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giovedì 14 dicembre 2006 - ore 17:37


Caro Lupen.
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Caro Babbo natale, mi fai una tristezza appeso ai balconi stile Lupen, ma per Dio, hai la tua età e la panza, e Lupen era un figo, e aveva le basette e tu tieni quei capelli da fricchettone, che mi danno la nausea.
Una divisa Rossa, che oramai che resta di rosso a questo mondo, apparte il sangue?

Dai, sinceramente, alla tua età non esiste un vecchio pazzo che si arrampichi per scalette di corda, no i vecchietti della tua età o sono morti di cancro lavorando una vita al petrolchimico di marghera, oppure dormono di giorno e camminano scalzi di notte portandosi appresso l’Alzheimer.
Caro Babbo natale, se vuoi arrivare a casa mia, non usare i treni, perchè in Italia ultimamente se ne disintegrano un sacco, evita, poi ci tengo alle renne che al solo pensiero di vederle in un trenomerci mi sento male.
Non scegliere l’aereo perchè oramai è troppo tardi per un volo lowcost, rischi di non farcela.
Io ti direi di prenderti un maggiolino.
Si, un maggiolino, l’ho visto per tremila euro, era di un tuo coetaneo, fidati che se potessi lo prenderei io, ma non c’arrivo.
Si, si... lo so che consuma un sacco, a ti converrebbe un bell’impianto a gas, spendi quei soldi una volta per tutte e poi si sa che ora non piove mai d’inverno, no? E le città si bloccano, si bloccano e la gente s’incazza, soprattutto se non arrivi.
Perchè, ho saputo dall’elfo sindacalista che hanno preso la palla al balzo le renne e t’han lasciato a piedi, 7-8 anni fa e tutte con la pensione baby, e non c’è nano o affettato che tenga, loro se la spassano alle Maldive e si fanno lustrare i corni e noi restiamo qui ad aspettare chi?

Senti me, prendi il maggiolino, anche se è grigio non importa, ci penserai dopo a riverniciarlo, non è quello il problema.
Vedi di ricordarti:
-un gillè
-una polaroid degli anni 70
-il corso per educatori a Bruxelles questa estate
-un campo solidarietà in mexico
-la raccolta di De andrè
-una boccia di vetro trasparente
-un caleidoscopio

-spezie e un cucchiaino di legno
-un biglietto per Istanbul
-delle perle per fare un bracciale
-dei colori ad olio
-carta cotone
-una bottiglia di Cora.

Per il resto, vedi di continuare a farti i cazzi tuoi, che tanto qua si vive uguale, io continuo ad aspettare Lupen.


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mercoledì 13 dicembre 2006 - ore 11:18


ma senti che ometto...sentiiii!
(categoria: " Vita Quotidiana ")




C.:"Ehi, romantica Bijou!"

P.:"Buon giorno Cortomaltese!"

C.:" Eh, ma che bella! Chissà perchè mi fai ricordare un tango di arola, che ascoltai nel cabaret della "Panda Flora" in Buenos Aires."

P.:"Forse c’era qualcuna che mi assomigliava?"

C.:"No! Propio perchè non assomigli a nessuna avrei voluto incontrarti sempre... in qualsiasi posto..."


eh... va bhe...

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martedì 12 dicembre 2006 - ore 11:50


"Questa è la nostra terra, o quello che ne resta..."
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Non sono mai stata vicino alla terra come in questo momento. Ho impiegato un sacco di tempo a guardarla dall’alto immersa tra nuvole e cielo ed ora la riscopro in tutte le suoe gioie e sofferenze.

