BLOG MENU:



mayamara, 31 anni
spritzina di padova
CHE FACCIO? Graphic Designer... creativa da strapazzo
Sono single

utente certificato [ SONO OFFLINE ]
[ PROFILONE ]
[ SCRIVIMI ]


STO LEGGENDO

"Intimacy" di Hanif Kureishi

"Firmino" di S. Savage

"Il mercante di tulipani" di O. Bleys

"Poesie Beat" di J. Kerouac

"Il labirinto del tempo"
di Maxence Fermine

"La fine del mondo e il paese delle meraviglie" di H. Murakami

"La Folie Baudelaire" di Roberto Calasso

"The Dubliners" di J. Joyce

"Il coperchio del mare" di Banana
Yoshimoto

"I segreti erotici dei grandi chef" di Welsh Irvine

"L’ eleganza del riccio"
di Muriel Barbery

"Manon ballerina"di Antoine de Saint-Exupéry

"La Serenità" di Seneca

Sto rileggendo...
"Il libro dell’inquietudine" di F. Pessoa

"Les fleurs du Mal" di C. Baudelaire

HO VISTO

... anche cose che non volevo vedere...

STO ASCOLTANDO

... Per Citarne Alcuni
• Afterhours
• Air
• Alanise Morisette
• Alessandro Grazian
• Alice Ricciardi
• Amy Winehouse
• Amos Lee
• Bjork
• Casino Royale
• Coldplay
• Craig Armstrong
• Damien Rice
• De Phazz
• Depeche Mode
• Editors
• Elisa
• Emiliana Torrini
• E.S. Trio
• Foo Fighters
• Giovanni Allevi
• Giuliano Palma
• Gotan Project
• Ilya
• Imogen Heap
• Keane
• King Of Convenience
• Koop
• Lamb
• Les Nubians
• Lisa Germano
• Madredeus_Electronico
• Mario Biondi
• Massive Attack
• Michael Nyman
• Mobius Band
• Mum
• Muse
• Nicola Conte
• Nu Jazz
• Oi Va Voi
• Pink Martini
• Placebo
• Psapp
• Portishead
• Radiohead
• Richard Ashcroft
• Roisin Murphy
• Rufus Wainwright
• Sigur Rós
• Skin
• Smashing Pumpkins
• St. Germaine
• Stereophonics
• Subsonica
• The Cure
• The Smiths
• Thievery Corporation
• Tosca_Suzuki _J.A.C. _ Dehli
• Tom Waits
• Travis
• Vinicio Capossela
• Joan As Police Woman
• Joy Division

ABBIGLIAMENTO del GIORNO

... col calzino abbinato... quasi sempre

ORA VORREI TANTO...

un vombato

STO STUDIANDO...

mpfologia

OGGI IL MIO UMORE E'...

... lunatico



ORA VORREI TANTO...



ORA VORREI TANTO...



ORA VORREI TANTO...







PARANOIE


1) doversi alzare da sotto il piumone alle 7 di mattina in pieno inverno
2) Dimenticare
3) Chi sa mentire guardandoti negli occhi

MERAVIGLIE


1) Sentire che per qualcuno tu conti davvero
2) svegliarsi accanto alla persona che si ama
3) ... l'instabilità del caso ... sapere che vivere nn è una teoria matematica e in ogni attimo tutto può essere rivoluzionato anche da una semplice frase...


"Coloro che sognano di giorno sanno molte cose che sfuggono a coloro che sognano di notte soltanto." Edgar Allan Poe

"Non sono niente. / Non sarò mai niente. / Non posso volere d’essere niente. / A parte questo, ho in me tutti i sogni del mondo..."
Alvaro de Campos (Tabacaria)

"Un mattino, ci si sveglia. E’ il momento di ritirarsi dal mondo, per meglio sbalordirsene. Un mattino, si prende il tempo per guardarsi vivere" da Neve di M. Fermine

"Ci sono due specie di persone. Ci sono quelli che vivono, giocano e muoiono. E ci sono quelli che si tengono in equilibrio sul crinale della vita." da Neve di M. Fermine

