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COSA COMBINO: Detentore di due lauree rubate, alla faccia di DB
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The sun is the same in the relative way, but you're older Shorter breath, and ONE DAY CLOSER TO DEATH.
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giovedì 4 marzo 2004
ore 23:39 (categoria:
"Musica e Canzoni")
VERDENA - Il suicidio dei samurai (2004)
Lo ammetto, li consideravo solo 3 mocciosi che rifacevano i Nirvana. Eppure avevano quell'attitudine, quel sound così '90 e così usato e abusato che proprio non mi convincevano,i Verdena. Poi ho ascoltato "Fuxia", una loro b-side, e ho pensato che in fondo non erano così male. Ora è uscito "Il suicidio dei samurai", e devo ammettere l'errore. Riviste come Rock Sound e Rolling Stone hanno premiato "Il suicidio dei samurai" come disco del mese. Nel frattempo i mocciosi son cresciuti e diventati 4,e son cazzi per tutti; innanzitutto, premiata la coraggiosa e rischiosissima scelta dell'auto-produzione. Passando ad analizzare i pezzi, c'è tanta libertà creativa nel lavoro. Dalla soavità di "Mina" e "40 secondi di niente", al nervosismo di "Luna" e "Balanite" e alle esplosioni chitarristiche di "Phantastica" e "Glamodrama". Ottima la chiusura della maestosa title-track. A vederli in faccia, con quell'aria da eterni disadattati, non daresti loro 2 lire, eppure.. Maturi! VOTO: 8 BRANI MIGLIORI: Glamodrama, Il suicidio dei samurai, Balanite WEB: www.verdena.com
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mercoledì 3 marzo 2004
ore 15:37 (categoria:
"Musica e Canzoni")
LOSTPROPHETS - Start something (2004)
Li ho visti in concerto il 2002 e mi avevano ben impressionato per come sapevano combinare bordate chitarristiche e un buon senso della melodia, complice anche il fatto di aver 2 vocalist all'interno del combo. Certo, il loro primo album era un pò acerbo, e spiccava la sola famosa "Shinobi Vs. Dragon Ninja". Il nuovo lavoro ci consegna i 6 gallesi molto più sicuri e padroni del giocattolo Lostprophets, e il disco non delude; si segnalano la bella e melodica "Last train home", dal forte impatto emotivo, e la poderosa e violenta title-track. Non è facile catalogarli in un genere, è questo va indiscutibilmente a loro merito. Una bella realtà, forse una personalità ancora migliorabile, ma da non sottovalutare. VOTO: 6,5 BRANI MIGLIORI: Last train home, Start something WEB: http://lostprophets.intheuk.com/
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venerdì 27 febbraio 2004
ore 11:47 (categoria:
"Musica e Canzoni")
INCUBUS - A crow left of the murder (2004)
Son passati più di 2 anni dal mezzo passo falso di "Morning view", ed ecco finalmente il ritorno degli Incubus, band che aveva stupito il panorama nu-metal con un album come "S.C.I.E.N.C.E.", in cui venivano genialmente fusi generi come il metal, il funky e il jazz. "A crow..." ci conferma che i tempi e le atmosfere di quell'album sono oramai lontanissimi; il loro ultimo lavoro ci presenta un lavoro prettamente pop, mai urlato, nessun ripiegamento alle tanto care atmosfere jazzy che ce li avevano fatti amare, pochissime sferrate chitarristiche, mai un cambio di tempo degno di nota. Si salvano (ma non fanno urlare al miracolo) "Agoraphobia", la rockeggiante e tirata "Pistola" e la dolce "Southern girl". Il sound è moscio, poco incazzoso e granitico, gli effetti della seicorde di Einziger sembrano filtrati nell'ovatta, quasi a non voler più investire l'ascoltatore dal solito muro sonoro che li aveva caratterizzati. Peccato, proprio un netto passo indietro. VOTO: 5,5 BRANI MIGLIORI: Southern girl, Pistola, Megalomaniac WEB: www.enjoyincubus.com
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sabato 21 febbraio 2004
ore 01:12 (categoria:
"Musica e Canzoni")
SOUNDGARDEN - Superunknown (1994)
1994:l'anno della morte di Cobain, l'anniversario di Woodstock festeggiato col raduno del venticinquennale, i mondiali in casa. Per gli USA è anche l'inizio della fine dell'epopea grunge. Gli ultimi sussulti li provoca l'ugola d'oro Chris Cornell e i suoi Soundgarden, ovvero i naturali eredi dei Led Zeppelin. "Badmotorfinger" li aveva fatti conoscere, "Superunknown" li consacra. Grande impatto sonoro, a volte dal riffone facile e macho("My wave"), a volte spaccacasse e adrenalinico ("Spoonman" e "Superunknown"), ora epico e melodicamente immediato ("Black hole sun",il loro più grande successo, e "Fell on black days", una semi-ballata mozzafiato), l'album è un manuale dell'hard rock. Stupenda e didattica "Mailman", nel suo incedere lento e cadenzato e "Head down", suonata da chitarre acustiche, dove i Soundgarden pestano forte come se avessero l'overdrive inserito. Il lavoro si dipana su 70 minuti circa, e forse nel finale perde qualche colpo; probabilmente è l'unica grande pecca di un album consegnato agli annali, testimonial di un periodo d'oro per il rock americano. Potesse nascere un Chris Cornell all'anno, sai che spettacolo... In Led Zeppelin we trust. VOTO: 9 BRANI MIGLIORI: Mailman, Fell on black days, Spoonman, Black hole sun. WEB: www.soundgarden.com
