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Chi son? Sono un poeta.
Che cosa faccio? Scrivo.
E come vivo? Vivo.
In povertà mia lieta
scialo da gran signore
rime ed inni d’amore.
Per sogni, per chimere
e per castelli in aria
l’anima ho milionaria.
Talor dal mio forziere
ruban tutti i gioielli
due ladri: gli occhi belli.
V’entrar con voi pur ora
ed i miei sogni usati
e i bei sogni miei
tosto son dileguati.
Ma il furto non m’accora,
poiché vi ha preso stanza
la dolce speranza!

Or che mi conoscete,
parlate voi. Chi siete?
Via piaccia dir?



Scrivo un diario inutile.
senza note, senza parole, senza frasi.
Solo pagine vuote, bianche.
Riempite dalla fluttuazione del nulla quotidiano.
(Alessandro Sebastiano Morandi) ”

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domenica 15 ottobre 2006
ore 21:54
(categoria: "Vita Quotidiana")





A 45 anni, con soli due anni di esperienza sui banchi del Senato, Barak Obama viene sempre più considerato un possibile asso nella manica dei democratici per riconquistare nel 2008 la Casa Bianca. Il settimanale Time, nel prossimo numero, ha rotto gli indugi e lo ha incoronato come una sorta di nuovo JFK. "Ecco perche’ Barak Obama può essere il prossimo presidente", è il titolo di copertina, accompagnato da una foto a tutta pagina del volto del senatore nero di Chicago


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domenica 15 ottobre 2006
ore 19:15
(categoria: "Vita Quotidiana")





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domenica 15 ottobre 2006
ore 17:25
(categoria: "Vita Quotidiana")



Briatore, prove di discesa in campo
"In Italia chi evade lo fa per bisogno"

ROMA - Flavio Briatore di nuovo paladino dei ricchi. E anche dei poveri. Dopo aver riempito le cronache estive con le sue crociate a base di pagine pubblicitarie e serate al Billionaire contro la tassa sul lusso in Costa Smeralda, eccolo alle prese con la Finanziaria. "Si vuole criminalizzare i ricchi e cioè chi ce l’ha fatta. E chi ce l’ha fatta dovrebbe essere considerato un esempio per i giovani". E anche: "Questa Finanziaria colpisce i poveri che non hanno la struttura del ricco".

Nella trasmissione In mezz’ora su Raitre, il manager della Renault dice a Lucia Annunziata fondamentalmente due cose: in certi casi evadere le tasse è una necessità e, dopo i successi nel campo imprenditoriale, non è da escludere un suo impegno in politica.

A proposito di evasione fiscale il manager piemontese spiega di comprendere gli italiani che non riescono a pagare le tasse: "Se fossi un italiano che deve dare il 50% allo stato farei così: se posso pago, altrimenti no. Se non ce la facessi a stare in Italia me ne andrei. L’evasione delle tasse non è giustificabile, ma è comprensibile". Anche se aggiunge che "chi ha successo non deve essere illegale. Si può avere successo assolutamente nella legalità. Si diventa ricchi con il lavoro". E ancora: "Le tasse vengono evase quando il cittadino pensa che si sia superato il limite. In Inghilterra per esempio sono giuste, infatti lì non c’è evasione. Dovremmo copiare i Paesi che funzionano".

"Quantificare un ricco vero? E’ uno che guadagna dai 20 ai 70 milioni di euro all’anno", dice. Io non ho mai guadagnato in Italia, sono andato via 25 anni fa. Poi torna sull’estate calda appena passata: "Qui si sta cercando di criminalizzare i ricchi. Al Billionaire dicono che i prezzi sono troppo alti? Non sono io che decido i prezzi, li decide il mercato. La gente sta bene, inoltre creo 140 posti di lavoro in due mesi".

E sui manifesti sulla Finanziaria di Rifondazione comunista raffigurano un enorme yacht e la scritta "Anche i ricchi piangono": "Vedere quella barca dovrebbe essere uno stimolo per i giovani. In Italia si cerca di spaventare chi produce. Questa Finanziaria alla fine fa piangere i poveri non i ricchi".

