Alla fine muore, oppure è tutto un sogno.
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(Attenzione. Questo è un messaggio subliminale. Compra i miei libri. Compra i miei libri. Compra i miei libri. Compra i miei libri. Compra i miei libri.)


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If I were to suggest that between the Earth and Mars there is a china teapot revolving about the sun in an elliptical orbit, nobody would be able to disprove my assertion provided I were careful to add that the teapot is too small to be revealed even by our most powerful telescopes. But if I were to go on to say that, since my assertion cannot be disproved, it is intolerable presumption on the part of human reason to doubt it, I should rightly be thought to be talking nonsense. If, however, the existence of such a teapot were affirmed in ancient books, taught as the sacred truth every Sunday, and instilled into the minds of children at school, hesitation to believe in its existence would become a mark of eccentricity and entitle the doubter to the attentions of the psychiatrist in an enlightened age, or of the Inquisitor in an earlier time.
(B.Russell)
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giovedì 6 aprile 2006 - ore 18:31
2night dixit...
(categoria: " Vita Quotidiana ")
ROCK SCENE AL DNA
Ogni venerdì sera, si balla con il sound dei Melody Preachers
Rock indipendente a denominazione di origine controllata, per il venerdì sera del DNA Club.
Un locale ampio e informale, dove incontrarsi, socializzare e naturalmente ballare, con le selezioni a cura dei resident deejays Mist & Kais, chiamati dai fans i Melody Preachers.Dalle nuove tendenze made in UK, che strizzano l’occhio alla migliore new wave degli anni d’oro, al grande rock d’autore, al punk d’annata, alle suggestioni indie e crossover, al sacrosanto brit pop... Un puzzle musicale fatto di chitarre taglienti, voci carismatiche e ritmiche ben assortite: eclettismo, qualità e "tiro" sono le parole d’ordine... Se siete stanchi dei soliti tormentoni commerciali, il venerdì al DNA è senza dubbio la serata che fa per voi, e se volete organizzare la vostra festa, o un evento fra amici, basta fare due chiacchiere con Loris e Roby: troverete subito la soluzione più adatta, a prezzi davvero vantaggiosi... ***
Beh, devo fare i complimenti a chi ha scritto l’articolo, ci ha fatto proprio un bel ritratto. Però il crossover proprio no, eh. Comunque, un saluto a tutti i nostri numerosi fans che ci chiamano Melody Preachers. Ahah.
***
A proposito di puzzle musicali fatti di chitarre taglienti, la mia band del giorno sono i Les Incompetents e li ho pure uploadati per condividerli col mondo:
tel chì ***
Sto stabilendo il nuovo record italiano di dvd/cofanetti acquistati e ancora incellophanati. Raggiunta quota quattro. Incellophanati, inoltre, è una parola che meriterebbe più rispetto da parte dei media, la trovo estremamente affascinante. Quando morirai vorrai essere seppellito o cremato? Incellophanato. E ricoperto di smarties.
***
Potrei iniziare a postare in questo modo. Tipo mettendo tre asterischi tra un pensiero e l’altro. Tipo "Forse non sapevate che" della settimana enigmistica.
***
Attraversa la pianura padana, due lettere: rapp..re...sen..tant...e, se ce lo scrivo piccolo ci sta (cit.)
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PERMALINK
giovedì 6 aprile 2006 - ore 09:52
Were going to Jackson
(categoria: " Vita Quotidiana ")
Concertillo minuscolo e simpatico, ieri sera al Transilvania di Milano. Club 11 sempre più maestosi, Brakes a mio modo di vedere fenomenali: so che a molti non è piaciuto ma io ne ho adorato ogni secondo, uno dei concerti più *punk*, nel vero senso del termine, a cui abbia mai assistito. Poi li ho intervistati per Musicboom e sono anche dei ragazzi in gamba, il che non guasta mai. Oggi ho sonno.
Brakes - Hi how are you? (2005)
Hi, how are you? What do you do? What do you listen to? Where do you go? Are you with them or are you with us? How do you dress? Who are your friends?
