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Chi son? Sono un poeta.
Che cosa faccio? Scrivo.
E come vivo? Vivo.
In povertà mia lieta
scialo da gran signore
rime ed inni d’amore.
Per sogni, per chimere
e per castelli in aria
l’anima ho milionaria.
Talor dal mio forziere
ruban tutti i gioielli
due ladri: gli occhi belli.
V’entrar con voi pur ora
ed i miei sogni usati
e i bei sogni miei
tosto son dileguati.
Ma il furto non m’accora,
poiché vi ha preso stanza
la dolce speranza!

Or che mi conoscete,
parlate voi. Chi siete?
Via piaccia dir?



Scrivo un diario inutile.
senza note, senza parole, senza frasi.
Solo pagine vuote, bianche.
Riempite dalla fluttuazione del nulla quotidiano.
(Alessandro Sebastiano Morandi) ”

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mercoledì 16 maggio 2007
ore 09:24
(categoria: "Vita Quotidiana")





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martedì 15 maggio 2007
ore 18:17
(categoria: "Vita Quotidiana")



A Madrid la terza edizione del concorso internazionale delle statue viventi ha animato le vie del quartiere storico La Latina di effigi animate di opere d’arte. Quest’anno il concorso si ispirava alla fiesta di S.Isidro. L’attrice e presidente della Asociación Española de Estatuas Vivientes, Paula Noviel, ha spiegato, prima di insediarsi sul suo piedistallo, che fare la statua vivente "è una forma di donare l’arte agli altri"



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martedì 15 maggio 2007
ore 14:57
(categoria: "Vita Quotidiana")



Esami, arrivano le commissioni: ricomincia la "caccia ai professori"
di SALVO INTRAVAIA

Arrivano le commissioni degli esami di Stato. Domani, 16 maggio, i tabulati con i nominativi dei tanto ’temuti’ commissari esterni e dei presidenti saranno a disposizione degli Uffici scolastici provinciali che avranno qualche giorno di tempo per effettuare qualche piccolo e necessario aggiustamento. Martedì 22 maggio sarà possibile per tutti consultare direttamente sul sito del ministero della Pubblica istruzione (www.pubblica.istruzione.it) le commissioni. Ma i nominativi dei prof che dal 20 giugno prossimo esamineranno quasi mezzo milione di studenti italiani cominceranno a circolare certamente prima del 22 perché la curiosità degli interessati è grande. Un rito che mancava da 5 anni.

Con il ripristino della commissione d’esame mista (3 commissari esterni, 3 membri interni e un presidente) voluta dal ministro della Pubblica istruzione, Giuseppe Fioroni, riparte la "caccia al prof" da parte di genitori e figli. Chi è? Da quale scuola proviene? Che tipo è: indulgente o severo? Si chiederanno per un mese mamme, papà e studenti. In tanti cercheranno un contatto con gli inavvicinabili e sconosciuti commissari esterni per evitare "brutte sorprese". Così, fra qualche giorno ricomincerà un pressing che era terminato nel 2002 quando il governo Berlusconi modificò la composizione della commissione giudicatrice, con tutti membri interni e il solo presidente proveniente da un’altra scuola.

Quest’anno, il tour de force della maturità vedrà impegnati nell’esame più importante della loro carriera scolastica 497 mila ragazzi iscritti all’ultimo anno delle scuole superiori. La maggior parte ha seguito un percorso regolare e si presenterà agli esami dopo avere lavorato in classe per circa nove mesi. Oltre 31 mila, invece, tenteranno la fortuna da privatisti. Con una preparazione ’fai da te’ e appena 146 approderanno all’esame di maturità direttamente dopo avere frequentato il penultimo anno: i cosiddetti ottisti, coloro che avranno ottenuto la promozione con almeno otto in tutte le discipline e in terza avevano riportato almeno la media del sette.

