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incazzosa, 28 anni
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mercoledì 21 giugno 2006 - ore 08:36


21 giugno 1984
(categoria: " Vita Quotidiana ")


È il giorno de “hermanos hermanos, por la libertad…”
del sorriso perché ti va,
Oggi è un giorno come gli altri, solo più positivo e sereno.
Oggi è il 22 esimo anno d’esistenza.
Solita sveglia, alzo lo sguardo, il sole afoso aspetta fuori, profumo di mandorle nell’aria.

22 anni, magnifico, numero pari, bello tondo e rimbombante, con al sua dolce e serena metà, sempre li pronta che l’aspetta, rassicurante idea di un età accoppiata, almeno quella!
22 anni sotto una campana di percalle, come una gonna degli anni 50, li voglio tenere stretti a me.
22 anni di libertà, ho respirato a lungo, ho guardato paesaggi stupendi, ho fatto tante cose, conosciuto strane persone.
(devono essere stati terribilmente lunghi 22 anni di galera, tutta la mia vita dietro le sbarre… )
il solito pensiero, sorrido, e mi dico:
“il solito pensiero del ventuno del mese di giugno, fatti i cazzi tuoi e sorridi, oggi hai un anno in più!”
mando a fanculo il detenuto, la giustizia, i giudicanti ed i giustizieri (della notte e del pomeriggio).
Sorrido, lotto un po’ con le lenzuola, così perché è mattina, così perché questa è la mia mattina.
Lo sguardo cade sulle guide delle città europee “l’anno prossimo, si.”
Sulle foto, un sorriso agli amici lontani, il buon giorno se lo meritano, oggni è il mio giorno!

E vorrei dedicarmi quella passeggiata nel buio oscuro della Bretagna, con l’erica a decorare la costa, l’atlantico, non la vedi ma sai che c’è.
Bella e sperduta Bretagna, col suo ostello come una piccola, umile Locanda Almayer, mi dedico la luna di quella serata, il faro lontano e quel profumo di libertà.
Magnifica, da film, me la dedico anche se è giorno, perché così mi va.

Ed un caffè in qualche bar argentino.

Ed un lento, da stringere il fiato, con qualche vagabondero.
E tutto quello che c’è di bello oggi, così egoista la mente umana, non se ne può fare a meno, del volersi bene.
E così è se vipare.



Auguri Ile!


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martedì 20 giugno 2006 - ore 13:17


CONQUISTA.
(categoria: " Vita Quotidiana ")


GRANDIOSO MOVIMENTO QUELLO DEI "NO TAV".
CI SIETE RIUSCITI!


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lunedì 19 giugno 2006 - ore 17:22


strani alfabeti per strane vite.
(categoria: " Vita Quotidiana ")




"’L’Aleph?’ ripetei.
’Si il luogo dove si trovano, senza confondersi, tutti i luoghi della terra, visti da tutti gli angoli."


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domenica 18 giugno 2006 - ore 11:12


desertificazione.
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Stavo li, con quella cazzo di bistecchina occidentale, con la mia acqua frizzante, con l’insalatina dell’orto nel piatto.
E davanti, un popolo in ginocchio, vivere senza acqua, vivere con pochissima acqua, morire.

Avremmo sempre altro a cui pensare?
Avremmo sempre 8 persone che si riuniscono attorno ad un tavolo, mentre il resto del mondo protesta?
Riusciranno a tenerci buoni per molto ancora?
Riuscirannoa comprimere bene le mani sulle orecchie, per non sentire le urla, il dolore?
Riusciranno a dirci che è tutto normale, che è sempre stato così?

Che una quarantenne mi dica che la mia è tutta utopia, non fa una piega.
Che una quarantenne mi dica che si è sempre visto quello, non è niente di nuovo.

Ma che non si abbia nemmeno il coraggio di zittirsi, difronte alle ingiustizie ed arrabbiarsi, indignarsi...
Ma che non si abbia il coraggio di pensarla diversamente, che non si abbia il coraggio di TENTARE...
C’è chi prende a calci una bottiglia d’acqua ai bordi di un campo da calcio, per un goal mancato...

Shomér, Ma Mi-llailah?






