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A soul in tension thats learning to fly Condition grounded but determined to try





http://g-dem.forumfree.net/

CONTATTO MESSENGER: driftangle@hotmail.it

IO CI STO!!

Vi lancio una sfida..nel mondo dei blog siamo numerosi però possiamo riuscirci a far girare un messaggio a tutti...è per una causa buonissima
ANTIPEDOFILIA!
Perchè episodi su TANTI BAMBINI siano solo un brutto ricordo per tutti. Daremo un segnale...CREDIAMOCI INSIEME!

Ricopiate sul vostro blog questo stralcio e vediamo quanti di noi riescono realmente a dar vita a questa campagna e, dopo averlo copiato aggiungete la vostra firma..come dire IO CI STO!!!!
Rudy.Goten77.Phenomena.VioletLady.-V-. Vicky_80, SAEUDO,mace,



sabato 7 ottobre 2006 - ore 00:11


TRA SCIENZA E MITI CLASSICI.
(categoria: " Vita Quotidiana ")


"La chioma di Berenice" è il titolo di un’elegia composta dal poeta greco Callimaco nella quale si racconta di Berenice II, moglie del faraone Tolomeo III, che decise di tagliarsi una ciocca di capelli come dono votivo alla dea Afrodite. In seguito alla sparizione della ciocca, nacque la leggenda che la dea avesse voluto premiare Berenice portando la ciocca tra le stelle e facendola diventare una costellazione, che fu chiamata appunto "Chioma di Berenice". Lo stesso argomento venne poi ripreso da numerosi autori, a partire dal poeta latino Catullo in un suo famoso carme, e successivamente da Jean B. Racine nell’opera omonima, da Ugo Foscolo nel Commento alla Chioma di Berenice: della ragione poetica di Callimaco e da Denis Guedj, sia pure solo come riferimento, nel suo romanzo del 2003 (Les cheveuz de Bérénice).

Per quanto riguarda le curiosità sul nome Berenice, c’è da segnalare che tale nome viene anche utilizzato in aeronautica per indicare un fenomeno causato dalla resistenza indotta. In parole semplici, tra la parte superiore ed inferiore dell’ala, a causa degli scompensi di pressione, si generano dei flussi di aria che si avvitano tra essi, rassomiglianti appunto alle "trecce di Berenice". TAle fenomeno è a volte osservabile anche sui comuni aerei di linea, in atmosfera umida e con bassa temperatura.

alcuni esempi dell’effetto trecce di berenice. by google.

google mi ha confermato che questa è berenice...senza trecce...






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venerdì 6 ottobre 2006 - ore 00:20


INFORMIAMO I SIGNORI UTENTI CHE:
(categoria: " Vita Quotidiana ")


IL 70% DELLE TASSE VERSATE ALLO STATO PROVIENE DAI LAVORATIRI DIPENDENTI

ecco così tanto per dire, senza nessuna pretesa che chi non paga le tasse cambi atteggiamento, tanto si sa, il centro-destra dice che il problema non sono le entrate, ma gli sprechi nelle uscite. E’ Certo che allo stato attuale il problema maggiore sono gli sprechi, manca il 30% dei versamenti di quei contribuenti che dovrebbero pagare somme consistenti. MA TANTO CI SONO SEMPRE I SOLITI CRETINI CHE PRENDONO 1000EURO AL MESE CHE PAGANO LORO SANITA’ SCUOLA GIUSTIZIA...

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mercoledì 4 ottobre 2006 - ore 01:39


LE VITTIME CAUSATE DAGLI U.S.A. NEL MONDO
(categoria: " Vita Quotidiana ")


- 4 MILIONI IN VIETNAM

-1 MILIONE IN SALVADOR

- 1MILIONE 200MILA IN IRAQ (temo si riferisca sol alla prima Guerra del Golfo)

- 800 MILA IN INDONESIA

-250 MILA A EAST TIMOR o (TIMOR EST)

- MILIONI E MILIONI A HIROSHIMA E NAGASAKI

- DEVO APPROFONDIRE SU PALESTINA, GUATEMALA, IRAN, AFRICA.

IL TUTTO PER ESPORTARE LA DEMOCRAZIA, GLI HAMBURGER E LA COCACOLA...MAH; SECONDO ME C’E’ ANCHE QUALCOS’ALTRO SOTTO...


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mercoledì 4 ottobre 2006 - ore 01:21


ALL THE INVISIBLE CHILDREN
(categoria: " Vita Quotidiana ")


VI CONSIGLIO DI SCARICARE COMPRARE O NOLEGGIARE IL FILM: ALL THE INVISIBLE CHILDREN....C’E’ LO ZAMPINO DI SPIKE LEE.
E’ FENOMENALE, FA VENIRE I BRIVIDI E UN BEL PO’ DI RABBIA....




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martedì 3 ottobre 2006 - ore 00:57



(categoria: " Vita Quotidiana ")


Questa sera sera sono andato in un ristorante dove il bagno era "in fondo a sinistra". IN barba a quelli che hanno votato il contrario!!!!!!!!!

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lunedì 2 ottobre 2006 - ore 01:43



(categoria: " Vita Quotidiana ")


CHI MI SA DIRE QUANTE VITTIME HA FATTO L’AMERICA DALLA GUERRA NEL VIETNAM?

