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Chi son? Sono un poeta.
Che cosa faccio? Scrivo.
E come vivo? Vivo.
In povertà mia lieta
scialo da gran signore
rime ed inni d’amore.
Per sogni, per chimere
e per castelli in aria
l’anima ho milionaria.
Talor dal mio forziere
ruban tutti i gioielli
due ladri: gli occhi belli.
V’entrar con voi pur ora
ed i miei sogni usati
e i bei sogni miei
tosto son dileguati.
Ma il furto non m’accora,
poiché vi ha preso stanza
la dolce speranza!

Or che mi conoscete,
parlate voi. Chi siete?
Via piaccia dir?



Scrivo un diario inutile.
senza note, senza parole, senza frasi.
Solo pagine vuote, bianche.
Riempite dalla fluttuazione del nulla quotidiano.
(Alessandro Sebastiano Morandi) ”

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ULTIMI 10 messaggi
(per leggere i precedenti naviga attraverso il calendarietto qui a destra:
i giorni linkati sono quelli che contengono interventi )


venerdì 2 febbraio 2007
ore 18:12
(categoria: "Vita Quotidiana")







Sono gli orsi polari una delle specie animali rese più vulnerabili dal riscaldamento del Pianeta. Una realtà con la quale hanno già dovuto iniziare a fare i conti, come mostrano queste foto pubblicate sul sito del quotidiano britannico "Daily Mail".


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venerdì 2 febbraio 2007
ore 17:13
(categoria: "Vita Quotidiana")



Che cosa ha detto il dottore?
Le informazioni e le spiegazioni fornite dal medico circa lo stato di salute dei pazienti restano spesso concetti misteriosi
di Alessandra Carboni

STATI UNITI – Capita più o meno a tutti di andare dal medico, sedersi di fronte alla sua scrivania, esporre il proprio problema e ritrovarsi poi ad ascoltare una diagnosi comprensibile solo a metà. Questo accade perché a quanto pare il linguaggio medico risulta spesso misterioso e i concetti sono troppo difficili da ricordare. E non dipende dall’età del paziente, né dal suo livello di istruzione o dallo status sociale o dalla razza: un secondo dopo essere uscito dall’ambulatorio, qualsiasi paziente medio dimentica circa la metà delle cose dette dal dottore.

LA RICERCA – Una serie di studi condotti negli Stati Uniti hanno infatti rivelato che oltre il 90 per cento degli americani non è in grado di comprendere del tutto nemmeno le indicazioni di base fornite dal medico. Un difetto di comunicazione, questo, che spesso porta i soggetti in questione a non rispettare le prescrizioni dei farmaci o le indicazioni circa i comportamenti da tenere per ottenere la guarigione, rischiando così di danneggiare ulteriormente il proprio stato di salute. Senza contare che, sempre a causa della scarsa comprensione della terminologia specialistica, accade spesso che i malati interpretino erroneamente le indicazioni riportate sui bugiardini dei medicinali. Il tutto con importanti ricadute sull’intero sistema sanitario, a partire dalle strutture ospedaliere e da quelle di pronto soccorso, che si ritrovano congestionate anche a causa di questi problemi.

COMUNICARE MEGLIO – Si tratta di una questione ben nota alle principali organizzazioni per la tutela della salute dei cittadini, ma – come spiega il New York Times - nonostante l’American Medical Association e il National Academy’s Institute of Medicine abbiano più volte invitato gli addetti del settore a migliorare la comunicazione con i pazienti, nulla sembra essere cambiato. Questo sarebbe dovuto non tanto alla cattiva volontà dei medici, quanto piuttosto al fatto che gli stessi ammalati esitano a chiedere chiarimenti quando qualcosa non è chiaro, perché spesso si sentono in imbarazzo e si vergognano di ammettere di non aver capito. A quanto pare, quindi, l’unica soluzione al problema sarebbe nelle mani dei medici, che dovrebbero sforzarsi di utilizzare un codice linguistico più semplice e abituarsi quindi a dire «dolore al petto» invece di «angina», per esempio, preoccupandosi inoltre di appurare che chi sta di fronte a loro abbia effettivamente afferrato il concetto.