Quella rossa Emiliana, quella nera dei Colli Euganei, quella sabbiosa del Brenta, quella che ho qui. Che ho sempre avuto davanti che ha dato tanto, che ha voluto tanto. Quella conquistata a colpi di silicosi, quella risparmiata.
Quella che si trapassa da generazioni, quella "poca ma buona".
Quella con le zolle che sembravano scogliere e da piccoli ci si fantasticava sopra, ci si poteva mangiare, ci si poteva rincorrere, cadere, rialzarsi, lanciarla e riportarla con se fin sull’uscio, fino a far arrabbiare qualcuno.
Quella terra divisa, spartita, in tutto il mondo la stessa, in ogni stato con sfumature diverse, rimangono le pene.
Quella che non vale niente, quella che non c’è e se si accorgono che c’è, la stuprano, ingravidandola di gabbie di cemento: "chi se ne fotte, ho la cucina dell ikea.".
Chi se ne fotte, delle amministrazioni, dei piani regolatori, gente! chi se ne fotte Dio bono!
Chi se ne fotte se da terra agricola passa a terra verde? chi se ne fotte, prima la pagavi 1 euro al metro cubo, ora 15, chi se ne fotte!
Chi se ne fotte se nessuno coltiva più? chi se ne fotte!
Chi se ne fotte se importiamo i pomodori dall’egitto e al sud le aziende agricole chiudono? chi se ne fotte!
Mangiamo cemento, beviamo smog, ci vestiamo dai musi gialli, e per ogni minchiata esiste un imballaggio, a momenti i "coton fioc" ce li impacchettano monouso, chi se ne fotte della plastica!

No, è che avrei voglia di calciare.
A vedere un uomo stanco dalle preoccupazioni, stanco dalle piccole tragedie quotidiane, stanco di tutto.
A vedere che i piani regolatori cambiano in base alle esigenze di un comune e non aiutano chi nel mondo ci crede.
Chi crede che tutti veniamo dalla terra, che tutti dovremmo rispettarla, che tutti dovremmo cercare di ricordarne l’odore, sempre.
L’odore della terra bagnata che continui a sentire in qualsiasi posto tu vada, e l’erba che ci cresce sopra. E i colori che non sono solo sui quadri, non solo alla tv.
O forse è solo nostalgia. Siamo così distanti dal bianco e nero, che cerchiamo di riprodurlo, qui nella nostra realtà, senza cavi ma con qualche ciminiera, senza antenne, con qualche miliardo di palazzoni.

Ti costringono a vendere ciò che ti da vita, ti costringono a vendere dignità.
Ti costringono a marcire nella miseria delle loro strategie di mercato, ti costirngono a nutrirti di loro, con loro e di quello che loro hanno pensato per te.
Ti costringono a vanificare il lavoro, a vanificare un ideale, ti costringono a non credere.
Che la terra è vita, che non tutti riescono a starci dietro, che non tutti ce la fanno a pagare 15 euro al metro cubo (specialmente se c’èè una persona che lavora) perchè quest’anno gira così, come girerà così in tante altre amministrazioni. E ci sarà un altro uomo stanco ad entrare in cucina con una faccia da funerale, come si sentisse qualcosa, una sconfitta, come un "perso per sempre".

Ma infondo, boia d’un giuda, è solo terra, chi se ne fotte?





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lunedì 11 dicembre 2006 - ore 20:05


Dumbo è una tragedia.
(categoria: " Vita Quotidiana ")




Dumbo mi ha sempre strappato fiumi e fiumi di lacrime, con la madre dentro la gabbia che lo culla con la "pobosside", è come costringere uno che ha paura del buio a vedere un horror, ecco, fa lo stesso effetto.
E anche la strega cattiva in bianca neve, quella m’ha sempre fatto paura, con quei cerchi verdi attorno agli occhi.
Perchè bisogna far paura ai bambini?
Bisogna dirlo subito che alla fine Dumbo ritorna con la sua mammina e che la strega ha mangiato un tipo speciale di funghi e per questo ha i cerchi verdi agli occhi.
Avrei evitato così, di portare con me traumi che pensavo fossero superati. Invece oggi che mi son rimessa a leggere certe porcherie della Disney mi rendo conto che mi hanno deviato!
E che sta notte dovrò controllare se sotto al letto oltre a :
Gotica, The ring, le gemelline di Shining, Dodò dentro l’alberoazzurro; ci sarà la strega di bianca neve e la mamma che canta la ninnananna a Dumbo mentre l’elefantino piange.
Boicotto i sentimenti facili e le emozioni forti da cinema, boicotto cenerentola biancaneve dumbo, ma appoggio Mowgli, gli aristogatti e bamby.
Boicotto quelli che non sanno più inventarsi le favole e appoggio i ciarlatani, i bugiardi e i menefreghisti.
salut.



