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= cazzeggiando felicemente. L&#8217;importante sta nel felicemente



tempus fugit

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Ottimo, salvo la stanchezza






...A Sydney, a giudicare dalla webc, oggi c&#8217;è un sole pazzesco. E meno male che lì van verso l&#8217;inverno! (21.6.2005)


ORA VORREI TANTO...



ORA VORREI TANTO...



ORA VORREI TANTO...







PARANOIE


1) quando le uniche risposte ai tuoi sms sono gli addebiti...
2) "ricordati che devi morire!!!"
'AZZ...

MERAVIGLIE


1) una meraviglia? guardare mia nonna che a 93 anni arroscisce quando le dò un bacio..
2) Ricevere un complimento appassionato per qualcosa che mi sta a cuore da una persona a cui tengo moltissimo (esperienza da conservare con cura nei recessi più intimi della mente, non capita spesso, non COSI’….): questa è una meraviglia che si può trasformare in paranoia...
3) meraviglia... E' forse l'inquietudine, l'energia inesauribile, la speranza.... anche se tutto ciò può durare un giorno (vedi sezione paranoie, appena posso continuerò lì!)
4) un prato assolato
due alberi
un'amaca
la vista sul mare...
5) Stare abbracciati per lunghissimi minuti, non dirsi se non qualche parola accennata, candidamente fuori tema, e poi via, di nuovo verso il vento, ognuno verso il suo vento.
Diventa paranoia se: si inizia a sperare che ciò si ripeta.
6) RICORDARE L'ESISTENZA DELL'ASPIRINA LA MATTINA DOPO UNA GROSSA SBRONZA
7) i 10 secondi dopo il primo bacio con un ragazzo


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SONDAGGIO: PER ESSERE BELLI BISOGNA SEMBRARE


Perché se una foto è bella si dice che sembra dipinta e di un quadro si dice che è così bello che sembra una fotografia? Ma insomma, è più bello un quadro o una fotografia?
Non è però questa la domanda del sondaggio.
E’’ la seguente:
Perché per descrivere una cosa bella spesso la si paragona a qualcosa che non è?

Perché spesso la maestria rende le cose fatte con una tecnica simili a quelle fatte con un’’altra.Son capaci tutti a fare una foto che sembr
Questa vacua società apprezza solo quello che appare, non la sostanza (versione pessimisitca della risposta precedente)
Ma dai, è un modo di dire, io non sottilizzerei più di tanto
A me piacciono i quadri che sembrano quadri e le foto che sembrano foto, ’’fanculo quelli che paragonano
Non ne ho la più pallida idea, a proposito, perché si dice "Ci hai più culo che anima?"

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mercoledì 8 febbraio 2006 - ore 20:29


Immagini,
(categoria: " Fotografia e arte.. ")


che è anche un verbo alla seconda persona singolare.



Per quest’anno il mio Carnevale sarà un po’ in sordina, ma l’anno prossimo il mio vestito sarà questo:


Non disegnato sicuramente renderà meno, ma è strabilierrimo.




Intanto, questa settimana provo il Cinecity, e ritrovo Johnny.




E la settimana prossima faccio il bis con Casanova, che mi ha conquistato al Festival del cinema.







mbleahhhhhhhhhhhh a tutti!

(immagine susannesca, per chi sa)


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martedì 7 febbraio 2006 - ore 22:36


La marsigliese
(categoria: " Vita Quotidiana ")





Le professeur dice che parlo come una di Marsiglia. Sono un po’ saponetta. Allons enfants.

Casanova è sempre più insopportabile. Mi fa ridere da morire, non riusciamo a stare seri a lezione e il professeur ci espellerà.

Abbiamo ascoltato La vie en rose, incredibile come certe parole si adattino in modo univoco a...

Des yeux qui font baisser les miens
Un rire qui se perd sur sa bouche
Voilà le portrait sans retouche
De l’homme auquel j’appartiens...