Poi, l’annuncio: "L’Italia è un paese vecchio, la gente viaggia poco e non c’è nessun politico, con una carica importante, sotto i 40 anni. Io in politica? Non sono né di sinistra e né di destra, mi occupo di Formula Uno. Però se potessi dare un aiuto...la politica non ti annoia, magari se dovessi annoiarmi ci penserò. Se tra un paio d’anni potessi dare un contributo perchè no? Ci rivediamo e ne parliamo". Infine la chiosa: "I politici attuali in Italia sono scarsi".


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sabato 14 ottobre 2006
ore 10:09
(categoria: "Vita Quotidiana")



La Giornata del contemporaneo
gratis musei, mostre, eventi
di CLOTILDE VELTRI

UN lungo viaggio nell’arte contemporanea. Torna domani, con la seconda edizione, la Giornata del contemporaneo, kermesse culturale che coinvolge 400 tra musei, gallerie, accademie, mostre ed eventi che saranno aperti al pubblico gratuitamente. Da Roma a Napoli, da Rovereto a Messina gli appassionati potranno visitare i luoghi dove sono conservati i capolavori degli artisti di oggi, italiani e stranieri. Ma potranno anche partecipare a seminari, conferenze, performance organizzate per l’occasione.

La Giornata del contemporaneo è voluta dall’Associazione degli amici dell’arte contemporanea (Amaci) e patrocinata dal ministero per i Beni culturali con l’obiettivo di avvicinare le persone a opere spesso considerate - impropriamente - difficili o distanti.

"Ma l’obiettivo è anche quello di diffondere questo amore per l’arte contemporanea nei piccoli centri dove la fruizione è più difficile che a Milano o a Roma", spiega Ludovico Pratesi dell’Amaci.

Qualche esempio dei percorsi di domani. Al Pac (Padiglione d’Arte Contemporanea) di Milano inaugurazione della mostra di Andreas Serrano, fotografo ribelle per eccellenza, che "rifiuta le finzioni del mondo contemporaneo illustrandone i turbamenti interiori e le manie". Sessanta i capolavori dell’artista esposti. Alla Galleria nazionale d’arte moderna di Roma in mostra le sculture in perspex ed ewelpium di Sante Monachesi tra il 1959 e il 1969.

Il Man di Nuoro presenta invece la mostra tematica "Confini" con la partecipazione di 28 artisti internazionali. L’esposizione è tutta dedicata al tema della frontiera, del limite, delle barriere che condizionano le nostre vite. Ancora. A Siena, al palazzo delle Papesse, mostra collettiva sul tema dell’ombra a cura di Lea Vergine.

Oltre alle mostre estemporanee e agli eventi sarà possibile visitare le permanenti dei musei. Solo per citare quella del Mart di Rovereto che conserva opere di Depero, Sironi, Licini, Melotti, Fontana, Vedova, gli artisti italiani dell’Arte Povera e le opere concettuali di Giulio Paolini, Alighiero Boetti e Michelangelo Pistoletto.

Proprio Pistoletto è l’autore del logo - dal titolo "Divisione e moltiplicazione dello specchio" - che caratterizza quest’anno la Giornata del contemporaneo i cui organizzatori chiederanno, ogni anno, a un artista di disegnare l’immagine guida.

Per maggiori informazioni sulla Giornata e sugli eventi, città per città: www.amaci.org


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venerdì 13 ottobre 2006
ore 15:09
(categoria: "Vita Quotidiana")



Grameen Bank e microcredito: un’idea semplice e rivoluzionaria
di CRISTINA NADOTTI

ROMA - Se presti una grossa somma è difficile ti verrà restituita, se ne presti una piccola, sostieni e consigli il tuo debitore e gli dai la possibilità di reinvestire gli interessi minimi che hai preteso, otterrai un profitto individuale e collettivo. I concetti di base del microcredito, istituzionalizzato attraverso la Grameen Bank dal premio Nobel per la pace 2006, Muhammad Yunus, sono pochi e semplici, tanto semplici che all’inizio sembravano a metà tra una bizzarria e un’utopia. Il "banchiere dei poveri" ha cominciato a lavorare con i più bisognosi, con i diseredati della Terra, dopo aver conosciuto a fondo il sistema finanziario internazionale, al quale ha rivolto critiche durissime.

