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Chi son? Sono un poeta.
Che cosa faccio? Scrivo.
E come vivo? Vivo.
In povertà mia lieta
scialo da gran signore
rime ed inni d’amore.
Per sogni, per chimere
e per castelli in aria
l’anima ho milionaria.
Talor dal mio forziere
ruban tutti i gioielli
due ladri: gli occhi belli.
V’entrar con voi pur ora
ed i miei sogni usati
e i bei sogni miei
tosto son dileguati.
Ma il furto non m’accora,
poiché vi ha preso stanza
la dolce speranza!

Or che mi conoscete,
parlate voi. Chi siete?
Via piaccia dir?



Scrivo un diario inutile.
senza note, senza parole, senza frasi.
Solo pagine vuote, bianche.
Riempite dalla fluttuazione del nulla quotidiano.
(Alessandro Sebastiano Morandi) ”

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venerdì 1 dicembre 2006
ore 16:21
(categoria: "Vita Quotidiana")





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venerdì 1 dicembre 2006
ore 16:19
(categoria: "Vita Quotidiana")



Hiv: 3.500 nuove infezioni all’anno in Italia

ROMA - «Le stime del numero di persone che si contagiano con l’Hiv in Italia è di circa 3.500 l’anno». Lo ha detto Mauro Moroni , direttore del dipartimento di malattie infettive dell’ospedale Luigi sacco, di Milano, durante una seduta congiunta al Comune di Milano la Commissione politiche sociali e la Commissione salute, insieme ai rappresentanti delle associazioni di volontariato. « Sono quasi una ogni due ore, anche se per fortuna il numero di malati continua a diminuire. Vediamo però una ripresa di malattie sessualmente trasmesse come la sifilide, e questo ci fa pensare che l’ attenzione per l’igiene sessuale stia rapidamente scemando. Oggi i giovani non sanno nulla di questa malattia, anche perchè si va perdendo la percezione del rischio».
«Scopo dell’incontro» ha sottolineato l’infettivologo, è anche quello «di fare in modo che il primo dicembre, giornata mondiale per la lotta all’Aids, non sia solo una meteora, che la lotta non si concluda alle 23.59 di stasera, per poi evitare di parlare di Aids fino al prossimo primo dicembre».

SERVE L’ INFORMAZIONE IN OGNI SCUOLA - I temi su cui si sono confrontati gli esperti e i volontari sono state le campagne di informazione sul tema dell’Aids nelle scuole, gli aspetti socio-assistenziali della malattia, il tema ancora poco sostenuto dell’accesso alle cure per i carcerati.
Le associazioni, che sono già impegnate in campagne di informazione rivolte ad esempio alle scuole, hanno chiesto un’audizione alle Commissioni, con l’ intento di proporre una collaborazione tra il volontariato e le istituzioni nella lotta all’Aids, ma anche alla scarsità di informazione. Il problema dell’Aids è particolarmente preoccupante a Milano, dove si accumula la maggior parte dei malati lombardi. Inoltre, la Lombardia raccoglie circa un terzo di tutti i malati di Aids presenti in Italia, stimati intorno ai 150 mila.

TELEFONO VERDE IN OTTO LINGUE - Sul fronte dell’informazione da segnalare intanto il miglioramento del servizio del Telefono Verde Aids (800-861061) dell’Istituto Superiore di Sanità, che ora offre un servizio di counseling telefonico rispondendo in ben 8 lingue. Inoltre, come ogni anno per l’occasione, effettua un orario allungato dalle 10 alle 18. Il Telefono Verde Aids da quasi 20 anni offre ogni giorno dalle 10 alle 13 un servizio qualificato di counseling telefonico a chi vuole ricevere informazioni sull’infezione da HIV Ora le risposte saranno date in francese, inglese, spagnolo, russo, rumeno, arabo e cinese, oltre che naturalmente italiano.

