L’amore è libero,
non deve implorare,
e nemmeno pretendere.
L’amore deve avere
la forza di diventare
certezza dentro di sè.
Allora non è più trascinato,
ma trascina per le sue vittorie.

Per chi ha dimenticato di avermi detto queste parole.
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domenica 1 gennaio 2006 - ore 22:37
(categoria: " Pensieri ")
Quando vado a letto.Quando vado a letto io non riesco mai ad addormentarmi subito.
Mi ci vuole sempre un po’.
E, in quel particolare stato di assopimento che posticipa lo stato di totale coscienza e precede il sonno, io penso.
Penso a tutto, a mille cose inimmaginabili, però le penso.
A volte penso anche di pensare troppo.
Io non sogno più da ormai tanto tempo, ma penso.
Non perché sia mia volontà pensare, ma perché non ho niente di meglio da fare che pensare, quando vado a letto.
A volte penso anche per ore quando non riesco ad addormentarmi.
Però c’è una cosa ricorrente nei miei pensieri.
Una cosa a cui penso da giorni, mesi, anni.
A cui penso ogni notte, quando vado a letto, e che nessuno sa.
Questo doveva essere qui.
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martedì 13 dicembre 2005 - ore 22:43
(categoria: " Ricette ")
Insalata condita.Fin da piccoli ci hanno insegnato che la verdura fa bene.
Bisogna mangiarne tanta, per non fare la cacca dura.
Ma c’è una cosa che non riesco a tollerare.
Con tutta la buona volontà, non riesco proprio a mandare giù.
E’l’insalata condita.
Il rito di mettere sale e olio su ogni piatto è già abbastanza assolutista di suo.
Un cattivo vizio.
Un bubbone del sistema culinario attuale.
Anche perché lo sanno tutti che il sale fa male.
E l’olio unge ed ingrassa.
Il mio sogno è un mondo pulito, senza macchie d’olio nei vestiti, senza più bisogno di bere ogni due bocconi.Per questo io dico:
togliamo il superfluo e teniamo solo l’essenziale.Via forchette, coltelli, piatti, bicchieri, sale, olio.
E usiamo solo gli elementi strettamente necessari, nel perfetto risparmio ecologico.
Insalata con dita.
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giovedì 8 dicembre 2005 - ore 23:51
(categoria: " Scienza e Tecnica ")
Networking.Uno di quei giorni stupidi, in cui non puoi fare niente che non stare dentro casa.
Ti affacci alla finestra, leggermente appannata.
E osservi il mondo, circostante a te.
Tutto ti appare un sistema complicatissimo e perfetto.
Niente è scontato, e tutto è collegato.
Quasi ti sembra di essere all’interno di un orologio svizzero, pieno di molle ed ingranaggi.
(non ci sono mai stato dentro, però so che è così)
I gatti dormono sugli alberi.
Gli alberi producono l’ossigeno per far respirare i cani.
I cani pisciano sugli alberi per annaffiarli.
Gli uccellini costruiscono il nido sugli alberi.
I ricci camminano sul prato.
Il vento fa cadere il nido degli uccellini per terra.
I gatti mangiano gli uccellini.
I cani mangiano i gatti.
I ricci mangiano i cani.
Ma alla fine vincono sempre i più forti, e tutti gli altri se la pigliano in culo.
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domenica 27 novembre 2005 - ore 19:15
(categoria: " Poesia ")
Un sorriso.Il volto proteso verso il basso.
Il viso di una bambina.
Le labbra di una donna.
Un sorriso velato, quasi invisibile, timido, ingenuo.
Dedito a cercare di non essere notato.
Ma che esprime tutto ciò che non dice.
Un tuo sorriso.
Ora mio.
G.C.
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venerdì 18 novembre 2005 - ore 19:15
(categoria: " Amore & Eros ")
Gli alberi.Oggi sono triste.
E tutto mi fa star male.
Sto male perché oggi hanno tagliato i due alberi davanti alla chiesa.Quei due alberi per me erano di più di due semplici amici.
Erano dei fedeli compagni di viaggio.
