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incazzosa, 28 anni
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mercoledì 24 settembre 2008 - ore 11:28


Maria de Filippi e la friggitoria.
(categoria: " Vita Quotidiana ")


E quelle che vanno a uomini e donne e si incazzano perchè i pendolari non seguono le lezioni.
Sono happy: pensare a delle ebeti col palo nel culo e una borsetta che ostenta marchi sempre da tenere stretta. Con i capelli unti (probabilmente pensano sempre troppo a Maria), costantemente unti.
Con "alberghi" da gestire, e lauree per "cultura personale".
Ah le "lauree per cultura personale" e la 24ore, e la loro concezione di giustizia (ho passato 3 ore della mia esistenza con loro. Sono sopravvissuta nonostante tutto.).

Ed i vermi io non li ho mai odiati, mi son sempre piaciuti, e li trovo ancora curiosi. Vorrei scoprire perchè si suicidano dopo la pioggia, ma non so se Piero o la Sveva l’hanno già spiegato, ed io ero assente.
Forse stavo in treno..






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martedì 23 settembre 2008 - ore 11:35


Daniel P.
(categoria: " Vita Quotidiana ")


"affabulatore sincero e allegramente suicida"
(i saluti che non ricordo mai di rivalutare)

Il primo libro che ritorna, e io che sono felice. Non solo perchè ritorna, ma perchè lo ha fatto ritornare.
Perchè quando penso ai ricordi c’è sempre una luce gialla che proviene da una finestra a sinistra.
O forse perchè la mia gatta odora di fieno.
Perchè Rebel col fazzoletto in testa è divertente.
Perchè mi sveglio alle 02.44 con le bombe atomiche e ho sempre paura del buio e allora corro.
Perchè è una logica di mercato ed io ho smesso di chiedere se la pubblicità dice la verità. Come Bonolis ha smesso da tempo di parlare con One e Ragù.
E quando per terra non noti più solo la tua di ombra e la luce gialla e la finestra a sinistra e le mensole verniciate in grigio.
Stupirsi del non saper scegliere tra la casta e la volpe (ma solo per la contentezza).
E l’olio cuore.




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lunedì 22 settembre 2008 - ore 11:32


esistono anche i funghi femmina.
(categoria: " Vita Quotidiana ")




Ti dico che così mi sembra di essere come i Power rangers, e mi rifiuto di farti gli occhiali a mascherina rosa(ma solo perchè non ho mai avuto una dispensa di quel colore.Avresti degli occhiali da Power Ranger riciclati, fa molto Legambiente.).
I Power rangers.
Lei invece mi dice che è come sentire qualcosa di proprio, anche se non è nato con te. Ed io dico che sta vita ruota attorno ai pronomi personali, e quasi m’incazzo. Io i pronomi personali li ho semrpe odiati. Mi dicono di stare al mio posto e me lo dicono in continuazione.
Venezia s’è fatta forte, e qusi ho paura ad odiarla, riesce sempre a vincere. Stranamente. Anche senza il "mio" e il "tuo" sto al mio posto. Provo rancore per quello che non ho vissuto, e quello che non è "mio", incattivita dall’assenza accendo sigarette con accendini che se ne partono in barca e li saluto con la voglia di prendermi a pugni ma. Ma.
Ma vorrei che passasse in fretta, con passi lunghi e distesi, come a percorrere il ponte di Calatrava che salta. Saltare tutta questa frescura umida, essere la rivoluzione di me stessa, l’unica tesserata. Ma vorrei che passasse anche il freddo-umido dei cd che non ho ascoltato mai, e dico sempre "un po’ alla volta". Un po’ alla volta sto-cazzo. ("stocasso" nei paesi balcanici è "un etto" quindi "stocasso de prosciutto". Dai derelitti si impara sempre la crema!)
Ma vorrei mi passasse il rossore alle guance, e quel gesticolare continuo. Frazionare i pensieri per un tempo immediato.
E accorgersi della densità delle saliva nel momento in cui fai fatica a degluttire, e di solito non son mai momenti magnifici. Diciamo solo che sono i "miei".


