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Madda 86, 21 anni
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"Madre di diecimila figli", Christel Martin


«Tutto ciò che è fatto con amore finisce sempre per trionfare. Un uomo che non ama ha mancato la propria vocazione di uomo»

"Una vita con Karol", don Stanislao

"Liberaci dal male", Alessandro Gnocchi

"Il venditore di armi", Hugh Laurie - umorismo british e azione per stomaci forti...

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Il mondo non morirà mai di fame
per la mancanza di meraviglie,
quanto per la mancanza di meraviglia.

G.K. Chesterton




Piangendo Francesco
disse un giorno a Gesù:
"Amo il sole, amo le stelle,
amo Chiara e le sorelle;
amo il cuore degli uomini,
amo tutte le cose belle.
O Signore,
mi devi perdonare,
perché te solo
io vorrei amare".










Sorridendo il Signore
gli rispose così:
"Amo il sole, amo le stelle,
amo Chiara e le sorelle;
amo il cuore degli uomini,
amo tutte le cose belle.
O Francesco,
non devi pianger più,
perché io amo
ciò che ami tu
".

































Ho visto che
... non esiste razza nè colore,
esiste solo l’uomo.
E mani bianchi che stringono mani nere
possono compiere piccoli grandi miracoli.

...sorrisi più grandi dove la povertà è più tremenda.

... che è possibile sentirsi a casa anche a 6000 km di distanza.


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"Non ci sono nemici ci son solo infelici
Infelici da amare e basta anche un sorriso
"





«Io sono stato molto vicino anche a quelli che non credono in Dio. Mi sono fatto l’idea che essi combattono, spesso, non Dio, ma l’idea sbagliata che essi hanno di Dio». (Albino Luciani)

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"Father And Daughter",Paul Simon
"Good Man",Josh Ritter



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ORA VORREI TANTO...



ORA VORREI TANTO...



ORA VORREI TANTO...







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1) Parlare con delle persone x ore e.....accorgerti che non ti hanno ascoltato neanche x un istante!

MERAVIGLIE


1) Sentire che per qualcuno tu conti davvero
2) capire che una persona non è come sembrava...ma molto meglio!
3) sapere di aver vissuto la vita con uno scopo: rendere migliore quella degli altri.
4) Sapere che gli amici sono come le stelle.....non sempre li vedi....ma sai che ci sono!
5) ..quando pensi di essere solo contro tutti e ti accorgi k invece ci sn un sacco di persone disposte a darti una mano..
6) Sentirsi accettati per quello che si è nonostante le prime impressioni!
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Avvertenza: per motivi di "ordine pubblico" (o, meglio, semplicemente di ordine) questo è un blog moderato.
Il criterio è presto detto: tutto ciò che a mio insindacabile giudizio è ritenuto off topic o offensivo sarà cancellato. Oltre a tutti gli esibizionismi di carattere estetico (il carattere è predefinito, se qualcuno ha problemi di vista, può modificare le impostazioni di visualizzazione sul proprio schermo!)...
Grazie per la collaborazione!




Quando ti imbatti in una cosa bella, la racconti.
E quando ti imbatti in una cosa vera, la dici.
E se hai capito che la storia di Gesù è come un lampo che ha illuminato per sempre il cammino del mondo e dell’uomo dandogli un senso, allora lo racconti a tutti.
Non puoi farne a meno.
E se l’incontro con Gesù Cristo ha cambiato la tua esistenza dandole forza, direzione, gioia di vivere, allora inviti gli amici a condividerla.

Bruno Maggioni




Se un uomo non è disposto a lottare per le proprie idee, o le sue idee non valgono nulla, o non vale nulla lui. (Ezra Pound)

- Non bisogna mai mollare, dottore - Disse l’infermiere. - Ci vuole un gran fisico per correre dietro ai sogni (Stefano Benni, Elianto)

Quando uno sogna da solo è soltanto un sogno, quando si sogna insieme è la realtà che comincia
H.Camara


Ritenni di non sapere altro, in mezzo a voi, se non Gesù Cristo, e questi crocifisso
(1 Cor 2,2)




domenica 3 febbraio 2008 - ore 11:15


Calendario
(categoria: " Vita Quotidiana ")


«La vita è il più grande dono di Dio. È per questo che è penoso vedere quanto accade oggi: la vita viene volontariamente distrutta dalle guerre, dalla violenza, dall’aborto.
E noi siamo creati da Dio per cose più grandi: amare ed essere amati! Il più grande distruttore di pace nel mondo è l’aborto. Se una madre può uccidere il proprio figlio nella culla del suo grembo, chi potrà fermare me e te nell’ucciderci reciprocamente?».
Madre Teresa di Calcutta


XXX GIORNATA NAZIONALE PER LA VITA
Servire la vita

Messaggio del Consiglio Episcopale Permanente
per la 30a Giornata nazionale per la vita
3 febbraio 2008
“Servire la vita”

I figli sono una grande ricchezza per ogni Paese: dal loro numero e dall’amore e dalle attenzioni che ricevono dalla famiglia e dalle istituzioni emerge quanto un Paese creda nel futuro. Chi non è aperto alla vita, non ha speranza. Gli anziani sono la memoria e le radici: dalla cura con cui viene loro fatta compagnia si misura quanto un Paese rispetti se stesso.

