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MERAVIGLIE

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Chi son? Sono un poeta.
Che cosa faccio? Scrivo.
E come vivo? Vivo.
In povertà mia lieta
scialo da gran signore
rime ed inni d’amore.
Per sogni, per chimere
e per castelli in aria
l’anima ho milionaria.
Talor dal mio forziere
ruban tutti i gioielli
due ladri: gli occhi belli.
V’entrar con voi pur ora
ed i miei sogni usati
e i bei sogni miei
tosto son dileguati.
Ma il furto non m’accora,
poiché vi ha preso stanza
la dolce speranza!

Or che mi conoscete,
parlate voi. Chi siete?
Via piaccia dir?



Scrivo un diario inutile.
senza note, senza parole, senza frasi.
Solo pagine vuote, bianche.
Riempite dalla fluttuazione del nulla quotidiano.
(Alessandro Sebastiano Morandi) ”

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i giorni linkati sono quelli che contengono interventi )


venerdì 15 dicembre 2006
ore 14:58
(categoria: "Vita Quotidiana")





«Il manicomio è un condominio di santi. So’ santi i poveri matti asini sotto le lenzuola cinesi, sudari di fabbricazione industriale, santa la suora che accanto alla lucetta sul comodino suo si illumina come un ex-voto. E il dottore è il più santo di tutti, è il capo dei santi, è Gesucristo». Così ci racconta Nicola i suoi 35 anni di «manicomio elettrico», e nella sua testa scompaginata realtà e fantasia si scontrano producendo imprevedibili illuminazioni. Nicola è nato negli anni Sessanta, «i favolosi anni Sessanta», e il mondo che lui vede dentro l’istituto non è poi così diverso da quello che sta correndo là fuori - un mondo sempre più vorace, dove l’unica cosa che sembra non potersi consumare è la paura.

«Raccolgo memorie di chi ha conosciuto il manicomio un po’ come facevano i geografi del passato. Questi antichi scienziati chiedevano ai marinai di raccontargli com’era fatta un’isola, chiedevano a un commerciante di spezie o di tappeti com’era una strada verso l’Oriente o attraverso l’Africa. Dai racconti che ascoltavano cercavano di disegnare delle carte geografiche. Ne venivano fuori carte che spesso erano inesatte, ma erano anche piene dello sguardo di chi i luoghi li aveva conosciuti attraversandoli.
Così io ascolto le storie di chi ha viaggiato attraverso il manicomio non per costruire una storia oggettiva, ma per restituire la freschezza del racconto e l’imprecisione dello sguardo soggettivo, la meraviglia dell’immaginazione e la concretezza delle paure che accompagnano un viaggio».

Ascanio Celestini


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venerdì 15 dicembre 2006
ore 12:15
(categoria: "Vita Quotidiana")





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venerdì 15 dicembre 2006
ore 11:23
(categoria: "Vita Quotidiana")



Falso annuncio tv, subbuglio in Belgio
"Fiandre indipendenti, il re è scappato"


BRUXELLES - "Le Fiandre hanno proclamato l’indipendenza!", "Il re ha lasciato il paese!", "Il Belgio non esiste più!". La rete della tv pubblica belga RTBF, in lingua francese, ha interrotto ieri sera i programmi per dare una notizia che ha lasciato di stucco i telespettatori. Un annuncio che ricorda quello di Orson Welles che gettò nel panico l’America annunciano l’arrivo dei marziani. E in quel caso come in questo, si tratta di uno scherzo. Solo dopo 30 minuti di trasmissione è comparsa la scritta "Questa è una fiction", su richiesta del ministro dell’Audiovisivo della comunità francofona Fadila Laanan.

Per rendere la notizia più convincente, la tv ha orchestrato una messa in scena con dirette da tram bloccati ai nuovi "confini" e reazioni di esponenti politici che plaudono o denunciano la proclamazione unilaterale dell’indipendenza da parte del parlamento fiammingo. Il programma, nelle intenzioni degli autori, doveva "porre sulla piazza pubblica un dibattito che appassiona tutti i belgi". Ma ha invece scatenato polemiche in un un Paese dilaniato da annose diatribe fra i fiamminghi delle Fiandre e i francofoni della Vallonia.


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giovedì 14 dicembre 2006
ore 18:33
(categoria: "Vita Quotidiana")


e questa sarebbe la MIA sinistra?

