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lunedì 28 aprile 2008 - ore 14:34


riposando..
(categoria: " Vita Quotidiana ")




Taaanta pazienza, ma proprio taaaanta.

Di articoli su "io donna" trovato abbandonato su una panchina della stazione.
Mentre leggevo capivo il perchè.
Un articolo su come i giovani non scelgano lavori remunerativi, ma quelli che permettono di avere tempo libero..... Ora, pare che nessuno abbia voglia di fare un cazzo, dico, noi, noi giovani, quelli che scelgono d’avere il tempo libero anziche e i soldi..
Ma...sarà che sono ancora inferocita da una settimana di sfruttamento, l’idea di aver già progettato ogni giorno di questa estate come ogni altro miserabile studente universitario che non naviga nell’oro, sto articolo del cazzo non mi va giù.

Penso alle parole di Pabli, la sera, e penso alle mie motivazioni.
Bisognerebbe precisare che in tutta questa faccenda, non si tratta più di scelta com’era per le scuole superiori. Non si è più invasati e assetati d’idealismo. L’affascinante "studente operaio" ora è diventato vecchio, s’è comprato un banchetto e vende gelati a Jesolo, paga le tasse e ha sempre soldi in avanzo nel portafoglio.

E’ questione di dovere, più che altro di esigenza, di sopravvivenza! Non studi se non lavori, quindi se non lavori mentre studi non puoi pensare a qualcosa di migliore che servire a tavola gente spocchiosa che non sa dire grazie. Se non lavori non metti la benzina nel motorino per andare in stazione e non riesci a pagarti il biglietto per andare all’università. Se non lavori non ti prendi il Trench che ti piaceva tanto e non ti verrebbero così tanti rimorsi per aver speso quello che t’è costato: taaaaaaaaaanta pazienza e sopportazione.
Non è questione di cercare qualcosa di migliore. Qualcosa di migliore non ho voglia di cercarlo, e non voglio la quotidianità, sapere che ogni fine settimana è chiuso tra i primi e i secondi piatti di un ristorante. Preferisco sapere che il mle è contenuto e saltuario.

[non è questione che loro sono i padroni e noi lavoriamo. Io in quanto individuo vado rispettata, è questione di giustizia, più che di sindacato!]

C’è il fatto che si pensa che si possa pagare tutto!
Tu paghi le tasse, quindi puoi buttare il mozzicone di sigaretta per terra, tanto ce lo spazzino che passa domani.
Tu non dici grazie al cameriere che ti porta via il piatto, perchè tu paghi, quindi non vedi perchè tu debba ringraziare qualcuno che poi dovrai pure pagare!

Grazie alla rabbia, per le bestemmie di questi giorni.
Grazie a Pabli, che mi ha fatto un discorso di merda, da borghese, ma faccio finta di non aver capito che dobbiamo sforzarci di comprendere come sono fatti loro.
Grazie a Marty per la paranoia sulle ex!
Grazie a Mamussi perchè non mi ha detto tutto.
Grazie a mio padre, per la nuova strada, che mi porta dove mi deve portare, ma in mezzo al verde.
Grazie ad Ali per aver finito la tesina.
Grazie di nuovo a mia madre, che oggi mi ha detto "tanto lei si arrangia" e mi sono sentita tranquilla, nella mia corsa alla sopravvivenza!
Grazie a Rebel, che mentre le mancavo protestava e non mangiava.
Grazie ad Ernestina che si è fatta baciare per cinque minuti.
Grazie allo scoiattolo davanti alla stazione, per avermi divertita e rasserenata.
Grazie anche a te che non mi dici che stai nel deserto dei tartari, ma mi manchi uguale!
Grazie a Susy, alla telefonata ormonautica!
Grazie a Niki, che mi allaccia le scarpe.
Grazie ai pieni di se, perchè con loro mi rendo conto di essere migliore.
Grazie a Rino Gaetano, ma anche a Giorgio Gaber, e soprattutto a De andrè.
Grazie ad Armida, ai suoi 85 anni, grazie, ma forse non basta ancora.

Grazie a me, che tutto mi colpisce. Che tutto mi fa male, che tutto mi fa bene allo stesso modo. Alla mia rete per farfalle, alla forza.
Grazie per l’aprossimazione, non è una cosa malvagia non essere precisi.

Grazie a tutta l’insicurezza che ho, perchè mi fa restare con i piedi per terra, anche se non voglio, anche se fantastico.
Perchè non finirò mai di sentirmi Ophelia.
Grazie perchè continuo ad imbarazzarmi e non so che farci!

