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MERAVIGLIE

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Chi son? Sono un poeta.
Che cosa faccio? Scrivo.
E come vivo? Vivo.
In povertà mia lieta
scialo da gran signore
rime ed inni d’amore.
Per sogni, per chimere
e per castelli in aria
l’anima ho milionaria.
Talor dal mio forziere
ruban tutti i gioielli
due ladri: gli occhi belli.
V’entrar con voi pur ora
ed i miei sogni usati
e i bei sogni miei
tosto son dileguati.
Ma il furto non m’accora,
poiché vi ha preso stanza
la dolce speranza!

Or che mi conoscete,
parlate voi. Chi siete?
Via piaccia dir?



Scrivo un diario inutile.
senza note, senza parole, senza frasi.
Solo pagine vuote, bianche.
Riempite dalla fluttuazione del nulla quotidiano.
(Alessandro Sebastiano Morandi) ”

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martedì 5 dicembre 2006
ore 12:40
(categoria: "Vita Quotidiana")






Abito in una casa di collina
E userò la macchina tre volte al mese
Con 2000 lire di benzina
Scendo giù in paese.
Quante lucertole attraversano la strada
Vanno veloci ed io più piano ad evitarle.
Quanti giardini di aranci e limoni
Balconi traboccanti di gerani
Per Pasqua oppure quando ci si sposa
Usiamo per lavarci
Petali di rose
E le lucertole attraversano la strada
Com’è diverso e uguale
Il loro mondo dal mio.
Vivere più a sud
Per trovare la mia stella
E i cieli e i mari
Prima dov’ero.
Passare dal mercato del pesce
Prendere i collari in farmacia per i cani
E ritirare i vetri cattedrale del gazebo.
Il fuoco incandescente del vulcano
Allontanò il potere delle Giubbe Rosse
E come sembra tutto disumano
E certi capi allora e oggi
E certe masse
Quanti fantasmi ci attraversano la strada.
Ritornare a sud
Per seguire il mio destino
La prossima tappa
Del mio cammino in me
Per trovare la mia stella
E i cieli e i mari
Prima dov’ero.


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martedì 5 dicembre 2006
ore 11:22
(categoria: "Vita Quotidiana")



Cagliari, arrestato il missionario dei bambini
La procura del Nicaragua l’accusa di pedofilia

CAGLIARI - Tutti lo conoscevano per il missionario dei bambini. In Nicaragua ha fondato una missione che assiste i poveri. Ha sfamato 600 piccoli che vivevano frugando tra i rifiuti delle discariche. Padre Marco Dessì è un religoso amato a Managua e in Sardegna dov’è nato. Nessuno aveva mai avuto il sospetto che nascondesse un passato torbido fatto di violenze e pedofilia.

Oggi i carabinieri hanno arrestato il missionario dei bambini. Nel provvedimento redatto dall’autorità nicaraguense sono elencati una serie di episodi che sarebbero accaduti non solo in Nicaragua, ma anche in Messico e negli Stati Uniti. In queste settimane, padre Marco Dessì, 59 anni, aveva lasciato la sua seconda patria, per rientrare in Sardegna a farsi curare. E’ afflitto da una grave malattia e aveva chiesto ospitalità per un po’ alla sorella che vive ancora a Iglesias. I carabinieri lo sapevano e stamane, in borghese per tentare di evitare clamori, hanno suonato a quella porta con il mandato d’arresto internazionale in tasca.

"Preghiamo perché nessuno emetta condanne avventate", ha detto il vescovo di Iglesias, monsignor Tarcisio Pillola. "Che la Provvidenza illumini i giudici e porti a un rapido chiarimento. Spero che di fronte ad un’accusa così infamante non vengano pronunciate condanne avventate. Persino la magistratura non procede alla sentenza definitiva prima dei tre gradi di giudizio".

Più della metà della sua vita, padre Marco Dessì l’ha dedicato ai bambini poveri del Nicaragua. A Chinandega, cittadina a 130 chilometri a nord della capitale nicaraguense, ha fondato la missione Betania che assiste bambini poveri e abbandonati. A lui viene attribuito, tra l’altro, il recupero di almeno 600 di bambini che vivevano frugando tra i rifiuti di una discarica. Recentemente è stato inaugurato un reparto di dialisi nel piccolo ospedale della Comunità e nel futuro prossimo c’è pure la costruzione di una casa per ospitare i bambini ciechi tolti dalla discarica. "Adesso che fine faranno tutti quei progetti?", si domandava ieri un amico del religioso. "Padre Marco era l’anima di quella Comunità. Senza di lui sarà tutto più difficile".


