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Io non invecchio...miglioro.




mercoledì 26 ottobre 2005 - ore 18:47


25 Agosto 2001
(categoria: " Vita Quotidiana ")



“Che schifo”, un sentimento misto di ripugnanza ed eccitazione, ecco quello che
provavo, uno squallido sollievo all’idea che in fondo nulla era cambiato, e che ancora mi desiderava.
Niente era cambiato era vero, ma poiché il tempo non passa invano tutto era un poco peggiorato.
Mi guardava, uno sguardo invadente e impersonale, artificioso e assurdo…insopportabile. Due occhi falsi senza profondità ne risonanza, che non comunicavano con niente di interiore. Voleva scoparmi? Probabilmente si, anzi meglio sarebbe dire voleva scopare. Con me ho qualcun altro la cosa non avrebbe avuto la benché minima importanza, avrebbe guardato chiunque nello stesso identico modo.
Probabilmente io non sono portato per le avventure, specie se, come era il caso, mi viene suggerita, quasi imposta dalla donna; anzi fu proprio l’insistenza dello sguardo che mi spinse a fingerlo di non averlo notato, o forse era il senso di nausea apprensiva che mi assaliva tutte le volte che immaginavo di avvicinarla, parlarle, e, conseguenza inevitabile scoparla. Non mi piace è vero, ma nemmeno mi ripugna. E’ come trovarsi sulla soglia di una realta’ oscura e impenetrabile, o molto più semplicemente, sulla soglia della realtà abituati però oramai da lungo tempo a non affrontarla.
Tupè nero effetto bagnato, volto rosso acceso, sopracciglia nere come il carbone, naso prominente, bocca grande, mento puntuto. L’espressone di quella faccia era……disgustosa.
Movimenti alcolici e pesanti, senza nessuna grazia ne sensualità, corpo piatto privo di volume. Mi sono poi trovato in una casa piena di particolari, di foto in bianco e nero e anni passati. In quel luogo ho temuto per la fragilità di una tazza, in quel luogo non avevo consistenza alcuna era come non esistere. In quel luogo quella voce era la sua e diceva verità innegabili, eterne e contraddittorie. Gli occhi cinesi messi sghembi nella pallida faccina grinzosa mi rovesciavano addosso milioni di impressioni sugli uomini, e senza volere mi vennero davanti agli occhi tutti quei giorni che passano senza lasciar traccia; quel tempo lacero, straccio, in cui si è sciatti e goffi come quando non si hanno occhi puntati contro. Allora guardavo altrove: non un pensiero logico si affacciava nella mia mente. Due grossi pinguini al semaforo pedonale, grosse piante che affondano radici, cielo, aria acqua, luce, anima, pantaloni, oggetti, macchine, coperte, riviste di moda, una borsa a fiori, peli pubici, mani che scuotono che penetrano orifizi, le dita di un bambino, passamanerie, donne come vasi di terracotta, tangenziali, asfalto, trincee, fango morti ammassati, Clemente Rebora, suoni, progresso, civiltà, navi mercantili, il mio cazzo succhiato, privilegio, forme di vita senza tempo, un linguaggio per l’invisibile, Hitchcock grosse tette, la sua lingua sudicia, odore di vecchio, pane formaggio, denti, medicinali in grandi magazzini, articolazioni, specchi, telefoni cellulari, computer, costumi da bagno, , bambine che pisciano, carne, la valle dei templi l’africa, autostrade, uomini a scomparsa, l’aristocrazia dello stile, la sabbia, Elsa Morante, mia madre, patate, ossa consumate, contaminazioni, interazioni, velocità, il tuo corpo a brandelli, alzarmi violentarti, spezzarti le gambe, romperti la bocca, il pioniere del modernismo, sfilare tutti i tuoi nervi, spettacolo teatrale, i negri, Fellini, , Roma e l’acqua santiera, le chiese, Gesù Cristo, il mio cardigan, dormire all’angolo di una strada, il vescovo povero lacero sporco, masturbami, ti prego masturbati, eroina, vecchi arredi decaduti, poltrone sfondate, sigarette, lame, gli scogli, cose che impallidiscono, uccidere un uomo, coltivare un campo, raccolto,…………………….non ricordo…si non ricordo…gente da festa..people 24hour party..continua? sì.. forse, è probabile, non lo nascondo…….ma ora..ora mi preme sapere



vostra madre è ancora inginocchiata in equilibro su un camino?

