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Chi son? Sono un poeta.
Che cosa faccio? Scrivo.
E come vivo? Vivo.
In povertà mia lieta
scialo da gran signore
rime ed inni d’amore.
Per sogni, per chimere
e per castelli in aria
l’anima ho milionaria.
Talor dal mio forziere
ruban tutti i gioielli
due ladri: gli occhi belli.
V’entrar con voi pur ora
ed i miei sogni usati
e i bei sogni miei
tosto son dileguati.
Ma il furto non m’accora,
poiché vi ha preso stanza
la dolce speranza!

Or che mi conoscete,
parlate voi. Chi siete?
Via piaccia dir?



Scrivo un diario inutile.
senza note, senza parole, senza frasi.
Solo pagine vuote, bianche.
Riempite dalla fluttuazione del nulla quotidiano.
(Alessandro Sebastiano Morandi) ”

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martedì 21 novembre 2006
ore 13:55
(categoria: "Vita Quotidiana")



Status delle donne, l’Italia è in ritardo
Siamo al 77° posto su 115 paesi. Solo Cipro è più indietro nell’Ue, ci superano anche molti paesi in via di sviluppo
di Danilo Taino


Se volete sapere chi, nel mondo, sta andando bene, chi così e così, chi decisamente male, la cosa può essere riassunta in questo modo: l’Italia tende al malaccio, i Paesi dell’Europa del Nord vanno bene come anche Germania e Gran Bretagna, quelli del Medio Oriente sono in guai seri e per il resto siamo su un pianeta sorprendente, dove per esempio le Filippine, ma non solo esse, avranno probabilmente un futuro molto migliore del presente. Lo si capisce da una classifica pubblicata oggi sullo status della condizione femminile in 115 Paesi che coprono il 90% della popolazione mondiale.

Ancora un volta, si tratta di una classifica, di quelle che fanno discutere e nella Penisola si tende a mettere sotto il tappeto. Ma che in questo caso è importante per almeno due ragioni. Prima di tutto, lo status delle donne nel mondo non è solo una questione di parità ma oggi può essere preso come un indice (certo non perfetto ma molto significativo) delle prospettive di un Paese: sia la loro partecipazione all’economia che alla politica sono infatti elementi chiave della crescita, sia nei Paesi avanzati sia in quelli in via di sviluppo. Detto diversamente: chi, nell’era della globalizzazione, non chiude il gap tra la condizione delle donne e quella degli uomini è destinato a soccombere. In secondo luogo, l’indice sul quale è costruita la classifica è piuttosto serio: pubblicato dal World Economic Forum, l’organizzazione famosa per il summit invernale di Daovs, è stato realizzato da due super economisti: Ricardo Hausmann, direttore del Centro sullo Sviluppo Internazionale della Harvard University, e Laura Tyson, che oggi è rettore della London Business School e fu la prima donna, con la presidenza di Bill Clinton, a dirigere il Consiglio economico della Casa Bianca.

Gli esperti hanno preso una serie di pubblicazioni e condotto indagini – il rapporto dettagliato si trova all’indirizzo web www.weforum.org/gendergap - per assegnare a ciascun Paese un punteggio in ciascuna di quattro aree: partecipazione e opportunità economica delle donne, cioè un’analisi dei salari, dei livelli di partecipazione al mondo del lavoro e del grado di accesso alle posizioni più qualificate; l’accesso all’educazione, sia quella di base che quella più elevata; l’influenza politica, cioè il grado di partecipazione alle strutture decisionali; le differenze tra uomo e donna in termini di salute e di aspettative di vita. I quattro indici, poi, sono stati riassunti in uno generale che è la base della classifica finale.

L’Italia ha un risultato disastroso: numero 77 su 115, ultima dell’Unione europea se non si considera Cipro, e superata da decine di Paesi in via di sviluppo. Nei quali, evidentemente, la condizione della donna è relativamente più vicina a quella dell’uomo che da noi. Nei quattro indicatori, il peggiore è quello della partecipazione delle donne italiane all’economia: siamo 87esimi. In questo campo, nessun Paese al mondo ha un indice uguale a uno, che significherebbe parità assoluta (mentre zero significa disuguaglianza assoluta) ma l’Italia si ferma a 0,5265, non arriva cioè alla sufficienza. Non è una sorpresa. E’ invece piuttosto clamoroso, sempre nel campo della partecipazione al mondo del lavoro, il fatto che ai primi posti arrivino Paesi ad altissima emigrazione femminile come la Moldavia (seconda), le Filippine (quarta), la Giamaica (settima), la Tailandia (tredicesima): segno evidente che sono le donne, come in molti altri Paesi, a guidare l’emersione dalla povertà.