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venerdì 2 febbraio 2007
ore 15:34
(categoria: "Vita Quotidiana")



"Il premio Nobel Pamuk è fuggito
Ha deciso di lasciare la Turchia"

ANKARA - Lo scrittore Orhan Pamuk, Nobel per la letteratura 2006, ieri è partito in gran segreto per gli Stati Uniti. Ma non si tratta di un viaggio qualunque, bensì di una vera e propria fuga: "E’ scappato per un lungo tempo dalla Turchia", portando con sè i suoi averi, scrive il direttore del quotidiano turco Sabah, Fatih Altayli, aggiungendo che ieri pur avendo avuto la notizia in anticipo non l’ha pubblicata "per evitare che all’aeroporto di Istanbul vi fossero proteste contro Pamuk".

"L’altro ieri, abbiamo ricevuto una notizia molto interessante: Pamuk era molto preoccupato per gli ultimi avvenimenti in Turchia, ed aveva deciso di andarsene definitivamente dal paese" - scrive Altayli con riferimento all’omicidio di Hrant Dink, alle minacce pronunciate dagli assassini contro lo stesso Pamuk e al rifiuto del governo turco di modificare l’articolo 301 del codice penale.

"Avevo anche saputo che Pamuk aveva ritirato dal suo conto 400 mila dollari e partiva dalla Turchia con l’intenzione di non ritornarci per un lungo periodo - aggiunge Altayli - Abbiamo anche accertato che Pamuk aveva prenotato un posto sull’aereo delle ore 11:20 e, in pratica che se ne andava definitivamente dalla Turchia".

"Eravamo combattuti tra il dovere giornalistico e le considerazioni umane. Abbiamo deciso di non scrivere la notizia e di non fornire tutti questi particolari della partenza perchè una tale notizia poteva suscitare proteste contro Pamuk all’aeroporto ed ostacolare la sua partenza" racconta il direttore di Sabah, che conclude invitando i lettori a "valutare da sé il danno che la partenza di Pamuk infligge all’immagine della Turchia".

Pamuk agli inizi della settimana aveva annullato un programma di conferenze e di festeggiamenti in suo onore in Germania e aveva fatto sapere di non essere in Turchia.

Uno degli uomini che hanno organizzato dell’omicidio di Hrant Dink, mentre veniva portato dal tribunale in prigione, dopo il suo rinvio a giudizio aveva urlato davanti alle telecamere: "Pamuk ora attento a te. Sii intelligente". Le forze di sicurezza turche avevano preso molto sul serio quella minaccia ed avevano messo sotto scorta Pamuk ed altri 17 scrittori e giornalisti turchi esposti per non essere allineati con le opinioni dei nazionalisti turchi.


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venerdì 2 febbraio 2007
ore 13:21
(categoria: "Vita Quotidiana")



"Diecimila dollari per dissentire dal rapporto"
L’industria petrolifera ha tentato la corruzione

LONDRA - Diecimila dollari per ogni studioso disposto a dissentire dalle certezze raggiunte sull’incidenza delle attività umane nell’aumento della temperatura del Pianeta. La contabilità dei cambiamenti climatici si arricchisce di un nuovo, inquietante, costo: il prezzo della tentata corruzione degli scienziati dell’Ipcc, l’organismo delle Nazioni Unite che studia le dinamiche del riscaldamento globale. A offrire la cifra, secondo quanto rivelato oggi dal quotidiano britannico The Guardian, è stata nei mesi scorsi l’American Enterprise Institute, un think tank che opera grazie ai finanziamenti del colosso petrolifero ExxonMobil e con stretti collegamenti alla Casa Bianca.

Per compiere questo tentativo di accomodare le valutazioni scientifiche alla necessità di andare avanti con i profitti del "business as usual", l’istituto ha mandato nei mesi scorsi una lettera a diversi scienziati sparsi per il mondo offrendo un assegno da diecimila dollari più una serie di altri benefit in cambio di affermazioni in grado di minare la credibilità delle conclusioni dell’Ipcc. A far recapitare le missive è stato Kenneth Green, un collaboratore esterno dell’Aei, che ha ammesso di averle spedite anche a economisti e analisti politici di fama, chiedendogli di partecipare a un rapporto "indipendente" da contrapporre a quello dell’Onu.

