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ORA VORREI TANTO...



ORA VORREI TANTO...



ORA VORREI TANTO...







PARANOIE


1) girare il mondo e vedere ogni giorno un posto nuovo... tornare a casa per ritrovare i vecchi sapori e i vecchi colori e capire che ormai sei un'estraneo, che ormai anche lì sei un'ombra di passaggio...
2) arrivarea pub preferito e scoprire che e' finita la Guinness
3) perdere l'istinto creatore

MERAVIGLIE


1) "Cado lungo disteso dentro tutta la vita e urlo in me la mia ferociadi vivere...non ci sono gesti di piacere nel mondo che valgano la gioia stupenda di chi non ha altro modo di esprimerla se non rotolarsi per terra fra erbe e margherite e mescolarsi con la terra fino a sporcarsi il vestitoe i capellii" [Fernando Pessoa]


Science is like sex: sometimes something useful comes out, but that is not the reason we are doing it
(Richard Feynman)



(Patagonia dreamin’)




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martedì 27 settembre 2005 - ore 10:52


Incubi
(categoria: " Vita Quotidiana ")



E' ufficiale: ho problemi.

Cioè, vi pare normale che stanotte ho sognato che il batterista Tesser insisteva per farsi chiamare Rello il Bello sul retrocopertina dell'ultimo CD dei Nonvogliocheclara?

Ovviamente mi sono svegliata di soprassalto nel cuore della notte (vabbè erano le 5...)con l'impellente bisogno di pisciare.

E la notte precedente, che ho sognato che Marco mi mandava una mail chiedendomi chi ero e perchè mi sono iscritta a psicologia?

(IO NON SONO UNA PSICOLOGA...SONO UNA INSIENSIATA DELLA COMUNICAZIONEEEEEEEEEEE, perchè se lavoro con gli psicologi e faccio esperimenti pensate che io sia una psicologa? BASTA!!!!!Ho seri problemi di identità...)

Il bello è che il mattino dopo in effetti ho trovato una sua mail (del Marco, intendo) in cui mi chiamava cucciola...
ma non sa che io sono una belva?

e ovviamente anche l'altra notte go' dormio un casso...

che sonno

YAWN


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martedì 20 settembre 2005 - ore 11:38



(categoria: " Vita Quotidiana ")


ho scoperto che non è una buona idea farmi dei sandwich da portare al lavoro come pranzetto...di 4 che me ne son portata tre li ho già magnati...


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martedì 20 settembre 2005 - ore 11:19


I think it's the right time to talk about power...
(categoria: " Riflessioni ")







Barbara Kruger, intervention on the face of the Italian Pavilion





è la facciata del padiglione italiano alla biennale d'arte. Trascrivo perchè nelle immagini che vi ho postato non è molto leggibile...

"Passi alla storia quando fai affari"
"Admit nothing, blame everyone"
"Pretend things are going as you say"
"no irony"

Vi ricorda qualcosa????



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martedì 20 settembre 2005 - ore 11:01


Fendenti Fonici
(categoria: " Vita Quotidiana ")


io sottoscritta poesia
nasco per sorte mia
da parenti di primo o più lontano grado

pidocchi fanno pidocchi
le lire lirette
quattro e quattro non fanno sempre due
e forse c’entrerà la genotipia




Jolanda Insana, da Fendenti fonici (1979-1980), Società di Poesia coop. r.l.


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martedì 20 settembre 2005 - ore 11:00


fendenti fonici
(categoria: " Vita Quotidiana ")


4
e trovala tu un’altra combinatoria come me
ladra e intrallazzara
che non ha denti e mozzica amara

sono questi i fiori

5
il caldo t’è entrato nel costato
io qua te metto
qua te lasso
e me ne vago a spasso
e come finisce finisce

non mi aggrada vederti confortato
con uno spicchio d’aglio


Jolanda Insana, da Fendenti fonici (1979-1980), Società di Poesia coop. r.l.