In termini di educazione, l’Italia non va male: 26esima con 0,997. Ci sono però 11 paesi al mondo che in questo settore hanno chiuso completamente il gap di genere, hanno cioè indice uno (tra essi Danimarca, Francia, Irlanda, Lussemburgo, Regno Unito – e ancora le Filippine). Nella Penisola, c’è ancora qualcosa da fare, insomma. Molto peggio, anche se non ce lo si aspetterebbe, quando si passa alla salute e alle aspettative di vita: l’Italia è nella posizione numero 77, lontana dai 34 Paesi che stanno al primo posto a pari punti (ci sono ancora la Moldavia, le Filippine e la Tailandia). L’accesso femminile al potere politico è il territorio in cui le cose vanno peggio in tutto il mondo. Nessuno guadagna una sufficienza piena: la Svezia - che è il Paese che arriva al numero uno in questa classifica come in quella generale – si ferma a 0,5501. Ma l’Italia è davvero in condizioni pessime: non tanto per il 72° posto ma per il punteggio, 0,0872, che è come non prendere nemmeno 1 in un compito in classe. Le Filippine, almeno, arrivano a 0,2695, che è il 16° posto.

Una classifica non per scandalizzarsi: questo lo si fa da decenni. Piuttosto per sapere che, con metà della popolazione ai margini, non si cresce e non si compete. Tanti Paesi, anche in modo sorprendente, l’hanno capito e probabilmente tra non molto se ne vedranno i risultati.


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martedì 21 novembre 2006
ore 13:00
(categoria: "Vita Quotidiana")





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martedì 21 novembre 2006
ore 11:46
(categoria: "Vita Quotidiana")



Pediatri: una ragazza su 4 a dieta dai 12 anni
Rapporto annuale della società di pediatria: tra le frequentatrici delle scuole medie il 60,4% vorrebbe essere più magra

MILANO - Indossatrici simili a stampelle su ogni passerella, e top model pelle e ossa "osannate" come dive. Anche per questo le bambine italiane si sognano mannequin fin dalle elementari. E arrivate alle medie il 60,4% vorrebbe essere più magra, una su quattro (oltre il 24 per cento) ha giá sperimentato una dieta e di queste aspiranti "donne-grissino" meno di un terzo (32 per cento) si è rivolta a un medico per farsela prescrivere. Nella maggior parte degli altri casi il regime ipocalorico è fai-da-te (34 per cento), oppure consigliato da genitori, amici, riviste o Internet (30 per cento).

ALLARME - «Dati allarmanti che rendono sempre più reale il rischio di anoressia dai 10 anni in su», conferma il presidente della Societá italiana di pediatria (Sip), Pasquale Di Pietro, a Milano per illustrare il Decimo Rapporto annuale dell’Osservatorio adolescenti Sip. L’indagine, condotta su 1.251 ragazzini della Penisola fra i 12 e i 14 anni, «fa luce su un problema che inizia a farsi preoccupante anche in Italia - continua l’esperto - anche se negli Stati Uniti i numeri restano molto più gravi». Secondo Di Pietro «urgono programmi di prevenzione ad hoc nelle scuole e anche fra i bimbi molto piccoli», perchè «dopo i primi 6-7 mesi di vita - precisa - l’attenzione delle madri all’alimentazione del figlio cambia».

PROBLEMI PSICOLOGICI - Ma occorre stare in guardia anche perchè, avverte l’ex presidente Sip, Giuseppe Saggese, «Anoressia-bulimia rappresentano spesso un continuum dell’obesitá. Si pensi che il 40% degli obesi ha un’alimentazione compulsiva» che caratterizza anche le persone bulimiche, e «soffre di depressione». Anche per questo, conclude Di Pietro, «bisogna insegnare ai bambini l’importanza di un’alimentazione corretta, non iperglicemica e ricca di frutta e verdure». Via libera all’educazione sanitaria nelle suole, quindi: «Chi dirige la sanitá deve avviare una svolta - conferma anche Giorgio Rondini, anche lui ex president Sip - la famiglia dovrebbe tornare a essere più famiglia e la scuola fare vera educazione».