La lettera apparentemente si ammantava di motivazioni scientifiche, lamentando il fatto che l’Ipcc "è impermeabile a qualsiasi voce critica" e "prono a conclusioni sommarie non supportate da sufficiente materiale analitico", chiedendo quindi ai destinatari di sottolineare i limiti degli attuali modelli di previsione climatica.

La rivelazione del Guardian è stata commentata con amara ironia da Greenpeace. "L’Aei è molto più di un semplice think tank, funziona come una Cosa Nostra intellettuale dell’amministrazione Bush, sono i surrogati della Casa Bianca nell’agonia della loro campagna per negare i cambiamenti climatici. Sono stati sconfitti sul piano scientifico e sul piano morale riguardo alla necessità di agire. Tutto quello che gli è rimasto è una valigia piena di contanti".


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venerdì 2 febbraio 2007
ore 12:55
(categoria: "Vita Quotidiana")



La realtà dietro il pasticcio
di Massimo Franco

La tesi del complotto è suggestiva e insieme autoconsolatoria. Si sforza di nobilitare lo scivolone governativo di ieri al Senato sulla politica estera come frutto di una congiura centrista. Tenta di assolvere una maggioranza che da settimane si contorce sull’allargamento della base statunitense a Vicenza. Cerca di velarne i contrasti e i paradossi che stavolta, complici le assenze, si sono vendicati.

In realtà, si è in presenza di un maldestro pasticcio parlamentare. Non è un caso che il ministro della Difesa, Arturo Parisi, abbia parlato di un esito «paradossale». Difficile definire altrimenti un voto contro le comunicazioni di Parisi, giustificato con l’esigenza di non rompere con l’estrema sinistra. È stato una sorta di suicidio inconsapevole, che il centrodestra si è limitato a sfruttare a suo favore: votando la relazione del ministro prodiano sulla base di Vicenza; e rivelando l’inesistenza di una maggioranza sulla politica estera.

Faceva un po’ impressione, ieri, la gioia del leghista Calderoli, mentre si vantava di avere messo al tappeto «il pugile suonato del governo». Sembrava un consumato stratega di tecniche parlamentari, che aveva dato scacco matto a un manipolo di dilettanti. Il problema è che l’Unione rischia di offrire di sé esattamente questa immagine; e il voto successivo con il quale si è ricompattata non l’ha corretta del tutto. Alcuni prodiani puntano il dito contro «la strumentalità » del comportamento del centrodestra. E ironizzano sul successo avversario, ottenuto votando per il governo Prodi. Ma la sostanza rimane quella ammessa con onestà dal capogruppo dell’Unione al Senato, Anna Finocchiaro: «È stata una vittoria politica della Cdl».

Non significa prefigurare la crisi di governo che i berlusconiani evocano, chiedendo le dimissioni del premier. Uno dei più preoccupati da una simile prospettiva è il presidente della Camera, Fausto Bertinotti, che ha esorcizzato subito una crisi: di fatto, smentendo anche la teoria dell’agguato centrista. Il problema è che all’Unione sarà difficile far finta di nulla. L’ex capo dello Stato, Francesco Cossiga, esalta con un filo di ironia «il primo grande successo bipartisan» di Prodi. E il senatore a vita Giulio Andreotti invita palazzo Chigi a incassare l’ampliamento della base Usa a Vicenza. Ma limitarsi a questo significherebbe ufficializzare la possibilità di accordi con l’opposizione sui «temi di frontiera», dalla politica estera alle unioni civili; archiviare l’imperativo di un’Unione autosufficiente; e aprire una stagione di maggioranze, se non variabili, senza più muri di confine. È una prospettiva che il leader dell’Unione non può promuovere, né vuole subire.

Per questo minimizza, insieme con Bertinotti. L’altolà arrivato dal presidente della Camera, in visita in America latina, lo certifica. Al «dovere di durare», Bertinotti abbina quello di accettare «aiuti esterni solo se gratuiti». Ma l’unica possibilità di non pagare un prezzo è impedire un altro tonfo parlamentare. Se si verifica una volta, può essere liquidato come un incidente: sebbene segnali la confusione e la fragilità della coalizione. Se si ripete, e molti già pensano alla missione in Afghanistan, promette di imporre passaggi parlamentari che il Quirinale sarebbe il primo a pretendere: la telefonata di ieri fra Napolitano e Prodi è un indizio. I pasticci a volte servono a trovare i rimedi; in altri casi possono anticipare lo sfascio.


