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Kiyoaki
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| Così intravidi un altro sole, diverso da quello che per lungo tempo mi aveva concesso i propri benefici, un sole saturo delle fiamme di un'oscura passione, un sole che non bruciava mai la pelle, che aveva un fulgore ancora più strano: il sole della morte.
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lunedì 10 gennaio 2005
ore 23:58 (categoria:
"Vita Quotidiana")
Considerazioni inattuali
I puri di spirito muoiono, volontariamente, anzitempo. Quelli che rimangono, hanno accettato il compromesso, o sono stati privati della libertà, il che in fondo è la stessa cosa. Comincio a pensare seriamente che l'unica forma di redenzione, oltre al suicidio, sia una solida, irreversibile psicosi. Parlo soprattutto di schizofrenia. Sempre che la reincarnazione non si riveli in qualche modo un'ipotesi davvero plausibile, degna di una fede non meno che assoluta, ma su questo sto lavorando senza il dovuto zelo, per il momento. Fa parte dei programmi a medio termine, diciamo del piano quinquennale, della prima parte perlomeno. Philip Dick è stato un grandissimo genio, e credo sia arrivato veramente vicino alla soluzione dell'intera faccenda, sebbene certe sue osservazioni e conclusioni mi lascino quantomeno perplesso. Nel frattempo cerco di affilare la spada dell'autodisciplina, progenie imperfetta della lama della Volontà di Yeats.
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mercoledì 5 gennaio 2005
ore 23:24 (categoria:
"Vita Quotidiana")
Simboli e idoli
Simbolo e idolo, una forma del mito, una forma di immortalità, una forma di schiavitù ai propri adoratori e a chiunque sappia e ricordi in forma viva. Ogni ente che assurge a simbolo, acquista esistenza in un mondo superiore. L'idolo è un simbolo che si è incarnato nello spettatore. Ogni spettatore è vittima dell'informazione, almeno ne è vittima ciò che è lasciato dal tempo. Il simbolo è in qualche modo la forma più grezza dell'idea che in un preciso istante, che potremmo chiamare Aleph, ne diventa la più fedele manifestazione. La morte stessa è simbolo e idolo. Pauroso. Ciò di cui è simbolo universale ci è in realtà ancora ignoto.
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martedì 4 gennaio 2005
ore 22:37 (categoria:
"Vita Quotidiana")
Ritorno a casa
Il candelabro era sparito, ma una candela era rimasta. Accesa e con la fiamma diritta, solo il vertice oscillava, di tanto in tanto, come cercando di allungarsi. Non sembravano esserci altri oggetti, o semplici indizi fuori posto. Una curiosità, poco più di un elzeviro. Aprì il cassetto in mezzo della scrivania e prese il vecchio revolver Franchi 22 che il padre usava trent'anni prima nel tiro di precisione al poligono. Aprì il tamburo, vuoto. Spalancò allora la finestra che dava sulla balconata ed uscì rabbrividendo per il vento primaverile. Notò un paio di macchie dove due linee del marmo si congiungevano. Probabilmente liquore versato male e pulito con scarsa energia. Appoggiò i gomiti sul parapetto candido, lo sguardo alla luce dell'orizzonte, dove il nero stemperato in blu verso il basso, si alzava leggermente per accogliere i primi rossori dell'alba. Muovendosi elegante si rizzò in piedi e sorridendo si tuffò, curando di colpire il bordo della piscina vuota.
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lunedì 3 gennaio 2005
ore 23:11 (categoria:
"Vita Quotidiana")
Avete mai visto...
