"Son maestro di follia, vivo la mia vita sulla fune che separa la prigione della mente dalla fantasia. Il mio futuro è nel presente ed ogni giorno allegramente io cammino sul confine immaginario dell’orizzonte mentre voi, signori spettatori, mi guardate dalla strada, cuori appesi ad un sospiro per paura che io cada. Ma il mio equilibrio è in cielo come i sogni dei poeti, mai potrei viver come voi che avete sempre la certezza della terra sotto i piedi.
..e ringrazio chi ha disegnato questa vita mia perché mi ha fatto battere nel petto il cuore di un equilibrista."
"..Detesto queste mani intrise di sangue. Detesto ciò che i miei occhi hanno visto.
Fino alle mie ginocchia nella melma e nel fango. Quanto fa male purificarsi.
Ero sempre nei miei pensieri, ma mai al mio fianco. Corri - ma se andrai via dovrai per sempre nasconderti. Così, se devi correre, fallo per un rimedio."
“E quando il mio sguardo si levò verso il mondo infinito alla ricerca dell’occhio divino, il mondo mi fissò con un’orbita vuota e sfondata, e l’eternità giaceva sul caos e lo rodeva e rimasticava se stessa.”
<<Il dolore è un oscuro mare profondo nel quale affogherei, se non guidassi con sicurezza la mia piccola imbarcazione diretto verso un sole che non sorgerà mai.>>
- Lestat de Lioncourt-
"E amerò il rumore del vento nel grano..."
"Sono una stella del firmamento che osserva il mondo, disprezza il mondo e si consuma del proprio ardore.
Io sono il mare di notte in tempesta, il mare urlante che accumula nuovi peccati e agli antichi rende mercede.
Sono dal vostro mondo esiliato di superbia educato, dalla superbia frodato, io sono il re senza corona.
Sono la passione senza parole senza pietre nel focolare, senz’arma nella guerra, è la mia stessa forza che mi ammala."
"L’amore è l’arte più difficile. E scrivere, danzare, comporre, dipingere sono la stessa cosa che amare. Funambolismi. La cosa più difficile è avanzare senza cadere."
"Red as the veins, she likes to swim in floating so gently, through this human misery"
“Camminerai dimenticando, ti fermerai sognando”
* Shadow of the Moon *
Will it hurt?
HO VISTO
Foglie sfidare il vento..
La libertà negli occhi di un lupo..
Il sole tramontare quarantatrè volte..
The seed of a Lunacy..
Dolcettiih!!!
The Perfect Element..
Troppi spettri tra le pieghe delle cose...
E una marea di film!
Faccio spesso indigestione di cinema...dal muto ai giorni nostri.
Registi assolutamente geniali?
David Lynch (Mulholland drive, Lost highway, The elephant man, Eraserhead, Wild at heart, Blue Velvet, The Straight Story, Twin Peaks, Dune, Inland Empire)
Tim Burton (Victor, Nightmare before Christmas, the corpse bride, Ed wood, Edward Scissorhands, Beetlejuice, Mars Attacks, Big Fish, Charlie and the chocolate factory, The Legend of Sleepy Hollow, Batman, Planet of the apes, Sweeney Todd)
Lars Von Trier (Le onde del destino, Dancer in the dark, Dogville, Antichrist, Melancholia)
Darren Aronofsky (Requiem for a dream, The fountain, Black Swan)
Ma qui ci sta bene un elenco più o meno random e pessimamente aggiornato (quando me ne ricordo):
Interview with the vampire, Bram Stoker’s Dracula, Murnau’s Nosferatu, Shadow of the Vampire, W. Herzog’s Nosferatu, The addiction, The hunger, Queen of the damned, The crow, Adele H di Truffaut, Suspiria Profondo rosso e Phenomena di Darione, L’aldilà di Fulci, La casa dalle finestre che ridono, Shining, Dogville, The Matrix, The others, Prendimi l’anima, Legends of the Fall, The lord of the rings, Dead poets society, A Clockwork orange, Pulp fiction, Kill Bill, In the mood for love, Viaggio in Italia, Citizen Kane, Novecento, Rapsodia satanica, Poeti dall’inferno, The Devil’s Advocate, La leggenda del pianista sull’oceano, The Green Mile, Lady Hawk, Psycho, Rear Window, The Birds, Braveheart, The Passion of Christ, Dead man, Highlander, The Princess Bride, The Ninth Gate, Jack the Ripper, The phantom of the opera, Fear and loathing in Las Vegas, House of 1000 corpses, They live, The Bridges of Madison County, The hours, Fried Green Tomatoes, V for vendetta, Neverending story, Indiana Jones, Frankenstein junior, Army of Darkness, Splatters, Non ci resta che piangere, The Hitchhiker’s Guide to the Galaxy, 300, The prestige, Il giardino delle vergini suicide, Requiem for a dream, La bussola d’oro, Dellamorte Dellamore, Into the wild, I am legend, Magnolia, Il tredicesimo guerriero, Let the right one in, District 9, Inception, Shutter Island, ecc... (in aggiornamento)
Sentenced, Moonspell, Type O Negative, Katatonia, Nightwish, Charon, Poisonblack, Pain of Salvation, Nine Inch Nails, Death, Muse, Apocalyptica, Entwine, Dark tranquillity, Blind Guardian, In flames, Paradise Lost, My dying bride, After Forever, Him, Cradle of filth, Dimmu Borgir, Rhapsody, Therion, Tristania, To die for, The 69 eyes, Theatre des vampires, Lacuna Coil, Novembre, Tiamat, Placebo, Dream Theater, Death Dies, Bleed in vain, White skull, Lacrimosa, Depeche Mode, The cure, Bauhaus, Joy Division, Tool, Faith no more, Fantomas, Slipknot, Verdena, Subsonica, Battiato, De Andre’, Beethoven, Rackmaninov, Liszt, ...etc...
E’ Inutile che vi dipingiate di colori che non vi appartengono. Basta una pioggia leggera per lavare via la vernice.
Le mie radici sono nere.
ABBIGLIAMENTO del GIORNO
ORA VORREI TANTO...
"..e ho corso in mezzo ai prati bianchi di luna per strappare ancora un giorno alla mia ingenuità"
"Era una musica selvaggia e indomita, echeggiava tra le colline e riempiva le valli. Provai uno strano brivido lungo la schiena...Non era una sensazione di paura, ma una specie di fremito, come se avessi dei peli sul dorso e qualcuno li stesse accarezzando." A. Orton
la mia stella: "When dusk falls and obscures the sky, you’re the shine of the Northern Star"
"Strange are the ways of the Wolfhearted..."
STO STUDIANDO...
Tutto ciò che ha a che fare con l’Arte! dalla poesia alla letteratura, alla musica, e alle arti plastiche e figurative in senso stretto! Come si può non votare la propria vita a qualcosa di così sublime e immortale? Ma soprattutto…non potrei fare a meno del costante bisogno di scrivere, ossessionata dal terrore che tutto si perda, e che ogni cosa che mi sembra tanto preziosa io non trovi il modo di esprimerla, di renderla importante per me o per qualcun altro... Così...lascio che i pensieri attraversino la mia anima e il mio corpo, scorrendo attraverso le mie vene, come sangue che si tramuta nell’inchiostro che scivola libero sul foglio..come un’emorragia inarrestabile.
"Maledetti, trafitti dalla passione, l’amore ci sopravvive, l’arte ci rende immortali." - J. W. Goethe -
...Siamo storie da raccontare...
...memorie da custodire...
...errori da ricordare...
“Sto diventando sempre meno definito col passare dei giorni. Scomparendo. Beh, potresti dire che sto perdendo la concentrazione, andando alla deriva nell’astratto per quanto riguarda il modo in cui vedo me stesso.
A volte credo di poter vedere direttamente attraverso di me. A volte posso vedere direttamente attraverso di me.
Meno preoccupato riguardo l’adeguarmi al mondo. Il tuo mondo, cioè. Perché non importa più davvero, no, non importa più davvero. Nulla di questo importa più davvero.
Si sono solo, ma dopotutto lo sono sempre stato, per quanto indietro io possa ricordare. Credo che forse sia perché tu non eri mai davvero reale, tanto per cominciare. Io ti ho creato solo per farmi del male.
Ti ho creato solo per farmi del male. Ed ha funzionato. Sì.
Non c’é nessun te. Ci sono solo io. Non c’é nessun fottuto te. Ci sono solo io.
Solamente.
Il più piccolo puntino attirò il mio occhio e si rivelò una piaga. E io avevo questa sensazione bizzarra, come se sapessi che era qualcosa di sbagliato. Ma non riuscivo a lasciarlo stare, continuavo a tormentare la piaga. Era una porta che tentava di sigillarsi, ma io mi ci sono arrampicato attraverso.
Ora sono in un qualche luogo in cui non dovrei essere, e posso vedere cose che so che non dovrei vedere.
E ora so il perché, ora, ora so perché le cose non sono belle dentro.
Only.”
OGGI IL MIO UMORE E'...
Instabile...
"You cannot kill what you did not create. All I’ve got... all I’ve got is insane!"
