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2) Dimenticare
3) Chi sa mentire guardandoti negli occhi

MERAVIGLIE


1) Sentire che per qualcuno tu conti davvero
2) svegliarsi accanto alla persona che si ama
3) ... l'instabilità del caso ... sapere che vivere nn è una teoria matematica e in ogni attimo tutto può essere rivoluzionato anche da una semplice frase...


"Coloro che sognano di giorno sanno molte cose che sfuggono a coloro che sognano di notte soltanto." Edgar Allan Poe

"Non sono niente. / Non sarò mai niente. / Non posso volere d’essere niente. / A parte questo, ho in me tutti i sogni del mondo..."
Alvaro de Campos (Tabacaria)

"Un mattino, ci si sveglia. E’ il momento di ritirarsi dal mondo, per meglio sbalordirsene. Un mattino, si prende il tempo per guardarsi vivere" da Neve di M. Fermine

"Ci sono due specie di persone. Ci sono quelli che vivono, giocano e muoiono. E ci sono quelli che si tengono in equilibrio sul crinale della vita." da Neve di M. Fermine

"Mi sembrava che l’anima viva dei colori emettesse un richiamo musicale, quando l’inflessibile volontà del pennello strappava loro una parte di vita." W. Kandinsky

"Do asilo dentro di me come a un nemico che temo d’offendere, un cuore eccessivamente spontaneo che sente tutto ciò che sogno come se fosse reale, che accompagna col piede la melodia delle canzoni che il mio pensiero canta, tristi canzoni, come le strade strette quando piove." F. Pessoa da Poesie inedite




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venerdì 15 settembre 2006 - ore 11:15


forse dovrei valutarne l’acquisto...
(categoria: " Vita Quotidiana ")




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giovedì 14 settembre 2006 - ore 15:29


23. Dove noi cerchiamo risposta
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Delizioso, quando si scollina, e, in un libro, intravedi la discesa. Per chi scrive e per chi legge.

Non so se vi ho convinti, ma volevo spiegarvi che i barbari hanno una logica. Non sono una cellula impazzita. Sono un animale che vuole sopravvivere, e ha le sue idee su quale sia l’habitat migliore per riuscirci. Per quello che ci ho capito io, il punto esatto in cui scatta la loro differenza è la valutazione di cosa possa significare, oggi, fare esperienza. Si potrebbe dire: incontrare il senso. E’ lì che loro non si riconoscono più nel galateo della civiltà che li aspetta: e che, ai loro occhi, riserva solo cervellotiche non-esperienze. E vuoti di senso. E’ lì che scatta questa loro idea di uomo orizzontale, di senso distribuito in superficie, di surfing dell’esperienza, di rete di sistemi passanti: l’idea che l’intensità del mondo non si dia nel sottosuolo delle cose, ma nel bagliore di una sequenza disegnata in velocità sulla superficie dell’esistente. Non saprei valutare se sia una buona idea o no, e forse non è nemmeno quello che voglio fare in questo momento: adesso mi interessa invece ricordare come tutti i tratti disturbanti e scandalosi che noi riconosciamo nello stile barbaro si motivino alla luce di quella prima mossa. Poi magari restano scelte che non condividiamo, ma è importante capire che sono sezioni di un paesaggio coerente, e fondato. Mi rendo conto che è dalle prime pagine di questo libro che vi sfinisco con questa storia della coerenza barbara, e che non sono una malattia senza spiegazioni, e che l’animale è uno, è inutile che stiate a giudicare solo la zampa sinistra, ecc., ecc.: ma, guardate, è l’unica possibilità di riscattare il fastidio e l’orrore per i barbari dalla inutilità dello sfogo da bar, e dalla vergogna dell’ironia intellettuale. Vi fa schifo il mare che sa di petrolio? E’ ora di capire che ogni volta che accendete il vostro SUV fate la prima mossa di una partita che finisce con il bagnetto al sapore di diesel. Ci sono delle premesse, e ci sono delle conseguenze. Ricucire le prime alle seconde, please. Un minimo di rigore, siamo mica al Processo del Lunedì.

