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sabato 8 aprile 2006 - ore 15:21
posti di un certo tipo
(categoria: " Vita Quotidiana ")
ci sono posti dove domande stringenti sul bello non sono più dilazionabili. è un aut aut, o di ua o di là, e il qua e là è proprio sulla definizione di bello, perchè non di altro si tratta. ecco, di fronte alla drammatica questione mi ci sono trovato proprio ieri sera.
loccasione era la festa di compleanno di una coppia di amici. loro la questione del bello lhanno risolta egregiamente. sono tutti e due bellini, da dipingere direi, e se non li conoscessi bene passerebbero per fighetti senza rimedio. ma li conosco, sono come il ken e la barbie, con personalità.
senza farci trascinare oltre, il locale prescelto era il
Q, allex cinema Quirinetta, in piazza Insurrezione. Allarrivo ero talmente inquetato dal posto che non ci sono voluto entrare da solo, per come ero vestito (felpa e jeans) ero e sono convinto che se ci fossi entrato da solo mi avrebbero spedito in cucina a pelar patate. arriva il mio pass sotto forma di compagnia di deliziose ninfette di nero vestite ed entro. il locale lo vedete dal link. e qui sta il problema, per me quel locale era oggettivamente brutto, a fianco di un amico seduto davanti a me, durante la cena, cera un feto in vetroresina con macchie bianche che, a sentire lui, sembravano sperma rappreso. ovunque quelle scuture di uomini con la pelle a puzzle o a lettere, avete presente? no? ecco meglio. tutto ciò, checchè se ne dica, era brutto. non perchè tendesse a una forma di lusso, il lusso mi sta anche bene, ma perchè era un vacuo esibizionismo. il feto con lo sperma (pure se a sentirlo messo così un significato potrebbe pure averlo) in quel contesto non significava nulla. andare in bagno e trovare un lavabo talmente minimal da risultare inutilizzabile non è elegante ma stupido. il tutto lasciava in bocca un sapore di esibizionismo talmento da nauseare.
alla nausea si è aggiunta autentica irritazione quando il cameriere dopo che lavevo chiamato con un "Hei" (dopo che lavevo chiamato con "scusi" tre volte), viene e mi fa "hei proprio no sai!". analoghe scene alluscita.
risultato?
locale di pessimo gusto, peraltro cibo di qualità scadente a dir poco, io che mi pregio di una digestione di ferro non sono riuscito a finire la mia pizza, penso di avercela ancora sulla stomaco, rumore assordante, frequentato da personaggi ridicoli, del tipo; quarantenne col codino brizzolato in mercedes o porscerino, servizio ai tavoli lento (25 minuti per il conto) e assai maleducato. prezzo, per quel che vale, esorbitante. io ho speso venti euro, nei quali non vanno contate le bibite, ergo venti euro per una pizza diavola e il caffè.
giudizio:
una
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venerdì 7 aprile 2006 - ore 08:11
mattinata ospedaliera
(categoria: " Vita Quotidiana ")
odio gli ospedali, se ci devo andare per gli affaracci miei. non ho nulla in contrario agli ospedali se ci devo andare per tenere la mano a qualcunaltro (ma anche tenergli dellaltro, che so... la bombola dellossigeno, il catetere, spingere la carrozzella) a dosi limitate tutta sta gente che ciondola in pigiama e aspetta il proprio turno, per qualsiasi cosa siano lì, farsi operare, degenza, morte, a dosi limitate dicevo, lospedale non mi fa ne caldo ne freddo, giusto un pò di curiosità. vedremo stamani come va.