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venerdì 2 febbraio 2007
ore 09:43
(categoria: "Vita Quotidiana")


dal blog di Crystal83 (tutto da vedere)
Zanele Muhoi



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venerdì 2 febbraio 2007
ore 09:31
(categoria: "Vita Quotidiana")



19 febbraio, giornata mondiale della lentezza

MILANO - Avanti si, ma piano. Dopo lo «slow food», anzi forse prima, c’è la «slow life». La reazione al logorio della vita moderna si gioca anche sul piano della velocità. Aumentano le schiere di quelli che non sono più disposti ad andare di corsa. "E vinse la tartaruga", un libro del giornalista canadese Carl Honoré, è solo l’ultima spinta a procedere nella vita senza furia. Cresce in molti paesi del mondo, in particolare in quelli dove più si ha successo e più si lavora e si corre.

LA GIORNATA DELLA LENTEZZA - Anche nel nostro paese, come è scritto nel comunicato dell’associazione "L’arte del vivere con lentezza", con « passo lento ma deciso, aumentano le adesioni alla Giornata Mondiale della Lentezza del prossimo 19 febbraio, dedicata a quanti hanno la prepotente sensazione che il mondo giri troppo in fretta per rimanervi in equilibrio. Un equilibrio che diventa sempre più precario per chi vive e lavora nelle nostre città, assecondando tempi tiranni con sforzi disumani», dichiara Bruno Contigiani, presidente dell’ Associazione "L’Arte del Vivere con Lentezza" . «Non è necessario fermare il mondo e cercare di scendere: rallentare e riappropriarci del nostro tempo è possibile partendo da gesti anche piccolissimi del quotidiano». Tutti possono partecipare alla Giornata mondiale della Lentezza, anche con piccoli gesti come prendere un tram invece dell’auto, un primo passo per rallentare e vivere meglio. «Perché il tempo - spiega l’associazione - non è solo denaro, il tempo è vita, e rallentare si può: iniziamo insieme il prossimo 19 febbraio, ribattezzato giorno di san Va-Lentino!

LE INIZIATIVE - A Milano in Corso Vittorio Emanuele, alle h.11,30 e poi per tutto il pomeriggio, scatteranno i "Passovelox" per calcolare la frenesia dei milanesi che saranno simbolicamente multati e invitati a rallentare un po’ per abbracciare un minuto di calma. I "citywalkers" inviteranno i milanesi, ma non solo, a percorrere a piedi la città inventando itinerari che partono da presupposti e punti di vista diversi da quelli tradizionalmente turistici. In serata al Teatro Zazie, alle h.21,00 la compagnia teatrale Scimmie Nude organizza letture lente tratte da “La Strategia dell’Orso” di Lothar Seiwert, accompagnate da musica dal vivo. E ancora un gruppo di studenti dell’Università degli Studi Milano-Bicocca lavorerà sul tema della lentezza. A Casciano Terme (Pisa) i piccoli asinelli Gioconda, Gaia, Libero e Allegra, saranno gli inusuali compagni di viaggio per una camminata lenta con meta il bellissimo borgo medioevale di Lari, che dista circa 10 km. A Roma un appello ai “Cercatori di nuvole” romani, coloro che amano avere lo sguardo rivolto verso l’altro per catturare con la macchina fotografica uno scorcio della città spesso ignorato per la fretta: il meraviglioso cielo capitolino. A Napoli un gruppo di signore farà il caffé alla “maniera delle nonne”, con la mitica caffettiera napoletana che chiede un po’ di pazienza per poter gustare il nettare scuro e fumante nella tazzina; un manager bolognese si è impegnato a contare da uno a dieci e da dieci a uno prima di entrare in casa a fine giornata; a Bari, un gruppo di avvocati entrerà in Tribunale salutando le guardie alla porta e gli uscieri.


