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giovedì 29 novembre 2007 - ore 18:16


goccio dopo goccio
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Sai ancora se vuoi?
Hai volontà?
O stai soltanto crollando
Con razionalità?

E con l’abitudine ti spengon già
Dando alla violenza una profondità

Puoi pensare che andrà
Senza un’azione
E la verità passi
Lasciando il posto alla ragione

E con l’abitudine ti han spento già
Dando alla violenza una profondità, si sa

Ti vedo passare
Sopra la corrente
Non senti sconcerto
Posso avere il tuo deserto?

E con l’abitudine ti han spento già
Dando alla violenza una profondità, che ha

Razionalità, razionalità,
Razionalità, razionalità...



[ed era seria]

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domenica 25 novembre 2007 - ore 21:27


niente
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Che me ne faccio della consapevolezza? Che me ne faccio di una ferita da riparare ogni mese, con un cicatrizzante che non so dove acquistare? Che me ne faccio del mio punto di vista talmente moderno da andar contro al tempo lento che mi prende, che mi ha sempre preso?
Che me ne faccio della sicurezza degli altri, che me ne faccio io, che non ne ho mai avuto una di comoda?
Che me ne faccio dei miei progetti di sabbia, della mia torre di vetro?

Mi faccio pena, mi fanno pena.
MIifanno pena i pensieri cattivi, e le persone serene. non è invidia e la poca sopportazione,.non sopporto niente. nemmeno me stessa, nemmeno i capelli al mattino che non mi fanno vedere il pavimento. Non sopporto la voglia d’amare, la pretesa, non sopprto d’averla ancora.
Non sopporto i meschini, i bugiardi l’ipocrisia dei buoni.
Odio il loro "fare bene", come lo zucchero nel latte, stomachevoli a tal punto da paralizzare ogni mia nota positiva.
Mi faccio pena, perchè provo pena.
Provo pena, e niente altro, uno stato di rabbiosa insoddisfazione, nel mio ego, nel mio mondo.

Mi guardi come se perdessi shciuma dalla bocca , e sento i pensieri correre veloci e la libertà e la cattiveria, sadica con i miei pensieri cattivi.
Felice, della loro individualità, candidamente esigenti.

E sento la stupidità nei tuoi occhi, come quando giocavo sola all’asilo, sento di doverti una spiegazione, ma solo per il gusto di farti male.

Scardinare tutto ciò che è bene, tutto ciò che è tradizionalmente allegro, romantico, asuefatto alle regole del mercato, asuefatto alle logiche sessuali, asuefatto ad un 28 del mese (c’ho mal di testa) asuefatto a te che ti sei dimenticata cosa volevi.

Sono sbagliati i pensieri illuministi del mio ego, troppo servili ad una libertà vista in una boutique del centro.
Non è verde, ne viola, ne giallo, ne azzurro, lei è bianca, la mia libertà è bianca, che è il colore più colorato che ci sia, a fanculo le tue idee del cazzo.


Non preghi Dio perchè si ricordi di te, non preghi un angelo perchè ti accompagni la sera, non ricordi a voce alta e con tutti, non sopporti i tuoi lamenti.
Non piangi se non contro vento e non dimentichi.
Come il rumore strisciante del cucchiaino nel fondo di una tazza, come il libro che non ho coraggio di rileggere, come il vuoto, con quattro vasi di fiori negli angoli.
Come la voglia che hai ora di lasciar cadere liquido dagli occhi in pozzanghere placide di singhiozzi. non per un dolore specifico, solo per la stanchezza, per una persona rivista, per il fatto di non avere mai un’arma con te.
Come asciugarsi le guance e andar bere l’ultimo tea della sera, senza alcuna voglia di farlo, solo per non rimanere a scrivere, per non imbrattare nuovi fogli, per non rimanere muta con te.



Talmente ridicola.




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mercoledì 21 novembre 2007 - ore 12:09


Titolo:
(categoria: " Vita Quotidiana ")




E’ un periodo, che dico di saper cosa sto facendo,di sapere il "come", che il "dove" l’ho già capito.
L’ho già capito..
E’ un periodo, che non ho tempo di far quello che voglio: non ho tempo per parlare, per bere seduta per terra.
E’ un periodo che mi sento troppo illusa, troppo bambina, troppo incompetente.
E mi sento allo stesso tempo, distante da quella che ero.
E’ un periodo che non basta un abbraccio, e mi vengono in mente le parole di Laura che un tempo non decifravo bene; ma ogni sfogo diventa sempre più pesante ed ogni mia risposta più inadatta, così ho imparato a polverizzare i sentimenti e a impanarci il cuore.