SOTTO I TERGICRISTALLI «NON MULTA» PER L’AFRICA - Un’altra iniziativa in occasione della giornata mondiale dell’Aids è la «non multa per l’Africa». Sotto i tergicristalli, gli automobilisti di Milano, Roma e Brescia in questi giorni troveranno quella che, a prima vista, sembrerà una contravvenzione. Ma in realtà è un volantino attraverso cui il Cesvi (Cooperazione e Sviluppo) ha scelto di sensibilizzare l’opinione pubblica sul problema della diffusione dell’Hiv/Aids in Africa. Il testo: «In data odierna, pochi minuti fa, il suo veicolo era regolarmente parcheggiato nell’apposita area di sosta, secondo quanto stabilito dal codice della strada. Rilevato che tale condotta non costituisce violazione della legge, lei ha risparmiato 35 euro» recita la multa, con tanto di bollettino rosa per il pagamento, che si conclude con l’invito a «utilizzare tale somma o parte di essa a sostegno di specifici progetti umanitari come "Fermiamo l’Aids sul nascere del Cesvi». Il progetto attivato nel 2001 nel piccolo ospedale Saint Albert in Zimbabwe, mira a ridurre la trasmissione del virus dalle mamme sieropositive ai neonati attraverso una terapia farmacologia, a cui si aggiungono un programma di prevenzione e assistenza alimentare e psicologica, assistenza medica per i malati di Aids, campagne educative e di prevenzione, creazione di strutture di accoglienza e di lotta all’esclusione sociale per gli orfani dell’Aids. Questo programma di lotta all’Hiv/Aids è stato poi esteso anche in Sudafrica, dove rientra in un progetto contro le violenze alle donne, e nella Repubblica Democratica del Congo, attraverso le attività delle cellule psicosociali per le persone colpite dal virus, ora applicate a un nuovo intervento sanitario integrato contro le tre endemie TBC/Aids/Malaria. Solo in Zimbabwe, unico paese africano dove, secondo gli ultimi dati dell’Organizzazione Mondiale per la Sanità, la diffusione dell’Hiv è in calo, i risultati del progetto, come comunicato dall’Ong, sono ottimi: 22.000 donne sottoposte al test Hiv e seguite con appoggio psicologico durante tutto l’iter di progetto; 2.000 bambini fuori pericolo di contagio; 1.400 operatori sanitari formati e oltre 200.000 persone sensibilizzate sul tema e sulle possibilità di prevenzione, 11 ospedali aderenti al progetto. Oltre al bollettino allegato alla "non multa", ci sono altri mezzi per contribuire ai progetti Cesvi in Africa: da oggi al primo gennaio 2007, tutti i clienti Tim, Vodafone, Wind e Tre possono donare un Euro, pari a un giorno di vita per una mamma africana sieropositiva, inviando dal loro cellulare un sms al numero unico 48584.


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venerdì 1 dicembre 2006
ore 11:31
(categoria: "Vita Quotidiana")



Chiude Indymedia: "Una pausa di riflessione"
nessun funerale, ma bisogna sanare la crisi

MILANO - Da sei anni è il punto di riferimento per no global e centri sociali. E ha deciso di chiudere, ma non per sempre, solo per riflettere. E’ la decisione presa dal portale Indymedia (www.italy.indymedia.org). L’annuncio sulla home page del sito.

I promotori del sito spiegano che si tratta di una pausa di riflessione per "ripensare il modo di essere media", e per farlo Indymedia "ha bisogno di silenzio, di tacere, ha bisogno di ripartire senza rete e di allargare la discussione a 360 gradi". Nessun funerale, si legge sulla home page del sito, ma solo l’invito al dibattito, per un rinnovamento ragionato.

Perché chiudere allora seppure per un breve periodo? Perché Indymedia era entrata in crisi: "Col passare degli anni persone e strumenti sono entrati in conflitto, e il caso più emblematico è proprio il newswire, l’area a pubblicazione libera, diretta e senza filtri (concetti alla base dell’open publishing), intorno a cui si assiste a costanti polemiche su cosa viene nascosto e perché, sulla pubblicazione di foto e filmati che mostrano i visi delle persone, o dei loro dati personali", si legge sull’unica pagina online.

Crisi del newswire ma anche delle mailing list, come continua il comunicato. Che non ha remore ad ammettere una "scarsa partecipazione" alle stesse a cui si è aggiunta la "difficoltà nelle discussioni", che ha compromesso "l’armonizzazione delle diverse posizioni, diventata sempre più difficile".