Per Yunus le attività dei maggiori istituti di credito mondiali e in particolare della Banca Mondiale sono uno spreco di risorse e alimentano la corruzione. Le grandi somme elargite dalle organizzazioni non arrivano a chi ne ha bisogno, si fermano prima, intascate da qualcuno o investite in attività che non hanno ricadute durature sulle comunità.

La Banca mondiale parte dall’alto, Yunus è partito dal basso: la sua Grameen Bank è nata da persone che sono andate in giro per i villaggi bengalesi ad offrire soprattutto alle donne piccole somme di denaro per avviare attività imprenditoriali. I profitti ottenuti servono in parte a restituire il prestito e in parte a rifinanziare l’impresa. E come Yunus ha previsto, la percentuale di insolvenza è minima.

La storia della Grameen Bank cominciò nel 1974, quando Yunus, capo del programma economico rurale dell’università di Chittagong, fece un viaggio con i suoi studenti nelle zone più povere del Bangladesh, dove la carestia aveva ucciso migliaia di persone. L’esperienza cambiò la sua vita, perché decise di impegnarsi a cambiare la situazione di quella gente.

Yunus cominciò con il prestare 27 dollari a un gruppo di donne che facevano cesti, in modo da consentire loro di espandere l’attività. Le donne, fino a quel momento, ricevevano per il loro lavoro una somma talmente esigua che erano in grado a malapena di acquistare la materia prima per fare altri cesti e non riuscivano mai a realizzare profitti. Il prestito iniziale consentì loro di aumentare la produzione, gli introiti e restituire la somma. Fu l’inizio della Grameen Bank, poiché alcune delle donne divennero "ambasciatrici" in altri villaggi del sistema del microcredito.

Uno dei punti centrali del modo di agire di Yunus è che si devono aiutare i poveri a provvedere a se stessi. Yunus lo dice chiaro nel suo libro Il banchiere dei poveri: non concede mai l’elemosina quando un mendicante gli tende la mano, perché quello non sarebbe un aiuto, al contrario innescherebbe un circolo vizioso.

L’obiettivo della Grameen Bank è la totale eradicazione della povertà nel mondo, non il profitto per chi ne fa parte. "Grameen è un messaggio di speranza, un programma che consentirà di mettere la povertà in un museo, che un giorno i nostri figli visiteranno. Allora ci chiederanno come abbiamo potuto che ciò accadesse così a lungo" ha detto Yunus.

Secondo dati aggiornati ad agosto 2006, la banca Grameen ha 6,6 milioni di clienti, il 97 per cento dei quali donne. Ha 2.226 filiali, con oltre 18mila dipendenti, e serve praticamente tutti i 71.371 villaggi del paese. Dalla sua fondazione, la banca ha concesso prestiti per 5,72 miliardi di dollari, 5,07 dei quali ripagati per una percentuale del 98,85 per cento.

Il prestito medio è di 309 dollari. Il più alto mai concesso è stato di quasi 20mila dollari, serviti al marito di una delle socie della banca per acquistare un camion. Dal 1995 la Grameen non riceve più contributi da donatori. La banca si finanzia con i depositi dei suoi azionisti, gli stessi beneficiari dei prestiti. I depositi rappresentano il 123 per cento dei prestiti. La Grameen è sempre stata in attivo, con l’eccezione degli anni 1983, 2001 e 1992.

I prestiti concessi sono di quattro tipi. Al tasso del 20 per cento per chi ha un’attività produttiva, dell’8 per cento per finalità abitative, del 5 per cento per gli studenti e senza interessi per i mendicanti. Non si richiedono garanzie patrimoniali, ma personali, poco più di una promessa.

Negli anni la Grameen si è estesa ed è diventata una specie di holding, cui fanno capo diciassette istituzioni nei campi delle comunicazioni, dell’informatica, dell’abbigliamento, dell’istruzione. Sul sito dell’organizzazione ci sono, oltre i dati, tutti i discorsi che Yunus ha tenuto nei principali convegni nel mondo.