Ma nel lungo mese estivo di compiti e interrogazioni i protagonisti, nel bene o nel male, saranno anche loro: 110 mila professori, di cui 37 mila esterni e 73 mila interni, e più di 12 mila presidenti di commissione che avranno il compito di guidare gli esami e controllare che tutto proceda per il verso giusto.

Il grosso dei candidati al diploma che aprirà le porte verso l’università, la formazione superiore o il mondo del lavoro proviene dagli istituti tecnici e professionali: 279 mila ragazzi in tutto. Saranno 104 mila gli studenti in corsa per la licenza liceale e 50 mila quelli in lista per la maturità classica. Quattro regioni (Campania, Lombardia, Sicilia e Lazio) porteranno agli esami quasi metà (235 mila studenti) dei candidati.

Prima di sedersi a svolgere la prova scritta di Italiano, tuttavia, i ragazzi dell’ultimo anno dovranno superare lo scoglio della ammissione, reintrodotta dal ministro Fioroni a dicembre. Fra le altre novità che toccheranno sin da quest’anno i maturandi anche la composizione delle commissioni giudicatrici, dove è stato ripristinato il perfetto equilibrio tra prof interni ed esterni e la lode per i superbravi per i quali un "semplice cento" non basta a definire l’impegno e il valore mostrato.


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martedì 15 maggio 2007
ore 11:49
(categoria: "Vita Quotidiana")





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martedì 15 maggio 2007
ore 10:00
(categoria: "Vita Quotidiana")



Marocchino vince a scuola: fischiato
di Claudio Del Frate

CASAZZA (Bergamo) — Atif ha dodici anni, i capelli ricci e l’incarnato olivastro tipico del suo Paese d’origine —ilMarocco—ma parla italiano con l’inequivocabile accento di Bergamo, la terra dove vive da sette anni. Questo non gli ha evitato sabato mattina di ricevere bordate di fischi e «buu!» dai suoi coetanei mentre veniva premiato per aver vinto una gara d’atletica della sua scuola. La sera dopo è andata molto peggio a un suo amico, sempre marocchino, sempre di Casazza: agli autoscontri del paese ha risposto a un diciannovenne che lo aveva apostrofato con un «Negro di m...!» ed è stato aggredito con una bottiglia rotta; adesso ha punti di sutura alla testa e al collo e una gran paura anche solo a uscire di casa, a raccontare quel che è successo. Già, che succede a Casazza, 3.500 abitanti, il 14% dei quali immigrati (una percentuale doppia rispetto a quella del resto d’Italia)? Se lo chiedono in tanti, dopo i due episodi a distanza ravvicinata, se lo chiede nel suo piccolo anche Atif, metà marocchino e metà bergamasco: «Ero contento per la gara, ma mi spiace per quello che è successo — dice — anche perché con i miei compagni di classe vado d’accordo. Solo quelli più grandi, qui in paese, ogni tanto mi danno fastidio ». Sabato mattina, al campo sportivo si erano radunati 300 ragazzi delle scuole medie di tre paesi vicini (Casazza, Borgo ed Endine), per una meeting amichevole di atletica. La prova di vortex, che è una versione soft del lancio del giavellotto, aveva visto l’affermazione del giovane immigrato. «Quando gli ho messo la medaglia al collo — racconta Giovanni Merla, insegnante presente al campo—dalle tribune dove c’erano tutti i ragazzi sono partiti fischi e ululati, proprio come allo stadio quando un giocatore di colore tocca la palla.