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venerdì 29 settembre 2006 - ore 21:20


LEZIONE DI ITTILOGIA
(categoria: " Vita Quotidiana ")


LA CARPA
La carpa il cui nome scientifico è Cyprinus Carpio, appartiene alla famiglia dei ciprinidi. Originaria dell’Asia fu introdotta in Europa dai Romani, in Italia e poi in Grecia, essa ha 2000 anni. conquista in seguito l’Africa del sud nel 18° secolo, l’America del nord nel 19° secolo poi gli altri continenti. All’alba del 3° millennio la carpa è presente in tutto il globo, dai laghi glaciali della Scandinavia fino ai fiumi della Nuova Guinea, così dal Mare d’Aral al Mar Caspio. Questa ripartizione dimostra tutta la capacità d’adattamento e la robustezza di questo pesce. Ella è capace di sopravvivere nelle condizioni di vita più differenti e di estreme e difficili. Non particolarmente esigente sulla qualità delle acque, sopporta molto bene acque ipossiche ,temperature sia alte che molto basse dell’acqua e acque inquinate. Oggi in Italia è presente in quasi tutte le acque, correnti e non, dai più piccoli fiumi agli invasi artificiali, fino ai grandi laghi. Essa presenta molte caratteristiche , da tener conto perchè molto importanti: La furbizia, la diffidenza e la forza della carpa sono leggendarie. Ella è così molto ricercata dai pescatori amanti di forti sensazioni. La pesca della carpa è sportiva e tecnica. Il suo corpo massiccio, è spesso bombato dalla testa all’inizio della dorsale. Secondo la specie, sarà più o meno allungato e largo. La dorsale è molto lunga ( da 3 a 4 raggi semplici e da 17 a 22 raggi ramificati). Questa pinna, così come l’anale, possiede un raggio forte fornito da piccoli denti formano una sega temibile capace di tagliare il filo della lenza. La schiena è di colorazione brunastra, i fianchi portano dei riflessi giallastri, il ventre è giallo o biancastro, le pinne e la coda sono generalmente di colore bruno. La carpa possiede il più grosso cervello di tutti i pesci d’acqua dolce, è dunque predisposto ad eludere le tattiche audaci dei pescatori e memorizzare gli elementi perturbanti del suo ambiente.

Si distinguono 5 principali famiglie di carpe:
La carpa "Comune" (ancora chiamata REGINA) è interamente coperta di squame di colore giallo ocra. Popola generalmente i fiumi. E’ particolarmente ricercata dai carpisti per la sua combattività e la sua forza.

La carpa "Cuoio" è interamente privo di squame di colore bruno è generalmente tarchiato e possiede un corpo massiccio.

La carpa "Specchio" possiede qualche grossa squama, sovente localizzata sulla dorsale e verso la coda. La sua presenza è maggiore nelle acque ferme onei bacini artificiali dove trova un habitat ideale.

La carpa "Amour" è interamente ricoperta di squame, di colore bianco o argentato. Il suo corpo è affusolato e la sua testa è piccola. E’ prevalentemente erbivoro. La carpa "KOI" o carpa cinese è caratterizzata da una pelle colorata. Predilige i bacini stagnanti dove sia stata introdotta.

Dentro queste 5 grandi famiglie esistono comunque delle varianti.

LA MONTATURA "IN LINE RING":
La preparazione di questa montatura è molto semplice: è sufficiente far passare la lenza madre al centro di un piombo, in modo che questo risulti allineato con il filo, ed annodarvi sotto una girella, a cui legare il terminale. Per evitare fastidiosi e controproducenti grovigli è sufficiente utilizzare piombi dotati di tubetti anti-tangle (lunghi circa quanto il terminale) entro cui far passare la lenza madre. Esistono due varianti di questa montatura: con piombo scorrevole o fisso. Nella versione scorrevole è necessario arrestare la corsa del piombo dopo un breve tratto, per non perdere l’effetto auto-ferrante.


e in fine lei la regina:


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venerdì 29 settembre 2006 - ore 00:27


LA BELL’ITALIA LA P 2
(categoria: " Vita Quotidiana ")


La loggia massonica Propaganda Due, più nota come P2, fu una loggia massonica già appartenente al Grande Oriente d’Italia dedicate a reclutare nuovi adepti alla causa massonica; fu una loggia "coperta", cioè segreta, e questa circostanza, insieme alla caratteristica di riunire appunto in segreto circa mille personalità di primo piano, principalmente della politica e dell’Amministrazione dello Stato italiano, suscitò uno dei più gravi scandali della storia della Repubblica.

La complessità e la vastità delle implicazioni del "caso P2" fu tale che ne scaturirono leggi speciali che limitarono il diritto costituzionale di associazione e che misero in discussione la stessa legittimità della massoneria in Italia.


La loggia Propaganda Due, nata già segreta, era stata creata, pare, all’inizio del Novecento, ma sarebbe sempre stata una loggia poco attiva, almeno sino a dopo la Seconda guerra mondiale, quando fu utilizzata per "ospitare" massoni importanti che desideravano restare "coperti".

Nel 1969 fu chiesto all’allora sconosciuto Licio Gelli (entrato nella massoneria solo nel 1965) di operare per la unificazione delle varie comunità massoniche, secondo l’indirizzo ecumenico proprio della gran maestranza di Gamberini, che operava sia per la riunificazione con la comunione di Piazza del Gesù, sia per far cadere le preclusioni esistenti con il mondo cattolico (dal testo della commissione Anselmi) e un anno dopo Lino Salvini (succeduto da poco a Giordano Gamberini come Gran Maestro del Grande Oriente d’Italia) gli delegava la gestione della Loggia P2, conferendogli altresì la facoltà di iniziare nuovi iscritti (funzione che tradizionalmente fino ad allora era prerogativa solo del Gran Maestro e dei Maestri Venerabili o di chi aveva in passato ricoperto tali cariche). Durante l’ultimo periodo alla guida del GOI Gamberini fece entrare nell’ordine numerosi militari, che gli furono segnalati da Gelli.