Per ricucire gli strappi e le tensioni, placare le crisi, Indymedia Italia si appella al suo senso critico per una pausa: "il rumore di fondo è assordante e c’è bisogno di silenzio", per ascoltare, osservare, valutare e concentrare le proprie energie sulle idee che altrimenti rischierebbero di restare sommerse. Quindi non resta che "ripartire da zero", discutendo insieme. Presto sulla pagina verranno date le indicazioni su come partecipare.


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venerdì 1 dicembre 2006
ore 11:19
(categoria: "Vita Quotidiana")





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giovedì 30 novembre 2006
ore 16:52
(categoria: "Vita Quotidiana")



Cdl ordina bandiere Udc per il 2 dicembre
I centristi: "Un atto di pirateria politica"

ROMA - Da Palermo a Roma, ma senza autorizzazione. L’Udc, da giorni, si è dissociato dalla manifestazione organizzata dalla Cdl per il 2 dicembre invitando i propri elettori a confluire presso il Palasport di Palermo, con un gesto di plateale dissociazione. Eppure, come riporta il Corriere della sera sulla prima pagina di oggi, il comitato direttivo della manifestazione ha ordinato 1500 bandiere del partito di Lorenzo Cesa, senza chiedere nulla ai diretti responsabili.

Le reazioni non si sono fatte attendere: "Siamo al degrado totale" ha tuonato il segretario dell’Udc Cesa visibilmente irritato quando gli è stato chiesto un commento sulla vicenda delle bandiere. "Stiamo verificando altri casi - spiega - ma se è vero siamo all’inquinamento della vita democratica, chiediamo le scuse". "Invece di occuparsi di far cadere Prodi come urlano in continuazione si occupano di farci lo sgambetto. Riteniamo che sia una cosa offensiva, l’Udc non è in vendita", conclude il segretario.

Comunque, costerebbe poco perché ogni bandiera - 100 centimetri per 140, stampate su poliestere (solo Legambiente esige il cotone) - costa 2 euro e 60 e, con uno sconto per il "pacchetto Udc" che include anche 1000 pettorali, la cifra totale si aggirerebbe intorno ai 4000 euro.

E Vietti, portavoce dei centristi, rincara la dose: "Ci aspettiamo smentite serie e tempestive, altrimenti dovremmo constatare che ci troviamo di fronte ad un vero e proprio atto di pirateria politica. Anzichè essere uniti nella lotta contro Prodi, si gioca a fare lo sgambetto agli alleati".

In mattinata arriva la smentita secca di Forza Italia per bocca del suo vicecoordinatore Fabrizio Cicchitto: "Non possono esistere equivoci in materia. Nè il Comitato per la manifestazione nè Forza Italia hanno commissionato l’acquisto di alcune bandiere dell’Udc per cui si sta creando un caso sul nulla. Abbiamo fin dall’inizio affermato che non volevamo aprire o sviluppare polemiche con l’Udc. Questa è stata e rimane la nostra linea in questa vicenda".

Ma secondo il titolare della fabbrica di bandiere che ha ricevuto la commessa, intervistato dal Corriere della Sera, la richiesta sarebbe arrivata direttamente dal comitato organizzatore della manifestazione.


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giovedì 30 novembre 2006
ore 13:15
(categoria: "Vita Quotidiana")



Roma si illumina contro la pena di morte
in contemporanea con 500 città nel mondo

ROMA - No alla pena di morte. L’appello parte da Roma che, insieme ad altre 500 città nel mondo, darà vita alla quinta edizione dell’iniziativa volta ad eliminare per sempre la pena capitale dalla legislazione internazionale. Oggi 30 novembre, tutte le città che hanno aderito - tra loro 33 capitali tra le quali Bruxelles, Madrid, Parigi, Vienna, Bogotà - si collegheranno alla capitale italiana per la più grande mobilitazione internazionale finora mai realizzata per fermare ovunque tutte le esecuzioni: sono ancora 76 i Paesi che le ammettono.

L’iniziativa è stata presentata da Mario Marazziti della Comunità di Sant’Egidio, dal presidente della regione Lazio Piero Marrazzo, dall’assessore capitolino alla semplificazione e pari opportunità Mariella Gramaglia e da Marina Loi dell’Università di Roma Tre. La Giornata internazionale "Città per la vita - Città contro la pena di morte" ricorda l’anniversario della prima abolizione della pena di morte dall’ordinamento di uno Stato europeo, da parte del Granducato di Toscana nel 1786. Tutti i monumenti simbolo delle città che aderiranno verranno illuminati, dal Colosseo a Roma alla Plaza de Santa Ana di Madrid, dall’Obelisco centrale di Buenos Aires al Palazzo della Moneda a Santiago del Cile, dall’Atomium di Bruxelles alla piazza della cattedrale di Barcellona.

