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giovedì 18 dicembre 2003 - ore 18:48



(categoria: " Fotografia e arte.. ")




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giovedì 18 dicembre 2003 - ore 15:05


Il Contrasto
(categoria: " Riflessioni ")



Prima di svuotare, bisogna riempire.
Prima di rimpicciolire, bisogna ingrandire.
Prima di cadere, bisogna salire.
Per distruggere qualcosa, portatelo all'estremo.
Per conservare qualcosa, tenetelo nel mezzo.

È importante capire che gli opposti non sono elementi tra loro contrari, ma compongono una stessa unità. Come la testa e la coda nell'animale, gli opposti rappresentano due parti che appartengono ad un'unica entità. L'uno determina l'altro, proprio come il caldo determina il freddo, e si succedono continuamente, cosi come il giorno succede alla notte. Quando qualcosa diventa estremo, muta trasformandosi nel proprio opposto: cosi, anche dopo una guerra cruda si torna alla pace e ad un inverno rigido subentra ad una torrida estate.
Quindi, se vogliamo eliminare qualcosa, dobbiamo solo portarlo all'estremo, oppure distruggerlo sul nascere.
Sono due i momenti migliori per abbattere un albero: o quando è tanto alto che rischia di cadere da solo, o quando è tanto piccolo da poter essere sradicato senza fatica. Potremmo invece esprimere la saggezza insita nella via di mezzo tagliando un ramoscello da un vecchio albero ed innestandolo in uno più giovane. Ed è proprio questo ciò che fanno i seguaci del Tao: quando una circostanza raggiunge il suo culmine, la modificano; dedicandosi ad una nuova situazione, pronta a crearsi, essi raggiungono l’eternità.

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mercoledì 17 dicembre 2003 - ore 16:26


Luis Royo e Juan Gimenez
(categoria: " Fotografia e arte.. ")






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mercoledì 17 dicembre 2003 - ore 15:19


LA FANTOMATICA TERRA DI DAVIS - L'isola che non c'è
(categoria: " Vita Quotidiana ")



Il massimo ufologo italiano Roberto Pinotti, nel suo libro "I Continenti Perduti", cita un curioso enigma circa l'avvistamento di un'isola sconosciuta al largo della costa occidentale del Sud America. Sembra che un tale di nome Wafer, già ufficiale della marina mercantile e secondo della nave britannica "The Bachelor's Delight", tra il 1686 e il 1687, in uno dei viaggi compiuti,avvisto' a 27° 20' sud al largo della costa occidentale del Sud America, un arcipelago di cui, sino a quel momento, si ignorava l'esistenza.

Tale gruppo di isole, denominato "Davisland" in onore del capitano Davis che guidò la spedizione, si estendeva in lunghezza "per non meno di quattordici o quindici leghe", ossia sessanta chilometri circa.

Nonostante numerose spedizioni di navi e la precisione delle carte nautiche, tuttavia, le generazioni di navigatori che si spinsero nelle acque del Pacifico centro-sud alla ricerca dell'arcipelago "Davisland", non avvistarono alcuna terra.
Il gruppo di isole sembrava essere svanito.

Come spiegare tale sparizione? Alcuni studiosi si sono avventurati nel tentativo di rispondere facendo riferimento alla vicina Isola di Pasqua. Secondo J.Macmillan Brown, Davisland avrebbe fatto parte, con l'Isola di Pasqua, di un florido gruppo di isole: in seguito a un movimento
della crosta terrestre, l'isola avvistata da Davis e Wafer sarebbe sprofondata lasciando come unica testimonianza della civiltà vissuta, il brullo isolotto dell'Isola di Pasqua probabilmente adibito a cimitero a causa dei monumenti funerari che ancora oggi albergano su quella terra. Contro tale opinione si è obiettato che a 10 miglia dall'Isola di Pasqua si apre un abisso di 1.145 braccia e nessuna terra avrebbe potuto sparire di recente lasciandosi dietro una depressione simile.

È possibile affermare che con il passare degli anni, le acque avanzeranno e la terra di Rapa Nui diverrà un piccolo scoglio lambito dalle onde ma non è ipotizzabile un improvviso sprofondamento. Nessuna teoria, attualmente, sembra in grado di spiegare la sparizione. Quando il numero di spedizioni fallite crebbe, la fantomatica terra di Davis fu definita, "Terra australis incognita".