Gelli era un piccolo imprenditore toscano con un passato dichiaratamente fascista (tanto da andare a combattere come volontario nella Guerra civile spagnola e da essere poi agente di collegamento con i nazisti durante l’occupazione della Jugoslavia), attivo negli ambienti dei servizi segreti e del quale si è detto che fosse vicino alla CIA e ad ambienti conservatori statunitensi e sudamericani. Circa i contatti di Gelli e le sue asserite amicizie, egli stesso, del resto, vantava profonde aderenze presso la "corte" del generale argentino Juan Domingo Perón; questa asserita prossimità pare quantomeno non smentita da una famosa fotografia che lo ritrae alla Casa Rosada insieme al presidente ed a Giulio Andreotti.

Per ragioni sconosciute la carriera di Licio Gelli all’interno della loggia P2 fu rapidissima. Gelli, una volta preso il potere al vertice della Loggia, la trasformò in un punto di raccolta di imprenditori e funzionari statali di ogni livello (fra quelli alti), con una particolare predilezione per gli ambienti militari.

Il 19 giugno del 1971 Salvini pose di fatto Gelli a capo della loggia P2, inizialmente con la nomina a "segretario organizzativo". Sempre nel 1971 Salvini decise la fondazione di un’altra loggia coperta, la loggia P1, che doveva essere più elitaria e selettiva della loggia P2 e limitata a persone che fossero impiegate nella gestione dello stato, in cui Gelli dopo poco tempo ricoprirà il ruolo di Primo Sorvegliante.

Nel 1973, come nei progetti del precedente Gran Maestro Gamberini, si riunificarono le due famiglie massoniche di "Piazza Giustiniani" e quella di "Piazza del Gesu’" (quest’ultima nata da una scissione negli anni 60 avvenuta nella Serenissima Gran Loggia d’Italia), guidata da Francesco Bellantonio, un ex funzionario dell’ENI e parente di Michele Sindona. Come conseguenza di questa riunificazione (che ebbe vita breve, solo 2 anni) la loggia Giustizia e Libertà, loggia "coperta" e quindi anch’essa segreta facente parte del gruppo massonico di "Piazza del Gesù", che contava tra i suoi iscritti politici di tutti gli schieramenti, militari, banchieri (per un breve periodo ne avevano fatto parte personaggi legati al Piano Solo, come il generale Giovanni De Lorenzo e il senatore Cesare Merzagora e risultava iscritto anche Enrico Cuccia), vide molti dei suoi iscritti passare alla P2.

La commissione parlamentare scoprì nelle sue indagini e tramite le dichiarazioni rese da diversi massoni che negli anni vi furono diversi tentativi di ridurre il potere di Gelli all’interno della massoneria, tutti senza esito.

Nel dicembre 1974, al culmine della strategia della tensione diversi magistrati iniziarono ad occuparsi del "gruppo di Gelli" i Maestri Venerabili riuniti nella Gran Loggia di Napoli decretano lo scioglimento della Loggia P2, ma la decisione rimarrà quasi senza conseguenze. In base ai documenti esaminati dalla commissione Anselmi, il gran Maestro Salvini confiderà in questo periodo ad un confratello di essere stato informato da Gelli sull’eventualità di possibili soluzioni politiche di tipo autoritario. Come conseguenza della votazione dell’anno precedente si avranno forti contrasti tra Gelli e Salvini e il primo nel marzo 1975, in occasione di un assemblea, produsse prove (secondo alcune ricostruzioni giornalistiche falsi creati appositamente) su presunti reati finanziari compiuti dal gran maestro, ritirando successivamente le accuse; a seguito di questo e con la mediazione di Gamberini il 12 maggio 1975 venne ricostituita una Loggia P2, ufficialmente non "coperta" e con poche decine di affiliati noti che però non dovranno risultare tra gli iscritti del GOI, con Gelli come Maestro Venerabile e che verrà sciolta, su richiesta dello stesso, poco più di un anno dopo, il 26 luglio 1976, anche per la pressione dei media di sinistra e della magistratura dove (anche grazie ad informazioni fatte filtrare dal gruppo dei "massoni democratici" che si opponeva a Gelli all’interno del GOI) negli anni erano divenute sempre più frequenti campagne stampa e le indagini che accusavano la loggia e la massoneria di essere legate ad avvenimenti criminali, quali i sequestri di persona, e di avere rapporti con ambienti di estrema destra legati all’eversione nera.

Ufficialmente per il GOI la Loggia P2 era ormai sospesa, ma in pratica questa continuava ad esistere come gruppo gestito direttamente da Gelli, mantenendo comunque rapporti (documentati dalla commissione) con Salvini, Gamberini (che dopo il 1976, nella sua veste di ex Gran Maestro, continuò a celebrare molte iniziazioni per conto della Loggia P2) e gli altri vertici della massoneria.

