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incazzosa, 28 anni
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ORA VORREI TANTO...



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domenica 6 luglio 2008 - ore 10:03


uoz?
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Venerdì è Sherwood, è arrivare in ritardo.
E’ vedere fumi grigi su luci blu.
E’ bellezza.
E’ pensare al significato di una singola parola, è credere "geniale".
E’ guardarsi attorno per trovarsi e non arrivare mai.
E’ una smorfia del viso, che mi piace, è sentire che anche lei ascolta.
E’ pensare che un tempo saremmo state minimo due o tre file più avanti, ora ci accontentiamo dello spazio per non infastidirci con nessuno. Ascolto, come faccio sempre, in rigoroso silenzio, me lo gusto, e ripeto le poche frasi che mi rimangono in testa.
Musica che non mi serve a niente, lo ripeto che non mi serve a niente. Che mi fa retrocedere nel mio utero, assieme ad una tana architettata per le decomposizione.
Il gusto di sentirmi fragile.
Sorrido al pensiero di cosa riesca a creare l’essere umano.

Venerdì è anche la nostra canzone, che "effetto strano sentire il nostro nome!". Ma ho il culo poggiato su una panchina ed è l’unico momento in cui riesco ad obbligarla a tacere.
Scorrono sogni in frame scomposti. Di gravidanze isteriche, di nomi come "MAICOL". Bevo birra rossa, è una settimana che scrocco sigarette (ed invidiare le ciminiere perchè hanno sempre da fumare.).

Muore l’idea della normalità. Avevo creato un microclima nel non stare. Me ne rendo conto: provo quasi invidia per la quotidianità.

Credo di sentire la mancanza di un’altra mano, nel momento esatto in cui comincio a camminare.



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venerdì 4 luglio 2008 - ore 18:25


bleu
(categoria: " Vita Quotidiana ")




Sono divertita.
Le fasi nuove mi rendono euforica.
Guardarsi allo specchio.
Se non fosse per il prezzo: prendere un vestito bianco solo per andarci a passaggiare a Parigi con la mela caramellata nei giardini vicino al Louvre. Essere felice dei propri fianchi e della scollatura che non si chiude. Sorridere alla commessa anoressica e pensare "ma che cazzo sto facendo?".

Avere voglia di camminare in punta di piedi e fare il verso della pioggia con le dita sul palmo della mano.
Far finta di avere davvero i tuoi 24 anni.


[in preventivo ho una dose di malinconia, che sta sera allo sherwood c’è buona gente. Che le fortuna blu si sprecheranno. Che.]



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mercoledì 2 luglio 2008 - ore 17:08


fratantetu
(categoria: " Vita Quotidiana ")


[La verità è che facciamo a gara.
Perennemente invidiosi del dolore altrui. Praticamente patetici.]




Analizzo la mia felicità in coriandoli monocolore: carta da zucchero.
Essere al centro per dire "così va.". Poter prendersi vecchie rivincite. Il non rimanere mai in disparte. Essere cercata.
Ricordi come frattalli che si rincorrono, che si ricreano, che mi ricreano in dimensioni parallele. Sto a guardare mentre mi gioco una nuvola, un raggio di sole in una goccia d’estate che scivola lungo la schiena.
Ricevo importanti inviti a pranzo e ordino lavande gastriche per dolorose pallonate.
Mi alzo col mal di testa e cambio casa ogni volta che sento la mancanza (di.).
E rido all’analisi dettagliata di pose pseudoerotiche, mentre c’è chi mi fa le diapositive davanti al ventolatore (quello sano.). Facciamo una lista silenziosa di ciò che ci manca per non scrivere che siamo nervose.
E la pressione bassa.

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martedì 1 luglio 2008 - ore 19:31


per non sapere guardare
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Guardiamo i lampi, strette nelle nostre sdraio. Con le punte verdi delle piante di mais, con le zanzare che sparlano e non le vogliamo sentire.
Abbiamo invitato Samurai invisibili con armi di cartone. E ho provato il solletico di un sorriso, e l’eccitazione e la paura.
La potenza di un qualcosa di libero.
E lampi e nubi che si colorano di giallo e il ghiacciolo al limone e le labbra fredde.
E io che penso che è bellissimo, mentre mia madre vuole parlare.
E io che penso a come sarebbe diverso, vivere dentro ad una cartina da cioccolatino Perugina.


Esiste sempre qualcuno che non s’accontenta di vedere, di tacere, di assaporare, di trattenere e custodire.
Qualcuno che riempie, che tratteggia un sentiero per deviare il caos, e tu non vuoi e tu lotti e finisce il ghiacciolo e finiscono anche i lampi e le parole.
Finisci con l’entusiamo che hai solo tu, tutto sommato si trasforma in tristezza.