"Ieri ho passeggiato per le strade come una qualsiasi persona. Ho guardato le vetrine spensieratamente e non ho incontrato amici con i quali parlare. D’improvviso mi sono sentito triste, mortalmente triste, così triste che mi è parso di non poter vivere un altro giorno ancora, e non perché potessi morire o uccidermi, ma solo perché sarebbe stato impossibile vivere il giorno dopo, e questo è tutto.
Fumo, sogno, adagiato sulla poltrona. Mi duole vivere in una situazione di disagio. Debbono esserci isole verso il sud delle cose dove soffrire è qualcosa di più dolce, dove vivere costa meno al pensiero, e dove è possibile chiudere gli occhi e addormentarsi al sole e svegliarsi senza dover pensare a responsabilità sociali né al giorno del mese o della settimana che è oggi.
Do asilo dentro di me come a un nemico che temo d’offendere, un cuore eccessivamente spontaneo che sente tutto ciò che sogno come se fosse reale; che accompagna col piede la melodia delle canzoni che il mio pensiero canta, tristi canzoni, come le strade strette quando piove."
- F. Pessoa -
"Una volta aveva foreste e montagne che erano solo sue, e lo ascoltavano. Una volta voleva correre attraverso giorni d’estate catturando ricordi per gli anni a venire. Ora sta vestendo questo nudo pavimento con la sua carne e il suo sangue, e il tempo passa. Il suo traffico di dolore potrebbe averlo solo guidato a trattare con le conseguenze, per qualche cambiamento, mentre il tempo scorre.
Io sono il bambino risvegliato (indugiando, arrampicandomi, avvinghiandomi, afferrando, bramando, lacerando, ferendo, cadendo) Io, il figlio ribelle di un lago di montagna. (di gelide lacrime liquefatte, della silenziosa Terra) (di una sbiadita palpebra, di un vento senza ali) (di una tempesta senza occhi, di Dei caduti, che hanno perso la propria strada)
Mi do alle fiamme per creare l’elemento perfetto."
- Daniel Gildenlöw -
... Live that you might find the answers You can’t know before you live...
Love and life will give you chances. From your flaws learn to forgive.
"Forse sono l’uomo con le leggendarie quattro mani Per toccare, per curare, implorare e strangolare. Ma io non so chi sono, e tu ancora non sai chi sono..." F. R.
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martedì 31 gennaio 2012 - ore 18:17
Melancholia
(categoria: " Vita Quotidiana ")
“Il mio non è proprio un film sulla fine del mondo, ma è un film su uno stato della mente. E’ legato a un momento malinconico della mia esistenza. […] è anche in parte basato su qualcosa che ho imparato dal mio analista: di fronte a una grande catastrofe, una persona infelice reagisce con molta più calma di una normale che, invece, tende a precipitare inevitabilmente nel panico.”
- Lars Von Trier -
Melancholia è un pianeta azzurro, un astro celeste fluttuante nell’immensità dell’universo, un corpo in movimento secondo leggi del caso, che segue traiettorie ineluttabili dettate da necessità cosmiche. E’ un’apparizione bluastra nel cielo, una seconda luna più luminosa e incantevole. Melancholia ha un fascino irresistibile, non si può non guardarlo con ammirazione, come si fa con le miriadi di stelle o con la luna nei suoi momenti più belli. Ma Melancholia ha una bellezza fatta di morte. E’ il destino terribile a cui la terra va incontro, è un corpo estraneo e sconosciuto che arriva da chissà quale estremo di galassia per portare un messaggio di distruzione, per attuare una qualche purificazione attraverso l’annullamento.
Non è un film sulla fine del mondo, lo dice anche Lars. Niente allarmismi o catastrofi o le solite scene ad alta tensione che mostrano popoli in fuga. Non conosco nessun altro che sappia descrivere con tanta profondità le patologie dell’animo umano. Non pensavo nemmeno che esistessero immagini in grado di “dire” qualcosa che sfugge persino alla comprensione intellettuale, qualcosa di sempre indefinito, solo approssimativamente descrivibile e controllabile. Qualcosa di etereo e diffuso come il malinconico azzurrino di un pianeta in collisione. Tutto questo prima di vedere un film di Lars von Trier, per la prima volta, qualche anno fa.
L’indicibile, quello che Rilke chiama la “cosa grande” (per non saper trovar altro modo di descriverlo a chi non l’abbia provato in prima persona), diventa magicamente visibile. Ed è lacerante proprio perché coglie nel segno. L’immagine non è copia fedele di nulla, non sa definire né descrivere uno stato distorto della mente, però può essere analogia, ed avvicinarsi così tanto al nucleo autentico della cosa, da riuscire a far accapponare la pelle. Il cinema è una scatola magica delle meraviglie, ma ogni meraviglia è di per sé qualcosa che sfugge alla comprensione, dunque ha in sé tutte le caratteristiche del terribile. Questo me l’ha insegnato Lynch. Von Trier invece sa giocare con la bellezza tanto quanto con la psiche. Sa perfettamente come creare immagini che si insinuino a guisa di fantasmi nel subconscio di chi è rimasto senza barricate sicure.
Melancholia è uno stato mentale. La depressione è una malattia mentale. Justine è depressa. La fine del mondo non la sconvolgerà poi tanto, perché ci ha già pensato la vita a logorarla e dilaniarla. Ci hanno pensato quei movimenti rallentati fino all’esasperazione, quei fili troppo spessi ed aggrovigliati che trattengono il passo, quella sensazione diffusa di struggimento, di impossibilità di vivere normalmente anche le cose più insignificanti.
La fine è quasi liberatoria, è necessaria. La fine arriva al culmine di una tragedia annunciata sin dall’inizio. La fine è inevitabile. E la natura, sempre così superiore all’uomo nella visione di Von Trier, era già pronta ad accettarla. Il microcosmo in cui si svolge l’intero film, costruito con immagini di una bellezza ammaliante, giocando sul filo dell’appagamento estetico proprio solo della grande Arte, sembra quasi una piccola isola dei morti alla Bocklin. In quest’isola si mette in gioco l’umanità in una danza tra vita e morte, e non l’umanità nel senso di genere umano, ma di psicologia profonda, di “sentire” umano. Il perfetto equilibrio/paradosso tra le due donne è straordinario, e la sensazione di angoscia nei confronti del semplice esistere non è mai stata così inspiegabilmente “piacevole”.
“Sì la vita non ha alcun senso, ma assistere alla fine del mondo non è poi così terribile: tutti prima o poi moriremo. Da questo punto di vista considero ‘Melancholia’ un film molto positivo, quasi una commedia.”
Spesso mi è accaduto di implorare la vita, o forse il cielo o un qualche dio, affinché nei momenti più bui mi riportasse a “casa”. Ma altrettanto spesso poi, sono stata costretta a chiedermi cosa quel termine significasse. “Take me home”…portami dove sono al sicuro, dove posso leccarmi le ferite e ricostruire la serenità.
Ho creduto per molti anni che la tanto desiderata “casa” corrispondesse a delle persone specifiche, o più probabilmente ad una soltanto. Case costruite una dopo l’altra, sorte come fari nella tempesta ogni volta più luminosi. Peccato che non tutte si siano dimostrate tanto resistenti quanto le avrei volute.
Il fatto è che credo ci sia un errore di fondo, che mi ha portato a trascurare quel tipo di casa che non ha niente a che fare con carne ed ossa, che coinvolge gli affetti solo indirettamente. Quei mattoni che stanno lì, indipendentemente da tutto e da tutti, e che per qualche coincidenza del destino un giorno diventano “tuoi”. E può essere che ci cresci dentro per anni, che li scaldi e li accarezzi e ci sbatti contro, dando per scontato che loro restino lì. Hanno un odore particolare i mattoni che diventano la tua casa, ma te ne accorgi solo quando non sei più lì, e in un posto diverso realizzi che qualcosa ti manca. Eppure sono solo mattoni e cemento, così comuni e anonimi che non ti riesce affatto difficile convincerti che anche tra quelli nuovi non ci stai poi male.
Si prende talmente bene la forma delle proprie abitudini, che quando le cose cambiano e nulla è più scontato come lo era prima, ogni cosa comincia ad assumere valori e connotazioni che non avremmo mai creduto possibili.
E’ come se una tormenta si fosse abbattuta sulla mia esistenza e avesse creato una gran confusione, facendo volare le cose per aria con prepotenza, tra le grinfie di un uragano impetuoso, per poi placarsi lentamente e lasciar ricadere le cose qua e la, in ordine casuale. Sono esattamente le stesse cose di prima, ma rimescolate assumono forme e significati diversi: è sempre la mia vita, ma non assomiglia affatto a quella di prima. Perché si può anche provare a riordinare le cose, a rimetterle dove stavano prima, ma è come se non funzionassero più: gli incastri si sono danneggiati.
Ogni tanto torno a casa mia, e la vedo sempre più bella. Non che prima non lo fosse…ho sempre adorato moltissime cose del posto in cui sono cresciuta, e odiate altrettante. Ma come i più grandi amori, anche questo è uno di quelli combattuti e illogici. Adesso però riesco a guardarla con il distacco dovuto, e paradossalmente posso sentirla più mia, posso sentire quell’alone di “casa” che prima mi sfuggiva da sotto il naso. E questo non vuol dire che mi manca, ma solo che la vedo più bella, e che mi piace così.