La commissione Anselmi nella sua relazione parlò a proposito dei rapporti tra Gelli e la massoneria di ’rapporti non chiari di reciproca dipendenza, se non di ricatto, che egli instaurò con i Gran Maestri e con i loro collaboratori diretti’ e specificando che:

Ma al di là dei riferimenti testuali e documentali, pur inequivocabili, da inquadrare peraltro nella assoluta disinvoltura con la quale il Grande Oriente gestiva le procedure, quello che va realisticamente considerato è che non appare assolutamente credibile sostenere che l’attività massiccia di proselitismo portata avanti in questi anni dal Gelli - che coinvolgeva alcune centinaia di persone, per lo più di rango e cultura di livello superiore - sia potuta avvenire frodando allo stesso tempo ed in pari misura il Grande Oriente e gli iniziandi. Né appare dignitosamente sostenibile che tutto ciò si sia verificato senza che il primo venisse mai a conoscenza del fenomeno ed i secondi non venissero mai a sospettare della supposta frode perpetrata a loro danno, consistente nell’affiliazione abusiva ad un ente totalmente all’oscuro di tale procedura. Sembra invece più ragionevole ritenere che la sospensione decretata nel 1976 rappresentò una più sofisticata forma di copertura, alla quale fu giocoforza ricorrere perché Gelli e la sua loggia costituivano un ingombro non più tollerabile per l’istituzione. Si pervenne così al duplice risultato di salvaguardare nella forma la posizione del Grande Oriente, consentendo nel contempo al Gelli di continuare ad operare in una posizione di segretezza che lo poneva al di fuori di ogni controllo proveniente non solo dall’esterno dell’organizzazione ma altresì da elementi interni. A tal proposito si ricordi che non ultimo vantaggio acquisito era quello di avere eliminato dall’organizzazione il gruppo dei cosiddetti "massoni democratici", avversari di lunga data del Gelli e dei suoi protettori.

Bisogna infatti riconoscere che una spiegazione della Loggia P2, risolta tutta in chiave massonica, non spiega il fenomeno nella sua genesi più profonda e nel suo sorprendente sviluppo successivo. Per rendere esplicita questa affermazione non si può non riconoscere come Licio Gelli appaia, sotto ogni punto di vista, un massone del tutto atipico: egli non si presenta cioè come il naturale ed emblematico esponente di una organizzazione la cui causa ha sposato con convinta adesione, informando le sue azioni, sia pur distorte e censurabili, al fine ultimo della maggior gloria della famiglia; Licio Gelli, in altri termini, non sembra sotto nessun profilo, nella sua contrastata vita massonica, un nuovo Adriano Lemmi, quanto piuttosto un corpo estraneo alla comunione, come iniettato dall’esterno, che con essa stabilisce un rapporto di continua, sorvegliata strumentalizzazione.

Possiamo quindi affermare che tutti gli elementi a nostra disposizione inducono a ritenere come la presenza di Gelli nella comunione di Palazzo Giustiniani appaia come quella di elemento in essa inserito secondo una precisa strategia di infiltrazione, che sembra aver sollevato nel suo momento iniziale non poche perplessità e resistenze nell’organismo ricevente, e che esse vennero superate probabilmente solo grazie all’interessamento dei vertici dell’istituzione i quali, questo è certo, da quel momento in poi appaiono in intrinseco e non usuale rapporto di solidarietà con il nuovo adepto. Questa infiltrazione inoltre fu preordinata e realizzata secondo il fine specifico di portare Licio Gelli direttamente entro la Loggia Propaganda, instaurando un singolare rapporto di identificazione tra il personaggio e l’organismo, il quale ultimo finì per trasformarsi gradualmente in una entità morfologicamente e funzionalmente affatto diversa e nuova, secondo la ricostruzione, degli eventi proposta. Quanto detto appare suffragare l’enunciazione dalla quale eravamo partiti, perché il rapporto tra Licio Gelli e la massoneria viene a rovesciarsi in una prospettiva secondo la quale il Venerabile aretino, lungi dal porsi rispetto ad esso in un rapporto di causa ed effetto, come ultimo prodotto di un processo generativo interno di autonomo impulso, assume piuttosto le vesti di elemento indotto, di programmato utilizzatore delle strutture e della immagine pubblicamente conosciuta della comunione, per condurre tramite esse ed al loro riparo quelle operazioni che costituirono l’autentico nucleo di interessi e di attività che la Loggia P2 venne a rappresentare. Quello che per la Commissione è di primario interesse sottolineare è che la massoneria di Palazzo Giustiniani è venuta a trovarsi, nel seguito della vicenda gelliana, nella duplice veste di complice e vittima, essendone inconsapevole la base e conniventi i vertici. Non v’ha dubbio infatti che la comunione di Palazzo Giustiniani in senso specifico e la massoneria in senso lato abbiano negativamente risentito dell’attenzione, tutta di segno contrario, che su di esse si è venuta a concentrare, ma altrettanto indubbio risulta che l’operazione Gelli, sommatoriamente considerata, abbia in quegli ambienti trovato una sostanziale copertura - per non dire oggettiva complicità - senza la quale essa non avrebbe mai potuto essere, non che realizzata, nemmeno progettata. Quando parliamo di complicità - pur sostanziale che sia - non si vuole peraltro fare riferimento soltanto a quella esplicita dei vertici dell’associazione, peraltro espressione elettiva della base degli associati, ma altresì a quella più generale situazione risolventesi in una pratica di riservatezza, sancita dagli statuti, ma ancor più da una concreta tradizione di radicato costume massonico degli affiliati tutti, che ha costituito l’imprescindibile terreno di coltura per l’innesto dell’operazione. Perché certo è che Licio Gelli non ha inventato la Loggia P2, né per primo ha contrassegnato l’organismo con la caratteristica della segretezza, ed altrettanto certo è che non è stato Gelli ad escogitare la tecnica della copertura, ma l’una e l’altra ha trovato funzionanti e vitali nell’ambito massonico: che poi se ne sia impossessato e ne abbia fatto suo strumento in senso peggiorativo, questo è particolare che ci interessa per comprendere meglio Licio Gelli e non la massoneria. Il discorso sui rapporti tra Gelli e la massoneria è approdato a conclusioni che si ritengono sufficientemente stabilite e tali da consentire, a chi ne abbia interesse, di trarre le proprie conclusioni. La situazione che si delinea al termine del lungo processo sin qui ricostruito è pertanto contrassegnata da due connotati fondamentali:

1 Gelli ha acquisito nella seconda metà degli anni settanta il controllo completo ed incontrastato della Loggia Propaganda Due, espropriandone il naturale titolare e cioè il Gran Maestro;

2 la Loggia Propaganda Due non può nemmeno eufemisticamente definirsi riservata e coperta: si tratta ormai di una associazione segreta, tale segretezza sussistendo non solo nei confronti dell’ordinamento generale e della società civile ma altresì rispetto alla organizzazione che ad essa aveva dato vita.

In questo periodo (1976-1981) la P2 ebbe la massima espansione ed influenza e cominciò ad operare anche all’estero (pare riconosciuto che abbia tentato proselitismo in Uruguay, Brasile, Venezuela, Argentina e in Romania, paesi nei quali avrebbe, secondo alcuni, tentato di influire sulle rispettive situazioni politiche).

Secondo la commissione d’inchiesta la Loggia P2, e Gelli stesso, goderono di una sorta di cordone sanitario informativo posto dai Servizi a tutela ed a salvaguardia del Gelli e di quanto lo riguarda, partendo dal 1950 (in cui venne segnalato ai servizi il rapporto "Cominform", a cui però non seguirono indagini), che permisero al gruppo di agire indisturbatamente, arrivando alla conclusione che Gelli stesso facesse parte dei servizi segreti:

Tra le varie spiegazioni possibili di tale costante atteggiamento scartata quella della Inefficienza dei Servizi perché palesemente non proponibile - non rimane altra conclusione che quella di riconoscere che il Gelli è egli stesso persona di appartenenza ai Servizi, poiché solo ricorrendo a tale ipotesi trova logica spiegazione la copertura di questi assicurata al Gelli in modo sia passivo, non assumendo informazioni sull’individuo, sia attivo, non fornendone all’autorità politica che ne fa richiesta.

I riscontri forniti e la linea di argomentazione che su di essi abbiamo incentrato, testimoniano in modo chiaro l’esistenza di una barriera protettiva posta dei Servizi a tutela di Gelli e della loggia P2 che scatta puntuale di fronte a qualsiasi autorità politica e giudiziaria, che chieda, nell’esercizio delle sue funzioni, ragguagli e delucidazioni su questi argomenti. Abbiamo individuato la ragione profonda di questo comportamento nell’appartenenza di Licio Gelli all’ambiente dei Servizi segreti, ed abbiamo datato questa milizia al 1950, anno di compilazione dell’informativa COMINFORM. Le conseguenze di tale affermazione sono che la ragione vera dei cordone sanitario informativo va cercata non nel presunto controllo che Gelli eserciterebbe nei Servizi segreti, ma nell’opposta ragione del controllo che essi hanno del personaggio. Le conclusioni che abbiamo esposto sono di tenore tale che l’estensore di queste note avverte per primo l’esigenza di procedere con la massima cautela possibile in questa materia, per la quale peraltro, si deve riconosce, è del tutto illusorio sperare di raggiungere dimostrazioni che poggino su prove inconfutabili. Si è così argomentato sulla base dei documenti proponendo una linea interpretativa che si riconduca a logica e coerenza, pronti a verificare tale assunto con altre possibili ricostruzioni posto che, secondo l’assunto metodologico seguito, consentano di fornire altra spiegazione coerente ed unitaria dei fenomeni.

Secondo la commissione Anselmi, Licio Gelli avrebbe mantenuto fino al primo dopoguerra un atteggiamento ambiguo, che gli avrebbe permesso di legarsi a chiunque avesse avuto le redini del potere in Italia dopo la guerra (fossero i nazifascisti, fossero gli Alleati e i loro gruppi politici di riferimento o fossero i comunisti filo sovietici) e il rapporto "Cominform", che lo denunciava come spia dormiente dei servizi segreti dell’Est (probabilmente posizione frutto di accordi durante questo periodo ambiguo), su cui i servizi non indagarono, sarebbe divenuto una garanzia sulla sua fedeltà che i servizi avrebbero potuto eventualmente usare, denunciandolo come spia filo sovietica e distruggendo quindi la sua figura fortemente anti-comunsita che era venuta a crearsi nel tempo.

Circa le motivazioni per le quali personaggi tanto affermati avrebbero aderito alla P2, secondo taluni l’abilità di Licio Gelli sarebbe consistita nel sollecitare il diffuso desiderio di mantenere ed accrescere il proprio potere personale; a costoro, l’iscrizione alla loggia sarebbe apparsa di estrema opportunità per raggiungere posizioni di potere di primaria importanza, anche eventualmente partecipando ad azioni coordinate al fine di assicurarsi il controllo sia pure indiretto del governo e di numerose alte istituzioni pubbliche e private italiane.

Secondo altre interpretazioni, la loggia altro non sarebbe stata che un punto di raccordo fra diverse spinte che già prima andavano organizzandosi per influire sugli andamenti politici dello Stato.

Non va dimenticato che proprio in quegli anni montava la strategia della tensione e che da molte parti della società si auspicava una svolta politica di impronta decisa, capace di sopperire alla perniciosa inefficienza sociale, economica e pratica dell’impianto statale.