"Mi sembrava che l’anima viva dei colori emettesse un richiamo musicale, quando l’inflessibile volontà del pennello strappava loro una parte di vita." W. Kandinsky

"Do asilo dentro di me come a un nemico che temo d’offendere, un cuore eccessivamente spontaneo che sente tutto ciò che sogno come se fosse reale, che accompagna col piede la melodia delle canzoni che il mio pensiero canta, tristi canzoni, come le strade strette quando piove." F. Pessoa da Poesie inedite




(questo BLOG è stato visitato 30987 volte)
ULTIMI 10 VISITATORI: ospite, ospite, ospite, ospite, ospite, ospite, ospite, ospite, ospite, ospite
[ ELENCO ULTIMI COMMENTI RICEVUTI ]



giovedì 19 gennaio 2006 - ore 17:42


massima del giorno...
(categoria: " Vita Quotidiana ")


...nea vita ghe voe sempre pì cueo che testa...

LEGGI I COMMENTI (2) - PERMALINK



giovedì 19 gennaio 2006 - ore 17:41


momento di sconforto....
(categoria: " Vita Quotidiana ")


C’è una favola di mago che sta in un vaso,
con la moglie e con la figlia, stragrande meraviglia.
Basta fargli uno starnuto, si precipita in aiuto,
prima mette fuori il naso, e poi la pancia!! Etccì!

Cambia le carrozze in carrozzine, Etccì
con le stelle fabbrica lampadine, Etcciù
Sbuccia senza mani le noccioline, Etccì
Auli, aule, tulilem blem blu.

Sono il mago pancione, (con un cuore così)
Sono il mago pancione, (dice sempre di sì!)

Basta che ti scappa uno starnuto, Etccì
che diventa subito un amico, Etcciù
qualche volta un naso raffreddato, Etccì
vale quel tesoro che cerchi tu.

È un mago pasticcione, e un po’ spaccone,
con tanta voglia di aiutare, ma tanta di mangiare.
Se gli danno una polpetta, la magia farà più in fretta,
senza un colpo di bacchetta, fa tutto quello che vuoi.

Cambia un cavallo in un coccodrillo, Etccì
fa con chiodi e colla una caramella, Etcciù
tocca un materasso e diventa un sasso, Etccì
Auli, aule, tulilem blem blu.

Sono il mago pancione, (con un cuore così)
Sono il mago pancione, (dice sempre di sì!)

Basta che ti scappa uno starnuto, Etccì
che diventa subito un amico, Etcciù
qualche volta un naso raffreddato, Etccì
vale quel tesoro che cerchi tu.

C’è una favola di mago che sta in un vaso,
che se mette fuori il naso, felice ti farà!




COMMENTA (0 commenti presenti) - PERMALINK



giovedì 19 gennaio 2006 - ore 10:16


aparcarità!!!
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Questo sequel di giornate NO mi sta uccidendo...
e cmq un fià manco de nebbia fa brutto?!


COMMENTA (0 commenti presenti) - PERMALINK



mercoledì 18 gennaio 2006 - ore 16:52


Tè Darjeeling
(categoria: " Vita Quotidiana ")


La coltivazione del tè è una delle principali attività del Darjeeling e il prodotto è ormai diventato famoso nel mondo. In questa zona del mondo, la coltivazione del tè, la sua preparazione e la consumazione sono parte integrante della filosofia di vita.
E’ difficile arrivare in questa località a 2100 metri nel complesso montuoso dell’ Himalaya. E’ una delicata pianta, quella del tè. Un albero in miniatura sempre verde e con moltissime foglie. Nella parte più esposta alla luce alcuni timidi fiori bianchi nelle preparazioni più pregiate della Cina e del Giappone, formano il costosissimo Tè Bianco dell’Imperatore di cui solo alla famiglia reale, per tradizione, era riservata la consumazione.
Non penseremmo a queste foglie bevendo il tè Darjeeling. Molti sono abituati all’uso in busta, nelle quali le foglie sono tagliate in varie misure. Dal broken che consiste in formati spezzati ma ancora visibili, al trinciato più fine, caratteristico delle bustine.
Acquistandolo sfuso, con le foglie arrotolate e rese scure dalla fermentazione e messo in acqua le foglie si aprono e riacquistano la forma originale.
Questo tè conserva tutte le caratteristiche di aroma e gusto tipiche dei tè della regione indiana del Darjeeling. La raccolta, che avviene generalmente in estate, produce un tè che riceve una quantità maggiore di sole e di calore; ciò determina un infuso più delicato, leggermente meno profumato ma certamente gradevolissimo e fruttato.