Wont you shut the fuck up?
Im just trying to watch the band.
Hi, how are you? What do you do? What do you listen to? Where do you go? Are you with them or are you with us? How do you dress? Who are your friends?
Wont you shut the fuck up?
Im just trying to watch the band
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PERMALINK
mercoledì 5 aprile 2006 - ore 09:27
Il calcio rotante
(categoria: " Vita Quotidiana ")
Che per una volta non c’entra col vecchio Chuck (a proposito, una diapositiva dello staff di welovechucknorris):

Tornando in topic: va letta come "il calcio che fa rotare", ovvero girare, ovvero vorticosamente, ovvero le palle. Poi però ti rendi conto che, oh, sei interista, cazzo vuoi? E’ che il Grande Burattinaio deve bilanciare, in qualche modo, e se le cose ti vanno discretamente sotto molti aspetti, è necessario rimettersi in pari in qualche modo.
Stasera si va dai Club 11 (e dai Brakes) a Milano, olè.
The Smiths - I know it’s over (1986)Oh Mother, I can feel the soil falling over my head
And as I climb into an empty bed
Oh well. Enough said.
I know it’s over - still I cling
I don’t know where else I can go
Oh ...
Oh Mother, I can feel the soil falling over my head
See, the sea wants to take me
The knife wants to slit me
Do you think you can help me ?
Sad veiled bride, please be happy
Handsome groom, give her room
Loud, loutish lover, treat her kindly
(Though she needs you
More than she loves you)
And I know it’s over - still I cling
I don’t know where else I can go
Over and over and over and over
Over and over, la ...
I know it’s over
And it never really began
But in my heart it was so real
And you even spoke to me, and said :
"If you’re so funny
Then why are you on your own tonight ?
And if you’re so clever
Then why are you on your own tonight ?
If you’re so very entertaining
Then why are you on your own tonight ?
If you’re so very good-looking
Why do you sleep alone tonight ?
I know ...
’Cause tonight is just like any other night
That’s why you’re on your own tonight
With your triumphs and your charms
While they’re in each other’s arms..."
It’s so easy to laugh
It’s so easy to hate
It takes strength to be gentle and kind
Over, over, over, over
It’s so easy to laugh
It’s so easy to hate
It takes guts to be gentle and kind
Over, over
Love is Natural and Real
But not for you, my love
Not tonight, my love
Love is Natural and Real
But not for such as you and I, my love
Oh Mother, I can feel the soil falling over my head
Oh Mother, I can feel the soil falling over my head
Oh Mother, I can feel the soil falling over my head
Oh Mother, I can feel the soil falling over my ...
Oh Mother, I can feel the soil falling over my head
Oh Mother, I can even feel the soil falling over my head
Oh Mother, I can feel the soil falling over my head
Oh Mother, I can feel the soil falling over my ...
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PERMALINK
martedì 4 aprile 2006 - ore 17:38
Leggo
(categoria: " Vita Quotidiana ")
Gentilmente: qualcuno ha una copia di Leggo di oggi?
Se sì, me la tiene da parte?
Grazie in anticipo
Umilmente vostro,
Mist
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PERMALINK
martedì 4 aprile 2006 - ore 09:41
Progetti
(categoria: " Vita Quotidiana ")
Tanti, troppi. Uno, in particolare, mi stimola tremendamente. E fattibile. E a portata di mano. Bisogna pianificare le cose con calma ma una volta partito... meglio non pensarci neanche. Stay tuned.
Ieri sera edizione light di Momostock, tra kebabbi, crepes, casalinghe disperate e spettacolari film demenziali. Ho scoperto che posso scrivere qualsiasi cosa su Gino Pongo, tanto non legge il mio blog. Gino Pongo individuo poco raccomandabile. Gino Pongo ha le cassette dei Blue in macchina. Gino Pongo fa la tangenziale in terza. Gino Pongo si fa le storie con una di spritz e lo sanno tutti.
