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momo, 3x anni
spritzino di Padova / Little Bucarest (Arcella)
CHE FACCIO? quello che non c'è
Sono single

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HO VISTO



STO ASCOLTANDO



ABBIGLIAMENTO del GIORNO



ORA VORREI TANTO...



STO STUDIANDO...



OGGI IL MIO UMORE E'...




ORA VORREI TANTO...



ORA VORREI TANTO...



ORA VORREI TANTO...







PARANOIE


1) Sicapunk con la maglietta di Neffa!
2) Sicapunk che ascolta i POOH

MERAVIGLIE


1) il gin lemon
2) atmosfera ovattata post-balla
3) poter stare in silenzio senza il bisogno di spiegarne il significato...
4) gli stranimali
5) la voce di eddie vedder ed i pearl jam
6) la mozzarella e i derivati del maiale (per gli amici pig)
7) "tears of the dragon" di bruce dickinson ascoltata di notte in cuffia al buio con la finestra appena aperta e una birretta in mano.. qualcuno ha da accendere?
8) lo stroh-rum di momo!!!!


OGNI GIOVEDI 15-1630 SU RADIO SHERWOOD


5 GIUGNO DJSET @ MAGNOLIA - MI AMI FESTIVAL (MI)
DAL 18 GIUGNO AL 17 LUGLIO SHERWOOD FESTIVAL
19 GIUGNO DJSET @ BIG BOY
25 GIUGNO DJSET @ BANALE
26 GIUGNO DJSET @ WHATEVER (TRIESTE)
3 LUGLIO DJSET CON DENTE @ SHERWOOD FESTIVAL

DAL 25 MAGGIO, OGNI MARTEDI E VENERDI
@ BANALE COLONIA ESTIVA - PADOVA

RESIDENT @ NEW AGE, BANALE, WAH WAH CLUB, SHERWOOD
ESTRAGON AFRAID EVENTS

FANPAGE (Facebook): Momostock

BOOKING: momo@allagrandissima.com




il mio MySpace:



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THEN DON’T COME AROUND
CAUSE I’M GONNA BURN ONE DOWN
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mercoledì 12 aprile 2006 - ore 17:53


Stock 2006
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Ebbene sì. Nessuna voce, no alarms and no surprires, nessun orario, relax, cucina tutta mia.. Sì, insomma.. Non ci fossero tanti clienti potrei dire che me la potrei godere.
Tutto questo val bene una levataccia. E’arrivata la primavera, sì, sì, sì.
Auguri Leo, ciao Black Flute.. e stasera DNA!
(ps1: pingu è morto in macchina
ps2: grazie vale per le foto!)

CHI HA PAURA DELLA NOTTE - PFM
Batte la musica della notte
Il suo richiamo sento già
Foresta di città

Esco curioso come un bambino
Che la notte non ha visto mai
Da vicino

Vorrei vedere vorrei sapere
Se la notte veramente fa paura
Ma è peggio il buio di questa stanza
Perchè il silenzio è un’animale che mi mangla

Io stasera il lupo sono io
E la mia voce si sentirà
Fino mattino

E se anche tu sei in giro come me
Spalanca gli occhi e mi scoprirai
Qui vicino

E poi so già che fine farà
Chi come noi si muove nella notte
E per le strade guidare forte
Fare a botte dentro un bar
E dell’amore a prima vista
Se la preda siamo noi – chi ha paura
E via di corsa fino a quando dura
A perdifiato

Chi ha paura della notte chi ha paura
Io non ho paura della notte nera
Chi ha paura dell’amore chi ha paura
Io non ho paura della notte scura
Chi ha paura della notte Ye Ye Ye
Chi ha paura
Chi ha paura della notte chi ha paura
Chi ha paura

Muore anche l’impero della notte
I suoi guerrieri vanno via
Prima del domani

E i nostri fari illumineranno
Le strade vuote dei quartieri della notte
Se senti freddo c’è la mia mano
Con l’alba ci si scalderà
E questa stanza no non è più scura
Con una stella catturata nella notte
Ed il silenzio non ritornerà
In questa casa in riva alla città.


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martedì 11 aprile 2006 - ore 10:55


Due palle al centro
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Astio, cattiveria, insulti e due candidati ridicoli. Il simil-pareggio era l’unico risultato possibile. In un mondo perfetto, non si sarebbero dovuti candidare due simili esempi di derivati dall’uomo di Neanderthal.
Quindi grazie alle due marionette per averci offerto la possibilità di essere talmente schifati da non riuscire a preferire realmente uno dei due, ed aver costretto ogni italiano a scegliere ancora il suo male minore. Ed averci fatto passare una bella serata tra amici a ridere per non piangere, guardando proiezioni, exit poll, scrutini, intervistatori, opinionisti, pubblicità dell’amaro Montenegro, con addosso però ancora magone per tre innocenti che l’altra sera hanno visto spezzare, concretamente o meno, le loro vite su un cavalcavia che tutti a Padova conosciamo bene, ma evidentemente non abbastanza.

