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Chi son? Sono un poeta.
Che cosa faccio? Scrivo.
E come vivo? Vivo.
In povertà mia lieta
scialo da gran signore
rime ed inni d’amore.
Per sogni, per chimere
e per castelli in aria
l’anima ho milionaria.
Talor dal mio forziere
ruban tutti i gioielli
due ladri: gli occhi belli.
V’entrar con voi pur ora
ed i miei sogni usati
e i bei sogni miei
tosto son dileguati.
Ma il furto non m’accora,
poiché vi ha preso stanza
la dolce speranza!

Or che mi conoscete,
parlate voi. Chi siete?
Via piaccia dir?



Scrivo un diario inutile.
senza note, senza parole, senza frasi.
Solo pagine vuote, bianche.
Riempite dalla fluttuazione del nulla quotidiano.
(Alessandro Sebastiano Morandi) ”

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venerdì 27 ottobre 2006
ore 16:05
(categoria: "Vita Quotidiana")



Usa, debutto con polemiche per il film sul Cristo nero
di CLAUDIA MORGOGLIONE

Dopo il Gesù hippie di Jesus Christ Superstar, il Gesù che sogna di fare l’amore con Maddalena dell’Ultima tentazione di Cristo, il Gesù mistico e splatter della Passione firmata Mel Gibson, arriva il Gesù nero di Color of the Cross. Film diretto e interpretato da Jean-Claude La Marre (già visto in Brothers in arms), al debutto - oggi - nelle sale americane. E che ha fatto molto discutere, già durante la lavorazione, per la sua rilettura in chiave antirazzista del personaggio.

La pellicola si ispira al fatto che, come i filologi hanno sempre sostenuto, in realtà il figlio di Maria - nato e cresciuto nella Palestina di duemila anni fa - fosse di colore decisamente più scuro, rispetto all’iconografia ufficiale. Ma da questa constatazione sulla carnagione più olivastra a un Gesù con lineamente decisamente afroamericani, ce ne passa. E infatti, sull’homepage del sito ufficiale del film, gli autori ritengono di dover dare una spiegazione: "Ritraendo il personaggio come un ebreo nero - si legge - il film potrebbe risultare controverso, ad alcuni. Ma l’opera vuole essere l’occasione per fornire un’immagine positiva a un leader nero. Per toccare i cuori e le menti della comunità nera. E anche delle comunità cristiane sparse per il mondo, qualsiasi sia la loro etnia".

Queste le spiegazioni. Quanto alla trama, il film - in maniera analoga alla Passione di Cristo - si concentra sulle ultime 48 ore della vita di Gesù: la condanna, il martirio, gli ultimi contatti con le persone che gli erano state sempre vicine. Ma ci sono anche elementi di originalità, che lo distaccano molto da Gibson. Perché la tesi di fondo di Color of the Cross è che la decisione di mandarlo a morte fu presa per motivi decisamente razziali. "Credi che stanno facendo tutto questo perché Lui è nero?", si chiede retoricamente Maria, di fronte al calvario del figlio. Una domanda che contiene già in sé la risposta.

Il tutto in una storia che si apre sulle immagini dell’Ultima cena, e si chiude con le ultime parole pronunciate sulla Croce. Nel mezzo, si intrecciano le vicende dei diversi personaggi: Gesù e i suoi discepoli; i Romani occupanti della Giudea; i vertici religiosi ebraici del tempo; la vita familiare di Giuseppe e Maria.

E dopo tanti dibattiti sulla questione del Cristo di colore, ora il film - rigorosamente low budget - debutta in (poche) sale, e solo in alcune città, distribuito dalla 20th Century Fox. Prima di una più capillare uscita in homevideo. Dunque, almeno per adesso, un avvio abbastanza in sordina, alla faccia del gran parlare intorno al black Jesus.