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martedì 21 novembre 2006
ore 10:37
(categoria: "Vita Quotidiana")



Cento operai morti ogni mese: "Più vittime qui che a Bagdad"
di ATTILIO BOLZONI


IN TUTTO il mondo, ogni anno ne muoiono più che in guerra. E in Italia più dei marines a Bagdad. Da tre a quattro al giorno. Se ne vanno in silenzio, nell’indifferenza. Se poi sono rumeni o moldavi o magrebini, a volte non fanno neanche statistica. Li raccolgono come sacchi e li buttano. Da Milano a Palermo i caduti sul lavoro dal 2001 sono stati più di 7 mila, gli incidenti quasi 5 milioni.

E’ quando comincia la settimana che il rischio è estremo, il lunedì. Verso le dieci del mattino nei campi, poco prima dell’ora di pranzo nei cantieri edili.

E’ una strage che non finisce mai. Al Sud, a Roma, in Veneto e in Lombardia e in Emilia Romagna, regioni che hanno il primato delle tragedie conosciute e legalmente riconosciute. Poi ci sono le altre, le tragedie fantasma. Gli immigrati che spariscono all’improvviso, che volano giù da un’impalcatura e vengono abbandonati in una discarica oppure li lasciano lì, in agonia sotto le macerie. E’ accaduto nemmeno due mesi fa davanti al mare di Licata, in provincia di Agrigento.

Sono in spaventoso aumento, secondo sindacati e organizzazioni onlus. E soprattutto per l’Associazione nazionale mutilati e invalidi sul lavoro. Sono in calo, secondo l’Inail. Nei primi tre mesi del 2006 l’istituto per le assicurazioni contro gli infortuni ha certificato che gli incidenti sono stati settemila in più rispetto all’anno scorso. A fine marzo erano già 222 mila. Ma a ottobre sarebbero scesi del 9 per cento. I dati dell’Inail parlano di "un risparmio di vite" nel quinquennio precedente, i suoi rapporti più recenti sostengono che ogni annata va sempre meglio di quella prima e che dal 2000 c’è "una tendenza complessiva al ribasso". Dati e valutazioni contestatissimi. È la "guerra dei numeri" su quei morti.

Tanti sono ragazzini. Bambini anche. Soltanto nel 2005, in Italia, sono stati 8.530 quelli che non avevano ancora 17 anni e sono rimasti vittime di una "disgrazia" sul lavoro. Dalla perdita della falange di un dito della mano sinistra all’infermità totale. La falange di un dito vale 3 mila euro l’anno di "rendita", 250 al mese. Nel linguaggio burocratico dell’Inail l’indennizzo ha proprio quel brutto nome: rendita.

I numeri raccontano tanto ma non raccontano tutto. "E noi quelli dell’Inail li critichiamo sempre perché ci lasciano stupiti, sono fluttuanti, disomogenei", accusa Sandro Giovannelli, il direttore dell’Anmil, l’Associazione mutilati e invalidi sul lavoro. Spiega: "Non ci importa di segnalare se c’è una vittima in più o in meno, sono comunque sempre tante, troppe. E non giustificano mai i toni così ottimistici dell’Inail". I dati che diffonde l’Inail non possono essere considerati "consolidati" se non passa almeno qualche mese, è questa una delle ragioni della distanza fra i suoi numeri e quelli di tutti gli altri. Una divergenza che accende furiose polemiche, anno dopo anno e report dopo report.

Per scoprire come si contano i morti e come si sfornano tabelle e grafici e si azzardano persino previsioni, venerdì scorso siamo andati in via Morgagni negli uffici della Fillea, il sindacato degli edili della Cgil. Abbiamo incrociato i dati da fonti diverse. E’ stata una prova rivelatrice per il riscontro dell’andamento degli infortuni in Italia, dei processi di stima e della loro attendibilità.