COMMENTA (0 commenti presenti) - PERMALINK



mercoledì 18 gennaio 2006 - ore 09:11


è tutto bianco...
(categoria: " Vita Quotidiana ")


ma non abbastanza... sarebbe stato meglio se ne venivano minimo 3 metri...
così adesso sarei sotto il piumone... a dormire...


LEGGI I COMMENTI (2) - PERMALINK



martedì 17 gennaio 2006 - ore 11:57


da rockol
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Richard Ashcroft: ’Credo nella musica anni ’70 e nella mia famiglia’

L’ex Grande Ombroso del pop inglese arriva all’appuntamento spingendo una carrozzella da cui spunta il faccino del suo secondogenito. Il premuroso papà è magro e nervoso come sempre, fuma e sorseggia camomilla nel salotto elegante dell’albergo milanese in cui incontra i giornalisti, ma è cordiale, loquacissimo, molto meno dark e imbronciato di come vorrebbe la sua vecchia immagine pubblica. L’altro suo “parto” recente, il terzo disco solista “Keys to the world”, è prossimo all’uscita nei negozi (il 27 in Italia, qualche giorno prima in Inghilterra), e l’autore ne parla con evidente orgoglio: giustificato, perché si tratta in effetti di un bel disco. Ad uso della platea italiana, racconta di nuovo l’episodio che gli ha suggerito il titolo dell’album: “Ero a Roma in vacanza, ai tempi di ‘Bittersweet symphony’. Tutto accadde per una specie di reazione a catena, quando fuori dal mio albergo si radunarono trecento ragazze che aspettavano Leonardo Di Caprio. Di lui neanche l’ombra, e allora qualcuno nella folla riconobbe me decidendo di cambiare bersaglio…Mi ritrovai a correre giù per la gradinata di Piazza di Spagna inseguito da questa orda col risultato di finire in bocca ad altre trecento persone che guardavano incuriosite giù in basso. Riuscii a trovare riparo in un negozio e da una finestra, con mia moglie, diedi un’occhiata a quello che succedeva in strada. Ora posseggo le chiavi del mondo, mi ritrovai a pensare, ma che uso posso farne? Subito dopo, ricordo, presi un taxi per sfuggire ai paparazzi, e il tassista mi disse che sua figlia era venuta lì apposta per me! Come faceva a sapere della mia presenza, mi domandai? E che fine aveva fatto la mia privacy? La notte chiesi al personale dell’albergo di farmi dormire nel bagno. Ma anche da lì potevo vedere i teleobiettivi delle macchine fotografiche che cercavano di spiarci. E’ stato il mio primo incontro ravvicinato con la celebrità e l’isterismo divistico…Da lì arriva il titolo, ma né nella canzone né nel disco ci sono altri riferimenti a quell’episodio”. A quell’epoca, quando i Verve erano ancora in auge, risale anche la canzone più vecchia di questo nuovo album, “Simple song”: “Inizialmente pensavo di metterla su ‘Urban hymns’ ”, rivela Ashcroft. “Non c’è niente di strano, anche nel nuovo disco di Kate Bush ci sono canzoni scritte nel ’97…Le altre canzoni invece sono nuove. ‘Why not nothing?’, per esempio, è un pezzo che non avrei potuto scrivere otto anni fa. L’ho composta come reazione all’uso distorto che gente come Bush e, in misura minore, Blair fa di una religione fondamentalmente pacifica e tollerante com’è quella cristiana per invadere altri paesi e commettere violenze. Esprime un senso di disillusione, mio e dei milioni di persone che hanno marciato per la pace in Inghilterra. Come sappiamo, petrolio e petrodollari, oggi, sono alla radice di tutti i mali del mondo. La canzone è la mia risposta a questo stato di cose: e se non ci fosse niente, dopo, se ci fosse un vuoto, cosa stiamo facendo noi per colmarlo e perché ci comportiamo in questo modo? Ai politici di oggi la cristianità interessa perché è capace di unire le persone. Succede dai tempi di Gesù Cristo, anche le sue idee e i suoi principi vennero sfruttati a fini utilitaristici dall’establishment politico e religioso”.