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mercoledì 17 dicembre 2003 - ore 11:15



(categoria: " Poesia ")


Un amico lontano è a volte più vicino
di qualcuno a portata di mano.
E' vero o no che la montagna ispira più reverenza e appare più chiara al viandante della valle che non all'abitante delle sue pendici? (Kahlil Gibran)

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martedì 16 dicembre 2003 - ore 15:16


Mistress Of Deception
(categoria: " Musica e Canzoni ")



Glowing heat, horizon swims
Wall-less labyrinth
Grace and ugliness, combined like never before
It's hell on earth, desert law
Where water means gold
Burning breath, deadly games
Two colored world of disgrace
Where water means gold
Mistress of deception
Daughter of death
Realm of the sun
Merciless, invincible
Glowing heat, horizon swims
Wall-less labyrinth
Storm, culmination of her wildness
Swallows every trace for eternity


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martedì 16 dicembre 2003 - ore 14:53


Amy Brown
(categoria: " Fotografia e arte.. ")





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venerdì 12 dicembre 2003 - ore 12:03


LA CELEBRAZIONE DI YULE (Saturnalia, Festa dei Lumi), IL NATALE CELTICO - 21 DICEMBRE
(categoria: " Pensieri ")



YULE viene festeggiato la notte del Solstizio d'Inverno. In questo periodo il buio ha la meglio sulla luce infatti tante sono le ore oscure durante la giornata, mentre poche sono quelle luminose. In questa festa la Dea muore e si ha la rinascita del Dio dell'Inverno che si era "sacrificato" durante l'Estate. Questa festa quindi è una celebrazione della morte, del gelo, del freddo. Ma anche la morte è importante perchè servirà a preparare la terra per il periodo della fioritura e della ricrescita. Se ci osserviamo intorno in questo periodo, la natura spoglia sembra "addormentata"... in attesa di risvegliarsi a Primavera, quando vi sarà nuovamente il trionfo della vita e della rigenerazione. Questo periodo, caratterizzato dalle feste dedicate al dio sole, veniva già festeggiato dagli antichi Egizi e nell'antica Roma, con i SATURNALI. La celebrazione del solstizio d'inverno si diffuse rapidamente in tutta Europa e nacque così nelle campagne la festività di Yule, legata alla celebrazione del sole e della madre terra che si prepara, riscaldata dai primi raggi, alla futura semina.
Tra i vari temi legati a Yule il principale è quello della battaglia tra il vecchio Re dell'Agrifoglio, simbolo di oscurità e di vecchiaia, e il giovane Re della Quercia che simboleggia la luce del nuovo anno.
Il vecchio sovrano viene simbolicamente ucciso e il giovane Re prende il suo posto sul trono per governare.
Con il rito del ceppo di Yule si perpetua ogni anno, oltre alla tradizione di stringersi tutti attorno al fuoco, anche questa antica e ripetuta battaglia. Da tutto questo, è facile arrivare alla conclusione ed alla comprensione del perchè la chiesa cristiana avesse scelto questo periodo per festeggiare la natività del Cristo (nato in realtà dopo la primavera) e perchè avesse fatto sue anche queste celebrazioni inglobandole gran parte nei suoi festeggiamenti. Troppo radicata era la festa del solstizio invernale, troppo sentiti i festeggiamenti e le antiche tradizioni legati alla rinascita del dio sole e al risveglio della terra da parte dei popoli, per non sovrapporsi ad esse, con la speranza di sradicarle dalla mente delle genti.

Un simbolo solstiziale è il Vischio, pianta sacra per i DRUIDI che veniva recisa dall'albero su cui nasceva usando un falcetto d'oro e seguendo di una solenne cerimonia. La raccolta del vischio avveniva specialmente in due momenti particolari dell'anno: a Samhain e nel Giorno di San Giovanni. Il Vischio era considerato la panacea per tutti i mali. E' una pianta parassita che affonda le sue radici nell'altrui forza, non tocca terra e veniva considerato una emanazione divina.
Detto anche "scopa del fulmine", gli antichi pensavano che nascesse quando la folgore colpiva un albero. Per rispetto a questa sua natura divina i DRUIDI lo tagliavano usando rispettosamente un falcetto d'oro.

SATURNALI: Celebre festa romana in onore di Saturno, che si celebrava, con sfrenata allegria spesso trasformante nella licenza, dal 17 al 19 dicembre, e si proponeva di ristabilire, per pochi giorni, l'eguaglianza che sarebbe regnata tra gli uomini, nella famosa età dell'oro. Durante queste feste, era sospesa l'autorità e il potere dei padroni sugli schiavi; e questi facevano e dicevano liberamente tutto quanto passasse loro in mente, cominciando col mutare i loro abiti con quelli dei padroni: e ogni cosa spirava giocondità e allegrezza.


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venerdì 12 dicembre 2003 - ore 11:25


Seconda puntata sulle pratiche legate alla MORTE in Antico Egitto
(categoria: " Pensieri ")



LA MUMMIFICAZIONE:

SEMPLICE LAVAGGIO E PURIFICAZIONE, INIEZIONE DI LIQUIDI CORROSIVI:

Gli imbalsamatori riempiono le loro siringhe di olio di cedro e ne ricolmano l'addome del morto, senza praticare alcuna incisione,iniettando semplicemente il liquido attraverso l'ano e assicurandosi che non esca. In seguito imbalsamano il corpo per il numero di giorni prescritto. L'ultimo giorno, lasciano uscire l'olio che avevano iniettato: questo olio è così forte che porta via con sè tutte le interiora e gli intestini di sotto, cosicchè alla fine non rimangono che la pelle e le ossa.