Al pubblico, dunque, il responso. A fronte di recensioni non certo tenere. Ad esempio Variety, una della Bibbie del settore, lo ha definito "tedioso": nella maggior parte del film vediamo il nostro eroe impegnato in continui colloqui col Padre. Il che, cinematograficamente parlando, non è proprio il massimo della vivacità. Ma, aggiunge il critico del mgazine, anche il resto della pellicola "non ha molto da offrire, sia dal punto di vista drammatico, che da quello dell’ispirazione". Parole che certo non invogliano lo spettatore a pagare il biglietto.



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venerdì 27 ottobre 2006
ore 14:20
(categoria: "Vita Quotidiana")





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venerdì 27 ottobre 2006
ore 10:56
(categoria: "Vita Quotidiana")



Questione democratica
di EZIO MAURO

NON avevamo dunque torto, un mese fa, a parlare di "attacco alla democrazia" davanti al disvelamento di un’operazione massiccia di spionaggio di cittadini inconsapevoli, all’ombra di Telecom e dei servizi segreti. Non avevamo torto, ma non sapevamo tutto.

Dopo le illegalità del Sismi, che secondo i magistrati assoldava giornalisti-spie contro la legge e spiava senza nessuna autorizzazione i reporter di Repubblica, dopo la schedatura di massa operata dai servizi di sicurezza di un’azienda privata, ecco l’anello mancante: la politica. Romano Prodi, oggi presidente del Consiglio, è stato spiato insieme con la moglie per due anni - quand’era leader dell’opposizione - in tutti i suoi dati fiscali con una lunga serie di accessi abusivi alle banche dati del ministero dell’Economia.

Con Prodi, sono state controllate altre venti "posizioni", tra cui quelle di Silvio Berlusconi, di Piero Fassino, di Massimo D’Alema e addirittura di Giorgio Napolitano, prima di diventare Capo dello Stato.

La politica finisce dunque direttamente sotto scacco dei poteri oscuri che da qualche anno sono tornati a pesare prepotentemente sulla vita pubblica italiana, come ai tempi della P2, tra dossier, intercettazioni, disinformazioni che tendono una rete invisibile di ricatti e di abusi sotto la fragile superficie istituzionale che regge il Paese: con l’inevitabile contorno italiano di calciatori e veline, che sostituiscono i Noschese e i Costanzo dell’epoca di Licio Gelli.

Al centro di tutto, motore invisibile, naturalmente si muovono i servizi, o ciò che oggi sono diventati. E nel mirino, altrettanto naturalmente, c’è la sinistra e la magistratura. È di due giorni fa la scoperta di un dossier del Sismi che si proponeva apertamente di "disarticolare con azioni traumatiche" un gruppo di "nemici" di Berlusconi, con i nomi di Violante, Brutti, Salvi e Bruti Liberati, parlamentari dell’Unione e magistrati.

Bisogna accertare le responsabilità di questi abusi illegali, com’è ovvio, e capire intanto chi ne ha tratto un lucro politico. Ma bisogna prima ancora ridare autonomia alla politica, liberarla dal gioco di paure e di ricatti che svuota le istituzioni e falsa il gioco democratico, alle spalle dei cittadini. A cominciare da un’operazione di pulizia nei servizi, che chiuda quest’epoca inquinata e apra una fase nuova. Subito.

Si pone una questione democratica, che come tale interpella tutti, maggioranza e opposizione: e naturalmente il Quirinale, dove per fortuna abita un galantuomo.


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venerdì 27 ottobre 2006
ore 10:21
(categoria: "Vita Quotidiana")



Il lavoro sporco delle Fiamme gialle: il governo cerca il regista degli spioni

di CARLO BONINI
PERCHE’ e per conto di chi hanno lavorato quanti, tra il gennaio 2005 e il giugno 2006, hanno frugato nelle banche dati dell’Anagrafe tributaria? I numeri dell’inchiesta della Procura di Milano fissano un dato numerico consistente nella sua genericità.