La vita ai suoi esordi, la vita verso il suo epilogo. La civiltà di un popolo si misura dalla sua capacità di servire la vita. I primi a essere chiamati in causa sono i genitori. Lo sono al momento del concepimento dei loro figli: il dramma dell’aborto non sarà mai contenuto e sconfitto se non si promuove la responsabilità nella maternità e nella paternità. Responsabilità significa considerare i figli non come cose, da mettere al mondo per gratificare i desideri dei genitori; ed è importante che, crescendo, siano incoraggiati a “spiccare il volo”, a divenire autonomi, grati ai genitori proprio per essere stati educati alla libertà e alla responsabilità, capaci di prendere in mano la propria vita.
Questo significa servire la vita. Purtroppo rimane forte la tendenza a servirsene. Accade quando viene rivendicato il “diritto a un figlio” a ogni costo, anche al prezzo di pesanti manipolazioni eticamente inaccettabili. Un figlio non è un diritto, ma sempre e soltanto un dono. Come si può avere diritto “a una persona”? Un figlio si desidera e si accoglie, non è una cosa su cui esercitare una sorta di diritto di generazione e proprietà. Ne siamo convinti, pur sapendo quanto sia motivo di sofferenza la scoperta, da parte di una coppia, di non poter coronare la grande aspirazione di generare figli. Siamo vicini a coloro che si trovano in questa situazione, e li invitiamo a considerare, col tempo, altre possibili forme di maternità e paternità: l’incontro d’amore tra due genitori e un figlio, ad esempio, può avvenire anche mediante l’adozione e l’affidamento e c’è una paternità e una maternità che si possono realizzare in tante forme di donazione e servizio verso gli altri.

Servire la vita significa non metterla a repentaglio sul posto di lavoro e sulla strada e amarla anche quando è scomoda e dolorosa, perché una vita è sempre e comunque degna in quanto tale. Ciò vale anche per chi è gravemente ammalato, per chi è anziano o a poco a poco perde lucidità e capacità fisiche: nessuno può arrogarsi il diritto di decidere quando una vita non merita più di essere vissuta. Deve, invece, crescere la capacità di accoglienza da parte delle famiglie stesse. Stupisce, poi, che tante energie e tanto dibattito siano spesi sulla possibilità di sopprimere una vita afflitta dal dolore, e si parli e si faccia ben poco a riguardo delle cure palliative, vera soluzione rispettosa della dignità della persona, che ha diritto ad avviarsi alla morte senza soffrire e senza essere lasciata sola, amata come ai suoi inizi, aperta alla prospettiva della vita che non ha fine.
Per questo diciamo grazie a tutti coloro che scelgono liberamente di servire la vita. Grazie ai genitori responsabili e altruisti, capaci di un amore non possessivo; ai sacerdoti, ai
religiosi e alle religiose, agli educatori e agli insegnanti, ai tanti adulti – non ultimi i nonni – che collaborano con i genitori nella crescita dei figli; ai responsabili delle istituzioni, che comprendono la fondamentale missione dei genitori e, anziché abbandonarli a se stessi o addirittura mortificarli, li aiutano e li incoraggiano; a chi – ginecologo, ostetrica, infermiere – profonde il suo impegno per far nascere bambini; ai volontari che si prodigano per rimuovere le cause che indurrebbero le donne al terribile passo dell’aborto, contribuendo così alla nascita di bambini che forse, altrimenti, non vedrebbero la luce; alle famiglie che riescono a tenere con sé in casa gli anziani, alle persone di ogni nazionalità che li assistono con un supplemento di generosità e dedizione. Grazie: voi che servite la vita siete la parte seria e responsabile di un Paese che vuole rispettare la sua storia e credere nel futuro.
Roma, 2 ottobre 2007
Memoria dei Santi Angeli Custodi

IL CONSIGLIO PERMANENTE
DELLA CONFERENZA EPISCOPALE ITALIANA


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sabato 2 febbraio 2008 - ore 12:32


Calendario
(categoria: " Vita Quotidiana ")