LOVE WILL TEAR US APART - JOY DIVISION
When routine bites hard, and ambitions are low
And resentment rides high, but emotions won’t grow
And we’re changing our ways, taking different roads
Then love, love will tear us apart again

Why is the bedroom so cold? You’ve turned away on your side
Is my timing that flawed - our respect run so dry?
Yet there’s still this appeal that we’ve kept through our lives
Love, love will tear us apart again

You cry out in your sleep - all my failings expose
There’s a taste in my mouth, as desperation takes hold
Just that something so good just can’t function no more
When love, love will tear us apart again


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lunedì 10 aprile 2006 - ore 11:47


I want to shoot the whole day down
(categoria: " Pensieri ")


E’proprio difficile ripartire. Aprire gli occhi anche presto, senza grossi problemi, vista l’ora non eccessivamente tarda del giorno prima. Cercare tastoni il telecomando dello stereo per abbassare il tono della sveglia, della tua sveglia, da cui ti sembra dipendere l’intera settimana, come se in realtà quei sette giorni fossero composti da un solo mattino ed una sola buonanotte, circa 160 ore dopo, quando l’odore delle lenzuola pulite si mescola a quello dei vestiti accatastati nella triade venerdì - sabato - domenica, giorni nei quali non esistono regole, figuriamoci armadi o secchi della biancheria.
Ci provino a darti un secchio. Di sangria, magari, tanto per testare la teoria dei vasi comunicanti, per rendere il tuo corpo magazzino di stoccaggio merci della dogana, prima di restituire l’acqua di troppo alla terra dalla quale è venuta.
A Padova i locali sono tanti e molto diversi, e si vede, eccome. Lo vede chi arriva da fuori una volta ogni tanto, lo vede chi torna da lontano, lo vede chi respira ogni giorno l’aria del vicino Brenta. C’è l’oste che ti prova a fregare con i suoi tramezzini del cazzo ed il suo vino in bustine in pieno giorno, c’è l’oste che ti offre il primo giro mostrandosi filantropo di sto cazzo, mentre sa benissimo che avanzi qualche centone, c’è l’oste che ti rivede dopo una decina d’anni e fa le acrobazie con gli shaker, c’è l’oste amico che ha venduto il bar e ti sfrutta per finire le scorte, c’è l’oste che spina decine di birre per il tuo tavolo e ti innaffia di rhum e pera. C’è l’oste che non fa uno scontrino, c’è l’oste che ti rincorre fino all’uscita con un trancio di rotolo di carta in mano. C’è l’oste fregato dal comune, c’è l’oste con le gambe tagliate dalla concorrenza.
C’è l’oste che sa tutto di tutti e l’oste che crede di sapere tutto. C’è l’oste che ti sconsiglia di prendere da mangiare nel suo locale e l’oste che ti manda a casa con il mal di pancia, c’è l’oste che ogni sera vuole farti caricare una sua amica e l’oste che ci prova con le tue ospiti. C’è l’oste che ti paga con l’aria di quello a cui stai togliendo il sangue, c’è l’oste che ti paga in anticipo e qualche giorno dopo ti infila in tasca il conguaglio perché è andata bene. C’è anche, a volte, l’oste che ti chiede come tu stia senza girarsi dall’altra parte, come c’è l’oste che sembra registrare ciò che dici per raccontare i cazzi tuoi a mezzo mondo.
Ci sarà, suppongo, anche un oste che capirà che non può annacquare i drink. Ci sarà un oste che rendera più agibile il suo bugigattolo. Ci sarà un oste che saprà che con i suoi soldi mi ci pulisco il culo.

COMPUTER CAPRICCIO - ALBERTO CAMERINI
E volerò, ti cercherò, come Mercurio,
arriverò vicino a te nella tua radio,
le antenne e poi le onde azzurre del Mediterraneo
da Roma si, all’olimpo e su, in volo a Hollywood

Giove e il suo computer sono sempre li,
dorata nel petrolio Venere lo aspetterà
Hotel Mediterraneo c’è un messaggio, la grande novità.

Noi siamo così, generazione elettronica, generazione elettronica.
Videogames.

Si alienano e giocano gli automatic kids
e crescono e vincono gli automatic kids
si cercano, si aiutano, si contano.
Il mondo sai, adesso già assomiglia a te, puoi vivere.