COPPIE DI FATTO: FASSINO, NO A ADOZIONI PER COPPIE GAY

"E’ una scelta molto delicata e difficile, io personalmente non sono favorevole a questa ipotesi anche se e’ lecito pensarla diversamente ed in ogni caso io non do’ un giudizio morale". Pur usando toni ’soft’, il segretario dei Ds, Piero Fassino, ’boccia’ l’ipotesi che alle coppie di omosessuali possa essere riconosciuta la possibilita’ di adottare un figlio.
"Non credo che sia una scelta che la societa’ possa accogliere - ha spiegato nel corso della trasmissione Telecamere - e neppure penso che sia utile per il bambino essere adottato e crescere con due persone dello stesso sesso". Secondo il segretario della Quercia "l’adozione non puo’ essere letta mai come un diritto di etero ne’ di omosessuali. Non bisogna partire dagli adottandi perche’ il centro devono essere gli adottati". In altre parole occorrono norme che tutelino innanzitutto i diritti e gli interessi del bambino, "nella sua crescita e nel suo sviluppo". Anche perche’ il bambino "e’ titolare dei diritti - ha affermato - fin dalla nascita e non come vorrebbe la vulgata alla sua maggiore eta’". In ogni caso per il segretario diessino "e’ sbagliato affrontare questi temi come battaglie ideologiche, del campo contro campo, occorre invece costruire soluzioni ragionevolmente condivisibili".


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giovedì 14 dicembre 2006
ore 16:06
(categoria: "Vita Quotidiana")



Finanziaria, l’Università chiude le porte
"Non ospiteremo membri del governo"

"Il contenuto del maxiemendamento alla Finanziaria dimostra la chiusura e la sordità del governo nei confronti delle esigenze di sola sopravvivenza delle università". E’ il commento secco che la Crui, la conferenza dei rettori delle università italiane, riserva al testo presentato ieri in senato dal governo. "In segno di forte protesta", oggi la crui "ha sospeso la seduta odierna dell’assemblea generale".

Secondo quanto denunciato dalla Conferenza dei rettori, "1.800.000 studenti e migliaia di ricercatori rischiano di pagare sulla loro pelle il peso delle decisioni assunte". Alla luce della sua protesta, la Crui chiede agli atenei di "sospendere ogni invito a membri del governo a partecipare a significative manifestazioni nelle università".


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giovedì 14 dicembre 2006
ore 12:15
(categoria: "Vita Quotidiana")



Oscar alla carriera per Ennio Morricone

LOS ANGELES - Ennio Morricone riceverà l’Oscar alla carriera nel corso della cerimonia degli Academy Awards che si terrà il 25 febbraio prossimo a Los Angeles. Per il compositore italiano, che ha creato musiche per più di 300 film, si tratta della prima statuetta nonostante le cinque candidature ricevute in quarantacinque anni di attività. Era stato nominato nel 1978 per «I giorni del cielo», dieci anni dopo per «Mission», nel 1987 per la colonna sonora de «Gli Intoccabili»di Brian De Palma, nel ’91 per «Bugsy» e nel 2000 per «Malena» di Giuseppe Tornatore, ma la memoria di tutti è segnata dalle musiche degli spaghetti western di Sergio Leone.

LA MOTIVAZIONE - «L’Academy vuole in questo modo riconoscere non soltanto l’importante numero di colonne sonore composte da Morricone ma anche il fatto che molte di queste sono amatissimi e popolari capolavori» ha detto Sid Ganis, presidente della Academy of Motion Picture Arts and Sciences.


MORRICONE SODDISFATTO - «Un buco che andava colmato»: felice, soddisfatto e finalmente appagato, Ennio Morricone commenta così la notizia dell’Oscar. «Otto nastri d’argento, sei David di Donatello, quattro Bafta e altri innumerevoli riconoscimenti: mancava solo l’oscar», spiega Morricone, «anche se in questi giorni proprio non ci pensavo: quando uno lavora non pensa ai premi». Andrà a Los Angeles a ritirare la statuetta? «Certo che ci andrò, come posso mancare?»