Secondo l’Inail, nei primi sei mesi di quest’anno, gli incidenti sul lavoro nel settore delle costruzioni hanno subito una flessione dell’0,8 per cento. Ma alla Fillea, dove quotidianamente raccolgono le segnalazioni e le denunce di tutte le sciagure nei cantieri, al 15 novembre avevano registrato 228 incidenti mortali, 47 in più dello stesso periodo dell’anno precedente e già 37 in più di tutto il 2005. Da un meno 0,8 per cento dell’Inail a un più 26 per cento della Fillea Cgil. Due verità, due Italie.

"Quello che ci preoccupa è che le statistiche fotografano solo il lavoro regolare, quella vastissima area di sommerso nelle costruzioni arriva a punte del 50 per cento e sfugge a qualsiasi controllo", denuncia Franco Martini, il segretario generale degli edili. Uno su cinque dei 191 edili ammazzati sul lavoro nel 2005 era immigrato, i lavoratori stranieri morti quest’anno nei cantieri sono già quasi il doppio, 52. E due erano minorenni. In testa alla luttuosa classifica del settore delle costruzioni c’è la Lombardia, subito dopo il Lazio. Le cause più frequenti di morte: caduta dall’alto; travolto da gru o ruspa; crollo di una struttura; colpiti da materiale, ribaltamento di mezzo; folgorato.

Dossier e contro dossier. L’ultimo è dell’Associazione mutilati e invalidi sul lavoro: nei primi sei mesi dell’anno 583 gli incidenti mortali. "La situazione è drammatica", dice ancora il direttore dell’Anmil Sandro Giovannelli. E aggiunge: "La tutela degli infortunati è diminuita, le aziende pagano troppo e i lavoratori ricevono poco. Nel 2000, in verità, il governo di centrosinistra aveva avviato una campagna per la sicurezza sul lavoro, però poi con Berlusconi si è fermato tutto". E attacca il presidente dell’Anmil Pietro Mercandelli, che da ragazzino faceva l’idraulico e a 18 anni ha perso una parte di gamba: "E’ un’ecatombe quotidiana, ci vogliono più controlli, i costi delle sicurezza non possono essere considerati costi aggiuntivi e l’Inail continua incredibilmente a ridurre il fenomeno".

Uno sterminio con morti invisibili. C’era stato il grido di dolore del presidente Giorgio Napolitano a fine giugno, quando un ragazzo messinese se n’era andato mentre stava tirando su i piloni dell’autostrada per Siracusa. Ai funerali di Antonio Veneziano c’era la corona di fiori del Quirinale, c’era un deputato della Regione siciliana che prima faceva il sindacalista e poi in chiesa solo panche vuote. Né un consigliere comunale, un rappresentante del governo, uno della Provincia. Ed era italiano Antonio.

"Degli altri spesso non sappiamo nulla, spesso non arrivano nemmeno in ospedale e quando ci arrivano non risultano vittime di incidenti sul lavoro", racconta Gino Rotella, responsabile del dipartimento del mercato del lavoro e immigrazione della Flai Cgil. Svela il sindacalista: "C’è un mondo parallelo e anche un sistema sanitario parallelo per quei disgraziati".

Chi si fa male sul lavoro ed è un irregolare, se gli va bene viene portato in un ambulatorio clandestino. Ogni gruppo etnico ha i suoi ospedali volanti e i suoi medici. E’ l’altra Italia, quella che nelle tabelle non compare mai. L’Italia della vergogna. Come quella dei morti di amianto. Come quella dei morti degli stabilimenti petrolchimici.

Chi lo sa quanti sono stati e quanti sono ancora i casi di tumore in quelle 13 aree a rischio ambientale, che vanno da Porto Marghera fino a Marina di Melilli? E quante sono le industrie killer che buttano sempre i loro fumi e i loro veleni? Si fa calcolo con certezza solo per quei cadaveri ancora caldi, il lunedì mattina, il giorno più carogna sul lavoro.


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lunedì 20 novembre 2006
ore 23:30
(categoria: "Vita Quotidiana")






C’è chi soffre soltanto d’amore
chi continua a sbagliare rigore
c’è chi un giorno invece ha sofferto
e allora ha detto, io parto
ma dove vado se parto,
sempre ammesso che parto?