E’ un periodo che guardo la mia vita andare per la direzione che voglio, ma non guardo altro, non guardo altro che lei e mi sento schiava dei miei sogni.
E’ un periodo: "ma non te ne accorgi?".

Tutto è niente, un niente con fronzoli al femminile.





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martedì 20 novembre 2007 - ore 13:14


(lente)
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Fabbricando case ospedali casermoni e monasteri
fabbricando case ci si sente più veloci e più leggeri
fabbricando scuole dai un tuo contributo personale all’istruzione
fabbricando scuole sub-appalti e corruzione bustarelle da un milione
fabbricando case popolari biservizi secondo il piano regolatore
fabbricando case ci si sente vuoti dentro il cuore
ci si sente vuoti dentro il cuore
ma dopo vai dal confessore e ti fai esorcizzare
spendi per opere assistenziali
per sciagure nazionali e ti guadagni l’aldilà
e puoi morire in odore di santità

fabbricando case
fabbricando case ospedali casermoni e monasteri
fabbricando case ci si sente più veloci e più leggeri
fabbricando case assicuri un avvenire ai tuoi figli con amore
fabbricando case col sorriso e col buonumore
col sorriso e col buonumore
ma dopo vai dal confessore e ti fai esorcizzare
spendi per opere assistenziali
per sciagure nazionali e ti guadagni l’aldilà
e puoi morire in odore di santità

fabbricando case

R.Gaetano, era il 1978


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mercoledì 14 novembre 2007 - ore 12:06


a morsi.
(categoria: " Vita Quotidiana ")






E se fossimo nati vecchi? e man mano ringiovanire..
E se non avessi ancora capito l’importanza di avere delle scarpe con la punta?
E se continuassi a scegliere il letto vicino alla finestra (se posso..)?
E se trovassi uno con la fissa dell’ordine?
E se sti 4 lombardi-leghisti mi rispondessero?
E se Vale si laurea col tailler io posso vestirmi da hippy?
E se meno per meno fa più, perchè i logaritmi non sono mai riuscita ad impararli?
E se non ho voglia di imparare, ci sarà sempre qualcuno che vorrà far la prima donna?
E se mi ostino a sbagliare le parole di una canzone, ci sarà sempre qualcuno che se ne accorgerà e ci riderà su?
E se ho il terrore di morire soffocata dal cemento, riuscirò a vivere su un albero?
E se non controllo mai i tappi delle bottiglie, sto tentando il suicidio a favore di unnabomber?
E se la Bindi mi sembra una suora, sto offendendo le suore?
E se Aidi è doventata grande, abiterà sulle montagne o in città?
E se fai la sentinella, chi chiede il "perchè?" per te?
E se ancora non mi conosco è grave?
E se non ho ancora capito l’importanze di una pochette?
E se fino all’età di sette anni non riuscivo a dire "semaforo" è perchè ora brucio ogni volta il rosso?
E se credo di sapere cosa pensa un cane, potrei rinascere cane?

I.:-"ma questo è da vecchio!"
S.:-"ma io sono vecchio!"



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martedì 13 novembre 2007 - ore 14:01


aidi,ma non credo.
(categoria: " Vita Quotidiana ")


[Strano quando ti ritrovi, dopo anni, rintanata in un foglio con troppe pieghe. E non ricordi più come stavi, e non ricordi più che profumo portavi.
E ti rendi conto che il tempo è passato, e hai perso qualcosa di bello.]