Ho urlato io stesso di smetterla, che Atif meritava gli applausi, non i fischi, altrettanto hanno fatto altri insegnanti.Maè stato davvero un momento molto triste, inconcepibile». «Sì, mi hanno riferito il fatto— è la versione che ne dà il preside della scuola, Giovanbattista Campana —, ma sarei portato a pensare che si tratti di questione di rivalità sportiva tra scuole diverse, non di razzismo. Proprio la nostra scuola da anni si fa carico di programmi specifici per l’inserimento di alunni stranieri. E ne abbiamo da ogni parte del mondo». Di sicuro, nelle aule dell’istituto, non tutti se la sono sentita di archiviare l’episodio: «Proprio stamattina (ieri, ndr) ne ho parlato ai miei alunni — racconta Susanna Zaffaroni, altra docente presente sabato al meeting —. Che si sia trattato di semplice campanilismo, che sia stato qualcosa di peggio ho voluto sottolineare che l’episodio è stato spiacevole. Nella vita, non solo nello sport, è fondamentale il rispetto dell’altro, sia esso un rivale, uno straniero, quello che volete». E a tutti sarebbe piaciuto chiudere qui la questione. Ma a poche ore dai fischi al campo sportivo, ecco che il paese bergamasco deve fare i conti con una aggressione a sfondo razziale, già denunciata ai carabinieri e raccontata da Abdelkebir El Omari, zio della vittima: «Mio nipote era agli autoscontri, un ragazzo italiano gli ha versato apposta della birra addosso e l’ha prima insultato, poi colpito con una bottiglia rotta ». Il ragazzino immigrato, poi insultato («negro di m..., mangia banane»), avrebbe risposto con un perentorio «sono contento di esserlo» facendo salire il fumo alla testa del rivale.Ma ora ha paura a farsi vedere in giro, parenti e fratelli fanno da scudo, non vogliono mettere in piazza l’episodio. E quando le vittime hanno paura a parlare, il clima non è bello.


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martedì 15 maggio 2007
ore 09:09
(categoria: "Vita Quotidiana")





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lunedì 14 maggio 2007
ore 18:28
(categoria: "Vita Quotidiana")



Microsoft attacca il mondo open source: "Hanno violato 235 nostri brevetti"
di VALERIO MACCARI

ROMA - "Viviamo in un mondo che rispetta la proprietà intellettuale, e la comunità open source deve stare alle regole del gioco. Il cosiddetto free software infrange 235 brevetti appartenenti alla Microsoft. Questa situazione deve finire". In un’intervista rilasciata al magazine Fortune, Steve Ballmer, Ceo della Microsoft, lancia un’offensiva senza precedenti contro il mondo del software libero. E minaccia di ricorrere alla legge per far rispettare i brevetti e far pagare le "giuste royalities" a chi usa Linux e molti altri programmi rilasciati sotto licenza Gpl. Se la Microsoft dovesse proseguire su questa linea, il software "libero" rischia di cessare di esistere.

Le dichiarazioni di Ballmer sono solo l’ultimo episodio di una guerra che va avanti da almeno dieci anni. L’open source è sempre stato il rivale più temibile per il colosso di Redmond. Linux, in particolare, è cresciuto moltissimo negli ultimi anni, togliendo a Windows, il sistema operativo della Microsoft, importanti quote di mercato. Nel 2004 Linux era installato sul 25% dei server e il 3% dei computer desktop, e gli analisti si aspettano che il giro d’affari totale generato dal software "open source" raggiunga i 36 miliardi di dollari entro il 2008. Cifre che Microsoft, che negli ultimi 5 anni si è trovata a fronteggiare con scarsi risultati una concorrenza sempre più forte su tutti i fronti, non può ignorare. Inoltre un mese fa la Dell, la seconda produttrice di computer al mondo, ha annunciato una nuova linea di computer con preinstallato Linux. Una scelta che potrebbe portare a una brusca accelerazione della diffusione del sistema operativo del pinguino in ambito domestico.

Per ora, però, ad impiegare Linux è soprattutto il mondo del corporate business. Più della metà delle compagnie che compaiono nella classifica Fortune 500 lo utilizza nei propri data center. Wal-Mart, Goldman Sachs e Google, per fare dei nomi. E il sistema open socurce è molto diffuso anche negli ambienti universitari, dove in parte è stato creato. A spingere all’adozione di Linux è stata soprattutto la possibilità di acquisirlo gratuitamente. Ma anche la flessibilità e la stabilità del sistema, che può essere "dimensionato" secondo le esigenze.

