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![]() incazzosa, 28 anni spritzina di norma no. CHE FACCIO? studio il mio sistema nervoso. Sono sistemato [ SONO OFFLINE ] [ PROFILONE ] [ SCRIVIMI ] STO LEGGENDO Niente, perchè sono un’asina. HO VISTO che la mia casa è con me...OVUNQUE VADA: Bologna Parma Firenze Pavia Ferrara Sant’Antioco, Cagliari Turi, Bari, Ostuni, Alberobello, Conversano Civitanova Marche Recanati Comunanza Porto Recanati Ascoli Castelluccio Norcia Sansepolcro Arezzo Siena Anghiari S.johan Casere Mantova SPAGNA Barcellona FRANCIA Parigi,Blois,Cap-Frehel,Caen, Arromanche, Rouen,Heavre, Honfleur, Etretat, Fecamp, Mont S. Michel, S. Malò, Giverny, Les Andelys, Chantilly OLANDA Amsterdam SVEZIA Stoccolma, Goteborg SLOVENIA Bled, Ptju, Kostanievika na krk NON ANCORA MA VORREI: Irlanda cammino di Santiago IMPOSSIBILE ma continuo a Sperarci: Canada STO ASCOLTANDO Guccini De Andrè De Gregori Ratti della Sabina McR Mercanti di liquore TaRm P. Conte L.Einaudi P. Bertoli R.Gaetano E. Piaf Afterhours Bandabardò CCCP Clash Ramones Ska-p 99Posse Ska originale Gaber Benvegnù Dente Battiato Capossela jack folla Offlaga disco pax Vecchioni Toy dolls Bob Marley Placebo J. Joplin Lou Reed Beach boys Bob Dylan Fossati Le luci della centrale elettrica Artemoltobuffa Zen Circus Giulio Casale ![]() Venerea No Seduction ABBIGLIAMENTO del GIORNO Vesto all’occidentale... con un senso di colpa micidiale. ORA VORREI TANTO... chiamarmi "genniffer" STO STUDIANDO... Chi non legge fiabe. OGGI IL MIO UMORE E'... Mio. ORA VORREI TANTO... ORA VORREI TANTO... ORA VORREI TANTO... PARANOIE Nessuna scelta effettuata MERAVIGLIE Nessuna scelta effettuata |
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mercoledì 21 giugno 2006 - ore 08:36 21 giugno 1984 È il giorno de “hermanos hermanos, por la libertad…” del sorriso perché ti va, Oggi è un giorno come gli altri, solo più positivo e sereno. Oggi è il 22 esimo anno d’esistenza. Solita sveglia, alzo lo sguardo, il sole afoso aspetta fuori, profumo di mandorle nell’aria. 22 anni, magnifico, numero pari, bello tondo e rimbombante, con al sua dolce e serena metà, sempre li pronta che l’aspetta, rassicurante idea di un età accoppiata, almeno quella! 22 anni sotto una campana di percalle, come una gonna degli anni 50, li voglio tenere stretti a me. 22 anni di libertà, ho respirato a lungo, ho guardato paesaggi stupendi, ho fatto tante cose, conosciuto strane persone. (devono essere stati terribilmente lunghi 22 anni di galera, tutta la mia vita dietro le sbarre… ) il solito pensiero, sorrido, e mi dico: “il solito pensiero del ventuno del mese di giugno, fatti i cazzi tuoi e sorridi, oggi hai un anno in più!” mando a fanculo il detenuto, la giustizia, i giudicanti ed i giustizieri (della notte e del pomeriggio). Sorrido, lotto un po’ con le lenzuola, così perché è mattina, così perché questa è la mia mattina. Lo sguardo cade sulle guide delle città europee “l’anno prossimo, si.” Sulle foto, un sorriso agli amici lontani, il buon giorno se lo meritano, oggni è il mio giorno! E vorrei dedicarmi quella passeggiata nel buio oscuro della Bretagna, con l’erica a decorare la costa, l’atlantico, non la vedi ma sai che c’è. Bella e sperduta Bretagna, col suo ostello come una piccola, umile Locanda Almayer, mi dedico la luna di quella serata, il faro lontano e quel profumo di libertà. Magnifica, da film, me la dedico anche se è giorno, perché così mi va. Ed un caffè in qualche bar argentino. Ed un lento, da stringere il fiato, con qualche vagabondero. E tutto quello che c’è di bello oggi, così egoista la mente umana, non se ne può fare a meno, del volersi bene. E così è se vipare. ![]() Auguri Ile! LEGGI I COMMENTI (12) - PERMALINK martedì 20 giugno 2006 - ore 13:17 CONQUISTA. GRANDIOSO MOVIMENTO QUELLO DEI "NO TAV". CI SIETE RIUSCITI! LEGGI I COMMENTI (7) - PERMALINK lunedì 19 giugno 2006 - ore 17:22 strani alfabeti per strane vite. ![]() "LAleph? ripetei. Si il luogo dove si trovano, senza confondersi, tutti i luoghi della terra, visti da tutti gli angoli." LEGGI I COMMENTI (2) - PERMALINK domenica 18 giugno 2006 - ore 11:12 desertificazione. Stavo li, con quella cazzo di bistecchina occidentale, con la mia acqua frizzante, con