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lunedì 4 dicembre 2006
ore 22:32
(categoria: "Vita Quotidiana")









e chi deve capire...


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lunedì 4 dicembre 2006
ore 18:18
(categoria: "Vita Quotidiana")



Anoressia: pericolo di complicità su Internet

STANFORD (CALIFORNIA) - Il pericolo corre sulla rete per chi soffre di disturbi del comportamento alimentare. A rivelarlo è un’indagine dell’università di Stanford, pubblicata sulla rivista scientifica Pediatrics. Lo studio ha preso in considerazione 76 pazienti tra i 10 e i 22 anni ricoverate al Packard Hospital di Stanford tra il 1997 e il 2004, nonchè 106 loro genitori. Ben un terzo delle ragazze in questione ha ammesso di aver imparato «trucchi» per perseguire i propri obiettivi autodistruttivi proprio su Internet. Metà dei loro genitori ha detto di essere al corrente dell’esistenza di siti che promuovo anoressia e bulimia, ma solo il 28 percento ne ha parlato con le proprie figlie e solo il 20 percento ha posto limiti all’accesso alla rete.

INFORMAZIONI INCONTROLLATE - «Le ragazze e i loro genitori devono rendersi conto che il web è ormai un forum globale ingovernabile in cui chi ha questo genere di problema può trovare insospettabili aiuti e suggerimenti» ha detto Rebecka Peebles, autrice della ricerca.
Anche quando i siti vengono segnalati alle autorità per i loro contenuti pericolosi è difficile rimuoverli e anche quando accade le informazioni trovano nuove strade per circolare, dalle chat ai forum .
«Mi sento così male quando mangio più di 800 calorie al giorno» scrive una ragazzina su una chat pro-anoressia. «E’ questa è la ragione per cui cerco nuovi modi per purgarmi o vomitare. Ormai quando metto le mie dita in bocca non riesco più a tirar su niente, anche se arrivo fino alle tonsille».
Ma il problema è che anche i siti ufficialmente dedicati a combattere l’anoressia possono diventare la fonte per nuove idee e suggerimenti per continuare a dimagrire e per procurarsi farmaci ad hoc.

«BASTA ANDARE IN EDICOLA» - «Il problema esiste anche Italia, ma non limiterei l’allarme a Internet» commenta Michele Carruba, direttore del dipartimento di farmacologia dell’università di Milano ed esperto dell’argomento. «La chiave di lettura del fenomeno va cercata nell’atteggiamento di chi soffre di questo genere di disturbi, che cerca davvero aiuto solo quando è già in condizioni molto gravi. Prima invece cela il problema e va alla ricerca solo di informazioni per perseguire il proprio desiderio di dimagrire». «E a questo scopo si serve di tutto. Internet è certo una fonte pericolosa di informazioni incontrollate, ma basta andare in edicola per trovare consigli fuorvianti. Siamo in un mondo con una forte polarità: da una parte c’è l’obesità, dall’altra questi problemi di segno opposto. E nel marasma di informazioni, spesso veramente deliranti, che circolano su questi temi chi soffre di una patologia psichica come questa rappresenta un soggetto molto vulnerabile »


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lunedì 4 dicembre 2006
ore 15:08
(categoria: "Vita Quotidiana")



"Racconto il sesso in versione islamica"
Lo show di Heba conquista il Medio Oriente

IL CAIRO - Heba Kotb è una musulmana conservatrice, si mostra sempre a capo coperto e, una volta alla settimana, va in televisione a parlare di sesso. Proprio così: nel suo programma, che s’intitola Big Talk, Kotb risponde alle domande che le vengono poste dai musulmani da tutto il Medio Oriente sulle questioni di carattere più intimo, mostrando un’apertura mentale scioccante e decisamente rivoluzionaria in una società nella quale discutere di questi argomenti è ancora un tabù.

"In che modo affronto questi argomenti? Molto seriamenti - dice la sessuologa egiziana - Mantengo un’espressione impenetrabile e uso il giusto tono di voce". Heba parla del sesso come lo intende la religione musulmana, e cioè nell’ambito del matrimonio. Ma la fede non esclude il piacere, anzi, prevede che entrambi i coniugi debbano trarne dai rapporti sessuali.