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giovedì 6 aprile 2006 - ore 19:04
mancassola, il sesso, e sottili questioni di lingua
(categoria: " Vita Quotidiana ")
pruriginose questioni si fa mancassola in questo articolo che ho espunto.
tò:
Da scrittore, è comunque altro a colpirmi. La lingua dei media deve, per definizione, essere in grado di nominare i fatti nuovi, ma il proliferare di termini che tentano di seguire il sempre più differenziato, sempre più diramato sentiero della sessualità mi appare in realtà unaffannosa rincorsa, uno sforzo di seguire piste sempre più labili. La fine di precise identità sessuali, o lavvento di identità sempre più particolari, sfocia inevitabilmente in un reticolo di esperienze, un dedalo di passaggi sempre più stretti in cui i mezzi linguistici, come veicoli troppo pesanti, smetteranno presto di riuscire ad entrare. Ciò a cui quei passaggi conducono, e in cui la lingua non può penetrare, è la regione dellindefinibile. Il Collins Dictionary dovrà arrendersi. Giornali e siti internet dovranno arrendersi. Quando lindustria dei media, spesso in relazione a banali motivi di marketing, produce una quantità di nuovi termini intorno a un soggetto, è generalmente lultimo disperato tentativo di tenersi ancorati a un soggetto che sta, in realtà, transitando nel regno dellindefinibile. La critica artistica e in particolare musicale ci ha dato un ottimo esempio di questo meccanismo, producendo negli ultimi anni centinaia di nuove definizioni (a partire da "postrock") per continuare a circoscrivere un oggetto, quello musicale, che ormai opera e si sviluppa, nelle sue forme più innovative, in modo nientaltro che indefinibile.
Che la sessualità, così centrale nellesperienza umana, si stia trasformando in qualcosa di irraggiungibile dalle parole è un fatto che in parte, sempre come scrittore, mi paralizza. Mi chiedo quale altra esperienza stia per cadere nellambito dellindefinibile. La politica? Mi chiedo se la lingua intera scadrà in questo buco bianco, in questa dissolvenza dellindefinibile, di una "neolingua" incapace di comunicare davvero: non per progressiva sottrazione di parole e impoverimento del linguaggio, come ipotizzava Orwell, bensì per eccesso, per ultra-specializzazione, per ossessiva e disperata proliferazione. E mi chiedo, a questo punto, in cosa consista il mio lavoro. A cosa serva la mia esigenza di precisione, il mio tentativo di esattezza, le mie presunte categorie letterarie. Resistere allindefinibile? Mantenere ordine in qualcosa che sfuma? Convertire indefinibile in definibile, come un faticoso processo di reversione? Non sarà una guerra già persa, una battaglia di retroguardia?
non fate caso alla mancanza della prima parte dellarticolo, fin che non sono stato sopraffatto dalla noia ha tenuto un dizionarietto sulle nuove anglofonie per descrivere comportamenti sessuali, dalla pseudochecca alla donna mascolina, insomma una barba assolutamente inutile.
comunque, passiamo alla questione che mi sta a cuore, questa domanda: A cosa serva la mia esigenza di precisione, il mio tentativo di esattezza, le mie presunte categorie letterarie. Resistere allindefinibile? Mantenere ordine in qualcosa che sfuma? Convertire indefinibile in definibile, come un faticoso processo di reversione? Non sarà una guerra già persa, una battaglia di retroguardia?[
ora, che la lingua sia riuscita con mutamenti significativi a descrivere la realtà con tutta lumana intelligenza e ottusità fa ben sperare. ma il caro Marco non deve resistere allindefinibile, lo deve abbracciare assolutamente, le sue parole, se ci tiene a fare lo scrittore devono descrivere la complessità, non semplificarla con parole vuote che cercano di descriverla, di raccoglierla. perchè luomo è sempre quello, inutile girarci attorno, se anche si mette un lucidalabbra di lancaster o un gel per capelli firmato ungaro poco importa, le passioni che lo animano, misere o elevate sono sempre quelle, la sua follia e lucidità sono soggette agli stessi limiti. ma che domanda stupida formulata in modo tanto complesso ci proponi, notare il mio uso del plurale maiestatis. poi, la realtà non sfuma mai, al massimo possono essere gli uomini a perdere la capacità di percepirla, di sentire il mondo e i rapporti, pervasi come siamo da un ottundimento collettivo. ma questa e tutta unaltra riflessione che non sto a parlarne, ci sto pensando tuttora e non ho ancora unopinione ben formata, rischierei di contraddirmi e di non esprimermi al meglio. suggerisco a mancassola riflessioni più centrate.
qui l’articolo, se il link non funzionasse cercate e lo troverete sul sito di marco mancassola, senza eccessive difficoltà spero.