Giornata uggiosa, ottima per correre.
Che abbia un pettorale numerato o che abbia pagato per l’asfalto che pesta, quel che conta è correre.
Respirare, bere, crescere, svilupparsi, una corsa di sopravvivenza.
Il maratoneta.
Alcuni dicono che ci sarà un premio finale, altri non sanno se alla fine c’arriveranno; quello a fianco ha qualche ruga in meno ed è più rilassato.
Il maratoneta corre: per arrivare in bagno la mattina, corre per arrivare a lavoro, corre a divertirsi, corre a casa, corre e s’allena
Corre.
Il maratoneta ha una donna che non l’ama.
Il maratoneta ha una donna, Età è il suo nome.
Passeggiano assieme, sorridono a volte, il maratoneta ha un età che non ama.
Avrebbe voglia di farci l’amore, ma forse sarebbe solo un pretesto per tenere una sigaretta tra le labbra, sul finale.
Avrebbe voglia di farle del male, ma forse sarebbe solo un pretesto per farsi imprigionare.
Il maratoneta pensa, goccia dopo goccia, seduto sopra il baule nella stanza: che sia solo un pretesto per farci dannare?
Che sia solo un pretesto per farci dannare…
Pensieri alieni oscurano la mente, quanto vale a peso un maratoneta?
Poco importa il valore di un uomo, quel che conta sono i chilometri.
Il maratoneta aveva una fidanzata che non l’amava, Età era il suo nome.
Il maratoneta avrebbe potuto solo farci l’amore, così per fumare quella sigaretta sul finale.
Ci sono giorni in cui avrebbe voglia di bucare le scarpe e chiedere “ora? Ora che si fa?”
Ci sono giorni in cui avrebbe voglia di dirsi “bhe…nel frattempo…”
Ci sono giorni in cui non ha proprio voglia, di fare l’amore con Età. Se ne sta sulla sedia di legno, come un vecchio ubriaco a deriderla, mentre lei , giovane sgualdrina beffeggia la sua voglia di vivere.
Se ne starebbe come un vecchio ubriaco a riposare.
Alcuni giorni se ne starebbe a riposare, nella sua fortezza d’acciaio, un passo indietro nella storia, la sua piccola Berlino lontana dal crollo.
Soltanto una corsa immaginaria per un maratoneta che non esiste.




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lunedì 12 novembre 2007 - ore 16:26


(solo frizzante)
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Stanca per:

-ascoltare i cazzi degli altri.
-ascoltare gli altri.
-ascoltare.
-parlare dei cazzi degli altri con gli altri che non sono quegli altri.
-sorridere
-far finta di preoccuparmi
-portar pazienza.

di conseguenza:

ci sono volte in cui stai bene, solo tirando calci alle foglie.







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mercoledì 7 novembre 2007 - ore 11:25


"..e lei non lo sa, che dopo la tempesta niente sarà uguale .."
(categoria: " Vita Quotidiana ")



Ti capita d’aver paura della tempesta?

Di un cielo limpido, dell’aria fresca che ti entra neglio occhi e di pensieri orribili.
Di un tramoto fuggitivo, di una corsa verso casa, con libri pesanti (troppo pesanti alle volte) che porti oramai per abitudine.
Così, anche col cielo limpido, l’odore della tempesta, come se ti fossi allenata da tempo.
Preparato il rifugio, pronta l’armatura. La senti nell’aria, nelle camminate cronometrate della gente, la vedi dallo specchietto retrovisore.
Associ ogni sfumatura del grigio ad una preoccupazione, ogni ombra a tutte le paure che imprevedibilmente potrebbero coalizzarsi in un’unica frase, in poche parole scandite piano.
Hai associato il liquido alla stanchezza, ma barcolava rassegnato in cerca d’aiuto, di nuovo sulle labbra, di nuovo nascoste.

Ed ha lo stesso rumore di un vagone merci, il rumore meccanico di qualcosa che sta per rompersi.
Attendo.

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domenica 4 novembre 2007 - ore 15:18


(Beltà)
(categoria: " Vita Quotidiana ")



Simone dorme

"...e se dobbiamo dare amore per sentimentalismo, è indifferente se lo riserviamo alle piccole sembianze del calamaio o alla grande indifferenza delle stelle."


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venerdì 2 novembre 2007 - ore 11:27


pietre
(categoria: " Vita Quotidiana ")





Quando vado al cimitero, saluto 6 persone:
-mio Nonno;
-un certo Orazio Bortoletto trucidato dalla brigate nere ma "il tuo spirito aleggia ancora tra noi";
-un signore che ha una foto bruttissima e che mi fa tenerezza per questo;
-due fratelli morti annegati
-un signore che nella foto indossa il tranch ed un cappello, stile Bogart.