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venerdì 13 ottobre 2006
ore 12:06
(categoria: "Vita Quotidiana")



Il Nobel per la pace a Yunus: ha inventato il microcredito
di CRISTINA NADOTTI

STOCCOLMA - Ha dato dignità e una speranza a milioni di poveri e con la sua Grameen Bank ha dato uno schiaffo alla Banca mondiale. Il premio Nobel per la pace del 2006 è Muhammad Yunus, bengalese, noto come "il banchiere dei poveri", perché ha inventato i piccoli prestiti che hanno consentito, come dice la motivazione dell’Accademia di Stoccolma, "di creare sviluppo economico e sociale dal basso".

Yunus e i suoi collaboratori hanno cominciato battendo a piedi centinaia di villaggi del poverissimo Bangladesh, concedendo in prestito pochi dollari alle comunità, somme minime che servivano per avviare progetti imprenditoriali. Un’azione che ha avviato un circolo virtuoso, responsabile anche dell’emancipazione femminile, poiché Yunus ha fatto leva sulle donne per creare cooperative e promuovere il coinvolgimento di ampi strati della popolazione.

Il professor Yunus è nato nel 1940 e ha studiato economia negli Stati Uniti, dove ha anche insegnato nelle università di Boulder, Colorado, e Vanderbilt di Nashville, in Tennessee. Yunus decise negli anni ’70 di tornare nel suo paese di origine per fare qualcosa per il suo popolo. La sua storia personale e i fondamenti del sistema della Grameen Bank sono descritti nel libro "Il banchiere dei poveri", che gli è valso numerosi premi in tutto il mondo.

La Grameen Bank, fondata nel 1977, oggi ha 1.084 filiali e vi lavorano 12.500 persone. I clienti in 37mila villaggi sono 2 milioni e 100mila, per il 94 per cento donne. Il sistema non è in perdita: il 98 per cento dei prestiti viene restituito. Nel suoi libro Yunus rivolge critiche feroci al sistema della Banca Mondiale e dei sussidi ai paesi sottosviluppati e non tace dei tentativi fatti dall’organizzazione internazionale per inglobare la sua Grameen Bank, tentativi che l’economista bengalese ha sempre respinto decisamente.

Tuttavia il "sistema Yunus" ha provocato un cambiamento di mentalità anche all’interno della Banca Mondiale, che ha cominciato ad avviare progetti simili a quelli della Grameen. Il microcredito è diventato così uno degli strumenti di finanziamento usati in tutto il mondo per promuovere sviluppo economico e sociale.

"Attraverso culture e civiltà, Yunus e la Grameen Bank hanno dimostrato che anche i più poveri fra i poveri possono lavorare per portare avanti il proprio sviluppo", si legge nelle motivazioni, scritte dalla giuria di cinque membri che ha assegnato il Premio Nobel per la Pace 2006 a Muhammad Yunus. "La pace duratura non può essere ottenuta a meno che larghe fasce della popolazione non trovino modi per uscire dalla povertà".


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giovedì 12 ottobre 2006
ore 16:59
(categoria: "Vita Quotidiana")



Nobel letteratura al turco Orhan Pamuk
"Incarna l’anima melanconica della sua città"

Il Nobel per la letteratura 2006 è stato assegnato a Orhan Pamuk, uno dei più importanti scrittori turchi. Perseguitato per le sue prese di posizione sui massacri degli armeni e dei curdi, lo scrittore, che ha recentemente rifiutato il titolo di "artista di Stato", ha rischiato anche il carcere.

Pamuk, nato a Istanbul nel 1952, venne incriminato nel 2005 per alcune dichiarazioni fatte a una rivista svizzera sul massacro, da parte dei turchi, di un milione di armeni e 30.000 curdi in Anatolia, durante la prima guerra mondiale. Il processo, seguito dalla stampa internazionale, cominciò nel dicembre 2005 ma è stato successivamente sospeso e infine annullato il 22 gennaio 2006 per via del nuovo codice penale turco, che non considera più reato dichiarazioni di questo tipo.

La motivazione dell’attribuzione del premio Nobel fa riferimento alla capacità dello scrittore di incarnare l’anima malinconica della sua città grazie alla quale "ha scoperto nuovi simboli per il contrasto e l’intreccio delle culture".