"Questo - ha esordito Marrazzo - è un appello che parte dalla città per arrivare agli Stati: è fondamentale contribuire a costruire una rete sempre più ampia e noi, che siamo la regione del dialogo, metteremo in pratica questo concetto". "E quando a Roma si accenderà la luce del dialogo - ha concluso il governatore del Lazio - questa si diffonderà anche nella regione". Di battaglia legata anche ai diritti delle donne ha parlato Mariella Gramaglia la quale ha poi aggiunto che "attraverso questa iniziativa diamo voce alla speranza e al futuro". Marazziti ha ricordato che "nell’ultimo decennio 40 Paesi hanno abolito la pena di morte, l’ultimo è stato il Messico nel corso di quest’anno. E dove è stata abolita, gli omicidi si sono ridotti del 20%". Il rappresentante della Comunità di Sant’Egidio si è quindi detto certo che "la pena di morte scomparirà dalla terra".

Un problema che abbraccia tutto il mondo, dagli Stati Uniti, dove il Texas è in testa alla triste classifica delle esecuzioni, fino al Giappone, dove da un anno sono sospese le condanne. Drammatica è anche la lista dei Paesi che hanno condannato alla pena capitale dei minori. Solo negli Stati Uniti tra il 1990 e il 2004 sono stati ritenuti punibili con la morte 19 minorenni di età compresa tra i 16 e i 17 anni. Il record della crudeltà è però di Pakistan e Yemen che ne hanno condannati a morte due di 13 anni tra il ’93 e il 2001. Alla barbarie della pena si aggiunge quella della modalità di esecuzione che può avvenire per decapitazione, lapidazione, fucilazione, iniezioni letali o sedia elettrica.

Il programma della giornata prevede fra l’altro al Campidoglio la conferenza internazionale dell’evento patrocinata da Walter Veltroni a cui parteciperà anche Graham Shujaa, ex condannato a morte della California. Da oggi inoltre sarà possibile visitare la mostra "No justice without life" a Palazzo Leopardi di Santa Maria in Trastevere, con la testimonianza di sei artisti di fama internazioanle che dicono il loro no alla pena di morte.


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mercoledì 29 novembre 2006
ore 18:13
(categoria: "Vita Quotidiana")



Rinascente, addio al presepe: "Non si vende"
Ma c’è chi si ribella: "E’ la nostra tradizione"
di ROSARIA AMATO

ROMA - "Il presepe? Non lo compra nessuno": è uno dei titoli di prima pagina del Gazzettino, giornale locale veneto. Si riferisce alla decisione, presa dalla Rinascente di Padova, di non mettere in vendita quest’anno le statuine del presepe. "Da qualche anno - spiega al quotidiano un responsabile dell’ufficio marketing della Rinascente - il prodotto non si vendeva più. Non c’era business. E se un oggetto non si vende, noi lo eliminiamo". Analoga scelta, si legge ancora nel Gazzettino, è stata compiuta da altri grandi magazzini padovani.

Una decisione accolta quasi con rassegnazione dal direttore del settimanale diocesano La difesa del Popolo, don Cesare Contarini, il quale vi vede "un segno della secolarizzazione": "I simboli religiosi si ritrovano sempre meno nella vita quotidiana".

Tuttavia per Mariacarla Menaglia, che da 31 anni organizza a Roma la mostra dei Cento Presepi, che conta, nel corso delle sei settimane di apertura, circa 40.000 visitatori, non è proprio il caso di parlare di "tramonto del presepe". "Questa della Rinascente sarà sicuramente una scelta che ha motivazioni di natura commerciale. Come si fa a dire che agli italiani non interessa più, non è vero", si ribella.