linsalatina dellorto nel piatto. E davanti, un popolo in ginocchio, vivere senza acqua, vivere con pochissima acqua, morire. Avremmo sempre altro a cui pensare? Avremmo sempre 8 persone che si riuniscono attorno ad un tavolo, mentre il resto del mondo protesta? Riusciranno a tenerci buoni per molto ancora? Riuscirannoa comprimere bene le mani sulle orecchie, per non sentire le urla, il dolore? Riusciranno a dirci che è tutto normale, che è sempre stato così? Che una quarantenne mi dica che la mia è tutta utopia, non fa una piega. Che una quarantenne mi dica che si è sempre visto quello, non è niente di nuovo. Ma che non si abbia nemmeno il coraggio di zittirsi, difronte alle ingiustizie ed arrabbiarsi, indignarsi... Ma che non si abbia il coraggio di pensarla diversamente, che non si abbia il coraggio di TENTARE... Cè chi prende a calci una bottiglia dacqua ai bordi di un campo da calcio, per un goal mancato... Shomér, Ma Mi-llailah? LEGGI I COMMENTI (10) - PERMALINK venerdì 16 giugno 2006 - ore 13:41 radici di radici di radici. (dopo una conversazione con Max se non Pogues, se non turin, se non my twin brother, ho pensato bene di inserire una canzunciella che mi fa fantasticare sulle origini, che NON ho, ma vorrei avere, o forse, semplicemente spiegherebbero tutta questa voglia di spostamento che ho da sempre e che lintera famiglia di mi rimprovera!) [contento macse?????uff...] C’è una canzone che non mi stancherei mai d’ascoltare. ![]() Ecco stasera mi piace così con queste stelle appiccicate al cielo la lama del coltello nascosta nello stivale e il tuo sorriso trentadue perle così disse il ragazzo nella mia vita non ho mai avuto fame e non ricordo sete di acqua o di vino ho sempre corso libero, felice come un cane. Tra la campagna e la periferia e chissà da dove venivano i miei dalla Sicilia o dall’Ungheria avevano occhi veloci come il vento leggevano la musica leggevano la musica nel firmamento Rispose la ragazza ho tredici anni trentadue perle nella notte e se potessi ti sposerei per avere dei figli con le scarpe rotte girerebbero questa ed altre città questa ed altre città a costruire giostre e a vagabondare ma adesso è tardi anche per chiaccherare. E due zingari stavano appoggiati alla notte forse mano nella mano e si tenevano negli occhi aspettavano il sole del giorno dopo senza guardare niente sull’autostrada accanto al campo le macchine passano velocemente e gli autotreni mangiano chilometri sicuramente vanno molto lontano gli autisti si fermano e poi ripartono dicono c’è nebbia, bisogna andare piano si lasciano dietro un sogno metropolitano. F.De Gregori Due Zingari LEGGI I COMMENTI (3) - PERMALINK giovedì 15 giugno 2006 - ore 14:14 fraternitè e bla bla bla... ![]() Non ho mai avuto nessuno che mi accompagnasse dai diciott’anni in poi. Nessuno con me a cercar lavoro, nessuno ad iscrivermi all’università (manco al primo giorno delementari tanto per capirci!), Non ho mai voluto nessuno, per orgoglio più che per mancanza. Nessuna raccomandazione, nessun incoraggiamento se non "bhe, è il tuo dovere". Nessuna agevolazione, nessun stupore che mi accompagnasse, tutto è sempre stato com’è. NEssuna metamorfosi eclatante, tutto è stato silenzioso, così ho imparato che le azioni non hanno ombra, non lasciano aloni. Qualla voglia di dire "me la caverò da sola" , che ti cresce dentro e senti solo che devi andare, arrangiarti. Prendere il tutto, impacchettarlo e portartelo appresso ovunque. tutto è stato naturale, come se il destino di ogni uomo fosse lo stesso per tutto. Quanto è strano però, che l’unico a stupirsi difronte alla vita sia soltanto chi la vive, è pure un poco triste. In questi giorni aiuto qualcuno a cercare se stesso, nessuno m’ha mai aiutata in questo. Mi risulta difficile comportarmi da consigliera. Devo ritornare a rivivere i miei diciottoanni, da sbarbina timida, e rido al solo pensiero. Un fratello che credeva che fossi sempre stata così: sfrontata e abbastanza socievole.Una madre che mi ricorda così. Ed io che ricordo solo di quanto arrossivo nell’arco di una giornata, del non saper che dire e del "dover fare il proprio dovere". Sono giorni strani. Ho visto il signore che seguivo durante l’anno di servizio civile, ed ora le uniche