Così, quel che farò in questa benedetta discesa, è annotare tutta una serie di sintomi di barbarie e ricollocarli nel paesaggio che è il loro. Come si diceva puntate fa: attaccare le zampe al corpo, e l’urlo all’animale, e quella corsa a un’unica fame intelligente. Non la farò lunga. Sono quasi solo degli inizi di pensieri. Ma mi interessava dettarvi il gesto. Poi continuate un po’ voi, se vi piace. Pronti? Allora vado, in ordine sparso. Quel che viene, viene.

1. Spettacolarità.
Dico spettacolarità, ma è per usare un eufemismo. In realtà parlo di tutta un’area di cose fastidiose che ruota intorno a espressioni come seduzione, virtuosismo, doping, e a aggettivi tipo facile, piacione, ruffiano. Che siano vini, modi di giocare a calcio, libri o palazzi, cercate i commenti della civiltà alle invasioni barbariche e ci troverete spesso almeno una di quelle espressioni. Il disagio è autentico, e testimonia davvero di una civiltà in cui, evidentemente, si era stabilita un’idea abbastanza precisa dell’equilibrio che ci deve essere, in qualsiasi artefatto, tra forza della sostanza e tratto seduttivo di superficie. Se volete, il termine totemico di kitsch definisce abbastanza bene il confine di quell’equilibrio: quando il tratto seduttivo straborda oltre il lecito o, peggio, si esibisce in assenza di qualsiasi sostanza degna di nota, scatta il kitsch. Tutto molto logico.

Aggiungo una sfumatura che a me sembra fondamentale. Dovete ricordarvi di monsieur Bertin e di uno dei suoi ideali: la fatica. Ciò che spesso dà fastidio, nella spettacolarità, è il suo nesso con la facilità, e quindi con l’attenuarsi della fatica. E’ un fenomeno registrato dallo smottamento lessicale che spesso ci porta, con automatismo incauto, dalla parola spettacolare, o dopato, a parole come piacione o ruffiano. In realtà le cose non sono così semplici.

Pensate a questo esempio: cosa c’è di più spettacolare e dopato della prosa di Gadda? Poco, in letteratura. E allora come mai, d’incanto, quelle espressioni ci sembrano, nel suo caso, tutt’altro che negative? Una delle risposte possibili è: perché quella spettacolarità, e quell’uso dopato del linguaggio creano difficoltà, non facilità: moltiplicano la fatica e attraverso di essa conducono nel sottosuolo. In un certo senso sono il meglio che la civiltà sia portata a desiderare: tutto il piacere della spettacolarità, del virtuosismo, della seduzione, legittimato da una grande fatica, e da un riconoscibile viaggio in profondità. Bingo.

Ma la spettacolarità dei barbari non produce fatica. La spettacolarità, in quello che fanno, appare giusto come una scorciatoia, una facilitazione, una droga. In più, spesso, sembra effettivamente avvitata su una sostanza appena appena percepibile, comunque friabile, spesso proveniente da modelli forniti proprio dalla civiltà, rimasticati e erosi. Mettete le due cose insieme e avrete un’idea dello sdegno che prova l’uomo civilizzato quando si trova di fronte al barbaro.

Dal suo punto di vista, è indubbio, ha ragione da vendere.

Ma il punto di vista del barbaro, qual è?

Intanto, lui, della fatica, se ne frega. Non perché è scemo (non sempre, là), ma perché per lui, come abbiamo visto, non è un valore. O meglio: non essendo più un piacere, com’era per monsieur Bertin, non è un valore. Con una pervicacia che ha dell’ammirevole, il barbaro ha smesso di pensare che la via per il senso passi per la fatica, e che il sangue del mondo scorra in profondità dove solo un duro lavoro di scavo può raggiungerlo. A molti di noi continua a sembrare una posizione rischiosissima, ma sta di fatto che è così. Dunque il barbaro fa saltare uno dei criteri per avere in sospetto la spettacolarità. Il bello è come disintegra l’altro.