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domenica 10 dicembre 2006 - ore 14:35


C.S.O RIVOLTA 09/12/2006
(categoria: " Vita Quotidiana ")




Eccola viene
Ha quattro braccia e due teste
Quattro gambe e due teste
Ora che lei
Ha quattro occhi e due teste
Ha quattro mani e due teste

Ed eccolo il figlio
Che ti scaccerà
Che ti ucciderà
Che si prenderà
Il tuo posto nel mondo
Come ora si è preso
La carne di lei
Come ora ha rubato
L’amore di lei
Già ti ha rubato
Lo sguardo di lei
Con lui già ti tradisce
Con lui già ti tradisce

L’orrore l’orrore l’orrore
L’orrore l’orrore l’orrore

Barbari della Colchide
I vapori s’alzano nell’ombra

Il cavallo di Troia è ciucco
Come il mio ciuffo
Il cavallo di Troia è ciucco
Come il mio ciuffo
Il cavallo di Troia è ciuffo
Come il mio ciucco
Il cavallo di Troia è ciuffo
Come il mio ciucco

Fai scialo diletto mio delle tue cosce
Fai scialo amante mia delle tue braccia
Il vino scorra a sangue nei crateri
Noi gusteremo il giorno un giorno ancora
Brucia Troia Brucia Troia Troia brucia Troia brucia Brucia Troia Brucia Troia Troia brucia Troia brucia
Come io brucio per te...

Per gli anni tuoi abbracciati nell’assedio
Per i giardini tuoi favi di miele
I denti mordano la terra nera
Noi gusteremo il giorno
Un giorno ancora
Brucia Troia Brucia Troia Troia brucia Troia brucia Brucia Troia Brucia Troia Troia brucia

Quindici uomini, quindici uomini e quaranta teste di porco
Quindici uomini, quindici uomini e quaranta teste di porco
Per gli anni che tu hai preso nell’assedio
Per gli anni tuoi che avanzano nel sole

Sono io il mio Minotauro
Divoro chi arriva fino a me
Sono io il mio Minotauro
Divoro chi arriva fino a me
Sono io il mio Minotauro
Divoro chi arriva fino a me
Chiuso nel mio labirinto
Divoro chi arriva fino a me

Zara degli dei
Zara degli eroi
Zara degli dei
Madre degli eroi
Zara degli dei
Madre degli eroi
Zara degli dei
La terra ti bacia
Brucia Troia Brucia Troia Brucia Troia Brucia Troia Brucia Troia Troia brucia Brucia Troia Troia brucia Brucia Troia Troia brucia Brucia Troia
Come io brucio per te...



Coda per:
-parcheggiare
-biglietto senza biglietto.
-panino con carne cruda (odio odio odio!)
-bagno prima e durante il concerto
-vino.
Per la mia segretaria:
- mai andare ad un concerto senza vino o pensando di poterne bere a fiumi, dato che hai 5 euro nel portafoglio!!!
-mai portarsi il piumino, piuttosto batti i denti.
-mai dare la carne cruda del tuo panino ad un pastore tedesco, perchè fin quando Mary non finirà il suo, la intimiderà e le farà pesare il suo metro e sessanta cm d’altezza, mentre tu te la ridi
-ricordarsi di mettere rimmel più spesso, minimo un montenegro lo riesci a scroccare.

blem.





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giovedì 7 dicembre 2006 - ore 19:58


ertitnev
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Avrei una serie di suoni onomatopeici da riportare, tipo il manifesto futurista, solo molto meno fascista.
Mi limiterò a ricordare questa giornata con un puzzle d’immagini, come tanti fotogrammi, così la potrei sfumare un po’ sul finale, e zoommare su certe cose che ti rallegrano un poco, ma anche no, dipende da quello che vuoi da te.

