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ORA VORREI TANTO...







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1) una meraviglia? guardare mia nonna che a 93 anni arroscisce quando le dò un bacio..
2) La Musica. Viaggiare con la mente sulle note di una canzone, sentirsi parte di un' idillio di melodie, cullati dalle onde o a cavallo di un fulmine. La Musica, che è emozione allo stato puro, è il sesto senso che si risveglia, è il sogno che prende forma...
3) la barretta di cioccolato lindt con nocciole intere
4) ...aprire gli occhi e ritrovarsi a suonare sopra un palco davanti a 10.000 persone...



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Take the time to make some sense
Of what you want to say
And cast your words away upon the waves
Sail them home with acquiesce
On a ship of hope today
And as they land upon the shore
Tell them not to fear no more
Say it loud and sing it proud
Today...

And then dance if you want to dance
Please brother take a chance
You know they’re gonna go
Which way they wanna go
All we know is that we don’t know --
How it’s gonna be
Please brother let it be
Life on the other hand won’t let us understand
We’re all part of the masterplan

Say it loud and sing it proud
Today...
I’m not saying right is wrong
It’s up to us to make
The best of all the things that come our way
Coz everything that’s been has past
The answer’s in the looking glass
There’s four and twenty million doors
On life’s endless corridor
Say it loud and sing it proud
And they...

Will dance if they want to dance
Please brother take a chance
You know they’re gonna go
Which way they wanna go
All we know is that we don’t know --
How it’s gonna be
Please brother let it be
Life on the other hand won’t let you understand
Why we’re all part of the masterplan



SONDAGGIO: KAISER CHIEFS VS FRANZ FERDINAND


Quale tra queste due band preferite?

Kaiser Chiefs perchè sono fighi
Franz Ferdinand perchè sono fighi
Nessuna delle due, i più fighi sono sempre gli Oasis e ascolto solo loro
Nessuna delle due, i più fighi sono sempre Checco e la B.BAnd e ascolto solo loro alle sagre
Rock’’n’’roll merda... dovevi fare un sondaggio MondoMarcio VS FabriFibra

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giovedì 19 marzo 2009 - ore 22:58


Degenza E Decenza Senza Sconfinare Nella Demenza
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Tempo di clausura, la voglia di fare mille cose che si contrappone ad un’apatia indotta, forzata.
In piedi o disteso, il mio piccolo mondo visto da due sole prospettive.
Il policlinico, poche ore di paura, dolore quasi nullo, il dubbio che l’odore da bruciato provenisse proprio da me è stato fugato dalla dolce infermiera. La prospettiva di tornare a casa la sera sfuma dopo il giro pomeridiano dei camici bianchi. Pazienza. Ho un libro da finire.
L’andatura rigida, il tempo di accompagnare giù la materna assistente, fumare dal terrazzo sul pronto soccorso, bere un caffè in bar e comprare pure Focus.
Un po’ ci sono rimasto che non mi hanno portato i pometti cotti. Patate lesse e stracchino. Gnam.
La simpatia dell’infermiere che fa sarcasmo sulla peluria del braccio sinistro e mi tira 3 giri di cerotto, causa delle innumerevoli bestemmie che hanno preoccupato il reparto tutto.
La cicca prima del coricamento, non c’è nessuno sul terrazzo. Ci credo, mi hanno chiuso fuori. E fortuna ha voluto che la guardia fosse ancora nei paraggi con le chiavi in mano.
La medicazione, giovani infermiere e giovani dottoresse che maliziosamente mettono le mani al mio lato B.
C’è posta per me, la lettera di dimissioni. Mi pare una buona idea quella di tornare in bus.
La rivoluzione in soggiorno, il divano lo giriamo così.
Mangio come i cavalli. Io avrei preferito mangiarli proprio, i cavalli, non imitarne lo stile.
Giorni che si confondono con altri, tanti libri letti, tanti pacchetti vuoti, tanti film visti o rivisti.
Il postino mi porta quella bellissima maglia bianca numero 7; bramo di indossarla sfoderando il micidiale destro.
Visite casalinghe, grazie, mi hanno fatto bene, per quelli che sono passati d’improvviso, per quelli che si sono fermati tornando nella vicina casa, per quelli che uscendo dal lavoro si fermano per un aperitivo a casa mia, per quelli che sono venuti a parlare di tutto e di più, a scambiare film, gettando le basi per le prossime gite enogastronomiche.
In questi momenti, che si voglia o no, ci si rende conto di chi si interessa o meno. Tipo chi si preoccupa solo di far serata con una spalla “di riserva” dato che l’altra è ko, tipo chi dice che vuole passare e non lo fa ma almeno un sms poteva inviarlo, tipo chi sa ma non gliene frega niente e onestamente apprezzo di più questo atteggiamento.
La vicina ingombrante, che mi frega il divano prediletto data pure la sua convalescenza, me le tira proprio le maledizioni, brutto uccellaccio del malaugurio. Ma io non sono un sacco di patate come lei.
Cosa fare cosa non fare, la chitarra acustica suonata in piedi non mi da le stesse soddisfazioni delle carote sbucciate e affettate, anche per i beati apostoli. Un solo dubbio: chi cavolo si mangia ora tutte queste carote?
Il capo chiama, almeno due volte al giorno, mi sveglia al mattino. Colui che gli ha dato il mio numero la pagherà.
Come impiegare l’ancor troppo tempo libero?
Con una seduta di acconciatura maschile per mano della zia, anzi, inginocchiata di acconciatura maschile. Vai di macchinetta, facciamo un taglio estivo e addio frangia. Anzi, addio a tutto.
E, quasi da non crederci, ho perfino ricopiato la rubrica del telefono nel Motorola invecchiato ormai stando lì nella scatola. Pure la suoneria personalizzata, una musichina rebel. Ma non riesco ancora a fare il trapianto di Sim dal vecchio T68 al V3.
Lunghe telefonate serali, spero di non aver interrotto gli studi.
Intanto le medicazioni sono una buona scusa per farsi il giretto, accompagnato dal prode cugino dalla guida troppo sportiva, tra vecchie tabaccaie lussuriose e omini che sembrano più macellai che infermieri.
Altra scusa per uscire è il mercoledì, luoghi consueti, sgabelli e sambuca, amici che vanno, vengono, protagonisti di racconti recenti, che mi discriminano sui divani, che pretendono la mia compagnia in auto, la scorta con due gorilloni d’eccezione.
Neanche il tempo di tornare a casa che appuro esserci qualcosa che non va, zampilli rossi e fiumi di globuli rossi che mi bagnano il corpo.
Mi piego in due nei sedili posteriori della Panda, via, al pronto soccorso. Non prima di aver chiamato Polizia e Pompieri per il cassonetto in fiamme in corso Milano.
Il primo corpo mi fa notare che il 112 è il numero sbagliato, i secondi invece mi chiedono se era un bidone della carta... mi chiedo se sono domande o osservazioni da fare.
Poco lunga la lista d’attesa, facce da sonno che mi vengono a sistemare, “capita, a volte”, due punti a pelo vivo per chiudere l’arteriola e ciao. Il ritorno piegato in due nella panda è stato più difficoltoso dell’andata.
Piccole disavventure notturne, per fortuna i sedili tedeschi sono emorepellenti.
L’attesa, mai sono stato contento come questo sabato di aspettare visite veneziane e senza grossi problemi di orientamento.
Il gelato ed il caffè, siamo attrezzati, vada per il liscio, in qualche sagra. Mio dio, un pensiero? Pure due.
Com’è passato veloce e timido, il pomeriggio.
Nuova uscita, sempre in accortezza, altra cena, pochi marajoni, o per lo meno diversi, i versi del quartetto rubanese, tra le cento mani di Hokuto e la mossa della cappasanta che solo in pochi eletti possono eseguire con successo.