Centodiciassette impiegati nelle amministrazioni civili dello Stato, dieci militari della Guardia di Finanza. Una qualificata fonte investigativa la racconta così: "L’indagine è ancora troppo fresca per avere un quadro definito. Diciamo che nessuno dei 127 che hanno interrogato le banche dati aveva un titolo legittimo per farlo. Diciamo che, a un primo screening, ci troviamo di fronte a soggetti molto diversi tra loro".

Aggiunge: "Sono stati sollecitati, verosimilmente, da ragioni molto diverse tra loro. E’ possibile che qualcuno si sia mosso solo per stupida curiosità. Che altri abbiano ritenuto di poter vendere al miglior offerente ciò che avevano raccolto. Che una parte almeno abbia lavorato su input di un committente".
Se si prende per buona questa fotografia e si ragiona sui nomi degli spiati di cui sin qui è dato sapere - il premier Romano Prodi e sua moglie Flavia Franzoni, il Capo dello Stato Giorgio Napolitano, Massimo D’Alema, Piero Fassino, Silvio Berlusconi - e li si combina alle intrusioni sulle schede patrimoniali di calciatori e veline, è evidente che in questa storia si sovrappone il lavoro diverso di mani diverse.

Ed è altrettanto evidente - come riferisce una fonte molto qualificata del ministero dell’Economia - che "in questo momento l’attenzione va rivolta non all’intero spettro degli indagati, ma ad alcune posizioni specifiche. Quelle che ci fanno intuire che siamo di fronte ad attività di vero e proprio spionaggio politico". La fonte non ci gira intorno: "Per essere chiari, il governo vuole capire presto da chi hanno ricevuto ordini i dieci militari della Guardia di Finanza coinvolti dell’inchiesta. A chi, lungo la catena gerarchica, hanno riferito dei loro accessi illegali. Quali ufficiali li hanno sollecitati".

I dieci finanzieri individuati dalle indagini dello Scico e della Procura di Milano raggiungono al massimo il grado di maresciallo. Per quel che se ne sa, sono distribuiti sui comandi dell’intero territorio nazionale, con una maggiore concentrazione nel centro-nord. Tra la Toscana, l’Emilia, la Lombardia. Tutti disponevano di una regolare password di accesso all’Anagrafe Tributaria. Tutti hanno lavorato ai terminali senza alcun titolo plausibile per farlo. Quando hanno lavorato non lo hanno fatto con l’approccio del "curioso". Spiega ancora la fonte del ministero dell’Economia: "Molte delle intrusioni non si sono fermate a una prima schermata. Hanno richiesto del tempo e la consultazione attenta di tutti i file custoditi nelle diverse banche dati che fanno capo all’Anagrafe.
Non è cosa da perderci qualche minuto o da fare nei tempi morti. Ci vuole del tempo e soprattutto del metodo".

Sicuramente, i finanzieri si sentivano tranquilli. La loro individuazione da parte degli investigatori dello Scico è stata agevole. Ognuno di loro ha utilizzato la propria password lasciando un’impronta indelebile nella memoria della banca dati dell’Anagrafe. E proprio la loro individuazione ha consentito di scoprire che quanto denunciato a Milano il 29 settembre scorso dallo stesso ministero dell’Economia sul conto del solo Romano Prodi e di sua moglie Flavia era solo una parte del lavoro commissionato.

Le oltre 250 perquisizioni effettuate ieri in tutta Italia hanno avuto esiti che, al momento, non si conoscono. Sono stati sequestrati quintali di carte nelle abitazioni e negli uffici di tutti gli indagati. "E’ materiale che andrà esaminato con grande attenzione e quindi incrociato - riferisce una fonte investigativa - per individuare se esistano dei nessi tra quanti hanno effettuato accessi abusivi. Anche perché in qualche caso si parla di accessi che si contano sulle dita di una mano. In altri di qualcosa di più serio e sistematico".