Nonostante questo, non mi risparmio le maledizioni per i chilometri infiniti, per quelle strade sempre più strette che non finiscono mai, che mi fanno pentire di aver deciso di partire. Ma poi sento il profumo della campagna e respiro a pieni polmoni, mi riempio gli occhi di alberi e terra e orizzonti sgombri da tutte le cianfrusaglie cittadine, e saluto il cielo che non è così immenso e colorato in nessun altro luogo al mondo. Quel cielo gelido di cui conosco tutte le stelle per nome.
Credo di aver riscoperto qualcosa di magico da quando non vivo più lì, come il giardino segreto della mia infanzia, o forse solo un rituale di gesti spontanei che mi danno il benvenuto a “casa”. E allora ogni angolo di quel luogo tanto familiare mi sembra degno di esser osservato più a lungo, di esser investito di vita, così che possa assorbirla e tenerla lì.
Con queste premesse, Reffy diventa più indispensabile che mai. E’ il mio terzo occhio, che sta a metà strada tra il senso della vista e il concetto della memoria. Grazie a lei posso tramutare in pensiero e sensazione tangibile quel che altrimenti rimarrebbe inespresso, intrappolato soltanto nelle recondite vie del mio cervello.
E mi diverte immaginarmi come un moderno Vermeer, mentre passo il tempo a scoprire angoli di banalissima quotidianità così degni di esser immortalati. Lui dipingeva soltanto scene che osservava in casa sua, o al massimo vedute di città dalla finestra del suo atelier. Ed era un minuscolo cosmo fatto di luci e riverberi di colore che splendevano di vita semplice. Niente di speciale, a ben osservare quei quadri. Niente di speciale ma tutto di vitale. E la semplicità che suscita la meraviglia è forse il più alto fine che un artista dovrebbe porsi. Oh beh…molti non sarebbero d’accordo. Ma personalmente quando ho letto per la prima volta Maxence Fermine ho capito che era così che volevo imparare a scrivere, un giorno, se mai fossi riuscita a realizzare i miei desideri: poche parole di una semplicità e di una bellezza disarmanti.
A ben pensarci, ora che penso alla scrittura e alla sua essenza vitale, non mi è poi così nuova la tendenza a soffermarmi ad osservare le piccole cose intorno a me, nell’ambiente quotidiano. Ripenso in particolare alle centinaia di pagine di diario che ho scritto in quella casa, tutte introdotte da una qualche digressione su quel che osservavo intorno a me in quel momento. Quanto inchiostro versato quasi quotidianamente per immortalare pensieri e paranoie? E poi un bel giorno basta. Come i quadri di Baricco che decidono di cadere. L’ultima pagina è ancora incompiuta, e non l’ho toccata più. Anche ora che me lo chiedo, non so sinceramente spiegarmi perché ho smesso.
Mi esprimo in altre forme? Certo..è probabile. Di scrivere non ho mai smesso. Ma realizzo solo adesso che smettendo di scrivere assiduamente un diario personale, dove riversavo pensieri senza limiti o censure, ho perso irrimediabilmente troppi pezzi per strada. E allora mi chiedo se mi ricorderò tra qualche anno delle piccole cazzate quotidiane, dell’odore dei mattoni nuovi pieni di muffa, di come cambia la luce al tramonto o di quante stelle ho attaccate all’armadio, del gusto del gorgonzola mischiato a qualsiasi cibo o dei wrauurr che riecheggiano nei discorsi tra due idioti innamorati.
Ma poi mi rendo conto che non è solo il presente ad esser condannato all’oblio, perché più mi guardo intorno, accompagnata dal leggero rumore dell’obiettivo che cerca il fuoco, che troppi ricordi si accalcano alla soglia della memoria, rivendicando il loro diritto mancato di essere immortalati. Se chiudo gli occhi e mi fermo ad ascoltarli, seduta qui, al centro di quella “casa” che ad ogni minuto si impone con sempre maggior prepotenza, non riesco a fermare un flusso che mi investe e mi stordisce con la violenza di una terapia “necessaria”.
Capisco allora che non potrò mai raccontare a fondo nulla. Non potrò mai raccontare dei pomeriggi assolati seduta di fianco al mio cane dietro casa, immaginando storie al di là dell’orizzonte, o delle foglie nel fango e del passaggio segreto tra i bambù. Della tomba sull’erba e dei temporali estivi nella veranda con nonna. Del giorno in cui ho visto una volpe, giusto dopo aver sezionato un ranocchio insieme al mio primo grande amore. O delle lucertole senza coda, e della pioggia incisa sulla mia finestra. Della persiana serrata dove prima entrava sempre il sole, o della bara chiusa e di tutte le volte che iniziavo a piangere perché mi accorgevo che intorno a me ogni cosa moriva. Della paura, o della disperazione senza nome. Della voce che consola e delle luci bianche, senza calore. Dei volti sul muro e delle favole. Di tutti i nomi che ho avuto e le migliaia di storie che ho vissuto. Dei boschi e dei basilischi, delle viverne e dei giganti del gelo, degli amori senza nome e senza diritto d’esistere.
Dalla realtà alla fantasia il passo è così breve che quasi non vedo il confine, ma accuso l’ostacolo e smetto di pensare. Ripeto a me stessa che comunque non devo considerarlo tempo perso, e cerco di pensare a come fare in modo che mi torni utile, un giorno. Quante cose sono stata…tutte e nessuna. E tutte e nessuna porto con me. Non è bizzarro che il flusso di pensieri si interrompa proprio là dove la memoria si fonde con la fantasia?
Torno alla realtà e osservo i raggi del sole che assumono una tonalità più calda e rosata sfiorando l’orizzonte. La mia lupa mi sfiora la guancia con la zampa inzaccherata di fango per reclamare altre coccole. Ha gli occhi del colore dei miei capelli, eppure lo so che non è possibile. Più la guardo e più me ne innamoro, oggi come il primo giorno che l’ho vista in quel canile, quando ho decretato: “è lei, prendo lei”. E non mi importava se la tizia continuava a ripetermi che sarebbe stata problematica perché era traumatizzata. Io so che lei ha capito subito, quando l’ho guardata negli occhi e le ho promesso che le avrei regalato la libertà, e un giardino immenso, e un mare di affetto. L’ha capito. Anche lei ha scelto, questo l’ho sempre saputo.
Quel che non sapevo è che la mia promessa era incompleta, ma allora non potevo prevedere che in quel quadretto paradisiaco un giorno sarei mancata io. Però le è rimasto il giardino, la libertà, l’affetto. E lei non è più problematica né traumatizzata. Il suo sguardo è sereno, ed è sempre più bella.
E’ arrivata da me per San Valentino, ormai tre anni fa, in un momento in cui avevo perso l’amore, e non solo nel senso che tutto stava andando a puttane tra due persone che un tempo si amavano, ma in una dimensione più profonda che mi aveva portata a non concepire più l’amore. Avevo perso una delle più grandi certezze della mia vita ed ero svuotata, completamente. Ma in quel vuoto è arrivata lei, e mi ha insegnato che si possono trovare sempre nuovi modi di amare. A volte mi manca davvero tanto, mi manca quel suo sguardo consapevole di tutto quel che rimane soltanto tra noi.
Non so perché ho messo in piedi questo flusso di pensieri strampalato, ma arrivata a questo punto mi compiace l’idea di aver iniziato parlando di “casa”, per poi chiudere il cerchio raccontando di Kim.
Se è vero che la libertà è uno stato mentale, allora la casa non è altro che il luogo in cui abbiamo costruito noi stessi, in vista del giorno in cui saremmo stati costretti ad andarcene per il mondo, muniti di una qualche consapevole e tenace identità.
“Nasciamo, per così dire, in qualche modo provvisoriamente; solo poco alla volta componiamo, in noi, il luogo della nostra origine per nascervi a posteriori e ogni giorno sempre più definitivamente.”
- R. M. Rilke -
“Conosco la sensazione E’ l’essenza L’essenza della verità Il momento perfetto Il momento d’oro Lo so che lo senti anche tu
Conosco la sensazione È l’essenza Non puoi rifiutare l’abbraccio E’ come il disegno sotto la pelle Devi sporgerti e tirarlo tutto dentro E senti che sei arrivato troppo vicino
Così ne ingoi un’altra dose l’apice della felicità Ti riempie l’anima
Pensi di non poterne prendere di più Non vuoi mai lasciarti andare Per toccare le radici dell’esperienza Gli ingredienti basilari Per vedere il bagliore sconosciuto della vita E sentire lo sporco, l’angoscia, la rabbia e il conflitto
Ama la sicurezza dell’imminente Ti uccide un po’ alla volta Culla l’ispirazione Ti lascerà a contorcerti sul pavimento…
E’ così irreale, ciò che sento Questo nutrimento, la vita è piegata In una forma che posso governare Una spira del destino, tutta mia
Digrigna i denti, non far rumore Fai un passo e guardati intorno Stringi il pugno e chiudi gli occhi Guardati dentro nel profondo, ipnotizzati, Il sospiro non è che un grido E questo è quanto
Sì, l’estasi, puoi pregare Non la lascerai mai scivolare via Come la canzone sacra che qualcuno canta dentro di te Come la carne calda dove si conficca la spina Come il sogno che tu sai un giorno diverrà realtà
Provi a trattenerlo un po’ di più, un po’ più forte E’ il gioiello della vittoria L’abisso della miseria E una volta che ne hai assaggiato l’anima Ne riconoscerai sempre il sapore L’attimo di divinità Bevi il cielo Tutto il paradiso è tra le tue braccia
Tu sai perché È proprio qui, in tutto se stesso E ciò che sei, non c’è niente altro Stai sviluppando una vita dentro un’altra Le labbra della meraviglia ti baciano dentro
E quando è finito la sensazione rimane Ritorna tutto a questo Il fumo sparisce, vedo cos’è che Che mi fa sentire così…
E’ così irreale, ciò che sento Un flusso, vendi l’anima, senti il sangue Che pompa nelle vene, non puoi spiegare L’elemento che è tutto Serra il pugno e chiudi gli occhi
Guardati dentro nel profondo, ipnotizzati, Sì, l’estasi, puoi pregare Non la lascerai mai scivolare via
Come l’eco delle risate della tua infanzia, da allora in poi Come la prima volta che l’amore ti ha costretto a prendere la sua direzione, in silenzio Come il tuo battito cardiaco quando capisci che stai morendo, ma resisti Come il modo in cui piangi per un lieto fine, fine… Lo so.”