I cimiteri, mi affascinano, dicono tanto del posto. Dicono quant’è ambiziosa, ricca o povera la gente di quel paese. Dicono, la storia di quelle vite, anche con un misero epitafio di due righe.
Non capisco la paura che tanta gente prova, Sono morti, morti e basta, che dormono di notte e sorvegliano di giorno se rispetti il posto e il loro nome.

Alzo i fiori da terra se il vento a fatto il ribelle, saluto tutti i bambini e mi perdo tra i loro giocattoli, nell’improvvisato e doloroso mausoleo.
Sento l’odore dei fiori, guardo tutti gli sguardi.
E non penso ad altro se non "chissà com’era parlare con lui".

Faccio il giro piano, se posso alzo gli occhi alle volte vedendo le scritte di un satanista idiota e mi viene la rabbia a pensare che li ci sta mio nonno, e tu stronzo vai ad osannare satana nel cesso di casa tua.
Accumulo racconti di vita dai superstiti, così ora so associare alcuni volti a pochi minuti di racconto.

Scopro di altri che ci perdono del tempo, ci accomuna una curiosità umana, di sapere. L’importanza di non lasciare la vita, la bellezza di conoscerla.
E scopro che anche mio nonno salutava il soldato Orazio Bortoletto, che anche lui lo salutava e non sapeva il perchè. Sarà la foto oramai sbiadita o i costanti fiori di plastica su quel vaso di ferro.
Sarà che non vediamo mai nessuno a passare due dita sul suo volto.
E’ bello questo gene.

Odio le sfilate di moda ai cimiteri, odio questi giorni: troppe voci troppi passi sul ghiaino, non si può far neinte di tutto ciò.

Nell’anno ’99 di nostra vita
io, Francesco Guccini, eterno studente
perché la materia di studio sarebbe infinita
e soprattutto perché so di non sapere niente,
io, chierico vagante, bandito di strada,
io, non artista, solo piccolo baccelliere,
perché, per colpa d’altri, vada come vada,
a volte mi vergogno di fare il mio mestiere,
io dico addio a tutte le vostre cazzate infinite,
riflettori e paillettes delle televisioni,
alle urla scomposte di politicanti professionisti,
a quelle vostre glorie vuote da coglioni...

E dico addio al mondo inventato del villaggio globale,
alle diete per mantenersi in forma smagliante
a chi parla sempre di un futuro trionfale
e ad ogni impresa di questo secolo trionfante
alle magie di moda delle religioni orientali
che da noi nascondono soltanto vuoti di pensiero,
ai personaggi cicaleggianti dei talk-show
che squittiscono ad ogni ora un nuovo "vero"
alle futilità pettegole sui calciatori miliardari,
alle loro modelle senza umanità
alle sempiterne belle in gara sui calendari,
a chi dimentica o ignora l’umiltà...

Io, figlio d’una casalinga e di un impiegato,
cresciuto fra i saggi ignoranti di montagna
che sapevano Dante a memoria e improvvisavano di poesia,
io, tirato su a castagne ed ad erba spagna,
io, sempre un momento fa campagnolo inurbato,
due soldi d’elementari ed uno d’università,
ma sempre il pensiero a quel paese mai scordato
dove ritrovo anche oggi quattro soldi di civiltà...

Io dico addio a chi si nasconde con protervia dietro a un dito,
a chi non sceglie, non prende parte, non si sbilancia
o sceglie a caso per i tiramenti del momento
curando però sempre di riempirsi la pancia

e dico addio alle commedie tragiche dei sepolcri imbiancati,
ai ceroni ed ai parrucchini per signore,
alle lampade e tinture degli eterni non invecchiati,
al mondo fatto di ruffiani e di puttane a ore,

a chi si dichiara di sinistra e democratico
però è amico di tutti perché non si sa mai,
e poi anche chi è di destra ha i suoi pregi e gli è simpatico
ed è anche fondamentalista per evitare guai
a questo orizzonte di affaristi e d’imbroglioni
fatto di nebbia, pieno di sembrare,
ricolmo di nani, ballerine e canzoni,
di lotterie, l’unica fede il cui sperare...

["Addio" F.Guccini]





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