Il tempo delle macchine ormai è qui,
la macchina del tempo poi ti porterà
se il futuro ti spaventa non puoi più farci niente, ormai è qui.

Noi siamo così, generazione elettronica, alienazione elettronica,
Videogames

[Computers, programmi, matematica, logica, didattica, videogames, didattico, opera, melodramma]

Punk, rock, opera. Punk, rock, opera. Radio!!
Punk, rock, opera. Punk, rock, opera. Radio!!

Programmerai nel video il mondo che vuoi tu, computer
Arcadia è facile, diventa un videogame (videogame)
L’Europa è la, Vivaldi, si, il melodramma, Arlecchino,
Figaro, Mozart, l’orchestra degli dei (Rock’ n ’roll)

Il linguaggio delle macchine è facile
Didattico, sintetico, più semplice
Non devi aver paura, gioca, gioca, anche se perdi non fermarti mai.

Noi siamo così, generazione elettronica, educazione elettronica,
Videogames.

Punk, rock, opera. Punk, rock, opera. Radio!!
Punk, rock, opera. Punk, rock, opera. Radio!!


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domenica 9 aprile 2006 - ore 14:16


Tirare le somme
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Marco, pranzi con noi?
"Veramente devo ancora fare colazione"
Ok, ma è l’una e un quarto...

Così inizia una domenica, con ancora tanto sonno per gli ultimi due giorni. Venerdì sera con i miei ragazzi Pornopilots che suonano (e grazie ai Riaffiora per il cd), Cdj che saltano all’ultimo, un pesissimo aperitivo in una delle ultime sere del Black Flute Cafe di Leo, con una Giulita febbricitante per l’Australia, tanta gente al DNA.. e l’arrivo a sorpresa di un’Anita a caso per festeggiare un curioso terzo anniversario di qualcosa di particolare.
Sabato a pranzo, se così si può dire alzandosi da tavola alle sei e rotti, dal fratello, con tanto vino e persino troppa carne, al punto di camminare per le vie del centro due ore dopo con lo stomaco che invoca pietà o, almeno, uno spliff.
Ed aver scoperto la notte prima che la sera dovrai mettere dischi al locale crea scompensi non da poco, ma i fratelli e Miss Portini.77 trascorrono un tranquillo sabato notte di paura in consolle, non senza aver provato ad introdurre degnamente i Venerea sul palco con opportuna playlist. Il sonno avanza e la branda arriva.. al grido di massa bon massa cojon xe morto, per essere vagamente bucolico.
E credo che questo sia un periodo di cambiamenti, se in una settimana si sono rotti macchina, telefono e pure il caro vecchio pc fisso di casa inizia a fare fischi. Vado a votare, "Omogeneizzati" ha chiesto di me.

EVERYDAY IS LIKE SUNDAY - MORRISSEY
Trudging slowly over wet sand
Back to the bench where your clothes were stolen
This is the coastal town
That they forgot to close down
Armageddon - come armageddon!
Come, armageddon! come!

Everyday is like sunday
Everyday is silent and grey

Hide on the promenade
Etch a postcard :
How I dearly wish I was not here
In the seaside town
...that they forgot to bomb
Come, come, come - nuclear bomb

Everyday is like sunday
Everyday is silent and grey

Trudging back over pebbles and sand
And a strange dust lands on your hands
(and on your face...)

Everyday is like sunday
Win yourself a cheap tray
Share some greased tea with me
Everyday is silent and grey


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venerdì 7 aprile 2006 - ore 11:09


Il telefono, la tua croce
(categoria: " Pensieri ")


Caso numero 1
Finisci la giornata di lavoro, non hai ancora deciso se uscire o no. In tv c’è una puntata di una nuova serie che ti interessa, con calma ti prepari un drink e te lo porti in camera, accendi e ti cerchi di rilassare. Parte CSI, cerchi di seguirlo, dopo cinque minuti si accende una luce sul comodino e senti il telefono vibrare. Display: una persona che sai ti sta chiamando per questioni informatiche. Rispondi, cerchi di liquidarlo in due secondi. Ma lui ha litigato con la moglie perché lei non ha trovato Word e vuole sapere come installarlo. Due secondi, di fretta, facendogli capire che sei occupato, visto che sono passate le 21, risolvi la questione. Ma il collegamento a Internet non me l’hai installato, eh. (Forse, se mi portavi il modem..) A nulla serve il file di testo con le spiegazioni lasciato sul desktop, è più comodo farsi spiegare le cose a voce. Mezz’ora. Mezz’ora, tanti porchi, non godersi un cazzo, acidità di stomaco, il tuo interlocutore che si offende al tuo rifiuto al suo posso richiamarti se ho problemi ancora più tardi? E bisogno urgente di una birra, parafrasando uno spot, che ricomincio da capo.