A casa presto, non prima dei commenti sulla coda davanti al Big.
Un evento che merita il pranzo in una trattoria rustica, al Ponte di Arlesega, battente bandiera nerazzurra, dove si batte anche la carta e con un notevole professionismo nel maneggiare le carte trevigiane e il cabernet nostrano: i 65 anni dello zio Armando.
Scorbutico come al solito nonostante il millefoglie con lo scudetto rossonero. Pazienza se mancava Inzaghi alla festa, era impegnato a fare il trecentesimo.
Un passaggio per un drink domenicale, compagni di avventure sportive che si sono sistemati, compagne di avventure quasi dottoresse sistemate pure loro.
Mi pare che vadano per la maggiore le teste belle rasate.
Abbiamo evidenti problemi d’udito. Se non ci sentiamo.
Io continuo a pensare che sarebbe bello che un messaggio iniziasse con un saluto, sopreattutto se non ci si sente da mesi con chi ne è autore...
Per la serie non strapazziamoci troppo... un bel concerto, Milano, i The Killers.
Non sono a posto, no, decisamente. Ma neppure chi ha insistito e voluto farmi partecipe. Buon Natale!
Il casino al semaforo de Le Brentelle, retrofront fino a Grisignano, borse e sacchetti stile Romania.
Un’Alfa grigia all’orizzonte, tutti in carrozza, posizioni non comode, i taralli che ho scoperto finalmente cosa sono, patatine, una buona scorta di cibo e di birre, la vocina del navigatore molto educata che si rivolge all’autista dando del “lei”, la strada discutibile che attraversa il centro di Milano, non il massimo quando si hanno i minuti contati.
L’imponente Forum di Assago, che ha cambiato nome per la ottantatreesima volta, il tunnel, palazzetto già strapieno, i vigili del fuoco ci invitano a salire all’ultimo anello. Poco male, si sta un po’ più tranquilli lassù.
Il gruppo spalla manco visto ma poco importa.
La scenografia con le palme, una K luminosa davanti le tastiere.

In ritardo arrivano i Killers e il boato è assordante.
Che dire, tutte canzoni da ballare, con alcune si è raggiunta l’apoteosi. Stavolta le balliamo (beh, non che lo facessi veramente, ma ero scatenato nella mia semi immobilità...) dal vivo, senza l’intervento dei nostri soliti dj.
Are we human or are we dancer?
Credo di avere i cerotti dentro le scarpe ma pazienza.
Fuochi d’artificio, esplosioni di coriandoli, il fumo riempie il palazzetto nel pirotecnico finale.
Gran concerto, corto, ma portentoso.
L’esodo verso l’uscita, si curiosano le t-shirt arancioni alle bancarelle, i consueti strilloni “acqua-coca-birraaaaa!”.
Cambio sponda, cambio fianco, il risultato è scomodamente lo stesso.
Gente che ci segue in autostrada?
I poliziotti sono inquietanti al di fuori del Bauli ripieno di cioccolata in vista della Pasqua.
Grazie ragazzi, di tutto, grazie ragazza per tutto e di più.
La mattina seguente mi sveglio divelto.
La mia infermiera preferita, è ora di sostituire chilometriche garze con la polverina magica. Chissà, bramo una doccia come Dio comanda.
Prenotato il trenino da Gatwick a London Bridge, l’aggiunta dell’amico per il matrimonio non è andata a buon fine... eppure io dico che basterebbe un po’ di iniziativa in più.
Il taxi cabinato, numero uno di bontà e pazienza, un’invasione di manzi americani, l’idea per l’estate mi interessa eccome. La sambuca, che bel rito.
Cari amici d’oltre manica, il programma è una bomba, spero di non esplodere.
Io che sono nel team dei “starters” penserò all’aperitivo, d’importazione.
Salta l’appuntamento con le erbette? Io non so la differenza tra bruscandoi e pissacani...
La valigia la farò all’ultimo, per scaramanzia, per pigrizia, intanto le bottiglie sono pronte, i Raffaello pure.
Inizio a preoccuparmi per i sedili del volo 793.
Un temporale? Da quanto.
Vediamo come torno.
Se torno intero.
Se torno.
I’ve got a soul, but I’m not a soldier.

“All These Things That I’ve Done – The Killers"





When there’s nowhere else to run
Is there room for one more son
One more son
If you can hold on
If you can hold on, hold on
I wanna stand up, I wanna let go
You know, you know - no you don’t, you don’t
I wanna shine on in the hearts of men
I wanna mean it from the back of my broken hand

Another head aches, another heart breaks
I am so much older than I can take
And my affection, well it comes and goes
I need direction to perfection, no no no no

Help me out
Yeah, you know you got to help me out
Yeah, oh don’t you put me on the back burner
You know you got to help me out

And when there’s nowhere else to run
Is there room for one more son
These changes ain’t changing me
The gold-hearted boy I used to be

Yeah, you know you got to help me out
Yeah, oh don’t you put me on the back burner
You know you got to help me out
You’re gonna bring yourself down
Yeah, you’re gonna bring yourself down
Yeah, you’re gonna bring yourself down

I got soul, but I’m not a soldier
I got soul, but I’m not a soldier
I got soul, but I’m not a soldier
I got soul, but I’m not a soldier
I got soul, but I’m not a soldier
I got soul, but I’m not a soldier
I got soul, but I’m not a soldier
I got soul, but I’m not a soldier
I got soul, but I’m not a soldier
I got soul, but I’m not a soldier

Yeah, you know you got to help me out
Yeah, oh don’t you put me on the back burner
You know you got to help me out
You’re gonna bring yourself down
You’re gonna bring yourself down
Yeah, oh don’t you put me on the back burner
You’re gonna bring yourself down
Yeah, you’re gonna bring yourself down

Over and in, last call for sin
While everyone’s lost, the battle is won
With all these things that I’ve done
All these things that I’ve done
If you can hold on
If you can hold on


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mercoledì 4 marzo 2009 - ore 01:15