Grazie a chi ti mostra come si fa a stirngere i denti, a quanto sia difficile e ciò nonostante t’ha imbrattato la mente di ricordi bellissimi, e allora...
Allora succede che a dir grazie si arriva. Tre teste, sei gambe, una strada, un’unica stanchezza.
Più stai lontano da quella che sei, più ti manchi. Giorno dopo giorno, passo dopo passo, ti ami di più. Come un cucciolo abbandonato ti ritrovi, e t’accarezzi l’anima come sempre sola con te stessa.
Ci sono angoli che non cambieranno mai, e gognometri che non s’inventeranno.

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giovedì 17 aprile 2008 - ore 21:56


anima(tamente)
(categoria: " Vita Quotidiana ")




Senza orlo, come una sottana strappata via. Via dalle cose, dalla vita, da me.
Strappata dal vento, dalla stanchezza, dalla voglia di essere, magnificamente essere.
Strappata, disordinata, e sparpagliata sul pavimento di camera, con i calzini a righe che mi guardano storto. Storte anche le righe.
Senza orlo come una discussione dopo cena, come fogli di un qualcosa che non si leggerà.
Senza orlo, come grezza.

Senza orlo, con i fili che s’appendono ad ogni foglia che trovano.
Voglio regime, un nuovo regime, sto vivendo nell’anarchia della novità. Ho lenti nuove, e colori nuovi, e ruoli da dare, e cassetti da riempire.
E trovo e riperdo tutto nello stesso istante.

Vorre una sedia rossa ed una stanza azzurra.
Ferma la!
Blocca che arrivo subito.

c-alma.

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mercoledì 16 aprile 2008 - ore 17:17


(ricamo)
(categoria: " Vita Quotidiana ")




[Ma un pensiero, anche a te.
Anche se non ho la testa giusta. All’ospedale, ai dottori, alle sorelle. Un pensiero alle donne, alle zie come alle madri, alle sconosciute. Un pensiero alle mammografie che non si vogliono mai fare, che non servono, ma poi forse anche si.
Un pensiero va ad un modo preciso d’affrontare l’esistenza. Ai miseri esseri che non ci pensano fin quando non succede. Va anche a me, che sono una di loro. Un pensiero va alla "fatalità". Uno al silenzio, un altro al rispetto.
Un pensiero per l’attesa.]





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martedì 15 aprile 2008 - ore 18:04


e fragole in bicchiere.
(categoria: " Vita Quotidiana ")




Non sono amareggiata, triste, sono solo comunque contenta d’aver votato.
Combattuta fino all’ultimo.

Sconvolta solo della lega! Gli Apaches, cazzo, lo sapevo, quella degli apaches m’era simpatica quasi, dobbiamo stracciare il contratto equo e solidale dei nostri pubblicitari, e assoldare quelli della lega.

Venice, accoglie, ci accoglie. Anche la mostra, ci accoglie, ma noi la snobbiamo, ci baciamo e allora piove!
Piove dentro a pochi scatti, (che sembrano sempre tanti), piove sui francesi che si riparano, e hanno capelli bianchi e tinte forti. Piove sulla fantasia, sul ricordo (chissà se lo straniero sarà diventato famoso), sul "non tempo". Piove freddo, come in tutte le fermate che si rispetti!
Su pomeriggi, serate, lenzuola.
Piove. Che avrei sempre mille cose da dire, ma copro gli occhi e le dico a metà. Mi perdo e mi ritrovo.





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giovedì 10 aprile 2008 - ore 11:58


parola d’ordine: va in mona!
(categoria: " Vita Quotidiana ")


(sottotilo: delirio parte prima)

[e son due giorni che mi becco tutta l’acqua dell’universo e sono in motorino. Va ben per lo smog, la natura, gli uccellini, i cerbiatti di città, i lupi delle terrazze, ma zio can, non può smettere quei 20 minuti che mi ci vogliono per tornare a casa?]

Aiuto!
muoio, o domani, oggi muoio.

Perchè?
Tu lavori e l’università va avanti e prendi impegni, e l’università va avanti.
E tu pensi"va bhe, cazzo mi frega, tanto basta fare gli esami, sono gli ultimi!".
Un cazzo. Cazzo.
(e si, oggi ho ritrovato la mia patente da camionista.)

Ci saranno sempre delle teste di cazzo che si inventano di fare un "WebQuest" del cazzo, con una tesina da fare in internet, mentre non lo sanno che la gente non ha sempre il computer sotto mano, e che preferirebbe lavorare con un libro.
Ma no, cazzo, facciamo gli alternativi.

Ma va in mona!


Poi c’è Ali che mi ricorda, che non mi devo suicidare perchè sono menefreghista in questo tragico ultimo secondo semestre.
Mi ricorda che ho lavorato, e mi ricorda anche che mi sono innamorata e che insomma, avrei imiei validi motivi.
Ma, come si fa a fare una tesina in internet mentre si lavano cessi!!!!!!!!!!!!!!
cazzo!
Dammi un libro, che me lo leggo di sera, dammi la carta, na cartina qualcosa, un papiro, scolpiscilo sulla pietra!