Ciao! a chi sbaglia a fare le strissie,
a chi invece avvelena le bissie.
Uno tira soltanto di destro
l’altro invece ci ha avuto un sinistro
e c’è sempre qualcuno che parte,
ma dove arriva, se parte?

E la vita, la vita
e la vita l’è bela, l’è bela,
basta avere l’ombrela, l’ombrela
che ti para la testa,
sembra un giorno di festa.
E la vita, la vita
e la vita l’è strana, l’è strana,
basta una persona, persona
che si è rotta la testa
è finita la festa.

C’è chi un giorno ha fatto furore
e non ha ancora cambiato colore.
C’è chi mangia troppa minestra
chi è costretto a saltar la finestra
e c’è sempre lì quello che parte
ma dove arriva, se parte?

Ciao! A chi sente soltanto la radio
e poi sbaglia ad andare allo stadio.
C’è chi in fondo al suo cuor ci ha una pena,
c’è chi invece ci ha un altro problema,
e c’è sempre lì quello che parte
ma dove arriva, se parte?

E la vita, la vita
e la vita l’è bela, l’è bela,
...................................


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lunedì 20 novembre 2006
ore 21:34
(categoria: "Vita Quotidiana")



Contro la guerra, il sesso di massa
"Il Global Orgasm salverà il pianeta"
di ALESSANDRA VITALI

L’INTENTO è nobile, e i promotori lo sostanziano anche di fondamenti scientifici (o pseudo tali). L’unico problema è vedere se tutti, ma proprio tutti, riusciranno a raggiungere, nello stesso momento, dal Polo all’equatore, quel che si chiede loro di raggiungere. O se l’effetto sarà altrettanto efficace pure se qualcuno ci mette un po’ meno tempo, qualcuno ce ne mette molto di più, qualcun altro non ce la fa ad arrivare a destinazione. Insomma, fate in fretta i regali di Natale e tenetevi liberi per il 22 dicembre: perché allora il mondo si mobiliterà con il Synchronized Global Orgasm, la giornata dell’orgasmo collettivo sincronizzato. Un modo per concentrare un flusso di energia così potente - gli ideatori ne sono certi - da fermare le onde negative che attraversano il pianeta e tutto ciò che ne consegue. Dalle guerre ai terremoti.

L’esperimento è stravagante, non c’è che dire, ma nel suo viaggio promozionale attraverso la Rete sta conquistando riscontri e consensi. Parto fantasioso degli americani Donna Sheehan e Paul Reffer, coppia di pacifisti settantenni e fricchettoni già avvezzi a iniziative clamorose, l’idea di fondo del Global Orgasm vanterebbe un sostegno scientifico nell’EGG Project, ovvero il Global Consciousness Project elaborato da un gruppo di ricercatori - e artisti e altre figure varie e colorite - dell’Università di Princeton, New Jersey. Il cui obiettivo è verificare, attraverso una rete di Random Event Generators, gli effetti dei flussi di coscienza sull’andamento delle cose del mondo.

Nel caso dell’orgasmo generale del 22 dicembre prossimo venturo, lo spunto - si legge sul sito dell’iniziativa - è la partenza, verso il Golfo Persico, di due nuove navi della Marina americana "equipaggiate con strumenti anti-sottomarini che non potranno che essere utilizzati contro l’Iran". Quindi, gli organizzatori spronano gli adepti: "E’ venuto il momento di cambiare l’energia della Terra".

A coloro che aderiscono all’iniziativa, è richiesto uno sforzo: devono pensare intensamente alla pace, prima e durante l’orgasmo. Insomma, nel momento culminante dovrete concentrarvi sull’immagine, che dire, di una colomba, piuttosto che di una bandiera arcobaleno o di un garofano rosso infilato nella bocca di un cannone. Facile, no? Guai a distrarsi, altrimenti tutto quel darsi da fare rischia di tradursi in uno spreco di energie. Spiegano gli organizzatori che "la combinazione di energia orgasmica, unita a un ideale razionale può avere un effetto molto maggiore delle preghiere e delle meditazioni". Molti saranno d’accordo.