La mostra dei Cento Presepi, che è stata inaugurata il 23 novembre, espone presepi italiani e stranieri, di tradizione e anche piuttosto originali. "Quest’anno ne abbiamo uno fatto di Cd e Dvd - dice Menaglia - perché il gusto di fare il presepe non è limitato agli artisti o agli artigiani. Ci sono le scuole, le associazioni, gli enti. E non solo in Italia: siamo gemellati con Dublino, dove per la prima volta si terrà una mostra di presepi fatti dalle scuole. I tre più belli sono stati portati da noi, a Roma. E un’altra mostra ci sarà quest’anno a San Pietroburgo, di presepi italiani. Accanto alla mostra, noi ogni anno organizziamo laboratori per i bambini: tre mesi fa io avevo già prenotazioni fino al 20 dicembre, senza aver fatto alcuna pubblicità".

Non è vero, allora, come spiega al Gazzettino la presidente dell’Azione Cattolica Chiara Benciolini, che "il consumismo che pervade il Natale si riflette evidentemente anche sul presepe"? "Non credo che gli italiani siano davvero disposti a rinunciarvi - oppone Mariacarla Menaglia - forse al Nord è un po’ diverso, ma noi ogni anno abbiamo molti appassionati visitatori anche dal Nord. E in Italia ci sono ogni anno tantissime mostre di presepi artigianali. Ognuno fa il presepe come lo sente: di matite, di metallo, di pasta di pane. Sono espressioni della fantasia e del sentimento che ognuno ancora ha, del Natale".


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mercoledì 29 novembre 2006
ore 15:46
(categoria: "Vita Quotidiana")





Henri Cartier-Bresson in mostra a Milano
una retrospettiva dell’"occhio del secolo"

Lo hanno definito l’occhio del secolo. E per Henri Cartier-Bresson l’occhio era la sua inseparabile Leica, comprata giovanissimo dopo un’avventura in Costa D’Avorio e una breve militanza nella pittura nello studio del surrealista André Lhote. Da oggi Milano gli tributa un interessante omaggio con la mostra "Henri Cartier-Bresson: di chi si tratta?" (Forma, P.zza Tito Lucrezio Caro 1, per info: www.formafoto.it ) che ospita 200 stampe contemporanee (tra cui alcuni inediti), 50 stampe vintage (originali d’epoca), documenti e disegni originali, film su di lui e altri realizzati da lui.

E poi libri, monografie, storie, ricordi personali, foto di famiglia e oggetti d’arte collezionati dall’autore. Un modo per gettare nuova luce e nuovi contenuti su una vicenda personale e artistica emblematica del Novecento e per rispondere alla domanda: chi era veramente Henri Cartier-Bresson? Il patrimonio di immagini e di contenuti di Cartier-Bresson è enorme e la Fondazione che porta il suo nome, insieme a Magnum Photos, ha messo a punto questa grande mostra retrospettiva realizzata quando l’autore era ancora in vita e quindi sotto la sua diretta supervisione.

Ripercorrendo le tracce e le domande con cui Cartier-Bresson si è confrontato durante la sua esistenza, la mostra propone il ritratto di un uomo che è stato testimone privilegiato dei cambiamenti politici, economici e artistici del ventesimo secolo. Un viaggio attraverso il tempo del fotografo e della sua vita, rintracciando quel che il suo occhio ha catturato e quello che lo ha influenzato in un particolare momento quando, come affermava, si riesce a "mettere sulla stessa linea di mira il cuore, la mente e l’occhio".


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mercoledì 29 novembre 2006
ore 12:15
(categoria: "Vita Quotidiana")



La confessione di Placanica: "Non sparai a Carlo Giuliani"

CATANZARO - "Continuavano con il lancio di oggetti, io ho gridato che avrei sparato. Poi ho sparato in aria. Due colpi, tutti e due in aria". E sul selciato rimase Carlo Giuliani, colpito in testa dal proiettile. E’ quanto racconta in una lunga intervista al quotidiano Calabria Ora, Mario Placanica. L’ex carabiniere accusato e poi prosciolto per la morte di Giuliani avvenuta durante il G8 di Genova, descrive in modo parzialmente nuovo quelle drammatiche ore del 20 luglio 2001.

Placanica ricostruisce così una tra le pagine più nere della storia d’Italia. Dall’arrivo a Genova: "I superiori ci dicevano di stare attenti, ci raccontavano che ci avrebbero tirato le sacche di sangue infetto. Ci dicevano di attacchi terroristici. La sensazione era come se dovessimo andare in guerra".