E c’ho l’ansia in questo preciso istante, per la pila d’impegni che mi sono presa da giugno in poi, l’ansia da prestazione.
Ed ora io mi tranquillizzo, fumo una fortuna blu, e penso a domani, o a sabato o a domenica... ma non a Lunedì, ne al corso di informatica, ne al fatto che sono sfasata come precisamente 3 anni fa, no no....

Io li odio i prof di informatica, 6 cfu pure!!!!!!!!
oddio... delirio, delirio...
c’è di peggio, ah si che c’è, ora vado a pensarci.


Voglio vivere cosììììììììììììì...col sole in froonteee....





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mercoledì 9 aprile 2008 - ore 11:22


Ma anche per De Gregori..
(categoria: " Vita Quotidiana ")





{ E sto sorridendo, e sto respirando, e sto desiderando. Desidero molto. Mi stupisco. Ho i sogni di una bambina, e tutti quelli di un’adolescente, che ogni giorno vengono spolverati e finalmente riposti, li, in bella vista. Ognuno a suo posto. Un ordine caotico, un po’ bohemienne. Ogni poesia trova la sua sedia e un gentiluomo pronto a raccogliere il fazzoletto di seta. I pensieri, si sono messi a riposare in una panchina di legno verde, sul ciglio di una strada di sassi. La voglia di essere, semplicemente quella che lo specchio mostra, di vedere la bellezza "nella ricerca degli istanti che muoiono"( lo stivaletto di una bambino nella pozzanghera, mentre di corsa mi avvio a casa).
Rubare qualcosa, tutti igiorni. Rubarti qualcosa.
Fosse solo uno sbadiglio!}


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mercoledì 2 aprile 2008 - ore 11:19


-anima(le)-
(categoria: " Vita Quotidiana ")




Non resisto alla carta, o alla visione di uno spazio bianco da imbrattare.
Me l’ha sempre detto mia madre, che non è una cosa sana.

Mia madre diceva (ora lo dice meno, oppure dice dell’altro, oppure le dice ancora ma non ascolto più.) che i poeti sono degli egocentrici e che il pessimismo cosmico si poteva combattere con un orto da zappare.
Mia mamma diceva che bisogna buttare le cose vecchie.
Mia mamma diceva che la spremevano come un limone, e che era stanca di lavorare per noi (ma ora non lavora più quindi tace.).
Mia mamma mi toglieva il libro dalle mani alle due di notte e mi diceva di andare a dormire.
Mia mamma, non accendeva la luce mentre tentavo di dimenticarmi il primo esame andato male.
Mia mamma credeva di essere tollerante, ma si sta sforzando di diventarlo.
Mia mamma parlava tanto di se, e continua a farlo, ma ho cominciato a mandarla al diavolo.
Mia mamma mi diceva "datti una mossa" e continua a dirlo, e io continuo a farlo e io le sono grata.
Mia mamma, non a me, ma alla mia vita ha sempre detto "si!".

Mia mamma diceva che quando si sta male, bisogna pensare a chi sta peggio. E quando stai peggio pensare che è solo un momento. E quando non è un momento solo ma sono due o tre, dire che ti serve aiuto. Mia mamma diceva, che piangere non serve a molto, che bisogna subito cercare una soluzione, prima che l’acqua arrivi alla gola (ma questo me l’ha solo insegnato, con me non l’ha mai fatto).
Mia mamma creava i miei ricordi, in maniera minuziosa, di questo non finirò mai di ringraziarla, perchè è diventata una filosofia di vita.

Mia mamma mi ha insegnato quanto una donna possa essere forte, quando debba esserlo. Mia mamma mi ha mostrato quanto si possa amare un uomo, quanto possano essere sorridenti i difetti: ironici, leggeri.
Mia mamma, non ha mai avuto pazienza,per questo mi ha insegnato ad avere tempi di reazioni spettacolari con il dolore, per questo la odio, per questo anche la ringrazio.
Mia mamma mi ha insegnato il rispetto per me stessa, fin da piccola, anche di questo la ringrazio.

Mia mamma non mi voleva, per questo ho capito cosa voglia dire "senso del dovere"!
Mia mamma, mi manda a fanculo alzando il dito medio.

Mia mamma mi diceva "ricordati da dove vieni", e lo sto capendo in questi anni.


Mia mamma non mi ha mai aiutato a bilanciare la rabbia, mi ha insegnato l’istinto. Per tutto. Credo sia una buona cosa, ma ho una buona dose di sensi di colpa.


