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Lleyton, 33 anni
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...e pensa sempre con la tua testa.

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lunedì 24 ottobre 2011 - ore 17:39


detti come non detto
(categoria: " Vita Quotidiana ")


per fortuna che una mela al giorno toglie il medico di torno... stamattina stavo bene poi ho mangiato una mela a colazione e adesso faccio fatica a parlare!

fucking apple!

Lleyton

- PERMALINK



mercoledì 19 ottobre 2011 - ore 17:57


pioggia che non arriva
(categoria: " Vita Quotidiana ")


tempo da starsene comunque a letto.
uscirei solo per un hamburger, ma anche 2!

Lleyton

- PERMALINK



mercoledì 19 ottobre 2011 - ore 10:03


credevo che solo i neri fossero spacciatori...
(categoria: " Cinema ")






...e i messicani!

Lleyton

- PERMALINK



giovedì 13 ottobre 2011 - ore 15:23


persone che scompaiono sulle navi da crociera
(categoria: " Viaggi ")


il destino di Angelo Faliva è identico a quello di altre 165 persone scomparse dal 1995 sulle navi da crociera.
in pratica 11 persone all’anno!

IL MISTERO DELLO CHEF SCOMPARSO
Partiamo dalle ultime due tracce. Un nome scritto all’interno del cappello da chef. Capilla del Mar. E’ un hotel di Cartagena, Colombia. Combinazione: lo stesso albergo compare nell’ultima ricerca fatta al computer da Angelo Faliva. Era il 25 novembre 2009. Da quel giorno nessuno ha più visto Angelo, cremonese di 31 anni, primo cuoco sulla «Coral Princess», gigantesca nave da crociera, diretta proprio a Cartagena, la città dell’hotel. Che fine ha fatto Angelo? Lo hanno buttato in mare? E perché? Un mistero duro da scardinare nonostante la coraggiosa indagine della sorella Chiara, rimasta la sola a combattere contro muri di gomma e indifferenza.

Una storia segnata dall’incompetenza degli investigatori, l’insensibilità della compagnia di navigazione - la famosa Carnival - ed episodi inquietanti. Come la manipolazione del portatile di Angelo. Ripartiamo dall’ultimo flash. La nave da crociera lascia la Florida il 23 novembre e la sua meta finale, dopo diverse tappe, è Los Angeles. A bordo quasi 2 mila persone che vogliono godersi la vacanza. Tra loro molti ricordano Angelo, un ragazzo estroverso. E il «primo cuoco» italiano, la sera del 25 novembre, è al tavolo con alcuni di loro. Poi all’improvviso lascia la sala. Sono le 20.15. Passa diverso tempo e nessuno sembra accorgersi della sua assenza. Strano, perché Angelo è di turno fino alle 22. Solo un suo collega e compagno di cabina, l’italiano A.P., dopo circa 40 minuti avvisa il responsabile delle cucine, uno chef filippino con il quale Angelo ha litigato di brutto qualche giorno prima. Altra stranezza. Lo chef si guarda bene dal dare l’allarme. Che scatta solo la mattina dopo, attorno alle 9. Ma è tardi per fare ricerche in mare e poi la compagnia ha fretta di chiudere. Vengono fatte girare voci su un possibile suicidio, si parla di un salvagente sparito. Teoria respinta dalla famiglia. Testimonianze poco attendibili segnalano Angelo sul ponte della nave il 26.
Il gigante del mare riprende la sua rotta. Ora la palla passa alle Bermuda. Sì, perché la nave è americana ma è registrata sull’isola dove un poliziotto - con nessuna preparazione - dovrebbe indagare sul giallo avvenuto in alto mare. E infatti il fascicolo resta sulle scrivanie. La vera inchiesta la conduce Chiara, la sorella dello chef, che viaggia dall’Italia alla Colombia e da qui negli Usa. Quando riesce a tornare in possesso del computer del fratello fa eseguire una perizia. E spuntano le sorprese. Per diversi giorni, all’indomani della scomparsa di Angelo, qualcuno (poliziotti? membri dell’equipaggio?) è “entrato” nel portatile, ha cancellato email, scaricato file, stampato documenti. In particolare sono stati distrutti messaggi di posta inviate da un certo «Tony». Una violazione grave. In Chiara si rafforza il sospetto che suo fratello sia stato fatto sparire perché ha visto qualcosa di strano. E, infatti, sei mesi dopo la scomparsa riceve alcune telefonate anonime. Qualcuno in un inglese con accento dell’Est le dice che Angelo è stato assassinato. Tornano i sussurri su traffici di droga . Tutti però restano abbottonati. E anche il compagno di cabina di Angelo non ha molta voglia di collaborare con la famiglia. Gli hanno chiesto perché non ha avvisato i suoi superiori quando il cremonese non è rientrato di notte in cabina. Lui ha risposto: pensavo fosse andato in discoteca. Vestito da cuoco? E siamo di nuovo all’inizio. Al cappello da chef. E all’hotel «Capilla del Mar». Forse Angelo ha ricevuto una chiamata al cellulare da qualcuno che gli ha dato l’indicazione dell’albergo. Non avendo un pezzo di carta lo ha scritto all’interno del cappellone bianco. Ma al «Capilla del Mar» non è mai arrivato.