LA CARRIERA - L’elenco dei film di cui Morricone è stato compositore è davvero lungoe spazia da «Il vizietto» con Ugo Tognazzi e Michel Serrault, a «Nuovo cinema Paradiso», il film di Tornatore che nel 1990 vinse l’Oscar per il miglior film straniero. Ma la vita artistica e personale di Morricone è legata a Sergio Leone, con cui iniziò a lavorare nel 1965 alla colonna sonora di «Per un pugno di dollari», proseguendo per tutta la serie successiva di spaghetti-western diretti dal regista romano («Per qualche dollaro in piu», «Il buono, il brutto, il cattivo», «C’era una volta il West», «Giù la testa»), un sodalizio che durò fino all’ultimo film di Leone, il gangster-movie «C’era una volta in America». Nella sua lunghissima carriera Ennio Morricone, che il 10 novembre scorso ha festeggiato 78 anni, ha composto anche molte musiche per fiction televisive, fra cui quelle dedicate alla vita di Papa Woityla, Giovanni Falcone e Gino Bartali, ed ora si appresta ad affrontare altri due impegni notevoli, il prequel degli Intoccabili, «The Untouchables: Capone rising» e Leningrado, con cui Giuseppe Tornatore racconterà l’assedio della città sovietica da parte dell’esercito tedesco durante la Seconda Guerra Mondiale.


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giovedì 14 dicembre 2006
ore 10:26
(categoria: "Vita Quotidiana")



Omero? Una donna che scriveva per le donne

NEW YORK - Omero? Scordatevi tutto quello che vi hanno insegnato sull’aedo cieco. Un libro appena uscito negli Usa propone una tesi rivoluzionaria: secondo quanto sostiene Andrew Dalby, storico e linguista britannico in «Rediscovering Homer», il poeta, in realtà, era una donna. Che scriveva per le donne. In realtà Dalby non è il primo a sposare questa ipotesi. Già nell’età vittoriana, Samuel Butler, un altro anglosassone, aveva ipotizzato che l’autore dell’Odissea fosse una donna perchè il poema, ambientato in un mondo non militare, mostra empatia con i personaggi femminili.
Dalby però argomenta la tesi in modo più solido, attraverso un’analisi comparata e antropologica di come le donne conservano canzoni, storie e leggende popolari.
Utilizzando il lavoro di classicisti americani degli anni Trenta, Milman Parry e Albert Long, lo studioso nota che la cultura della tradizione orale dell’Iliade e dell’Odissea è preservata ancora oggi in aree remote dei Balcani, della Finlandia, dell’Irlanda, della Russia, dell’Asia Centrale.
MOGLIE DI UN NOBILE GRECO - A suo parere l’autore di due poemi era probabilmente la moglie di un nobile greco «vissuta nel settimo secolo avanti cristo e contemporanea di Archiloco». Un’indizio importante secondo Dalby proviene dalle figure di Elena e Andromaca nell’Iliade e di Penelope nell’Odissea. Solo una donna, secondo lo studioso inglese, avrebbe potuto descriverli e decodificarle attraverso una percezione eminentemente femminile . Entrambi i poemi offrono una descrizione delle relazioni sessuali in un mondo in cui le donne, ai tempi nè più nè meno che beni di consumo, riescono a usare i loro poteri erotici e domestici pur preservando le apparenze di una totale sottomissione.
SFORZO COLOSSALE - Dalby nota che per dimensioni l’Iliade e l’Odissea non hanno confronti nella letteratura dell’epoca: «Sei secoli prima di Cristo scrivere poemi del genere richiedeva uno sforzo colossale» sostiene Dalby, « l’aedo prescelto il suo scriba (lo studioso presume che non sia la stessa persona) avrebbero dvuto passare sul progetto settimane su settimane». «L’Iliade dev’esser stata composta privatamente, in un lungo sforzo di voce e di concentrazione, senza il premio che di solito gli applausi del pubblico garantivano all’artista». Chi poteva avere la libertà, l’inclinazione, i fondi per fare qualcosa di così speciale? L’idea di Dalby è che dietro l’Iliade e l’Odissea ci sia qualcuno abituato alla reticenza e alla privacy, qualcuno (anzi qualcuna) già abituato a comporre e a mettere in scena dietro le mura della domus.