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giovedì 6 aprile 2006 - ore 18:38
orgoglio e pregiudizio
(categoria: " Vita Quotidiana ")
giornata andata allegramente a puttane leggendo orgoglio e pregiudizio, stando alle mie tabelle di marcia dovrò lavorare domani pomeriggio alla grandissima, lo stesso anche il fine settimana. dannata jane austen benedetta jane austen. è uscito il sole, ovviamente ora non mi serve a nulla.
ovviamente il libro in sè giustifica il pomeriggio e la mattinata persa, è in assoluto un capolavoro, era giusto uno dei pochi austen che mi mancava. ma caz zo!
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giovedì 6 aprile 2006 - ore 13:31
albergo a ore
(categoria: " Vita Quotidiana ")
lo lavoro al bar
dun albergo a ore
porto su il caffè
a chi fa lamore.
Vanno su e giù
coppie tutte eguali,
non le vedo più
manco con gli occhiali...
Ma sono rimasta là come una cretina
vedendo quei due arrivare un mattino:
puliti, educati, sembravano finti
sembravano proprio due santi dipinti !
M han chiesto una stanza
gli ho fatto vedere
la meno schifosa,
la numero tre.
E ho messo nel letto i lenzuoli più nuovi
poi, come San Pietro,
gli ho dato le chiavi
gli ho dato le chiavi di quel paradiso
e ho chiuso la stanza, sul loro sorriso.
lo lavoro al bar
di un albergo a ore
porto su il caffè a chi fa lamore.
Vanno su e giù
coppie tutte eguali
non le vedo più
manco con gli occhiali !
Ma sono rimasta là come una cretina
aprendo la porta
in quel grigio mattino,
se nerano andati,
in silenzio perfetto,
lasciando soltanto i due corpi nel letto .
Lo so, che non centro, però non è giusto,
morire a ventanni e poi, proprio qui.
Me Ii hanno incartati nei bianchi lenzuoli
e lultimo viaggio l han fatto da soli:
né fiori né gente, soltanto un furgone,
ma là dove stanno, staranno benone !
lo lavoro al bar
dun albergo ad ore
portò su il caffè
a chi fa lamore...
lo sarò una cretina
ma chissà perché
non mi va di dare a nessuno
la chiave del tre.
versione originale di Edith Piaf
il suicidio adolescenziale fa sempre la sua porca figura, consiglio la versione di marcella bella, nonostante il nome le ha fatto onore. comunque il tema, anche solo nel testo è ben svolto. certo non è più tempo da binomio automatico coppietta di maschi [and] amore inacettabile=suicidio tristissimo anche se i fatti potrebbero farci pensare il contrario. ma data la giornata uggiosa ho pensato di affliggervi ulteriormente con una canzonetta da dammi una lametta che mi sgarro le vene"
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giovedì 6 aprile 2006 - ore 10:42
(categoria: " Vita Quotidiana ")
oggi avevo in programma di andare in segreteria per vedere che fare con le mie tasse da pagare, dovevo andare a pranzo con un amico e stasera ho, inevitabilmente un direttivo. chiaramente quando il buon dio mi sa indaffarato e senza macchina fa venire tanta di quellacqua da annegarci un pesce. di fronte alla bufera che fare? mettersi un golfino di lana, irridere chi deve uscire per forza e caricarsi di peso a letto accompagnati da una scelta di letteratura inglese, fra cui la austen (qualcuno mi deve spiegare il culo rotto degli studenti inglesi: mentre noi sgobbiamo sul fottuto leopardi loro si godono orgoglio e pregiudizio e persuasione!) e limmancabile cime tempestose, che per giornate come queste mi sembra ci stia come il cacio sui maccheroni.
comunque per far sentire meno meschineddi i poveri che devono uscire si consolino, per le nove e trenta io ero già andato a padova e ritornato, dopo aver consegnato la vettura alla concessionaria per delle riparazioni, ognuno ha la sua croce, la mia è relativamente lieve.
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mercoledì 5 aprile 2006 - ore 14:21
mi sento fortunato...