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martedì 7 febbraio 2006 - ore 16:40


Un triplo quo
(categoria: " Vita Quotidiana ")




Non mi capita spesso di fare figure ridicole, per fortuna. Al massimo la parte di quella un po’ "per aria", ma quando ho riletto una mail di qualche settimana fa a un partner progettuale (l’Università di Atene) non sapevo se sfasciarmi dal ridere o se fuggire a Manila e far perdere le mie tracce: concludevo tale mail augurando "a nice week", solo che, omettendo per errore di battitura la k finale, ho augurato a nice wee. Per un punto Martin perse la k? Per una k Silvia perse il partner progettuale? Mi suggeriranno di chiamare la Rocchetta come sponsor?


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lunedì 6 febbraio 2006 - ore 21:37



(categoria: " Vita Quotidiana ")






A volte avere esperienza non è un aspetto positivo...


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lunedì 6 febbraio 2006 - ore 12:17



(categoria: " Vita Quotidiana ")




BENTORNATA NELL’ISOLA, IRENITA! IN BOCCA AL LUPO PER LE PROSSIME AVVENTURE, SIAMO TUTTI CON TE!


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domenica 5 febbraio 2006 - ore 16:44



(categoria: " Vita Quotidiana ")




E’ pericoloso dormire sotto coperta di lana merinos rinforzata da plaid rinforzato da piumone immenso.
Non per il pericolo di morire soffocati, ma perché ci si alza alle 15.




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venerdì 3 febbraio 2006 - ore 22:09


Quando un bar si chiama "La divina ebbrezza"...
(categoria: " Vita Quotidiana ")




Titolare: "Ciaoooo! Sei venuta a prendere il maestro?"
La sottoscritta: "Eh, sì..."
-brevi convenevoli, frizzi e lazzi e ce ne andiamo maestro di pianoforte et moi, la titolare mi saluta guardandomi con convinzione:-
"Ciao Margherita!"
Al mio sguardo attonito:
"Era Margherita, vero?"
"Beh, sarebbe Silvia ma va benissimo
anche Margherita..."
"Eh ssì, il maestro e Margherita!"








(il quadro non c’entra, ma è troppo bello giocare con la macchina digitale!)

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giovedì 2 febbraio 2006 - ore 18:00



(categoria: " Vita Quotidiana ")






Complici brevi cenni cinematografici avec dynos, mi è tornato un mente un simpatico post di ignoto non spritzino. Per riprendere lentamente le fila del mio cervello prima di riattivarmi nel blog, lo cito in toto. Io sento sempre i commenti di Baba Richerme per il GR2. Anch’io mi sono posta gli stessi quesiti di cui all’incipit. Che non c’entrano a niente con il film qui commentato.


"Prima era Mollica. Ora, la firma in calce ai commenti cinematografici dei GR RAI è di Baba Richerme. “... da Venezia Baba Richerme”. O il nome è Babary Cherm? Baba o Babary? La nobile Baba, o la selvaggia Babary che scalda il sangue nelle vene. Per avere una donna con un nome affascinante come il suo, in una qualsiasi delle due versioni, sarei stato disposto a tutto, anche a rendere orfani (di madre) i miei figli.
Parlo al passato perché qualche giorno fa Baba/Babary mi ha parlato bene di “Prima ti sposo, poi ti rovino” definendolo “geniale”, e ieri sera, ovviamente, sono andato a vederlo.
Bene, Baba o Babary, se mai noi due avremo una storia non comincerà al cinema, luogo dove potremo al massimo litigare. “Prima ti sposo poi ti rovino”, infatti, è esattamente quello che ti aspetti dal titolo, da George Clooney e da Catherine Zeta-Jones e quello che mai ti aspetteresti dai fratelli Coen. Una commedia ben costruita, ben recitata, a volte divertente, ma banale e prevedibile, fin troppo patinata e con personaggi grotteschi perfino per i fratelli Coen. Tanto per chiarire il livello, ti aspetti che da un momento all’altro appaia anche Leslie Nielsen (una pallottola spuntata, l’aereo più pazzo del mondo ecc.) con le sue gags non-sense.
Non c’è niente di male a volteggiare ogni tanto con un ultra leggero, a patto di saperlo prima ed essere d’accordo. Ma ieri sera ero sintonizzato su altro. Babary aveva parlato di una commedia geniale e io, che dai film chiedo emozioni o idee, o almeno le une o almeno le altre, ieri sera sono andato in bianco.
Finito il film, si accendono le luci e vedo mia moglie con la faccia un po’ così tra il deluso e lo schifatino. Si chiama Margitte e tutto sommato anche il suo è un gran bel nome".