2 febbraio: giornata per la vita consacrata

Fuori dal Mondo? … No, dentro fino al collo

Francesca insegna filosofia al liceo. Le studia tutte perché i suoi ragazzi imparino a pensare, anche se a volte le gridano in faccia che non se ne fanno nulla del suo Dio. Paola sta accanto alle ragazze che vengono tolte dalla strada, le accompagna in questura per i documenti o per una denuncia di stupro, e sopporta con pazienza i risolini sotto i baffi di magistrati e funzionari. Angela sta con i bambini della scuola dell’infanzia, non si accorge del tempo che passa, sta bene con i bambini, poi quando arrivano i genitori, quasi tutti molto più giovani di lei, sta con loro, li ascolta, dà un suo umile consiglio. Carla abita in un paese non molto grande, ai piedi di una montagna; non ci sono più preti e lei cerca di tener viva la chiesa, anima la preghiera, va a trovare gli ammalati della parrocchia, coordina il catechismo, ascolta la gente. Assunta dirige un grande istituto, qualcuno l’ha soprannominata la manager, ma a lei non piace e perde le notti a chiedersi come fare in modo che tutti siano contenti. Valeria accompagna i ragazzi di una squadra di calcio a giocare a pallone, si siede accanto all’allenatore, fa tifo per loro, se sono aggressivi li rimprovera con affetto, se perdono li consola, se vincono si complimenta. Rita sta nella cucina di una grande casa di riposo, le pentole sono gigantesche e lei si è fatta i muscoli, ha a che fare con cinque ragazze cui insegna anche tanti suoi segreti.
Donne impegnate in ambiti diversi con una grande passione in comune: sono donne di Dio. A Lui hanno consacrato la loro vita.

La gente le considera fuori dal mondo, perché magari non sanno per filo e per segno che cosa è successo nell’ultima puntata di Desperate Housewives, oppure non sanno canticchiare la musica dei Tokio Hotel, o non sanno la marca delle scarpe da ginnastica da 300 euro che tutti vorrebbero avere, ma nessuna di loro si sente fuori dal mondo, anzi si sente dentro fino al collo, e in televisione vorrebbero sentir parlare di quanta gente muore nei paesi poveri e vorrebbe sentire i politici fare, una volta almeno nella vita, un po’ di autocritica e discutono in comunità dei problemi del loro quartiere, o dei giovani della loro città, o delle famiglie del territorio… Sì, si sentono dentro fino al collo, per questo, ogni mattina, svegliandosi che è ancora buio, mentre tutti dormono, si incontrano e pregano. Caricano sulle loro spalle questo mondo a volte malato, a volte capriccioso, sempre misterioso, lo caricano sulle spalle, o meglio, lo prendono in braccio e lo accompagnano con sé davanti a Dio, glielo raccomandano, chiedono perdono a nome suo, ringraziano il Signore per le cose belle che riesce a mettere insieme.
Si sentono dentro fino al collo, come sorelle, come madri, come donne e hanno in cuore un unico grande sogno: che tutti possano conoscere e sentire nella propria vita la notizia che può sconvolgere l’esistenza fino a riempirla di gioia, di senso, di felicità. Dio è con noi!

giovani.org


Il 2 febbraio, festa della presentazione di Gesù al tempio, si celebra la giornata della vita consacrata. Una festa un po’ sconosciuta, anche se probabilmente molti sanno che viene tradizionalmente chiamata “candelora”, ma non si associa il simbolo della luce con i consacrati. E come si potrebbe farlo, quando, secondo i canoni della nostra società, una vita spesa nella preghiera e nel servizio, non solo non è affascinante, ma addirittura un po’ anacronistica?!
Eppure, in tanti vanno ad attingere alla luce dei grandi santi che hanno vissuto la sequela di Cristo (Francesco, Chiara, Antonio, Pio da Pietrelcina –tanto per citarne solo alcuni francescani-), e città come Assisi, La Verna, Padova, S. Giovanni Rotondo pullulano di giovani in ricerca di spazi di preghiera e di verifica vocazionale. Soprattutto in questi luoghi simbolo si assiste ad un moltiplicarsi di proposte, così molti passano da un incontro ad una marcia, da una giornata di spiritualità ad un campo di lavoro, da una scuola di preghiera ad un pellegrinaggio, rimanendo per lo più affascinati da queste esperienze forti, ma già tornando a casa le pile dell’entusiasmo si scaricano e, se anche si sentono chiamati alla sequela di Cristo, rimandano la risposta al prossimo ritiro. E così di volta in volta...