Tisane, Tosetti, Tosati A Teatro
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Tisane, non sono da me.
L’immagine di chi fa la lavatrice a 90 gradi, col culo per aria...
La batteria che tradisce, pure le luci di posizione, la calma del buon elettrauto di paese è a dir poco olimpica.
Telefonate norvegesi, scopro che ci sono i delinquenti anche ad Oslo. Avreste mai detto?
E corri, chiama, blocca bancomat e carta di credito, i Carabinieri invece dicono che aspettano.
Tinto Brass che beve il caffè e senza Brass, nipotine, nipotini e occhialine, la gioventù che frequenta certi locali, emancipata ma con il pannolone su.
Grave errore, quello di confondere il Campari con l’Aperol.
Non mi capacito ancora della disorganizzazione altrui, della distrazione a approssimazione continua verso il prossimo, che sia un messaggio di conferma, che sia un aperitivo, che sia un ritrovo, che sia una pizza con un amico che arriva tardi in stazione...
Il ritrovo... peggio che peggio, neanche quando i minuti sono contati e la gente coinvolta è parecchia...
Mi consolo che non sono solo io a brontolare, mi consolo del fatto che forse tutti si sono resi conto di cosa devo patire ogni volta e senza plausibile motivo.
Non mi consola il fatto che, l’unico che dovrebbe preoccuparsi del rischio concreto di essere mandato a cagare definitivamente, se ne freghi abbastanza e che, anzi, faccia l’irritato.
Le corse contro il tempo per Torreglia, è il teatro “delle sagre”.
La “Niobe”, una farsa in tre atti in dialetto veneto, basata sugli equivoci, le risate a metà strada tra l’antica Grecia e Sambruson di Dolo. Spassoso.
Le birre e le enormi compagnie non sempre vanno d’accordo, la pazienza fa selezione, da 21 a 10.
L’unico giorno che odio più di una domenica è una domenica ecologica, quando qualsiasi buon proposito rischia (e ci riesce) di andare a farsi benedire.
Tentativi decisamente fiacchi, caro mio, se questo è il tuo interesse… meglio lasciar perdere, no?
Per sicurezza tiro pacco alla Big cena con gli amici marajoni.
Meglio Gassman o Pacino nell’interpretazione dell’ufficiale non vedente?

Aperitivi di qua e aperitivi di là, in qualche maniera bisogna farsi passare il tempo dato che ormai si deve aspettare un bel po’ quel treno che arriva tardi e la seguente cena.
Quota 200 perché Angela s’iscriva a facebook? Sarmeola è più luminosa di Manhattan?
La stazione e quel suo fascino particolare, quel romanticismo fatto di partenze, arrivi e abbracci... escludendo i magrebi, magari.
Una pizza grande così con l’appetito rovinato dagli spritz di prima, certo che c’è un tavolo per noi, è solo una tattica quella di far finta di andare a vedere se si libera qualcosa.
Redivivi musicisti, un po’ jam session , un po’ canzonette... canzonette???
Questa la chiamiamo “Joy Division qualcosa”.
Il sonno irrequieto, sarà mica un po’ di strizza?
La strada per l’ufficio, quasi l’avevo dimenticata. L’abitudine è dura solo due giorni.
E arrivò la cena con la “vecchia compagnia”. Sarò sincero, ’entusiasmo un po’ era scemato a causa della lunga gestazione. Per fortuna c’è stata la curiosità di vedere quanto è ingrassato quello, se quell’altro, nonostante l’anello al dito, è sempre ebete uguale, se il fusto ha aperto altre concessionarie e spero vivamente di no data la fama di disonesto, se la mano maligna ha smesso di andare a donnacce, se quella ha smesso di andare con i nigeriani, se l’altra è davvero assieme al timorato di Dio, se quell’altra ancora guarda solo gli ometti su macchina tedesca...
Noto del razzismo in più, foto assolutamente vintage e troppe macchine incidentate. Per il resto tutto nella norma. A parte il sottoscritto che si dice in giro sia l’unico maschietto ad essere migliorato con il tempo. Ah beh.
A tra dieci anni.
Io non ho pigiami.
Da domani lunghe ferie, mi ci daranno un taglio.

Ps: Come odio cancellare un post per sbaglio, soprattutto se ricordava il compianto Franco Capovilla dei Delfini, se parlava di concerti degli Oasis visti o persi, se parlava di cazzate come al solito. Sbuffo o bestemmio?

“Silvia Lo Sai – Luca Carboni”

La maglia del bologna sette giorni su sette
pochi passaggi molti dribbling molti vetri spaccati
un dio cattivo e noioso preso andando a dottrina
come un arbitro severo fischiava tutti i perche’

... dire fare baciare
occhio questa e’ la palla che ci puo’ salvare

a salvarci erano invece certe canzoni
che uscivano dalla radio di Silvia tu seduta a cercare le stazioni
che buffo era Luca mentre provava a tenerti la mano
non potevo non prendervi in giro ma capivo che nasceva qualcosa di strano

...E come e’ strano incontrarti
Silvia aspetta debbo parlarti

Silvia lo sai lo sai che Luca si buca ancora
Silvia lo sai lo sai che Luca si buca ancora
Silvia chissa’ chissa’ se a Luca ci pensi ancora
Silvia lo sai che Luca e’ a casa che sta male

i professori non chiedevano mai se eravamo felici
Silvia tu ridevi e scherzavi Luca invece non parlava mai
... Che profumo bologna di sera le sere di maggio
Luca che botte dai grandi prendeva per dimostrarci che aveva coraggio

... Dire fare baciare
certo ma il tempo non lo puoi fermare

l’altro giorno ho trovato una scusa per potergli parlare
hey Luca ne e’ passato del tempo ... Si’ ma adesso lasciami andare
non credevo di essere stato violento ma ha cominciato a tremare
mi ha guardato con lo sguardo un po’ spento non riusciva a parlare

e adesso come facciamo ...
Non dovevamo andare lontano ?

Silvia lo sai lo sai che Luca si buca ancora
Silvia lo sai lo sai che Luca si buca ancora
Silvia chissa’ chissa’ se a Luca ci pensi ancora
Silvia lo sai che Luca e’ a casa che sta male


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mercoledì 18 febbraio 2009 - ore 23:08


Prospettive Di Senilità E Occhi Viola
(categoria: " Vita Quotidiana ")


C’è chi si stupisce di trovarmi in ufficio.
Anch’io a dire il vero, vista la calma piatta del periodo, basti vedere il poco traffico nel tragitto e i parcheggi vuoti davanti alle fabbriche. Ci avete fatto caso?
Che poi si sta a casa una settimana e si torna immancabilmente in mezzo al casino perché si deve condensare tutto nei cinque giorni lavorativi successivi a quelli di “ferie comandate”.
Spedizione regalo un po’ tardiva, tra l’altro non è che sia il presente più facile della storia, anzi, per questo destinatario non lo è mai.
Niente sconto su un libro invenduto da almeno otto anni? Tenetevelo allora.
La battuta sulle pantofole? Non era mica una brutta idea... soprattutto se erano di Pittarello.
Ehm, no, cercavo i classici mutandoni del nonno... non so perché, mi sento sempre un po’ a disagio nei negozi di biancheria intima. Per fortuna ci siamo fatti quattro risate e le commesse pure.
Mai vista Giusy Ferreri così da vicino e così in grande... odio i maxischermi nelle birrerie, soprattutto se ci sono seduto sotto. Mezzanotte? Auguri, Faustino!!
Qualche attimo in cui mi scopro pensieroso, non è stato così facile assimilare. Ma prima o dopo doveva accadere. I pensieri ad un anno prima, ricorrenze di luoghi e attimi, è cambiato un protagonista della storia ed è cambiata la posizione in “classifica”, oltre a tante altre cose, evidentemente; da metterci una pietra sopra, letteralmente, in lingua veneta.
Mai dare la mano in segno di saluto a chi si è appena svuotato la vescica.
La vicenda della tessera, ormai un’ossessione, quasi una presa in giro, mi permetterò di romperti le scatole ogni volta che passo per il Tag.
Un gruppetto vivace che propone la cover italiana di “Panic” degli Smiths, non troppa gente, subito grandi hit da ballare, qualche frangiona critica la mia macarena versione rock’n’roll...
Nooottttteeee.
Chi ha la stampante a colori?
Io. Righine incluse.
Ecco, il mio ritardino passerà alla storia, non potevo neanche tirar fuori la vera buonissima scusa senza rivelare qualche sorpresa.
Cara la mia zia che parte sfidando tangenziali ancora a lei sconosciute. Dai, ormai ci sei.
Niente, lo scoramento è troppo forte e l’autostrada riporta verso Venezia.
Quanti cuori rossi in questo bar, avanzati dalla “festa” del 14 febbraio, gli arrivi a rate, il saldo no, un biglietto di buon compleanno in rima, che nasce tra uno stuzzichino e l’altro. Un inno alla senilità.