[e se giocassi ancora con la sabbia? non ho mai avuto una medaglia.]

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lunedì 30 giugno 2008 - ore 17:25


gente
(categoria: " Vita Quotidiana ")




Primo giorno.
mi ero dimenticata la puzza dei bambini d’estate. Della palla che vola alle 07.40 della mattina. Di quanto parlano. Di quante cose siano nuove. [disegno pipistrelli verdi sul foglio giallo per far paura agli spiriti, ed un pirata che sorride delle sue orecchie giganti.]
Mi faccio raccontarte barzellette, scopro che sono le uniche che mi fanno ridere. Che non hanno un finale di cui valga la pena ricordarsi, che si sbagliano, che parlano di Pierino e mi pare di vederlo sempre lo stesso delle mie angosciose elementari, lui non invecchia mai.
Chiedo a Marco qual’è il suo fascino mi risponde che è l’abbraccio. [penso che se riuscirà a capire i momenti fondamentali in cui donarlo sarà un grande uomo].
Guardo Kabir nella sua nuova sedia a rotelle col computer e un laccetto giallo sui raggi della ruota. Tasto i muscoli e sento se sono aumentati, ridiamo. E provo un quella sensazione, quella di sempre.

Martina che non vuole scopare per terra perchè deve rimanere vergine fino al matrimonio, così lo fa Francesca che ha 5 anni di meno e pensa alla sua "gattina birichella".
E questo non saper se così vado bene. Questa raggiunta stabilità, nella mia instabilità, mi fa supporre che forse Carrol aveva ragione e che forse dovrei al più presto fare un giro alla Feltrinelli.

[Non guardo i Gormiti, sono pallosi, guardo con mia sorella cartoni da femmina.]
[esattamente.]




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domenica 29 giugno 2008 - ore 17:51


frrrr
(categoria: " Vita Quotidiana ")





Di partite a carte che durano un’eternità.
Di speranze, di attese, di "quando arrivi?".
Di parole, a fiumi, in vite.
Quante vite, ho ascoltato, ho riflesso dentro allo specchio di pensieri.
Ho assistito ad un sacco di morti, corde tese, spari, malattie degenerative.
Ho sentito tutto l’amore del mondo, ho sentito quanto una donna possa averne, un mondo infinito.
Di tanto sole, sulla pelle bianca, Bianca neve, rido.
Di acqua salata in cui affondare le braccia e le gambe e la testa, ed accorgersi di stare bene, naturalmente bene e non conoscere nessuno e galleggiare. E’ la mia dimensione preferita.

Di sorrisi ripetuti allo stremo, quanta ginnastica facciale.
Di fughe, di preoccupazioni, di maledizioni, di monologhi.
Chi dice che ho pure io una dose di vittimismo, ma io so che quella finisce in quella porta che si chiude e nella mia consapevolezza.
Di compleanni, di abbracci, di musica, di stupore, di strade da camminare per mano.
Del bene.

Del piangere a dirotto mentre ascolto chi canta che "siamo l’esercito del sert" e mi piovono addosso i ricordi, e non mi fa ridere e non mi fa star bene, e non mi serve a niente.
Piovono ricordi che scopro ancora affilati, di qualcosa che ha fatto fermare un certo meccanismo ed ora un altro s’è composto e non è lo stesso.
Ma so anche che sono troppo sensibile a tutto, so che non riesco a parlare bene, so che dovrei vergognarmi di più.

Parliamo dello star male, con un vodkaorange, perchè abbiamo lanciato la nostra moda.
La nostra moda è essere delle figlie di puttana che si possono permettere di parlare di tutto. Ridiamo. Abbiamo occhi lucidi, mentre pensiamo ai nostri incubi, e chiediamo scusa a chi non sa.
A chi non saprà, alla nostra vergogna.
Pensiamo a chi ci tiene per mano, alle parole che se escono lo fanno con un ritardo assurdo e non perchè si son fatte belle nel frattempo.
Siamo tutti dei gran figli di puttana, ma ordiniamo da bere e parliamo con Paolo che vive da 12 anni a Cuba. E facciamo discorsi sinistroidi che mi piacciono sempre tanto e Camilo Cienfuego.
E tasi.

[le donne fanno un uovo. questo è l’importante.] [ rido.]