Se, di fatto, voi credete che il senso si dia in forma di sequenza e con l’aspetto di una traiettoria tracciata attraverso punti differenti, allora ciò che vi sta veramente a cuore è il movimento: la possibilità reale di spostarvi da un punto all’altro nel tempo sufficiente a non far svanire la figura complessiva. Ora: da cosa è generato quel movimento, cosa lo mantiene vivo? La vostra curiosità, certo, la vostra voglia di fare esperienza: ma non basterebbero, credetemi. Il propellente di quel movimento è fornito, anche, dai punti in cui passa: che non consumano energia, come succedeva per monsieur Bertin (la fatica), ma la forniscono. In pratica il barbaro ha delle chances di costruire vere sequenze di esperienza solo se ad ogni stazione del suo viaggio riceve una spinta ulteriore: non sono stazioni, sono sistemi passanti che generano accelerazione. (Scusate il gergo da fisico, ma è per capirci. E’ fisica della mente, per così dire.) Si potrebbe affermare che l’incubo del barbaro è rimanere invischiato dai punti in cui transita, o rallentato dalla tentazione di un’analisi, o addirittura fermato da un’inopinata deviazione verso la profondità. Per questo tende a cercare stazioni di passaggio che invece di trattenerlo, lo espellono. Cerca la cresta dell’onda, per poter surfare da dio. Dove la trova? Dove c’è quello che noi chiamiamo spettacolarità. La spettacolarità è un misto di fluidità, di velocità, di sintesi, di tecnica che genera un’accelerazione. Ci rimbalzi sopra, alla spettacolarità. Schizzi via. Ti consegna energia, non la consuma. Genera movimento, non lo assorbe. Il barbaro va dove trova la spettacolarità perché sa che lì diminuisce il rischio di fermarsi. Dice: perché lì diminuisce il rischio di pensare, ecco la verità. Sì e no. Pensa meno, il barbaro, ma pensa reti indubbiamente più estese. Copre in orizzontale il cammino che siamo abituati a immaginare in verticale. Pensa il senso, tale e quale a noi: ma a modo suo.

Una volta ho letto questa frase: "Per chi si arrampica sulla facciata di un palazzo, non c’è ornamento che non appaia utilissimo". Forse era Kraus, ma non ci giurerei. Comunque: è un’immagine che vi può aiutare a capire: ciò che la civilità è abituata a considerare ornamento inessenziale, per il barbaro, che scala facciate e non abita palazzi, è divenuto sostanza. Non riuscirete mai a sfiorare il suo modo di pensare se non riuscite a immaginare che la spettacolarità, per lui, non è una qualità possibile di ciò che fa, ma è ciò che fa. E’ una precondizione dell’esperienza: non gli è quasi possibile accedere ad altro che a fatti dotati di quella capacità generatrice di movimento: fatti spettacolari.

Se un tempo, dunque, l’equilibrio da salvaguardare era quello tra la forza di una sostanza e la seduzione della superficie, per il barbaro il problema si presenta in termini profondamente mutati: perché per lui la seduzione è una forma di forza, e la superficie è il luogo, esteso, della sostanza. Dove noi vediamo un’antitesi, o quanto meno due elementi di pasta diversa, lui vede un unico fenomeno. Dove noi cerchiamo una risposta, per lui non esiste la domanda.

Così, quando la civiltà critica, nell’artefatto barbaro, il tratto ruffiano, dopato, facile, dice simultaneamente una cosa vera e una falsa. E’ vero che quel tratto è presente, ma è falso che questo sia, quanto meno nella logica barbara, un difetto. E’ sostanza, non è accidente, si sarebbe detto un tempo. In quel tratto il barbaro disintegra il totem della fatica (e tutta la cultura che ne conseguiva) e si assicura la sopravvivenza del movimento (fondamento della sua cultura). Va da sé che restano criteri di buon gusto e di misura con cui giudicare, di volta in volta, l’artefatto venuto meglio e quello venuto peggio. Ma credo di poter dire che quando noi critichiamo nell’artefatto barbaro l’enfasi del tratto spettacolare, seduttivo, ruffiano, assomigliamo a uno che, davanti a una giraffa, scuotesse la testa comentando: gambe e collo troppo lunghi, un orrore. Il problema è che quello non è un cavallo oblungo e riuscito male: è una giraffa. Animale splendido: tanto tempo fa, era un regalo speciale, riservato ai re.

