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Chi son? Sono un poeta.
Che cosa faccio? Scrivo.
E come vivo? Vivo.
In povertà mia lieta
scialo da gran signore
rime ed inni d’amore.
Per sogni, per chimere
e per castelli in aria
l’anima ho milionaria.
Talor dal mio forziere
ruban tutti i gioielli
due ladri: gli occhi belli.
V’entrar con voi pur ora
ed i miei sogni usati
e i bei sogni miei
tosto son dileguati.
Ma il furto non m’accora,
poiché vi ha preso stanza
la dolce speranza!

Or che mi conoscete,
parlate voi. Chi siete?
Via piaccia dir?



Scrivo un diario inutile.
senza note, senza parole, senza frasi.
Solo pagine vuote, bianche.
Riempite dalla fluttuazione del nulla quotidiano.
(Alessandro Sebastiano Morandi) ”

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martedì 31 ottobre 2006
ore 13:25
(categoria: "Vita Quotidiana")



MUSICA: GLI U2 SPOPOLANO NELLE CHIESE AMERICANE

Gli U2 conquistano le chiese americane: sono ormai oltre 150 gli istituti religiosi che hanno incluso brani di Bono e compagni nei sermoni domenicali. Il primo a lanciare quest’idea e’ stato il reverendo Paige Blaire, del Maine, della chiesa episcopale. Il religioso ha realizzato una serie di video di ispirazione cristiana montati con alcuni brani degli U2 e li ha poi inseriti tra i canti delle funzioni domenicali. L’idea ha preso piede: "Anche Bach e Handel scrivevano musica sacra - ha spiegato a Usa Today padre Blaire - eppure ai loro tempi non venivano eseguiti nelle chiese, se non a fatica. Con gli U2 e’ lo stesso: le loro canzoni sono piene di messaggi religiosi. Mi chiedete se adoriamo Bono come fosse una divinita’? Assolutamente no, almeno non piu’ di quanto lo facciamo con Martin Luther King quando intoniamo ’A Mighty Fortress Is Our God’".



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martedì 31 ottobre 2006
ore 12:23
(categoria: "Vita Quotidiana")



Vaticano: no a declino studi latino e greco

CITTÀ DEL VATICANO - A chi viaggia per lavoro può accadere, in ambito internazionale, di rimanere «male» constatando che l’inglese parlato, per esempio , da tedeschi, è in media largamente migliore del nostro. Per il buon motivo che è materia meglio studiata a scuola. Ma (ancora più umiliante), può accadere anche che perfino la loro conoscenza del latino sia migliore della nostra. Ovvia l’obiezione:pazienza, l’inglese serve, il latino no. Ma non tutti la pensano così, e se in alcuni Stati esteri il valore formativo delle lingue classiche è ancora tenuto in gran conto, nel nostro Paese, che dovrebbe essere la culla naturale perlomeno del latino, è invece in calo. E a preoccuparsene è, ancora, uno Stato estero, cioè Città del Vaticano, che teme che , in generale, il declino dello studio di greco e latino porterà a un impoverimento degli studi non solo storici, ma anche filologici, filosofici e teologici e a un «decadimento della ricerca seria in quei settori». Per arginare questo interesse declinante la Santa Sede vuole porre il problema non solo in ambito accademico e scolastico, anche attraverso i media, «nell’ambito più vasto dell’opinione pubblica» e per «sensibilizzare» le autorità nazionali e «sovranazionali preposte alle scelte educative».

PREMIO GIORNALISTICO - A questo scopo il Pontificio comitato di scienze storiche ha deciso di promuovere un «premio giornalistico» per articoli su quotidiani o periodici dedicati a «attualità e significato delle lingue classiche per lo sviluppo scientifico e culturale»; «importanza delle lingue classiche sul piano pedagogico»; «politiche sviluppate dagli Stati al fine di favorire lo studio delle lingue classiche». Il dicastero pontificio da sempre dà spazio al sostegno e all’incremento delle discipline umanistiche per una maggiore valorizzazione della storia e intende contribuire alla promozione delle lingue classiche nelle scuole e università europee e nei paesi di cultura euorpea. Il premio è alla sua seconda edizione e valuterà articoli dal 31 ottobre 2006 al 30 aprile 2007.
«Nonostante le deludenti politiche scolastiche adottate in questo settore negli ultimi decenni - spiega il dicastero vaticano - occorre ribadire con forza, e a tutti i livelli istituzionali, l’importanza delle lingue classiche per una cultura che è alla base non solo dell’Europa presente e futura e di Paesi che risentono di queste radici culturali, ma che, in ultima analisi, rappresenta un patrimonio culturale per l’intera umanità».