(categoria: " Vita Quotidiana ")
Fai questa prova:
1) accedi alla homepage di Google http: //www.google.it
2) scrivi la parola "Failure"
3) invece di cliccare su "Cerca con Google", clicca su "Mi sento
fortunato"
4) fatti una risata
5) adesso scrivi "Fallimento"
6) invece di cliccare su "Cerca con Google", clicca su "Mi sento
fortunato"
ai posteri lardua sentenza: ci sentiamo fortunati?
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martedì 4 aprile 2006 - ore 17:41
lavoro
(categoria: " Vita Quotidiana ")
sto lavorando alla tesi di laurea. so che a questo mondo cè che sta infinitamente peggio di me e non posso non sembrare a me stesso e al mondo intero un gran meschino ma non ne posso più. voglio finirla e quando la finirò non vorrò più vederla. pure leditore che sto studiando mi piace, continuerò a leggerlo, ma francamente non ne posso più. poi devo anche dandare a fare un salto in segreteria per la questione delle tasse e le formalità per laurearmi. tante cose, poco tempo, nessuna voglia di sbrigarle. vorrei nascondermi da qualche parte. ma più di tutto vorrei avere un cervello più semplice e volenteroso.
ma basta, ora lavoro, ma perchè poi?
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martedì 4 aprile 2006 - ore 15:52
le cose che accadono
(categoria: " Vita Quotidiana ")
berlusconi prossimamente abolirà lICI, io nel tardo pomeriggio penso che tramuterò lacqua in vino e guarirò qualche storpio, farò cessare unepidemia di scorbuto e guarirò la gotta della mia vicina di casa.
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parlando seriamente sto leggendo una cosa deliziosa, le lettere di virginia woolf dal 1912 1922. è eroticamente pruriginoso leggere le corrispondenze private di qualcuno, soprattutto di qualcuno di famoso e che si ammira assai. per esempio; virginia woolf appare ai più come una donna algida e concettuale, molto attiva, sposata a un uomo impegnato, in qualche modo un prototipo perfetto per la donna intellettuale del suo tempo, cosa che limmagine pubblica di virginia woolf in effetti fu. le tre ghignee e la stanza tutta per se in effetti furono manifesti per la donna colta, non a caso vennero letti in collegi femminili dove, con tutti i limiti evidenziati dalla stessa woolf, si volevano educare le donne colte di quella generazione.
ok, fin qua ci siamo limitati allantologia intellettuale di questa donna. la sappiamo frigida: "probabilmente la mia età avanzata mimpedisce di farne uan catastrofe; ma certamente trovo che lorgasmo sia enormemente esagerato" ma anche molto disinvolta nel palare della perdita della verginità, elegante ma con uscite un pò così..., tipo: "Mi sono imbattuta nella signora Flower alla London Library. Ci siamo semplicemente sputate addosso".
ma la cosa più deliziosa, per la quale però bisogna prestare attenzione ai nomi, sono i pettegolezzi e gli insulti. virginia woolf era deliziosa ma un iena nel parlare male di tutti, amici, conoscenti, tutti. in lettere cronologicamente giustapposte si mescola miele e merda per la stessa persona, nella prima paragonata allinvincibile armata spagnola nella seconda, se mi ricordo bene, a un ronzino spolpato. si badi bene, la prima lettera era rivolta alla persona stessa, la seconda a comuni conoscenti. la cosa più deliziosa è che tutto questo era a titolo ralativamente gratuito, un puro divertimento. insomma sono deliziato, assolutamente estatico di fronte a un bieco, intelligentissimo, dolcissimo, spietato essere umano, tanto per cambiare, e non a venti pagine di antologia. cosa resta da fare? frustare a sangue i miei ronzini ella feltrinelli perchè mi procurino gli altri cinque tomi prima che io finisca di sgranocchiare questo.
[per gli interessati si tratta di vecchie edizioni einaudi, copertina rigida con ricco apparato fotografico (altra chicca che non avevo menzionato. sono a cura di nigel nicolson (amico intimo dei woolf) e di joanne trautmann (che invece non so chi sia)]
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domenica 2 aprile 2006 - ore 20:46
perle
(categoria: " Vita Quotidiana ")
non so resistere
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