...un uomo colpito da una palla 7.62 che gli ha squarciato il cranio senza ucciderlo? L'osso frontale, o quel che ne resta sembra un crepaccio in un ghiacciaio, e sotto, a pochi centimetri (che mentre pensi al crepaccio ti sembrano centinaia di metri) il suo cervello pulsa e non sai se è davvero così (visto che non sei abituato a vedere cervelli nella loro sede), o se oppure è il tuo clemente inconscio che a furia di pompare adrenalina è andato in acido. Quello che è certo è che il tipo rantola, la pelle di un marrone che è sorprendentemente - da lasciare a bocca aperta - uguale a quella statua portata dallo zio missionario parecchi anni fa, che nemmeno eri nato, ma che hai visto da sempre, sul mobile di fronte al "Quarto stato", in bella mostra sulla parete del piccolo soggiorno della nonna. Ed ecco quella tinta di legno color pelle sembra stingere, come se sotto si allargasse, in trasparenza, una macchia incontrollabile di grigio. Continua a rantolare e a sudare e quasi il sangue dalla testa aperta sembra anche lui sudore, tanto è discreto a scendere. Gli altri non urlano più, nemmeno parlano, affastellati come ceppi di legno da camino su quel camion assurdo, con due ruote di camion e due di trattore che veniva avanti lento e a ritmo cacofonico. Prima dei due spari, ovviamente, prima delle urla scomposte, della nostra replica, precisi a tracciare e poi infallibili a colpire il nulla del troppo tardi, Ma la nostra strada è ancora lunga, oltre che irrinunciabile, e un'ambulanza potrà ben fare rudimentale servizio funebre. Curioso, alle volte, come una pallottola 7.62 possa arrivare a mostrare il lato più grottesco (splendida parola), del nostro mondo. Una formalità. In certi posti è “uccidi o muori”. Dalle nostre parti invece “produci, consuma, crepa”. Se hai coraggio o una buona dose di fortuna, riesci ad arrivare al terzo gradino saltando i primi due. Silenico, e per un po' ci ho creduto anch'io. Ora sono in preda al dubbio, e spero mi consumi lentamente, almeno dentro...

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giovedì 30 dicembre 2004
ore 17:27 (categoria:
"Vita Quotidiana")
Tutti gli altri ne han 31
Oggi è il 30 dicembre 2004, penultimo giorno dell' ultimo mese di quello che potrebbe ancora essere, almeno per quel che mi riguarda, l'ultimo anno di vita. Ci sono ancora circa 31 ore utili per questo. Penso ogni giorno alla morte, non alla Morte come ente, ma alla mia morte. Mi sono fatto tatuare la Morte sul petto, qualora me ne dovessi dimenticare. Ho come il sospetto che il giorno che me ne dimenticassi, sarebbe anche l'ultimo. Per questo l'Alzhaimer potrebbe essermi precocemente fatale. Questa riflessione sull'anno in corso potrebbe risultare snervante, con una premessa così cupa, mentre, conoscendola, vorrebbe ammantarsi di levità, abito peraltro improprio alla stagione. Verrà, temo, smentito il principio aristotelico "in medio stat virtus". Non sarà né snervante né lieve, non sarà altro che una perifrasi scipita e cava, a parte l'introduzione pretestuosa per rinnovare il pensiero ricorrente, macabro fioretto o stoico sguardo all'ineluttabile che sia. Il tutto perché sono avvinto dalla Paranoia, che fattori concomitanti, eventi devastanti, letture ossessive e ripetute, agenti chimici e poche parole raccolte per caso hanno fatto sbocciare e amorevolmente accudiscono. Tutto il resto si muove evanescente, e sfugge al pensiero, come figure nel fumo che lasciano agli occhi solo un ricordo di vago stupore. Questo, per quel che mi riguarda, è stato un buon anno, per svariate ragioni. La parola che lo può riassumere credo sia "consapevolezza". Sguardo lucidamente insano sul futuro.