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giovedì 18 settembre 2008 - ore 11:46


punto
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Faccio scivolare anche le mezze soddisfazioni, che non sono sufficientemente grasse per permettersi un merito. Sorrido. Penso sempre: non ci siete stati mai nei miei corridoi, tra il sudore freddo delle dita, tra un battito e l’altro. Nonostante ciò, esistono mezze soddisfazioni che non hanno mangiato a sufficienza, quindi potremmo semplicemente buttarle dal burrone spartano che da sempre teniamo ripiegato tra le bustine del te. Ci teniamo alla conservazione. Oh si, noi ci teniamo!Ho finito quasi per abituarmi al processo delle mie anoressie, e prima di lanciarle accarezzo la testa, che infondo è sempre roba mia.
Guido di notte e urlo addosso ad un vetro, come se fosse colpa sua.
E ti dico che gioco sempre a nasocondino.
E le madri lasciano i figli in spiaggia, e i fazzoletti di carta.
(Viaggio su metafore anche con te, mi sono sempre piaciute.)
Ovviamente, censurando.



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martedì 16 settembre 2008 - ore 18:41


piombo
(categoria: " Vita Quotidiana ")



[protette da infami barriere architettoniche le nostre aspirazioni]


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martedì 16 settembre 2008 - ore 09:16


(porta sempre la legna che vuole)
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Aspettare ore per due firme.
(il non avere tempo, assomiglia ai cani abbandonati in autostrada).
Inventarsi un tempo per l’aula studio.
(scandisco il freddo della stanza ponendomi domande sui frequentatori assidui. E le quarant’enni con le pettinature anni ottanta. E telespalla Bob)
Ritornare a casa tardi.
(più tardi)
Essere talmente stordita dall’ordine da non riuscre più a capire dove sia finito il mio caos: desolato, anche lui aspettava sul ciglio della strada. Avrei voglia di passare l’aspirapolvere, ma non ho pagato l’ultima bolletta e da un po’ di tempo fischio. Fischio come da piccola:"fiu-fì" che mi sembra già più potente. Ma son tutti come Rudy: non è che ti badano più di tanto.
Ho spostato il buonsenso sta notte e l’ho lasciato vicino a Rebel, che si sogna di qualcuno e piange. Piango anche io e provo uno schifo assurdo, a rubare gli incubi degli altri.
Eppure ho la certezza che nessuno ruberà i miei, nello schifo in cui mi sono inabissata, trovo il comico: che culo, mai nessuno ruberà i miei!
Senza vigilanza che ti fa l’occhiolino, senza il vecchio-talpa del treno da guardare storto per poi ridere.
Stanno sempre al sicuro. Non ho voglia di niente.



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sabato 13 settembre 2008 - ore 19:00


in un attimo.
(categoria: " Vita Quotidiana ")


"e se fosse solo perchè non ha trovato niente di meglio?"
A volte ci tagliamo i polpastrelli con i pensieri. Le impronte digitali di quelli che siamo le disintegriamo in una ragnatela di lamette e sangue a fiumi dagli occhi. (Piuttosto che Maria, meglio Maddalena.)
Dove nascono e crescono i punti di domanda? Mi immagino un albero con foglie rosse tutto l’anno.
Piombano dal cielo, come in Vietnam, ma senza infradito. E ti guardi attorno, e ti chiedi "che ho fatto?".
Compiacersi della propria autonoma isteria. Saper far tutto, anche del male, anche del bene, saper farsi paura davanti allo specchio e gridare di dolore sull’ultimo gradino di una scala di cemento.


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venerdì 12 settembre 2008 - ore 09:56


come jons senza indiana però..
(categoria: " Vita Quotidiana ")




Mai desiderato così tanto un libro!


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giovedì 11 settembre 2008 - ore 11:31


Sora la tola!
(categoria: " Vita Quotidiana ")



Parlano in dialetto che è diverso dal mio, e quanto rido.
L’estate si riversa nel bicchieri, nelle fortuna blu, nel Kebab che non s’è mangiato. CHi non ha passato l’esame di storia romana per la terza volta, chi ha chiuso definitivamente i libri di storia dell’arte.
L’è bel: che in preda ai vapori del campari si faccia una cernita dei ricordi di questi cinque anni passati assieme, e progettare festoni per le nostre lauree, e sentire Tiziana che precisa i canti del suo funerale.
L’è bel, insomma, L’è bel.
L’è bel: quando vieni da Pedavena e sei innamorata di qualcuno che ha una moto e ascolti metal e hai paura di te stessa.
Oppure quando passi l’estate in campeggio con dei bambini che non si vogliono lavare, e tu dici al serial killer che è dolcissimo e ti senti parte di un gruppo (fi-nal-men-te.)