Caso numero 2
Lavori anche con degli amici. Alcuni di questi avevano una attività, da un mesetto si sono separati, con due attività uguali nuove di palla. Quando non ti chiama uno, ti chiama l’altro. Entrambi ti tengono al telefono almeno mezz’ora al colpo. A fare CIACCOLE. Mai arrivasse una lira grazie alle telefonate. Tu fai consulenza telefonica a pagamento ad alcuni clienti, che trovano occupato mentre questi ti raccontano i cazzi loro, e quanto si odiano, e questo è merda, e l’altro è merda..
Buon senso vuole che mentre stai lavorando tu non risponda. Inizia allora il wardialing. Appena cade loro la linea, RICHIAMANO. Una, due, tre, dieci volte di fila, arrivando sempre all’ultimo squillo possibile. Non rispondi, ti fai passare l’incazzatura, iniziano gli SMS. Sempre uguali. Ciao Marco, sono xxxx, fammi uno squillo quando puoi, è importante. E’importante sta cippa, se volevo sapere quanto stronzo è il tuo ex socio affittavo un investigatore privato.

Caso numero 3
NON PUOI tenere il telefono spento, per questioni di lavoro. Perché cazzo, allora, deve suonare il telefono tra l’una e le due e mezza? Ci vuole tanto a capire una semplicissima teoria, ovverosia: non rompetemi i coglioni in pausa? Non bastano i rappresentanti della Folletto, i testimoni di Geova, i sondaggi automatici Vodafone sulla qualità del servizio, i promoter?

Caso numero 4
Non rispondo sul telefonino 1? Mi chiami sul 2. Appena finisce di squillare il 2, ricominci con l’1. E così via per mezz’ora. Sei scemo o sono stereo?

Caso numero 5
Sei una bella donna e vuoi propormi "qualcosa di interessante".

Soluzione numero 1
Una guerra civile in famiglia non è pensabile. Un po’di stronzaggine in più, forse, mi causerà qualche regalo di Natale in meno ma un po’più di rispetto. E, magari, qualche lira extra al momento di sanare i computer altrui. Soprattutto, DOPO CENA PENSO AI CAZZI MIEI.

Soluzione numero 2
Odio le ricaricabili, ho un abbonamento e pago un forfait per chiamare quando voglio e quanto voglio. Dunque non preoccuparti, caro cliente / amico / conoscente / pezzo di merda: ti richiamerò. Appena mi va / Appena posso / Appena ti prendo da sola, ti taglio la gola.

Soluzione numero 3
Adotterò il fuso orario di Bagdhad, o adotterò un piccolo koreano (cfr Mafia!), o il maggiordomo Anif di Vivere affinché risponda al telefono mentre dormo. O sceglierò la tecnica "Squilli di morte"

Soluzione numero 4
Metto la risposta automatica a uno dei due telefoni, tolgo la suoneria, azzero il volume dell’altoparlante, lo metto in un cassetto e cambio la tariffa in un’autoricarica.

Soluzione numero 5
Chiama quando vuoi, ti aspetto!

WE DIE YOUNG - ALICE IN CHAINS
Scary’s on the wall
Scary’s on his way

Watch where you spit
I’d advise you wait until it’s over
Then you got hit
And you shoulda known better

And we die young
Faster we run

Down, down, down you’re rollin’
Watch the blood float in the muddy sewer
Take another hit
And bury your brother

And we die young
Faster we run

Scary’s on the wall
Scary’s on his way

Another alley trip
Bullet seek the place to bend you over
Then you got hit
And you shoulda known better
Faster we run
And we die young


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giovedì 6 aprile 2006 - ore 10:40


Voto di castità
(categoria: " Riflessioni ")