INCISIONE ED ESTRAZIONE DEGLI ORGANI:

Prevedeva, attraverso l'incisione addominale, l'estrazione degli intestini,dello stomaco,del fegato e dei polmoni, si puliva l'addome sciacquandolo con vino di palma e spezie tostate,si riempiva quindi l'addome con mirra pura macinata,cassia e altre spezie. Le viscere estratte dal corpo del defunto venivano poi collocate in un cofanetto,diviso internamente in quattro parti con coperchi a forma di teste umane. Più tardi si usarono i vasi canopi che avevano sempre quattro teste: nel periodo dei Ramessidi, rappresentavano i quattro figli di Horus. Daumutef, il vaso con la testa di sciacallo, conteneva lo stomaco: Quebehsemut, il falco, conservava gli intestini;nel vaso con la testa umana,quella di Ismet, veniva riposto il fegato e quello di Hapi,con la testa di babbuino,conteneva i polmoni. I canopi erano spesso fatti di calcite e venivano collocati nelle tombe in un cofano apposito. I reni, spesso considerati come sede delle emozioni, e il cuore, che serviva al defunto per essere giudicato,venivano ricollocati nel corpo svuotato. Anche il cervello era asportato tramite un'incisione praticata nel cranio o attraverso le narici per mezzo di uncini e veniva sostituito da una calotta di metallo. Le viscere erano imbalsamate come il corpo e avvolte in bende separatamente. Il corpo veniva poi sistemato sotto mucchi di natron asciutto, un sale naturale che si trovava in abbondanza nel letto di un lago prosciugato nel Delta occidentale (l'odierno Wadi el-Natrun); il natron è composto essenzialmente di cloruro di sodio e contiene un'alta percentuale (17%) di bicarbonato di sodio,indispensabile per la riuscita del procedimento: Questo sale assorbiva i liquidi del corpo che, dopo circa 70 giorni diventava un solido guscio non più soggetto alla decomposizione.
Quando la mummia era pronta veniva purificata e i sacerdoti procedevano alla bendatura:Si usavano bende di lino,spesso quelle stesse che si aveva a disposizione in casa;solo per i faraoni, i loro familiari e gli alti dignitari si usavano bende tessute appositamente: Prima venivano bendati gli arti e le articolazioni e poi tutto il corpo;le braccia erano fasciate intorno al corpo e le gambe unite insieme. Mentre si collocavano i vari strati di lino,si inserivano anche gli amuleti in punti fissi e il sacerdote recitava le formule per assicurare l'efficacia del procedimento. Spesso,finita la bendatura, si poneva una maschera sul volto del defunto :d'oro e d'argento per i re, di cartapesta dipinta,ossia di papiro e lino mescolati a gesso,per i meno abbienti. La mummia era quindi deposta in una cassa antropoide dipinta, a volte contenuta all'interno di altre; per i ceti sociali più elevati e per i re si usava anche un sarcofago rettangolare di pietra. Durante la bendatura,la collocazione nella cassa e la sepoltura si versavano grandi quantità di preziosi unguenti e profumi, che formavano poi quella sostanza caratteristica dura e simile alla pece. La mummia,dentro la cassa e con un baldacchino sovrastante che rappresentava il cielo e le stelle,veniva portata su una slitta verso la tomba. La seguiva una processione funebre recante cibi e bevande,mobili e oggetti personali per arredare le camere funerarie,mentre le donne emettevano lamenti funebri. All'entrata della tomba avveniva la cerimonia detta "apertura della bocca";la cassa veniva sollevata verticalmente, in modo che un sacerdote potesse toccare gentilmente,con un'ascia da falegname in miniatura, i punti corrispondenti agli occhi,al naso,alle labbra, alle orecchie,alle mani e ai piedi come per sollevare il legno e permettere ai sensi di funzionare. La frase rituale era :"La mia bocca e aperta! La mia bocca è spaccata da Shu (dio dell'aria) con quella lancia di metallo che usava per aprire la bocca degli dei. Io sono il Potente. Siederò accanto a colei che sta nel grande respiro del cielo" (Libro dei Morti,Formula 23). La cassa veniva poi calata nella tomba e intorno si collocavano gli oggetti funebri. A questo punto l'entrata veniva sigillata con pietre e fango. Nelle colline occidentali di Luxor si imprimeva nello stucco un'impronta ovale, con Anubi sdraiato su nove prigionieri legati, e spesso si inserivano tra le pietre coni di terracotta con i nomi e i titoli dei defunti.



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giovedì 11 dicembre 2003 - ore 18:18



(categoria: " Riflessioni ")


"L'utopia è là, all'orizzonte. Mi avvicino di due passi, lei si allontana di due passi. Faccio dieci passi e l'orizzonte si sposta di dieci passi. Per quanto cammini, mai la raggiungerò. A cosa serve l'utopia? Serve a questo: a camminare" (Eduardo Galeano)

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