrebbe avuto necessità di togliersi il casco, perché il nostro intero reparto era connesso da interfono. Avrebbe usato quello".
Dunque, lei arriva a cose fatte e né quella notte, né successivamente, riesce a venire a capo di chi si è comportato da macellaio. È così? "Quella notte, dentro la Diaz, cera una macedonia di polizia".
Una "macedonia"? "Come si vede dai filmati, nella scuola entrarono almeno in 300. I miei uomini erano solo 70. Poi cerano colleghi di altri reparti celeri, identici a noi per abbigliamento se si eccettua il cinturone bianco. Cerano agenti con lAtlantica (camicia a maniche corte ndr.), agenti delle squadre mobili con pettorina e casco, poliziotti dellAnticrimine. Di tutto, insomma".
Insisto. La notte della "Diaz" le ha cambiato la vita. Da due anni vive a Bucarest, e in tutto questo non è riuscito a venire a capo di chi si abbandonò alle violenze. "Che vuole che le dica? È così. Che devo fare? Appena rientrai a Roma, chiesi tutte le relazioni di servizio di chi era stato nella scuola quella notte. Ma non seppi allora e non so oggi chi si è reso responsabile delle violenze".
Nella "Diaz" i suoi uomini rimasero a braccia conserte? "Ma no. Non dico questo. È ovvio che qualche manganellata lavranno data. Ma so per certo che nessuno dei miei uomini ha mai picchiato una donna o un uomo a terra. Né ha mai ricevuto ordini di questo genere. E non lo dico solo io".
Chi altro lo dice? "Evidentemente non lo sa nessuno, ma soltanto su 2 dei 78 tonfa (i manganelli ndr.) in uso al mio reparto quella notte, le perizie del Ris dei carabinieri hanno trovato tracce di sangue. E quei due tonfa erano in dotazione a due agenti rimasti feriti, Ivo e Parisi. Dunque, è molto probabile che il sangue sia il loro. Dico di più. A Genova, Vincenzo Canterini è imputato di un solo presunto reato. Non violenze, non pestaggi. Ma di aver stilato una relazioncina di servizio al questore di 15 righe sui fatti di quella notte che non sarebbe stata veritiera".
Tacere la verità non è un vanto per un funzionario di polizia. "Io non ho taciuto un bel niente. Io riferii al Questore quello che avevo visto. Avevo visto la pettorina e il giubbotto di uno dei miei squarciato da una coltellata e la perizia del tribunale, al contrario di quel che affermò inizialmente il Ris dei carabinieri, ha stabilito che quella coltellata fu inferta. Ho visto venire giù di tutto dai piani alti della scuola e infatti tredici dei miei sono finiti in ospedale. Quali bugie ho detto?".
A distanza di sei anni ci sarà qualcosa che si rimprovera di quella notte. O no? "Mi rimprovero di non essere riuscito a imporre una soluzione diversa da quella che poi fu adottata. Ma è anche vero che non ne ebbi modo".
Quale soluzione diversa? "Suggerii a chi comandava in quel momento di tirare allinterno della scuola qualcuno dei potenti lacrimogeni di cui avevamo dotazione. E di aspettare che chi era dentro uscisse. Ma non ci fu verso".
A chi lo suggerì? "Allallora vicecapo della polizia e capo dellAntiterrorismo Arnaldo La Barbera".
Arnaldo La Barbera è morto. Non può né confermare, né smentire. "E infatti faccio a fatica e mi dispiace doverne parlare. Ma queste cose le ho dette già sei anni fa, quando il povero Arnaldo, un amico, era ancora vivo. Io non so con chi si consultò a sua volta La Barbera. So cosa venne deciso e so che quando lirruzione cominciò io rimasi fuori dalla scuola e il mio reparto passò sotto il comando di due funzionari della Digos di Genova".