A posteriori, la Commissione parlamentare d’inchiesta ricostruì che verso la fine degli anni settanta il rapporto fra Gelli ed i suoi amici-alleati statunitensi e dei servizi segreti si sarebbe incrinato, e sarebbero cominciate a circolare sollecitazioni a farsi da parte, inoltrate anche nella suggestiva forma di fornire al giornalista scandalistico Mino Pecorelli (poi assassinato) il famoso rapporto "Cominform" perché lo pubblicasse ed avanzasse così il sospetto che Gelli agisse per qualche servizio segreto di paesi comunisti.

Gelli reagì rilasciando un’imprevista intervista, nella quale qualcuno suppose che abbia inviato messaggi in codice, ma sembra accertato che, poco dopo, un uomo di fiducia di Michele Sindona abbia fornito ai giudici di Milano elementi sufficienti per interessarsi del capo della loggia.

Il 31 ottobre 1981, sette mesi dopo il rinvenimento delle famose liste e dello scandalo seguente, la corte centrale del Grande Oriente d’Italia presieduta dal nuovo Gran Maestro Armando Corona, espulse Gelli dal consesso massonico. Per il Grande Oriente d’Italia la "Loggia di Propaganda 2" aveva sospeso ufficialmente la propria attività all’interno del GOI stesso già nel 1976 e pertanto non poteva essere sciolta essendo già sospesa. Ciò significa che la P2 di Gelli dal 1976 non agiva più all’interno del consesso massonico, ma autonomamente.

LA LISTA:

La lista fu tenuta riservata per qualche tempo dopo la scoperta, ed i tentennamenti di Arnaldo Forlani nel renderla pubblica gli costarono la carica di premier e qualche tempo di lontananza dal proscenio.

Una volta resa pubblica (il 21 maggio 1981), divenne presto memorabile. Tra i 932 iscritti, spiccavano i nomi di 44 parlamentari, 3 ministri dell’allora governo, un segretario di partito, 12 generali dei Carabinieri, 5 generali della Guardia di Finanza, 22 generali dell’esercito italiano, 4 dell’aeronautica militare, 8 ammiragli, vari magistrati e funzionari pubblici, ma anche di giornalisti ed imprenditori come Silvio Berlusconi (a quel tempo non ancora in politica, affiliato alla loggia con tessera n° 1816), Vittorio Emanuele di Savoia, Maurizio Costanzo e Claudio Villa; in compagnia di Michele Sindona e Roberto Calvi, Umberto Ortolani e Leonardo Di Donna (presidente dell’ENI), Duilio Poggiolini e l’ormai televisivo professor Fabrizio Trecca, insieme a tutti i capi dei servizi segreti italiani e ai loro principali collaboratori.

Circa quest’ultimo settore, si notò che vi erano iscritti non solo i capi (fra i quali Vito Miceli a capo del SIOS e successivamente direttore del SID, Giuseppe Santovito del SISMI, Walter Pelosi del CESIS e Giulio Grassini del SISDE), che erano di nomina politica, ma anche i funzionari più importanti, di consolidata carriera interna.

Fra questi si facevano notare il generale Giovanni Allavena (responsabile dei famigerati "fascicoli" del SIFAR), il colonnello Minerva (gestore fra l’altro dell’intricato caso dell’aereo militare "Argo 16" e considerato uno degli uomini in assoluto più importanti dell’intero Servizio militare del dopoguerra) ed il generale Gian Adelio Maletti, che con il capitano Antonio La Bruna (anch’egli iscritto) fu sospettato di collusioni con le cellule eversive di Franco Freda e per questo processato e condannato per favoreggiamento.

La naturale funzione dei servizi segreti, va osservato, sarebbe effettivamente ben compatibile con la possibile infiltrazione di elementi, anche in questa organizzazione, per legittimi motivi di servizio; la concentrazione, però, di così tanti elementi, e di che grado, non è mai riuscita a volare indenne sopra il sospetto.

Fu avanzata l’ipotesi che la lista trovata a Villa Wanda non fosse la lista completa, e che molti altri nomi siano riusciti a non restare coinvolti. Nella ricostruzione della Commissione d’Inchiesta, ai circa mille della lista trovata sarebbero da aggiungere i presunti appartenenti a quel vertice occulto di cui Gelli sarebbe stato l’anello di congiunzione con la loggia. Lo stesso Gelli, in un’intervista del 1976, aveva parlato di più di duemilaquattrocento iscritti.

Circa il vertice occulto, poi, è nota la clamorosa accusa formulata dalla vedova di Roberto Calvi, che indicò in Giulio Andreotti il "vero padrone" della loggia, ma di tale affermazione non sono mai stati raccolti riscontri attendibili. È bensì vero che Andreotti aveva sempre smentito di conoscere Gelli, sino alla pubblicazione della citata foto di Buenos Aires.

TRATTO DA WIKIPEDIA.ORG



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giovedì 28 settembre 2006 - ore 00:42


LE "7 SORELLE":
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Le "Sette Sorelle" sono le sette grandi multinazionali del petrolio nate per lo più alla fine dell’Ottocento ad opera di alcuni famosi petrolieri.

-L’americano Rockefeller, commerciante di kerosene di New York, fonda nel 1882 lo Standard Oil Trust da cui nel Novecento nasceranno Mobil, Exxon, Chevron, Arco, Conoco.

-Alfons Rothschild, banchiere parigino, fonda nel 1886 fonda la Caspian and Black Sea Petroleum Company (Bnito).