Microsoft, però, non intende riconoscere al nemico tutti i suoi meriti. "Il software open-source, spiegano a Redmond, è spesso di alta qualità proprio perché incorpora porzioni di nostri brevetti". Il solo kernel di Linux (il cuore del sistema operativo) viola, secondo Microsoft, 42 patenti Microsoft; l’interfaccia grafica altre 65; Open Office, l’alterego gratuito di Office, 45; i programmi client di posta elettronica infrangono 15 brevetti, e i restanti programmi altri 68. In totale, 235 brevetti. Sarebbe la più grande violazione di proprietà intellettuale della storia.

Se i diritti della Microsoft dovessero essere riconosciuti, gli sviluppatori del software libero potrebbero essere costretti a pagare a Redmond delle royalities, e l’open source non sarebbe più gratuito per l’utente finale perdendo così anche il suo maggior punto di forza.

L’avvocato della Free Software Fundation Eben Moglen, però, non sembra essere spaventato.
Sostiene infatti che il software è un algoritmo matematico e che, come tale, non possa essere patentato. La Corte Suprema americana non si è mai espressa in materia. E comunque, ci sono "forti dubbi che i numeri presentati da Microsoft corrispondano a brevetti effettivamente validi". Una cosa è certa, però. "Le prossime battaglie fra il mondo dell’open source e quello del software proprietario - spiega Moglen - si combatteranno proprio sul terreno dei brevetti".

Un duello simile a quello in corso fra le major musicali e i servizi di condivisione dei file, ma di dimensioni molto maggiori. Una considerazione che forse, per ora, trattiene Microsoft dall’intraprendere un’azione legale concreta. Le parole di Ballmer, quindi, potrebbero essere solo una minaccia. Magari per costringere i più grandi attori dell’open source a scendere patti con la Microsoft. La stessa tecnica usata, questa estate, con Novell. Che, per non farsi trascinare in tribunale, ha acconsentito a dare una percentuale dei ricavi provenienti dalla sua distribuzione a Redmond.


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lunedì 14 maggio 2007
ore 14:08
(categoria: "Vita Quotidiana")



Miss Tiffany, ha 21 anni la transessuale più bella

Si chiama Thanyarat Jirapatpakorn, ha 21 anni è ed stata incoronata reginetta all’ultima edizione di Miss Tiffany. La giovane è risultata prima tra le 30 finaliste. Il concorso che premia la più bella transessuale thailandese si è svolto nei giorni scorsi nella città di Pattaya a circa 150 chilometri da Bangkok



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lunedì 14 maggio 2007
ore 12:46
(categoria: "Vita Quotidiana")



Se chiesa e destra vanno in piazza insieme
di EDMONDO BERSELLI

MAI la Chiesa, negli ultimi vent’anni, era stata così vicina alla politica, così influente, così ingombrante. Affiancata dai partiti di destra, e con il centrosinistra scompaginato dal conflitto interno, non dichiarato e non elaborato, sulla laicità. Se le cose stanno così, se questa diagnosi è realistica, sabato scorso in Piazza San Giovanni è avvenuto un disastro politico e civile. E allora vale la pena di guardarlo in profondità, senza complessi. La prima e fondamentale conseguenza del Family Day è evidente: si è saldato un fronte tra ampi settori del mondo cattolico e la destra italiana.