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giovedì 14 giugno 2007
ore 17:04 (categoria:
"Vita Quotidiana")
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giovedì 14 giugno 2007
ore 16:30 (categoria:
"Vita Quotidiana")
Anziani, saranno 18 milioni nel 2050 "Recuperare risorse e produrre salute" di FEDERICO PACE
ROMA - Saremo sempre più anziani. Saremo sempre più vecchi. Da qui al 2050 gli over 65 in Italia saranno quasi 18 milioni (un terzo del totale) e rappresenteranno una componente della società a cui le autorità politiche dovranno cominciare a dare al più presto servizi e risposte. Oggi, già molto numerose, le persone in età avanzata sono 11 milioni (14 per cento).
Ma se l’evoluzione demografica è inesorabile, non è altrettanto scontata la capacità delle elite politiche di gestirla nel mondo migliore. Anzi. Ben venga allora la descrizione dettagliata del fenomeno e le sollecitazioni di idee e proposte contenute nel "Rapporto Nazionale sulla condizione il pensiero degli anziani" di Ageing Society - Osservatorio sulla Terza età, presentato oggi a Roma alla presenza del ministro della Solidarietà sociale Paolo Ferrero. Un poderoso volume di quasi duemila pagine che offre uno spaccato quanto più preciso possibile. Dal rapporto che cittadini "maturi" hanno con i consumi a quello con la mobilità. Dal tipo di uso che fanno delle nuove tecnologie al problematico rapporto con la salute.
La trasformazione della società. Da qui a pochi anni sono destinate a mutare radicalmente le città, i paesi, le relazioni tra le persone, le attività produttive e le intere organizzazioni sociali. E molte lo stanno già facendo a un ritmo ancora più veloce di quanto si creda. "Le società sono sempre state formate da coloro che lavorano e coloro che procreano - ha detto Emilio Mortilla, presidente di Ageing Society - Osservatorio sulla Terza età -. Ora la società è composta per lo più da persone che non procreano e non lavorano. Davanti a questo processo così complesso si devono trovare comportamenti e soluzioni adeguate. Ma le autorità che ci guidano sono pronte?"
La sfiducia. Non sembra che la politica sia all’altezza dell’impresa. Basti pensare al disagio sociale che sempre di più sembra coinvolgere il segmento degli over 65. La fiducia nelle capacità della pubblica amministrazione, anche tra gli over 65, è ai minimi. Forse anche perché quando parlano del tema dell’invecchiamento, i politici, sembrano fare quasi sempre riferimento ai costi che questo fenomeno comporta. Meno si parla delle difficoltà che i cittadini "maturi" devono affrontare.
Le spese e i servizi. Prima di tutto c’è il problema di come pagare le spese necessarie. Il 17,3 per cento delle famiglie con un capofamiglia anziano vive in affitto. E se è vero che l’11 per cento delle famiglie italiane vive in condizioni di povertà, quando in una famiglia c’è un anziano la percentuale sale al 13,2 per cento. Ma non solo. Gli anziani hanno difficoltà ad accedere ai servizi primari. Uno su dieci incontra ostacoli per essere ricoverato. Molti di loro, quando terminano la degenza rifiutano di uscire perché non hanno modo di ricevere gli stessi servizi sul territorio. Questo fenomeno si deduce anche dal fatto che il 66,7 per cento dei ricoveri impropri riguarda proprio gli over 65 che sono costretti a questa scelta perché non hanno risorse o perché non trovano sul territorio le risposte ai loro bisogni. Il numero di famiglie che negli ultimi dieci anni sostiene a fatica le spese mediche è cresciuto del 35 per cento.
L’assistenza domiciliare che non c’è. Il fabbisogno di assistenza sul territorio, secondo le stime rese note da Ageing Society, è almeno pari a 15 miliardi di euro. Purtroppo però se ne impegnano meno della metà. La spesa per l’assistenza domiciliare copre in Italia solo il 3-4 per cento contro il 20 per cento dei paesi del Nord Europa e il 18 per cento del Regno Unito. Nel complesso le spese per la salute non sono sufficienti. In valore assoluto ci pare di destinare risorse importanti, ma in realtà, dicono gli autori della ricerca, "rispetto al Pil la spesa pubblica per questa voce non cresce mentre la spesa privata negli ultimi due anni è in flessione". Questo vuol dire che quando non ci sono i soldi si taglia anche sulla salute.