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martedì 31 ottobre 2006
ore 11:16
(categoria: "Vita Quotidiana")





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martedì 31 ottobre 2006
ore 10:43
(categoria: "Vita Quotidiana")



Niente auto, i pm si dimettono: Catania, procura al collasso
di MICHELA GIUFFRIDA

"Il problema è che ormai nessuno vuole farci più credito. Abbiamo raschiato il fondo, il prossimo passo è la paralisi e da domani non terremo più udienze fuori città". Mario Busacca, procuratore della Repubblica a Catania, non avrebbe mai creduto di trovarsi costretto, ad un mese dalla pensione, ad abbandonare l’aplomb mantenuto anche nei momenti più difficili. "Ma senza fondi, senza uomini, senza mezzi, senza carta né benzina - dice - ci sentiamo davvero, tutti, stanchi, mortificati e... soli".

Ieri mattina Busacca si è trovato sul tavolo le dimissioni in blocco dei componenti la direzione distrettuale antimafia di Catania. Undici magistrati che, con un documento inviato anche al ministero di Grazia e Giustizia, hanno rassegnato il mandato denunciando "le gravissime disfunzioni che hanno determinato una situazione ormai insostenibile". Settantamila euro di debiti sono troppi per qualunque creditore. Anche se il debitore in questione è la Procura della Repubblica di Catania che così, dopo il blocco delle forniture di carta e toner, computer e fotocopiatori, si è vista chiudere le porte in faccia da meccanici ed elettrauti, gommisti e benzinai. Con il risultato che, ormai da mesi, i magistrati della direzione distrettuale antimafia sono appiedati, a meno che non anticipino di tasca propria il denaro necessario all’acquisto della benzina o delle pasticche per i freni.

"Ognuno di noi - spiega Ignazio Fonzo, tra i "vecchi" della Dda - ha anticipato di tasca propria somme non indifferenti per la benzina necessaria alle trasferte d’udienza a Siracusa, Caltagirone, Ragusa. Ma, ad esempio, per le udienze dell’aula bunker di Bicocca, non è possibile il recupero. Sono soldi a fondo perduto. La mia vecchia Lybra - aggiunge il magistrato - avrebbe bisogno di rifare i freni. Dunque che si fa? Niente, si va piano. Il computer si è sfasciato proprio ieri e non voglio nemmeno per un attimo pensare di aver perso tutti i dati in memoria. Intanto ho dovuto comprare un portatile, a mie spese. Abbiamo chiesto aiuto alla procura nazionale antimafia: ci hanno mandato 20 ticket benzina da 10 euro. Una goccia nel mare".

Così i magistrati catanesi hanno rifiutato di firmare lo schema di accordo per la protezione, "dato che le misure per la nostra protezione e sicurezza - sottolinea ancora Fonzo - esistono solo sulla carta", e il comitato per l’ordine e la sicurezza pubblica, non ha potuto che prenderne atto. Ieri, quando il procuratore Busacca ha respinto le dimissioni di massa, è scattato l’ultimatum dei pm: dal primo novembre nessuno di loro anticiperà denaro, con il conseguente blocco delle udienze fuori dalle aule del palazzo di giustizia catanese.

"Ho respinto le dimissioni e chiesto altri sacrifici - dice Mario Busacca - ma non posso chiedere l’eroismo. Siamo al torpore istituzionale di chi deve garantire che la città non sia indifesa di fronte alla criminalità e invece ci ha tagliato i fondi del 50%. Se non ci danno leggi speciali né soldati - conclude il procuratore - almeno ci mandino la carta e la benzina".