camminate che fa sono da passeggero in una sedia a rotelle. Quanto ti cambia un anno d’esistenza. Accarezzo col pensiero ogni singolo "dovere", come una battaglia vinta contro me stessa, abbraccio forte ogni emozione, ogni tenerezza, la timidezza e le risate spensierate, un’altra fragilità. E forse ero solo più forte ed innoqua di ora. LEGGI I COMMENTI (14) - PERMALINK mercoledì 14 giugno 2006 - ore 11:47 insofferente, inadatta, INCAZZOSA. Non capisco la gente incoerente. PEr me: musica, lettura, politica, tutto forma un’esistenza, niente è divisibile dal complesso. Niente. Non è che un cazzone ascolti che ne so.... africaunite e poi voti AN, io riesca a capirlo. Non ci riesco. E non è che non ci arrivi, proprio MI RIFIUTO. mi rifiuto di pensare che sia tutto talmente sfumato da non riconoscere più nulla. MI rifiuto di pensare che infondo vada bene così. E vaffanculo mondo. Che questo sia estremismo? cazzacci vostri. Che la coerenza sia un aspetto soggettivo? ma per favore. Che palle. Siamo un branco di cazzoni. E che qualcuno dica pure che sono un’insofferente cronica, prego ssiori e sssiore, certo che la parte della comprensiva non m’è mai venuta bene. ![]() Oggi potrei uccidere qualcuno. LEGGI I COMMENTI (15) - PERMALINK martedì 13 giugno 2006 - ore 18:38 f o r m a Se proprio non sempre si riesce a fare quel semplice gesto, se cè qualcosa che ti frena, se ne avresti prprio voglia, ma non c’è nessuno. Mè sembrata magnifica la mostra fotografica al FORMA. Sarà che si respirava LIFE non solo da copertina. Vedere il mondo dagli occhi di un altro, in un abbraccio totale. Che fosse stato rivolto agli occhi socchiusi e melanconici di Merylin, che fossero gli sguardi semiti supplichevoli dietro al filo spinato. Un abbraccio in uno scatto, con quel suono inconfondibile che può avere una Yashica ad esempio, ad esempio la mia. M’immaginavo cosa si potesse provare nel veder sviluppata un’immagine del genere. Che non è solo una foto e basta, la foto non è mai foto. Come un quadro da interpretare, prima la scelta del soggetto e poi gli occhi di chi l’ha idealizzato. ![]() Leonard McCombe E quel controllare sempre tutto, che si tenti di sfiorare, almeno sfiorare, la perfezione. Che sia nitida la bellezza, non importa se gli altri non capiranno, che per te sia nitido il tuo pensiero in quello scatto. E la luce, che non veli leffimero, che non turbi il pensiero, pochi attimi, il tempo per impressionare qualcuno su qualcosa, o qualcosa su qualcuno. Bianco e nero o a colori. Se fosse uno scatto felice, non perderei molto tempo dietro allobbiettivo,inizierei a riempiangere le nuove teconologie e al massimo me la caverò con un "mosso" dautore. Se fosse uno scatto malinconico, sceglierei accuratamente lesposizione alla luce, il tempo, il vento, la polvere, lo sguardo, la posa, mi prenderei il mio tempo, una foto per volersi bene. Se fosse un autoscatto sceglierei di guardare all’ in su. Ma... se fosse solo una foto, il problema è che non lo è mai. Li, ancora tra gli acidi il negativo, pinze cromate, imbibente per proteggere dal calcare, vasche, luce rossa, come un parto. Fragile lembo di carattere, osservare per impressionare, impressionare per farsi amare. Un’altra messa a fuoco. LEGGI I COMMENTI (6) - PERMALINK sabato 10 giugno 2006 - ore 11:56 UN MATTO (dietro ogni scemo c’è un villaggio) Tu prova ad avere un mondo nel cuore e non riesci ad esprimerlo con le parole, e la luce del giorno si divide la piazza tra un villaggio che ride e te, lo scemo, che passa, e neppure la notte ti lascia da solo: gli altri sognan se stessi e tu sogni di loro E sì, anche tu andresti a cercare le parole sicure per farti ascoltare: per stupire mezz’ora basta un libro di storia, io cercai di imparare la Treccani a memoria, e dopo maiale, Majakowsky, malfatto, continuarono gli altri fino a leggermi matto. E senza sapere a chi dovessi la vita in un manicomio io l’ho restituita: qui sulla collina dormo malvolentieri eppure c’è luce ormai nei miei pensieri, qui nella penombra ora invento parole ma rimpiango una luce, la luce del sole. Le mie ossa regalano ancora alla vita: le regalano ancora erba fiorita. Ma la vita è rimasta nelle voci in sordina di chi ha perso lo scemo e lo piange in collina; di