La telefonata che non ti aspetteresti mai, la zia che ha girato la macchina nuovamente, arrivando dritta a destinazione.
I sorrisi e le risate dicevano tutto.
Ci sto prendendo gusto con queste domeniche.
Un topastro vecchio tre decenni, mancano solo i pezzettini di formaggio in tasca, da lanciare per accalappiare le “topoline”.
Che una, a quanto si capisce, attende solo un interessamento maggiore...
Occhio al pelo bianco nelle orecchie.

Io potrei fare il commissario Basettoni.
Tutte le strade portano a Campodoro, alcune sono solo più lunghe, altre sono prive di una qualsiasi filiale Antonveneta.
Fatto trenta, facciamo trentuno? Anche no dai, ne riparliamo tra un annetto.
Battaglie navali tra i club, mai cantare vittoria troppo presto.
Tento di provare antipatia, giusto per avere un alibi, ma non funziona, no, non ce n’è.
Inter merda. Non come la Juve, ma quasi.
Assemblea sindacale, niente di nuovo, niente di buono.
All’inizio furono i Friulani, poi vennero i Tedeschi ed i Finlandesi.
Domani, tutti assieme, barufferemo con i Vicentini.
Convocazione tra due giovedì? Caspita, non so se sono pronto al dissanguamento.
E poi tutte le ciambelle escono con il buco?
Micologia, almeno ora so cosa fare per pulire per bene i funghi.
Sognerò occhi viola? Voglio gli occhi viola.

E Mina dov’è???
Il capo ritarda dopo che mi ha fatto alzare mezzora prima del solito, qualche accorgimento dopante causa piccoli scenali da raffreddamento.
La bandiere della Cisl alla Piroga? No, non sono gli albergatori in sciopero ma il congresso della FNP, i pensionati, tipo mio padre.
Il sole di Velo d’Astico, il figlio del Cavaliere molto più mansueto, questo acciaio a chi lo do?
Stasera passo, tecnicamente mi considero cotto, idealmente mi preservo per il prossimo memorabile weekend.
Povia poteva mica scegliere un altro nome?
L’innominabile dai bei capelli trapiantati, poteva mica ritirarsi veramente?
Ho sognato con cani, cuculi, camosci.
Ed un corvo.

“To Lose My Life – White Lies”

He said to lose my life or lose my love
That’s the nightmare I’ve been running from
So let me hold you in my arms a while
I was always careless as a child
And there’s a part of me that still believes
My soul will soar above the trees.
And now the desperate fear runs through my blood
That are dead loves buried beneath the mud

Lets grow old together and die at the same time
Lets grow old together and die at the same time

I said I got no time I have to go
And I was more right then than I’ll ever know
He said my heart is fake well mines regrets
Left him crying next to the chapel steps

Lets grow old together and die at the same time
Lets grow old together and die at the same time
He said
Lets grow old together and die at the same time
Lets grow old together and die at the same time
You said
He said to lose my life or lose my love
That’s the nightmare I’ve been running from
So let me hold you in my arms a while
I was careless as a child
And there’s a part of me that still believes
My soul will soar above the trees.
And now the desperate fear runs through my blood
That are dead loves buried beneath the mud
And now the desperate fear runs through my blood
That are dead loves buried beneath the mud


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sabato 14 febbraio 2009 - ore 17:28



(categoria: " Vita Quotidiana ")


Ci sono giorni in cui mi sveglio spento.
E’ l’inizio di una indimenticabile canzone suonata dai Timoria.
Chissà Omar come si sarà alzato il giorno dopo essere stato mollato da Elenoire.
Ci sono giorni in cui mi sveglio cassa integrato.
Altri giorni, tipo oggi, che lo sono meno, abbandonato in un ufficio e se vedo passare una sagoma per l’officina è già tanto.
Due giorni di ferie, martedì è sembrato l’inizio di un weekend. L’attesa di una telefonata dall’ufficio del personale è stata lunga, alla fine, su richiesta di chi mi reclamava, mi hanno concesso di timbrare questo venerdì.
Ehi amico, Italia-Brasile la salto, vado io a fare il fenomeno nel campetto sintetico. Ti ricordi, vero, cosa c’è in programma per la tarda serata?
La risposta non poteva che essere un “no”. Come al solito.
Al cinema???
Gionny e gli amici pallonari, un moscone, intrattabile, sembrava la parodia di Cassano di Guida al Campionato, il (buon?) Tenerife.
L’appuntamento del martedì sera rock’n’roll, in questa occasione ha un sapore molto più brit-pop, molto più fish&chips: Blur Vs Oasis.