Le disparità regionali. Desta preoccupazione constatare ancora un volta che "in Italia i cittadini non sono uguali - ha detto Mortilla - e che la loro fortuna dipende dalla regione in cui nascono. In tredici regioni non si paga il ticket. Nelle altre sì. Due giorni fa la Regione Basilicata ha fatto partire la vaccinazione gratuita contro il tumore al collo dell’utero. Un’iniziativa annunciata a livello nazionale ma che ancora non è stata avviata. Non si possono introdurre differenze territoriali su temi così importanti."
Recuperare più risorse. Se mancano i finanziamenti, se è necessario assicurare una sostenibilità economica alla nuova società si deve cominciare a cercare nuove risorse. Ageing Society ha suggerito alcune ipotesi. Innanzitutto un inasprimento delle pene per quei medici, farmacisti e industrie farmaceutiche che sono stati trovati colpevoli di comparaggio e che gli illeciti profitti siano assegnati a un fondo. Ageing Society suggerisce anche di applicare un ticket alle persone solventi per le spese alberghiere per le degenze ordinarie e in day hospital , rispettivamente di 5 e 3 euro. Così, dicono gli autori dell’indagine, si possono recuperare fino a 150 milioni di euro. Si deve inoltre inasprire la battaglia all’evasione fiscale.
Produrre salute. Ma non solo. Secondo l’Osservatorio si possono recuperare all’economia italiana fino a 600 milioni di euro con un uso più capillare dei vaccini. In Italia solo il 2 per cento della spesa totale sanitaria è destinato ai vaccini e si vaccinano solo gli anziani e i bambini. "Nella fascia lavorativa 20-60 anni si sono influenzati 5 milioni di persone con un costo complessivo per l’economia italiana pari a 3 miliardi di euro - ha spiegato Mortilla - Se noi vaccinassimo un milione di persone possiamo arrivare a recuperare un miliardo di euro. Per questo lanceremo un progetto di studio in tre regioni che si dovrebbe chiudere verso aprile-maggio del 2008". Mortilla ha anche suggerito una formula di obbligatorietà o una via incentivata all’uso del vaccino.
Il ministro della Solidarietà sociale Paolo Ferrero, che è intervenuto dopo Emilio Mortilla, si è detto d’accordo con l’uso dei denari del malaffare per il "Fondo per le Non Autosufficienze", il fondo per le prestazioni essenziali da assicurare agli anziani sul territorio nazionale e che in Finanziaria 2007 ha ricevuto solo 100 milioni di euro. Quanto all’uso dei vaccini, Ferrero si è detto favorevole a una maggiore diffusione ma fermamente "contrario a qualsiasi forma di obbligatorietà". Anche "sulla questione del pagamento della retta negli ospedali - ha detto il ministro - non ritengo opportuno intervenire finché non sia completata la lotta all’evasione fiscale".
Le relazioni sociali e il servizio di volontariato civile. Più in generale per il ministro Ferrero è l’idea di invecchiamento attivo che va valorizzata. Non come proseguimento del periodo di produzione di ricchezza, quanto come un tempo in cui ci si dedica a produrre quelle "relazioni sociali tra generazioni e sul territorio che tanto mancano nella nostra società". In questo modo si romperebbe anche l’isolamento a cui gli lover 65 sono sempre più costretti. "Gli anziani questo lo fanno già - ha proseguito il ministro - ma c’è uno scarso riconoscimento sociale di questo volontariato." Proprio per questo Ferrero ha annunciato un prossimo disegno di legge "che riprenda questi ragionamenti e ponga un punto simbolico: la costituzione di un servizio civile per gli anziani. Un servizio che non si sostituisca alle mille pratiche di oggi, ma che le metta in rete. In modo che la terza età non sia solo un costo ma che abbia anche un ruolo sociale riconosciuto."