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venerdì 16 settembre 2005 - ore 11:41


Capitalismo
(categoria: " Riflessioni ")



Uno degli aspetti che io adoro del nostro capitalismo è la Standa. E assieme alla Standa, la Rinascente, Le Librerie Feltrinelli, le Librerie Mondadori, Gli Autogrill, Gli Aeroporti, Le Stazioni, i Cinema Multisale ( e tutti quei posti che Marc Augé - sì, stavo per dirlo - ha definito i "non luoghi". I non luoghi sono i luoghi dove il capitalismo, con la musichetta permanente, e l'aria condizionata al punto giusto, mi vorrebbe avida consumatrice di merci, quindi me le appioppa, a volte a brutto muso - centri commerciali, Librerie Feltrinelli, Librerie Mondadori - altre volte me le 'propone' con la scusa di farmi fare altro, per esempio, partire, soggiornare in albergo, farmi la sauna, andare al cinema etc). Adesso che io adori la Standa perchè quando ero piccola la mamma mi ci portava quando litigava con la sorella non lo so. O che adori gli Autogrill perchè un altro dei ricordi belli della mia infanzia è il cappucccino degli autogrill durante i viaggi. Neanche questo so. Però ci ho pensato.


Tutta quella bella roba esposta che vuole essere comprata da me! Proprio da me. E io che gli resisto "Tanto non ti comprerò mai nuova edizione di 'Romanzi Brevi'! Mai e poi mai! No, solo per la copertina no, dai! Non si fa!" e via, giù con le motivazioni che do a me stessa e a lei, la Merce, sui perchè e i per come che mi impediscono di comprarla, a lei, la Merce. La Merce. L'unica interlocutrice a cui a pensarci bene io dedichi tanto tempo. Con cui senta davvero di dovermi giustificare quando vado via, "Ti lascio qui, maglioncino blu, mi piaci, te lo giuro, ma costi troppo! Magari quando sei in saldo ti porto a fare un giro, eh? " Lui sta zitto. "Chiaro, se ti trovo ancora? Liberi! Libero tu, libera io! la vita è un rischio, ma sì!". Sarà questo il motivo per cui fra un pranzetto in osteria, e uno al secondo piano della Feltrinelli, se devo uscire in compagnia preferisco il secondo? La solitudine che dovessi provare in compagnia dell'amico/a in carne e ossa sarà colmata dalla merce che dagli scaffali mi urla, "Angela! Sono qui! Sono Max Frisch! Volevo farti presente che quando sono uscito in prima edizione con la scusa che eri giovane non mi hai neanche cagato! Ora costo solo 10 euro! Che dici, ce lo facciamo un giretto?" "Max, Max oh, Max. Non lo so. io...io dovrei risparmiare, Max. Però aspetta, con quella copertina rigida, quell'arancionino mischiato con il bianco! Aspetta Max. Do da mangiare a questo/a e arrivo!"

Angela Scarparo



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giovedì 15 settembre 2005 - ore 11:40


Mi butto nel mondo del marketing...
(categoria: " Vita Quotidiana ")


cari i miei 10 lettori,
ieri trovamisi con l'amica e concubina syl@ alla Còin per fare spesucce per la nostra casetta. Scene del tipo "Cara ma non trovi splendida questa tovaglia?" "Sì tesoro, effettivamente...ma non sarebbe meglio in blu? "

Eravamo tutte intente nelle nostre scenette domestiche dal sentore lievemente lesbo, quando ci viene la malsana idea di cominciare a snasare
le creme e i docciaschiuma di una nota marca, che fa robe del tipo: mousse di castagne, shower gel al the freddo (ben diverso dal thè caldo eh...)
Forse sarà stato lo stordimento sopraggiunto a causa della prolungata esposizione ai profumi sintetici, ma ad un certo punto la Silvia mi dice "senti questa crema al latte di vongola "
AL LATTE DI VONGOLA???
(in realtà era latte di mandorla ma probabilmente ero troppo stordita per capire...)
beh abbiamo deciso, visto il fiorire di assurde linee per il viso e per il corpo agli effluvi più impensati e anche in omaggio alle mie origini marinare, di lanciare una nuova linea viso-corpo.
La chiameremo "les enchantes de Ciosa"


Allora la crema corpo al latte di vongola c'è. E mi sembra un buon prodotto...
Si pensava anche ad uno scrub viso-corpo (o è troppo generico?)
alla sabbia di fondale di Ros(olin)a.
Si accettano suggerimenti....