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venerdì 16 giugno 2006 - ore 13:41


radici di radici di radici.
(categoria: " Vita Quotidiana ")


(dopo una conversazione con Max se non Pogues, se non turin, se non my twin brother, ho pensato bene di inserire una canzunciella che mi fa fantasticare sulle origini, che NON ho, ma vorrei avere, o forse, semplicemente spiegherebbero tutta questa voglia di spostamento che ho da sempre e che l’intera famiglia di mi rimprovera!)
[contento macse?????uff...]
C’è una canzone che non mi stancherei mai d’ascoltare.



Ecco stasera mi piace così
con queste stelle appiccicate al cielo
la lama del coltello nascosta nello stivale
e il tuo sorriso trentadue perle
così disse il ragazzo nella mia vita non ho mai avuto fame
e non ricordo sete di acqua o di vino
ho sempre corso libero, felice come un cane.
Tra la campagna e la periferia e chissà da dove venivano i miei
dalla Sicilia o dall’Ungheria
avevano occhi veloci come il vento leggevano la musica
leggevano la musica nel firmamento

Rispose la ragazza ho tredici anni
trentadue perle nella notte
e se potessi ti sposerei per avere dei figli
con le scarpe rotte
girerebbero questa ed altre città
questa ed altre città a costruire giostre e a vagabondare
ma adesso è tardi anche per chiaccherare.

E due zingari stavano appoggiati alla notte
forse mano nella mano e si tenevano negli occhi
aspettavano il sole del giorno dopo
senza guardare niente
sull’autostrada accanto al campo
le macchine passano velocemente
e gli autotreni mangiano chilometri
sicuramente vanno molto lontano
gli autisti si fermano e poi ripartono
dicono c’è nebbia, bisogna andare piano
si lasciano dietro un sogno metropolitano.

F.De Gregori Due Zingari


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giovedì 15 giugno 2006 - ore 14:14


fraternitè e bla bla bla...
(categoria: " Vita Quotidiana ")




Non ho mai avuto nessuno che mi accompagnasse dai diciott’anni in poi.
Nessuno con me a cercar lavoro,
nessuno ad iscrivermi all’università (manco al primo giorno d’elementari tanto per capirci!),
Non ho mai voluto nessuno, per orgoglio più che per mancanza.
Nessuna raccomandazione, nessun incoraggiamento se non "bhe, è il tuo dovere".
Nessuna agevolazione, nessun stupore che mi accompagnasse, tutto è sempre stato com’è.
NEssuna metamorfosi eclatante, tutto è stato silenzioso, così ho imparato che le azioni non hanno ombra, non lasciano aloni.


Qualla voglia di dire "me la caverò da sola" , che ti cresce dentro e senti solo che devi andare, arrangiarti.
Prendere il tutto, impacchettarlo e portartelo appresso ovunque.

tutto è stato naturale, come se il destino di ogni uomo fosse lo stesso per tutto.
Quanto è strano però, che l’unico a stupirsi difronte alla vita sia soltanto chi la vive, è pure un poco triste.

In questi giorni aiuto qualcuno a cercare se stesso, nessuno m’ha mai aiutata in questo.
Mi risulta difficile comportarmi da consigliera.

Devo ritornare a rivivere i miei diciottoanni, da sbarbina timida, e rido al solo pensiero.
Un fratello che credeva che fossi sempre stata così: sfrontata e abbastanza socievole.Una madre che mi ricorda così.
Ed io che ricordo solo di quanto arrossivo nell’arco di una giornata, del non saper che dire e del "dover fare il proprio dovere".


Sono giorni strani.

Ho visto il signore che seguivo durante l’anno di servizio civile, ed ora le uniche camminate che fa sono da passeggero in una sedia a rotelle.
Quanto ti cambia un anno d’esistenza.
Accarezzo col pensiero ogni singolo "dovere", come una battaglia vinta contro me stessa, abbraccio forte ogni emozione, ogni tenerezza, la timidezza e le risate spensierate, un’altra fragilità.
E forse ero solo più forte ed innoqua di ora.





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mercoledì 14 giugno 2006 - ore 11:47


insofferente, inadatta, INCAZZOSA.
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Non capisco la gente incoerente.
PEr me: musica, lettura, politica, tutto forma un’esistenza, niente è divisibile dal complesso.
Niente.
Non è che un cazzone ascolti che ne so.... africaunite e poi voti AN, io riesca a capirlo.
Non ci riesco.
E non è che non ci arrivi, proprio MI RIFIUTO.
mi rifiuto di pensare che sia tutto talmente sfumato da non riconoscere più nulla.
MI rifiuto di pensare che infondo vada bene così.