[......]



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martedì 25 ottobre 2005 - ore 14:09


Come un Dio fra gli uomini
(categoria: " Pensieri ")



"Per Epicuro due sono i beni di cui si compone la perfetta beatitudine, che il corpo sia senza dolore e l’anima senza turbamento. Questi beni non crescono se sono perfetti: come può crescere ciò che è sommo? Il corpo non è afflitto dal dolore: che cosa può aggiungersi a questo stato indolore? L’animo è costante nella sua placidità: che cosa può aggiungersi a questa tranquillità? Come la serenità del cielo non può ricevere maggior splendore una volta che sia tersa nel nitore più schietto, così la condizione dell’uomo che ha cura del corpo e dell’anima, e dall’armonica connessione di essi trae il suo bene, è perfetta e raggiunge il sommo dei suoi desideri se non c’è tempesta nell’animo né dolore nel corpo.




E se si aggiungono da fuori dei blandimenti, non apportano nulla al bene che è già perfetto, ma, per così dire, stuzzicano e molciscono. Il bene assoluto per sua natura è pago della pace del corpo e dell’anima" (Seneca, citato da G. Arrighetti, in Epicuro, Opere, Einaudi, Torino 1973, pp. 541-542)


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martedì 25 ottobre 2005 - ore 11:15


###03
(categoria: " Pensieri ")


La droga perfetta: tutti i vantaggi dell’alcool e del Cristianesimo e nessuno dei difetti!



Rimane solo da vincere la vecchiaia; ma la realtà è sempre piena di sole.


hai da accendere?




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venerdì 21 ottobre 2005 - ore 19:20


###02
(categoria: " Riflessioni ")


Cristianesimo: l’etica e la filosofia di un insufficiente consumo.
Un vero delitto contro la società.



mi piacciono i vestiti nuovi, mi piacciono i vestiti nuovi, mi piacciono vestiti nuovi, mi piacciono i vestiti nuovi, mi piacciono vestiti nuovi, mi piacciono i vestiti nuovi, mi piacciono vestiti nuovi, mi piacciono i vestiti nuovi, mi piacciono vestiti nuovi, mi piacciono i vestiti nuovi, mi piacciono vestiti nuovi, mi piacciono i vestiti nuovi, mi piacciono vestiti nuovi...



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venerdì 21 ottobre 2005 - ore 13:31


###01
(categoria: " Riflessioni ")


C’è una cosa chiamata cielo, e ciò non di meno si bevono enormi quantità d’alcool.



Ricordati di chiedere ad Enrico dove l’ha comprata…


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martedì 18 ottobre 2005 - ore 16:17


Un santo a piedi nudi

(categoria: " Musica e Canzoni ")


"Nel Grembo umido, scuro del tempio,
l’ombra era fredda, gonfia d’incenso;
l’angelo scese, come ogni sera,
ad insegnarmi una nuova preghiera:
poi, d’improvviso, mi sciolse le mani
e le mie braccia divennero ali,
quando mi chiese - Conosci l’estate
io, per un giorno, per un momento,
corsi a vedere il colore del vento.

Volammo davvero sopra le case,
oltre i cancelli, gli orti, le strade,
poi scivolammo tra valli fiorite
dove all’ulivo si abbraccia la vite.

Scendemmo là, dove il giorno si perde
a cercarsi da solo nascosto tra il verde,
e lui parlò come quando si prega,
ed alla fine d’ogni preghiera
contava una vertebra della mia schiena.

(... e l’ angelo disse: "Non
temere, Maria, infatti hai
trovato grazia presso il
Signore e per opera Sua
concepirai un figlio...)



Le ombre lunghe dei sacerdoti
costrinsero il sogno in un cerchio di voci. Con le ali di prima pensai di scappare
ma il braccio era nudo e non seppe volare:
poi vidi l’angelo mutarsi in cometa
e i volti severi divennero pietra,
le loro braccia profili di rami,
nei gesti immobili d’un altra vita,
foglie le mani, spine le dita.