Un clima che generò violenze continue. Poi arrivò piazza Alimonda, il Defender con a bordo Placanica che resta intrappolato e accerchiato dai manifestanti: "Ci hanno lasciato soli, ci hanno abbandonato. Potevano intervenire perchè c’erano i carabinieri e anche gli agenti della polizia. Potevano fare una carica per disperdere i manifestanti e invece non hanno fatto niente. Quel momento è durato una vita". E tornano alla mente le immagini di un plotone dei carabinieri fermo a poca distanza dalla jeep attaccata.

Poi la morte di Giuliani. Al rientro di Placanica in caserma, i colleghi "mi hanno fatto una festa, mi hanno regalato un basco del Tuscania, ’benvenuto tra gli assassini’, mi hanno detto. Si, erano contenti. Dicevamo Morte sua vita mia, cantavano canzoni. Hanno fatto una canzone anche su Carlo Giuliani. Io ero assente, non volevo stare con nessuno, mi sentivo troppo male".

Poi il processo. Che, però, non fuga tutte le ombre e si conclude con l’assoluzione del militare: il colpo è stato deviato da un sasso. Una carambola mortale che sarebbe costata la vita a Giuliani. "Sono stato un capro espiatorio usato per coprire qualcuno. Le porte sono chiuse per Placanica. Però se vengo congedato per problemi psichici chi mi crede" continua l’ex carabiniere.

A distanza di cinque anni dalla morte di Giuliani, Placanica ritiene di essersi trovato in "un ingranaggio più grande di me. Ero nel posto sbagliato, non si potevano mandare ragazzi inesperti e armati in quella situazione". Molti gli interrogativi che si pone l’ex carabinieri: "Secondo me sul G8 non è stata detta tutta la verità. Ci sono troppe cose che non sono chiare, come ad esempio: perchè alcuni militari hanno ’lavorato’ sul corpo di Giuliani? Perchè gli hanno fracassato la testa con una pietra? Ritengo che cremare il corpo di Giuliani sia stato un errore, forse si sarebbe potuto scoprire di più. Sono alla ricerca della verità. Come fanno a dire che l’ho sparato in faccia. Non è vero. E’ impossibile. Non potevo colpire Giuliani. Ho sparato sopra la ruota di scorta del Defender".

Una versione che, riferisce il ’Quotidiano della Calabria’ sarebbe circolata anche "negli ambienti del Viminale" dove ieri si parlava di un "colloquio confidenziale" dello stesso Placanica.


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martedì 28 novembre 2006
ore 16:09
(categoria: "Vita Quotidiana")



La bambina ha la febbre, la mette nel freezer

OTTAWA - La bambina di 10 mesi della sua fidanzata ha la febbre. Lui non riesce a farla abbassare e non trova di meglio che mettere la piccola nel congelatore. Il fatto è avvenuto giovedì scorso sull’isola del Principe Edoardo, provincia orientale canadese, come riporta il giornale locale «Charlottetown Guardian». Derrick Hardy, 21 anni, ora deve rispondere di maltrattamenti su minore e negligenza, la piccola per fortuna è stata salvata dalla madre che, come riporta l’ente radiotelevisivo canadese, l’ha trovata in maglietta tra i cubetti di ghiaccio e gli hamburger congelati.

NON COLPEVOLE - Hardy si è difeso dicendo che comunque aveva lasciato aperto lo sportello del freezer, ma la mamma della piccola ha riferito di averlo trovato chiuso. L’uomo, che ha ammesso di non avere pratica di infanti ammalati, in tribunale si è dichiarato non colpevole e ha riferito che la piccola è rimasta nel congelatore solo per una quarantina di secondi e l’ha messa solo dopo averle appoggiato una pezza bagnata sul viso per far scendere la temperatura, ma senza ottenere risultati. Poi l’ha portata fuori casa di notte all’aria aperta, ha pensato anche di farle fare un bagno fredda, ma ha rinunciato per timore che potesse affogare. Alla fine ha trovato la soluzione più brillante: il congelatore. Un medico ha detto che la madre ha trovato la piccola «piangente, singhiozzante e terrorizzata». La bambina è stata subito portata in ospedale dove è rimasta alcuni giorni per curare le bruciature di primo e secondo grado causate dal ghiaccio sulla pelle delicata. Ora la piccola è stata affidta alla nonna materna.


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