Se nel campo lavorativo si va in cerca del sospirato contratto a tempo indeterminato, nella scelta vocazionale si è presi da una sorta di “sindrome del per sempre”, e si preferisce non sbilanciarsi troppo. E gli incoraggiamenti in questo senso da parenti e amici non mancano: “in fondo sei giovane, puoi anche aspettare...”; “ma come fai ad essere certo che è la strada giusta?!”; “e se poi ti stanchi?!”.
Certo, in questa logica di un Dio part-time, la povertà, la castità e l’obbedienza sembrano poco attraenti, eppure il Signore ancora oggi continua a chiamare e ad affascinare i cuori di chi si mette in gioco con lui fino in fondo.
Il giovane ricco, rifiutando la chiamata di Gesù, se ne andò triste: e tu cosa scegli di fare, se ti senti fissato dallo stesso sguardo d’amore?

grata elettronica


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venerdì 1 febbraio 2008 - ore 12:36



(categoria: " Vita Quotidiana ")


di Andrea Menegotto
Relazione presentata al Convegno «Massoneria, cattolici e cultura: che dire?», Barza d’Ispra (Varese), 13 - 14 marzo 1999
E’ ormai da vari anni che della massoneria si parla nelle cronache politiche e giudiziarie, ma non sempre è chiaro di cosa esattamente sia stia discutendo. Tuttavia, il tema è urgente ed importante da affrontare e lo dimostrano i numerosi Documenti del Magistero cattolico: a partire 1738 in totale i pronunciamenti magisteriali sulla massoneria sono 586. Oltretutto, in questo caso, bisogna sottolineare la tempestività dell’intervento magisteriale: infatti se il primo documento – la Lettera apostolica In eminenti di papa Clemente XII – risale al 28 aprile 1738, la data di nascita della moderna massoneria è fissata dagli storici nel 1717, anno in cui le quattro logge londinesi si riuniscono nella Gran Loggia di Londra, mentre nel 1723 la massoneria riceve le sue «Costituzioni» dal pastore presbiteriano James Anderson.

Il tema che mi propongo di affrontare reca in sé indubbiamente un certo grado di difficoltà. Definire infatti le relazioni che intercorrono fra massoneria e nuove religioni richiede che si definisca preliminarmente il rapporto più generale fra massoneria e religione. E’ ciò che cercheremo di fare in prima battuta, per addentrarci – in seguito – in maniera più precisa nell’indagine relativa alle possibili e più o meno dirette relazioni storiche, sociologiche, culturali, rituali o dottrinali che intercorrono fra la massoneria e il vasto, articolato e multiforme fenomeno della nuova religiosità.

1. Massoneria e religione
Se da un lato la massoneria – sarebbe meglio dire le massonerie, giacché esistono diverse obbedienze massoniche non sempre concordi tra loro - insiste nel non voler essere considerata una religione, dall’altro, le origini «mitiche» o esoteriche della massoneria fanno riferimento ad un «nucleo segreto» che sta dietro tutte le religioni e le unifica e che sarebbe stato noto fin dal Medioevo alla leggendaria e mai esistita confraternita dei Rosacroce. Alla ricerca di questi si mossero già dagli ultimi anni del Cinquecento, per tutto il Seicento e poi nel Settecento nobili e borghesi appassionati di esoterismo, i quali, pur non essendo né muratori né architetti riuscirono a farsi ricevere nelle logge. Costoro erano i massoni «accettati», meglio definiti dal Settecento come massoni «speculativi» per distinguerli da coloro che si introducevano nelle logge per semplici ragioni sociali o di curiosità. La lenta trasformazione della massoneria da «operativa» a «speculativa» costituisce il passaggio chiave per la nascita della massoneria moderna, la quale – dunque – vede le sue origini strettamente legate al tema tipicamente esoterico di una «unità segreta» che si cela dietro alle diverse religioni e le unifica. In base alle vecchie leggende relative alla nascita della corporazione dei liberi muratori, in seguito completate con temi esoterici portati nelle logge dagli «accettati» e poi elaborati all’interno delle stesse, la nascita della massoneria si potrebbe collocare ai tempi del Diluvio o della costruzione del Tempio di Salomone. La leggenda dei Rosacroce, creata con altri dal pastore luterano tedesco Johann Valentin Andreáe (1586-1654), intendeva sostanzialmente proporre – assieme ad un programma politico di coalizione fra tutte le forze protestanti e «illuminate» europee contro la Chiesa cattolica, il Papato e gli Asburgo – il tema relativista della unità fra i nuclei segreti delle religioni nella versione esoterica[1].

Su questo punto avremo modo di tornare per fare qualche rilievo più avanti, ora è opportuno notare che questa realtà, che dal punto di vista esoterico propone un’unità sottostante a tutte le religioni, in realtà insiste sul fatto che non vuole essere considerata una religione.

1. Già le Costituzioni di James Anderson (pubblicate nel 1723) escludono dagli argomenti di cui si può parlare in loggia le «discussioni di religione, di nazione o di politica», mentre mantengono come unici riferimenti precisi quelli alla «legge morale» e alla «religione su cui tutti gli uomini sono d’accordo». Al contempo, però, escludono che il massone sia un «ateo stupido» o un «libertino irreligioso».