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giovedì 14 giugno 2007
ore 12:18 (categoria:
"Vita Quotidiana")
G8 a Genova, «la polizia ha infierito» «Durante le indagini non ebbi il coraggio di rivelare un comportamento così grave: la scuola Diaz come una macelleria»
GENOVA - Sugli incidenti accaduti a Genova in occasione del G8 è arrivata unammissione importante: «Durante le indagini non ebbi il coraggio di rivelare un comportamento così grave da parte dei poliziotti per spirito di appartenenza». È questa la testimonianza resa da Michelangelo Fournier, allepoca del G8 a Genova vice questore aggiunto del primo Reparto Mobile di Roma e oggi uno dei 28 poliziotti imputati per la sanguinosa irruzione nella scuola Diaz. In aula, Fournier ha fornito infatti una nuova versione su quello che aveva visto nella scuola al momento della sua irruzione: non manifestanti già feriti a terra, ma veri e propri pestaggi ancora in atto.
«I POLIZIOTTI HANNO INFIERITO» - «Arrivato al primo piano dellistituto - ha detto Fournier - ho trovato in atto delle colluttazioni. Quattro poliziotti, due con cintura bianca e gli altri in borghese stavano infierendo su manifestanti inermi a terra. Sembrava una macelleria messicana». Nelle dichiarazioni invece rese precedentemente dal poliziotto ai pubblici ministeri Enrico Zucca e Francesco Cardona Albini il poliziotto aveva raccontato di aver trovato a terra persone già ferite e non pestaggi ancora in atto. «Sono rimasto terrorizzato e basito - ha spiegato - quando ho visto a terra una ragazza con la testa rotta in una pozza di sangue. Pensavo addirittura che stesse morendo. Fu a quel punto che gridai: "basta basta" e cacciai via i poliziotti che picchiavano».
«HO DETTO DI CHIAMARE LE AMBULANZE» - Fournier, sollecitato dalle domande del Pm Francesco Cardona Albini ha aggiunto: «Intorno alla ragazza per terra cerano dei grumi che sul momento mi sembrarono materia cerebrale. Ho ordinato per radio ai miei uomini di uscire subito dalla scuola e di chiamare le ambulanze». Fournier ha poi raccontato di aver assistito la ragazza ferita fino allarrivo dei militi con laiuto di unaltra manifestante che aveva con sè una cassetta di pronto soccorso. «Ho invitato però la giovane - ha raccontato - a non muovere la ragazza ferita perché per me la ragazza stava morendo».
«HA SBAGLIATO A TACERE» - «Il dottor Michelangelo Forrnier - scrive in un comunicato il Comitato Verità e Giustizia per Genova - ha sbagliato a tacere per sei anni su quello che ha visto dentro la scuola Diaz. Proprio lo "spirito di appartenenza" avrebbe dovuto spingerlo a raccontare tutto e subito. Solo così avrebbe servito nel migliore dei modi, con lealtà e responsabilità, lo stato di cui è funzionario. Ad ogni modo, sia pure in ritardo, ha raccontato ciò che ha visto, confermando le testimonianze di decine di persone. Il dottor Fournier ha parlato di "macelleria messicana". Lattuale ministro degli Esteri, nel 2001, parlò di "notte cilena". Si ricorre allesotismo, ma siamo di fronte a una "perquisizione allitaliana" che ha macchiato la credibilità della polizia e dello stato. A questo punto chiediamo: il capo della polizia non ha niente da dire? Il ministro degli Interni farà finta di nulla anche stavolta? Il parlamento continuerà a tenere in un cassetto la legge sulla commissione dinchiesta?
COMMISSIONE PARLAMENTARE DINCHIESTA - «La testimonianza resa da Michelangelo Fournier è lennesima conferma della necessità di istituire quella commissione parlamentare dinchiesta sui fatti del G8 di Genova, prevista nel programma di governo dellUnione e che il centrodestra, nella precedente legislatura, ha sempre negato». Lo afferma il vice presidente della Camera e parlamentare della Sd, Carlo Leoni, commentando la deposizione di oggi presso il tribunale penale di Genova.
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giovedì 14 giugno 2007
ore 12:02 (categoria:
"Vita Quotidiana")
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martedì 12 giugno 2007
ore 13:16 (categoria:
"Vita Quotidiana")
Eco-sepolcro, ambientalisti sempre: con un impatto zero anche da morti di ANNALISA IZZO
CE CHI sceglie il cartone perché può essere decorato con disegni e chi il bambù perché è più elegante; i produttori invece si stanno industriando a creare forme piacevoli in materiali bioplastici: stiamo parlando di bare ecologiche, ovvero biodegradabili al 100%. E sì, perché ai tempi della coscienza ambientalista le responsabilità nei confronti del pianeta vanno mantenute anche post-mortem. Da Londra a New Delhi gli ecologisti si stanno impegnando a limitare limpatto ambientale della loro attività fino alla fine. Insomma, anche da morti inquiniamo eccome.