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giovedì 1 febbraio 2007
ore 16:08
(categoria: "Vita Quotidiana")



Test delle urine il lunedì mattina. Scuole Usa contro l’alcolismo
di DANIELE SEMERARO

ROMA - Il lunedì mattina, per tutti gli studenti del mondo, è il giorno più odiato della settimana. I ragazzi del distretto scolastico del New Jersey, negli Stati Uniti, però, potrebbero temere il lunedì mattina anche per un altro motivo. Nelle scuole di tutto lo stato, Stato infatti, il lunedì verranno effettuati esami delle urine a campione per verificare se i ragazzi hanno fatto uso esagerato di bevande alcoliche (oltre i due bicchieri) durante il week-end.

La prima scuola che inizierà, già da lunedì prossimo, ad effettuare i test sarà la Pequannock Township High, 800 studenti. Poi seguiranno la Middletown High e tutte le altre. "Quello dell’alcolismo in età giovanile è un grosso problema negli Stati Uniti", spiega il sovrintendente scolastico Larrie Reynolds, uno degli artefici della singolare iniziativa. "Basti pensare - continua - che ogni anno muoiono più ragazzi per problemi legati all’alcol che soldati in Iraq". La stima, più che sconvolgente, basta a far capire la gravità della situazione.

Il test andrà a caccia dell’etil-glucuronide (EtG), che compare nel sangue e si ritrova nelle urine man mano che l’alcol bevuto scompare. Il costo di ogni controllo è di 20 dollari (l’equivalente di circa 15 euro), e per i prossimi tre anni le autorità locali hanno stanziato 120mila dollari, pari a seimila test. Niente paura, però: se le analisi dimostrassero la positività dell’allievo, questi non sarà sospeso o cacciato dalla scuola, anzi. "L’unica cosa che accadrà - spiega il sovrintendente - è che i genitori saranno informati e il ragazzo riceverà sostegno da parte di psicologi e medici".

L’iniziativa potrebbe essere un importante deterrente per le migliaia ragazzi che spesso durante i party del sabato sera si ubriacano con birra e superalcolici. Non tutti, però, sono d’accordo con il test delle urine a scuola. In primis le associazioni che difendono i diritti civili, che parlano di palese violazione della privacy: "Quando si entra nella sfera della salute e delle cure mediche - spiega Deborah Jacobs, direttore esecutivo dell’American Civil Liberties Union - le autorità scolastiche non devono intervenire: la cosa deve rimanere tra genitori e figli".

Non è la prima volta che il distretto scolastico del New Jersey adotta leggi così singolari. Già dal 2005, infatti, i ragazzi che hanno la patente e vanno a scuola in auto e coloro che partecipano agli sport o ad altre attività extracurriculari si sottopongono costantemente a test antidroga. La decisione venne presa, due anni fa, dopo la morte di un ragazzo per overdose.


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giovedì 1 febbraio 2007
ore 14:14
(categoria: "Vita Quotidiana")



Conquiste, gaffes e battute del Cavaliere sciupafemmine
di Gian Antonio Stella

Solo il suo amico Hugo Chavez, mica per altro soprannominato «el mago de las emociones », s’era spinto più in là. Ammiccando in diretta, il giorno di San Valentino, alla mogliettina: «Marisabel, mamaíta! Stanotte ti do il tuo!». Con la lettera di scuse a Veronica, accompagnata probabilmente da un container di rose rosse, Silvio Berlusconi entra di diritto tra i protagonisti dei grandi fogliettoni planetari. Come Carlos Menem, il presidente argentino che finì su tutti i giornali del mondo per lo sfogo a caratteri cubitali di Zulema: «Se non pianti quella bionda faccio un colpo di stato!». O Alberto Fujimori, il peruviano sbattuto fuori dal palazzo presidenziale dalla moglie Susana. O Ferdinand Marcos, il dittatore filippino così servizievole nell’accontentar la moglie mai sazia di scarpe da guadagnare un soprannome giocato sui doppi sensi: «un uomo d’Imelda». Lo sapeva, il Cavaliere Azzurro, di avere esagerato con la sua fissa di recitare da playboy.