E ciò è avvenuto in un modo e con un’intensità tali da sorprendere gli stessi vertici ecclesiastici, la segreteria di Stato vaticana, la Conferenza episcopale. Alla Chiesa post-wojtyliana era ovviamente utile una dimostrazione di forza, anche per esibire uno di quegli spettacoli di mobilitazione che senza il carisma di Giovanni Paolo II risultano difficili da riprodurre oggi sulla scena pubblica. Ma è tutto da provare che per la gerarchia cattolica fosse davvero conveniente quella spettacolare fusione di morale e politica, di alto magistero e di bassi interessi di bottega, che se da un lato ha esibito l’adesione popolare ai temi della famiglia, dall’altro ha permesso il sequestro politico di piazza San Giovanni da parte dei leader del centrodestra.

La presenza di Silvio Berlusconi, Gianfranco Fini e Pier Ferdinando Casini rappresentava con chiarezza qual era una finalità possibile del Family Day, almeno nelle intenzioni dei suoi sponsor politici più spregiudicati: e cioè mettere in rilievo che l’appello per una "politica per la famiglia" rappresentava invece l’opportunità per una polemica caldissima contro il riconoscimento legale delle unioni civili. Ossia per dividere in due, con volontà esplicita, l’opinione pubblica: in modo da poter attestare che da una parte, a destra, ci sono i buoni cattolici, e dall’altra, a sinistra, c’è una consorteria di avversari, di "laicisti", di personalità insensibili alle grandi verità religiose.

In quella compagine ostile alla Chiesa e ai suoi fondamenti, guidata dal Prodi "rovinafamiglie" immortalato sulle magliette, i cattolici del centrosinistra si trovano in difficoltà. Secondo l’intonazione psicologica della piazza anti-Dico, il mondo cattolico non è rappresentato da Clemente Mastella o da Francesco Rutelli, e meno che mai da Rosy Bindi; costoro non rappresentano nessuno e non sono neppure la foglia di fico sulle vergogne laiciste del centrosinistra: ne è una riprova a contrario l’accoglienza entusiastica riservata a Silvio Berlusconi, a testimonianza che c’è stata una fusione politica, di popolo, fra le posizioni cattoliche più intransigenti e la scelta per il centrodestra.

Matrimonio d’interesse e d’amore. Sicché è superfluo sottolineare che il raid di Silvio Berlusconi durante il Family day è stato un gesto politicamente impegnativo, anche a prescindere dalla violenza delle sue parole, quelle frasi provocatorie secondo cui non è possibile essere contemporaneamente fedeli cattolici e di sinistra. Berlusconi ha realizzato uno dei suoi blitzkrieg, e ha tentato di mettersi in tasca in un colpo solo l’ideologia della famiglia, il movimento ecclesiale, i sostenitori del matrimonio, gli oppositori del divorzio e dell’aborto, i contestatori della procreazione assistita, dei Dico e delle unioni omosessuali.

Ebbene, sarebbe il caso di capire come la pensa la Chiesa, al suo vertice, dell’appropriazione indebita delle istanze cattoliche e delle masse dei fedeli convenute a Roma per sostenerle. Riesce incongruo infatti credere che la gerarchia giudichi utile, cioè politicamente conveniente, e spiritualmente convincente, il cinismo opportunista con cui Berlusconi e i suoi alleati hanno confiscato la comunità ecclesiale (almeno quella parte che interpreta l’appartenenza al cattolicesimo con uno spirito di rivalsa, di rivincita, di spagnolesca "reconquista"). Vale a dire sulla base di un’idea di divisione, senza nascondere una chiara inimicizia contro quella parte di società, di politica e di cattolicesimo che la pensa diversamente.

Va da sé che la Chiesa non possa accettare di essere sequestrata in vista dell’utilità politica di una parte. E quindi non è del tutto irrealistico attendersi qualche presa di distanza, fosse anche soltanto una sottigliezza per smarcarsi. Questo perché monsignor Angelo Bagnasco deve ancora guadagnarsi la titolarità della sua azione come presidente della Cei, uscendo dalla definizione ristretta di successore di Ruini. E il segretario di Stato, Tarcisio Bertone, deve curare anche le diplomazie con il governo attuale e con i ministri cattolici che ne fanno parte. E va rilevato nel frattempo che Bagnasco ha taciuto sostanzialmente sul Family Day: ciò è un sintomo di quanto sia arduo rinnovare in modo originale la linea dell’episcopato, ma anche un indizio della sua prudenza.