Volete un esempio che forse vi chiarirà tutto? Il cinema.

2. Cinema

Nella prossima puntata, però.

(23.continua)


(9 settembre 2006 - A. Baricco - www.repubblica.it)


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giovedì 14 settembre 2006 - ore 13:17


UH GENTEEE
(categoria: " Vita Quotidiana ")


CHE FATICA!!!



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mercoledì 13 settembre 2006 - ore 10:04


NGP
(categoria: " Vita Quotidiana ")


non avendo parole metto canzoni... le canzoni che mi accompagnano in questi giorni di casini...

Come Le Viole

Son tornate le viole quaggiù
Ma non hanno colore per te
Quella calda tenerezza che tu
Portavi nei tuoi occhi
No, non c’è più
Come le viole anche tu ritornerai
La primavera con te riporterai
Avevi la mia vita
Avevi la mia vita fra le tue braccia
Te ne sei andata non so
Te ne sei andata con chi dai sogni miei
Forse domani chissà tu piangerai
Quando il mio amore lo so tu capirai
Rifioriranno tante primavere
Come le viole anche tu
Ritornerai
Rifioriranno tante primavere
Come le viole anche tu
Ritornerai.

G. Palma & The Bluebeaters
(Peppino Gagliardi /Sanremo 1972)


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martedì 12 settembre 2006 - ore 10:18


Amarcord
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Jealous Guy
I was dreaming of the past
And my heart was beating fast
I began to lose control
I began to lose control

I didn’t mean to hurt you
I’m sorry that I made you cry
Oh no, I didn’t want to hurt you
I’m just a jealous guy

I was feeling insecure
You might not love me anymore
I was shivering inside
I was shivering inside

I didn’t mean to hurt you
I’m sorry that I made you cry
Oh no, I didn’t want to hurt you
I’m just a jealous guy

I didn’t mean to hurt you
I’m sorry that I made you cry
Oh no, I didn’t want to hurt you
I’m just a jealous guy

I was trying to catch your eyes
Thought that you was trying to hide
I was swallowing my pain
I was swallowing my pain

I didn’t mean to hurt you
I’m sorry that I made you cry
Oh no, I didn’t want to hurt you
I’m just a jealous guy, watch out
I’m just a jealous guy, look out babe
I’m just a jealous guy


John Lennon


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lunedì 11 settembre 2006 - ore 18:02


GRRRRRRRRRR
(categoria: " Vita Quotidiana ")


ma sto cazzo di lunedì... finisce o no!?!??!?



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lunedì 11 settembre 2006 - ore 16:27


Creep
(categoria: " Vita Quotidiana ")


When you were here before
Couldn’t look you in the eye
You’re just like an angel
Your skin makes me cry
You float like a feather
In a beautiful world
And I wish I was special
You’re so fuckin’ special

But I’m a creep, I’m a weirdo.
What the hell am I doing here?
I don’t belong here.

I don’t care if it hurts
I want to have control
I want a perfect body
I want a perfect soul
I want you to notice
When I’m not around
You’re so fuckin’ special
I wish I was special

But I’m a creep, I’m a weirdo.
What the hell am I doing here?
I don’t belong here.

She’s running out again,
She’s running out
She’s run run run running out...

Whatever makes you happy
Whatever you want
You’re so fuckin’ special
I wish I was special...

But I’m a creep, I’m a weirdo,
What the hell am I doing here?
I don’t belong here.
I don’t belong here.