Dicono gli esperti di gossip che la goccia (le battute con Ayda Yespica e Mara Carfagna e Melissa Satta e altre ancora la sera dei Telegatti) ha fatto traboccare un vaso già pieno da giorni. Cioè da quando Dagospia aveva pubblicato l’intervista in cui Fabrizia Carminati, una delle prime vallette di Canale 5, ricordava non solo una storia lontana con l’allora re delle tivù («romanticismo? » «10 e lode». «Dolcezza?» «10 e lode». «Simpatia?» «10 e lode. Anche a letto era da 10 e lode») ma un incontro più recente: «Due anni fa mi candido alle Europee per Forza Italia e lui invita tutti ad Arcore per un incontro politico. Ritorno nella villa a distanza di oltre 20 anni, saluti, baci e abbracci di cortesia, poi si avvicina all’orecchio e, senza farsi sentire dagli altri, mi sussurra: "Comunque, sei sempre una bella figa..."». Non bastasse, pochi giorni dopo aveva chiosato sulla operazione vascolare così: «Sono andato a Cleveland per venire incontro alle sollecitazione dei miei che volevano che mettessi un salvavita. Il mio cuore è bradicardico, perché in gioventù ho fatto un sacco di sport. Ora mi sento forte, giovane e prestante e sono pronto a innamorarmi ». Innamorarsi? È più forte di lui. Da sempre.

Amatissimo dalle «sue» donne come la bolzanina Michaela Biancofiore, l’unica che lo adora più ancora di Sandro Bondi ed è arrivata a definirlo sul Giornale «un figaccione » (aggettivo solitamente poco usato per gli statisti), non c’è occasione in cui resista alla tentazione di giocare allo sciupafemmine. Talora con una certa leggerezza: «Vedo in prima fila rappresentanti di notevole livello estetico. Sapete che sono innamorato di mia moglie, ma non ho perso il senso estetico e noto delle gambe straordinarie che circolano». Altre volte con sortite più grossolane, come la sera che, finita prima del previsto la festa di compleanno di un vecchio imprenditore di Parma, fece l’occhiolino ai presenti: «Da un lato è un grande dispiacere, non lo nascondo,ma dall’altro vi confesso che sono tutto contento di andarmene: faccio in tempo a tornare da mia moglie a farmi una bella ciulatina». Convinto di intercettare gli umori di tutti i maschi del pianeta, ridacchia su Vladimir Luxuria dicendo che non lo «disturba affatto, è un concorrente in meno...».

Chiude la campagna elettorale della Moratti invitando tutti a votare «la nostra lady di ferro! Guardate che bela tusa!». Invita gli americani a investire in Italia perché «oltre al bel tempo e alla bellezza del Paese abbiamo anche bellissime segretarie!». Saluta le ammiratrici di Cremona congratulandosi per le tre «t» della città: «Il torrazzo, il torrone, le tette». Sdrammatizza le difficoltà sulla competitività internazionale dicendo che «la competitività è bello averla sulle ragazze ». Manda in delirio le sue adulatrici e in bestia le altre donne dicendo: «Sono incapace di dire di no, per fortuna sono un uomoe non una donna».

Liquida le avversarie politiche ridendo di Rosa Russo Iervolino («anche l’orecchio vuole la sua parte») o spiegando certi dolorini così: «Ho avuto un diverbio con una sindacalista della Cgil: mi ha fatto venire il colpo della strega». Ringrazia un elettore che gli urla estasiato «Silviooo, sei una gran bella gnocca!» gongolando: «Grazie! È il complimento più bello della mia vita». E poi si vanta di mille conquiste: «A noi i capelli sono caduti per le troppe fidanzate ». E corteggia le croniste al seguito: «Come siete belle, giornaliste: so io cosa farei se non fossi premier...».Eva a Parigi e sospira: «Ho avuto delle fidanzate parigine». Va a Berlino: «Ho avuto una fidanzata tedesca ». Incontra gli imprenditori turchi: «Ho avuto una meravigliosa fidanzata turca». Incontra i dirigenti d’azienda e gigioneg gia: «Io ho risolto il problema della "riunionite acuta": ho fatto togliere le sedie dai tavoli dalle sale riunioni e così sono rimasti tutti in piedi. I tempi si sono ridotti da 3 ore a 20-30 minuti. Sono rimasti tutti contenti ed è cresciuta la produttività. Così, i muscoli delle gambe si sono rafforzati e le mogli erano molto più contente trovando i loro uomini più robusti e meglio predisposti a pagare il loro debito coniugale...».