L’ombrello spionistico copriva l’intera macchina di accertamento fiscale del Paese. Dalle compravendite di immobili, alla registrazione di contratti di locazione, alle dichiarazioni dei redditi, al traffico doganale. E proprio questa circostanza, in queste ore, alimenta una delle domande che interpella il Comando Generale della Guardia di Finanza. Come è possibile che nessuno si sia accorto di quanto accadeva? "E’ sicuramente vero - osserva un investigatore - che sono molti gli abilitati, tra civili e militari, all’accesso alla banca dati dell’Anagrafe tributaria. Ma è altrettanto vero che un’attività così sistematica e ripetuta avrebbe dovuto almeno in qualche caso insospettire".

Nulla, al contrario, è accaduto in questi due anni. Lo Scico della Guardia di Finanza si è messo in moto tre settimane fa, su delega della Procura di Milano. Al 29 settembre scorso, non esisteva una sola carta agli atti che testimoniasse dell’esistenza di indagini cosiddette di "iniziativa" che avessero anche soltanto sfiorato o intuito il grumo di illegalità che ora è sotto gli occhi di tutti. E anche di questo - riferiscono fonti vicine al governo - Palazzo Chigi intende chiedere conto al Comandante Generale della Guardia di Finanza Roberto Speciale, ufficiale legato a filo doppio al direttore del Sismi Nicolò Pollari, voluto al vertice del Corpo nell’ottobre del 2003 dall’allora ministro Giulio Tremonti.

Ancora in estate, Nicolò Pollari si dava da fare per subentrare a Speciale nel ruolo di Comandante Generale. L’assoluta osmosi tra controspionaggio militare e Finanza si sarebbe dovuta coronare in un passaggio di consegne che, anche simbolicamente, avrebbe certificato l’integrazione di fatto avvenuta tra i due apparati dello Stato in questi ultimi cinque anni.

Oggi, i fatti raccontano dell’infedeltà politico-istituzionale della struttura diretta da Pollari. Di almeno dieci sottufficiali delle Fiamme Gialle presi a frugare nell’Anagrafe tributaria.


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giovedì 26 ottobre 2006
ore 21:16
(categoria: "Vita Quotidiana")



"Ecco perché non troviamo lavoro"
I ragazzi raccontano la loro odissea
di AGNESE ANANASSO

"AAA cercasi giovani laureati con esperienza lavorativa", e su questa frase crollano i sogni di migliaia di giovani italiani disoccupati o in cerca di prima occupazione. Da una ricerca presentata in questi giorni da Isfol e ministero del Lavoro, la fotografia della ricerca di impiego riferita al mondo giovanile è decisamente scoraggiante.
Tra le principali difficoltà indicate dai giovani nella ricerca di un lavoro c’è prima di tutto la mancanza di una formazione adeguata e di un’esperienza lavorativa. Infatti circa un ragazzo su due tra i 15 e i 24 anni non ha mai lavorato. Non solo, spesso ci si trova persino a rinunciare a rispondere agli annunci perché il livello di formazione richiesta è superiore alla propria. A questo c’è da aggiungere che troppo spesso l’offerta economica delle aziende è troppo bassa e i giovani spesso danno forfait.