fonte: corriere.it


Lleyton

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mercoledì 12 ottobre 2011 - ore 18:12


la localizzazione dei telefoni cellulari
(categoria: " Scienza e Tecnica ")


Articolo tratto da: zeusnews.com


il cellulare è in grado di determinare la posizione di chi l’ha con sè grazie a un sistema GPS, che fa riferimento ai satelliti dell’omonimo sistema, o grazie a un sistema GSM, che usa come punti di riferimento (anche o solo) le antenne del sistema GSM (il cosiddetto A-GPS).

NON TUTTI SANNO CHE: l’operatore telefonico (Telecom, Wind, H3G e via di seguito) può determinare la posizione di un telefono cellulare anche se questo non è dotato di nessuno di questi sistemi, senza che l’utente del telefono abbia modo di accorgersene e senza che possa impedirlo in alcun modo.

Ciò è reso possibile dal fatto che le antenne GSM ed UMTS sono in grado di determinare la distanza a cui si trova un telefono rispetto alla loro posizione misurando l’intensità del segnale e spesso sono anche in grado di stabilire in quale direzione geografica si trovi il telefono rispetto alla propria posizione. In entrambi i casi si tratta spesso di informazioni molto grossolane.

Per esempio la distanza dall’antenna viene spesso determinata con un margine di errore di centinaia di metri, o persino di km, e la posizione radiale viene spesso determinata solo come nord, sud, est od ovest.

Tuttavia, sommando tra loro queste informazioni (e a volte sommando anche tra loro le informazioni che provengono da più antenne) è possibile stabilire la posizione di un telefono cellulare con una precisione che può andare da alcuni chilometri di raggio, in aperta campagna, a qualche centinaio di metri, nei centri urbani. In alcuni casi, la precisione può essere di alcune decine di metri, per lo meno in certe aree urbane.

La localizzazione di un telefono cellulare è, in realtà, un’applicazione dei concetti più generali di triangolazione radio e multilaterazione già usato a questo scopo sin dagli anni ’40.

Queste però non sono le uniche tecniche disponibili. È possibile anche installare un apposito programma-spia sul telefono dell’utente, sfruttare le capacità di auto-localizzazione del telefono stesso (via GPS, A-GPS o GSM), e farsi inviare le coordinate su un canale nascosto.

Ciò è esattamente quello che fanno alcuni programmi per smartphone che vengono usati, ad esempio, come antifurto per il telefono. Software di questo tipo possono essere "nascosti" persino all’interno della SIM fornita dall’operatore di rete, che poi usa queste funzionalità per scopi commerciali (nota bene: non risulta che alcuno degli operatori italiani faccia uso di questa tecnica).

Da qualche anno a questa parte la localizzazione dei telefoni è diventata un servizio piuttosto comune sulle reti cellulari. Viene utilizzata, per esempio, per localizzare il telefono da cui proviene una chiamata di emergenza diretta al 112 (il numero di emergenza europeo).