ARTE PRIVATA - Lo studioso riconduce la teoria dell’Omero-donna al ruolo delle donne nelle epiche orali di molte tradizioni culturali. A suo parere, i ricercatori (prevalentemente uomini) non si sono accorti di loro perchè le poetesse donne nella maggior parte delle società patriarcali usano esibirsi in privato «per far piacere a se stesse o per pochi membri della famiglia».
Un Omero donna, a suo parere, avrebbe potuto essere una moglie senza problemi di fondi e con abbastanza schiavi a cui affidare la gestione della casa. Avrebbe avuto soprattutto la consapevolezza che «una nuova potenziale audience mai immaginata dagli aedi maschi esisteva e poteva esser raggiunta - un pubblico di donne - con l’aiuto della scrittura».

(corriere.it)


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giovedì 14 dicembre 2006
ore 09:30
(categoria: "Vita Quotidiana")



Il malessere della politica
di GIORGIO BOCCA

Stupore e smarrimento sulle facce dei rappresentanti fischiati dai rappresentati, dei sindacalisti contestati dagli operai, degli onorevoli sbeffeggiati dagli elettori, dei poveri che svoltano a destra, dei consensi che svaniscono e non si sa come sostituirli, del generale malessere, della politica per cui se l’Unione ha i suoi guai non è che la Casa delle Libertà stia molto meglio. Interrogata sulla fragilità e imprevedibilità del consenso la senatrice Finocchiaro, che guida l’Unione al Senato, ha risposto: è una paura a cui la politica non sa dare una risposta convincente. Pensiamo che sia una risposta giusta.

Una paura da anno mille che tutti alimentano come mossi da un cupio dissolvi, paura della nostra barbarie che dura come del nostro progresso senza ordine, paura di catastrofi possibili e inevitabili, credibili in ogni senso, le acque che sommergono le terre come la siccità totale, la scienza che soccorre come quella che uccide, l’incertezza sulle previsioni come sui rimedi in cui i politici si trovano in prima fila sotto un fuoco amico che al minimo stormire di vento si trasforma in nemico, vedi l’incauta apparizione al Motor Show di Bologna di Romano Prodi che è uomo esperto e paziente, ma non può pensare di giocare impunemente entrambi i ruoli, quello del governante attento solo al bene pubblico e quello del populista in cerca di applausi.

Perché il ceto politico di sinistra come di destra attraversa un periodo di crescente impopolarità? Perché i fischi a Prodi fanno la pari con l’agitarsi a vuoto di Berlusconi, che quando bacia e abbraccia l’arrugginito Bossi sfiora l’osceno? Una delle ragioni principali a nostro avviso è l’uso padronale, monopolistico che i politici italiani di destra come di sinistra fanno del mezzo televisivo.

Si sono abituati da decenni a considerare le televisioni come cosa loro in cui anche l’ultimo dei peones ha diritto di apparire come mezzo busto, di dire la sua anche se il tempo e lo spazio che gli vengono concessi dall’orchestra sono risibili, un privilegio immeritato e controproducente.

Si convincano i politici che l’informazione, soprattutto quella televisiva, deve essere affidata agli informatori responsabili, selezionati, che hanno qualcosa di serio da dire. E non a tutti quelli che vogliono comparire. Si convincano che le recite, i cafarnao della democrazia televisiva, i dibattiti in cui l’occupazione principale dei partecipanti è di strappare la parola agli altri o di intimidirli con presunzione e maleducazione, non funzionano più.

Alla lunga il telespettatore si chiede se alcuni politici di facile eloquio siano stati eletti per fare i galletti nelle stie televisive o per governarci. Il consenso democratico degli elettori agli eletti è diminuito anche per la protervia e direi la cattiva educazione con cui essi respingono o mal sopportano le proteste o le critiche che gli vengono mosse. La nostra purtroppo è nata come democrazia di notabili di superciò.

A destra come a sinistra. Agghiacciante in tal senso l’episodio del comunista Palmiro Togliatti che nell’aula di Montecitorio smise di parlare con Pajetta perché un compagno senza nome si era avvicinato troppo e non se ne andava. La reazione di un nostro notabile agli interventi di un cittadino qualsiasi è ancora quella di Berlusconi che si rivolge a un carabiniere e gli chiede di "prendere le generalità" di chi lo disturba. La gente ha paura ed ha ragione di averla. E altre ne aggiunge ogni giorno. Non c’è da avere legittima paura? E il dovere della politica non è quello di affrontarla, di controllarla?