Voci di strada, rumori di gente,
mi rubarono al sogno per ridarmi al presente.
Sbiadì l’immagine, stinse il colore,
ma l’eco lontana di brevi parole
ripeteva d’un angelo la strana preghiera
dove forse era sogno ma sonno non era

- Lo chiameranno figlio di Dio -
Parole confuse nella mia mente,
svanite in un sogno, ma impresse nel ventre."

E la parola ormai sfinita
si sciolse in pianto,
ma la paura dalle labbra
si raccolse negli occhi
semichiusi nel gesto
d’una quiete apparente
che si consuma nell’attesa
d’uno sguardo indulgente.

E tu, piano, posati le dita
all’orlo della sua fronte:
i vecchi quando accarezzano
hanno il timore di far troppo forte.


"Il sogno di Maria" La buona Novella 1970 (Belldisc)

Fabrizio De Andrè




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sabato 15 ottobre 2005 - ore 15:18


Sofismi
(categoria: " Pensieri ")


Ho inseguito la verità con tanta straordinaria mancanza di considerazione per i sentimenti altrui.
Ho strappato il veli sottili della cortesia con tanta impudica passione e violenza, e subito dopo mi sono vergognato della mia petulanza, di quel mio agitar le mani quando, caracollando, mi sentii di nuovo al sicuro e restituito a me stesso.



qUAl’è il tuo slogan?


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giovedì 13 ottobre 2005 - ore 19:04


La parabola della vigna
(categoria: " Riflessioni ")


Gesù disse:

"Ascoltate un’altra parabola: C’era un padrone
che piantò una vigna e la circondò con una siepe,
vi scavò un frantoio, vi costruì una torre, poi l’affidò
a dei vignaioli e se ne andò.

Quando fu il tempo dei frutti, mandò i suoi servi da
quei vignaioli a ritirare il raccolto. Ma quei vignaioli
presero i servi e uno lo bastonarono, l’altro lo uccisero,
l’altro lo lapidarono. Di nuovo mandò altri servi più
numerosi dei primi, ma quelli si comportarono nello
stesso modo. Da ultimo mandò loro il proprio figlio
dicendo: Avranno rispetto di mio figlio! Ma quei
vignaioli, visto il figlio, dissero tra sé: Costui è l’erede;
venite, uccidiamolo, e avremo noi l’eredità.
E, presolo, lo cacciarono fuori della vigna e l’uccisero.



Quando dunque verrà il padrone della vigna che
farà a quei vignaioli? ”.
Gli rispondono: “Farà morire miseramente quei
malvagi e darà la vigna ad altri vignaioli che gli
consegneranno i frutti a suo tempo”.
E Gesù disse loro: “Non avete mai letto nelle Scritture:
La pietra che i costruttori hanno scartata /
è diventata testata d’angolo; / dal Signore è stato
fatto questo / ed è mirabile agli occhi nostri. /
Perciò io vi dico: vi sarà tolto il regno di Dio e sarà
dato a un popolo che lo farà fruttificare.
Chi cadrà sopra questa pietra sarà sfracellato;
e qualora essa cada su qualcuno, lo stritolerà”.

Mt 21,33-43

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martedì 11 ottobre 2005 - ore 17:41


La gioa come moda
(categoria: " Pensieri ")


Oggi và così....

di fatale masochismo, di sensi di colpa tipicamente occidentali.

Incapace di spontanea autocoscienza finalmente ascritto a essere quello che precisamente sono, e per intanto alienato in un mondo artefatto, innaturale, privo di ogni vitalità vera e di ogni originale attrito.



Nel suo fondo, corrotto, mi riconosco, e godo di quella stessa spietatezza con cui infine mi spiego a me stesso...ho bussato alla porta di una prostituta.

Chissà se poi davvero si è chiamati ad essere altri?


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martedì 11 ottobre 2005 - ore 12:12


vous excusez
(categoria: " Vita Quotidiana ")


come sempre....indiffErenza,





tristezza nerVosa e fantastica.

nous apprenons à rester seuls avec nos fantômes....
il vaut mieux peut-être.

perdonatemi!

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