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martedì 21 dicembre 2004
ore 17:32 (categoria:
"Vita Quotidiana")
Festività natalizie
Non direi niente di nuovo se ne parlassi con disgusto, con il raccapriccio di osservare i volti paciosi e soddisfatti tra la folla carica di morte in pacchetto. Non aggiungerei che poche bestemmie alla mia stessa ipocrisia resa acre dai sensi di colpa, pure distratti e ardenti come fuoco di paglia. Sia quel che sia, in questi giorni mi sembra di essere caduto, mi sento come un Lucifero di seconda scelta, che anziché da un paradiso a un inferno, è precipitato da un inferno ad uno peggiore, uno dove non ha neppure la consolazione del meglio comandare all'inferno che servire in paradiso. Mi sento, oltre che inquieto e sinistramente lucido, ancor più bisognoso di stordimento. Ancor più legato alla necessità di vedere tutto quanto fuori da me stesso, dissociato, fuori sincronia, senza altra partecipazione che quella di un osservatore distaccato dagli eventi. Ma in realtà, credo, ho disperato bisogno di cogliere della bellezza intorno, qualcosa che si avvicini, affondi squarci e lasci sullo sfondo le luci grossolane e turpi, indistinte a smorzarsi nelle ultime stille di amaro pentimento. I Jefferson Airplane non dovrebbero c'entrare molto in tutto questo spleen, che ogni anno è diverso da sé, Proteo inesorabile ma vagamente generoso. I suoni distorti di certi loro pezzi però, sembrano stabilire, con la stessa intensità che si irradia quando si viene colpiti al naso, un contatto con l'impalpabile e pesante orrore patinato delle piazze addobbate a festa.
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giovedì 16 dicembre 2004
ore 18:48 (categoria:
"Vita Quotidiana")
Esperimento di redenzione momentanea
Recitazione. Recitazione ottima per altro. Altro, altro-da-sé, o altro da quello che si reputa giusto. Recitare allontana la redenzione, comunque probabilmente irraggiungibile. Ci sono le giornate che sorgono con le stimmate del tradimento, del compromesso, che di fatto ne è la versione edulcorata e concessa. In questo momento ho bisogno di una sola cosa, di alterarmi, di alterare la mia coscienza, di spostarmi dalla linea d'ombra che insegue senza mai calare completamente. Il mio principale problema, ora, è la soluzione temporanea a tutti gli altri, è quello che, nella sua paradossale miseria, distorce tutti gli altri, li camuffa, li relega in un piano prospettico infinito. Forse è la giusta espiazione ad attendermi, ad ottundermi. Una discesa di poche ore in un inferno chimico, un viaggio con destinazione incerta ma molto probabile. Non esistono gli opposti, in realtà. Nessun inferno ti rifiuterà, se lo percorrerai fino in fondo, l'ingresso a un paradiso, e così al prossimo inferno e al successivo paradiso, fino a non distinguerli più uno dall'altro. Quello stato è l'immortalità. "...an intense visitation of energy..."
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giovedì 11 novembre 2004
ore 16:53 (categoria:
"Vita Quotidiana")
Surreale e postumo addio al mio grande amore
Pare si sia perduta la firma. E sono felice per lei, poco meno per me. "Perdersi" è un modo di dire che mi ha sempre affascinato, ammaliato, giustificato in qualche modo e in qualche situazione...perdersi è iniziare un nuovo viaggio, un altro viaggio, un viaggio imprevisto che, soprattutto, va a prendere il posto del viaggio che si era programmato, quello per il quale si era partiti...sto seguendo il precario e pur sempre affascinante filo dei miei pensieri, che in qualche modo, misterioso e arrogante, mantiene una sua logica, la logica astuta e rapida della fuga... Fuga involontaria da quello che vorrei dire (meglio: dirti), fuga spiacente dalla mia incapacità di dare espressione compiuta alla distratta e bruciante idea di noi, che disperatamente cerca di non morire, dentro il mio cuore-e/o-cranio. Combatte per non morire, e riesce a tirarsi su con aiuti nobili e poderosi, ma evidentemente conniventi con il nemico, e per questo antesignani di sconfitta. Mi stupisco, anzi, mi sforzo, mi impegno per stupirmi, per sorprendermi, per dolermi di questo, ma rimane tuttavia solamente un tiepido estetismo, una manifestazione di rimpianto preordinata e comunque poco convincente. Quello che mi stordirebbe se fossi ancora il tuo "me stesso", ora mi incuriosisce e compiace prudentemente...