In alcuni paesi viene usata anche per localizzare un telefono ed inviarvi informazioni commerciali (un uso vietato in molti Paesi europei, tra cui l’Italia, per ragioni di privacy). Si tratta dei cosidetti servizi LBS, cioè Location Based Services.

È stata persino creata una rete di appositi server proprio per questo scopo. Di conseguenza, questa funzionalità è ormai quasi sempre disponibile e le forze di polizia possono farne uso con una certa facilità, ad esempio per localizzare un latitante. Trattandosi di un servizio meno invasivo di una intercettazione audio, la localizzazione di un telefono non richiede il mandato di un giudice.

È sufficiente una richiesta scritta e motivata di un ufficiale di Polizia Giudiziaria (che comunque risponde sempre del proprio operato al Procuratore della Repubblica). Si tratta anche di un servizio sostanzialmente gratuito. Nonostante questo, viene usato molto di rado.

Per esempio non è insolito denunciare la scomparsa di un telefono, spiegare alla polizia che il telefono è tracciabile (magari perché ha addirittura il GPS integrato e segnala la sua posizione a un servizio di antifurto) e sentirsi rispondere che comunque la polizia non può intervenire.

Le ragioni di questa apparente reticenza della polizia ad usare questo servizio sono molte e meriterebbero un articolo a parte. In questa sede ci limiteremo a dire che la gestione di un’indagine di polizia è molto più complessa, dal punto di vista legale e burocratico, di quello che si potrebbe immaginare, per cui non sempre è possibile sfruttare i vantaggi della tecnologia. Soprattutto è difficile farlo quando la posta in gioco è limitata, come nel caso di un telefono rubato.

In Italia (e in quasi tutta Europa) la localizzazione di un cellulare è un servizio accessibile solo agli organi di polizia e di pronto intervento (Vigili del Fuoco, Guardia Costiera, Soccorso Alpino, ambulanze, etc.). Negli Stati Uniti, in Gran Bretagna ed in altri Paesi, invece, questo servizio è accessibile a tutti (o quasi) i cittadini e viene utilizzato anche per "tenere d’occhio" i ragazzini; di qui il proliferare di servizi come Child Locate, Trace Mobile o Verify and Locate.

Chi volesse "assaggiare" questa tecnologia in Italia può comunque usare il servizio Latitude di Google. Ovviamente, nel caso di Google Latitude si possono tracciare solo le persone che autorizzano a farlo e dispongono di un dispositivo tracciabile.

A questo punto, vale la pena notare che quello che viene rappresentato nei telefilm è, appunto, una semplice rappresentazione cinematografica. Non c’è nessuna necessità di "tenere al telefono" una persona per dare tempo ai tecnici di localizzare il punto da cui è partita la chiamata. Questa informazione, infatti, è quasi sempre disponibile con un click del mouse.

Chi volesse farvi un’idea di quanto sia facile (per la polizia) localizzare e intercettare un telefonino al giorno d’oggi può dare un’occhiata all’articolo di Wikipedia (in inglese) sul sistema DCSNet e a quello pubblicato da Wired (edizione americana) su questo argomento.

Alcuni recenti casi di cronaca nera hanno reso evidente come sia possibile determinare la posizione di un telefono cellulare con una precisione molto superiore a quella tipica della normale triangolazione radio. Ecco, per esempio, che cosa riporta Wikipedia riguardo al Delitto di Avetrana:
«A seguito di successive indagini, il 26 maggio 2011 è stata arrestata Cosima Serrano, madre di Sabrina, con l’accusa di concorso in omicidio. Dall’analisi dei tabulati risulterebbe che il suo telefono cellulare avrebbe agganciato per 37 secondi una cella compatibile con il garage mentre la donna aveva dichiarato che quel pomeriggio non si era mai recata nel garage».

Insomma: si è riusciti a stabilire la posizione del telefono di Cosima Serrano con una precisione tale da distinguere una stanza della casa da un’altra o dal giardino della casa stessa. Questo è possibile grazie a un’analisi dettagliata della cosiddetta "copertura radio" dell’antenna GSM (il "pilone") che ha servito la telefonata.