Le due consolle, schierate, agli angoli, lo scontro è fra i pesi massimi del rock britannico anni 90.
Mi piace questa gente, riconosco i miei simili e la compagnia di molte belle serate.
Luigie che passano per un saluto, i loro amici barbuti con la faccia come il culo, prossime emigranti romane, omonimi gallagheriani alle prese con i piatti, dj in consolle e altri che ballano, le foto “delle persone”, la custodia ripiena di frasi tratte dalle canzoni che amiamo, meglio di un tubo di Baci Perugina.
Che bello quando, all’ordinazione della Molinari, la collega sagraiola al di là del bancone mi fa “ah ecco, mi ero preoccupata, pensavo stessi male…”
Sono pericoloso, chi si è avvicinato a me con un drink in mano, ha dovuto subire il rovesciamento completo o parziale del drink. La cavalleria non ha funzionato, il danno cagionato mi è costato “solo” il mio bicchiere in cambio.
Il pacco che arriva, è un peccato perdersi una serata così.
Abbracci, balli, foto, risate, orecchini dispersi, non ero andato via, ero solo fuori a fumare... no dai, ancora un’altra song... le luci che si accendono, si esce, chiacchiere da parcheggio e una canzone ad alto volume, la sigla di chiusura di una seratona.
Non invidio chi alla mattina lavorerà come al solito, io posso permettermi di poltrire fino a mezzodì, in un mercoledì casalingo.
La giornata del malato, anche il prete di Sarmeola, senza pur pronunciare quel nome che ha fatto tanto discutere che è Eluana, ha dovuto fare il suo commentino.
Noooo, l’arch. Nuovamente ammalato??? Ehhh, le macchine bianche!!
Parcheggi “sportivi”, un locale stravolto, un uomo e i suoi dischi, felici di veder arrivare una faccia conosciuta.
Messaggi che iniziano con “cucu”, immagino un pomeriggio di prove di intonazione per ricercare l’autore...
Pentimento riguardante gli eventuali festeggiamenti???
Un sorriso, amaro, mi nasce in viso quando in posta trovo e saluto due colleghi, anche loro a spasso come me.
Vada per un giro in centro, abbiamo buon tempo. Che si esaurisce tutto da Feltrinelli. Schiumo.
La birra bianca al Dada Caffè, conosco benissimo, anzi, vado via con il sottobicchiere esagonale nel taschino.
Le corse per fare la borsa, la squadra dei bianchi si distingue anche per la puntualità.
Bella partita? Insomma... e abbiamo pure perso contro il biondino.
Birrette rinviate causa regali di Natale tardivi, mi scorpaccio di medici in prima linea arretrati.
Venerdì, 13 per giunta, chi ha messo Marilù al posto di Easy Network? Ben due canzoni dell’Innominabile... non so… andiamo in cerca di farci del male?
Come mai rifiutiamo l’invito per la “cena dei single”? Difficile da spiegare. Anche no.
Le ipotesi. “Ma se...”. Ehm... Forse sì.
Gli scherzoni telefonici alla nipotina... la serietà e il “lei” se il capo è in circolazione.
Insisto, perchè di natura è difficile che molli. Poi sono chiari i motivi per cui manca il tempo anche per un solo caffè.
Aperitivi privi di bacilli? Speriamo. Non sono io che porto sfiga se continuano ad incidentarsi sempre nel solito parcheggio de Le Brentelle.
Non ci si ricorda più della gita umbra? Soprattutto quando???
Conamara, l’ultimo irish pub, strapieno, un anno fa l’ultimo dei Supernova, questa volta il mio primo dei Daylight...
Shock?? Uno sgabello a me, un amico ritrovato e molti altri, fico il live.
Io al Maccarone? Se proprio proprio è per farmi perdonare... ma anche no. Niente foto, fotografa scarsa o macchina capricciosa? Un brindisi a chi ha trovato lavoro.
MA questa sopra le nostre teste, è la variante o la nuova statale del Santo?
La luna chiama, è ora di andare a prendere il vino, il conte Bellussi ci aspetta.
Sveglia presto, Hootie ci aspetta in quel di Castagnara.
E fatalità percorriamo la “variante”.
I troppi assaggi mi convincono delle qualità del Raboso, ottima annata, a detta del Conte, oggi particolarmente loquace.
Il tabernacolo con il salame e la coppa, un rituale da consumarsi in silenzio, causa bocca piena.
E si studia il Calendar Vin perché non si imbottiglia mai in un periodo a caso.

Tappa mogliana, i parcheggi traditori che inculano soldi, la pescivendola che ne dirà quattro alla comunità per mio conto e che voleva ben dire che avevo la faccia da padovano.
La Fenice, il Malbech, i panzerotti e i crostini. Chi si alzerebbe più?
Ma, insomma, se vuoi festeggiare deciditi... madonna, odio questi tira e molla.
Buon onomastico, Valentino.
Buon compleanno, Faustino.

“Rebellion (Lies) - Arcade Fire”

Sleeping is giving in,
no matter what the time is.
Sleeping is giving in,
so lift those heavy eyelids.

People say that you’ll die
faster than without water.
But we know it’s just a lie,
scare your son, scare your daughter.

People say that your dreams
are the only things that save ya.
Come on baby in our dreams,
we can live our misbehavior.

Every time you close your eyes
Lies, Lies!

People try and hide the night
underneath the covers.
People try and hide the light
underneath the covers.

Come on hide your lovers
underneath the covers,
come on hide your lovers
underneath the covers.

Hidin’ from your brothers
underneath the covers,
come on hide your lovers
underneath the covers.

People say that you’ll die
faster than without water,
but we know it’s just a lie,
scare your son, scare your daughter,

Scare your son, scare your daughter.

Now here’s the sun, it’s alright! (Lies!)
Now here’s the moon, it’s alright! (Lies!)
Now here’s the sun, it’s alright! (Lies!)
Now here’s the moon it’s alright (Lies!)

But every time you close your eyes. (Lies!)


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giovedì 12 febbraio 2009 - ore 14:28


Come In Come Out Tonight
(categoria: " Vita Quotidiana ")


E’ il due febbraio.
Poche ore per cominciare la settimana in ufficio, distrattamente al telefono con i fornitori, attentamente sui siti del meteo. Nevica in zona Milano.
Approfitto della pausa pranzo per scappare a casa, leggero ed ansioso contemporaneamente.
La trasformazione: jeans, scarpe basse e comode, giubbetto in pelle e maglia azzurra del Manchester City.
Pronti. La tortamagica pronta e agitata pure lei, la sciarpa è della stessa squadra per la quale, in questa occasione, faccio il tifo anch’io.
Acqua, acqua, tanta acqua.
L’autogrill per il pranzo, sono le quattro passate, il primo Gran Rustico, dimenticato sulla piatra, me l’hanno carbonizzato. Questo secondo me va dove stiamo andando noi, quest’altro forse.
Una tettoia stretta per una sigaretta bagnata, una macchina in panne e due connetti a cui serve una spinta... mi lancio, dentro una pozzanghera, ho fatto letteralmente splash. L’auto però riparte.
E l’inserviente tutto serio che afferma “volevo dare una mano, ma mi mancano le dita…” è campione del mondo di autoironia e vero mutilato.
Sempre acqua battente lungo la strada

L’uscita saltata prima della barriera, il casellante spiritoso che mi fa lo sconto, il tempo di girarsi su strade piene di neve e si torna indietro, per Assago-Milanofiori bisogna seguire per Bologna. Grazie, Barto.
Sarà stato l’obbiettivo in testa, ma l’autostrada diretta in Emilia Romagna l’ho presa veramente. Esco Lodi, entro Lodi. Riprendo ancora per Bologna. Bestemmio. Difficile eliminare la città romagnola dalla testa, un obbiettivo è un obbiettivo.
Torna indietro, tangenziale Ovest, ci siamo finalmente. Già si vede il traffico davanti al palazzetto pieno di luci.
Parcheggi abusivi, “birra birra birra”, le scarpe si riempiono d’acqua e fango e mi assale una sensazione proprio da schifo. La vista dal ponte sull’autostrada fa tremare le ginocchia mentre il ghiaccio del marciapiede trama contro l’equilibrio. La scalinata, si passa tra i baracchini e qualche bagarino, lo shopping a dopo. Lo Spizzico non ha chiuso per esaurimento scorte, nonostante il passaggio del ciclone Barto.
La fila, sotto l’acqua battente, non rimpiango di non avere presenziato a TRL in piazza Duomo.
Chiudete gli ombrelli, o giovani fan di Borat che sapete a memoria tutte le battute.
La perquisa non me la leva nessuno.
Sempre una soddisfazione, la vista del Forum dal parterre. Birra, altri supporter dei City Blues, sosia a manetta.