Così, allarmata dal surriscaldamento del pianeta, unassociazione indiana per la tutela dellambiente sta promuovendo un nuovo tipo di pira funeraria. Nel Paese a maggioranza induista, infatti, la cremazione totale del corpo è considerata la via per liberare lanima. Ecco che ogni anno vengono cremate quasi dieci milioni di salme su roghi fatti con la legna, per un totale di 50 milioni di alberi abbattuti, 500 tonnellate di ceneri gettate nei corsi dacqua e 8 milioni di tonnellate di CO2 emessa.
Dopo anni di trattative con le autorità religiose, amministrative ed ecologiste lingegnere Vinod Kumar Agarwal è finalmente riuscito a far passare la sua invenzione: una pira ecologica strutturata come un caminetto - sovrastato, evidentemente, da una statua di Shiva - che ha il duplice vantaggio di trattenere le ceneri e favorire una combustione più rapida ed efficace. Basti pensare che se per una cremazione classica servono più di 400 chili di legna, con il nuovo tipo di braciere ne occorrono meno di 100. Per il momento lassociazione che fa capo allingegnere Agarwal è riuscita a piazzare 40 di questi strumenti in tutto il Paese e spera di raddoppiare le vendite questanno.
Intanto, da questaltra parte del mondo, gli ambientalisti cercano di prendere i loro provvedimenti, almeno quelli considerati più appropriati a riti religiosi che prevedono la sepoltura. In Gran Bretagna il 64% delle persone si è detto favorevole a funerali verdi e già molti sono quelli che si rivolgono a nuove pompe funebri che offrono bare a scarso impatto ambientale e la collocazione in aree cimiteriali naturali (foreste e campi).
Secondo il Natural Death Center - lorganismo britannico che si occupa di funerali alternativi - dal 2000 ad oggi il numero di siti disponibili per una sepoltura ecologica (dove in luogo di lapidi vengono piantati alberi) è raddoppiato, e ogni anno oltre 9.000 persone li scelgono come sede per leterno riposo. "Un trend in crescita che coinvolgerà 20.000 persone nel 2010", dice Mike Jarvis, direttore del centro.
Ma non è tutto perché il pacchetto prevede anche la bara 100% biodegradabile: cartone riciclato illustrato con pittura biodegradabile, oppure il più raffinato bambù intrecciato. La ditta Ecopod fa sapere di aver venduto 500 bare in cartone nel 2006: "E la vendite crescono del 20% - confermano i vertici dellazienda - Entro la fine dellanno ci lanceremo sul mercato americano e canadese".
E del resto, superati i primi tabù, il mercato europeo può dirsi già sensibilizzato allargomento. Nuove agenzie funerarie e associazioni no-profit stanno nascendo per offrire questo tipo di servizi a chi vuole abbassare, anche dopo lora fatale, il personale carbon foot print: in Olanda, in Polonia, in Cecoslovacchia.
Viene dalla Svezia però la proposta che potrebbe definirsi come la più radicale in materia. "Quando un organismo biologico muore, possono accadere tre cose: che ritorni ad essere terra, che marcisca, che bruci. Ebbene - spiega la biologa Susan Wiigh-Masak, ideatrice del metodo "Promessa" - delle tre opzioni possibili noi esseri umani abbiamo praticato sempre e solo le ultime due". A partire da questa constatazione e dal desiderio di un ritorno delluomo al ciclo della natura nel modo più rispettoso possibile, la ricercatrice svedese dal 1999 persegue una vera e propria missione ambientalista, diffondendo un sistema per trasformare velocemente le spoglie terrene in fertilizzante. La tecnica tutta naturale prevede leliminazione dellacqua e il successivo rapido congelamento del corpo. "Linteresse per questo metodo da parte di organismi governativi e religiosi di tutto il mondo è stata fortissima. Al punto che alcuni Paesi come la Corea del Sud e il Sud Africa sono già intervenuti sulla legislazione per rendere praticabile il metodo di Promessa. Il messaggio etico di un ritorno allenergia della terra è quindi passato".