In alcuni casi, infatti, è possibile dimostrare che il telefono in esame era visibile da una certa antenna solo perché si trovava in una certa posizione. Se si fosse trovato in un’altra posizione, avrebbe agganciato un’altra antenna (ad esempio, a causa del "cono d’ombra" di un grosso edificio).

Ovviamente ciò è possibile solo se il telefono genera traffico (cioè effettua o riceve telefonate) e se questo traffico viene registrato nei tabulati con la necessaria precisione.

Gli operatori telefonici realizzano sempre uno studio di copertura radio di ognuna delle loro antenne. Questo studio viene utilizzato internamente per valutare la copertura complessiva del territorio nazionale e per indirizzare i loro investimenti nel modo più opportuno.

Il GIP, il PM e gli avvocati della Difesa possono richiedere questi studi di copertura radio e possono usarli in Tribunale per sostenere le loro tesi (in modo più o meno gratuito).

Tuttavia, gli studi di copertura radio potrebbero non essere abbastanza dettagliati per le esigenze di un processo.

(...)
Questo tipo di mappe viene realizzato usando una mappa 3D del terreno (edifici inclusi) ed "illuminandola" con un raggio di luce simulato che proviene dall’estremità dell’antenna.

Si tratta, in pratica, della stessa tecnica del ray tracing usata per il rendering dei modelli 3D nel cinema di animazione, solo che in questo caso non si tratta di un raggio di luce ma di onde radio.

Non bisogna illudersi nemmeno per un istante che per generare mappe di questo tipo basti installare un "programmino" sul notebook. È necessario soprattutto disporre di una mappa 3D dettagliata della zona e dei dettagli tecnici dell’antenna, e reperire queste informazioni può essere tutt’altro che semplice; solo a quel punto sarà possibile generare la mappa.

Una volta ottenuta la mappa, inoltre, è necessaria anche una buona dose di abilità tecnica (e di fortuna) per ricavarne qualcosa di utile. Come se non bastasse, questo tipo di analisi dipende anche dal telefono dell’utente. Telefoni diversi, infatti, hanno potenze emissive diverse e quindi riescono a raggiungere in modo diverso le varie antenne.

In altri termini, non esiste solo l’area di copertura dell’antenna, ma anche quella del telefono. In entrambi i casi, infatti, si tratta di dispositivi radiotrasmittenti che hanno una loro portata massima ed un loro particolare comportamento radio.

Inoltre, l’antenna da agganciare dipende anche dal traffico telefonico del momento. Ogni antenna, infatti, può servire solo un certo numero di utenti. Una volta superata la sua capacità, i telefoni della zona devono per forza agganciare una delle altre antenne disponibili.

In conclusione, da quando ognuno di noi si porta appresso uno o più telefoni cellulari (o, peggio ancora, uno o più smartphone) per la Polizia è diventato molto più semplice stabilire dove fossimo ad una certa ora di un certo giorno: basta seguire l’enorme quantità di "tracce radio" che ci lasciamo appresso di continuo.

Questo tipo di analisi tecnologiche, peraltro, non è limitato ai telefoni ed alle onde radio: tecniche simili vengono applicate alle reti elettriche, del gas e dell’acqua (analisi dei consumi), al traffico auto ("pedinamento digitale" di un’auto) e a molte altre cose.

In pratica, un criminale che volesse sfuggire alla giustizia al giorno d’oggi sarebbe costretto a rinunciare a quasi tutte le tecnologie e le piacevolezze del XXI secolo e a vivere letteralmente in una grotta.

fonte: zeusnews.com


Lleyton


- PERMALINK



mercoledì 12 ottobre 2011 - ore 16:18


ma se spargo merda...
(categoria: " Vita Quotidiana ")


...vuol dire che sono un agricoltore?

Lleyton

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mercoledì 12 ottobre 2011 - ore 16:11


vivere è un atto di fede
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Lleyton

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martedì 11 ottobre 2011 - ore 17:52


ipod nelle orecchie
(categoria: " Vita Quotidiana ")


viva il lavoro a cottimo!

Lleyton

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