Where the magic really happens
(categoria: " Vita Quotidiana ")
"Le uniche culle di cui dovremmo prenderci cura Sono le uniche per cui siamo quì Le uniche che appartengono ai nostri bambini Che fanno ciò che noi facciamo Cicatrici dalle nostre ferite.
Le uniche culle che fanno la differenza Dove la magia realmente accade Non provengono da una Mercedes Benz O da un ampio schermo che non mostra niente Che non mostra niente.
Sono stufo dei dispositivi di controllo della casa Stufo dei nauseanti designer di case Stufo delle droghe, dell’oro e della lap dance Stufo degli homies Stufo delle pose.
Nonostante il personale che annuendo vi serve Nonostante il vostro nome su vestiti e profumi Nonostante il modo in cui la stampa vi osserva Siete solo persone.
Persone di successo Persone vestite Persone sorridenti Persone famose Persone da tappeto rosso Persone ricche Persone importanti Ma semplicemente persone.
Così vaffanculo alla cucina da milioni di dollari Vaffanculo ai poster di Al Pacino Vaffanculo alle droghe, all’oro e alla lap dance Vaffanculo agli homies Vaffanculo alle pose Vaffanculo ai muri che loro si costruiscono attorno Vaffanculo al nonsense della magia delle camere da letto Non voglio ascoltare le loro voci Fintanto che votano con i loro portafogli.
Vaffanculo allo stupido scherzo del "ti butto fuori" Vaffanculo al sigaro fumato da De Niro incorniciato Vaffanculo alla loro mancanza di originalità E di personalità Vaffanculo a questa farsa Vaffanculo a questa nuova norma Vaffanculo alla conformità Vaffanculo alla loro Kristal Vaffanculo al loro squallore Vaffanculo al modo in cui loro fottono l’uguaglianza Vaffanculo ai loro attrezzi omaggio Vaffanculo a ciò che indossano Siete solamente persone.
Persone di successo Persone vestite Persone sorridenti Persone famose Persone da tappeto rosso Persone ricche Persone importanti Ma semplicemente persone.
Persone incasinate Persone superficiali Persone stupide Persone di plastica Metapeople Persone theta Persone in terapia Entropeople Vaffanculo a quello che indossano. Sono intrappolato nella culla Intrappolato nella culla.
Le uniche culle di cui dovremmo prenderci cura Sono le uniche per cui noi siamo quì Le uniche che appartengono ai nostri bambini Che fanno ciò che noi facciamo Cicatrici dalle nostre ferite."
Written in the stars (Together we will live forever)
(categoria: " Vita Quotidiana ")
Girovagando alla ricerca di opinioni sul film, mi sono imbattuta in una recensione della colonna sonora che mi ha fatto parecchio sorridere. Trovandomi piuttosto d’accordo con l’autore, non posso non riportarla:
-.-.-.-
Non amo le colonne sonore. Le vedo come musica “derivata”. Melodie prestate ad immagini. Musica che si concede (puttana!) al fratello maggiore visivo e luminoso. Come se non fosse vera musica. Insomma, non amo le colonne sonore. Sono nate in funzione di altro. Girano intorno ad uno stesso tema. Si, ok. Ci sono cose notevoli. Quando ascolti la colonna sonora e rivivi il film. Vangelis e “Blade Runner”. Vangelis e “Momenti di Gloria”. Ma ricordavo il film. Un bel Film con un bell’accompagnamento. Nessuna vita propria. Punto.
Clint Mansell è un musicista che scrive colonne sonore. Bella sfiga. Ha iniziato con un gruppetto diciamo Rock. Si sono sciolti subito (1996). Poi lo chiama l’amico Darren Aronofsky. Si. Quello di The Wrestler. Anche se non è per quello che lo si dovrebbe ricordare. Sono Requem for a Dream e π - Il teorema del delirio i suoi capolavori. Comunque. Gusti personali.
Insomma Darren gli fà: “Clint, perchè non mi scrivi la colonna sonora del mio debutto?”. Fatto. Poi Darren (e Clint) ci prendono gusto ed eccoli ancora insieme per Requem For a Dream. E lì Clint scodella “Lux Aeterna”. Bum. Ma non di poco. BUM BUM. Alla seconda prova uno che se ne esce con una delle canzoni più usate come basi di trailer (Sunshine, Il Signore degli Anelli: Le due Torri, Il codice da Vinci, 300, Babylon A.D.,Hitman, ecc) ed una delle canzoni più epiche e maestose degli ultimi anni, beh, come minimo non è uno scarso. Direi proprio di no. (direi anche) Cazzo. Comunque è sempre una colonna sonora con un grandissimo pezzo. Ma sempre di colonna sonora di parla. Ah, se non conoscete Lux Aeterna. Vergognatevi.
Insomma, come al solito mi dilungo. Dicevo del mio disamore verso le colonne sonore. Clint Mansell invece ci va matto. Ne fa un botto. Ma ecco che torna il suo (vecchio) amico Darren. Si riuniscono per l’ennesimo film di quest’ultimo. The Fountain. Clint decide di omaggiare il suo amico regista facendo le cose in grande. Chiama i Mogwai. Chiama i Kronos Quartet. Mica i primi due che passavano di li. Mica due qualsiasi. Mogwai e Kronos Quartet. Se non sapete chi sono, beh, bah, mah.
Ne parlano cosi cosi (del Film). Non lo vedo (pazienza). Ma Clint. Ma i Kronos Quartet. Ma i Mogwai. Insieme. Insomma. Stuzzica la cosa. Ascolto la colonna sonora. Ascolto “The Last Man” . Pianoforte (Clint). Viola, Violini, Violoncello (Kronos Quartet). Lunga e struggente. Non male, davvero non male. In “Holy Dread” e nella successiva/correlata “Three of Life” finalmente si sentono anche (schitarrare) i Mogwai. Splendido crescendo nel finale. Gran pezzo anche questo. Ma vuoi vedere che riesco a reggere tutta la colonna sonora?
Ma va là, è una colonna sonora ed io non ho neanche visto il Film. Come potrebbe piacermi? Poi c’è “Stay with Me”. Intro di violini. Poi entra il Piano. (E) mi si blocca il respiro. Una cosa pazzesca. Una cosa che lascia senza parole. Che trafigge l’anima (ne avrò una di carta pesta, che vi devo dire). Una cosa che ti fa dire che le colonne non sono male. Ma la verità è che questa non è una colonna sonora. Si. Ok. C’è il tema ricorrente (come ogni colonna sonora). Ma c’è anche “Death Is The Road To Awe” che è una piccola “Lux Aeterna”. “Death Is The Road To Awe” con quei suoi cazzo di crescendo. Con i singoli strumenti che si sommano mano mano. Attimo dopo attimo. E quelle batteria (Mogwai) che scandisce il tempo. Magnificamente. Fino al coro finale sceso dal cielo che incorona la chiusura del pezzo. E che dire di “Together We Will Live Forever” (pezzo finale) che già dal titolo sai che non sarà cosi (che insieme vivremo in eterno) è quindi giù di fazzolettini?
Insomma, io il film non l’ho visto. Ma The Fountain è un album che ho ascoltato all’infinito. Un album, capito? Ah!
Death Is A Disease. Death Is The Road To Awe. Punto.
-.-.-.-
Come non quotarlo? Anche se ammetto di non conoscere i Mogwai e i Kronos Quartet, quindi provvederò a cospargermi il capo di ceneri!
Dicevo, la recensione mi fa sorridere. Non tanto per l’ironia del tizio, quanto perché anch’io ho ascoltato decine di volte la colonna sonora, per anni, senza mai decidermi a guardare il film.
Dev’essere perché mi piaceva così tanto, e mi toccava così profondamente, che temevo che il film al confronto mi avrebbe deluso. Una musica riesce ad essere molto più diretta di quanto possa esserlo un film, soprattutto se non è nato dalla mente di qualche genio visionario che abbia realmente capito cosa voglia dire comunicare per immagini. Sono esigente in ambito cinematografico, e anche se mi adeguo a vedere di tutto, riesco ad apprezzare realmente solo pochissime cose.