2. Nelle Costituzioni della Gran Loggia Unita (1815) il deismo di Anderson diventa un teismo personale, infatti si parla del dovere di credere in un «glorioso architetto del cielo e della terra… qualunque sia la religione di un uomo e il suo modo di adorare».

3. Più recentemente, in un articolo dal titolo «Massoneria e religioni», apparso sul sito Internet della Gran Loggia d’Italia[2], leggiamo: «Possiamo affermare in modo netto che la Massoneria NON è una religione… Infatti la Massoneria, per lo spirito di libertà che la anima, rifiuta il dogma come fondamento, che sia o meno rivelato, e di conseguenza l’indottrinamento e l’imposizione del culto, sotto qualsiasi forma, che da esso derivi; in sostanza l’aspetto confessionale delle dottrine religiose. Ma, sempre in rispetto della libertà altrui, lascia che i suoi membri pratichino la religione che essi preferiscono, o che non ne seguano alcuna, se questo è loro desiderio. Tuttavia i Liberi Muratori si riuniscono in nome del Grande Architetto dell’Universo che non è una divinità specifica ma un simbolo nel quale ciascuno ravvisa un significato sacro o un valore diversi ma dal quale comunque deriva un’Idea di perfezione e di armonia a cui essi tendono unitariamente». Il testo poi, affermando che la massoneria è una «Istituzione» prosegue: «… ancorchè ricca di tradizioni esoteriche e spirituali, non può entrare nel campo della Fede religiosa, che è propria della singola persona» e, infine, ponendo l’accento sulla componente razionalistica, conclude: «… parlare di religione, anche se materialista, è pur sempre una limitante: il termine stesso di “religione” significa qualcosa che lega stabilmente. Invece ogni forma di limitazione del pensiero, anche minima, è contraria alla Libera Muratoria la cui universalità riposa nella totale ed assoluta libertà dei suoi membri, libertà limitata solo dalla libertà altrui».
continua...???


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domenica 27 gennaio 2008 - ore 11:51


Piccole perle...
(categoria: " Vita Quotidiana ")


SKIN HEAD PER AMORE


Un anno fa, in questo periodo, moriva un caro amico di 18 anni: cancro alla testa. Non sto a raccontare cose di lui ...riporto solo un fatto significativo.
Quando all’inizio della sua malattia, Patrik ha iniziato la chemioterapia (aveva meno di 17 anni), in pochi giorni si è trovato completamente glabro. L’imbarazzo della nuova situazione, lo tratteneva dall’uscire con gli amici che comunque lo cercavano per stargli vicini.



Ad un certo punto, David, capendo quale fosse il vero problema, andò da barbiere e si fece rasare i capelli a zero. Poi andò dagli altri amici e convinse tutti a fare lo stesso. Presentatisi da Patrik, questi non riuscì più a rifiutarsi di uscire con loro, perchè l’imbarazzo era stato vinto da una profonda e delicatissima prova di amicizia.

dallo space msn di don Alberto Poles


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venerdì 25 gennaio 2008 - ore 20:09


Recensione.. .................
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Non c’è due senza tre. Purtroppo. Così dopo Tre metri sopra il cielo e Ho voglia di te, Federico Moccia mette in scena Scusa ma ti chiamo amore, anch’esso tratto da uno dei suoi tremendi romanzi di incredibile successo. Stavolta il poliedrico figlio d’arte (il padre era il compianto Pipolo), oltre ad aver scritto la sceneggiatura, si è inventato regista. Alle musiche e ai costumi provvederà più avanti. La commediola si svolge nella Roma bene, dove l’affranto pubblicitario Alex (Raoul Bova), appena piantato dalla nevrotica fidanzata Elena, va a sbattere con il Suv contro il motorino della graziosa liceale Niki (Michela Quattrociocche). La ragazzina, che fa clan con le amichette Olly, Erica e Diletta, riempie di bugie l’indulgente mamma (Cecilia Dazzi) e il distratto papà (Pino Quartullo), mentre si prepara svogliatamente alla maturità. Quell’uomo tenero e disponibile fa presto breccia nel cuore della teenager, e lui, pur impegnato in una campagna decisiva per la carriera, ci mette poco di più per innamorarsi. Ma vent’anni di differenza sono tanti. O no? In sintesi una desolante zuppetta sentimentale, gonfia di atroci banalità sui tormenti del cuore e i conflitti generazionali. Il barbalunga Raoul Bova mostra il petto irsuto sotto il volto da bello senz’anima, ridicolmente fuori parte sia negli assurdi battibecchi professionali, sia nelle stucchevoli manfrine con la graziosa Michela Quattrociocche. Una cretina (il personaggio, ovvio) che chiunque avrebbe preso a calci al primo incontro. Complimenti alla voce fuori campo di Luca Ward, defilato nel ruolo di un improbabile investigatore, sorprendente per la capacità di non sbellicarsi davanti alle idiozie che gli tocca dire.