-Il danese Ziegler trova il petrolio a Sumatra e nel 1890 fonda la Royal Dutch, finanziato da Guglielmo III.

-I fratelli Samuel, inglesi, nel 1890 fondano la Shell, che ha il controllo di fonti petrolifere e di una flotta di petroliere, e avviano attività commerciali nella zona del Caspio.

-Gli americani Guffey a Cullinan fondano la Texaco1, in Texas.

-Nel 1900 in Texas i soci Guffey e Galey finanziati dai banchieri Mellon fondano la Gulf Oil Corporation.

-Nel 1900 la Burmhan Oil, società scozzese che lavora in Birmania, inizia a operare in Mesopotamia e in Iran. Da questa esperienza nasce la Anglo-Persian (poi British Petroleum


se come spero, siete mossi da curiosità e voglia di sapere, documentatevi su Enrico Mattei, su wikipedia, e scaricate da e-mule la puntata di blu notte a riguardo di Enrico Mattei... scoprirete perchè a scuola ci fanno studiare i paleoveneti e non la storia attuale e moderna.

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mercoledì 27 settembre 2006 - ore 23:59


COME TEORIA FORSE E’ UN PO’ BIZZARRA, MA CHI LO SA’...
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Ustica è una costellazione di avvenimenti, è stato un atto di guerra a cui presero parte tutte le maggiori potenze, senza alcuna esclusione, l’Occidente insieme con la Russia e il mondo arabo. Quella notte c’è stato il concatenarsi di cospirazioni, accordi geopolitici e contratti tra Stati per il controllo delle materie prime. È stata anche questa una guerra per il petrolio, in un periodo in cui le crisi petrolifere degli anni settanta avevano triplicato il prezzo del greggio e provocato una forte inflazione. Allora non si decise di cambiare, ma di continuare ad alimentare un sistema che era già arrivato al punto di non ritorno.

Cercheremo di spiegare la complessità degli eventi partendo dalle poche certezze di cui disponiamo. Prima di ogni cosa non si può parlare di incidente aereo, ma di un deliberato abbattimento, derivante da un’operazione a cui presero parte i servizi segreti di tutte le potenze allora schierate, mediante il dispiegamento di portaerei, sommergibili e aerei caccia: niente che era in quella zona del mediterraneo non poteva non essere visto. Il DC9 alle 20:56 un missile colpì il lato dell’aereo provocando uno squarcio tale da depressurizzare l’apparecchio e scaraventare fuori alcuni passeggeri. I piloti, con abilità e perizia a dir poco eccezionale, riuscirono a manovrare l’aereo per qualche minuto e ad ammarare alle 21:04. Di quest’intervallo di tempo non vi è traccia nei nastri, 8 minuti cancellati misteriosamente. E’ importante evidenziare il fatto che l’aereo ha impiegato 8 minuti ad ammarare, perché se fosse esploso in aria in due minuti sarebbe caduto; se il pilota è riuscito ad ammarare vuol dire che aveva ali e coda, e dunque la rottura è avvenuta per un colpo proveniente dal basso verso l’alto.
A prova di questo vi è il fatto che alcuni corpi sono stati ritrovati senza salvagente e a distanza dal luogo di affondamento mentre altri con il salvagente ustionati.

Partendo dalla certezza di tali eventi, poniamo una domanda: come può spiegarsi che quella notte un tale assetto militare si trovava perfettamente coordinato nelle acque di Ustica?
Quella sera si voleva abbattere l’aereo di Gheddafi che viaggiava su una rotta non convenzionale perché gli è stata concessa un’aerovia sull’Adriatico,e non sul Tirreno, allungandogli il tragitto e constringendolo a passare sull’Italia. Il DC9 doveva fare la tratta Bologna-Palermo, da nord-ovest per sud-est, mentre quello di Gheddafi, aveva come rotta sud-ovest per nord-est. Ad un certo punto, il DC9 inverte la rotta con una manovra a 180 gradi e lo fa passare nel punto dell’obiettivo da colpire al posto dell’aereo di Gheddafi. Cosa successe allora? Un’operazione programmata da mesi dai servizi di tutti gli stati non poteva fallire,per cui qualcuno ha, come dire, sabotato l’azione per impedire di colpire l’aereo di Gheddafi. Chi aveva deciso, e dunque sapeva di quell’incidente, ha anche subito comunicato ai media che un aereo civile era precipitato, infatti il TG1 dà la notizia dell’Itavia alle 21:15, quando invece l’impatto era avvenuto alle 20:56.

L’obiettivo era di colpire Gheddafi, destabilizzare il governo libico e provocare poi l’insurrezione del popolo in modo da poter poi prendere il completo controllo della Libia, allora Paese chiave nella caccia alle risorse energetiche; il petrolio libico era particolarmente ambito perché da esso poteva essere estratto le più alte percentuali di benzina. La guerra era ancora una volta per l’impossessamento del petrolio, cercando di trasformare il mediterraneo in un porto dei grandi traffici, in cui l’Italia rappresenta la portaerei, e Malta il crocevia degli scambi e il centro dei poteri. L’inizio degli anni ottanta sono stati estremamente cruciali, in quanto la crisi energetica scatenatasi avrebbero condotto gli Stati verso la terza guerra mondiale.
Gli Stati dunque andarono alla ricerca di nuovi equilibri di potere, e per questo occorreva un piano di assestamento, e in una notte di guerra tutti i paesi hanno fatto qualcosa. La forza delle cose ha alla fine unito tutti, amici e nemici, in un tacito accordo che li ha legati in un patto inscindibile perché a nessuno può parlare, dato che altri possono d’un colpo capovolgere la situazione.