E vaffanculo mondo.
Che questo sia estremismo?
cazzacci vostri.

Che la coerenza sia un aspetto soggettivo?
ma per favore.

Che palle.
Siamo un branco di cazzoni.

E che qualcuno dica pure che sono un’insofferente cronica,
prego ssiori e sssiore,
certo che la parte della comprensiva non m’è mai venuta bene.



Oggi potrei uccidere qualcuno.






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martedì 13 giugno 2006 - ore 18:38


f o r m a
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Se proprio non sempre si riesce a fare quel semplice gesto, se c’è qualcosa che ti frena,
se ne avresti prprio voglia, ma non c’è nessuno.

M’è sembrata magnifica la mostra fotografica al FORMA.
Sarà che si respirava LIFE non solo da copertina.
Vedere il mondo dagli occhi di un altro, in un abbraccio totale.
Che fosse stato rivolto agli occhi socchiusi e melanconici di Merylin, che fossero gli sguardi semiti supplichevoli dietro al filo spinato.

Un abbraccio in uno scatto, con quel suono inconfondibile che può avere una Yashica ad esempio, ad esempio la mia.
M’immaginavo cosa si potesse provare nel veder sviluppata un’immagine del genere.
Che non è solo una foto e basta, la foto non è mai foto.
Come un quadro da interpretare, prima la scelta del soggetto e poi gli occhi di chi l’ha idealizzato.



Leonard McCombe

E quel controllare sempre tutto, che si tenti di sfiorare, almeno sfiorare, la perfezione.
Che sia nitida la bellezza, non importa se gli altri non capiranno, che per te sia nitido il tuo pensiero in quello scatto.
E la luce, che non veli l’effimero, che non turbi il pensiero, pochi attimi, il tempo per impressionare qualcuno su qualcosa, o qualcosa su qualcuno.
Bianco e nero o a colori.

Se fosse uno scatto felice, non perderei molto tempo dietro all’obbiettivo,inizierei a riempiangere le nuove teconologie e al massimo me la caverò con un "mosso" d’autore.

Se fosse uno scatto malinconico, sceglierei accuratamente l’esposizione alla luce, il tempo, il vento, la polvere, lo sguardo, la posa, mi prenderei il mio tempo, una foto per volersi bene.

Se fosse un autoscatto sceglierei di guardare all’ in su.

Ma... se fosse solo una foto, il problema è che non lo è mai.
Li, ancora tra gli acidi il negativo, pinze cromate, imbibente per proteggere dal calcare, vasche, luce rossa, come un parto.
Fragile lembo di carattere, osservare per impressionare, impressionare per farsi amare.
Un’altra messa a fuoco.

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sabato 10 giugno 2006 - ore 11:56


UN MATTO
(categoria: " Vita Quotidiana ")


(dietro ogni scemo c’è un villaggio)
Tu prova ad avere un mondo nel cuore
e non riesci ad esprimerlo con le parole,
e la luce del giorno si divide la piazza
tra un villaggio che ride e te, lo scemo, che passa,
e neppure la notte ti lascia da solo:
gli altri sognan se stessi e tu sogni di loro

E sì, anche tu andresti a cercare
le parole sicure per farti ascoltare:
per stupire mezz’ora basta un libro di storia,
io cercai di imparare la Treccani a memoria,
e dopo maiale, Majakowsky, malfatto,
continuarono gli altri fino a leggermi matto.

E senza sapere a chi dovessi la vita
in un manicomio io l’ho restituita:
qui sulla collina dormo malvolentieri
eppure c’è luce ormai nei miei pensieri,
qui nella penombra ora invento parole
ma rimpiango una luce, la luce del sole.

Le mie ossa regalano ancora alla vita:
le regalano ancora erba fiorita.
Ma la vita è rimasta nelle voci in sordina
di chi ha perso lo scemo e lo piange in collina;
di chi ancora bisbiglia con la stessa ironia
"Una morte pietosa lo strappò alla pazzia".


F.De andrè

P.S:
domani mostra fotografica al F.O.R.M.A di Milano, spettacolo teatrale del Ghillo, parlata Lombarda, torno Lunedì, siii..viaggiare..