SCUSA MA TI CHIAMO AMORE (Italia, 2007) di Federico Moccia con Raoul Bova, Michela Quattrociocche. 105 minuti

da: Il Giornale


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venerdì 25 gennaio 2008 - ore 12:35


La forza delle donne
(categoria: " Vita Quotidiana ")


DEDICATO ALLE DONNE INTELLIGENTI

Un mattino il marito torna dopo molte ore di pesca e decide di fare un
sonnellino. Anche se non pratica del lago, la moglie decide di uscire in barca.
Accende il motore e si spinge ad una piccola distanza: spegne,
butta l’ancora, e si mette a leggere il suo libro. Arriva una Guardia Forestale in barca. Si avvicina e le dice: "Buongiorno, Signora. Cosa sta facendo?"

"Sto leggendo un libro" risponde lei (pensando "non è forse ovvio?!?").
"Lei si trova in una Zona di Pesca Vietata," le dice
"Mi dispiace, agente, ma non sto pescando. Sto leggendo".
"Sì, ma ha tutta l’attrezzatura. Per quanto ne so potrebbe cominciare
in qualsiasi momento. Devo portarla con me e fare rapporto".




"Se lo fa, agente, dovrò denunciarla per molestia sessuale" dice la donna.
"Ma se non l’ho nemmeno toccata!" dice la Guardia Forestale
"Questo è vero, ma possiede tutta l’attrezzatura.
Per quanto ne so potrebbe cominciare in qualsiasi momento."

“ Le auguro buona giornata signora" e la guardia se ne va.

MORALE: Mai discutere con una donna che legge. E’
probabile che sappia anche pensare.



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venerdì 25 gennaio 2008 - ore 11:36


I 10 comandamenti del Beato Piamarta
(categoria: " Vita Quotidiana ")


di Giovanni Piamarta

I - Al ragazzo fai incontrare Cristo nel dialogo dell’amicizia, mettigli in mano il vangelo. Non ci sarà bisogno d’altro.

II - Tutta la città è in peccato mortale se un solo orfanello è costretto a dormire nella sala di attesa della stazione oppure sotto i ponti.




III - Per salvare un’anima, siate disposti a trattare anche col diavolo.

IV - Fate del bene a quanti più potete e vi capiterà tanto più spesso di incontrare dei visi che vi mettono allegria.

V - L’educatore non è un domatore da circo o un guardiano di cavalli, ma un padre con un cuore di madre.

VI - Una creatura è capace di miracolo se le fai il dono della fiducia.



VII - La follia cristiana appartiene all’ordine teologale, perché è un atto di fede.



VIII - Il vostro parlare sia sì, sì, no, no. Il resto viene dal maligno.

IX - Dio è il padrone dell’impossibile.

X - Due ore di preghiera sono troppe per chi è oberato di impegni e di attività educativa? E allora non c’è che un rimedio: farne almeno tre.


«Figlio mio, senza Dio siamo troppo poveri per poter aiutare i poveri! Ricordati: io sono soltanto una povera donna che prega. Pregando, Dio mi mette il Suo Amore nel cuore e così posso amare i poveri. Pregando!» Madre Teresa


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lunedì 21 gennaio 2008 - ore 21:55


in diretta dalla Piazza
(categoria: " Vita Quotidiana ")