chi ancora bisbiglia con la stessa ironia "Una morte pietosa lo strappò alla pazzia". F.De andrè P.S: domani mostra fotografica al F.O.R.M.A di Milano, spettacolo teatrale del Ghillo, parlata Lombarda, torno Lunedì, siii..viaggiare.. LEGGI I COMMENTI (3) - PERMALINK venerdì 9 giugno 2006 - ore 10:06 d.o.n.n.e. Prendo spunto da una riflessione della mia Sista, per ricordarmi delle donne che hanno segnato per ora la mia esistenza. Che si parta pure dalla professoressa di lettere. Che si parta da lei, che ha tirato fuori il meglio da me, lacrime e frustrazione e vergogna ma alla fine sorrisi d’ammirazione e la voglia di credere nei miei pensieri. Che sia Valentina. Che sia a Bari, e non in una provincia veneta. Che siano a ricordarmela i suoi capelli scuri ricci, la faccia da bambolina, lo zainetto sulle spalle. Che siano a ricordarmela sempre, le sue belle parole, il suo innamoramento per la letteratura. Che siano i consigli su i libri, che sia la feltrinelli a Bologna ad accompagnare questo pensiero. Che sia una che ha sempre lottato per il suo carattere, che sia l’unica ad essere riuscita a costruirsi la sua campana di vetro, ma di un cristallo sottile, pronto ad esplodere in mille pezzi quando trova una persona per cui vale la pena mostrarsi. Che sia quel momento di silenzio, che sia la sua voglia di vivere, la sua voglia di viaggiare. Che sia la sua Londra. Che nessuna di noi due sia una nullità, ma che la nostra diversità giustifichi il disorientamento di fronte a chi si cerca, a chi si vuole. Che sia il romanticismo: negli ideali, nella musica, nell’amore, in una maglietta, in un libro, la vie en rose. Che sia una comunista, una rossa di merda, che ascolti Guccini, che abbia condiviso un concerto a Parma con me, che beva del vino e si fumi una canna ai giardini di bologna. Che sia spudorata, intransigente, scettica di fronte alle emozioni modaiole. Che sia scomoda. Che sia dolce nel prendermi per mano, nel volermi ascoltare, nel pretendere d’ascoltare i miei pensieri. Che siano i timori verso il mondo, che sia la paura di non riuscire, che siano i momenti di sconforto davanti all’amore, che sia l’essere donna, in tutto il suo mondo apparte, incompreso, bello con quel pizzico d’ effimero che lo contraddistingue. Che sia Marianna Con le sue gite artistiche, la passione per il vino, per gli uomini, per il volersi bene, a volte per il volersi male. Che sia un anno di servizio civile condiviso, che se ne fotta della politica, che se ne fotta dei cliché molto più di me, che non appartenga a nessuno, che non capisca un cazzo di quello che m’interessa. Che sia spensieratezza, curiosità quelle cose che ci distinguono. Che siano discorsi fantasiosi su come vorremmo il nostro uomo. Che sia disillusione. Che abbia poca pazienza, e che io detesti alcuni lati del suo carattere questo è ricambiato, ma ci ripromettiamo che se diventiamo lesbiche ci metteremo assieme. Se rinasciamo una maschio e una donna ci sposiamo. Che sia fantasia mai parsimoniosa, che sia spensieratezza. Che sia pure Susy, con le sue frivolezze, le sue paturnie d’amore. Che sia in continua e costante ricerca della mia approvazione, come un cucciolo da difendere. Che sia così, ingenua e sempliciotta, pure cattiva, ma un amicizia da motorino, ancora con l’eskimo,ogni fottuto sabato in piazza a bere.. ogni sfottuto sabato in due a prendere la pizza. Sedici anni, con qualche fortuna blu nel pacchetto. Che sia così, come due osservatrici della metamorfosi, ognuna a suo modo è cambiata. E che sia Elena, l’estate passata a casa mia a far asciugare le ferite di una vita stronza, particolarmente stronza con lei. Che sia la perdita di un genitore da ascoltare, che siano le cazzate adolescenziali, una vacanza di maturità a Genova, capelli fucsia , ora sbiaditi. Sedici anni, diciassette, diciotto, diciannove, venti.. Che sia a contornare il tutto un sottofondo cacofonico, ma lieve, voci di bambine, ora adulte, voci di donne che cercano di ritornar bambine, giovani donne insicure davanti al mondo. Che siano stoffe morbide ad accompagnare il pensiero. Un profumo acidulo a velare la dolcezza. LEGGI I COMMENTI (8) - PERMALINK > > > MESSAGGI PRECEDENTI |
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