Graham Coxon - Standing on my own again (2006)
Standing on the shore watching our ship go down
Sinking in the sand and I cant turn around
Futures looking black and its a sight to see
Just a thousand grey waves crashing over me
Just a thousand grey waves breaking over me
Now its happening to me
Why cant I ever see?
Am I gonna let you leave without a sound?
Watching til youre out of sight
Dreaming I did something right
Standing on my own again
Water in my lungs and its a pain to breathe
Salt is in my eyes and its a pain to see
I cant stand the pressure though you think I can
Just dont wanna see it going down the pan
Just dont wanna see it going down the pan
Now its happening to me
Why cant I ever see?
Am I gonna let you leave without a sound?
Pushing you to your wits end
Guess Im gonna lose a friend
Standing on my own again
Now its happening to me
Why cant I ever see?
Am I gonna let you leave without a sound?
Watching til youre out of sight
Dreaming I did something right
Standing on my own again
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PERMALINK
lunedì 3 aprile 2006 - ore 16:23
Post scriptum
(categoria: " Vita Quotidiana ")
Al trecentesimo che mi dice "bel report, ma chi sono?" mi viene spontaneo regalare
un link con qualche pezzo significativo.
Altra cosa: a Torino, dal 12 al 16 luglio, ci sarà
questo festival, completamente gratuito. Ai nomi già presenti in tabellone, spettacolari, sono stati aggiunti oggi gli
Strokes, in data 15 luglio. Qualcosa mi dice che ci farò un salto.
Ah: per ogni cosa che (ri)comincia, ce n’è sempre una che finisce. Dopotutto, l’incompetenza è un male incurabile, preferisco evitare di esserne contagiato.
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PERMALINK
lunedì 3 aprile 2006 - ore 10:29
Were you ever here at all?
(categoria: " Vita Quotidiana ")

Che non sia stato reale l’ho già detto.
Ok, dunque è stato solo un parto della mia mente deviata. E fin qui.
Però penso che a questo punto sia anche giusto descriverlo.
Insomma, l’inizio del viaggio è tranquillo. Reduce da una sera all’insegna dello scazzo (gran concerto, poca gente), prendo armi e bagagli e parto alla volta di questa simpatica cittadina britannica nota ai più come Bath. I recenti problemi all’udito non creano fastidi durante il volo, e tutto fila liscio fino alla stazione dei treni di Paddington. Il primo indizio che il weekend è nato sotto una buona stella arriva quando riusciamo a prendere il treno per Bath pochi secondi prima che questo parta. Al volo, di corsa, come nei film. Buono, ma ancora non basta per giustificare lo stupore. Poi guardiamo fuori dalla finestra e "guarda, l’arcobaleno". Eh, succede. Quello che non succede, di solito, è che in mezzo a questo arcobaleno ci stia passando tu col treno. Del pentolone pieno di monete d’oro, però, nessuna traccia. Fatto sta che in quel momento entriamo in una dimensione parallela, venendo proiettati in una realtà assurda ed irrazionale.
Bath, dunque. Cittadina adorabile, in miniatura, con tutte le sue cosine al posto giusto. Ci facciamo mollare dal taxi di fronte al bed & breakfast, che altro non è che una casa delle bambole trasformata con un raggio ingigantente in alloggio per turisti. Meravigliosa.
Vaben, ma mica siamo venuti qui per stare in camera. Sono le cinque, andiamo un po’ a vedere dove sarà il concerto. Una ventina di minuti a piedi ed eccoci quindi giunti alla Green Park Tavern, minuscola location del concerto, all’ingresso della quale io e i miei due compagni di viaggio (la di me signorina e
questo invidivuo qui ) ci fermiamo a brindare al successo del viaggio d’andata. Piccola parentesi: io ti amo, Guinness Extra-Cold. Appena entrati diventiamo subito l’attrazione del locale: questi tizi sono venuti dall’Italia per il concerto! Riconosco subito Phil Cunningham, chitarrista storico dei Marion e attualmente prima chitarra dei New Order. Dei New Order, ho detto. Che se uno ci pensa pensa "minchia". Strette di mano, presentazioni etc. Dopo pochi minuti, vedo la mia bella scattare in piedi con gli occhi illuminati: è arrivato LUI, è dietro di me, e per pochi istanti vengo colto da ictus.