Questo sistema oltre a far registrare un tasso di disoccupazione giovanile del 24% in Italia (con punte del 38% nel Mezzogiorno e del 44% se si tratta di ragazze) innesca un circolo vizioso "mancanza di istruzione-disoccupazione-mancanza di competenza" a cui l’unica risposta plausibile sembra essere "studiare, studiare, studiare". Infatti aver conseguito un titolo universitario "in corso" riduce in modo sensibile i tempi di ricerca di lavoro. Un vantaggio percepito solo dai giovani che hanno già iniziato il loro percorso di studi in Ateneo. Infatti la metà degli iscritti all’Università non lascerebbe gli studi anche se gli venisse offerto un lavoro adeguato all’attuale livello d’istruzione.
C’è però una buona fetta (45 per cento) che potrebbe accettare la proposta pur continuando a studiare. Il 5% abbandonerebbe gli studi per una "buona offerta di lavoro", e nel Sud sono ancora di più. La percentuale di abbandono in cambio di un lavoro sale nettamente se il giudizio conseguito alla scuola dell’obbligo è medio-basso o se il percorso di studi non è regolare: si parla di potenziale rinuncia agli studi per il 50% dei ragazzi. Il fattore discriminante comunque rimane sempre il trattamento economico, che spesso porta anche a rifiutare gli impieghi, specialmente se il giovane ha alle spalle una famiglia che lo può comunque sostenere.
Infatti, dai dati Isfol, risulta che il 14% degli intervistati tra i 15 e i 24 anni ha rifiutato nell’ultimo mese almeno un’offerta di lavoro o perché la retribuzione non era soddisfacente o perché il tipo di contratto non coincideva con le loro aspettative. Più si abbassa l’età più l’accettazione del lavoro dipende dai termini contrattuali ed economici offerti. Il 58% dei ragazzi tra i 15 e i 24 anni accetta l’impiego solo se soddisfa le sue richieste. Maggiore è l’età maggiore è la predisposizione ad accettare compromessi col datore di lavoro o condizioni lavorative meno allettanti. Un aspetto decisamente positivo è l’alta disponibilità a viaggiare e ad accettare occupazioni anche all’estero. Il 70% dei giovani tra i 15 e i 24 anni sarebbero disposti a cambiare città e persino a trasferirsi all’estero, quota che sale all’80% se si parla della fascia tra i 24 e i 29 anni.


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giovedì 26 ottobre 2006
ore 13:00
(categoria: "Vita Quotidiana")



Prodi e la moglie spiati 128 volte
Perquisizioni alla Guardia di Finanza

MILANO - Romano Prodi e la moglie Flavia Franzoni sono stati spiati a lungo, per due anni, almeno 128 volte. In particolare, i controlli illegali, riguardavo i conti in banca del premier. Nel mirino degli spioni, però, ci sarebbero anche altre alte cariche dello Stato, personalità politiche, oltre a personaggi del mondo dello spettacolo e dello sport.

Gli accessi abusivi che riguardano Prodi e la moglie, Flavia Franzoni, avevavo lo scopo di controllare la loro posizione tributaria. Della vicenda si sta occupando la Procura di Milano, che ha ricevuto una denuncia del ministero dell’Economia.

Sono quindi scattate 128 perquisizioni nei confronti di altrettanti presunti autori degli accessi abusivi. Fra questi i dipendenti delle Agenzie delle Entrate, dell’ufficio dogane e del Demanio e militari della Guardia di Finanza. Le operazioni sono eseguite dallo Scico della Guardia di Finanza di Roma. L’inchiesta, da quanto si è saputo, è affidata al pm milanese Francesco Prete.

Prodi e la moglie non erano gli unici spiati. Ci sarebbero anche altre alte cariche dello Stato, attuali e passate, tra le persone oggetto di accessi abusivi all’anagrafe tributaria, a quanto è emerso nell’ambito dell’indagine condotta dalla Procura di Milano e partita sulla scorta di una denuncia da parte del ministero dell’Economia per conto del presidente del Consiglio, Romano Prodi.

Oltre a personaggi politici e istituzionali di alto livello, a quanto si è appreso, sarebbero stati oggetto di spionaggio anche personaggi molto noti appartenenti al mondo dello spettacolo e dello sport.

Le 128 perquisizioni a carico dei presunti responsabili degli accessi abusivi al sistema informatico sono in corso in tutta Italia, presso i domicili di queste persone e in diversi uffici pubblici.


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mercoledì 25 ottobre 2006
ore 18:30
(categoria: "Vita Quotidiana")



Università, Napoli guida la protesta: quattromila firme contro la Finanziaria

NAPOLI - Parte da Napoli la protesta dell’Università italiana contro la Finanziaria. Sono state inviate al premier, Romano Prodi, e al ministro dell’Università e della Ricerca, Fabio Mussi, due petizioni, promosse da alcuni docenti dell’Università di Napoli Federico II.