Le "istruzioni per l’uso" non sono particolarmente impegnative. Alla domanda "chi può farlo", la risposta è "tutti gli uomini e le donne, tu e tutti quelli che conosci". In quanto al "dove", si parla di "ovunque nel mondo, ma in particolar modo nei Paesi che possiedono armi di distruzione di massa". Dal "quando", invece, non si prescinde: "Il giorno del solstizio, ovvero venerdì 22 dicembre". Infine, una precisazione dovuta: "Non preoccupatevi se non avete un partner" precisa la Sheehan, lasciando intendere che si è liberi di partecipare in ogni modo. Anche con mezzi propri.


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lunedì 20 novembre 2006
ore 18:38
(categoria: "Vita Quotidiana")



Bullismo, a scuola coinvolge 8 su 10
E per le ragazze rischio anoressia

Quasi otto ragazzi delle scuole medie su dieci hanno conosciuto da vicino atti di bullismo, o perché ne sono stati vittima, o perché lo hanno subito i loro amici. E se in teoria il 75% dei giovani dichiara che è giusto che la vittima di questi maltrattamenti cerchi aiuto in un genitore o comunque in una persona adulta, all’atto pratico il 53% afferma che se accadesse a lui si difenderebbe da solo.

I dati, che segnano un aumento del fenomeno di circa il 5% rispetto l’anno scorso, sono stati presentati oggi a Milano dalla Società italiana di pediatria, che ha condotto un’indagine sulle abitudini e sugli stili di vita degli adolescenti. Lo studio è stato presentato oggi, nel corso di una giornata in cui è stato anche lanciato l’allarme sull’eccesso di tv di cui sono vittima i bambini.

Cresce il bullismo. Dall’inchiesta, che ha coinvolto più di 1.200 ragazzi tra i 12 e i 14 anni, emerge che sono più i ragazzi delle ragazze ad assistere ad atti di bullismo (77% contro il 68 per cento), senza differenze significative tra il Nord e il Sud del Paese. Cresce anche il giudizio negativo che i giovanissimi danno di chi, vittima di bullismo, cerca aiuto in un adulto: il 24% considera "fifone" o "spia" chi non cerca di difendersi da solo. I pediatri comunque sottolineano che il bullismo riguarda ormai quasi allo stesso modo sia i maschi sia le femmine; e che il fenomeno del bullismo femminile, anche se meno fisico e più psicologico, non è certo meno dannoso.

Le motivazioni. La stragrande maggioranza (86-87 per cento) dei partecipanti all’indagine considera pericolose azioni come fumare spinelli, guidare senza patente, rubare o avere rapporti sessuali non protetti; ma quasi il 62% dichiara di assumere apposta questi atteggiamenti, soprattutto per "dimostrare il proprio coraggio" (81% dei casi) e "per sentirsi grandi" (71 per cento).

Troppa tv. Il 30% dei bambini italiani passa troppe ore davanti alla televisione. Ma c’è una nota positiva: nel 2006, per la prima volta dal 1997, il loro numero ha cominciato a diminuire. Il problema, secondo Giuseppe Saggese della Sip, "non è solo la latitanza della famiglia e della scuola: i giovani sono sempre più immersi in un mondo mediatico, guardano troppa televisione, hanno il computer, il cellulare, e il loro modo di comunicare è totalmente cambiato".

Disturbi alimentari. "Con sole due ore al giorno di televisione - continua Saggese - passano davanti ai loro occhi più di 5 mila spot di prodotti alimentari, e bisogna ricordare che, come si legge dai dati dell’indagine, il 90,8% dei giovani desidera ciò che vede in pubblicità. Se aggiungiamo che oltre il 70% dichiara di ’mangiucchiare’ davanti alla tv, e che i programmi presentano sempre più un modello di bellezza ispirato all’essere magri, non è difficile vedere in questo una causa dei disturbi della condotta alimentare".

Rischio anoressia. Sempre dall’indagine si legge che il 60% delle ragazze "vorrebbe essere più magra"; circa una giovane su quattro ha provato una dieta, mentre un altro 15% circa vorrebbe iniziarne una. Solo il 32% di chi l’ha già fatta si è rivolto al medico, mentre la restante percentuale si fa consigliare da amici, dai siti internet o si auto-prescrive la dieta.