Non ci sono gli striscioni enormi dell’ultima volta. Ma il colore è il medesimo.
“Sono in angolo a sinistra!”
Stiamo scherzando? Da che è mondo si sta il più avanti possibile, ma lato destro, lato “fucking genius”.
Quello lì... che chiacchiera accanto al palco... è o non è “Our Kid”?
Cominciano questi ragazzi(ni), i Twisted Wheel, trio punkettino da Manchester dal biondissimo bassista, non suonano male affatto, qualche plettro di scorta non è previsto.
Cambia velocemente il palco, il soundcheck è pure rapido.
Si spengono le luci, boato, parte per l’ennesima volta (ennesima, come suona bene, è l’ottava volta) la base violenta di “Fuckin’ in the bushes”. Le sagome scure prendono fisionomia sotto i riflettori, wellcome back Oasis!!
Liam vestito di scuro e occhiale da sole, Noel solita faccia da menefreghista o quasi... sono loro, sono maledettamente fighi, sono proprio gli Oasis, con Andy, Gem, il neo acquisto Chris, funambolo della batteria.
Il pubblico è eccitato, mezzi fan e mezzi hooligan.

“Rock’n’roll star” per partire subito con il botto, il primo tamburello prende il volo dopo la prima canzone.
“Lyla” e la nuova “Shock of the lightning” per far saltare gli 11.000 dentro al palazzetto.
Che potrebbe letteralmente saltare in aria sull’ormai inno “Cigarettes & Alcohol”. Sono sicuro Noel dal palco mi stia guardando, tiene il braccio destro alto pronto a tirare la pennata sulle corde della Gibson rossa per far partire il ritornello: aspetta il mio segnale composto da saltellamenti e gesti scalmati di braccia a tempo.
La canzone sfuma in una battuta “The meaning of soul”.
Liam non apprezza molto gli oggetti lanciati sul palco, tra una canzone e l’altra si asciuga gli occhiali e si asciuga sotto le braccia e la… pancia??? Anche tu, cristo di un Gallagher, cantare con il paltò addosso…

Sembra nervoso stasera.
“To Be Where There’s Life” dal vivo è molto più efficace che non nel cd.
Esce di scena Liam, la folla sa cosa aspettarsi, inneggia al fratello maggiore che, con aria neanche tanto minacciosa, si avvicina al microfono.
Suoni secchi e ritmati, parte “Waiting For The Rapture”.
Si passa alla chitarra acustica, tremo perché immagino già quale sia la canzone che sta introducendo: “Masterplan”.
Il ponte prima del ritornello ce lo lascia cantare tutto. Alla fine c’è gente che piange e capisco il perché.
Torna il fratellino bullo, doppia chitarra acustica, tocca alla sua fresca “Songbird”, che anticipa di poco le due celeberrime note iniziali dell’epica “Slide Away”.
Ma con “Morning Glory” si crea il putiferio e Noel torna a sbirciare dalla mia parte in cerca della mia ritmica e del mio consenso, incondizionato.
La ritmata “Ain’t Got Nothin’” anticipa la seconda uscita di scena del giovane Gallagher.
“The Importance Of Being Idle” ormai ha fatto talmente presa che The Chief ci considera all’altezza di cantarne le strofe.
“I’m Outta Time”, l’ultima canzone che si sente in radio, è dolcissima, obbligo di accendini accesi per creare la doverosa atmosfera.
Forse la loro più famosa canzone di sempre, “Wonderwall”, richiama sentimenti e ricordi a cui tutti siamo senz’altro legati, una canzone semplice che ha parlato a molti cuori.
“There are many things that i would like to say to you but i don’t... speak Italian” ?!?!
“Supersonic” rompe un po’ quell’atmosfera trasognata e ci riporta ad un rock più ruvido, schietto e potente.
‘I would like to dedicate this next song to Signor Kakà”, esordisce Noel imbracciando l’acustica.
Parte una “Don’t Look Back In Anger” a dir poco memorabile, nella storia della musica una delle canzoni definitive.



Se la ride sul palco Gem quando il pubblico asseconda Mr. Gallagher nel consueto contrattempo sulla chiusura della canzone.
“Falling Down”, un nuova canzone, dalla partenza delicata e dal corpo psichedelico, altra nuova gemma di Noel Thomas David.

I suoni si intrecciano creando un’atmosfera ben conosciuta, how many special people change? La risposta che non c’è si trova nell’aria di “Champagne Supernova”.
I discorsi di Liam, si sormontano quelli di Noel, ruffiani quando serve, fregandosene uno dell’altro. Sono i ringraziamenti ed i saluti rivolti al loro devoto pubblico.
L’omaggio ai Beatles per il gran finale, siamo tutti un po’ trichechi. E potete credermi, Noel mi sorrideva quando ululavo sul ritornello!!
Ultimo tamburello sul ponte di lancio, mai una volta che lo tiri dalla mia parte, uno alla volta escono, salutano, ricevendo un caloroso abbraccio dal pubblico fedele.
Noel si attarda come suo solito, alza le braccia in segno di saluto, si incammina verso l’uscita del palco quando si accorge di un tecnico che lo segue.
A quel punto comincia a corricchiare, ridendo, voltandosi ogni tanto, facendo finta di essere inseguito dal roadie.
Qualche attimo per riprendersi, prima del contro esodo da bollino rosso. Un abbraccio agli amici milanesi, un saluto agli amici padovani che ritroverò presto nella mia città, i gratta e vinci con la band di Manchester, dove vincono tutti, “birra, birra, birra” con l’accento napoletano sempre forte, trattative e t-shirt.
Il guado fino alla macchina, scaldiamoci i piedini “brombi”. L’attesa per uscire dal parcheggio, via per la tangenziale.
Ovviamente nella direzione sbagliata.
Un vero uomo può fare a meno del navigatore.
Sospiri da nostalgia e sospiri in attesa dei prossimi due concerti.
La tappa in autogrill, non posso crederci, mi carbonizzano il panino anche qui, lo stesso panino, la stessa cottura.
Finisco troppo presto i Mikado.
Occhi pesanti, tappa caffè, la cicca guardando un meeting poliziesco.
“Ma che concertone abbiamo visto?”

Grazie per la compagnia e per le foto!!
Riserva in via di esaurimento, non ci sono distributori a Ponte di Brenta? Mi spiacerebbe rimanere a piedi in piena notte. I carabinieri vengono a chiedermi se va tutto bene. Direi di sì, a parte la recessione, il buco nell’ozono e la verde a 1,113 quando un barile di petrolio costa ora una quarantina di dollari.
Casa, ripongo la maglia del City, osservo le squame sui miei talloni. Meglio dormirci su.
Quelle tre ora prima di tornare in ufficio e far finta che nulla di spettacolare sia accaduto.