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mercoledì 13 dicembre 2006
ore 16:02
(categoria: "Vita Quotidiana")



La tortura diventa reato anche in Italia
Da Montecitorio via libera alla legge

ROMA - La tortura diventa reato anche in Italia. L’Aula della Camera, con voto bipartisan, ha dato il via libera alla proposta di legge che punta ad introdurre tale reato nel codice penale italiano (articolo 613-bis). Il provvedimento, che prevede il carcere da 3 a 12 anni per chi viene condannato (ma le pene possono essere raddoppiate nel caso che la tortura porti alla morte), è passato con 466 sì e un solo voto contrario. Ora il testo deve andare al Senato.

La definizione. La legge stabilisce che, per il delitto di tortura, sia punito chiunque "con violenza o minacce gravi, infligge ad una persona forti sofferenze fisiche o mentali" allo scopo di ottenere da essa, o da una terza persona, informazioni o confessioni su un atto che essa stessa o una terza persona ha compiuto o è sospettato di aver compiuto. Ovvero allo scopo di punire una persona per l’atto dalla stessa o da una terza persona compiuto o è sospettato d’aver compiuto ovvero per motivi di discriminazione razziale, politica, religiosa o sessuale".

In caso di morte, pena raddoppia. La pena - prevede ancora il testo - è aumentata se il reato di tortura viene commesso da un pubblico ufficiale o da un incaricato di pubblico servizio. La pena è aumentata se dal fatto deriva una lesione grave o gravissima; è raddoppiata se ne deriva la morte.

L’emendamento di Forza Italia. Inoltre (e questo è l’emendamento di Forza Italia approvato oggi) non può essere assicurata l’immunità diplomatica per il delitto di tortura ai cittadini stranieri sottoposti a procedimento penale o condannati da una autorità giudiziaria straniera o da un tribunale internazionale. In questi casi, lo straniero è estradato verso lo Stato nel quale è in corso il procedimento penale o è stata pronunciata sentenza di condanna per il reato di tortura o, nel caso di procedimento davanti a un tribunale internazionale, verso lo Stato individuato ai sensi della normativa internazionale vigente in materia. Infine, sarà punito anche il cittadino italiano o straniero che commette il delitto di tortura all’estero.

Tutti soddisfatti. L’approvazione da parte della Camera viene accolta con soddisfazione dalle forze politiche. Il presidente della Commissione Giustizia della Camera, Pino Pisicchio plaude all’accordo bipartisan: "Uno dei primi gesti che questo Parlamento riesce a condividere in una dimensione pressochè unanime, e mi fa piacere che questo sia avvenuto per un provvedimento così intriso di ragioni umane e così atteso", dice.

Pisicchio è soddisfatto anche per le modifiche al testo, targate Forza Italia, che sono state approvate oggi: "L’aula, esaltando la dimensione dialettica, ha accolto proposte emendative dell’opposizione".

Paolo Gambescia (Ulivo) sottolinea il traguardo raggiunto oggi: "Da 22 anni aspettavamo che il parlamento discutesse in aula e approvasse la proposta di legge che introduce nel codice penale il reato di tortura".

Commenti positivi anche dal centrodestra. Se per Edmondo Cirielli (An) "l’introduzione del nuovo reato di tortura, dopo oltre cinque anni di discussione alla Camera, rappresenta sicuramente un elemento positivo e di civiltà giuridica", Enrico Costa (Fi) rivendica al suo partito il merito di aver migliorato, con le proprie proposte, la legge sul reato di tortura approvata oggi dalla Camera. Sopratutto in merito all’estradizione.

L’allarme di Bontempo. Proprio l’emendamento di Forza Italia però scatena il commento ironico di Teodoro Bontempo (An) che si chiede se, in base alla modifica presentata da Costa e da Gaetano Pecorella, l’Italia potrà arrestare Condoleeza Rice per le torture documentate nel carcere di Guantanamo o Fidel Castro per quelle commesse a Cuba. "Attenzione a come si scrivono le norme", avverte Bontempo restando però inascoltato.

Amnesty e Antigone: finalmente. Mentre la sezione italiana di Amnesty International e l’associazione Antigone in una nota sottolineano "la buona notizia attesa da quasi vent’anni, da quando l’italia, nel 1987, ratificò la convenzione delle Nazioni Unite contro la tortura, obbligandosi pertanto ad adattare l’ordinamento interno, attraverso l’introduzione di uno specifico reato di tortura".


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mercoledì 13 dicembre 2006
ore 14:53
(categoria: "Vita Quotidiana")






grassssssie!!


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