I piani dunque non sono stati cambiati, ma è stata azionata una contromossa premeditata da parte di un’ altra "Entità" che aveva interessi invece a non destabilizzare la situazione e a guadagnare da un accordo con la Libia. Tra gli alleati della Nato vi erano comunque delle divergenze e in questo caso ha prevalso la parte che ha stretto le giuste alleanze.
Il fallimento del piano è stato in qualche modo imputato all’Italia, che tuttavia era manovrata dagli Stati Uniti che intanto cercava di indebolire e ricattare la Francia, ma per far questo aveva bisogno delle proprie basi militari italiane. La Francia sebbene avesse un ruolo di rilevanza all’interno delle nazioni unite e in ambienti politici arabi, non aveva petrolio, per cui aveva forti interessi a sabotare la Libia per giungere ad una tregua con l’Algeria. Occorre riflettere sul fatto che è la Francia la parte più compromessa: gli stessi che hanno lanciato il missile hanno poi recuperato sul fondale qualcosa prima della rimozione del velivolo, che evidentemente non doveva essere trovata.

E ancora, le ragioni di questo accordo sono ben più profonde, e vanno ricercate nell’affare Maltese che in quello stesso anno scoppiò. Malta, nel suo tentativo di perdere quello status di colonia britannica, trovò nella Libia un ottimo partner per poter raggiungere innanzitutto l’indipendenza energetica. Tuttavia quando Malta firmò un contratto con la Texaco Oil Company americana , che avrebbe dovuto eseguire ricerche sui "Banchi di Medina", zona di mare contesa con la Libia, il contrasto fu inevitabile e anche pericoloso, cosicchè Malta trovò come ottimo alleato l’Italia, che in quegli anni attraversava una crisi economica a dir poco tragica,provocata da un’inflazione al 20% e dalla cassa integrazione della Fiat, nonché energetica, dovuta ai tagli dei rifornimenti dall’Arabia Saudita per lo scandalo ENI-Petromin. Probabilmente quello scandalo fu mosso da una lobby italiana filo-libica al fine di rendere l’Italia ancor piu’ dipendente dal petrolio libico, e di conquistare un appoggio alla Libia nell’Affare Maltese. L’Italia tuttavia difese l’ "Integrità territoriale maltese", in cambio di una politica di neutralita’, firmando un accordo che aveva un’importanza strategica. Chi infatti controllava malta, controllava un forte potere sia dal punto di vista economico, essendo il crocevia del Mediterraneo, sia politico-militare. Chiunque avesse occupato militarmente Malta avrebbe potuto installare basi in modo da minare l’aiuto USA a Israele, o la capacita’ dell’occidente di intervenire in Medio Oriente per accaparrarsi pozzi petroliferi vitali per l’economia occidentale. Il Medio Oriente sarebbe risultato indifendibile e forse oggi la storia sarebbe diversa; Malta non poteva cadere in mano libiche, perché ci avrebbero portato alla 3 guerra mondiale.
La strategia delle tensione era anch’essa un piano perchè si stavano rompendo le sfere di potere, e la parte dell’Italia è stata in questo caso fondamentale. Visti gli eventi non si può parlare di vero e proprio sabotaggio ma di un atto dovuto. Salvando la vista di Gheddafi si è riusciti a far allentare la pretesa libica su Malta e a ritrovare un nuovo equilibrio tra i poteri. L’Occidente in questo caso ha perso una guerra, il gran colpo della Libia non è riuscito, ed infatti da lì a poco comincerà una nuova guerra, quella tra Iran e Irak finanziata dall’occidente da una parte, e dalla Russia dall’altra.
Non bisogna inoltre dimenticare che l’Italia ha comunque tratto grandi vantaggi da questo ruolo di catalizzatore tra i poteri, riuscendo l’Eni a conquistare le commesse per le ricerche nei Banchi di Medina, e la Fiat ad ottenere la "Fabbrica Italiana Automobili Tripoli", salvando la nazione dal tracollo certo.
L’abbattimento del DC9 di Ustica è stato voluto dalla stessa lobby che allungava le sue brame verso Malta, la stessa che stringeva accordi con la Libia: si tratta del potere bancario, radicato, in quel tempo, in una Entità massonica che, tramite la Mafia siciliana, è riuscita a mettere delle basi economiche su Malta. Dopo il 1980, non potendo più essere la Sicilia l’interporto del mediterraneo, la famosa e la vera Mafia, ampliò i suoi orizzonti verso Malta per estendere i propri piani sui Balcani.

Oggi, inequivocabilmente gli eventi si ripetono in un succedersi di corsi e ricorsi storici.
L’Occidente rischia il tracollo energetico, e spinti dalla crisi energetica gli Stati stanno per imbattersi ancora una volta in una guerra mondiale. Nel frattempo una forte Lobby ha già reso noto che il ponte sullo Stretto non ha importanza strategica, in quanto le mire ritornano ancora verso Malta, verso quel porto del mediterraneo che alimenta il potere economico del futuro.
Ma oggi le guerre non sono più come quelle di una volta, oggi sono climatiche, si chiamano o Tsunami, uragani e siccità. Quando si firma un contratto da una parte del mondo, un’altra lobby mette la bomba da un’altra parte del mondo.

La notte del 27 giugno 1980 la macchina degli eventi si è azionata, e chissà se in qualche modo poteva essere fermata, chissà se gli 81 passeggeri del DC9 Itavia potevano essere salvati...



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