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giovedì 15 settembre 2005 - ore 10:49



(categoria: " Poesia ")


era Traduzione (a pezzi e bocconi) Di Mark Strand

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giovedì 15 settembre 2005 - ore 10:47



(categoria: " Vita Quotidiana ")


5

Ero in vasca da bagno quando Jorge Luis Borges entrò incespicando. “Borges, stai attento”, strillai. “Il pavimento è viscido e tu sei cieco”. Poi, insaponandomi il petto, domandai, “Borges, hai mai preso in considerazione cosa ci sia di implicito in una frase tipo ‘Traduco Apollinaire in inglese’ oppure ‘Traduco de la Mare in francese’, cioè che noi prendiamo il lavoro essenzialmente idiosincratico di un individuo e lo rendiamo in un linguaggio che appartiene a tutti e a nessuno, in un sistema di significati sufficientemente generale da permettere non solo delle incomprensioni ma da mettere in dubbio la possibilità di permettere altro?”
“Sì”, rispose, con un’aria di rassegnazione.
“E allora non pensi”, continuai, “che la traduzione poetica sia meglio lasciarla ai poeti che sono in possesso di un inglese che ciascuno di loro ha reso suo proprio, e che gli insegnanti di lettere, che si sentono dedicati a una lingua non nelle sue modificazioni ma nella sua interezza monolitica, siano i traduttori peggiori? Non sarebbe meglio pensare alla traduzione come a una transazione tra lingue individuali, tra, diciamo, l’italiano di D’Annunzio e l’inglese di Auden? Se così facessimo, potremmo mettere fine alle inutili discussioni su chi ha fatto e chi non ha fatto una traduzione corretta”.
“Sì”, rispose, e sembrava che cominciasse a scaldarsi.
“Dimmi”, ripresi. “Se il tradurre è un tipo di lettura, l’assunzione o la trasformazione di un idioma personale in un altro, allora non dovrebbe essere possibile tradurre delle opere scritte nella propria lingua? Non dovrebbe essere possibile tradurre Wordsworth o Shelley in Strand?”
“Scoprirai”, rispose Borges, “che Wordsworth rifiuta di essere tradotto. Sei tu che devi essere tradotto, che devi diventare, per quanto ce ne sarà bisogno, l’autore del Prelude. E’ quello che è successo a Pierre Menard quando ha tradotto Cervantes. Non voleva comporre un altro Don Chisciotte – che sarebbe stato facile – ma il Don Chisciotte. La sua ammirevole ambizione era quella di produrre pagine che avrebbero coinciso – parola per parola e riga per riga – con quelle di Miguel de Cervantes. Il metodo iniziale da lui concepito era relativamente semplice: conoscere bene lo spagnolo, riabbracciare la fede cattolica, combattere contro Mori e Turchi, dimenticarsi la storia europea tra il 1602 e il 1918, ed essere Miguel de Cervantes. Comporre il Don Chisciotte all’inizio del diciassettesimo secolo era un’impresa ragionevole, necessaria, forse inevitabile; all’inizio del ventesimo secolo era quasi impossibile”.
“Non quasi impossibile”, intervenni, “ma assolutamente impossibile, perché per riuscire a tradurre uno deve cessare di esistere”. Chiusi gli occhi un istante e mi resi conto che se avessi cessato di esistere non l’avrei mai saputo. “Borges…” stavo per dirgli che la forza di uno stile va misurata sul metro della sua resistenza alla traduzione. “Borges…” Ma quando riaprii gli occhi, lui, e il testo in cui era ritratto, erano giunti alla fine.



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martedì 13 settembre 2005 - ore 15:05



(categoria: " Vita Quotidiana ")


al M° Zat queste due ultime piacerebbero particolarmente...



(sopratutto la seconda )

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