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venerdì 13 giugno 2008 - ore 11:09


e la pantera rosa?
(categoria: " Vita Quotidiana ")



*leggermente*


Nonostante non riesca a trovare in 14mila siti diversi dell’università di ferrara, dove cazzo stia sto esame di lingua francese da 3cfu. E nonostante abbia perso due ore e mi sian incazzata con un manager didattico(uno a caso) e un certo "Gugey" che dovrebbe farmi sta minchia di esame.
Nonostante aver usato una serie di imprecazioni per spiegare il mio stato d’animo, queste non corrispondonmo alla pura verità.
Sono contenta che l’ennesimo sia andato bene, e contenta di vedere la lista ridursi.
Ho scoperto che la concubina gattara è tornata a proliferare e sono bellissimi, ma selvaggi e quindi non mi guardano nemmeno. Gatti... come si fa ad amare veramente un gatto?!

Ci si prepara, si mette tutto dentro buste e via.
Ma quanta carta ho raccolto quest’anno?
E quanta ne ho incollata, appesa, guardata e riguardata! Quella in attesa di sistemazione, quella del "potrebbe essere.. quella che mi irritava, quella che mi piaceva, quella insomma che mi faceva galleggiare. Ho sempre bisogno di occuparmi di qualcosa di pratico per non andare alla deriva assieme a me.

Ci si vede a luglio!


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giovedì 12 giugno 2008 - ore 11:01


vietnam
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Resta qui con me celebriamo un po’ - ho già dato ogni volta il mio meglio -
Resta qui con me celebriamo chi è livido, livido, livido ...




Come la grandine.
Come un "senza speranza".
Come la voglia di uccidere, ma non per cattiveria, sarebbe puro istinto di sopravvivenza.
Come sentirsi un po’ Alda Merini in un dialogo col marito.

Come sembrare sempre la stessa.
Come un aiuto che non si è richiesto.
Come l’orgoglio.
Come maledire il giorno in cui hai preferito rimanere.


Come bere.
Come sentirsi chiedere spiegazioni, ma fermarsi ad un motivo banale.
Come farsi bastare scuse stupide.
Come rannicchiarsi in un angolo, sfogliando giornali con Vip e novità del fashion, mentre qualcuno prepara sambuca e menta. Orribile.
Come prendere l’auto e fumare l’ultima fortuna blu.

Come fare giri due volte, mentre il motore va lento, e noti i gatti che ti guardano come mafiosi.


Se immaginasse il mondo di coincidenze che subisco, e maestro, e decido, e pago, ne resterebbe sconvolta e se ne starebbe zitta.
Invece così, tutto sembra sempre poco.
Anche lo svago, non è vita ma perdita.

Io non perdo niente, io te lo nascondo, affinche tu non lo trova prima di me.
Nascondo il tempo e te lo renderò, forse, un giorno.


Mostrarsi forti è un gioco a perdere.
Meglio piagnucolare, meglio essere fragili in eterno.
Sempre da risollevare, sempre inappetenti alla vita.
Vorrei la mia chemioterapia.
Un modo per distruggere l’esasperazione che provo.
Questa guerra psicologica dove la fortezza non è mai cosa frivola, dove mi logora dentro e non ho un’ arma, che sia una, contro di te.
Così mi ritrovo a non volermi alzare, pregando di farmi venire un sorriso entro mezzogiorno.


Potrei sputare e incartare il veleno, ma non mi servirebbe perchè comunque quel che porto resta nelle vene.
Potrei pensare a come fare uno scmabio di persona per i prossimi 20 giorni, ma non servirebbe...

Non sminuisco gli altri, sei tu che li elogi, sei tu che sminuisci me.
Per questo meriteresti un calcio sui denti, ma no voglio la galera, purtroppo mi hai insegnato bene ad amare la mia libertà.

Per il resto, oggi sarà una giornata di merda, non voglio sentire le seguenti parole:

-involtino plimavela.
-darsena
-girasole
-la brum del capo
-poveretto-poverino
-che pecà
-me despiase
-ma te pensito?
-no capisso come se possa...

Non posso vedere:
-pois rossi su sfondo rosa


Godi mondo.


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mercoledì 11 giugno 2008 - ore 19:05


e tra parentesi è ultrapaese.
(categoria: " Vita Quotidiana ")




*de-ludica-tamente*


Corri a Ferrara per l’ennesimo, prima di tornei a briscola e a bocce e valzer casalinghi e naftalina e sorrisi.Quanti troppi sorrisi.
Due caffè, un ripasso, un esame,
[ho una camicia con fiori piccolissimi e mi dicono "ciao contadinella" e sorrido che mi faccio simpatia da me!]
Incontro cani, e umani. Incontro noi che stiamo per terminare un percorso di continui inciampi. Protagoniste troppo disattente per badare alla storia e troppe volte attirate dai particolari per riuscire a cogliere l’interezza. Artiste del niente, nel niente le migliori.
Di baci, di sbagli, di auto, delle prime in scena, tutte le prime. Tanto di non detto, taciuto per non far male, a volte si preferisce riservare a noi stessi la propria noia, al massimo ad uno psicologo strapagato che andrà a spiattellare alla moglie di quanto insignificanti siamo. Mi sbaglio, questo è successo sta mattina in un bar, e non era la moglie ma un amico, e non ero la paziente, e non ero un niente. Ero un niente con un macchiato e due bustine di zucchero.