“To Be Where There’s Life - Oasis“

Day’s turning to night
Pray for the light
Let me come through
Let me take you away over the line

Everyone falling
Everyone falling
Dreamers come crawling
Neighbours jump walling
Let me come through
Let me take you away over the line

And we’re away to be where there’s life
Shake the will to comply
Fears don’t try me
Tears don’t cry me

And we’re away to be where there’s life
When we come call out
Everything’s sold out
TV just closed down
There’s nothing on the news now

Fears don’t try me
Tears don’t cry me
We’re away to be where there’s life
Be where there’s life

Dig out your soul, cos here we go
We gotta move, it’s what we do
Let me come through
Let me take you away to be where there’s life
To be where there’s life

Take you over the light
Under the signs
In through locked doors to secret floors
Where we’ve lost ’em before


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lunedì 9 febbraio 2009 - ore 23:59



(categoria: " Vita Quotidiana ")


Ho scoperto che esistono le sveglie che usano le vibrazioni. No, non una radiosveglia che trasmette “Dedicato a te” a ripetizione, bensì un meccanismo vibrante tipo cellulare.
Solo che rischia di venir giù la casa intera, o di rimanere in piedi parzialmente scremata.
Tre uomini per far la spesa di bibite, un incidente pressoché in diretta nel parcheggio coperto de Le Brentelle.
La mostarda, chi non la può mangiare, chi continua ad ingozzarsi nonostante le lacrime.
Riso e risate, i giochi psicologici, salviamo donna incinta di due gemelli e studentessa di medicina fuori corso, la colpa ricade sicuramente sulla donna dato che il barcarolo era l’ex agronomo gay.
Non è molto chiara la partita Iva(n) mi pare di capire...
L’anticipo sulla partenza non è bastato per arrivare con la stessa sollecitudine all’appuntamento prefissato, le tangenziali continuano ad essere un mistero, per le donne.
Un abbraccio così credo che lo ricorderò finchè campo.
Ricordi il libro “Pattini d’argento”? Ecco sì, più o meno.

Scarponcini lama muniti duri come la ghisa, è dura staccarsi dalla balaustra per lanciarsi in equilibrio precario.
Io cado solo se mi si tira giù... seeeeee!!
Però è una soddisfazione enorme arrivare alla fine del turno e riuscire a percorrere più volte il circuito senza fermarsi mai.
Le castagnole? Sarebbero le favette!? Buonissime!
Ora dell’aperitivo, self service, la cameriera impietosita dalle mie mani piene mi chiama creatura... non le è chiaro però che abbiamo già pagato.
La compagnia si allarga, in troppi sensi, non avevo dubbi del fatto che arrivavano pacchi, il dubbio mio è quello che veramente un tentativo serio sia stato fatto.
Fare i belli sapendo che alcuni di quelli che ascoltano sanno benissimo che non è così?
Si accettano consigli per travestimenti carnevaleschi, i veneziani sono sempre così infervorati, quando si parla di Carnevale...
Una pizza in compagnia, ricordandoselo per tempo si sarebbe potuto evitare. Le risate sulle storie d’amore teutoniche alla rincorsa di un cagone di Hannover, alle cadute clamorose in laguna, i musi per una battuta su un tipo di amici che non sopporto proprio. Io mi scandalizzo, non so cosa farci.
Paura che il cancello sia chiuso? Per fortuna l’impianto doveva tenere aperto fino alle 23. Le liquirizie non si sposano bene con le castagnole.
Ultimi dettagli sul percorso, non è così difficile la strada.
Mi chiedo perché la maggior parte dei colleghi sono a casa senza lavoro ed io sto sempre qua ad arrancare...
Maledetti biglietti sold out, lo so, me lo ripeto sempre, quando vedo un concerto che mi ispira, il biglietto lo devo prendere subito... ma evidentemente sono un testone.
Redivivi drummers, redivive canzoni, redivivo spuntino dopo le note, prima di notte.
Ho rivisto ieri un sorriso solare.
Noto che oggi c’è stato davvero il sole.

“La Pianta – Pitura Freska”

Che storia chea matina rifassendo la cusina
gavevo la casa a tochi, cascava la coltrina
giusto la bonagrassia, stando in alto me missia
so’ inbriago da ieri go’ la vista un fia’ onta
ma se no sbaglio cuea se na ponta.
Epur cuea se na pianta
epur cuea se na pianta
el me vissin ga na pianta
su chel giardin
la se alta la se tanta
el me vissin ga na pianta
il mio vicino ha una pianta
ma che bel giardin che ga el me vissin
vado sbaina’, vado sbaina’.
Coro: Bona la pianta
E ndemo veder su sto giardin
sagemo sta pianta solo che un fiantin
tanto nol se ofende miga el me vissin
e lu sta’ in ferie par naltro fiantin.
No ghe se, no ghe se
tiro fora el narghile’
acendo le candee
e el santin de Selassie’.
No ghe so’, no ghe so’
che s’ciopada che me faro’
taco la mu’sica a bain
e co so stufo me butaro’.
No ghe se, no ghe se
tiro fora el narghile’
inpisso le candee
e el santin de Selassie’.
No ghe so’, no ghe so’ .....
El me fa passar la pionba co vedo i Caranba
che li pionba nel giardin
del vissin co la Finansa
e co vardo in strada me passa la s’ciopada.
chi se chel beco che la ga ciamada
che gran casin el vissin ga la casa assediada.
E i va in serca de la pianta
ma non c’e’ piu’ la pianta
el me vissin se via
e li serca la pianta
che se casa mia
ma che bona sta pianta
el me vissin se via
ma che bel giardin pien de Poissia
vado sbaina’, vado sbaina’.
No ghe se, no ghe se
beco el tronco fasso un te’
su la salata buto le foie
mi ghe sboro no voio storie.
No se fa, no se fa
tutalpiu’ se ridara’
meio col boresso
che trovarse liga’.
Ga basta’ na teefonada, go’ la casa ocupada
mesa piassa in salo’to a farse la s’ciopada
na carega rota na poltrona brusada
nissuni s’a’ fato del mal se sta’ un bel festin
co do sbarbae se riva’ anca el vissin.
Epur cuea se na pianta
epur cuea se na pianta
el me vissin ga na pianta
su chel giardin
la se alta la se tanta
el me vissin ga na pianta
il mio vicino ha una pianta
ma che bel giardin che ga el me vissin
vado sbaina’, vado sbaina’


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sabato 7 febbraio 2009 - ore 19:25



(categoria: " Vita Quotidiana ")


Intercettazioni automobilistiche sotto la neve leggera, dovrebbero togliere i gol della domenica dagli schermi perché intralciano dialogo e comprensione.
Come dire di no ad una pizza casalinga tra amici? Se non è una grande occasione mandano il “bocia de botega”, per le compagnie numerose invece il variopinto ometto.
Due fratelli giusti, non di fatto, solo di nome, com’è distante quell’estate solare in Croazia.
Giochi di parole, meglio se ci fermiamo, certo è che la Julia aiuta.