- la sigaretta accesa e finita tra i binari al secondo tiro
- la fuga in auto
- il volante è nero, e puzza di plastica ancora, dovrei spalmarci sopra del grasso di foca e schiacciarci un cimice almeno leverei l’odore.
-la schiena di mio padre
-i sedili puliti del treno.
-io che ripasso a voce alta e quel ragazzo che tenta di capire il labbiale.
-"simmo salentini dellu munno cittadini.."
- Alice e Zio can.
- porte bianche
- presepi sottovuoto
-
-
-
-
-
-
-sprizt campari
-ciotole grigie d’alluminio, freddo e cupo.
-il barista si vuol fare i cazzi miei e fortunatamente non ci riesce.
- l’albero in piazza era troppo giallo, per Dio! chi cazzo c’avrà buttato quella colata di lucette?
-foglie scomparse.
- Non è ancora freddo!
- "ANTI FE" che significa?
-Ma quanto è carino Cortomaltese quando la chiama Bijou!!
-
-
-
Odio tutto quello che mi riporta qui, ma proprio, precisamente, qui.
"... Un saluto e un cordiale fanculo, ad un altro Natale."




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mercoledì 6 dicembre 2006 - ore 13:28


matt-anzia
(categoria: " Vita Quotidiana ")




trasmissione sinaptica
neglect
acromatopsia
protopoagnosia
agnosia
afasia
dislessia
disgrafia
alessia
anomia
lobo occipitale
lobo temporale
emisfero sx
emisfero dx
stringa fomenica
circolo del cingolo
circolo mediale
Area di Broca
area di Werniche
sistema limbico
amigdala
mielina
talamo
ipotalamo
ipofisi
Alzheimer
demenza
neurone
assone
andriti
sistema simpatico e parasimpatico
area transcorticale
area sottocorticale
memoria semantica
deficit


[il cogniglietto tippi è diventato ippi e ballaci contento tupppite tupppite tu.]



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martedì 5 dicembre 2006 - ore 12:02


coglionaggine.
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Oggi studiando i disturbi mentali dei normali e morendo d’angoscia per l’esame che è giovedì, mi è tornata in mente una scena.
Stavamo per partire per non so dove una sera e stavo giocando a far camminare le dita su una parete, e ricordo solo che avevo dato un nome e ci inventavo storie.
Poi ricordo anche che mio padre, quella sera, mi guarda e mi chiede "che stai facendo?", mi sono talmente vergognata al pensiero che qualcuno avesse scoperto i nomi o mi avesse visto giocare a far camminare le dita sulla parete che ora non ricordo più come li chiamavo, da quel giorno, stop.

Ritornano alla mente colori, temperature, profumi.

Come avere quattro anni e fregarsene di tutto e pulirsi il naso sulla manica del giubottino e giocare a farsi rincorrere dal cane.
Frasi storiche "siamo come il fiammifero e la benzina, non potremmo mai volerci bene.".
Mi capita di nuovo di volermi chiudere a riccio, sempre meglio d’azzannare.
Ogni tanto bisognerebbe pensare di fermare il tempo, cercarsi di nuovo il proprio.
Quello in cui non c’erano troppe preoccupazioni, ma infondo non ricordo un tempo particolarmente favorevole per quanto riguarda i sentimenti in genere.
Ed esiste lo scrivere che ti salva, un poco, da quello che sei. Ti da le sue pause, ti lascia vivere. Non importa che sia fatto bene o male, ma che sia fatto fondamentalmente per te.
Un fiammifero per dar fuoco al cielo e vederlo più dorato, tenere la benzina per un falò e scrollarsi da dosso ogni amarezza.

"...Uomini
uomini del mio presente
non mi consola l’abitudine
a questa mia forzata solitudine
io non pretendo il mondo intero
vorrei soltanto avere un luogo un posto più sincero,
dove un bel giorno
magari molto presto
io finalmente possa dire: questo è il mio posto
dove rinasca non so come e quando
il senso di un sforzo collettivo per ritrovare il mondo..."