I limiti della scuola. a Secondo i pediatri, la scuola non aiuta molto a insegnare uno stile di vita corretto e meno sedentario: "Servirebbe fare meno ore di latino e greco - conclude Saggese - e più ore di educazione sessuale e di educazione fisica. Adesso ne viene fatta solo un’ora, al massimo due, mentre ne servirebbero almeno il doppio. Le palestre delle scuole dovrebbero essere usate di più, magari anche impiegandole a basso costo per far muovere i giovani al di fuori dell’orario scolastico".


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lunedì 20 novembre 2006
ore 16:47
(categoria: "Vita Quotidiana")



RUSSIA: 5 ANNI A GIORNALISTA PER ARTICOLI SU CECENIA

Boris Stomakhin, direttore del mensile moscovita indipendente Radikalnaya Politika (Politica radicale), e’ stato condannato oggi a 5 anni di carcere per i suoi articoli, in cui sono stati ravvisati i reati di istigazione all’odio religioso e istigazione alla violenza in Cecenia. Secondo l’accusa, "le sue azioni erano dirette a distruggere il popolo russo come nazione". "Quando scriveva degli eventi in Russia legati alle attivita’ militari nella Repubblica cecena e anche degli atti terroristici, Stomakhin approvava i criminali e i terroristi", ha detto il pm. Stomakhin, che ha dato dei contributi professionali anche al sito internet Kavkaz-Center, che porta avanti la causa dell’indipendenza della Cecenia, ha definito spesso la presenza delle truppe russe nella repubblica caucasica come "occupazione" e ha criticato il presidente Vladimir Putin. Incriminato nel dicembre del 2003, era riuscito a sfuggire all’arresto fino allo scorso marzo, quando fu catturato in circostanze drammatiche. Mentre cercava di fuggire cadde dalla finestra e si fratturo’ una caviglia.

(da www.repubblica.it)


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lunedì 20 novembre 2006
ore 16:19
(categoria: "Vita Quotidiana")



Roma, esposto contro una maestra
"Lega i bimbi con lo scotch da pacchi"

ROMA - Bambini tra i 3 e i 5 anni legati con lo scotch da pacchi ai banchi. E se piangono o sono troppo vivaci, lo scotch serve per tappargli la bocca. E’ il contenuto di un esposto presentato a fine ottobre da alcuni genitori di una scuola materna di Roma all’Ufficio scolastico regionale per il Lazio.

Dopo i video-choc che documentavano il bullismo dei ragazzi nelle scuole superiori, adesso finisce sotto accusa una maestra di scuola materna: sul suo curriculum e sui presunti maltrattamenti inflitti ai bambini indagano gli ispettori scolastici che promettono accertamenti rapidissimi e rigorosi.

L’accusata mantiene un silenzio strettissimo. Ma chi le sta vicino riferisce che "è molto dispiaciuta" e che si dichiara estranea ai fatti contestati. Della vicenda sono stati informati sia la Procura della Repubblica di Roma che il Tribunale dei minorenni e Telefono Azzurro, la linea telefonica contro gli abusi sui minori.

Ad insospettire i genitori sarebbero stati i racconti di uno strano gioco che si svolgeva a scuola: il gioco dello scotch. Sollecitati a raccontare cosa accadeva in classe, quasi tutti i piccoli alunni hanno fornito particolari simili. "Mia figlia - spiega una madre - aveva dei comportamenti strani che ho cercato di interpretare. Le ho fatto qualche domanda. E lei ha risposto che la maestra la legava alla sedia con lo scotch marrone".

Un’altra mamma racconta che spesso sua figlia tornava a casa con la bocca arrossata: "Pensavo ai soliti sfoghi dovuti all’alimentazione o alla stagione; poi all’improvviso la bambina mi dice: La maestra mi incerotta la bocca quando piango". Un papà lamenta di aver trovato lividi sulle braccia dei figli: "La maestra gli dava dei pizzicotti".

Della denuncia dei bambini, i genitori hanno parlato in un’assemblea con la maestra: "Nego la presenza dello scotch da pacchi in classe", si è difesa l’insegnante, ma venti rotoli sono stati trovati nell’armadietto della scuola.


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lunedì 20 novembre 2006
ore 12:40
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