L’è bel, quando scopro che anche qualcun’altro oltre a me è andato a vedere il museo dell’aria restando di merda davanti ai tubetti di latte in polvere. Il latte in polvere in tubetto, al museo dell’aria, no l’è bel.
No l’è bel rivedere qualcuno che ha ucciso qualcun’altro, e prima era così differente la vita, e ora porta ballerine rosse e una gonna, e mi sembrava che conoscesse già tutto. Ma l’è bel, tutto quello che riesci a pensare guardandola negli occhi, e tentare di parlare d’altro, il non voler sapere compensa il giustizialismo che ti scorre a volte nelle vene, e li chiamano compromessi.

L’è bel togliersi i vestiti in piazza, restare nude senza nascondere le vergogne, quante parole. L’è bel.
L’è bel, quando capisci di esserti sempre concessa non tutto, ma il meglio, quando t’accorgi che hai saputo scegliere non bene o male, ma hai saputo farlo, sempre e comunuqe e che hai sempre pagato i tuoi debiti. L’è bel, anche quando rivedi gente del cazzo, ma anche il cazzo non le vorrebbe avere come abitanti..eppure...
Eppure ci abitano e ogni tanto ritornano ma per fortuna ci sono sempre i vapori del Campari, e continui ad ascoltarla con una domanda costante che ti assale: "ma come se fa metterse e superga bianche col vestito da figa nero?".
L’è bel non avere le superga.
L’è bel andare in motorino e vedere gente scema che corre sugli argini e pensare che di sicuro quello non avrà una madre come la mia che m’ha insegnato a scandire i ritmi da piccola e ora mi trovo a boicottare il tempo a rimandare tutto quello che posso a domani, dopo domani e bla bla bla. Così penso a "corri semo!", sta al passo con la fretta, corri sempre, che qua bisogna essere fighi, bisogna!

L’è bel dire a Tizy che è una velina e sentirsi rispondere"zitta Vanesia.".
E no, no l’è bel l’ikea, le porte di Padova illuminate a giorno e Barbara Durso su canale cinque.


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martedì 9 settembre 2008 - ore 15:54


per farsi del bene.
(categoria: " Vita Quotidiana ")



Inno alla bellezza

Vieni dal ciel profondo o l’abisso t’esprime,
Bellezza? Dal tuo sguardo infernale e divino
piovono senza scelta il beneficio e il crimine,
e in questo ti si può apparentare al vino.

Hai dentro gli occhi l’alba e l’occaso, ed esali
profumi come a sera un nembo repentino;
sono un filtro i tuoi baci, e la tua bocca è un calice
che disanima il prode e rincuora il bambino.

Sorgi dal nero baratro o discendi dagli astri?
Segue il Destino, docile come un cane, i tuoi panni;
tu semini a casaccio le fortune e i disastri;
e governi su tutto, e di nulla t’affanni.

Bellezza, tu cammini sui morti che deridi;
leggiadro fra i tuoi vezzi spicca l’Orrore, mentre,
pendulo fra i più cari ciondoli, l’Omicidio
ti ballonzola allegro sull’orgoglioso ventre.

Torcia, vola al tuo lume la falena accecata,
crepita, arde e loda il fuoco onde soccombe!
Quando si china e spasima l’amante sull’amata,
pare un morente che carezzi la sua tomba.

Venga tu dall’inferno o dal cielo, che importa,
Bellezza, mostro immane, mostro candido e fosco,
se il tuo piede, il tuo sguardo, il tuo riso la porta
m’aprono a un Infinito che amo e non conosco?

Arcangelo o Sirena, da Satana o da Dio,
che importa, se tu, o fata dagli occhi di velluto,
luce, profumo, musica, unico bene mio,
rendi più dolce il mondo, meno triste il minuto?


C.B


[Sono ripiombata nell’incubo patavino per ben due volte sta mattina. Una volta che sei entrata al Liviano non lo dimentichi più.
Vero.
Solo gli idioti non fanno caso all’aria e alle pareti affrescate.
Solo gli idioti senza cuore se ne innamorano.]

Mi sento come come Bartleboom ma senza scatola.


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