Il non-conosciuto delle persone mi rassicura. Capire che anche loro, come me, hanno dei segreti che li tormentano, e come me, non desiderano parlarne con nessuno. Adoro le persone che non mi mostrano tutto, le comprendo, e le guardo con occhi differenti. Se essere riservati significa non mostrare i propri segreti come le biglie che a lungo andare, aprendo lo scrigno, potrebbero rompersi. E tenerli quindi stretti, premuti contro lo stomaco affinchè non si muovano troppo. Quasi coccolarle (le biglie), quasi salvarli (i segreti), quasi maledersi in vita eterna, amen. Amen.

Piccolo outland, provo i giochi, tutti. Non ne salvo uno. MIa madre approva, approverà anche qualche altro essere. Me ne piacciono sempre troppi. Vorrei poter tornare indietro per cominciare a giocare. Io sola non ho mai giocato. Ho camminato, tanto, ma mai giocato.
Ho fatto finta di essere grande, tanto.
Ho camminato con scarpe da sposa mentre mia madre mi sentiva strisciare da dietro il vetro di una finestra. Ed era contenta ed era giovane e aveva i capelli neri e non aveva pensieri.
E io non avevo immaginazione e io non sapevo inventare.
Ma ho capito che è questione di tempo. E che forse per immaginare qualcosa di diverso bisogna non farsi piacere quello che si ha. E a me piaceva lei e piacevano i suoi ricci neri.
Ma poi ho inventato tanto e investito nel mattone, nella sabbia, venduti tanti di quei castelli da far crescere in maniera vertiginosa il mio conto in banca. E non mi piaceva niente, e non mi paiceva neanche lei. Ma non mi paicevo neanche io.

Oggi ho scoperto che c’è la casa dei mini pony. Io avevo rimosso il mio mini pony giallo in mano a mio padre, avevo rimosso il mio sorriso quando l’ho visto.
Oggi ho detto ad un bambino che il barattolo con la nutella e i grissini, che aveva in mano lo avrei desiderato pure io, ma quella con i capelli ramati non me l’avrebbe comprato e lui ha sorriso e io pure.


Ho cambiato idea. Non voglio più fare l’educatrice: voglio testare i giocattoli della Chicco.











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martedì 10 giugno 2008 - ore 10:42


indemoniati
(categoria: " Vita Quotidiana ")





Nervosismo, lo avverto nelle fortuna blu che mi danno la buona notte.
Tremendo, tremendissimo senso di soledad.
Rifletto prima di dormire: non sono fatta per l’eremo. Cioè il mio eremo, si, lo agghindo, la mia tana, si, è bella spaziosa e a volte mi ci perdo. Ma preferisco litigare con una stronza/o tutta la vita che restarmene sola. Sono da branco, nel bene e nel male, sono bestia mammifera.
Se nei prossimi giorni potessi sembrare spaesata e incerta, almeno, con qualcuno che mi prendesse per mano. Ma, ti ci buttano dentro e ti trovi la!
Col tempo che non passa, con una stanza d’albergo, con i sorrisi pronti e stampati.

Vorrei un Bruco che mi ricordasse che le mie forme me le devo gestire. Che la vita mi cambierà mille volte e mille volte avrò la stessa paura.
Vorrei un Bruco saccente da stramaledire.


Chi si tatua sulla pelle.
Per le mie due prime volte, ha significato l’inizio di forme nuove. Ed è qualcosa di bello, di denso, di vivo.
Sorrido ai miei diciottanni in motorino, al lavoro nello studio fotografico, alla garza, alla crema, alla cena, a mia madre che rimprovera il consenso di mio padre. E la spensieratezza.
Se potessi scegliere sempre così: col cuore leggero e felice senza condizioni.
Senza condizioni.
Sorrido a settembre, a Mery col piercing, a Sica con i piercing.
Penso che tatuarsi la pelle, sia il regalo migliore che si possa fare alla propria memoria. Ho associato entrambi a qualcosa di magnifico. Come a pensare che qualcunque cosa accada, se mai dovessi perdere di vista chi ero, ricorderò sempre di quanto ero bella nella mia paura. E sorriderò.

Cena del "prima dell’evento". Nessuno sa, ridiamo.



Ps: non credo gli concederò un’altra colazione. Parla troppo ed il sarcasmo gli funziona già a partire dalle 07.45. Io ho i miei tempi, e la tv la mattina è l’unica che può blaterare.





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