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cantare a squarciagola sulla mia vespa, l’attimo prima di rivederti, progettare un nuovo viaggio, vedere il mio cane che mi corre incontro, piangere senza senso, sentire l’odore della pioggia, tutti i libri che ho letto, la musica colonna sonora della mia vita, la mia prima opera, detestare liberamente, mani che mi cercano, l’odore del mare odore di casa mia, l’andare via e il sapore di tornare, le persone che amo e che mi sanno ancora emozionare, le promesse fatte da ubriachi, il domani che non arriverà mai e dopo è già passato, le foto nel portafoglio, ricordi appesi, il momento dell’innamoramento, scrivere quello che mi passa per la testa, le ore al telefono, gli amici che non cambieranno mai e tutti quelli passati, le coperte calde e dormire sulla spiaggia, le tue parole che mi entrano dentro.
Tutto ciò che ho già visto, che sto per vedere, e che forse non vedrò mai.


lunedì 15 ottobre 2007 - ore 18:25


a passeggio sulla spiaggia con ernest
(categoria: " Vita Quotidiana ")


all’inizio mi innamorai del tuo nome. lo so che sembra una cosa sciocca, innamorarsi di un nome è come innamorarsi di un idea, di una fantasia e niente più. beh forse hai ragione, ma è iniziata tutto così, quelle tre lettere sempre in mente fino a sbocciare ripetutamente sulle mie labbra. continuamente. poi vennero le tue parole, incasinate, vere, profonde e infinite, parole da perdersi dove io finivo invece per ritrovarmi. e dove mi ritrovo tutt’ora. alla fine sei venuta tu, ma ormai ero già pronto, ero preparato, non mi aspettavo altro che te, come sarebbe potuto essere altrimenti. sai in quanti modi si può scrivere il tuo nome? probabilmente infiniti, io sono arrivato a 143 e credimi non sono pochi. un nome è come un vestito, non sempre ti sta bene addosso, a volte è ingombrante, a volte ti sta stretto. zoe, come poteva essere diverso...
bello e vero come credere a babbo natale, particolare come te.
bello come vedere una ragazza che passeggia per venezia tutta assorta, bello come una bambina che ti viene incontro mentre la madre la chiama, zoe, la chiama così.

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lunedì 15 ottobre 2007 - ore 08:16


molto forte incredibilmente vicino
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Tre mesi e mezzo fa ho preso la mia prima lezione di jujitsu. La difesa personale era una cosa che mi incuriosiva al massimo per ovvie ragioni, e la mamma pensava che mi avrebbe fatto bene un’altra attività fìsica oltre a suonare il tamburello, perciò tre mesi e mezzo fa ho preso la prima lezione di jujitsu. Al corso eravamo in quattordici, e avevamo tutti dei pigiami bianchi ultrapuliti. Ci siamo esercitati a far l’inchino, poi ci siamo seduti come gli indiani, e dopo il Sensei Mark mi ha detto di avvicinarmi e mi ha ordinato: « Tirami un calcio nelle pallottole ». Qui mi sono sentito in imbarazzo e gli ho chiesto: « Excusez-moi? » Lui ha allargato le gambe e mi ha risposto: « Voglio che mi dai un calcio nelle pallottole, più forte che puoi ». Si è messo le mani sui fianchi, ha tirato il fiato e ha chiuso gli occhi, così ho capito che parlava sul serio. « Acci » gli ho detto, e dentro di me pensavo: Ma che...? Lui ha insistito: « Su, avanti. Distruggimi le palle». «Devo distruggerti le palle?» Sempre a occhi chiusi, lui si è scompisciato e mi ha detto: « Anche se provi a distruggermi le palle, non ci riuscirai. E quello che si impara qui dentro. Una dimostrazione della capacità che ha un corpo ben allenato di assorbire un colpo diretto. Ora, distruggimi le palle». Gli ho risposto: «Io sono pacifista» e dato che la maggioranza dei bambini della mia età non sa cosa vuoi dire, mi sono voltato e ho spiegato agli altri: «Io credo che non sia giusto distruggere le palle alla gente. Mai». Il Sensei Mark ha detto: «Posso chiederti una cosa? » Io mi sono girato e gli ho risposto: « ’Posso chiederti una cosa?’ è già chiedermi una cosa». Mi ha chiesto: « Tu sogni di diventare un maestro di jujitsu? » « No » gli ho risposto, anche se non sogno più neanche di prendere in mano la gioielleria di famiglia. Lui mi ha chiesto: « Vuoi sapere come fa un allievo di jujitsu a diventare maestro? » « Voglio sapere tutto » gli ho risposto, anche se non è più vero neanche questo. Allora mi ha spiegato: «Un allievo di jujitsu diventa maestro distruggendo le palle al suo maestro ». Gli ho risposto: « Affascinante ». Tre mesi e mezzo fa ho preso la mia ultima lezione di jujitsu.