è che, per oltre tre anni, ti ho pensata ogni giorno, e ogni giorno ti ho sentita dentro di me, come un cancro, e ci volevo morire di quel cancro, "e se non ci morirò", pensavo, "che non mi abbandoni mai"... Ed è stato così, tra sincero tormento e compiaciuto desiderio. MA, fuori da previsioni e aspettative, un giorno un'esperienza mistica mi ha colpito, mi ha travolto. E, se inizialmente mi ha portato ad attribuire alla nostra storia un significato esoterico, per quanto vago, col raggiungimento del grado successivo di consapevolezza, mi ha illuminato riguardo al tuo potere occulto su di me. Alle sue conseguenze, al veleno che iniettava nel mio spirito il serpente del mio amore ostinato e cieco per te. Niente succede per caso, e di ritorno dall'estate i nostri sguardi hanno segnato inevitabilmente l'altare, tra memorie confuse e cicatrici splendide. I simboli che sembravano consapevoli e lucidi verranno presto cancellati: sono vuoti simulacri. C'è un'immagine di te che non muore, non ancora forse, che ancora amo, ma di un amore dissociato, di un'esistenza parallela e glaciale che non è più la mia ma che, anche se in violenta volontaria remissione, non può non appartenermi. Non perché io la voglia, non perché "qualcuno" ritenga che così debba essere, ma soltanto per l'ineluttabile molteplicità di ogni esistenza umana. Un'esistenza è molteplici esistenze, che si approssimano e si allontanano, in una rete che si dilata e si restringe. Nel centro della tela, dove il Ragno presto farà preda a sé la vita, non ci sei più. Ora il fuoco fatuo della bottiglia mi ha spinto ai margini, dove la tua carne e il tuo odore fanno ancora luce, e lì potrei, credibilmente, fingere di emozionarmi. Freddo e ingannevole talento mimetico. Ricordi quell'ultima notte con la luna, fuori programma, noi due feroci nel cercare di saziarci? L'ultima volta dopo mesi di abbandono...quell'ultima volta è stata la morte, celebrata con passione e osservata postuma nella sua epifania. Come ti dissi, non ti dimenticherò mai. Come non si dimentica l’incontro fortuito di una macchina da cucire e di un ombrello su un tavolo operatorio.

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mercoledì 10 novembre 2004
ore 14:58 (categoria:
"Vita Quotidiana")
Cenotafio
Emerge dalla terra, urla tra le crepe del corpo di pietra. Muto, riprende la strada. Novembre, una lucertola scompare nelle nebbie eterne.
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lunedì 8 novembre 2004
ore 13:28 (categoria:
"Vita Quotidiana")
Il grande inganno
Ci stanno ingannando. Ci stanno riempiendo la testa, attraverso gli occhi soprattutto, con un'ondata di calcare, di ruggine, di foschia. Il pericolo del mondo, il più grande, l'incommensurabilmente più grande, ci dicono, è l'estremismo islamico e il suo braccio armato: il terrorismo. Questo è ridicolo, sarebbe spiritoso se non fosse orribilmente devastante, nella sua falsità assoluta. Sarebbe come se, una persona ammalata di cancro si preoccupasse spasmodicamente di una psoriasi che gli deturpa la pelle. Così ci stanno raccontando questa fantastica favola a tinte cupe, con qualcosa che hanno creato loro, questo perverso Golem, al quale si guardano bene dal cancellare la lettera "E" dalla fronte. Avere un nemico che giustifichi le proprie azioni è bene. Avere un nemico che distolga gli sguardi dalla putredine che si sta creando è bene. Avere un nemico che ottunda le menti con la paura è bene. Avere un nemico che faccia guadagnare infinitamente di più di quanto si guadagnasse prima è benissimo. E così, si organizza un bell'attentato spettacolare, anzi, epocale, che porti l'opinione pubblica dalla propria parte, che è quella patriottica, dei valori, della difesa della democrazia e del progresso, e tutto il resto procederà da solo, secondo i piani prestabiliti. Il vero pericolo per il futuro non solo della razza umana, ma dell'intero pianeta, è un manipolo di persone ignobili e schifose che fanno del proprio profitto l'unica regola, ammantandosi di buoni principi, di falsi ideali e dispensando briciole agli ingenui che permettono loro di prosperare. Nessun terrorismo è più ignobile dello sfruttamento del mondo perpetrato dalle grandi corporation. E nessuna azione contro i loro potentati è più riprovevole delle loro quotidiane violazioni di ogni forma di diritto.
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