Sto diventando allergico alla homepage di questo sito. Se accendo la tv, si parla di elezioni. Fortunatamente ci sono i canali tematici di Sky, almeno, Grissom non prende le impronte a Berlusconi e le casalinghe disperate non si lamentano di come Prodi tratti i loro figli. Dall’autoradio è sparita la frequenza di radio Sherwood, non c’è programma dove non si parli di politica, dallo sportello immigrazione al programma sulla trance. Probabilmente, qualcuno ha letto "trans" e ha inserito Luxuria in palinsesto. Non parliamo di Capital, dove la musica per palati Fini è insostenibile, con gli interventi del direttore per sproloqui editoriali a cadenza continua. Nei bar, nei negozi e nei locali si parla solo dei due "lìder". Tutti i classici argomenti di discussione, come le mezze stagioni, i giovani di oggi, la prostata sono spariti, come del resto, e la cosa impaurisce sempre più, l’argomento principe: la figa.
Persino su Spritz.it, dove, secondo un sondaggio commissionato a Svampamatic, agenzia di raccolta di opinioni super partes, i dialoghi via speedy vertono al 50% sulle misure del pene e al 48% sulla voglia di scopare, il simpatico organo concavo sembra sparito dal vocabolario degli italiani. Che poi si lamentano perché non trombano.
Sento persone mostrare più slancio emotivo contro Berlusconi che verso una bella gnocca. Altri coprono le "leggerezze" di Prodi usando ogni loro forza per difenderlo, per poi essere sfiniti e lasciarsi umiliare dal primo che passa.
I giorni passano, ma quelle 36 ore di elezioni rompono i coglioni da mesi, e continueranno a farlo per chissà quanto.
E, per la prima volta in 8 anni, giuro, non so cosa scriverò su quella cazzo di scheda. Del resto, i miei opinionisti di riferimento hanno nickname da cartoni animati e non sanno scrivere in italiano.

DEAD FROM THE WAIST DOWN - CATATONIA
The sun is shining
We should be making hay
But we’re dead from the waist down
Like in Californ-i-a
Victory is empty
There are lessons in defeat
But we’re dead from the waist down
We are sleeping on our feet
We stole the songs from birds in trees
Bought us time on easy street
Now our paths they never meet
We chose to court and flatter greed, ego disposability
I caught a glimpse, and it’s not me

Make hay not war
Make hay not war
Make hay not war
Or else we’re done for
And we’re D from the W down

There’s no contracts binding
No bad scene beyond repair
But when you’re dead from the waist down
You’re too far gone to even care
We stole the songs from birds in trees
Bought us time on easy street
Now our paths they never meet
We chose to court and flatter greed, ego disposability
I caught a glimpse, and it’s not me

Make hay not war
Make hay not war
Make hay not war
Or else we’re done for
And we’re D from the W down

The sun is shining


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lunedì 3 aprile 2006 - ore 20:01


since march 25th 1987
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Prove, tante prove, pozze, tombini, ciottoli, curve improbabili, la stessa autostrada quattro volte in poche ore, ore in parcheggio, sigarette, camporelle, pachuca, dna, tipografie, jesolo, arino, borghetto, san bonifacio, bologna, stadio menti, marghera via toffoli, mestre, greenwich, dakota, stra, cibo cinese, piazzole di sosta, mc drive, risate, lacrime, canzoni, cd dappertutto, flyer sparsi, tappeti sempre più distrutti, posacenere con salvavita, jappelli, centro, golena, cinema... E officina. Ciao Yppi, qualche giorno di riposo prima che ti facciano a pezzi. Grazie al tuo cambio che stamattina mi ha nuovamente consigliato con le maniere forti di sostituirti.
E’strano quanto ci si riesca ad affezionare a un pezzo di lamiera con quattro ruote.



L’Y10 BORDEAUX - DANIELE SILVESTRI
Io sapevo per informazione certa
che ogni dolore con il tempo si sopporta
non c’è ferita che rimanga sempre aperta
e per fortuna, la memoria spesso è corta,
perché gli amici sanno sempre cosa dire
tipo "ci siamo già passati tutti quanti,
sai i primi giorni, sì, ti sembra di impazzire
ma poi, vedrai, ringrazi il cielo andando avanti"

Così da 5 anni vivo consumando un’incrollabile fiducia nel futuro
con un sorriso, vedi, che sto conciliando
al vago senso che ho di averlo preso in culo.

Però ti dicono "le donne sono tante! come i Negroni, no? milioni di miliardi
poi scusa, lei non era mica entusiasmante
vedrai che adesso, beato te, potrai rifarti

Ma allora spiegami perché mi tormento
perché non ha più senso quello che ho
com’è che ancora adesso rischio l’infarto
se vedo un’Y10 bordeaux
Spiegami perché mi tormento
perché non ha più senso quello che ho
com’è che ancora adesso rischio l’infarto
se vedo un’Y10 bordeaux

dice... che palle, parli sempre di ’sta tizia
ma fai qualcosa, almeno leggiti un giornale
io, sì, li leggo, ma cosa vuoi non c’è notizia
che non mi sembri in fondo inutile e banale
però ci provo, mi convinco che è un errore
non si può vivere inchiodati ad una croce
ma poi di muovermi alla fine non ho il cuore
e per non urlare non ho neanche più la voce

E l’incrollabile fiducia nel futuro
ormai si è consumata inevitabilmente
e quel sorriso è diventato un po’ più duro
anzi somiglia ad una paresi permanente.
però ti dicono: "le donne sono tante! ne hai persa una? che sarà mai;, ne trovi mille!
e poi tu, scusa, ancora cerchi delle sante
ma dai, scatenati, vedrai, farai faville"

Sto male, sto tanto male
sto proprio male, ma male male
sto male, sto tanto male
mi puoi portare all’ospedale?