L’attacco a certe forme di religione organizzata non impedisce all’ex leader dei Verve di irrobustire la sua nuova musica con forte corrente sotterranea di spiritualità, traendo ispirazione da alcuni maestri del genere: Curtis Mayfield per primo, una cui frase strumentale ha campionato per un brano intitolato, per l’appunto, “Music is power”. “La musica di Mayfield, ma anche quella dei Beatles o di Marvin Gaye”, spiega, “parla d’amore e di trascendenza. Questo è il motivo per cui nella sequenza del disco questa canzone arriva subito dopo ‘Why not nothing?’. E’ quasi il frutto di una conversazione con me stesso. Se non c’è altro in cui credere, cosa mi resta? La mia famiglia, per fortuna, e la musica. Forse è questa la mia fede, la mia religione. Proprio ieri, qui in Italia, una ragazza mi ha consegnato una lettera sorprendente in cui mi raccontava di essersi risvegliata dal coma grazie all’aiuto delle mie canzoni… Questo è un caso limite, ma capita spesso che qualcuno ti scriva dicendoti che la tua musica lo ha aiutato a stare meglio, a guarire da qualche malessere anche psicologico. Vale anche per me, naturalmente, e non è detto che per curare la malinconia o la depressione si debba per forza ascoltare soltanto ‘Dancing queen’ degli Abba. Proprio la musica più triste e deprimente può avere un effetto catartico”. Per esempio? “Io sceglierei i Big Star, soprattutto ‘I am the cosmos’ di Chris Bell. E’ una di quelle canzoni capace di condensare in uno stesso istante una sensazione di euforia e di disperazione, come se camminasse perennemente in equilibrio su un filo. Ci sono altri esempi…l’album ‘Pacific ocean blue’ di Dennis Wilson, ‘No other’ di Gene Clark che da almeno cinque anni è il mio disco preferito. E poi Gram Parsons: quando ho letto del suo sogno di realizzare una grande sintesi della migliore musica americana, il gospel con il soul, il country e il blues, ho capito che anch’io volevo essere un musicista che trae ispirazione da tutte le fonti possibili. Non da un solo genere o addirittura da un solo disco come certe band di oggi che vanno in un negozio, pescano dallo scaffale un album classico di fine anni ’70 o primi anni ’80 e lo riproducono fino allo sfinimento. Amo un po’ tutti i dischi dei primi anni ’70, l’epoca in cui i musicisti sperimentavano con le droghe in cerca di spiritualità e di Dio raggiungendo uno stato mentale strano e irripetibile. Non avevano timore di usare la loro immaginazione in uno studio di registrazione, e i risultati si sentivano. Sono stato fortunato ad avere un’educazione musicale eclettica. E’ questione di fortuna, degli incontri cruciali che fai quando hai quindici, sedici anni. Credo che sia stata la musica degli Smiths ad incamminarmi su questa strada: la Rickenbacker di Johnny Marr mi ha fatto prendere coscienza dei Byrds, e tramite loro sono arrivato ad aprire tante altre porte. Uno dei più bei ricordi della mia adolescenza è quello di girare per il paese a bordo di un van Ford Transit, il veicolo per eccellenza delle band rock. Il papà del nostro manager di allora aveva applicato delle casse alle pareti e un impianto hi-fi, e noi ce ne andavamo in giro per l’Inghilterra con questa colonna sonora a tutto volume a farci compagnia. Anch’io ho cominciato ad ascoltare musica mentre facevo conoscenza con le droghe, e queste due esperienze combinate mi hanno cambiato per sempre. Nelle influenze puoi anche perderti, annegarci