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venerdì 12 ottobre 2007 - ore 15:25


una canzone per ripulirsi il cervello
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Sono intorno a noi, in mezzo a noi, in molti casi siamo noi a far promesse senza mantenerle mai se non per calcolo, il fine è solo l’utile, il mezzo ogni possibile, la posta in gioco è massima, l’imperativo è vincere e non far partecipare nessun altro, nella logica del gioco la sola regola è esser scaltro: niente scrupoli o rispetto verso i propri simili perchè gli ultimi saranno gli ultimi se i primi sono irraggiungibili. Sono tanti arroganti coi più deboli, zerbini coi potenti, sono replicanti, sono tutti identici guardali stanno dietro a machere e non li puoi distinguere. Come lucertole si arrampicano, e se poi perdon la coda la ricomprano. Fanno quel che vogliono si sappia in giro fanno, spendono, spandono e sono quel che hanno.
Sono intorno a me ma non parlano con me... Sono come me ma si sentono meglio...
Sono intorno a me ma non parlano con me... Sono come me ma si sentono meglio...
...e come le supposte abitano in blisters full-optiona, con cani oltre i 120 decibels e nani manco fosse Disneyland, vivon col timore di poter sembrare poveri, quel che hanno ostentano e tutto il resto invidiano, poi lo comprano, in costante escalation col vicino costruiscono: parton dal pratino e vanno fino in cielo, han più parabole sul tetto che S.Marco nel Vangelo e sono quelli che di sabato lavano automobili che alla sera sfrecciano tra l’asfalto e i pargoli, medi come i ceti cui appartengono, terra-terra come i missili cui assomigliano. Tiratissimi, s’infarinano, s’alcolizzano e poi s’impastano su un albero, boom! Nasi bianchi come Fruit of the Loom che diventano più rossi d’un livello di Doom...
Sono intorno a me ma non parlano con me... Sono come me ma si sentono meglio...
Sono intorno a me ma non parlano con me... Sono come me ma si sentono meglio...
Ognun per se, Dio per se, mani che si stringono tra i banchi delle chiese alla domenica, mani ipocrite, mani che fan cose che non si raccontano altrimenti le altre mani chissà cosa pensano, si scandalizzano. Mani che poi firman petizioni per lo sgombero, mani lisce come olio di ricino, mani che brandiscon manganelli, che farciscono gioielli, che si alzano alle spalle dei fratelli. Quelli che la notte non si può girare più, quelli che vanno a mignotte mentre i figli guardan la tv, che fanno i boss, che compran Class, che son sofisticati da chiamare i NAS, incubi di plastica che vorrebbero dar fuoco ad ogni zingara ma l’unica che accendono è quella che dà loro l’elemosina ogni sera, quando mi nascondo sulla faccia oscura della loro luna nera...
Sono intorno a me ma non parlano con me... Sono come me ma si sentono meglio...
Sono intorno a me ma non parlano con me... Sono come me ma si sentono meglio..