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domenica 2 aprile 2006 - ore 17:47


Indietro
(categoria: " Pensieri ")


Mi chiedo come succeda, di preciso la cosa. Uno si siede a un tavolo, pensa all’idea della storia, trova le persone, bla, bla, bla. Delle persone ci investono dei soldi, molti ci credono, alcuni stoicamente continuano a lavorare per la causa anche se scettici. Arriva il momento della distribuzione, trac, il film esce nelle sale, qualcuno forse ha appena scopato e gli sembrerebbe bella qualsiasi cosa, od ha bisogno dell’ultimo filosofo di sto cazzo che gli insegni un nuovo slogan, o una citazione dotta ancora mai sentita, o gli faccia sentire il pezzo in sottofondo che lo faccia fischiettare tutto il giorno la stessa canzone, fino all’agognato momento di aprire il proprio programma di file sharing preferito, cercare un titolo, un’idea, un nome, attendere pazientemente in coda, ascoltare lo stesso pezzo per una settimana, copiarlo agli amici per evangelizzarli. Dopo una settimana tutti la cantano, a te sta sul cazzo. Il film ti aveva aperto gli occhi? La gente in sala li chiude, ma la prima volta non te ne sei accorto.
Forse perché quando hai visto il film la prima volta eri esaltato, reduce da una giornata in cui si sono divertiti in tanti. Tu no. Tu eri ancora al collasso dal giorno precedente, dalla notte precedente. Tu con qualche arretrato a cui pensare, tu con i tuoi pensieri su salute, vita, affetti, lavoro, che hai trovato due ore per stenderti a letto cercando di non rispondere al telefono, che hai dovuto parlare di lavoro per tre quarti d’ora con una persona che non ha capito che tutto ciò che volevi era un po’di silenzio e dell’acqua che ti salisse fino quasi a soffocarti come in un video di qualche anno fa, tu che volevi finire di vedere la televisione senza parlare, con la voce ancora spezzata dall’alcool e companatico della notte prima, con il cuore rotto dal sentire la brutta fine che ha fatto un bambino, uno strano effetto nel guardare i tuoi genitori. I nervi ancora tesi, gli occhi gonfi, ripensi a quando poche ore prima si stavano alzando mentre andavi a letto, all’arrivare sotto casa, alle lunghe vasche bancone - scala - divano - piazzale, all’autostrada, a un locale, a un’altra scala, ad un terrazzo, alla musica, all’autostrada al contrario, all’autogrill, ai lunghi giri per il centro, ai tanti bicchieri svuotati, alle bariste ed ai loro avancorpi, ai baristi fuori dai loro locali che amano e odiano chi paga loro il pane, alle scarpe, alle spese del cazzo, a chi ti arriva in casa e staziona lì per ore quando hai fretta di levarti dai coglioni. E ancora devi vedere il film.

UN ROMANTICO A MILANO - BAUSTELLE
Mamma
che ne dici di un romantico a Milano?
fra i Manzoni preferisco quello vero: Piero
Leggi
c’è un maniaco sul ’Corriere della Sera’
la sua mano per la zingara di Brera
è nera
Fuggi
cosa fuggi non c’è modo di scappare
ho la febbre ma ti porto fuori a bere
non è niente stai tranquilla è solo il cuore
porta ticinese piove ma c’è il sole
quando il dandy muore fuore nasce un fiore
le ragazze fan la file per vedere
la sua tomba con su scritte le parole
"io vi amo
vi amo ma vi odio però
vi amo tutti
è bello è brutto io non lo so
io vi amo
vi amo ma vi odio però
vi amo tutti
è bello è brutto è solo questo"
Scusi
che ne pensa di un romantico alla Scala?
quando canta le canzoni della mala scola
quasi centomila Montenegro e Bloody Mary
mocassini gialli e sentimenti chiaro-scuri
Cara
scriverà sulle tovaglie dei Navigli
quanta gioia, quanti giorni, quanti sbagli
quanto freddo nei polmoni
che dolore
non è niente non è niente
lascia stare
se la Madonnina muore nasce un fiore
lui non vuole che la sua ragazza legga
quelle frasi incise quelle frasi amare
la sua tomba con su scritte le parole
"io vi amo
vi amo ma vi odio però
vi amo tutti
è bello è brutto io non lo so
io vi amo
vi amo ma vi odio però
vi amo tutti
è bello è brutto è un giglio marcio
io vi amo
vi amo ma vi sputo però
vi amo tutti
è bello è brutto è solo questo"
L’erba ti fa male se la fumi senza stile