Tuttavia il punto cruciale è evidente di per sé: comunque si sia verificata, non si è mai vista, in tempi di bipolarismo, una collocazione così netta ed esclusiva della Chiesa a fianco di una parte politica. Al di là dei riverberi più evidentemente confessionali, si prospetterebbe una conseguenza politica di estremo rilievo, cioè un attrito vistoso con l’intera evoluzione del sistema politico: la formula bipolare infatti doveva consentire la libera collocazione politica dell’elettorato cattolico.

Viceversa, una variante estremistica come quella prospettata sabato da Berlusconi, i cattolici di qua e i miscredenti di là, assomiglia più a un’eresia manichea che a un criterio di ragionevolezza politica. Altro che suggestioni neoguelfe: qui è potenzialmente in gioco la "cattura" della Chiesa da parte di uno dei giocatori politici. E dunque, se il mercante sequestra il tempio, sarebbe interesse della comunità ecclesiastica che emergessero voci e figure indisponibili a schiacciarsi su una soluzione politica confessionale, con le ripercussioni politiche che si possono immaginare. Di tutto infatti avrà bisogno la Chiesa, ma non di una guerra di religione. E neppure di diffidenze e ostilità speculari sul piano del governo e delle istituzioni.

Tanto più che sullo sfondo del Family day (e delle contrapposizioni tra Vaticano e sinistra, dal referendum sulla fecondazione assistita ai Dico), sono entrati in gioco principi basilari in materia di laicità dello Stato, suscettibili di favorire contrasti pesanti dentro il centrosinistra. Per ora nell’Unione il conflitto non è esploso, ma non c’è dubbio che sulla piazza del Family Day si sono compiuti sacrifici politici pesanti: si è sacrificata in primo luogo una parte della presenza e credibilità pubblica dei Ds.

Il silenzio dei Ds è una scelta obbligata, dettata dall’impossibilità di parlare, perché parlare equivarrebbe a innescare la contrapposizione con il proprio alleato, la Margherita, proprio mentre si sta avviando il processo che conduce alla nascita del Partito democratico. Ma la rinuncia effettiva a qualificare la propria presenza nel Pd, da parte diessina, è già di per sé un’abdicazione; e anzi l’effetto della distorsione prodotta dalla politicizzazione della religione, dall’abbandono di un criterio comune di laicità.

Il Family Day, insomma, ha avuto conseguenze sui due lati della struttura politica italiano: ha reso asimmetrici gli schieramenti, ha squilibrato il bipolarismo, dà un’inflessione clericale al giudizio sull’azione di governo.

Sarà il caso che tutto il centrosinistra, da Romano Prodi in giù, valuti con attenzione queste ripercussioni e le risposte possibili. Ma anche da parte ecclesiastica dovrebbe esserci la percezione che il nuovo integralismo, la comunanza indistricabile e "simoniaca" fra destra e Chiesa, è una distorsione del meccanismo democratico, e potenzialmente una perdita grave in termini di ricchezza e libertà della convivenza civile.


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lunedì 14 maggio 2007
ore 11:03
(categoria: "Vita Quotidiana")



Gheddafi ricoverato per ictus: "E’ grave"

TRIPOLI - Il leader libico Muammar Gheddafi è stato ricoverato ieri in ospedale, in seguito ad un ictus. Lo riferisce l’agenzia stampa palestinese Màan, citata dai siti di informazione israeliani. A quanto si legge, le condizioni del leader - che è tuttora in coma - sarebbero considerate gravi. I membri della famiglia sono stati richiamati in patria, e ora sono giunti in ospedale per rimanere accanto a lui.


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