"Sono molto orgogliosa della mia religione - ha spiegato la Kotb, che insegna alla facoltà di Medicina dell’Università del Cairo, in un’intervista all’agenzia Associated Press - I miei studi mi hanno rivelato quanto l’Islam sia addentro alle questioni legate al sesso...Ho scoperto come l’Islam abbia compreso il sesso molto prima del resto del mondo".

Per esempio, l’Islam "mette in rilievo l’importanza dei preliminari", spiega la sessuologa, che di conseguenza spesso nel suo programma televisivo ne sottolinea l’importanza con i propri ascoltatori, sottolineando che anche le donne devono godere nel rapporto sessuale.

La franchezza della Kotb è decisamente inusuale in una regione dove l’educazione sessuale è minima, i contatti uomo-donna sono scoraggiati e di questi argomenti si parla in segreto, il che favorisce la circolazione di ’miti’ piuttosto che di informazioni corrette. Di recente la sessualoga ha tenuto delle conferenze in Arabia Saudita e nello Yemen, e gli uomini presenti sono rimasti sconvolti dalla mole di domande con le quali le spettatrici (tutte rigorosamente velate) l’hanno bombardata.

Heba Kotb ha 39 anni, è sposata e ha tre figlie. Ha studiato sessuologia alla Maimonides University, in Florida, e si è laureata con una tesi dal titolo "La sessualità nell’Islam". Ha aperto una clinica della sessuologia al Cairo nel 2002, risponde a quesiti sul tema su alcuni giornali, nei talk show e anche in un sito arabo.

Ha cominciato a tenere la trasmissione "Big Talk" sul canale indipendente satellitare egiziano El-Mehwar oltre due mesi fa. Molte delle sue risposte sono di argomento scientifico. Nulla viene giudicato materia eccessivamente ’sensibile’. Heba discute di posizioni sessuali, orgasmo femminile, sesso orale (permesso, "fino a questo un testo religioso non lo vieta"), persino di masturbazione (disapprovata ma comunque valutata come preferibile rispetto al sesso tra persone non sposate o tra adulteri, che è "haram", proibito dalla religione).

Sull’omosessualità la Kotb sposa la linea islamica più rigorosa, secondo la quale si tratta di una malattia. In trasmissione ospita sia medici che esponenti del clero islamico, che rispondono a loro volta su questioni sessuali e di tipo religioso. Tuttavia poichè tutto ruota intorno alla visione islamica del sesso, il programma è stato contestato dalle femministe. "Dopo le banche islamiche, la moda islamica, le Tv islamiche, le pettinature islamiche, i costumi da bagno islamici, gli scrittori islamici...adesso il sesso islamico? E’ davvero troppo", ha protestato la scrittrice feminista Mona Helmi, che ha una rubrica nel settimanale egiziano Rose el-Youssef, che segue la linea politica del governo."Il sesso è una condizione emozionale e umana, non una questione religiosa o dell’identità", ha contestato.

Ma c’è anche chi protesta per ragioni opposte, perchè la trasmissione, accessibile ai giovanissimi, parla troppo liberamente di sesso. "Così adesso ragazze e ragazzi hanno seguito tutte le trasmissioni di Heba sul sesso...il che significa che ne sanno più di quanto dovrebbero e questo li renderà eccitati", sostiene Somia, una casalinga.

Kotb sostiene tuttavia che la franchezza in una trasmissione come la sua è necessaria e che l’80 per cento dei divorzi nel mondo arabo sono dovuti a problemi sessuali causati dall’ignoranza e dalla pressione sociale, a cominciare da quella che riguarda per le donne l’obbligo di arrivare vergini al matrimonio.

"Molte donne non sanno niente dei loro corpi, per non parlare del sesso, e sono portate a credere che il sesso è qualcosa che riguarda gli uomini, e comunque una cosa sporca", osserva la sessuologa, che tiene anche corsi per giovani non sposati, con il consenso dei loro genitori, naturalmente. La consulenza è invece riservata alle coppie sposate: Heba sostiene di avere prenotazioni già per i prossimi due mesi.