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sabato 1 aprile 2006 - ore 15:06


Afterhours @ New Age club
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Mai vista così tanta gente davanti a quel posto ad aspettare, inutilmente, di entrare. E mai vista così tanta gente DENTRO. Caldo con una t-shirt, scopri che anche quell’uomo sul palco è vestito come al concerto precedente. La sinfonia dei topi ha ancora una volta il compito, con la sua bassline, di introdurre delle ore di viaggio in musica. Poche le variazioni rispetto alla scaletta del resto del tour, giusto un’opera di prevenzione di Manuel, che ad inizio concerto sostiene di voler dedicare una canzone "a quei pochi che sono venuti al tour del disco in inglese per sentirlo in italiano". Alcuni sono felici, sperando forse in un pezzo da Ballate. Siete dei coglioni, li apostrofa dolcemente Manuel, introducendo una vissuta Sui giovani d’oggi..
Il concerto ha tiro, non passano più di dieci minuti tra un ringraziamento e l’altro di Manuel al pubblico, finalmente DECISAMENTE coinvolto anche dai pezzi in inglese, poco cantati ma ormai entrati in testa, a prescindere dalla pronuncia.
E questo è quanto. Perché le emozioni, la pelle d’oca, le ossa doloranti per il "pogo", le lacrime che mi ha dato il concerto di ieri le tengo per me, stavolta.
Un ringraziamento al fratellino compagno d’avventura Alberto - SoundPark.. stanchi, ciascuno con tanti concerti alle spalle ma sempre affamati di musica, all the way to Arino, aspettando Benicassim.
Ed è bello vedere così tanta gente conosciuta, Daniela, Corrado, Marco, Iris, Jackiespice.. e un ringraziamento va ad un’Alessia che per miracolo ci ha permesso di entrare, nonostante il tutto esaurito.
I soliti raccomandati, il solito culo. Sì, sì, è vero, e ci sguazziamo, d’altronde avrei fatto di tutto per essere lì dentro ieri sera.
Un saluto anche alle persone trovate al ritorno, per un finale nottata tra DNA, Fresh n’fruit @ Love e Alfio, è proprio il caso di dire una serata con la crème de la crème con una L’estate sta finendo e una Can’t steal my love a chiosa di una giornata stancante ma fantastica. E stasera.. Tag, DNA, Arancia. Di tutto un po’.
Benicassim 18-25 luglio. Siamo pronti.


SIMBIOSI - AFTERHOURS
donami una vacanza di pietra
senza memoria concreta
che ancora mi sento le dita
fondersi nella tua fica
mentre ti rubo energia
poi tu ti rubi la mia

donami una vacanza di pietra
senza memoria concreta
senza tragedie o rumore
che niente si possa svegliare


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venerdì 31 marzo 2006 - ore 11:00


Si chiama CUTUGNO!
(categoria: " Musica e Canzoni ")


Benedetto il giorno in cui Mike Bongiorno ha iniziato a pensare alla sua prostata ed ha iniziato a chiaccherare con Fiorello nei suoi spot.
Precedentemente, infatti, il talent scout del nuovo mondo (non l’America ma la tv privata) combinò qualche guaio, e non sto parlando di Michelino, Niccolò e Leonino, i suoi tre figli che, nonostante ormai si avvicinino al secondo dottorato di ricerca, per tutta Italia sono eterni bambini di cui parlare.
Uno dei crimini di guerra riconosciuti dal presidente Bush a Mike, infatti, è la carriera di Toto Cutugno.

Al momento della nascita, Salvatore, questo il vero nome del "nostro". raccoglie la solidarietà di ostetriche, infermiere ed accattoni del paese: il suo cognome sarà per sempre storpiato, ed il suo nome è pronto ad un diminutivo ancora prima di essere scritto sull’atto di nascita.
Leggenda vuole che i fogli di carta legale fossero terminati, e che tale atto ufficiale sia stato scritto sulla copertina di un 78 giri di Nilla Pizzi, usando ritagli della copertina come caratteri mobili di Gutemberghiana memoria.
Fabio Testi, uomo attempato e lungimirante, oltre che piacente, tenta di mettere i bastoni tra le ruote a Toto prima che gli spunti il primo capello bianco, donando anonimamente alla sua famiglia una fornitura vitalizia di Grecian 2000, la famosa badilata di smorcia reclamizzata su ogni rivista di cronaca rosa per ricolorare di nero unto ogni ciuffo brizzolato al grido di non sarò mai come George Clooney