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giovedì 19 febbraio 2004
ore 00:20 (categoria:
"Musica e Canzoni")
PEARL JAM - Ten (1991)
Il fuoco sotto la cenere. Quello che covava il sottobosco della Seattle alla fine degli anni '80 era il ribollire di una miriade di gruppi votati ad un furioso post-punk dalle sonorità ora noisy, ora metal. Dalle ceneri dei defunti Mother Love Bone nasce quella che, dopo più di 10 anni, resterà l'unica grande superstite di quel fantastico periodo: i Pearl Jam. Nel novembre 1991 viene pubblicato il primo grande, innarrivabile (anche per gli stessi PJ !) album della band, "Ten". I primi 6 pezzi sono straordinari, non servono parole: "Once", "Even flow" e "Why go" sono delle autentiche cavalcate hard rock da manuale, "Alive" è il blues elettrico dal ritornello-mito e "Black" e "Jeremy" le ballate che da sole valgono il prezzo del cd. Fondamentale fu l'affiatamento istantaneo di cui godette la band, sin dagli esordi, unito ad uno stato di grazia dei chitarristi Gossard e McCready (fulminanti e tiratissimi alcuni suoi assoli), ad una sezione ritmica prepotente e sempre all'altezza e ad una voce che, probabilmente, è stata la più imitata e invidiata degli anni '90: Eddie Vedder. Un carisma fuori dal comune, una sensibilità artistica eccezionale hanno fatto di Vedder qualcosa più che un frontman, quasi una guida spirituale per milioni di fans. Il resto dell'album si segnala anche per la ottima "Garden" e per la bella versione dal vivo di "Alive", addirittura più famosa dell'originale! Disco dei tempi che furono, suonato con tantà onestà e con un malessere interiore di Vedder trasposto negli animi di tutti i ragazzi della X-generation dalle camice flanellate. Epico. VOTO: 9,5 BRANI MIGLIORI: Black, Jeremy, Why go, Alive WEB: www.pearljam.com
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domenica 15 febbraio 2004
ore 12:23 (categoria:
"Pensieri")
CROCITTO MARIA RAFFAELLA
30 aprile 1918 15 febbraio 2004
Riposa In Pace
T V T B
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domenica 15 febbraio 2004
ore 10:19 (categoria:
"Musica e Canzoni")
THE DANDY WARHOLS - Welcome to the monkey house (2003)
Reduci dal fortunatissimo "Thirteen tales from urban bohemia", i Dandy Warhols si riaffacciano alle scene con "Welcome to the monkey house", confermando quanto di buono ci avevano fatto sentire lo scorso anno. Bellissimi echi di pop-music in "The dope" e nella fenomenale "You were the last high", il disco sembra sorretto da una corposa spina dorsale elettronica, sempre essenziale e mai invadente. Cori in falsetto nel ritornello di "We used to be friends" e in "The Dandy Warhols love almost everyone"; schitarrate praticamente inesistenti, sintetizzatori e tastiere a dominare la scena, sembra di esser tornati all'epoca d'oro di Depeche Mode e Duran Duran. Ecco però irrompere la chitarrosa e malinconica "Heavenly", uno dei pezzi migliori e a chiudere l'album la rockeggiante "Hit rock bottom", che richiama vagamente le atmosfere di "Bohemian like you" che hanno fatto la fortuna del gruppo negli ultimi 2 anni. Un suono accattivante e una voce calda e pacata; i Dandy Warhols andranno lontano, ci sanno fare. VOTO: 7,5 BRANI MIGLIORI: You were the last high, Heavenly, The dope WEB: www.dandywarhols.com
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sabato 14 febbraio 2004
ore 18:05 (categoria:
"Musica e Canzoni")
ALICE IN CHAINS - Dirt (1992)