In calce la firma di oltre quattromila docenti universitari di ogni grado di molti atenei italiani, compresi numerosi presidi di facoltà, direttori di dipartimento, presidenti di corsi di laurea, membri del Consiglio nazionale universitario. I documenti sono stati appoggiati anche da alcuni Consigli di Facoltà e dal Senato Accademico della Federico II.

Nei due appelli si chiede al governo di modificare quegli articoli della Finanziaria che prevedono un taglio alle risorse per la ricerca e l’università e che decurtano gli stipendi di ricercatori, associati e ordinari, rimandando a un secondo tempo i provvedimenti di riforma del settore. "La riduzione stipendiale - ha dichiarato Guido Trombetti, presidente della Conferenza dei rettori italiani - costituisce una modifica dello stato giuridico ingiusta e punitiva".

"La politica dei due tempi - rileva Giovanni Miano, ordinario di Ingegneria a Napoli e promotore di uno dei due appelli - ci preoccupa fortemente, perchè rimanda a un futuro indeterminato quel che poteva e doveva essere fatto subito". "Questi miopi provvedimenti su ricerca e università - aggiunge Paolo Macry, ordinario di Storia Contemporanea della Federico II e autore del secondo appello - tradiscono una grave incomprensione politica che contrasta clamorosamente con il coraggioso impegno di altri paesi europei nel settore".


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mercoledì 25 ottobre 2006
ore 16:51
(categoria: "Vita Quotidiana")



Abu Omar, Micheli al Copaco
"Segreto di Stato sul sequestro"

Il governo Berlusconi aveva posto il segreto di Stato sulla vicenda del sequestro dell’imam Abu Omar. E il governo Prodi lo ha confermato. Lo ha detto il sottosegretario, con delega ai servizi, Enrico Micheli durante l’audizione al Copaco, il comitato di controllo dei servizi segreti.

A riportare le dichiarazioni di Micheli è il presidente del Copaco Claudio Scajola al termine dell’audizione: "Alle nostre domande precise se le autorità americane avessero avvertito il governo italiano prima, dopo o durante il presunto rapimento di Abu Omar, il sottosegretario Micheli ha risposto che su questo tema esiste il segreto di Stato".

Scajola ha anche spiegato che "in riferimento alla giornata del 17 Febbraio 2003, cioè il giorno della sparizione dell’imam Abu Omar, il sottosegretario Micheli ha detto che non risulta nulla su quel giorno che coinvolga la responsabilità di organi o strutture dello Stato italiano".

’’L’audizione conclusiva dell’indagine sul rapimento di Abu Omar - ha riferito al termine il presidente del Copaco Claudio Scajola - alla luce del coinvolgimento del Sismi e delle notizie che hanno allarmato l’opinione pubblica ci porterà ad una relazione che presto invieremo al Parlamento".

Scajola ha anche detto, a titolo personale, che se il governo ha ancora fiducia nei vertici dei servizi "venga detto chiaramente, altrimenti vengano cambiati. L’instabilità nei servizi non giova alla sicurezza".

Tornando ad Abu Omar, il presidente del Copaco ha osservato che "c’è la vicenda giudiziaria in corso gestita dalla procura di Milano che dovrà valutare. Le valutazioni oggi dette confermano la posizione del governo Berlusconi che su questo c’è il segreto di Stato per il rapporto con gli alleati in un momento in cui è necessario mantenere forte la credibilità delle alleanze per garantire la sicurezza in un periodo di terrorismo".


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mercoledì 25 ottobre 2006
ore 15:20
(categoria: "Vita Quotidiana")





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mercoledì 25 ottobre 2006
ore 12:39
(categoria: "Vita Quotidiana")



Il 15% delle case acquistato da stranieri
Quelli regolari sono 3.035.000, pari al 5,2% della popolazione totale