Se penso a tutto quello che mi stupisce e mi affascina, e mi fa sorridere, ed è reale, ed è naturale, istinto, è come avere 8 anni e tenere per mano tuo fratello.
E’ come sentire il sangue che scorre, quando leggi nei suoi occhi lo stesso ricordo, che anche lui c’era, anche lui rideva, anche lui correva con me.
E’ come sentire, che tutto quello che hai potresti portarlo ovunque, e che ovunque sarebbe per te indispensabili.

E’ come pensare di non avercela mai fatta da sola, sentire di poter vivere nel branco a vita, senza timore di mostrarsi più piccola.

(e tutto nasce dall’emozione di un ricordo, da quello che si può dire, da quello che qualcuno non sa, da quello che si è perso.)





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venerdì 28 marzo 2008 - ore 09:50


sparse
(categoria: " Vita Quotidiana ")


In questi giorni mi sento estemporanea.
Ho il tempo fuori controllo, è un’altra diemensione. Un eco.
Ho il battito che mi scombussola l’esistenza. Non protesto, anche se è arrivato in ritardo, ci convivo pacificamente.

Ho un sacco di pause e mi rendo conto d’avere un’approccio a questa vita così fatalista che mi permette di stupirmi di tutto. Parlo con Pabli, e il campari scivola. Non so più perchè lo prendo, è solo l’ennesimo rito. Analisi.
Le mani si muovono, e gli occhi cercano sempre nuovi angoli. Non la volta del soffitto, troppo esposta, troppo spazio. L’angolo è sempre quello a destra. E la, rannicchiati tutti i pensieri che non si dicono. Tutta la rabbia, accovacciata, come una donna che piscia di nascosto. Qualcosa di animale.
Abbiamo lanciato sassi al cielo e siamo scappate prima che tornassero indietro, ed è stato bello.


Non ho voglia di pizzi e merletti, dalla mia vita vorrei un sei-sette metri di cotone. Non nero, ne verde, ne viola perchè va il viola.
Il colore del cotone grezzo.
Ho la voglia di pensare che se il mondo va a puttane io non lo seguo. [E se mi dici che è una questione di volere e di avere, io non lo sopporto.]
Non sopporto più, quasi niente e nessuno. Una lista in cui ci metto tutti, me compresa, a tratti arrendevole nella solitudine.
Arresi a tutto quello che non si vede. Ma quello che non si vede mi fa male solo la notte. E’ buio: naturale, niente di artificiale.
Non è un lamento, è solo una costante.
Faccio parte del partito "ci sono altre cose molto più importanti.." sfiora il cinismo, ma aiuta la sopravvivenza.


[volevo anche dire che ho trascinato qualcuno a vedere "la bambina e la volpe" :tutto cosi estremamente semplice, naturale.]



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venerdì 21 marzo 2008 - ore 18:47


amaranto
(categoria: " Vita Quotidiana ")


ho una cosa nuova, nel mio nuovo mondo.
Ed è stato ieri, ed è stato come la prima volta, così, con occhi curiosi di chi non aveva visto, e con quelli che t’accarezzano, a loro modo, che ti guardano mentre speri solo che finisca presto!

E non è niente di che, la pelle, è un’altro quaderno. Un altro pezzo di carta su cui annotare qualcosa.

E forse mi sento così viva, da riuscire a sentire tutto in maniera più forte. Forse, più che un tatuaggio m’è piaciuto il contorno.
Mi è piaciuto l’istante, le parole di Niki, lo sguardo materno di Susy, e l’aria, consumata.

Mi è piaciuto quell’andare. Quel dire, sta volta. Sta votla dire. Che torni nuova e che non ce l’hai col mondo, ma sei "solo" felice.
Felice, come due stelle, due rondini tonde, non spigolose come le avevo pensate, molto più generose, anche con me.
Sorridere ad un uomo che s’innamora del tuo cranio, sorridere al suo cinismo, all’uomo che tradisce. Sentire nelle vene che pulsa qualcosa.
[Qualcosa di Mio] Collegato ad un viso, a delle mani. Mio come, gli occhi, i capelli, l’anello di ebano, Rebel, come mio fratello, mio padre, come il mio Yoyo, come la paura del buio.




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martedì 18 marzo 2008 - ore 11:24


-moi-
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Istantanee, tenute strette.
Strette. La voglia di tornare indietro, fermarsi, guardarsi.
Sorridere.
Quanti sorrisi.E pelle e mani, vene, cuore, respiro.
Calibro.
Ascolto, mi ascolto.

Un filo di bava invisibile, per tenenelre unite, appese ai sogni.
Incubi come tuoni la notte e giorni tendenti all’effimero.
Dopo un’estate e dopo un altro inverno, arriva primavera e ho qualcosa di nuovo sulla pelle, roba nuova, prepotente.
Poso la divisa e non corro, ma resto. Disegno polvere con le dita. Felice anche per un cielo nuvoloso. [nostro].

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