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lunedì 30 ottobre 2006
ore 16:34
(categoria: "Vita Quotidiana")



Spade, spilloni e tanta resistenza. Sono questi alcuni degli ingredienti che rendono unico al mondo il cosiddetto "Vegetarian Festival" che si svolge a Phuketin in Thailandia. In queste immagini alcuni ’devoti’ della folta comunità cinese si infilzano in diverse parti del corpo per dimostrare gli effetti ’benefici’ dell’astinenza dalla carne e dagli stimolanti di ogni genere garantisce la salute del fisico e della mente





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lunedì 30 ottobre 2006
ore 13:05
(categoria: "Vita Quotidiana")



La Fao ammette il fallimento: "La fame nel mondo aumenta"
di CRISTINA NADOTTI

L’obiettivo di dimezzare il numero di persone che soffrono la fame entro il 2015 è lontano, sempre più lontano, praticamente irraggiungibile. Il Rapporto annuale sullo Stato di insicurezza alimentare nel mondo (Sofi), diffuso oggi dalla Fao, ammette: "In dieci anni, in pratica, non è stato fatto alcun progresso verso l’obiettivo di dimezzare il numero di sottoalimentati nel mondo". Già in occasione della "Giornata mondiale dell’alimentazione", lo scorso 16 ottobre, il direttore generale dell’organizzazione, Jacques Diouf, aveva reso note alcune cifre allarmanti, ma i risultati del Sofi mostrano come in alcune zone - tra queste l’Africa - la situazione non solo non è migliorata, ma è in peggioramento.

I dati. Al mondo ci sono 854 milioni di persone che soffrono la fame e il numero non è mai calato dal 1990-92. Fare riferimento a questa data è importante perché nel 1996 oltre 180 capi di Stato e di governo si erano riuniti a Roma per il Vertice mondiale sull’alimentazione e avevano firmato una Dichiarazione con la quale si impegnavano a dimezzare il numero degli affamati entro il 2015 e portarlo a 412 milioni. Per onorare l’impegno preso al vertice si dovrebbe ridurre il numero dei sottonutriti di 31 milioni l’anno da oggi sino al 2015, mentre il trend attuale è al contrario di un aumento al ritmo di quattro milioni l’anno.

Le ultime rilevazioni della Fao si riferiscono al periodo 2001-2003: le persone sottoalimentate sono ancora 854 milioni, tra queste 820 milioni vivono nei paesi in via di sviluppo, 25 milioni nei Paesi in transizione e nove milioni nei Paesi industrializzati. Il rapporto sottolinea che ci sono alcuni dati confortanti e riguardano i Paesi in via di sviluppo, nei quali il numero di sottoalimentati si è ridotto del 3% rispetto al 1990, e potrebbe dimezzarsi entro il 2015. Ma a fronte di queste buone notizie si evidenzia un divario sempre più ampio con i Paesi più poveri, nei quali le cifre parlano di un aumento netto della povertà. E’ esemplare il caso dell’Africa sub-sahariana: la Fao stima che entro il 2015 il 30% di sottoalimentati sarà concentrato in quella regione.

Il caso africano. Nell’Africa sub-sahariana il numero di persone sottoalimentate è passato da 169 milioni nel 1990-92 a 206,2 milioni nel 2001-03. Tra le cause di questo incremento l’Aids, le guerre e le catastrofi naturali, in particolare nel Burundi, in Eritrea, in Liberia, in Sierra Leone e nella Repubblica democratica del Congo. E’ proprio questo il Paese per cui si registrano le maggiori preoccupazioni della Fao poiché, a causa anche della guerra del 1998-2002, il numero di affamati è triplicato passando da 12 a 37 milioni di persone, cioè il 72% della popolazione. La Repubblica Democratica del Congo è un caso emblematico se si considera che si tratta di una delle regioni della terra con le maggiori risorse naturali. Per dirla con le parole del Sofi "ciò che manca è la volontà politica per mobilitare quelle risorse a beneficio degli affamati".

Le politiche contraddittorie. Il rapporto della Fao indica chiaramente che per ridurre il numero di sottoalimentati è fondamentale lo sviluppo rurale, almeno nei Paesi nei quali la situazione è peggiore. "Nonostante ciò i Paesi donatori hanno ridotto in modo consistente gli aiuti al settore agricolo - sottolinea Francisco Sarmento di Action Aid International, una delle organizzazioni invitate dalla Fao a discutere della revisione del piano d’azione - Nell’84 i Paesi donatori hanno versato quasi otto miliardi di dollari per il sostegno dei programmi agricoli, ma nel 2002 la cifra si è ridotta a circa tre miliardi. Inoltre i Paesi del Nord del mondo adottano tutta una serie di azioni economiche che frenano la produzione agricola dei Paesi sottosviluppati e l’esportazione dei loro prodotti. E’ un po’ come dire che si individua l’agricoltura come il motore principale per la ripresa dei Paesi sottosviluppati, ma poi questo motore lo si frena in tutti i modi".