Non mi hanno mai abbandonato.Io ogni giorno passavo di lì e li guardavo.
E loro, dalla loro sovrastante posizione mi ricambiavano lo sguardo.
E io li riguardavo, sorridendo.
E loro muovevano un ramo, come per salutarmi.
Era un sentimento reciproco.
Non mi hanno mai tradito, loro.Ogni giorno mentre passavo per di lì, le loro goccioline di brina formatesi durante la notte cadevano su di me, come per benedirmi e dirmi "Buon giorno Andrea!".
E adesso non ci saranno più, mai più.Quei due alberi sono cresciuti con me.
Erano parte della mia vita.
E qualcuno me li ha tolti.
Per sempre.
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lunedì 14 novembre 2005 - ore 22:00
(categoria: " Viaggi ")
I ricci.Oggi, mentre stavo camminando (pratica che praticamente pratico ogni giorno) ho visto un riccio.
E ho pensato (pratica che praticamente non pratico molto spesso):
I ricci sono animali abbastanza strani.Il solo fatto di chiamarli ricci, in effetti, è un po’una presa per il culo.
Diciamocelo francamente.
I ricci di riccio non hanno proprio un bel cavolo.Nemmeno i peli pubici.
E’come dire che Tupac ha i capelli.
Quando tutti sanno che Tupac non ha nemmeno la testa.
I ricci si dovrebbero chiamare dritti, piuttosto.
Poi, i ricci pungono.Quand’ero piccolo, mia mamma per il mio compleanno aveva preparato un dolce di cioccolato a forma di riccio.
Ci aveva lavorato tutta la mattina, aveva anche attaccato i pinoli uno ad uno in sù per formare gli aculei.
Però io non l’ho mangiato.
Probabilmente avevo paura di pungermi.
I ricci, piccoli adorabili insettini.
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sabato 5 novembre 2005 - ore 23:01
(categoria: " Riflessioni ")
Perché il venditore di gnomi è così.E’uno di quelli che non si possono cambiare.
Il venditore di gnomi è unico, non ce ne sono di simili.
Puoi cercarlo per mesi senza trovarlo, e lo vedi davanti a te proprio quando non te l’aspetti.
Il venditore di gnomi passa inosservato in mezzo alla gente, ma se lo osservi accuratamente sa distinguersi bene dagli altri.
E’uno di quelli che sta un po’per le sue quando gli va, che ogni tanto si isola dal mondo e pensa quello a cui gli altri non pensano.
Il venditore di gnomi non sogna la notte perché sogna già durante il giorno.
Il venditore di gnomi vive di sogni ad occhi aperti, ed ogni suo sogno è racchiuso in uno gnomo.
Tutti i suoi gnomi sono diversi, non ce n’è uno di uguale.
Sono unici, come lui.Il venditore di gnomi è un osservatore.
Ogni volta che costruisce uno gnomo egli pensa alla gente che incontra.
Forse a volte può sembrare che sia sulle nuvole, ma lui no, lui la studia la gente, la immagina, la capisce, e la dipinge in ogni suo gnomo.
E’così che vive.
Perché senza gnomi la sua esistenza non avrebbe più alcun senso.Ho deciso.
Io da grande voglio fare il venditore di gnomi.
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lunedì 24 ottobre 2005 - ore 14:59
(categoria: " Riflessioni ")
Come un fazzoletto usato.Mi da un enorme senso di tristezza usare i fazzoletti di carta.
Quasi non ci riesco nemmeno a tirarli fuori dal loro pacchettino sigillato, mi vengono i sensi di colpa.
Perché privarli di quel tenero contenitore in plastica, di una calorosa compagnia, di quel loro profumo fresco di mentolo che ti ricorda gli odori del bosco, perché?
Voi invece i fazzoletti li usate per cospargerli delle vostre luride e schifose sporcizie personali, li bagnate, li colorate, li strappate, li bruciate, e infine li buttate via.
Li buttate via come se non fossero più niente, ve ne siete già dimenticati di cos’erano stati per voi quei bei fazzoletti, puliti e profumati.