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lunedì 4 dicembre 2006
ore 12:03
(categoria: "Vita Quotidiana")



Troppe complicità per chi ha tradito un paese
di LUIS SEPULVEDA

Sono chiuso in casa da tre settimane per terminare un romanzo, senz’altra compagnia se non quella del mio cane Zarko e del mare, felice tra i miei personaggi, ma dalle prime ore di domenica, ho cominciato a ricevere delle telefonate dei miei amici e amiche del Cile.

"Prepara i calici", mi dicono dal mio lontano paese. Ho pronta una bottiglia di Dom Perignon in frigorifero. È un riserva speciale e me la regalò a questo fine il mio caro amico Vittorio Gassman una sera a Trieste. "Spero che la berremo insieme", mi disse in quell’occasione e sarà così, perché a casa mia c’è un calice che porta inciso il suo nome.

Alla radio, una voce dice che il tiranno sta davvero male e che, a quanto pare, stavolta la Parca se lo porterà all’inferno degli indegni, anche se noi cileni non ci fidiamo mai delle repentine malattie che lo colpiscono ogni volta che deve affrontare la giustizia.

Vorrei essere in Cile tra i miei cari e condividere con loro la spumeggiante allegria di sapere che finalmente finisce l’odiosa presenza del vile che ha mutilato le nostre vite, che ci ha riempito di assenze e di cicatrici. Pinochet non solo ha tradito il legittimo governo guidato da Salvador Allende, ha tradito un modello di paese e una tradizione democratica che era il nostro orgoglio, ma in più ha tradito anche i suoi stessi compagni d’armi negando che gli ordini di assassinare, torturare e far scomparire migliaia di cileni li dava lui personalmente, giorno dopo giorno. E come se non bastasse, ha tradito i suoi seguaci della destra cilena rubando a dismisura e arricchendosi insieme al suo mafioso clan familiare.

L’ex dittatore paraguayano, Alfredo Stroessner, è morto poco tempo fa nel suo esilio brasiliano, pazzo come un cavallo, dichiarando persone non gradite in Paraguay cento persone al giorno i cui nomi estraeva dall’elenco del telefono di Sau Paulo. Pinochet, invece, muore simulando una follia che gli permette fino all’ultimo minuto di fare assegni e transazioni internazionali per nascondere la fortuna che ha rubato ai cileni. Muore amministrando il suo bottino di guerra con la complicità di una giustizia cilena sospettosamente lenta.

Smette di respirare un’aria che non gli appartiene, di abitare in un paese che non merita, tra cittadini che per lui non provano altro che schifo e disprezzo. Ma muore, e questo è quello che importa. La sua immagine prepotente di "Capitán General Benemérito", titolo di ridicola magniloquenza che si autoconcesse, svanisce nella figura dell’anziano ladro che nasconde il suo ultimo furto tra i cuscini della sedia a rotelle. Ma muore, e questo è quello che importa.

Prima di tornare al mio romanzo, apro il frigorifero e palpo il freddo della bottiglia. Poi dispongo i calici con i nomi dei miei amici che non ci sono, dei miei fratelli che difesero La Moneda, di quelli che passarono nei labirinti dell’orrore e non parlarono, di quelli che crebbero nell’esilio, di quelli che fecero tutte le battaglie fino a sconfiggere il miserabile che ha gettato un’ombra sulla nostra vita per sedici anni ma non ci ha tolto la luce dei nostri diritti. Con tutti loro brinderò con gioia alla morte del tiranno.



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lunedì 4 dicembre 2006
ore 10:20
(categoria: "Vita Quotidiana")





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domenica 3 dicembre 2006
ore 16:39
(categoria: "Vita Quotidiana")



Una installazione luminosa dell’artista Micheal Batz dona ancora maggiore splendore all’appena ristrutturato castello di Luebeck, nella Germania del nord


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sabato 2 dicembre 2006
ore 12:17
(categoria: "Vita Quotidiana")





La bambina con la pelliccia - Di anoressia si può guarire

"La Bambina con la pelliccia è una porta socchiusa su una vita che stava per coincidere con la morte, uno sguardo presente sulla storia di una donna che ha scelto di guarire fidandosi di chi ha voluto e saputo ascoltarla e prima ancora fidandosi di se stessa. Speriamo che questo nostro spettacolo possa essere uno strumento di sensibilizzazione e di divulgazione in merito alla problematica anoressico-bulimica". (Eleonora D’Urso)



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sabato 2 dicembre 2006
ore 10:17
(categoria: "Vita Quotidiana")





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