Gli impegni. Il rapporto della Fao fa notare che l’obiettivo è ancora raggiungibile, ma solo se si interverrà concretamente e in modo concertato, con un’azione diretta contro la fame contemporaneamente a interventi mirati allo sviluppo agricolo e rurale. Tra le altre misure elencate dal Sofi ci sono: indirizzare i programmi e gli investimenti verso le "zone più critiche" di povertà e sottonutrizione; rafforzare la produttività a livello di piccoli produttori; creare condizioni idonee per gli investimenti privati, e questo implica tra l’altro trasparenza e buon governo; far sì che il commercio mondiale funzioni anche per i poveri, con l’istituzione di meccanismi di protezione per i gruppi più vulnerabili; un immediato incremento del livello degli Aiuti Pubblici allo Sviluppo (APS) per arrivare a raggiungere lo 0,7% del Pil, come promesso.

Che state a Fao? Da oggi fino al 4 novembre nel palazzo della Fao, a Roma, si tengono gli incontri per la revisione del piano d’azione del Vertice mondiale dell’alimentazione. All’evento partecipano i ministri di alcuni tra i Paesi più ricchi e più poveri del mondo e la Fao ha invitato organizzazioni non governative ed esponenti della società civile per discutere quali misure adottare per non fallire l’obiettivo del 2015.

Action Aid International ha lanciato in contemporanea la campagna "Che state a Fao?" per denunciare l’insufficiente impegno politico e finanziario degli ultimi dieci anni da parte dei governi e della comunità internazionale. Per informarsi sulle iniziative portate avanti dalla ong si può visitare il sito .


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lunedì 30 ottobre 2006
ore 09:54
(categoria: "Vita Quotidiana")





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lunedì 30 ottobre 2006
ore 09:25
(categoria: "Vita Quotidiana")



«L’effetto serra porterà alla crisi mondiale»

LONDRA - Ignorare i cambiamenti climatici in atto può portare a una crisi economica mondiale paragonabile a quella del 1929. Lo afferma il rapporto elaborato da uno dei più autorevoli consiglieri economici del governo britannico, Nicholas Stern. Il rapporto di 700 pagine sottolinea l’urgenza di azioni per contrastare gli effetti del riscaldamento del pianeta e afferma che i benefici ricavabili da interventi globali supereranno largamente i relativi costi.

BLAIR - «Dovrebbe essere letto come l’ultima parola sul perché il mondo deve intervenire ora per limitare i danni che stiamo causando al nostro pianeta» ha affermato il premier britannico Tony Blair. Blair afferma che lo studio è «il più importante» ricevuto durante tutto il suo mandato. «Il rapporto è chiaro - scrive il premier - ci stiamo dirigendo verso la catastrofe climatica se non interveniamo».

CRISI AMBIENTALI - Contraddicendo il presidente americano George W. Bush, che ha respinto il Protocollo di Kyoto perché costerebbe posti di lavoro, il rapporto sostiene che il mondo non deve scegliere fra impegno contro i mutamenti climatici e crescita economica, perché «le prove raccolte portano a una semplice conclusione: i benefici di forti e immediate azioni saranno largamente superiori ai costi». Il rapporto, preparato per il premier britannico Tony Blair e il ministro delle finanze Gordon Brown, denuncia che «dalle decisioni che verranno prese nelle prossime decadi può dipendere il rischio di crisi economiche e sociali su una scala paragonabile a quelle prodotte dalle guerre mondiali o dalla depressione degli anni ’30 del secolo scorso».

1% DEL PIL MONDIALE PER L’AMBIENTE - Secondo le raccomandazioni del rapporto, il pianeta dovrebbe sacrificare sin da adesso circa l’1% del suo Pil complessivo annuo per evitare una catastrofe ambientale. Se non si facesse niente, la percentuale potrebbe diventare anno dopo anno progressivamente più alta, fino al 20% del Pil globale, per contenere i danni climatici: «Il comportarsi come se nulla stesse accadendo, non farà che soffocare la crescita», avrebbe spiegato Stern ai Ministri britannici.