FRANKIE HI NRG - QUELLI CHE BEN PENSANO


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giovedì 11 ottobre 2007 - ore 18:35


lontano da casa
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Morgan, ecco il mio nome, finalmente. morgan è cosi che mi chiamo ed un pianto senza freni accompagna questa nenia incessante.continuo a ripeterlo prima solo nella mia testa poi non riesce a rimanere dentro di me, sento la mia voce che ripete sempre più forte, morgan, un suono andato ormai. sono un ricercatore, è questo che faccio, vengo da un pianeta lontano e la mia missione è studiare, capire e per quanto possibile interagire con le persone del luogo, non ricordo neanche più le missioni che ho fatto, sono sempre stato il migliore. ma ora sono perso, sono intrappolato in questo corpo ed ogni giorno vado avanti, cerco di capire ma sono sempre più solo, sento la missione che mi scivola dalle mani. sto fallendo. non ho più armi da usare, cammino per le strade vedendo facce vuote, occhi spenti, sorrisi falsi, ed una paura mal celata. sono rimasto come invischiato da loro, sento qualcosa crescere dentro, li chiamano sentimenti ma mi stanno portando fuori rotta. sono passate ormai settimane da quando ho lanciato l’aiuto ma ancora nessuno è venuto a prendermi. vago solo, vedo la gente e mi domando se anche loro hanno ricordi vivi come i miei, un padre ed una madre, i pranzi alla domenica il sorriso di mia nonna. ricordo il mio maestro che mi diceva sempre - il miglior autista non è colui che non si perde mai, ma colui che quando si perde si ferma e chiede aiuto. io l’ho fatto. morgan, avevo perso anche il mio nome, morgan.

sono sdraiato sul letto, mi gira la testa, sento freddo molto freddo, ho paura, per la prima volta in tanto tempo ho paura, rumori sconnessi, sto tremando, arrivano...
......bussano alla porta........
.....morgan mi chiamo morgan....

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giovedì 11 ottobre 2007 - ore 10:41


per te Zoe, solo per te
(categoria: " Vita Quotidiana ")


mi chiedi spesso quanto mi piaci, so di non essere un buon compagno, ti guardo e sorrido le parole mi muoiono in gola. ora sei qua sdraiata di fianco a me, ti sei lasciata addormentare appena finito di fare l’amore, nuda con solo il lenzuolo che ti copre a malapena il sedere, ed io sono qui immobile a guardarti la schiena che viene disegnata dalla luce fioca che filtra dalla finestra, i capelli ti scendono perfettamente lungo il collo e mi lasciano ammirare la tua pelle cosi dannatamente perfetta. sono rimasto inerme davanti a te per quasi 10 minuti, un eternità. sai quanto sono lunghi 10 minuti? non ho mai guardato niente cosi a lungo, ne un quadro ne la tomba di mio padre. mi accendo una sigaretta, sorrido ti guardo ancora una volta quasi in imbarazzo, quasi in colpa.
e adesso lo so, tu sei bella da 10 minuti

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lunedì 8 ottobre 2007 - ore 16:40


Amores perros
(categoria: " Vita Quotidiana ")


a luciano, perchè siamo anche ciò che abbiamo perso




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mercoledì 3 ottobre 2007 - ore 15:55



(categoria: " Vita Quotidiana ")


COME DIVENTARE UN GRANDE SCRITTORE


devi scopare un sacco di donne
belle donne
e scrivere qualche poesia d’amore passabile.
e non ti preoccupare dell’età
e/o degli ultimi arrivati.
e bevi birra, birra
e ancora birra
e vai alle corse almeno una volta alla
settimana
e vinci
se possibile.
imparare a vincere è difficile -
qualsiasi fesso sa perdere.
e non dimenticare il tuo Brahms
e il tuo Bach e la tua
birra
non fare troppa ginnastica
dormi fino a mezzogiorno.
evita le carte di credito
e non pagare mai
puntualmente.
ricordati che non c’è un bel pezzo di fica
al mondo che valga più di 50 dollari
(nel 1977).
e se sei capace di amare
ama prima te stesso
ma tieni sempre presente la possibilità
di perdere tutto
sia che il motivo della sconfitta
ti sembri giusto o no -
un assaggio prematuro della morte non è necessariamente un male.
stai alla larga dalle chiese, dai bar e dai musei,
e come il ragno
sii paziente -
il tempo è la croce di tutti,
con
l’esilio
la sconfitta
e la slealtà
tutte stronzate
non lasciare la birra.
la birra fa sangue
ti fa instancabile amante.
prenditi una bella macchina da scrivere
e mentre i passi vanno su e giù
fuori dalla tua finestra
dacci dentro
dacci dentro forte
come un combattimento di pesi massimi
come la prima carica di un toro
e ricordati le vecchie pellacce
che si sono battuti così bene :
Hemingway, Céline, Dostoevsky, Hamsun
se pensi che loro non impazzirono
nelle loro camerette
proprio come ti capita adesso
senza donne
senza mangiare
senza speranze
allora non sei ancora pronto
bevi altra birra.
c’è tempo.
e anche se non c’è
va bene
lo stesso.