dentro. Ma se sei abbastanza fortunato da trovare una via di uscita finisci per sviluppare una tua identità. Bisogna sempre guardare al passato, alla storia, per fare dei passi avanti. Oggi, anche quando scrivo e registro in studio, è come se avessi un iPod virtuale nella testa. Deriva dal fatto che da giovane non avevo i soldi per comprarmi i dischi: così mi immaginavo da me le canzoni, fantasticavo di sentirle alla radio e alla fine venivano fuori sul serio”. Quelle di oggi, spiega, guardano al passato come all’attualità. “Sweet brother Malcolm”, per esempio, uno dei momenti più teneri e toccanti del disco: “Lo studio dei caratteri l’ho preso da ‘Eleanor Rigby’, lo spunto da episodi di cronaca come quello di un ragazzo che ha rubato un’automobile per schiantarsi contro un muro. Quando qualcuno muore in un incidente stradale, amici e familiari nei giorni successivi lasciano sul posto omaggi floreali. Ho immaginato la scena vista dall’alto: il giardino di casa della famiglia della vittima, le parabole satellitari, i fiori, la polizia, i giornalisti che ficcano le telecamere in faccia ai parenti per coglierne le lacrime in diretta e poi scompaiono alla caccia della prossima notizia lasciandoli soli con il loro dolore. Spesso storie di omicidi o di suicidi si nascondono dietro le apparenze più normali, dietro una vita apparentemente tranquilla o magari un’uniforme. Ho cercato di grattare sotto la superficie per mostrare il lato scuro della normalità”.
Arrivano puntuali le domande sul Live 8, e su quella lode sperticata che Chris Martin dei Coldplay, dal palco, fece alla sua voce, definendola “la migliore del mondo”. Richard se l’è sentita fare spesso, da allora, ma non si sottrae alla risposta: “Appena prima di salire sul palco”, racconta, “Chris mi prese da parte e mi sussurrò: ‘Faremo ‘Bitterswet symphony’ come secondo pezzo’, mentre era previsto che fosse l’ultima canzone in scaletta. Il mio lato paranoico mi indusse subito ad arrovellarmi sul perché di questo cambio di programma. E quando mi presentò in quel modo pensai, oh merda, e che succede ora se apro bocca e comincio a cantare nella tonalità sbagliata? Non è una cosa facile, a me è successo una volta soltanto per il nervoso al mio primo concerto da solista. Eravamo al Madison Square Garden di New York, aprivo per gli Oasis e attaccai ‘The drugs don’t work’ sbagliando completamente. Dopo la presentazione di Chris, quell’episodio mi è tornato in mente come un flash: per questo, io che sul palco normalmente sono tranquillo, ero agitatissimo, continuavo a ripetermi che non potevo permettermi di vomitare in diretta dalla tensione davanti a tre miliardi telespettatori. Comunque è stato molto gentile da parte sua dire quella frase, anche se naturalmente non corrisponde a verità. Come fa un ragazzo bianco di Wigan a competere con Aretha Franklin? Tornando a ‘Bittersweet symphony’, credo fosse una delle poche canzoni il cui testo avesse attinenza con il senso del Live 8, con il motivo per cui eravamo lì quel giorno. La canzone parla di gente schiava del denaro. Ma in Africa sono piuttosto schiavi della morte che non porta nessuna ricompensa. In alcuni paesi i debiti sono stati effettivamente cancellati, e noi occidentali che viviamo in una specie di regno fantastico forse ci aspettavamo che il giorno dopo qualcuno avrebbe annunciato che il problema dell’Africa era stato debellato per sempre. Invece sono arrivati gli attacchi terroristici a Londra, e l’umore del paese intero è cambiato completamente nell’arco di pochi giorni. Tutto quello che avevamo fatto su quel palco è stato