ROMA - Un aspirante alla patente di guida ogni 4 è un immigrato; quasi il 15% delle persone che acquista una casa è straniero; il 91% degli immigrati possiede un cellulare. La vita degli immigrati cambia e cambia in meglio quando arriva in Italia: a pensarla così sono ben 8 immigrati su 10. Lo segnala il dossier sull’immigrazione presentato da Caritas-Migrantes secondo il quale sono poco più di tre milioni i cittadini stranieri regolari presenti nel nostro paese. Per la precisione 3.035.000, pari al 5,2% della popolazione italiana, con un immigrato ogni 19 residenti. Il loro numero ha quasi raggiunto quello degli emigrati italiani nel mondo, pari a 3.150.000, e il nostro paese si colloca a livello di Spagna, Francia, Gran Bretagna, staccato nettamente solo dalla Germania. A tracciare la mappa del fenomeno immigrazione nel nostro Paese è il XVI Dossier Statistico Caritas-Migrantes, presentato a Roma, da cui emerge come in Italia sia rilevante anche la diversificazione delle provenienze, che includono tutti i paesi del mondo, seppur in misura differenziata.

PROVENIENZA - Ogni 10 presenze straniere, 5 sono europee, 2 africane, 2 asiatiche e una americana. È un nuovo mondo entrato in casa nostra, comunitario solo nella misura del 10%. Alla cifra complessiva del numero degli immigrati regolari in Italia, spiega il Dossier, si perviene tenendo conto dei dati registrati dal Ministero dell’Interno, del numero dei minori e di una quota di permessi di soggiorno in corso di rinnovo.

NEGLI ALTRI PAESI EUROPEI - L’Italia si colloca accanto ai grandi paesi europei di immigrazione: Germania (7.287.980), Spagna (3.371.394), Francia (3.263.186) e Gran Bretagna (2.857.000). L’aumento degli immigrati in Italia nel 2005 è dovuto sia ai nuovi arrivi (187.000) che alle nascite di figli di cittadini stranieri (52.000). Nel prossimo futuro, avverte il rapporto, deve essere messo in conto un aumento ancor più rilevante, come hanno dimostrato le 485.000 domande di assunzione presentate nel mese di marzo 2006 per fruire delle quote stabilite dal Decreto Flussi (170.000, quindi quasi tre volte inferiori alle necessitá). Se si tiene conto del deficit demografico italiano e della pressione dei paesi d’origine, è realistico stimare l’impatto in entrata in almeno 300 mila unità l’anno. I soggiornanti dei paesi dell’Est Europa sono circa 1 milione: i principali gruppi sono, tra gli extracomunitari, quello albanese e ucraino; tra i comunitari, quello polacco; tra gli Stati che si accingono ad entrare nella Ue, quello romeno (che è in assoluto il più numeroso).

LE FEDI RELIGIOSE - La diversità dei luoghi di origine determina la co-presenza di molte fedi: cristiani (49,1 per cento), musulmani (33,2 per cento), religioni orientali (4,4 per cento). Sono 1 milione e mezzo i cristiani provenienti da altri paesi, con cattolici e ortodossi che quasi si equivalgono (circa 660.000 unità ciascuno). Vi sono poi 1 milione di musulmani, e tra i 50 e i 100 mila induisti e buddisti, oltre a 350.000 o non credenti o classificabili nelle religioni prima menzionate.

DISTRIBUZIONE TERRITORIALE - L’incidenza degli immigrati sulla popolazione italiana è del 5,2%, con 1 immigrato ogni 19 residenti, in particolare 1 ogni 14 nel Centro e nel Nord Est, 1 ogni 16 nel Nord, 1 ogni 15 nel Centro. Tra dieci anni, stima quindi il rapporto, l’incidenza sarà raddoppiata e verranno superati i valori che oggi si riscontrano in Germania e in Austria. L’Italia, per la stragrande maggioranza degli immigrati, rappresenta un paese di approdo definitivo. La maggioranza dei permessi di soggiorno è, infatti, a carattere stabile, per cui più di 9 su 10 immigrati sono presenti per lavoro (62,6 per cento) e per famiglia (29,3 per cento), ai quali si aggiungono altri motivi anch’essi connessi con una certa stabilitá del soggiorno (motivi religiosi, residenza elettiva, corsi pluriennali di studio).


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