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mercoledì 3 ottobre 2007 - ore 07:43



(categoria: " Vita Quotidiana ")


Sono nuovamente seduto sul tetto a fumare, sento il labbro gonfiarsi ma ora il cuore è leggero. la maglia è piena di sangue, più si asciuga e più prende un colore marrone, vedi alla fine anche lui finisce per non assomigliare a se stesso. i soldi del primo libro stanno ormai finendo, la casa editrice continua a pressarmi per l’uscita del nuovo romanzo, non so più cosa inventare. il problema è che sono fottuto.
Fottuto.
mi continua a chiamare anche l’assistente sociale, quello che la gente trova estremamente poetico nella mia vita non è esattamente tutto legale. ed io mi sento sempre più schiavo di me stesso. schiavo del mio personaggio di giovane scrittore al limite. e poi limite di che? perchè non ho l’assicurazione privata? perchè non ho un lavoro che potrebbe definirsi normale? o perchè mi piace sputtanare tutta la gente perbene, quella dei salotti buoni, la gente razzista che poi la domenica va in chiesa. e purtroppo so esattamente che è proprio quella gente il "mio" pubblico, gente che legge i miei racconti e dice di ritrovarsi e poi punta la sveglia per andare al lavoro.
un lavoro che odiano, gli regalano l’elemento più importante che abbiamo, il tempo, per potersi permettere di comprare cose inutili che alla fine finiscono loro per possederti. ma abbiamo realmente una scelta? no cazzo. è tutto chiuso tra A e B, non esiste un alternativa. e allora ecco, alcuni mi leggono per fuggire dalla realtà di merda per almeno un oretta ma l’importante è essere sotto una calda coperta di certezze materiali.

Ma io sono ancora sul tetto del mio palazzo, la temperatura è mite c’è un leggero vento che disegna il mio labbro che ha preso la forma di un pallone. la sigaretta si consuma e la mano scorre veloce sul foglio, scrivere per me è come vomitare, fa schifo ma a volte è necessario. uno scrittore famoso alla presentazione del mio libro mi disse che mi dovrei sentire importante per quello che sono. ma a me le parole schizzano fuori e quando le rileggo mi accorgo solo di essere un mezzo, niente di più di un mezzo. vedi anche le parole alla fine mi usano. ognuno è schiavo o servo di qualcosa. si parla tanto di politica di economia ma la gente ha dimenticato la comprensione , l’arte la cultura sono elementi futili non indispensabili ed è per questo che mi sento cosi solo. e più la gente dice di capirmi più mi allontano.

Ridere ridere ridere ancora ora la guerra paura non fa...

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martedì 2 ottobre 2007 - ore 09:29


una notte piena di lune
(categoria: " Pensieri ")




Ho sognato una notte piena di lune e senza paure una notte mia, dove mangiare formaggi e bere passito, una notte veneziana, una notte passata guardando Baltus dipingere le mie fanciulle, una notte a mangiare spunciotti insieme alla sirena Siagis, una notte cercando di non pensare alla nave della vita che naviga verso l’oceano del tempo perduto.

mi piacerebbe entrare dentro una serigrafia di musante dove tutto sembra possibile, un sogno quasi reale che sembra vicino ma si allontana sempre un po di più. il mondo si capovolge e se non stai attendo i pensieri ti scivolano dalla testa, ti guardano da fuori e ti sorridono. la notte finalmente come momento di pace, una notte calma senza fine, i pensieri scorrono via lenti e il domani fa un po meno paura.


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