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lunedì 30 gennaio 2006 - ore 08:17



(categoria: " Vita Quotidiana ")





BLOG IN LUTTO





UN MONDO SENZA NONNE













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sabato 28 gennaio 2006 - ore 23:29



(categoria: " Vita Quotidiana ")


Svegliarsi sul futon, allungarsi fino alla porta scorrevole, aprirla e andare carponi nel salottino (col tavolino basso e niente sedie, ovviamente, ma un comodo cuscino su cui inginocchiarsi), la tenda già tirata svelava un sole eccezionalmente caldo per essere invernale. Spingendo da parte la porta-finestra, ecco una fabbrica dove gli operai in pausa giocavano a baseball, sport nazionale in Giappone. Per le strade qualcuno lavava la macchina con cura. Giardini straordinariamente fioriti con alberi carichi di yuzu (il bergamotto), vecchiette tali e quali ce le immaginiamo dopo un’era di cartoni animati che attraversavano la strada piccoline e curve col loro bastone. Vita quotidiana a Higashiosaka, quartiere industriale e residenziale ad est della terza città del Giappone per grandezza, Osaka, 2 milioni e 500 mila abitanti per un susseguirsi di insegne al neon, grattacieli, negozi, pachinko (slot machine), fermate di metropolitana che formano una città sotterranea coloratissima e affollata. Architettura all’avanguardia e case di cartongesso dissestate, frenesia e oasi per il relax come i famosi onsen, le terme, e i parrucchieri che includono nel prezzo –salato- anche un rigenerante massaggio e il té.



“L’impatto”
Siamo sbarcati in Giappone a Natale. All’aeroporto di Tokyo le hostess erano vestite da babbo Natale e abbondavano le decorazioni, tutti si auguravano “meri Kurisumasu”. Un’ora dopo eravamo a Osaka, dove ogni segno della ricorrenza più amata dall’Occidente è sparito confondendosi nell’attesa del Gantan, il primo giorno dell’anno, prima dell’arrivo del quale le famiglie giapponesi puliscono i loro appartamenti a fondo, organizzano Bonenkai (feste per dimenticare l’anno vecchio) e inviano le tradizionali cartoline, nengaijou, che quest’anno raffiguravano il cane, animale sotto il segno del quale secondo l’oroscopo cinese si svolgerà il 2006.
La nostra cena di Natale l’abbiamo avuta però, con un gruppo vivacemente misto di giovani italiani e giapponesi, tutti seduti per terra attorno allo zukue, il tavolo in stile giapponese contrapposto all’occidentale teburu - ossia table. A quel punto dell’appena iniziata avventura già era sparito ogni timore.
Prima di partire dubitavo un po’ di cavarmela in un paese che usa tre alfabeti uno dei quali mi è quasi completamente ignoto. Ero ospite con mio marito da un’amica italiana, per cui non mi sarei persa, ma a me piace pensare di poter capire come funziona e non gravare sulla guida altrui. Invece, ho trovato ovunque indicazioni in romani, la traslitterazione in alfabeto occidentale delle parole giapponesi. Era gustoso girare, una volta verificato che il mio elementare giapponese mi permetteva di chiedere piccole informazioni, acquistare biglietti e schede telefoniche, instaurare rapporti cordiali, complici sorrisi e inchini, con le persone che mi fornivano indicazioni.
Dati i luoghi comuni sul Giappone (tutti veri!), è forse superfluo dire che ho trovato tutto molto organizzato, preciso, pulito. Si fa la fila ordinata per qualsiasi cosa e nelle stazioni più grandi ci sono accessi, opportunamente segnalati in rosa, riservati alle donne per evitare molestie, che si verificano spesso, si deduce. Non sembrano essere un problema, invece, i furti: si può lasciare tranquillamente la borsa incustodita. Il senso estetico è molto accentuato, il benessere tangibile. Certo, tutto accompagnato a quelle che a noi inevitabilmente sembrano stranezze: non ci si soffia il naso in pubblico, mentre non è disdicevole fare rumore mangiando –un vero piacere mangiare ramen “aspirando” rumorosamente la pasta!
Abbondante compagnia di amici vecchi e nuovi, italiani e giapponesi, traversate in bicicletta nella città delle biciclette stando attenti alla guida a destra, brindisi con sake e umeshu (liquore di prugna), accoglienti treni dai sedili caldi, riflessioni più o meno stupite su aspetti ammirevoli o crudeli –per noi osservatori esterni- di una società diversissima dalla nostra.