1992. Il mondo ai piedi di Seattle. Mai nella storia della musica tante formazioni della stessa città avevano dominato il panorama musicale mondiale contemporaneamente. Irripetibile. Non fossero bastati "Badmotorfinger", "Temple of the dog", "Nevermind" e "Ten" (tutti usciti nel 1991!), venne pubblicato "Dirt" degli Alice In Chains. L'album racconta della più grande passione del frontman degli Alice in Chains: l'eroina. "Dirt" vive di un disagio e di una disperazione unici, raccontati dagli intrecci chitarristichi lenti e ipnotici di un Jerry Cantrell ispiratissimo e dalla voce più bella e disperata degli anni '90: Layne Staley. Magnifico l'incipit con "Them bones", metal e tirata con la batteria in mid-tempo. Poi "Rain when I die", con canto e controcanto della premiata ditta Staley-Cantrell che funziona alla grande e raggiunge l'apice emozionale in "Rooster", semi-ballad dall'impatto sonoro violento dedicata al padre di Cantrell, morto in Vietnam. E poi, ancora, "Sickman", "Junkhead" e "Angry chair". L'album si chiude ancora col botto; la struggente e epica "Down in a hole" e il capolavoro assoluto degli AIC, "Would?" con l'intro di basso di Mike Starr consegnato alla storia."Would?" venne addirittura premiata nel 1992 con un Grammy Music Awards. La grandezza degli Alice In Chains stava soprattutto nella perfetta fusione fra i due leader, quasi un'unica persona: Cantrell, spesso, è riuscito a scrivere testi biografici sui disagi di Layne Staley, vivendogli accanto. E Staley li cantava. Li sentiva suoi, come se fosse stato il suo cuore a dettargli quelle frasi da urlare al mondo. L'attività live del gruppo si chiuse definitivamente nel 1993 (salvo qualche data nel 1996), quando era già chiaro che Layne, a causa dei suoi problemi di salute, non era più in grado di reggere lo stress fisico da concerti. Dal '93 fino alla morte di Staley, nell'aprile 2002, solo un minialbum nel '94, un album nel '95 e un unplugged l'anno seguente. Era chiaro che la favola era cominciata a finire con l'uscita di Dirt e che era solo questione di tempo. E quando l'eroina è ripassata a batter cassa, come un demone che rivendica la riscossione del suo patto, Staley era lì ad aspettarla. Per l'ultima volta. R.I.P. VOTO: 9,5 BRANI MIGLIORI: Would, Rain when I die, Rooster, Them bones, Down in a hole WEB: www.aliceinchains.net
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mercoledì 11 febbraio 2004
ore 23:41 (categoria:
"Musica e Canzoni")
CANDLEBOX - Candlebox (1993)
E' il 1993, son passati nemmeno 2 anni da "Nevermind" dei Nirvana e da "Ten" dei Pearl Jam e già si parla di mito, di un'epoca segnata; effettivamente, a 11 anni di distanza, i due album reggono il confronto con la storia, son ancor oggi le tavole dei comandamenti del rock anni '90. Appunto, il 1993: troppi giovanotti dalle chiome fluenti e dalla camicia di flanella provano a cavalcare l'onda. Fra questi i californiani Candlebox (che registrano il loro debut-album nei London Studios di Seattle, ruffiani!!!...), assoldati dalla Maverick, l'etichetta che produceva gli album di Madonna (il new-grunge con la Ciccone, davvero tutti stavano provando a far soldi col Seattle-sound...), provano a far il colpaccio; esce "Candlebox" e fanno il botto: famosi, belli e richiesti in tutti i festival dell'epoca (andranno anche a Woodstock 1994). E' la commercializzazione del grunge: atmosfere malinconiche, chitarre ora nostalgiche e arpeggiate, ora elettriche e dirompenti; i pezzi, però, non decollano e la formula non propone novità: sembra un film sbiadito e già visto. Eppure i Candlebox, con qualche pezzo doc, hanno vissuto un paio d'anni d'oro. Kurt Cobain i soldi se li è portati nella tomba, tanti altri ci hanno vissuto a lungo e con meno talento... VOTO: 6 BRANI MIGLIORI: Maybe, You WEB: www.maverickrc.com/candlebox96/
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domenica 1 febbraio 2004
ore 18:19 (categoria:
"Musica e Canzoni")
THURSDAY - War all the time (2003)
E' il momento dell'emo, non c'è dubbio. Sugli scaffali ogni mese si trova un grande album; pochi mesi fa arriva "Sing the sorrow" degli Afi, non facciamo in tempo a metabolizzare l'ultimo bel lavoro dei Poison The Well che ci ritroviamo fra le mani "War all the time" dei Thurdsay. Guidati dal front-man Geoff Rickly, cantante tanto giovane quanto già provato da numerose esperienze dolorose (perdita di un caro amico in un incidente auto, scoperta di una rara forma di epilessia che gli resetta lunghi intervalli di memoria), i Thursday riflettono in musica tutti i tormenti del loro singer. Struggente l'inizio, con "For the workforce, drowning" con i cori urlati che ricordano i grandi At The Drive-in. Ancora, la title-track e "Signals over the air" disegnano sempre meglio il disagio e la quotidiana disperazione di chi combatte costantemente forze più grandi di egli stesso. I Thursday sono la parte più triste e emozionalmente vera dell'emo. Da applausi. VOTO: 7 BRANI MIGLIORI: Signals of the air, For the workforce,drowning WEB: www.fullcollapse.com
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