Piccola infarinata di base per chi si fosse messo in ascolto solo ora: idolatro i Marion, ed in particolare il loro cantante Jaime Harding, da quando avevo 15 anni. Da quando, vedendo per la prima volta un loro video in TV, la mia vita non fu più la stessa. Di loro ho qualsiasi cosa: vinili, edizioni limitate, edizioni giapponesi, bootleg rarissimi. Tutto. E per sette anni, dallo scioglimento, non ho mai smesso di crederci, di divulgare il verbo, di farli conoscere a più gente possibile.
Ecco, dunque: mi riprendo dall’ictus e lo saluto. Lui è raggiante ed è in formissima, per essere un tizio andato in overdose di eroina qualche anno fa. Abbraccia tutti, bacia tutti, si innamora di mia morosa e io la guardo dicendole con gli occhi "sì, con lui puoi, te lo concedo". Facciamo un paio di foto, una delle quali mi tatuerò in faccia. Mi fa una dedica sull’edizione giapponese del disco di debutto, la prima e unica cosa che son riuscito a prendere, di corsa, prima di partire. E poi parliamo. Parliamo, parliamo, parliamo. Soprattutto io, a dire il vero. E lo cazzio, oh se lo cazzio. Ragazzo, tu hai una certa responsabilità. Tu con le tue canzoni riesci a toccare nel profondo. E se c’è così tanta gente che in tutti questi anni ha continuato a seguirti, vedi di non fare più cazzate. Hai un talento mostruoso, quasi ingiusto, e una delle voci più clamorose che la storia ricordi. Non buttare via tutto di nuovo. Lui è commosso. Evidentemente non si rendeva bene conto del segno che aveva lasciato. Ci salutiamo e ci diamo appuntamento al concerto, non prima della promessa di organizzare qualcosa in Italia appena possibile.
Dunque, ricapitolando: ho conosciuto il mio idolo di sempre, abbiamo bevuto insieme come amici di lunga data e tra qualche mese li porterò a suonare da noi. Sì, non c’è dubbio: mi sono sognato tutto. Andiamo a mangiare da KFC e vedo i polli fritti che volano, come nei momenti psichedelici di Dumbo. Sono sotto shock, come se avessi incontrato un fantasma. Telefono a chiunque. Mando messaggi in giro. Ho perso il controllo. Torniamo un attimo in camera, tempo di accorgersi che Riccardo (non io, l’altro) ha perso il telefonino. Eh! Ti pareva che qualcosa dovesse andare storto. Lo cerchiamo in lungo e in largo, addirittura tornando al fast food e chiedendo se potessimo controllare la spazzatura. No eh. Lui è disperato (deve fermarsi a Londra fino a martedì, da solo), io sotto sotto so che lo ritroveremo, e dall’alto della mia serenità spedisco un sms al suo numero con l’indirizzo del bed & breakfast.
Il concerto. Bene. Allora. Prima di loro si esibisce un fenomeno che suona chitarra e basso contemporaneamente registrando i loop e facendoli partire coi piedi. Un genio assoluto, ma poteva essere anche Gesù Cristo che cantava Anarchy in the UK e non ci avrei fatto caso. Perchè poi arrivano loro e il mondo, per 45 minuti, smette di esistere. La gente scompare. Ci siamo solo io e loro. Anzi, io e lui. Canta solo per me. Quelle sono le mie canzoni. Quelli sono pezzi della mia vita sputati fuori dalla sua voce, da quella voce, teatrale, calda, angelica, potente, vibrante, altissima, senza sbavature. Fallen through, Strangers, Time, Father’s day, Comeback, Sleep. E in mezzo, cinque pezzi nuovi uno più spettacolare dell’altro. Perchè ci sarà un disco. Ci sarà un tour. Ci sarà una nuova carriera, quando tutto sembrava finito. Prossima tappa Manchester, tra un mese. A meno di imprevisti, ci sarò.