CONTROMISURE - Secondo alcuni quotidiani britannici il governo di Blair si appresterebbe a varare alcune misure antiinquinamento per porre riparo a quel consumo sfrenato che fa della Gran Bretagna, secondo una recente ricerca del Wwf, uno dei Paesi che consuma più risorse naturali al mondo. Il domenicale Mail on Sunday afferma in particolare di aver ottenuto copia di una lettera scritta dal ministro britannico per l’ambiente, David Miliband, al Cancelliere dello Scacchiere, Gordon Brown, nella quale si chiede di alzare le imposte sui voli low-cost, i carburanti e i veicoli ad alto tasso di emissioni. Secondo la lettera, il governo britannico dovrebbe «aumentare il ventaglio delle tassazioni esistenti, usare la leva fiscale su settori nei quali gli incentivi per ridurre le emissioni sono di debole efficacia e identificare nuovi strumenti per portare avanti la lotta contro i gas-serra». La lettera raccomanda in particolare «aumenti sostanziali» delle tassazioni per i veicoli particolarmente inquinanti.


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venerdì 27 ottobre 2006
ore 19:08
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venerdì 27 ottobre 2006
ore 18:47
(categoria: "Vita Quotidiana")



Camera, Gardini contro Luxuria
"Non puoi usare il bagno delle donne"

Al momento della sua elezione alla Camera nelle file di Rifondazione Comunista c’era chi aveva ironizzato proprio su questo aspetto: dove andrà a fare la pipì Vladimiro Guadagno, ovvero Wladimir Luxuria il deputato transgender del partito di Bertinotti? "Nel bagno delle donne" disse Luxuria sei mesi fa e la questione svanì. Senza troppi rimpianti. Fino ad oggi, però. Quando Elisabetta Gardini, l’ex volto televisivo, attuale deputata di Forza Italia, ha pensato bene di farne oggetto di una pubblica scenata. Davanti ai bagni della Camera. Che diventano scenario di uno scontro politico.

Ore 14,15 bagno delle donne. Luxuria entra. Alle sue spalle la Gardini che sbotta: "Ma allora è vero che Guadagno usa il bagno delle donne". Le prime a fare le spese dell’ira della deputata forzista sono le, sbigottite, addette alla pulizia: "Non potete permettere a Guadagno di usare il bagno delle donne".

Nulla da fare. La Gardini insiste: "Qui si tratta di una cosa fisiologica, non è una questione psicologica". A quel punto Luxuria reagisce: "Io mi riconosco nel genere femminile. Lei non può permettersi". La Gardini alza la voce: "Lei non può usare il bagno delle donne. Ora vado dai questori". Ma dai questori arriva un netto stop alle richieste della deputata forzista: "Le scelte relative alla propria identità sessuale appartengono alla sfera personale e come tali "vanno rispettate".

Luxuria la guarda andare e osserva: "E’ la prima volta che mi capita. Sarebbe imbarazzante per me andare nel bagno degli uomini. Imbarazzante per me e per gli uomini che mi incontrassero".

Replica la Gardini, stavolta a bassa voce: "Trovare Guadagno mi ha provocato un trauma. Mi vergogno che si dia una immagine così di basso profilo del Parlamento. Se avessi saputo, sarei stata zitta...".


Le reazioni. "La mia posizione è nota ed è quella di rispettare le scelte individuali che conformano la personalità e orientano le scelte sessuali - commenta il presidente della Camera Fausto Bertinotti - Mi dispiace che se ne debba discutere, penso che basterebbe fare ricorso a una dote che non dovrebbe mancare, la tolleranza".

Immediato e critico il commento del ministro delle pari opportunità, Barbara Pollastrini: ""Sono esterrefatta, mi colpisce soprattutto una certa mancanza di stile e di umanità. E’ incredibile che si debba intervenire su quali servizi possa utilizzare l’onorevole Luxuria, se non quelli da lei ritenuti utili". Di tenore opposto l’intevento della vicepresidente della Camera Giorgia Meloni di An, secondo la quale, occorre ribadire "il rispetto dell’etichetta istituzionale e delle elementari regole di educazione". E chiede che "Guadagno venga richiamato per iscritto".


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