La religione
Una delle domande più ricorrenti che mi vengono poste sul mio recente viaggio in Giappone riguarda la religione.
La spiritualità orientale mi aveva colpito già leggendone sui libri, prima ancora di viverla lì. E’ fondata sullo scintoismo, che si basa sul culto degli antenati e della natura. Dopo il 500, fu introdotto il buddismo, che ebbe un’enorme presa e una propria evoluzione nell’antico impero Yamato. Mi è parso di cogliere oggi un armonioso sincretismo. I templi sono una delle cose più belle che io abbia mai visto dal punto di vista architettonico. La caratteristica forma dei tetti, l’uso del legno, belle fontane in cui lavarsi le mani prima di pregare al tempio per l’importanza centrale della contrapposizione fra puro e impuro: a Kyoto e Nara si respira pace e tranquillità tra le volute dell’incenso e il suono sordo della corda sul gong.

Il senso della storia
Da secoli gli europei sono avvezzi all’idea di conservazione dei beni culturali. Non sempre è stato così, e sembra che non sia così nemmeno oggi in Giappone. Che sia per il collegamento tra l’idea del bello e quella del nuovo, o perché il legno, facilmente deperibile, era il materiale principalmente usato per le costruzioni, o sia per le devastazioni della guerra, di fatto anche i monumenti più noti sono versioni più recenti rispetto all’originale, idea che può deludere l’“europeo medio”.
Ci siamo comunque trovati di fronte alla storia in tutta la sua imponenza, come imponente è il Daibutsu, la più grande statua del Buddha al mondo, costruita attorno al 750 d.C. e alta 15 metri: occupa un padiglione, il Todai-ji, che è il più grande edificio del mondo in legno, nonostante dopo l’ultima ricostruzione nel 1700 sia due terzi della misura originale. Il Grande Buddha sembra quasi esservi contenuto a stento.
Mi ha colpito questa concezione del bello come nuovo in un paese in cui ci si attende che la tradizione sia molto forte. Ma nulla si può valutare con un taglio netto. Ad Arima, piccolo posto di montagna famoso per le acque termali, molta gente girava in kimono, contemporaneamente nelle città si vive una grande passione per l’occidente, identificato con l’America e la tecnologia imperversa con un ritmo disorientante.



Senza un tetto
Grazie all’ironico quanto toccante film di Satoshi Kon, Tokyo Godfathers, sono bruscamente venuta a conoscenza della realtà degli “homuresu”, i senza fissa dimora in Giappone.
Poi, ho visto con i miei occhi nel corso di questo viaggio.
Il parco del castello di Osaka era coperto da tende blu tutte uguali che mi è parso di capire siano fornite dal comune. Alla sera si vedono confluire al parco schiere di biciclette cariche di cartoni. Le loro tende sono delle piccole case, spesso complete di televisore.
In seguito alla dura crisi economica, negli ultimi anni questo paese si trova ad ospitare nei propri parchi e negli spazi pubblici un gran numero di persone che non sono rimaste “dentro” la società. I lavoratori non godono di molte tutele, la pressione sociale è altissima, con tutta una serie di obblighi a cui nessuno si sogna di contravvenire ed è facile perdere il posto di lavoro, una volta fuori dal circuito economico non si trovano molte alternative e diventa impossibile mantenere una casa e, soprattutto, l’onore. Chi non sopporta la situazione si toglie la vita, qualcuno si adatta a vivere ai margini annullando quello che era prima.
Viene da chiedersi se gli homuresu non siano più felici una volta trovato un modo di vivere che, pur tra gli stenti, non permette di aver paura di precipitare nel fondo perché ci si trova già lì, ma forse questa è solo la domanda che sorge a un’occidentale che dà un altro peso ai concetti individuo/società.


(Una scena di Tokyo Godfathers)



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