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lunedì 4 dicembre 2006 - ore 11:46


Freezer
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Scrivo a tutta la gente che come me non crede più nella politica.
Scrivo per la rassegnazione, lo sconforto, la pacificazione con se stessi che raramente porta a qualcosa di buono.
Parlo a quelli che hanno sempre votato perchè come me, pensavano agli uomini che si sono impegnati e sono scesi in piazza ed hanno urlato per avere quel diritto.
Parlo a quelli che sputavano sopra all’anarchia e volevano credere a tutti i costi a qualcosa di più romantico di un "solo contro il mondo".
Parlo a quelli che credevano agli uomini, alle loro parole e non perdevano la speranza di trovarci sempre qualcosa di buono.
Parlo a quelli che vedono oltre il tg, che non si chiedono "perchè ha ucciso il figlio?" ma vorrebbero prendere a pugni mariti e famiglie che hanno lasciato quella donna sola nell’ oblio di tutti i giorni.
Parlo a quelli che se ne fottono del surgelamento degli embrioni e che credono che gli orfanotrofi dovrebbero essere svuotati e dare ad ogni innocente in diritto ad avere cura ed affetto.
Parlo a quelli che si vogliono impegnare.
Parlo a quelli che piangono sotto alle coperte che stringono i pugni e che si chiedono "perchè non ci riesco?".
Parlo a loro perchè forse potrebbero capire, le luminarie accese come in un trailer di un film horror, e "scende giù dal ciel lieve" e pensare di stare a Kabul che di lieve non ci sarebbe proprio niente.
Potrebbero capire l’anarchia che m’invade in questo periodo ed il non credere assolutamente a niente che abbia a che fare con la politica.
Potrebbero capire o forse no, resta il fatto che questa italia addobbata di rosso spento,mi fa uno schifo assurdo, gira puttana tra le vie e non si volta a chiedere scusa se a spintoni ti manda a terra.
Sarà questo il prezzo forse che si dovrà pagare, un NON credere, un NON essere, in sostanza una vita di merda in un paese di merda, il nostro.

Ho visto torri alte un paradiso
crescere sopra isole deserte.
Dov’eri tu quando parlavo tanto
ed ero solo come una bestemmia.

Torre d’avorio pura nella notte
cristallizzato nella tua agonia.
Dov’eri tu vestito da scolaro
quando dormivo senza avere sogni.
Dov’eri tu e il tuo sorriso onesto
dov’eri tu col tuo vestito hippy.
E il tuo ospedale per i cuori infranti
chiusi dentro al cassetto insieme al vino.

Dov’eri tu con il tuo buonumore
Tu mi stavi ammazzando,
tu mi stavi ammazzando
con amore.

Ed io dormivo dove era più freddo,
dentro al mio pozzo ormai senza pudore.
Con il mio cuore stranamente nudo
e mi dicevo
adesso si che sto crescendo
e invece era soltanto una stazione,
certezza necessaria e sufficiente.
Utile tutt’al più per affogare,
per liberarmi da un vestito stretto
ed indossarne uno un po’ più largo.


Dov’eri tu che mi dicevi sempre,
guarda che bello
ome siamo pazzi.
Dov’eri tu quando restavo zitto
ed ero ingenuo come una bestemmia.
Dov’eri tu con la pace nel cuore.
Tu mi stavi ammazzando...

E adesso guarda ho rotto il mio orologio
e ho costruito la mia stanza a specchi.
E cullo il mio suicidio come un bimbo,
che aspetta il giorno che verrà Natale.

E non invidio la tua casa bianca,
dove resisterai fino a cent’anni.
per finire su un letto di granito
con il conforto della tua coscienza.
Le mani nette e il cuore di cristallo
e i cani abbaieranno a mezza voce.
Io forse allora non sarò più niente,
solo una "x" nel ciclo dell’azoto.

Se c’è un inferno mi saprà ascoltare.
Buonanotte fratello,
buonanotte fratello, con amore

Buonanotte Fratello F. De Gregori




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