Il trucco riesce, Toto fin da ragazzino capisce di non essere il fico del paese. A 26 anni fonda un gruppo chiamato Toto e i Tati, ma viene contattato solo da parrucchieri e locali "naif". Tentate tutte le tinture, ormai, conosce Mike e, in un trip da non si sa quali sostanze psicotrope, probabilmente durante una partita dei mondiali compone L’italiano, canzone nata con lo scopo di garantirgli una pensione. Fabio Testi, entusiasta, acquista un milione di copie del disco, primo atto di Guerrilla Marketing dell’età moderna, così da convincerlo a non fare l’attore come tanti altri cantanti prima di lui.

L’identità sessuale di Toto non viene mai messa in discussione: la sua voglia di patonza è da lui dichiarata in ogni intervista, si sospetta addirittura che il MOIGE sia nato in seguito ad una sua opera in latino, de bella fregna, e che Vasco Rossi abbia seguito sue lezioni per muovere le mani in Rewind.
Toto cerca di organizzare anche una casa di tolleranza itinerante (Piacere Raiuno), ma le sorelle Carlucci, foraggiate dal movimento femminista delle gemelle Boccoli, lo fermano (non si sa come).
Disperato, Toto continua a scrivere canzoni.

Il lato più caratteristico delle canzoni di Toto è un coro "alla Queen", opportunamente modificato. I cori nelle sue canzoni vengono dalla sua stessa voce campionata e riutilizzata con un leggero ritardo. Innovazione Cutugnesca, però, è il coro sulle ultime due sillabe. I cori riguardano infatti solo le ultime due sillabe della frase o della parola, motivo per il quale gli stranieri imparano ’tana per "lontana" e si prendono un sacco di botte, sussurrando tal verbo nell’orecchio della donna da conquistare.

Il mondo continua ad essere spaccato in due, come per tutti i cantanti che si rispettino: chi sa come si chiama e chi no.
Due partiti, come "Albano" e "Al Bano", c’è "Cutugno" e "Cotugno".
Toto vive questa situazione con estremo imbarazzo, l’unica cosa certa per il pubblico è che le sue canzoni sanno di acqua di colonia.
Il "nostro" viene promosso ad endorser della 4711 ed inizia a girare supermercati e profumerie di tutta Europa, fino all’Eurofestival.
Maledetto fu quel giorno.
Toto presenta una canzone chiamata Insieme 1992 (United Europe) che segnerà la sua condanna a morte.
Vince il festival, fortunatamente la gente fuori dallo stivale non capisce un cazzo della lingua italiana e, purtroppo, molti comprano e cantano la sua canzone. Da quando, però, Toto scrive questa canzone, una maledizione si abbatte sull’Europa. Tutti i muri sono già caduti, il comunismo esiste solo negli incubi degli imprenditori e Colpo Grosso ha già sdoganato le tette in tv.
Non resta più un cazzo da fare, in Europa, se non aprire i Mc Donald’s. Morale: l’America vince. Toto è depresso, ma il peggio deve ancora venire: le forze politiche, scoperto il rovescio della medaglia dell’Euro, si incazzano con Toto, additando lui, non Prodi, come il maggiore sostenitore della moneta unica. No global, radicali, amici di Ruini, teenager arrapate e giocatori di pallavolo lo seguono e lo vogliono picchiare. Molti, come si vede dalla foto, lo accusano.. e la sua tristezza è evidente.


Toto trova il suo riscatto solo l’anno scorso. Una bionda da paura, sua partner in una canzone, sostiene che sia l’uomo più sexy del mondo (senza citare la sua acqua di colonia ipnotica).
Incredulo e voglioso, Toto dichiara a "Le Iene" di essere un latin lover. Ma, del resto, anch’io andavo meglio in latino che in greco.
E la bionda da paura è Annalisa Minetti.
L’amore è cieco.

I WALK THE LINE - JOHNNY CASH
I keep a close watch on this heart of mine
I keep my eyes wide open all the time.
I keep the ends out for the tie that binds
Because you’re mine,
I walk the line

I find it very, very easy to be true
I find myself alone when each day is through
Yes, I’ll admit I’m a fool for you
Because you’re mine,
I walk the line

As sure as night is dark and day is light
I keep you on my mind both day and night
And happiness I’ve known proves that it’s right
Because you’re mine,
I walk the line

You’ve got a way to keep me on your side
You give me cause for love that I can’t hide
For you I know I’d even try to turn the tide
Because you’re mine,
I walk the line


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