cancellato, ci è stato ricordato che prima di guardare fuori dobbiamo guardarci dentro casa e riflettere”. Con i Coldplay Ashcroft ha suonato anche all’Arena di Verona, e anche questo è un ricordo su cui si sofferma volentieri: “Non sarò certo il primo a dire che è uno dei posti più affascinanti in cui possa capitare di suonare. E trovarsi in un camerino fatto di pietra scolpita, con quelli che siamo stati abituati a frequentare…Ti esibisci lì e percepisci subito che si tratta di un’occasione speciale. Ricordo una gran reazione del pubblico, il che non è facile quando si apre per un gruppo così popolare. Mentre me ne andavo e i Coldplay dovevano ancora cominciare a suonare un ragazzo mi si avvicinò sventolando il biglietto. Hai visto?, mi disse, sono venuto qui solo per te e ora me ne vado! Stupefacente…L’Italia e il Giappone, Inghilterra a parte, sono stati i primi paesi a riservare un’accoglienza calorosa ai Verve. Non so perché ma c’è un filo che lega l’Italia al rock&roll inglese, è successo anche agli Oasis e a tanti altri”. A proposito dei Verve, tornano a galla i suoi antichi proclami di gloria per il gruppo, che ai tempi in molti bollarono come eccessivamente arroganti. Oggi Ashcroft corregge un po’ il tiro: “Siccome andò davvero così, c’è il rischio che ti prendano per Nostradamus. Solo dopo ti rendi conto che tutto accade per una combinazione di fattori che in gran parte sfuggono al tuo controllo: la fortuna, il momento giusto e così via. A noi è stato concesso del tempo extra per arrivare dove siamo arrivati, e oggi questo non capita più. Se non hai successo al primo album ti rescindono immediatamente il contratto, noi abbiamo potuto aspettare fino al terzo. Il problema, secondo me, non sta nel fare dichiarazioni che possano apparire arroganti, ma nel non avere niente alle spalle che possano sostenerle. Oggi è diventato un cliché, quello del giovane rocker proveniente dal Nord dell’Inghilterra che parla della sua musica e della sua band come se fosse la migliore nel mondo…Io l’ho fatto perché ho sempre vissuto la mia carriera come una battaglia: contro l’industria musicale e la stampa, che diede addosso ai miei primi due album solisti solo perché non ero più con i Verve. Sapevo che era inevitabile, è nella umana natura prendersela con chi è debole e in quel momento io ero come un animale azzoppato. E non confondiamo la celebrità con il vendere milioni di dischi, per favore: non ho mai visto Neil Young farsi fotografare all’uscita di un evento mondano, e la Bbc ha inseguito Bob Dylan per dieci anni cercando di fare un documentario che lui gli ha sempre negato. Ai loro tempi la fama era un sottoprodotto dell’essere grandi artisti e fare grande musica. Se vai oggi da un giovane cantautore dicendogli che vuoi fare un documentario su di lui, come minimo si mostra disponibile a mostrare il culo in pubblico e a mettersi nudo in strada per le telecamere. Aveva ragione Andy Warhol, a proposito della celebrità: solo che oggi dura molto meno dei quindici minuti di allora…La cultura odierna si basa esclusivamente sull’essere famosi, pensa ai reality show musicali in cui quel che ti chiedono è di rinunciare a essere originale, ti impediscono di scriverti le canzoni da te e di parlare nelle interviste. Pensiamo a tutto noi, ti dicono, tu preoccupati solo di firmare qui sotto…Loro si fanno un sacco di soldi, tu sei fortunato se pubblichi un singolo e un album prima di sparire. E’ una filosofia completamente sbagliata: io farei esattamente il contrario, darei alla gente chitarre e pianoforti e la incoraggerei a essere se stessa”.