In Italia il fenomeno si fa appetibile commercialmente. La Coccato&Mezzetti di Novara ha ottenuto ad aprile lautorizzazione ministeriale a commercializzare bare in Materbi, una bioplastica ricavata dal mais che si dissolve gradualmente nellambiente senza danneggiarlo. "Si pensi che ogni anno perdiamo 50 chilometri quadrati di foreste per produrre legna destinata ai riti funerari - dice Pasquale Coccato - Senza contare il fatto che zinco, vernici e altri materiali con cui normalemente si rifiniscono le bare e i vari oggetti di culto (croci, rosari, eccetera) restano nel terreno per sempre, rilasciando sostanze velenose".
Ma in Italia londata ambientalista si sposa anche con il riconosciuto primato nostrano nel design. E così due designers milanesi hanno creato Capsula mundi, un grande contenitore dalla forma di un uovo,- totalmente biodegradabile perché realizzato in amido - nel quale il corpo viene posto in posizione fetale. Una volta inserito nel terreno, come se si trattasse di un bulbo vegetale che germoglierà, sulla sua sommità viene piantato un albero, scelto dalla persona prima di abbandonare i suoi cari ed affidato alle loro cure. Anzi, nel blog relativo circolano già i testamenti-ecologici, per affidare il ricordo terreno di sè a un mandorlo, a un eucalipto oppure a un cactus. Quella del bosco sacro, insomma, rimane senzaltro la soluzione più apprezzata tra i morituri eco-consapevoli.
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martedì 12 giugno 2007
ore 10:02 (categoria:
"Vita Quotidiana")
Mistero sullorologio di Bush dopo il bagno di folla di domenica in Albania. Stando alle immagini della televisione locale il presidente esibiva un orologio allarrivo. ma, dopo i tanti abbracci e strette di mano, il suo polso era nudo. Che fine ha fatto lorologio?
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lunedì 11 giugno 2007
ore 18:05 (categoria:
"Vita Quotidiana")
Scandalo ambulanza, Selva si dimette Il 118: "Il senatore ci ha minacciati"
ROMA - Il senatore Gustavo Selva ha presentato la lettera di dimissioni dal Senato al presidente Franco Marini. "Non voglio che le mie eventuali colpe - ha spiegato lex presidente della commissione Esteri - ricadano sulle istituzioni". La decisione dopo le polemiche sollevate dalla confessione del senatore di An che, davanti alle telecamere di La7 ha ammesso di aver preso unambulanza per dribblare i blocchi istituiti a Roma per la visita di Bush e raggiungere in tempo gli studi televisivi.
Leloquente silenzio dei dirigenti del suo partito e le critiche piovute da entrambe le coalizioni, avevano fatto capire da subito che il "vecchio trucco da giornalista", come laveva definito lex direttore di Gr2, non era piaciuto a nessuno.
Aveva provato con un taxi, poi con unauto a noleggio, ma il centro della capitale era bloccato e non cerano alternative. Pur di non mancare allappuntamento con La7, Selva ha chiesto ad unambulanza di farsi accompagnare vicino agli studi televisivi.
E non ho detto che ero un senatore", si era giustificato con un cronista. Ma nella relazione inviata dalla direzione dellAres 118 al presidente della Regione Lazio Piero Marrazzo, si definisce latteggiamento del senatore di An come "minaccioso e offensivo" nei confronti dellequipaggio dellautoambulanza. A detta degli operatori dellAres, Selva avrebbe "denigrato la professionalità dellequipaggio e minacciato il licenziamento di un infermiere" nel caso in cui non fosse stato trasportato.
"E vergognoso e indegno", aveva detto il ministro alla Salute Livia Turco. Ancora più esplicita era stata la sua ex compagna di partito Alessandra Mussolini che aveva bollato il gesto come "un chiaro caso di bullismo senile. Servono le dimissioni", aveva detto. E le dimissioni oggi sono giunte.
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