Radiohead


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lunedì 11 settembre 2006 - ore 08:49


ECCCEZZZIONALI!!!
(categoria: " Vita Quotidiana ")




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venerdì 8 settembre 2006 - ore 15:41


Una lezione di cinese
(categoria: " Vita Quotidiana ")


L’iniziativa del classico ’Pigafetta’, primo istituto in Italia ad aver inserito tra le discipline la lingua orientale con tanto di colloquio alla maturità e pagella

Vicenza, ore 9: lezioni di cinese<br>il liceo apre le porte a Confucio

VICENZA - Ore 9 lezione di cinese. Sarà così al liceo classico ’Pigafetta’ di Vicenza, unica scuola in Italia ad inserire tra le discipline curricolari anche la più parlata tra le lingue orientali. Una piccola rivoluzione e un progetto ambizioso che la scuola vicentina inseguiva già da un paio d’anni ma che solo ultimamente è decollato, grazie all’appoggio della Direzione scolastica regionale e del Csa, al sostegno finanziario dell’imprenditoria locale e al contributo determinante del dipartimento di studi dell’Asia orientale dell’Università Cà Foscari di Venezia.

E’ stato infatti l’ateneo veneziano a prestare la consulenza scientifica all’iniziativa, indicando i contenuti del programma ma anche i docenti, uno dei quali di madrelingua, che avranno il compito di insegnare ad una classe terza di quindici studenti ideogrammi, grammatica e civiltà. Dunque per la prima volta a livello nazionale il cinese entra non solo in classe, ma anche nella pagella, accanto all’italiano, alla matematica, al latino, alla filosofia e ad altre due lingue straniere europee.

L’indirizzo in cui si inserisce la sperimentazione è infatti quello linguistico del liceo in cui, in virtù dell’autonomia scolastica, è stato possibile introdurre nuove discipline a patto di non eliminarne nessuna di quelle già esistenti, come richiesto dal Ministero che consente di innovare utilizzando il 15% dell’orario complessivo. Se la forma dunque non deve cambiare, può cambiare però la sostanza. E a Vicenza si è deciso di imboccare una strada inedita oltre che impegnativa, soprattutto per i ragazzi che si cimenteranno con la lingua di Confucio per cinque ore a settimana nel corso del triennio.

Spiega il preside del liceo ’Pigafetta’ Giorgio Corà: "Il fatto nuovo è che finora il cinese era entrato nelle scuole italiane solo come materia extracurricolare, con ore pomeridiane, quasi sempre a pagamento e senza valutazioni finali". Al Pigafetta non sarà così visto che di cinese ci saranno compiti, interrogazioni e perfino il colloquio di maturità. "Crediamo in questo progetto - riprende il preside - perché siamo convinti che la scuola di oggi, in particolare i licei, debba formare il futuro cittadino del mondo, non solo quello dell’Europa. E allargare lo studio delle lingue straniere guardando all’Est asiatico è la carta vincente, specie in questi anni di vorticosa globalizzazione".

Non a caso sia i sindacati, a partire dalla Cisl, sia l’Associazione Industriali di Vicenza, in particolare il distretto orafo, hanno manifestato fin dall’inizio grande interesse per la proposta. Motivo? All’industria servono sempre più conoscitori della lingua e del mondo asiatico, ma formarli comporta costi proibitivi. Il cinese studiato a scuola garantisce invece conoscenze di base sulle quali sarà più facile innestare corsi di perfezionamento specifici. Con buona pace dell’inglese, del francese e del tedesco costretti ad accettare il fatto che anche a scuola la Cina è ormai sempre più vicina.

(www.repubblica.it - di ANNA MADRON)

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venerdì 8 settembre 2006 - ore 09:28


La curiosità è maya
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Ieri sera, mossa da curiosità sovraumana, ho avuto la brillante idea di guardare il nuovo reality su Italia 1 "la pupa e il secchione".
Nulla da dire sui conduttori... anche se Papi non mi è mai piaciuto... e neppure sulla giuria la Platy si sa che è la mia preferita.
Comunque... io mi auguro con tutto il cuore che quelle "signorine" (che cmq gran fisici ma de chee musagne) siano brave attrici perchè mi rifiuto di credere che possano essere così ignoranti!!! Alla foto di Leonardo da Vinci che ormai la mettono anche sulle patatine la pupa in questione fiera ha detto "MAGO MERLINO"....

e dopo se domandemo perchè e robe va mae....





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