Aronofsky mi piace, da impazzire. Così le aspettative erano raddoppiate…e The Fountain restava a vegetare, in attesa.
Non pensavo di poterlo dire un giorno, ma l’attesa è stata ripagata. Infine l’ho visto, ed è stato intenso, struggente, completo. La ridondanza di immagini e l’eccesso di magia senza logica che permea tutto il film è assolutamente necessaria, e non per stordire lo spettatore o dimostrare un qualche talento registico, ma perché è l’unico modo di restituire la sensazione del mistero della vita.
“..la potenza delle immagini (come in Requiem For A Dream) serve a creare quella angoscia di fondo nello spettatore, che produce la condizione iniziale per poter vedere un film di Aronofsky: la completa disposizione ad assorbire il messaggio visivo. Durante la proiezione il senso d’angoscia costringe ad assimilare tutte le immagini senza elaborazioni a priori, trasformando la visione da una semplice analisi ad una esperienza emotiva. In The Fountain il senso di misticità che permea il film crea questo rapporto di dipendenza in maniera tale da permettere allo spettatore di vivere il film nella maniera corretta, cioè avvertendo dentro di se quella sorta di stupore/angoscia/paura esistenzialista che si prova nel ragionare sulla vita e sulla morte.”
Sprecare ulteriori parole sarebbe un delitto, toglierebbe al mezzo visivo la potenza che gli compete, e che si fa prorompente in mano a registi come questi, che non hanno nulla da elemosinare ad altre arti parallele. Al contrario, immagini e musica creano un connubio spettacolare, e mi chiedo se anche il film visto senza colonna sonora riuscirebbe ad essere meraviglioso come lo è quest’ultima, di per sé.
(Clint Mansell – Together we will live forever)
“Per tutta la vita combattiamo per essere completi, per raggiungere uno stato di grazia. Pochi ci riescono, molti arrivano al momento della morte scalciando e strillando così come sono venuti al mondo.”
“Questi sono tempi bui, ma ogni ombra per quanto profonda è minacciata dalla luce del mattino.”
Mi piaceva il titolo, quando l’ho scelta. E mi piaceva il modo in cui riusciva a farmi emozionare imponendosi alla mia mente e al mio cuore senza alcun corollario, senza immagini, parole o motivazioni. Soltanto una musica completa in sé. Bellissima.
Non sapevo nemmeno che, come nel film, quel “forever” nella realtà sarebbe stato impossibile. E non sapevo neppure che anche nel film ci fosse una storia partorita dall’immaginazione, un amore troppo esigente, una morte già celata nelle stesse parole “together…forever..”
Non sapevo che anche l’amore della mia fantasia avrebbe trovato presto la fine, e che sarebbe stato sepolto per permettere a nuova vita di fiorire, in forma diversa, nella realtà.
E’ stato un viaggio strano, al confine tra mondi troppo diversi, in un limbo malato, sospeso tra sogno e realtà. E’ stato un cammino privo di logica ma pieno di sensazioni intense, di pugni sullo stomaco forti come i turbini di immagini oniriche del film. E il viaggio mi ha portato infine all’accettazione, alla rinuncia, a fare pace col tutto. Proprio come il protagonista del film.
Dal seme piantato sulla tomba dei miei sogni infranti è nato un albero nuovo, magnifico. Le stelle sarebbero dovute morire prima o poi, ma la nuova vita che ora possiedo ripaga ogni perdita.
Nonostante tutto, mi piace figurare nella mia mente un cambio di scena repentino, l’obiettivo che torna a osservare una dimensione temporale diversa, surreale, e un fermo immagine su due figure abbracciate nella neve, sotto le stelle. Loro sì…loro possono vivere per sempre.
***
Rivedo i boschi del nord, gli alberi maestosi tesi verso un cielo limpido, mio padre che taglia la legna e i primi fiocchi di neve che scendono come una lieve poesia a baciare la terra scura. Mi sembra di poter sentire ancora il canto lontano degli uccelli che iniziano a migrare, e la melodia dolce dello scorrere del fiume Neverwinter. Chiudo gli occhi per fermarne l’immagine così nitida e mi concentro sugli odori: la terra bagnata, il legno che brucia nel camino, e il profumo intenso delle tisane che preparava Sheela per mio padre la sera quando rincasava dal lavoro. Una sensazione di pace e una sinfonia solitaria di bellezza perduta.
Riapro gli occhi, ed ombre lunghe e silenziose si estendono ad avvolgere in una morsa di rimpianto quei ricordi così puri e candidi come la neve. D’improvviso l’acqua riversa il suo abbraccio attorno alla roccia, e la decadenza gocciola dall’inquieto vuoto dove il ghiaccio si forma, dove la vita finisce. La roccia viene inghiottita dal flusso cremisi, e la marea rossa scorre al di là dell’eburnea ferita, in una danza contorta. Il mio sacrificio si perde in questo fiume di ricordi: un’onda violenta e impetuosa per porre fine al tempo. Uccelli rossi fuggono dalle mie ferite e ritornano come neve cadente per spazzare il paesaggio, un vento tormentato solca le terre deserte, e l’amara nevicata diviene solo un’ode infinita al silenzio.
Nel blu del cielo di mezzanotte un’ombra mi insegue e mi inebria, riemergendo dal buio di un vuoto perpetrato senza colpa, tornando ad invadermi l’anima e il cuore con la violenza di un uragano al quale non voglio sottrarmi. Il nostro paradiso è a portata di mano, quello in cui mi trascina senza chiedermelo, bruciando le mie ali di carta fino al punto di non ritorno, fino a divorarmi il cuore solo per poi ricominciare ancora e ancora in una corsa senza fine.
E ora che so che mi ha mentito, che dietro quel silenzio c’erano scheletri di un passato mai dimenticato, come posso fidarmi ancora con la leggerezza e il candore di una stupida ragazzina illusa? Come posso ingoiare questo senso di infinita tristezza per le promesse tradite? Come faccio a conciliare le stelle con questi macigni che mi ritrovo tra le mani, se non ho più nemmeno l’innocenza della sognatrice che ero?
Il suo chiaro sorriso incantato, che abita i miei pensieri anche in questo istante, riemergendo dai sogni che mi parlano di lui, mi riporta adesso al giorno in cui ho imparato che nulla è per sempre, e che la buona volontà mascherata di sorrisi è solo un altro imbroglio dei suoi. Posso lasciar passare tempo e tempo ancora, ma ho la sensazione di aver perso qualcosa, e non riesco a comprendere il significato delle mie convinzioni interiori, alterate da tutto quello che mi è passato addosso. Dovrei saperlo che il tempo consuma la gioia quotidiana, che non resiste fino al giorno dopo. E allora cosa mi resta? Verso il cielo cerco la mia dimensione, e pietra dopo pietra continuerò a costruire il mio rifugio, perché tutta la mia devozione possa trovare un luogo sicuro nel quale cadere ogni volta che il cielo mi lascerà precipitare.
E’ semplicemente troppo arduo soffiar via tutti questi frammenti di stella. Vorrei poter volare via, lontano, in un luogo d’incanto dove ancora poterti sentire completamente mio. Vorrei credere ancora alla luce nei tuoi occhi, alla scintilla di sogni senza fine, ma il desiderio che mi striscia dentro mi fa recedere e nascondere, per cercare rifugio in una forza interiore che non mi farà smarrire. Cercavo una ragione e la mia strada nella luce, ma ho perso la via delle favole, e migliaia di ricordi dimenticati rimangono scolpiti sulla pietra: simboli della mia fanciullezza perduta. Nel vento adesso fluttua un sogno, e centinaia delle mie promesse e giuramenti spezzati, portati via dalla corrente, artefatti di quel che un tempo ero.
Leggo i segni nelle stelle, interpreto scritte lasciate da scie argentate, e il vento notturno ulula la sua litania, cantando alla notte la favola dei buoni propositi traditi. Potrebbe essere la più spietata o la più dolce di tutte le notti, invece è solo un momento che si prolunga nel chiarore del suo pallido sorriso. Mentre i fiocchi silenziosamente cadono, resta solo un ricordo lontano di cose non fatte, un ritorno all’Innocenza, un viaggio indietro nel Tempo, quando ogni cosa sembrava chiara e pura.
Fare un viaggio a ritroso, immergersi nella memoria e scavare nel passato. Navigare attraverso le nebbie del tempo per approdare a sponde dimenticate, abbandonate, piene di fantasmi e dirupi scoscesi.
Nulla di più banale: il passato che resta incollato addosso, lo sguardo che si volge indietro alla ricerca di una riconciliazione. Una terapia del dolore attraverso ciò che siamo stati, per capire ciò che siamo, ciò che non vogliamo essere, e ciò che realmente ci rende liberi. “Sono fedele al mio cuore ora. Io sono me stesso.”
Una riflessione che diventa introiettata, che va a frugare nella soffitta dei ricordi per trovare un filo rosso che contraddistingua il sentiero salvifico, il “sentiero del rimedio”.