Mi ritrovo con gli altri e ci guardiamo un po’ intontiti, come reduci da allucinazione collettiva. Non è successo, dai. Ma figuratevi se abbiamo davvero ascoltato QUEI pezzi dal vivo. Naaah.
Poi tra una cosa e l’altra finiamo la serata e torniamo in stanza. La mattina dopo mi suona il telefono: è un signore inglese che ha trovato un cellulare per terra e mi chiede se l’indirizzo dove portarlo è giusto. Certo che è giusto, signore inglese. Riccardo impazzisce (sempre lui, non io). E’ la ciliegina sulla torta. Se io faticherò a dimenticarmi di questo weekend, figuriamoci lui, che oltretutto ha preso l’aereo per la prima volta in vita sua e mentre vi scrivo sta girando Londra senza praticamente sapere una parola d’inglese.
Un rapido giro nella city, tempo di comprare 4-5 dischi (Elvis Costello, finalmente) e poi via a casa.
Fine, dai. Dopo tutta sta pappardella mica ho voglia di pensare a una conclusione.
Marion - Comeback (1998) Stop, so what have you done
Stuck at the same point
All you do is sulk
Stop, what is it you see
It’s probably nothing
In common with me
It’s not, not being fair
To pull up and bring down
On every trend
But you’ve not, you’ve not been there
All the time I’ve called out
I’ve looked everywhere
When you’re coming back
When you’re coming back
When you’re coming back for more
If you’re coming back
When you’re coming back
Wake me up
When you’re coming back
When you’re coming back
When you’re coming back
When you’re coming back
’cos I can’t remember you here
Start do it and more
You’ve folded enough times
You’re here to walk off
Start move your luck’s in
I can here it, I’m seeing one thing
I’m not, and I’ve not been fair
To grind down and find out
All that you were
But you’ve not, you’ve not been there
All the times I’ve called out
I’ve looked elsewhere
If you’re coming back
When you’re coming back
When you’re coming back for more
When you’re coming back
If you’re coming back
Wake me up
When you’re coming back
When you’re coming back
When you’re coming back
When you’re coming back
’cos I can’t remember you here
well I tried to get inside here
As she gazed up at the sun
Said she knows of an alternative way
With our miles stretched out behind her
Now she’s looking at me
Then she blew all my ideals away
Stop, you’re thinking too much
And not doing enough
Your head is too full
Your making me uneasy
’cos I have to think
Stirring it up
When you’re coming back
When you’re coming back
When you’re coming back for more
When you’re coming back
If you’re coming back
Wake me up
When you’re coming back
When you’re coming back
When you’re coming back
When you’re coming back
Wake me up
When you’re coming back
When you’re coming back
When you’re coming back
When you’re coming back
’cos I can’t remember you here
Were you ever here
Were you ever here
Were you ever here at all?
Were you ever here
Were you ever here
Maybe never
Were you ever here
Were you ever here
Were you ever here
Were you ever here
Here
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PERMALINK
lunedì 3 aprile 2006 - ore 01:45
Tornato.
(categoria: " Vita Quotidiana ")
Non è successo, in realtà.
Sono semplicemente stato trasportato in una dimensione parallela e ho vissuto 24 ore illogiche, senza senso, straordinarie, ma pur sempre irreali. E accaduto tutto nella mia testa. In realtà non mi sono mai mosso da qui.
Perchè non può essere vero, dai.
LEGGI I COMMENTI (2)
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PERMALINK
venerdì 31 marzo 2006 - ore 16:52
Ricapitolando.
(categoria: " Vita Quotidiana ")
Stasera ore 22:

Domani mattina si parte per Bath, a vedere per la prima volta in vita mia la band responsabile dei miei 2000 e passa dischi, che facendo due conti... Ma lasciamo stare.
Domenica rimangono tre ore per girare per Londra, sufficienti per un paio di vasche a Oxford Street.
E poi a casa.
Per cui fino a lunedì non ci sentiamo.
Per cui ciao.
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PERMALINK
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