Nel suo Paese, Pamuk è conosciuto piuttosto come un commentatore di vicende a sfondo sociale, nonostante egli si consideri un romanziere, privo di obiettivi politici. E’ stato il primo scrittore nel mondo musulmano a condannare la fatwa iraniana contro Salman Rushdie. Ha difeso anche il suo collega turco Yashar Kemal, processato nel 1995.

Nelle sue opere, che quasi sempre ritraggono la Turchia, antica e contemporanea, Pamuk riflette sia la sua storia familiare (viene da una famiglia della media borghesia, il padre, lo zio e il nonno erano ingegneri) che l’esperienza all’estero. Infatti dopo essersi diplomato al Robert College studiò architettura alla Istanbul Technical University e giornalismo alla Istanbul University, ma successivamente, dal 1985-1988, è stato ricercatore alla Columbia University a New York e, per un breve periodo, alla University of Iowa. Attualmente vive a Istanbul.

Pamuk ha detto più volte di aver sperimentato un profondo cambiamento passando dalla sua famiglia ’ottomana’, piuttosto tradizionale, allo stile di vita occidentale. E di questo ha parlato nel suo primo romanzo, "Oscurità e luce", che racconta, nello spirito di Thomas Mann, la storia di una famiglia attraverso tre generazioni.

Tra i suoi romanzi, pubblicati in oltre 40 lingue, sono stati tradotti in italiano ’’Roccalba’’, ’’La casa del silenzio’’, ’’Il libro nero’’, ’’La nuova vita’’, ’’Il mio nome e’ rosso’’. Pamuk ha vinto numerosi premi, tra cui il Premio Grinzane Cavour e l’International Dublin Literary Award.


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giovedì 12 ottobre 2006
ore 12:28
(categoria: "Vita Quotidiana")





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giovedì 12 ottobre 2006
ore 11:01
(categoria: "Vita Quotidiana")



La Libia acquista da Negroponte 1,2 milioni laptop per gli studenti

Il governo della Libia ha raggiunto un accordo con una società non-profit statunitense che prevede la fornitura di 1,2 milioni di computer portatili a basso prezzo destinati agli studenti libici. Ne dà notizia il New York Times. Si tratta degli ormai noti laptop a basso costo nati per iniziativa di una delle figure di rilievo del Massachusetts Institute of Technology, Nicholas Negroponte, fratello del direttore dei servizi d’Intelligence statunitensi John Negroponte. Il suo progetto - ’One Laptop per Child’ (un computer per bambino) - ha il sostegno del Programma per lo Sviluppo dell’Onu. L’obiettivo è quello di fornire computer ai bambini in età scolare in tutto il mondo al costo di 100 dollari l’uno o poco più (in realtà il prezzo dovrebbe aggirarsi sui 140 dollari).

Il progetto specifico con la Libia, che dovrebbe essere completato entro il giugno 2008, dovrebbe fare mettere tutti i bambini in età scolare in condizione di connettersi a internet attraverso computer di tipo ’educativo’, ha sottolineato Negroponte. L’accordo, del valore di 250 milioni di dollari, raggiunto ieri, martedì 10, prevede, oltre alla fornitura di 1,2 milioni di computer, anche quella di un server per scuola, un gruppo di tecnici, servizi internet satellitari e altre infrastrutture.

Negroponte ha detto di aver discusso con il leader libico Gheddafi anche dell’eventuale sviluppo del progetto nei Paesi africani più poveri, a carico della stessa Libia.

L’associazione ’One Laptop per Child’ , dopo questo accordo chiuso con la Libia, è in trattative anche con Argentina, Brasile, Nigeria e Thailandia.



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mercoledì 11 ottobre 2006
ore 11:30
(categoria: "Vita Quotidiana")



Forlì, arrestato sacerdote: prostituzione e abusi sessuali

FORLI’ - Dietro il paravento di un’associazione umanitaria, minacce, sfruttamento e violenze sessuali. Arrestato un sacerdote a Forlì che offriva ospitalità a diseredati e donne bisognose di assistenza. In manette due complici.

Gli investigatori della Polizia hanno accertato che il religioso, presidente dell’associazione Arcobaleno, abusava sessualmente dei minori ospitati con la minaccia di non regolarizzare la loro posizione in Italia e, per fini di lucro, organizzava incontri con clienti.


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