Remedy Lane. Uno dei concept più belli che mi sia capitato di ascoltare. Non riesco a non amarlo con maggior intensità ad ogni tassello in più che scopro, mentre cerco di mettere insieme i pezzi complessi di un album che mi ha colpita in profondità.
Sono stata stregata tempo addietro da queste musiche, ma solo adesso sono qui, indaffarata ad appuntare con diligente devozione gli ingredienti dell’incantesimo a cui son soggetta. “Se siete alla ricerca di una band che suona proprio come il vostro gruppo preferito, dimenticatevi di noi. Se siete alla ricerca di una band che vi farà dimenticare la vostra band preferita, noi siamo qui. Camminate nel sentiero del rimedio un paio di volte e non sarete mai più gli stessi.”
C’è un’umanità disarmante che trapela dal protagonista del concept: quest’uomo mezzo inventato, mezzo vissuto, mezzo creato per dar voce fittizia a quel che c’era di troppo personale nelle memorie di Daniel. Un alter ego che percorre la strada della ricerca e della redenzione al posto del suo autore, che ama e si dispera e urla intrappolato nelle grinfie di una vita che non lascia scampo, invocando la tregua di un amore che non sarà mai come lo vorrebbe. “La libertà è uno stato mentale.”
Non servirà a niente cercare il suo grande amore, illudersi che lei possa farlo sentire di nuovo vivo. E non servirà nemmeno disperarsi per tutto quello che è andato perduto, per quello che sarebbe potuto andare diversamente. Alla fine… “Saremo sempre più umani di quanto desideriamo essere."
Il sentiero del rimedio, che affonda le sue orme nel passato, non offre soluzioni né risposte, ma predispone l’animo e il cuore affinché possano accettare una coscienza nuova: “Solo vivendo troverai le risposte. L’amore e la vita ti daranno molte possibilità. Dalle tue mancanze impara a perdonare.”
***
Ho capito che non posso darmi alle fiamme e sperare di purificarmi per rinascere in una nuova forma perfetta.
E non posso nemmeno avanzare portando il peso di pesanti catene ancorate al passato.
Non posso guardare attraverso me stessa senza attraversare gallerie di specchi e ricordi velati: io sono piena di tutte le vite che porto con me.
In parte sono già riuscita a costruire forme nuove plasmando argilla del mio passato. Ho affrontato qualcosa che mi terrorizzava e ho scoperto di poter vincere.
Sono guarita, ma ho ancora molto lavoro da fare. E ho anch’io la mia strada del rimedio, devo solo decidere di percorrerla.
Lo voglio fare, lo sto già facendo, a modo mio. Ho scelto la fotografia: voglio esorcizzare il mio passato, voglio trovare anch’io la mia libertà, dentro di me, indipendentemente da chi avevo/ho intorno.
Il viaggio è soltanto appena iniziato.
***
"Sometimes forgiving is too much like self abuse. Sometimes, forgiving will just take you one step too far, and you find yourself on Remedy Lane"
Calpesto le mie stesse orme. La strada è limpida.
“Beautiful crying young eyes. Blackened and bruised, learning how to see.”
(
Io ti ho dato la libertà, tu mi hai guarita dalla solitudine.
"It’s just another small thorn in my crown"
Sapevo leggere,scrivere e contare,ma non sapevo individuare le tracce di una volpe.
"To be honest I don’t know what I’m looking for - who to be - sitting here as once before"
I luoghi cambiano più in fretta delle persone. Non ci si può più sedere sui ricordi.
"Let me chase it all, break my wings and fall, probably survive. So let me fly.."
Una in due. Due o nessuna. Appendo sogni come abiti già messi.
"He has walked the roads, turning bleak, a child of Entropia, setting himself on fire. Seeking a distant past, for a way out"
Ho vent’anni, i capelli biondi, e sorrido nelle foto.
"but I saw so much of me in you, the me I’ve missed" “Love and life will give you chances. From your flaws learn to forgive.”
“..anni che non vado sul mio tetto di notte al freddo.. anni che non odo la tua voce.. è come stare anni senza guardarsi un tatuaggio. E la cosa brutta sai qual è? che invecchierai senza che io possa più vederti.. tanto bianca.. così come è stato.” Il mio specchio. Attendo il giorno in cui si spezzerà.
"I leave no shadow when I’m alone"
Le ombre vanno tenute alle spalle.
“And then after all it lead me here to wake up again”
Anni scanditi in silenzio. Rintocchi mortali. L’eterno ritorno.
“They built up a world so wonderful, so pure and tense. Stained only now and then by the blood of their young innocence”
Come un cieco ubriaco di colori. Devo riempire il vuoto di fiori.
Ci siamo: altri dodici mesi trascorsi per far cambiare una cifra su un calendario. Da domani tutto sarà esattamente lo stesso, ma la consapevolezza di una consuetudine umana mi farà sentire di un anno più vecchia. Ma io amo le ricorrenze, adoro le date, i cicli, gli eterni ritorni. Mi piace osservare la mia vita nel tempo e piantare qua e là qualche paletto con nomi e fotografie. Sono piena di ricordi, così piena da esser sul punto di vederli straripare. E per stare al passo con la mia memoria riempio anche il presente, lo inondo di nuove possibilità e sensazioni mai provate, lo invento a mia immagine e somiglianza andando a pescare là dove non sono mai stata.
Me lo ricorderò questo 2011. Un anno pieno di lapidi e di nuovi semi piantati. Di dolore indescrivibile e di gioie sconosciute.
Ricordo ancora come è iniziato: all’insegna di una sbronza colossale in un ristorante a Lucca. Non avevo propositi né volevo domandarmi cosa mi avrebbe portato il nuovo anno. Mi interessava soltanto smettere di pensare. Eppure ricordo di essere stata felice, in qualche modo assuefatta alle mie abitudini.
Vivevo di angosce, di frustrazioni, di enormi dubbi che sapevo diventare sempre più grandi eppure evitavo di risolvere. Perché c’erano sempre quei momenti in cui mio sentivo a casa, in cui mi convincevo che quella era la mia vita, in cui mi raccontavo una serie di bugie sull’amore, per non voler ammettere a me stessa che anche gli amori da favola prima o poi si sgretolano.
Un po’ ci ha pensato la vita, e un po’ ci ho pensato io. Ho distrutto tutto quello che amavo. Prima inconsapevolmente, e poi in pompa magna, travolgendo tutto ciò che avevo costruito negli anni. Sapevo quel che stavo facendo, ma non volevo fermarmi a riflettere. Ero in gabbia e non conoscevo che due vie: fuggire o restare.
Invece alla fine ho ucciso me stessa e ho dato alle fiamme tutto quel che restava. E non per creare un elemento perfetto, per purificarmi o per rinascere, ma solo perché non ne potevo più. E ho fatto errori enormi, errori che ancora non riesco a perdonarmi. Ho peccato nei confronti di quel che avevo di sacro nella mia vita, ho distrutto le mie ali nel tentativo ultimo di volare.
Ho avuto l’inferno, mi ci sono gettata a capofitto, travestendolo da paradiso. E ho vacillato, ho urlato di rabbia e pianto di dolore. Ho attraversato le tenebre attorniata dalle mie peggiori paure senza più avere nessun appiglio e nessuna luce da inseguire.
Mi sono aggrappata a me stessa, e ho tirato fuori tutto quel che potevo. Ho imparato a camminare anche quando il fango arriva alle ginocchia, ho scoperto che l’apparente follia a volte è un ingegnoso metodo dell’inconscio volto all’autodifesa.
Ho divorato me stessa e sono morta ogni notte per colpa di un’idea. Quell’idea mi ha resa folle e mi ha salvato, ha fatto in modo che solo più tardi io guardassi dritta in faccia la vera fonte della mia disperazione. Quando è successo ho capito di esser già stata al mio funerale, ma senza sopportarne a pieno il peso.
Solo allora, quando la verità è diventata semplice e violenta, ho cominciato a piangere le lacrime più amare di tutta la mia vita. Ogni lacrima ha portato con sé un pezzo di quella che ero, e ad ogni sospiro ho recitato il mio requiem.
Tutto è servito, tutto è stato necessario. Sono rinata, e l’ho fatto attraverso migliaia di altre piccole morti. Ne è passato di tempo, e ho dovuto combattere ancora con quella disperazione che rende folli, che acceca di fronte alla verità. Ma ho trovato qualcuno disposto a sopportarmi pur di esser ancora lì il giorno in cui sarei guarita.
Ho imparato che gli amori sono infinitamente mutevoli e che le persone non se ne vanno mai realmente. Ma che si può amare di nuovo, si può vivere ancora. So molte più cose di me stessa adesso: meno favole e più verità. Ho deciso di portare con me il peso di tutto ciò che è stato e di provare a trasformarlo, a dare nomi nuovi alle cose…cambiare le stelle. Sì, ci avevo già provato in passato, è vero. La differenza è che ora ci sto riuscendo.
E’ stato un lungo anno. Non dimenticherò nulla. Rimpiango forse qualche cosa. La fine ha coinciso con un inizio, l’inizio è diventato vita. Quel che chiedo al nuovo anno è solo di continuare a vivere. Non ci saranno altri anni così…Non ci sarà più la parte di me che con questo 2011 muore per sempre.