Io tra la folla in piazza
Vi racconto il popolo di Benedetto

La piazza non è mai tutta bella. Anche quando il genio la circonda su quasi tutti i lati - qui i nomi di Michelangelo e Bernini
sono di casa -, anche quando il popolo la riempie con i suoi canti. Se l’aria di piazza S. Pietro potesse trattenere tutti i canti che l’hanno
attraversata nei secoli, chissà che concerto, e che sconcerto.
Gloria a Dio. Ma l’azione del glorificare, qual è? Chi glorifica, e come? È una cosa da imparare di nuovo, continuamente, ogni istante ha la sua gloria.
Giungo in piazza abbastanza presto, sono passate da poco le nove. Alcuni striscioni si sono già attestati. Leggo di seguito:
«Collegio Internazionale Mater Ecclesiae» «Università Lateranense -
Con te Papa Benedetto (ci mancherebbe che la Lateranensenonfosse
con PapaBenedetto) - Allargare la ragione alla ricerca della verità»
«L’Agesc saluta il Papa» Poi una più bella, molto artigianale:
«W il Papa - W l’umanità. Contro il Papa=Contro l’umanità. Vergognatevi”. Firmato: Comunità Cristiana Pakistan.
Dal paese più pericoloso del mondo un messaggio che non sembra rivolto solo ai 67 della Sapienza, ma all’Italia intera. Dal centro della piazza, dove è sistemato ancora un presepe a grandezza naturale
con i Magi nei pressi della Grotta e, al suo fianco, uno snello albero di Natale, si alzano alcuni palloncini legati tra loro, che sollevano
un’immagine della Madonna. Sul più grande di questi palloncini, una scritta: «Fate quello che vi dirà».
Altri striscioni: Gioventù Ardente Mariana, Neocatecumenali.
Questi ultimi si distinguono per i loro canti. Sono i canti più monotoni
che abbia mai sentito, ma non mancano di un loro fascino. Il cielo è limpidissimo, il sole perfetto. Ci sono due bande che suonano la
stessa canzone, con gli stessi strumenti (chitarre e tamburi,
ta-tam tam tam, tatam tam tam) ma non all’unisono,
e due distinti girotondi di persone di tutte le età che si tengono per mano cantando.
Sono capaci di continuare per ore. Sentiti da lontano,
sono come una risacca di Africa, di America Latina,
di tribù. I missionari sono tornati dalle loro terre lontane
e ci hanno portato questi canti, che adesso sono diventati
i nostri. Anche noi adesso - sembrano voler dire - siamo un po’ tribù.
Ta-tam tam tam, ta-tam tam tam. Il mio taccuino si riempie di suoni e immagini, ma l’immagine vera è quella che deve nascere dentro. Così è per tutti i presenti, che di minuto in minuto diventano
sempre più numerosi. Non possiamo cavarcela dicendo che stiamo dalla parte del Papa, in questi giorni tutti stanno dalla parte del
Papa.
Poi gli salteranno addosso peggio di prima, ma adesso no, e sapete perché? Non perché non ci sia gente che la pensa come quelli là (i 67,
i ragazzi del collettivo ecc.), ma perché l’attacco è andato male, allora bisogna dissociarsi.
Ma se voi leggete in obliquo gli interventi di certi intellettuali non ci vuol molto a capire che l’intolleranza è soltanto lì, che cova sotto la
cenere. È difficile che un intellettuale, in Italia, non scivoli nel dogmatismo. Seminano i loro distinguo, e più distinguono più sono dogmatici.
Facile dirsi laici: esserlo è molto più difficile, come sempre.
Forse per questo provo un certo fastidio per tutto questo parteggiare per il Papa. Eppure questa folla è anche così bella...


Ta-tam tam tam, ta-tam tam tam. Entrando in basilica, guardo
un ragazzino con la sua ragazzina nella calca, poco davanti a me, che si baciano sulla bocca, e la cosa mi imbarazza un po’. Proprio sotto
la porta: ci fosse almeno del vischio appeso, fosse capodanno...
Maleducati, dico tra me. Poi ci ripenso. E se questo fosse il vero capodanno? L’inizio di un anno veramente nuovo? L’amarezza per il
mio paese è stata, in questi giorni, enorme, le cronache sono state riempite di una vecchiezza senza limiti, l’abbrutimento della politica ci
ha sospinto sull’orlo del pianto. Ma si accorgono, i laicisti, del pessimo rapporto che esiste da sempre tra lo Stato italiano e i cittadini? E che adesso ci troviamo al capolinea?
Un anno nuovo, dunque.
Drammatico, talora tragico, ma che spazzi via un po’ di questa stupida disperazione chiacchierona. Un anno capace di reintrodurre il
dramma nella vita. Se non avete letto il discorso inviato alla Sapienza ascoltate quello che dice subito dopo la preghiera dell’Angelus: il
suo amore profondo per l’istituzione universitaria, «cui mi legano l’amore per la verità e il confronto ripettoso e franco delle reciproche
posizioni». Ma questo confronto vuole sacrificio, bisogna essere disposti a sentirsi scricchiolare le ossa. Ta-ta, tam tam, ta-tam
tam tam. Leggo un cartello: «Cristo è la vera Sapienza». Un altro, salernitano: «La Sapienza è di Dio».
Giro la testa e apprendo che «i lavoratori della Cisl sono con il Papa». È ufficiale, dunque. Un pezzo di cielo sanpietrino si colora del
verde di tante bandiere sindacali. E un altro pezzo del blu dell’Ugl (Unione Generale del Lavoro). Ci sono gli ambulanzieri della Misericordia schierati e in divisa («ma era na cosa libbera»,
mi dice uno di loro). C’è poi il cartello più surreale, che dice soltanto «Radici Cristiane». E un altro: «Movimento in Direzione
Cristiana» firmato dai Giovani Cattolici Santegidiesi. Direzione?
Poi ce n’è uno davvero bello, in inglese: «You ’ll never walk alone», non camminerai mai solo. Parole di conforto vero, di solidarietà vera.
Ta-tam tam tam, ta-tam tam tam. La piazza è bella perché il
suo concerto è fatto di mille voci diverse. Puoi prendere le distanze da questa o da quella. Ma il concerto tocca ugualmente il cuore.
È un inimmaginabile abbraccio di nazionalità, etnie, costumi, mentalità diverse. Niente al mondo è, come la Chiesa, capace di unire tutte queste diversità senza omologarle. In questo abbraccio
c’è posto per tutti: per i 67 firmatari della lettera contro il Papa, per i ragazzi del collettivo, per tutti. Lo so perché anch’io sono stato e sono abbracciato
.
È da questo insieme che sorge la risposta più grande ai fatti dei giorni scorsi. Questa risposta non è uno slogan né uno schieramento: è la pienezza della vita, è la gioia di chi crede. Niente è più ragionevole, niente è più laico di una vita piena,
di un uomo che è fino in fondo se stesso. Un uomo così nutrirà sempre
un naturale rispetto per le posizioni altrui, non imporrà mai il proprio punto di vista. E non impedirà mai a nessuno che abbia qualcosa
da dire di venire a dirlo nelle sue università.