COMMENTA (0 commenti presenti) - PERMALINK



martedì 17 gennaio 2006 - ore 10:51


da corriere.it
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Golden Globe, trionfa Brokeback Mountain
Il film di Ang Lee premiato come miglior film, regista, colonna sonora e sceneggiatura. Tre statuette per «Walk The Line»
E’ «Brokeback Mountain» il vincitore dei Golden Globe, considerati anticamera degli Oscar. Il film diretto da Ang Lee, che racconta la storia d’amore gay tra cowboy, è stato premiato questa notte dalla giuria della Hollywood Foreign Press al Beverly Hilton Hotel come miglior film, miglior regia, migliore sceneggiatura e migliore colonna sonora. Ma non si è trattato dell’unico vincitore, anzi. Ad avere vinto tre statue pesanti è stato il musical «Walk The Line», la lunga storia d’amore tra il cantante Johnny Cash e June Carter, interpretati da Joaquin Phoenix e Reese Witherspoon, entrambi giudicati migliori attori protagonisti di musical o comedy. «Walk the Line» ha vinto anche il premio come migliore film in questa categoria e si propone come vero sfidante in vista degli Oscar.

MIGLIORI ATTORI PROTAGONISTI - Felicity Huffman si è aggiudicata la statua di migliore attrice drammatica, per la prova in «Transamerica», mentre Philiph Seymour Hoffman è stato giudicato migliore attore drammatico per la parte in «Capote».

CLOONEY MIGLIOR ATTORE NON PROTAGONISTA - George Clooney ha vinto il globo come migliore attore non protagonista drammatico, per la sua interpretazione nella pellicola Syrana. Il corrispondente al femminile del premio vinto da Clooney è invece andato a Rachel Weisz per il suo ruolo in The Constant Gardener.

MIGLIOR FILM STRANIERO - Il premio per il miglior film straniero è andato a Paradise Now, la pellicola palestinese. Nessuno Globo d’oro invece al cinema italiano. L’unico esponente del cinema di casa nostra a essere stato nominato era Tony Renis, con la colonna sonora di Christmas in Love. Il premio per la migliore canzone originale è invece andato a «A love that will never grow old», parte della colonna sonora di Brokeback Mountain.

TV - Per la televisione: migliore serie drammatica «Lost», migliore serie non drammatica «Desperate Housewifes».


LEGGI I COMMENTI (2) - PERMALINK



martedì 17 gennaio 2006 - ore 09:34


ecco...
(categoria: " Vita Quotidiana ")


inizia a nevicare...
mmmmmmmmmmmmmmmmmmmmmmmmmm


COMMENTA (0 commenti presenti) - PERMALINK



lunedì 16 gennaio 2006 - ore 16:22


The Ocean
(categoria: " Vita Quotidiana ")


You lead me down, to the ocean
So lead me down, by the ocean

You know it’s been a long time,
You always leave me tongue tied
And all this times for us
I love you just because

You lead me down, to the ocean
The world is fine, by the ocean

You know this time’s for real
It helps the heart to heal
You know it breaks the seal of the talisman that harms
And so you look at me and need
The space that means as much to me

So lead me down, to the ocean
Our world is fine, by the ocean

You know the way it is in life, it’s so hard to live up to
So why are you still dressed in your mourning suit
I assume, I assume

You’ll lead me down, to the ocean
Don’t leave me down, by the ocean
The ocean.

Here comes the wave, here comes the wave
Here comes the wave, down by the ocean

The ocean

Richard Hawley




LEGGI I COMMENTI (5) - PERMALINK



lunedì 16 gennaio 2006 - ore 15:54


On Air
(categoria: " Vita Quotidiana ")




COMMENTA (0 commenti presenti) - PERMALINK




> > > MESSAGGI PRECEDENTI
Solo in questo BLOG
in tutti i BLOG

BLOG che SEGUO:


telete m.organ miticasiza Noel porcaboia SqualoNoir


BOOKMARKS


Nessun link inserito: Invita l'utente a segnalare i suoi siti preferiti!

UTENTI ONLINE:



MAGGIO 2026
<--Prec.     Succ.-->
Do Lu Ma Me Gi Ve Sa
          1 2
3 4 5 6 7 8 9
10 11 12 13 14 15 16
17 18 19 20 21 22 23
24 25 26 27 28 29 30
31