***
Con nostalgia e al contempo sollievo, sono contenta di averti mandato a fanculo mio caro, lunghissimo, anno. Che il nuovo possa essere pieno dei sorrisi che adesso vedo intorno a me.
“She’s sliding, she’s sliding Down to the dregs of the world She’s fighting, she’s fighting The urge to make sand out of pearls
Heaven can wait And hell’s too far to go Somewhere between what you need And you know And they are trying to drive The escalator into the ground
She’s hiding, she’s hiding On a battleship with baggage to roam There’s thunder, there’s lightning And an avalanche of faces you know.
Heaven can wait And hell’s too far to go Somewhere between what you need And you know And they are trying to drive The escalator into the ground
And you left your credentials In a Greyhound station With a first aid kit and a flashlight Going to a desert unknown
Heaven can wait And hell’s too far to go Somewhere between what you need And you know And they are trying to drive The escalator into the ground.”
Dicembre è una valle coperta di soffice neve, è un abete fantasma agghindato a festa, è un lago placido in cui quella che si dimena e scalpita solo soltanto io. Io amo dicembre, io amo la neve. E le panchine gelide nei parchi. E le stelle distanti viste attraverso i fumetti d’alito nelle notti d’inverno. Amo la neve che è venuta e quella che verrà, il freddo che ho sentito, e i tanti modi che ho trovato per scacciarlo. Amo tutte le persone con cui ho costruito i miei inverni. E i mercatini di Natale, e camminare per ore con le gambe congelate e il gusto di cioccolato sulle labbra.
Ogni anno è sempre più difficile dare un nome a questo dicembre, perché il tempo lo rende più grigio, e la neve che si ostina a non scendere non potrà purificarlo. Diventa tutto complesso quando si hanno più ricordi che desideri: l’abete si piega lentamente, sotto il peso di tutti gli addobbi degli anni passati, e la memoria incespica attraversando pensieri che hanno ormai perso di obiettività.
La neve non arriva, ma quella che ho accumulato nel tempo è diventata uno spesso strato di ghiaccio limpido e trasparente. Se mi affaccio a guardare che cosa custodisce, vedo facce e ricordi lontani, incastonati come tante perle colorate. Come se vedessi Neve lì sotto il ghiaccio, pur essendo cieca come l’uomo che l’aveva amata. Non vedo nulla, ma so che tutto quanto è esattamente lì.
Così riesco a ritrovare un brandello della vecchia, infantile, felicità, soltanto all’idea di passeggiare tra bancarelle colorate e luci di festa. Posso persino accettare che i fantasmi mi accompagnino, che siano parte di me. Posso essere diversa pur rimanendo sempre la stessa. Non sono io che cambio: è tutto quel che ho intorno ad essere differente. Io mi allungo e mi restringo e cambio forma e mi adatto in infiniti modi, per entrare in questa realtà, questa che è la mia realtà. Ed è buffo pensare che l’amore alimenta propositi stupendi, per poi lasciarti inciampare nelle cose più stupide.
Noi non ci incontreremo mai..un pozzo che fissa il cielo, due rotaie per sempre parallele. Lo so dall’inizio e più volte l’ho scritto. Tante volte quante quelle in cui ho pensato che poi magari poteva anche non essere così. Ogni volta che torno sui miei passi fa sempre meno male, e la consapevolezza che il nodo resta stretto, adesso come prima, mi regala una strana serenità più forte del dolore.
Quante cose vorrei dire a questo dicembre, e quante a quest’anno che sta per finire. Ma i giorni scorrono veloci tra mille impegni, e mi ritrovo a celebrare ricorrenze con sconosciuti pensando che infondo c’è un pezzetto di “casa” in ogni dove, e a raccontare alle pizze di classe, con acido sarcasmo, che ultimamente ho fatto la ballerina di can can, perché ammettere che ho avuto lavori di merda uno dopo l’altro solo per campare fa ribrezzo anche a me.
Ma una volta a dicembre sono stata felice come mai prima, e quest’anno…beh, sinceramente non lo so. Sono dove voglio essere, e questo è tutto.
***
Camminerò attraverso me e te, calpesterò le nostre ali in due, la nostra giovinezza. Abbatterò i ricordi più sacri, costruirò strade diverse, e darò alle cose nuovi volti nelle fotografie. Non ho paura del passato, ho accettato i fantasmi dentro di me. Ho voluto essere tutto, ho avuto tutto, ho perso tutto. Ora posso vivere in un mondo in cui ogni cosa è nuova, eppure nessuna lo è veramente.
Sono guarita, l’ho già detto. L’ho capito passo dopo passo, oggi una volta di più.
Le fotografie sanno dire così tante cose. Dovrei disperarmi al pensiero che parlano soltanto per me? No…è una strana, intima, consolazione.
"Spring came with awakening, came with innocense and joy Spring came with fascination and desire to deploy Summer came with restlessness and curiousity Summer came with longing for the things we could not be
Take me to the forest, take me to the trees Take me anywhere as long as you take me Take me to the ocean, take me to the sea Take me to the Breathe and BE
Autumn came with knowledge, came with ego came with pride Autumn came with shamefulness for the things we could not hide Winter came with anger and a bitter taste of fate Winter came with fear for the things we could not escape
Take me to the forest, take me to the trees Take me anywhere as long as you take me Take me to the ocean, take me to the sea Take me to the Breathe and BE
Teach me of the forest, teach me of the trees Teach me anything as long as you teach me Teach me of the ocean, teach me of the sea Teach me of the Breathe and BE
See me! I am the one creation Hear me! I am all the love that came from Animae Know me! I am the incarnation Fear me! I am all the power held by Animae Me!
Give me of the forest, give me of the trees Give me anything as long as it’s for me Give me of the ocean, give me of the sea Give me of the Breathe and BE
Give me all the forests, give me all the trees Give me everything as long as it’s for free Give me all the oceans, give me all the seas Give me all the breathing...BE!!"
"Now, in this hotel room, I lie wondering who I am. Finding out at last that freedom is a state of mind." FREEDOM IS A STATE OF MIND /Remedy Lane
Sinceramente. Violentemente.
(categoria: " Vita Quotidiana ")
Cammino al tuo fianco e non so dove andremo. Fai il broncio quasi sempre dopo il terzo click, ma sai benissimo che non basterà a fermarmi.
Voglio cogliere ogni sfumatura di questa luce iridescente, e voglio scavare nel tuo sguardo, vederci i colori come li concepisci tu: voglio diventare la tua stessa vista.
La città è grande e mi ubriaca di dettagli ammassati in variopinte forme che non sempre riesco a classificare. Mi sembra di esser finita dentro uno di quei quadri senza prospettiva in cui ogni particolare cerca di emergere sugli altri, senza criterio, senza logica, ma creando un insieme colorato del quale godere intuitivamente.
Ti porto per le vie che milioni di turisti percorrono ogni giorno. Tiro la tua mano e continuo a meravigliarmi di qualcosa ad ogni svolta.
Capita che a stupirmi siano cose che hanno senso solo per me, criptate in forme geroglifiche dell’immaginazione che non ama esser spiegata. Eppure lo sai che non c’è divieto d’accesso al regno della mia fantasia.
Ti porto dove voglio andare, e cerco sul tuo viso una reazione diversa, che mi sussurri che ce l’ho fatta, che questa volta è qualcosa di completamente nuovo anche per te.
Ma è la tua città, e ad ogni passo riecheggia nella mia mente il pensiero che tu qui ci sei già stato, chissà con chi, con quale sorriso o con quale stupore hai guardato le stesse cose che ora ti indico io.
Così ora mi porti tu, lungo vie che i turisti evitano, per quelle strade che sono state la tua vita. E io continuo a tenere la tua mano e a cercare nei tuoi occhi tutto quello che non vuoi dirmi.
Adesso sono un’ombra, che ti resta addosso e ti segue ovunque, fedelmente, ma che non può avere parte nella storia. Osservo in silenzio e riduco al minimo la mia presenza: io non faccio parte di questo mondo, non posso farne parte, e persino comprenderlo mi è difficile.
Per un attimo mi sembra di venir catapultata in una di quelle scene da film, in cui il protagonista osserva qualcosa che succede dal di fuori, come in sogno, e impotente cammina tra gli attori che continuano a recitare il loro copione in una lingua sconosciuta.
Ma non è proprio così: qualcuno ogni tanto si accorge di me, e tu sai che ci sono, tu continui a tirarmi verso di te, anche se sai benissimo che non uscirò dal mio universo attiguo, impossibile da intersecare.
Li guardo con maggior interesse, adesso, i tuoi occhi. Mi raccontano aneddoti di quello che eri e aprono tunnel segreti verso parti di te che non mi appartengono.
Lentamente inizio a comprendere e ad assaporare i colori di ogni cosa. Tutto intorno ci sono fantasmi della tua vita, che prendono forma e voce intorno a noi, dando un volto e delle sembianze reali ai tuoi racconti, impattando violentemente con i fantocci che avevo creato nella mia immaginazione.
E’ strano camminare tra fantasmi che non siano i miei. I miei non esistono qui. Sono un fantasma io stessa, un’ombra di un tempo diverso. In ogni caso fuori posto.
Non faccio nemmeno una foto, come se in cuor mio sentissi che sarebbe un sacrilegio. Ma ogni cosa resta impressa nella mia mente, persistente come l’odore forte di quei luoghi che rimane aggrappato ai vestiti, ai capelli, al respiro.