Luca Doninelli, "Il Giornale", 21 gennaio 2008, pagina 4


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domenica 20 gennaio 2008 - ore 18:01


Bravo prof. Milanesi!
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Io leggo TUTTO...
«Nell’ateneo di Galileo porte aperte al Pontefice»
di Gabriele Villa - giovedì 17 gennaio 2008, "Il Giornale", pag.10

Professor Milanesi, lei magnifico rettore dell’università di Padova, se la sentirebbe di invitare il Papa a tenere una lezione dalla cattedra che fu di Galileo?

«Lo avrei invitato volentieri prima, cioè in tempi non sospetti. Lo inviterei volentieri a maggior ragione adesso dopo quanto è accaduto. Come, intendiamoci, inviterei volentieri anche il rabbino capo, un Ayatollah, il Dalai Lama. Perché l’università non è soltanto un luogo dove si fa sperimentazione ma è anche un luogo di confronto di idee. E perché la cultura e la scienza non sono solo esperimento ma anche elaborazione di visioni del mondo… ».

Diciamola tutta, professore, i suoi colleghi della Sapienza non hanno brillato per sapienza…

«Diciamo che hanno contraddetto il principio stesso di quella laicità che hanno sbandierato e a cui si sono appellati in questa occasione. Mi spiego meglio: la laicità è sapere ascoltare, per poi, eventualmente, dar vita al contraddittorio. La laicità è soprattutto tolleranza».

Insisto: i suoi colleghi hanno peccato di presunzione e hanno fatto una pessima figura…

«Il loro è stato un errore concettuale. Sostenere che far parlare il Papa all’università è inaccettabile, è una preoccupante deriva laicista. Non credo che il Papa voglia o volesse imporre agli studenti la sua visione del mondo. Così come non mi pare che fra gli scienziati che fanno parte dell’Accademia pontificia delle scienze ci siano solo scienziati cristiani. Seguendo questo tipo di ragionamento la presenza del Papa, come di qualsiasi altra autorità religiosa all’università non può essere certo interpretata come qualcosa di destabilizzante».

Per questo motivo lei ha accolto «laicamente» il cardinale Scola, in novembre, nell’università di cui lei è rettore e dove insegnò Galileo?

«Esattamente. Introducendo il cardinale Ettore Scola e la sua lezione su Sant’Agostino io ebbi a dire che l’Università di Padova è talmente laica che può permettersi di invitare anche un cardinale. Non posso fare altro che riconfermare queste mie parole oggi alla luce di quanto è accaduto a Roma».

Come definirebbe, spassionatamente, l’intera vicenda?

«Direi, con un’espressione ben poco accademica, pasticciata. Ha pasticciato chi ha invitato il Papa all’inaugurazione dell’anno accademico, ha pasticciato il Vaticano ad accogliere l’invito. Si è trattato di una vicenda concepita male, gestita in modo confuso e finita peggio. Tanto più che se vogliamo davvero essere formali il Papa c’entra poco o niente con all’apertura di un anno accademico universitario… ».



Intende dire che si tratta di una sorta di festa privata?

«L’inaugurazione dell’anno accademico è un fatto squisitamente privato nel senso che riguarda la sola università. È un momento di riflessione, di autoanalisi. Un momento in cui si valuta ciò che si è fatto e ciò che si dovrà fare. Un momento per chi vive ogni giorno la realtà di quella università».

Quindi il Papa in una circostanza simile non c’entrava…

«Diciamo che invitare il Papa all’inaugurazione dell’anno accademico per un discorso è stato un altro errore. Io, nel caso specifico, non lo avrei invitato. Perché il Papa non c’entra. Come non c’entrano tutte le altre autorità esterne all’università. Che apre il suo nuovo anno di studi con una cerimonia privata. Altra cosa è invece l’invito per una lectio magistralis. In questo caso c’è da esser lieti. Pronti ad ascoltare. Ribadisco: Benedetto XVI venga pure a Padova, lo aspettiamo».


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