Il massimo lo diede nella conferenza stampa finale del G7 di Napoli, raccontando dell’ultima serata con Clinton e gli altri leader mondiali: «La Reggia di Caserta era bellissima. Mi sono sentito orgoglioso di essere italiano. Le fontane illuminate erano bellissime. Le signore stringevano gli occhi con un’aria romantica. A qualcuno ho detto: attenzione, sennò stanotte aumentiamo la prole». Oddio, non è che gli stranieri apprezzino sempre. In una cronaca dell’International Herald Tribune Thomas Fuller narrava sarcastico come l’allora premier, durante una visita, avesse insistito per portare le giornaliste «al piano di sopra per vedere la vasca da bagno nella quale Gary Cooper ha lavato la schiena ad alcune signore».

E non meno feroce fu, al di là dell’ex cortina di ferro, il resoconto del russo Kommersant sulla visita del Cavaliere allo stabilimento Merloni di Lipetsk: «Rivolto a Putin disse: "Voglio baciare la lavoratrice più brava e più bella". Aveva già individuato la sua vittima. Si è avvicinato a una donna grande come la Sardegna e con tutto il corpo ha fatto il gesto tipico dei teppisti negli androni bui dei cortili, quando importunano una ragazza che rincasa ». Lei si era scansata, proseguiva il giornale, «ma il signor Berlusconi in passato deve aver fatto esperienza con donne anche più rapide di questa: con due salti ha raggiunto la ragazza e ha iniziato spudoratamente a baciarla in faccia». Ogni tanto, fa la frittata. Come quando scatenò un incidente diplomatico con Helsinki non solo ridicolizzando la renna affumicata rispetto al prosciutto ma confidando: «Per portare l’authority alimentare a Parma ho rispolverato le mie doti di playboy col presidente finlandese Tarja Halonen ». I finlandesi sbarrarono gli occhi: come osa? Lui sospirò malinconico: «Ahi ahi, c’è una generale mancanza di umorismo... ».


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giovedì 1 febbraio 2007
ore 12:16
(categoria: "Vita Quotidiana")



Torre Eiffel al buio per cinque minuti: le luci si spengono per salvare il pianeta

PARIGI - Parigi oscurerà questa sera i suoi monumenti più importanti per sensibilizzare l’opinione pubblica all’emergenza climatica. Per cinque minuti, dalle 19.55 alle 20, la torre Eiffel resterà al buio per testimoniare "l’impegno a favore dello sviluppo ecosostenibile e della salvaguardia del pianeta" della capitale francese.

Insieme alla torre - il cui consumo annuo di energia è di 7.000 megawatts/ora, di cui il 9% per la sua illuminazione - resteranno al buio anche Notre Dame, l’Hotel de Ville (il Municipio di Parigi), il Petit Palais, l’Arco di Trionfo e l’obelisco di Place de la Concorde. Nei giorni scorsi gli ambientalisti di Greenpeace hanno affisso sulla torre Eiffel un grande termometro, con la scritta "non è troppo tardi", per richiamare l’attenzione sull’emergenza climatica.

L’iniziativa è inserita nell’operazione "Cinque minuti di tregua per il pianeta", ideata dalle 72 Ong ecologiste francesi per "permettere ai cittadini di esprimere la loro preoccupazione sul riscaldamento del pianeta" spegnendo le luci delle loro abitazioni durante quei cinque minuti. Questa settimana a Parigi 500 esperti dell’Onu sono riuniti nella sede dell’Unesco per la conferenza mondiale sul clima e per presentare il nuovo rapporto sul surriscaldamento del pianeta, che verrà reso pubblico venerdì.

L’appello al blackout volontario rimbalza da settimane su blog e siti ambientalisti. Il governo spagnolo ha annunciato che aderirà all’iniziativa: il ministero dell’Ambiente in un comunicato ha affermato di "vedere di buon occhio" l’iniziativa della francese Alliance pour la planète e ha invitato gli spagnoli a rimanere al buio oggi tra le 19.55 e le 20.

In Italia, anche Legambiente ha annunciato il suo sì all’iniziativa, invitando i cittadini a rimanere al buio. "Spegniamo anche noi le luci per cinque minuti dalle 19.55 alle 20 per testimoniare con questo gesto la necessità d’intervenire per contrastare il cambiamento climatico’’, ha comunicato l’organizzazione in una nota.


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