Sono felice e triste nel medesimo istante, mentre ti accompagno in questo viaggio tra tempi e mondi distinti, mentre mi dici che sei contento di essere lì con me, mentre cerco di prendere la forma di un cosmo che non è mio.
E non ti sorprendere se poi la notte spingo il viso contro la tua schiena, sbuffando lievemente come quel cane, troppo grosso anche per te, che volevamo portarci a casa.
Non ti sorprendere se devo starti così vicino da volerti rubare il sonno: non capisci? Sono un’ombra e ho il terrore di annullarmi, di perdermi negli echi nebbiosi di questi fantasmi stranieri.
Ho bisogno che tu mi assorba, che tu riesca ad assimilare la mia presenza in te.
Ma il sole è più luminoso qui, e l’ombra che sono si fa più netta e definita, imprescindibile.
Mi guardo intorno e comprendo quanti colori ci sono che posso fare miei.
“Avvicinati e prova a vivermi a ritroso senza guardare indietro. Sopravvivere è qualcosa di confuso anche se non mi importa.
Se solamente il silenzio potesse parlare quanto alta sarebbe la voce di questa sinceramente tua, violentemente tua.
Senza di te sono muta. Senza di te, violentata e nuda . Nessuno può toccarmi come lo faccio io.
Se solo tu potessi strisciare dentro te stesso e liberarmi da tutto il tuo peso potrei ancora amarti al punto di odiarti?
Custodisci la mia colpa e usala come un giocoliere. Quell’immagine di Cristo sul muro della tua camera da letto ci farà sanguinare fino a redimerci.
Senza di te sono muta. Senza di te, violentata e nuda . Nessuno può ferirmi come fai tu.
Voglio sapere come ci si sente ad andare avanti senza condividere. Il tuo travestimento diabolico si sta rompendo. Il tuo viso è ora così rude.
Consapevole, cieca, sorda e muta. E’ l’unico modo per avvicinarmi a te. E’ l’unico modo per mostrarti me stessa.
Queen of all my sleepless nights For whose beauty I, Faun have played my pipes, with heart Queen in white silk, skin like milk Horns of Faun, lips of dawn
You are now honoured you with my presence As I’m honoured by your sight I crown your perfection The predator in your breast, I devour
Tempted is now my light body
From where it burns spirals of exotic scents Rose, sandal, jasmine, all kinds of incense Aged fragrances only dreamed of once Dragons do dream far beyond the sense We make love in the dusty throne of a Modern Sodoma
"Come to Me, step further into my nakedness Caress me in your breasts of Fire"
"Breed my flame, have no fear or weakness I welcome you in my hole of desire"
"Have me now, Prince, have me here" Your beg still whispers in my ear
Daylight has broken into a strange nostalgia Night tired candles seem like two lovers Melt in a embrace of conspiracy Between us there is this strange chemistry but would you die for me? would you die for what I’ve longed to be?
"Imperious, choleric, irascible, extreme in everything, with a dissolute imagination of the like which has never been seen, atheistic to the point of fanaticism, there you have me in a nutshell and kill me again or take me as I am, for I shall not change."
"Breed of a nameless force, origin of our Sin We are as large as Gods, we are their tragedy We are the four arms of the solar Cross Lightning in incredulous faces the flames of Uthopy" (De Sade)
Would you die for this?
Moonspell - An Erotic Alchemy
La luna è piena nel cielo di Barcellona. L’aria ancora vibra del suono prorompente che ha attraversato la sala. Il tuo sguardo mi scorge da lontano e mi riconosce all’istante, prima ancora che ci sia bisogno di qualsiasi parola. Ti ricordi ancora il primo libro che ti ho regalato, e nonostante tutti gli anni che sono passati riesci a farmi sentire importante, mentre sorrido felice come una bambina che ha trovato i regali sotto l’albero prima di tutti gli altri.
Sei sempre lo stesso: incredibile nella semplicità di una parola cordiale, magnetico in quello sguardo che cambia colore ad ogni istante, maestoso in quella voce che ha fatto tremare i cuori di folle intere. Un’ammirazione che cresce negli anni, per una persona di una profondità e un carisma senza eguali. Sono ancora schiava dei tuoi incantesimi, sono ancora una figlia della luna dal cuore di lupo.
E ogni volta sotto quel palco mi emoziono e libero tutto quel che di più autentico sento nell’anima. Perché sono cresciuta under the Moonspell, perché non mi sembra vero che siate riusciti a suonare con tanta forza da superare persino voi stessi dei tempi migliori. Perché se gli uomini avessero ancora bisogno di dei, voi sareste sull’olimpo, cadenzando il ritmo mortale con le vostre melodie sublimi e bellissime.
Ti guardo vicino a lui e il cuore mi esplode. Come si può descrivere la sensazione di avere davanti, vicini, due uomini che in modi diversi hanno lasciato orme di lupo indelebili nella mia esistenza? Due meraviglie che diventano una, e che nella loro diversità ora mi sembrano così curiosamente simili. Strange are the ways of the wolfhearted. Bizzarro è il sentiero che mi ha condotto a questa sera in cui tutto sembra avere un senso, pieno e luminoso come il sorriso della luna là fuori.
Può darsi che un po’ della mia magia, dopotutto, non sia andata persa completamente. Sorrido, e oggi come la prima volta vorrei soltanto dirvi “grazie”.
"..but I am a demon who dresses in red and I do not hope you will understand"
"<<Per piacere lasciami essere tua e non andartene mai. Per piacere stai qui vicino a me. Tutto l’amore che abbiamo condiviso dov’è adesso? Per piacere lasciami diventare migliore di come ero. Per piacere non rinunciare a noi due. Il pensiero di perderti…io non so…come…>>
<<Posso sentire il dolore che hai dentro, lo vedo nei tuoi occhi, quegli occhi che una volta brillavano per me. Posso sentire il tuo cuore selvaggio che ci lacera e ci allontana. Amore mio…come posso aiutarti se tu non mi vuoi? >>
<<Non c’è nulla che puoi fare per aiutarmi adesso. Sono persa dentro me, come tante altre volte prima. Non c’è nulla che puoi fare per alleviare il mio dolore. Sono così dispiaciuta, ma se mi ami…mi devi lasciar andare.>>
Due giovani anime nella danza di una fionda a catena. L’amore una volta scritto dall’inchiostro della solitudine prega di poter danzare nel dondolamento di una fune. Camminando sulla via del rimedio attraverso questo interludio di dolore.
Chi ci sarà ora? Ora che perdo il mio solo vero amore? (ora che perdo il mio amore) Sto cadendo, adesso. Vedo l’oscurità sopra e sotto di me.
Non c’è nulla che puoi fare per aiutarmi adesso. Sono persa dentro me, come tante altre volte prima. Non c’è nulla che puoi fare per alleviare il mio dolore. Sono così dispiaciuta, ma se mi ami…mi devi lasciar andare.
Due giovani anime nella danza di una fionda a catena. L’amore una volta scritto dall’inchiostro della solitudine prega di poter danzare nel dondolamento di una fune. Camminando sulla via del rimedio attraverso questo interludio di dolore.
Chi ci sarà ora? Ora che perdo il mio solo vero amore. (Sto cadendo) Ho perso me stessa? Per amare qualcun altro …
<<Per piacere lasciami essere tua e non andartene mai. Per piacere stai qui vicino a me. Tutto l’amore che abbiamo condiviso dov’è adesso? Per piacere lasciami diventare migliore di come ero. Per piacere non rinunciare a noi due.
Il pensiero di perderti…io..>>
Io non so come farò!"
...per correre avanti ancora più forte.
“Fa più freddo rispetto a prima, le stagioni hanno preso tutto ciò per cui sono venute. Adesso l’inverno danza qui sembra così adeguato, non trovi? Rivestire il terreno di bianco e grigio.
E’ così tranquillo che posso sentire i miei pensieri toccarsi ad ogni secondo che passo aspettandoti. Le circostanze non mi permettono alcuna seconda possibilità di dirti quanto mi sei mancato.
Mio adorato, lo sai quando il mite vento tornerà ancora, un altro anno inizierà a passare. Ti prego, non chiedermi perché sono qui, qualcosa di più profondo di un bisogno di ricordare mi ci ha portato.
Un tempo eravamo giovani e benedetti con ali. Nessuna altezza poteva impedirci di essere raggiunta. Nessun posto sacro che non potevamo superare. Eppure cose più grandi sono bruciate tra di noi. Non rimpiango le scelte che ho fatto, e so che tu senti lo stesso.
Mio adorato lo sai quante volte fisso le nuvole pensando di vederti là? Questi sono sentimenti che non passano facilmente. Non posso dimenticare ciò che abbiamo rivendicato come nostro.
Momenti perduti nonostante il tempo rimanga. Sono ancora orgogliosa di quel che siamo stati. Nessun dolore resta, nessun sentimento. L’eternità attende.
Concedimi un paio d’ali affinché io possa volare. Il mio irrequieto animo è nostalgico. Nessun dolore resta, nessun sentimento. L’eternità attende.”
Serenità. Non avrei mai sperato di provarla, non oggi.