E siete subito pronti a prenderne altri, lasciandovi tutto alle spalle.
E io soffro.Un fazzoletto tira l’altro, specialmente nei mesi invernali.
E quando ti ritrovi col pacchetto quasi finito, con quel vuoto dentro, con quello spazio inutilizzato che non riesci a colmare con niente altro, allora…
Beh, allora è tempo di prendere un pacchetto nuovo.
Tutto ha un inizio e una fine.
Ma la fine è sempre quella peggiore.
Tutto questo perché anch’io, una volta, sono stato un fazzoletto.A.M.
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lunedì 17 ottobre 2005 - ore 21:40
(categoria: " Vita Quotidiana ")
Sale in autobus.Già il fatto che salga in autobus mi da fastidio.
Siamo in tanti, occorreva che salisse anche lui?
Non poteva starsene a casuccia sua?
No, deve salire, quindi sale.
Lo osservo.
E già incomincio a provare un odio innato contro di lui.
Non perché fosse maleducato, sono giovane, e al giorno d’oggi sorpasso queste cose.
Ma perché era abbastanza scemo, parecchio scemo.
Io mica sono uno che giudica le persone dall’aspetto esteriore, ma quello già lo conoscevo.
Mi sono bastati 37 secondi, per conoscerlo.
Innanzi tutto aveva un cappellino con la visiera, il quale copriva gli occhi.
Era indubbiamente un atteggiamento di sfida nei miei confronti.
Poi era vestito da sfigatello, il classico sfigatello di prima con la felpetta della Lonsdale, ogni sfigatello di prima ne ha una in dotazione. La danno di serie.
Stava anche ascoltando musica.
Ma non solo lui.
Tutti in autobus ascoltavamo quella sua cazzo di musica, tenuta ad un volume assurdo.
E poi, per ascoltare i gemelli diversi a tutto volume, uno deve essere proprio cretino.
Ma una cosa più di tutte mi ha fatto incavolare proprio.
Non sono mica un tipo violento o facilmente irritabile io, che non crediate… ma quando vedo una cosa che non va, allora divento nero.
Aveva la tasca superiore dello zaino aperta.
Se uno alle 7 di mattina mi si presenta con la tasca superiore dello zaino aperta, io potrei ucciderlo all’istante.
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lunedì 10 ottobre 2005 - ore 18:53
(categoria: " Ricette ")
Quanto mi piacciono i frullati.Beh,
è ora di scrivere qualcosa, pensandoci bene non proprio
ora, forse
potrebbe essere l’ora, e un giorno lo
sarà, ma se ora già
fosse quel momento, forse
sarebbe troppo presto, o forse
potrebbe essere troppo tardi.
E se
fosse troppo tardi, cosa potrei
farci?
Ci ho pensato a lungo.
E alla fine ho dedotto che dovevo
assolutamente scrivere il perfetto procedimento per fare il frullato di banana come piace a me.
- per fare il frullato bisogna prendere delle banane;
- controllare che le banane siano chiquita, e che sappiano ballare e giocare a calcio, (chiquita, passione mai finita);
- bisogna sbucciare le banane;
- se c’è un pezzo di banana avanzato da qualche parente e ricoperto da nailon (si pronuncia nylon), allora bisogna togliere il nailon (si pronuncia sempre nylon) e ripetere gli ultimi due procedimenti qui sopra descritti;
- poi si deve prendere un coltello e incominciare a tagliare le banane a fette, come se fossero mattonelle di fumo;
- dunque si aggiunge del latte non scaduto, e il tutto deve essere frullato fino a quando sulla superficie del procreato non si sviluppa una schiumetta con delle microbollicine effervescenti che ti salutano e ti chiedono “C’è nesssuuuuunoooooo?”;
- poi a me piace aggiungerci ancora un po’di latte e bere direttamente dal contenitore.
PS.
Se scopro chi è quel cretino che mi chiama 1-2 volte al giorno con numero privato e mette giù senza dire niente dopo 5-6 secondi, giuro che gli rompo tutte le ossicine una ad una come se fossero grissini con nutella.
Mi è venuta pure fame.
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