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venerdì 9 giugno 2006 - ore 10:06


d.o.n.n.e.
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Prendo spunto da una riflessione della mia Sista, per ricordarmi delle donne che hanno segnato per ora la mia esistenza.
Che si parta pure dalla professoressa di lettere.
Che si parta da lei, che ha tirato fuori il meglio da me, lacrime e frustrazione e vergogna ma alla fine sorrisi d’ammirazione e la voglia di credere nei miei pensieri.

Che sia Valentina.
Che sia a Bari, e non in una provincia veneta.
Che siano a ricordarmela i suoi capelli scuri ricci, la faccia da bambolina, lo zainetto sulle spalle.
Che siano a ricordarmela sempre, le sue belle parole, il suo innamoramento per la letteratura.
Che siano i consigli su i libri, che sia la feltrinelli a Bologna ad accompagnare questo pensiero.
Che sia una che ha sempre lottato per il suo carattere, che sia l’unica ad essere riuscita a costruirsi la sua campana di vetro, ma di un cristallo sottile, pronto ad esplodere in mille pezzi quando trova una persona per cui vale la pena mostrarsi.
Che sia quel momento di silenzio, che sia la sua voglia di vivere, la sua voglia di viaggiare.
Che sia la sua Londra.
Che nessuna di noi due sia una nullità, ma che la nostra diversità giustifichi il disorientamento di fronte a chi si cerca, a chi si vuole.
Che sia il romanticismo: negli ideali, nella musica, nell’amore, in una maglietta, in un libro, la vie en rose.
Che sia una comunista, una rossa di merda, che ascolti Guccini, che abbia condiviso un concerto a Parma con me, che beva del vino e si fumi una canna ai giardini di bologna.
Che sia spudorata, intransigente, scettica di fronte alle emozioni modaiole.
Che sia scomoda.
Che sia dolce nel prendermi per mano, nel volermi ascoltare, nel pretendere d’ascoltare i miei pensieri.
Che siano i timori verso il mondo, che sia la paura di non riuscire, che siano i momenti di sconforto davanti all’amore, che sia l’essere donna, in tutto il suo mondo apparte, incompreso, bello con quel pizzico d’ effimero che lo contraddistingue.


Che sia Marianna
Con le sue gite artistiche, la passione per il vino, per gli uomini, per il volersi bene, a volte per il volersi male.
Che sia un anno di servizio civile condiviso,
che se ne fotta della politica,
che se ne fotta dei cliché molto più di me,
che non appartenga a nessuno, che non capisca un cazzo di quello che m’interessa.
Che sia spensieratezza, curiosità quelle cose che ci distinguono.
Che siano discorsi fantasiosi su come vorremmo il nostro uomo.
Che sia disillusione.
Che abbia poca pazienza, e che io detesti alcuni lati del suo carattere questo è ricambiato,
ma ci ripromettiamo che se diventiamo lesbiche ci metteremo assieme.
Se rinasciamo una maschio e una donna ci sposiamo.
Che sia fantasia mai parsimoniosa, che sia spensieratezza.


Che sia pure Susy,
con le sue frivolezze, le sue paturnie d’amore.
Che sia in continua e costante ricerca della mia approvazione, come un cucciolo da difendere.
Che sia così, ingenua e sempliciotta, pure cattiva,
ma un amicizia da motorino,
ancora con l’eskimo,ogni fottuto sabato in piazza a bere..
ogni sfottuto sabato in due a prendere la pizza.
Sedici anni, con qualche fortuna blu nel pacchetto.
Che sia così, come due osservatrici della metamorfosi, ognuna a suo modo è cambiata.

E che sia Elena,
l’estate passata a casa mia a far asciugare le ferite di una vita stronza, particolarmente stronza con lei.
Che sia la perdita di un genitore da ascoltare,
che siano le cazzate adolescenziali, una vacanza di maturità a Genova,
capelli fucsia , ora sbiaditi.
Sedici anni, diciassette, diciotto, diciannove, venti..


Che sia a contornare il tutto un sottofondo cacofonico, ma lieve, voci di bambine, ora adulte, voci di donne che cercano di ritornar bambine, giovani donne insicure davanti al mondo.
Che siano stoffe morbide ad accompagnare il pensiero.
Un profumo acidulo a velare la dolcezza.


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