I biscottini? No no, non li mangiamo no... prova solo ad aprire il sacchetto...
Che bravino che è Beckham.
Dico solo questo: Oasis.
Una grandiosa parentesi rock.
La mensile riunione fiume, se non ho preso sonno stavolta, in otto ore che è andata avanti, allora sono proprio un duro. Commerciale del piffero, “non svegliare il Pisolo che dorme”.
Un bagno caldo, la cena, la ricerca in internet delle numerose tracce lasciate dagli Oasis la sera prima, a letto presto come non ricordavo più.
Non ho capito, non faccio incedenti, la macchina si svaluta e voi mi aumentate l’assicurazione?
Vale sempre la pena dirgliene quattro se non cinque, lo sconto? Per tutto il nucleo. Oh là!
Ci troviamo a bere qualcosa? Torniamo in “vecchi” posti abituali, tra gente che mi fotografa e cantanti piturati freschi con un gatto morto in testa al posto dei capelli. Niente da fare, il tentativo l’ho fatto, ma ormai non mi va proprio più a genio questo bar degli Abba.
Trasferte scledensi, come cambiano le strade in pochi mesi, un commerciale così logorroico raramente l’ho trovato prima.
Bianchi, non da bar, bianchi da campo sintetico, un rullo compressore, i colorati, nonostante Murgita, ne escono polverizzati, io ne esco zoppo ma solo dopo un intervento rude e pulito del miglior Maldini.
Ehhh... niente continuazione tankardica.
Confermato il sabato, tocca il Roccolo per questo giro, spero non ci siano tanti pacchi dell’ultima ora da parte di qualche bandito. Rimpatriata organizzata senza facebook, mi vanto per questo.
Quell’altra invece, che usa questo mezzo, mi ha già scassato i maroni, purtroppo l’ipocrisia di certe facce da culo traspare pure dai messaggi che girano. Fate quel cazzo che volete, dato che quello che si era proposto a suo tempo non lo avete apprezzato.
Tre giorni a casa la prossima settimana, altri tre a fine febbraio che cascano a fagiolo per l’ultimo live del trittico e perché no, per il carnevale.
Caro collega colleghino, sei già mezzo zoppo di tuo, vai a ballare latini e per questo non hai molta stima da parte mia, sei alto metà di una banana e mi vieni a raccontare i finali dei film?
Come mi erano mancate, le puntate di E.R…
L’invito temuto, sarà lotta tra i marajoni e la drink card.
Un altro venerdì piovoso, eppur mi pareva di aver intravisto il sole, eppur mi pareva di aver assaggiato delle frittelle ripiene di nutella, eppur mi pareva di avere i miei programmi per questo fine settimana...
No, non scusiamoci per il ritardo, strafreghiamocene, in fondo capisco i mille impegni.
Democristiani ladri e falsi. Come tutti gli altri.
Dalla Fedora, Double Deckers, più simpatici che bravi, le loro cover sfigurano se penso a lunedì. Le conosci queste, eh? Io nano? Con il testone, poi???
Amici musici fuori uso, momentaneamente, ne sono convinto.
La ragazza in stampelle non rinuncia alle mille vasche, facendo dondolare il prorompente seno ad ogni passo.
Andata andate, non riesco a capire che voglia abbiate di farvi del male in Quel postaccio...
Io navigo per i soliti porti, per una solita sambuca, per le solite chiacchiere, per i soliti ascolti, per la solita musica, per il solito prosecco per terzi, per la solita maleducazione di chi ha rappresentato qualcosa, per la solita sensazione di stare bene senza dover fare un granchè in particolare.
Entriamo in quel che fu un cinema, me ne sbatte nulla del caldo e del posto, io ho il demone del rock’n’roll dentro. Postaccio e drink card nuova per il 2009.
La cosa migliore che si può fare lì dentro? Decidere di andarsene.
A mangiare un cornetto pieno di crema magari.
Fate le fighe, con quella scatoletta di Peugeout cabrio? Imparate a guidare, stronze.
Scialapopolo? Scialalà?
Che strage di patenti in via Venezia, il tipo che la scapola starà tuttora chiamando gli amici per raccontar loro l’esperienza vissuta.
Marconi calling, Gionny lo ha preceduto di un paio d’ore per accaparrarsi il decimo, meridio aggiungerei.
Fanculo ai pacconari, un plauso a chi torna dalla Germania apposta e a chi passa mezzora almeno per un saluto, un abbraccio agli ingenui, agli schivi, ai cassa integrati.

C’è chi perde i capelli e mette su pancia, c’è chi i capelli ora ce li ha e dieci anni fa no.
Gran mangiata, dal Roccolo, l’oste baffuto viene li a svuotare le caraffe nei nostri bicchieri, sarebbe un peccato avanzare il vino…
Nebbion o nuvola bassa?
Fatta, anche per quest’anno.
Etilista militante? Per quello a volte sono sgrammatico.
Le cartoline brit che arrivano da Roma, le zie che studiano la strada e affilano le lame dei pattini, il ritorno dell’amica emigrata.
Credo tutto sommato di essere fortunato.

“She’s A Weapon – Twisted Wheel”

Reload-aim-fire hold at arms length she’s a real live wire
Hands up! Stick ’em up make a hiccup and your gonna get cut

Shes’s a Weapon
Shes’s a Weapon
Shes’s a Weapon

Shes’s a Weapon
Shes’s a Weapon
Shes’s a Weapon

Hostage! Shot down surrender to her crown
Nowhere to run nowhere to hide say your prayers its time to die

Shes’s a Weapon
Shes’s a Weapon
Shes’s a Weapon

Shes’s a Weapon
Shes’s a Weapon
Shes’s a Weapon


Looks like theres a prisoner....
On DeathRow nowhere to go think its time to exterminate
Shes’s a Weapon
Shes’s a Weapon
Shes’s a Weapon

Shes’s a Weapon
Shes’s a Weapon
Shes’s a Weapon


She’s a Weapon yeeaaah


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domenica 1 febbraio 2009 - ore 18:39



(categoria: " Vita Quotidiana ")


Un appuntamento settimanale, questo? No, niente di fisso, niente di obbligato. Niente di interessante.
Un aperitivo in piedi, studiando il da farsi per affrontare una classica situazione ambigua , forse allargabile, forse no.
Non siamo puntuali, siamo super puntuali.
Un gormito gigante, Grandalbero.

Una volta noi avevamo gli Exogini...
Ciao, eh!
Due tavolate, la soluzione migliore per evitare il piccolo Lord e i suoi amici marajoni in arrivo in seconda battuta. Poco da ridere.
Occhio alle meduse sotto il tavolo, tifa Milan che è meglio, quella è la bandiera della Grecia ed è meglio che la tenga “doppia N, il grecio”. Il pollice che si stacca è una “magia” che incanta il mio amichetto Gabri, il nuovo Gameboy la classica maniera perché un bambino si fermi finalmente un attimo... ma anche no, andando avanti indietro da un angolo all’altro del tavolo. Quella bambina è timida, tu sarai uomo quando... inizierai a bere birra. Come può fulminare, uno sguardo di una mamma!
Vieni con me o non vieni con me? Guarda che io vado. No, non vado, troppo tardi.
Inversione a U. Chiaramente. Avete mai visto un’inversione a Y o a W?
E così s’è spenta pura la fiamma della regina Loana. E con essa, la luce del mio comò.
Questi lunedì assonnati, il risveglio può avvenire solo con la lettura di email alquanto urticanti che arrivano dal piano sopra al mio.
Il caro vecchio capo chiama per uno spritz e quattro chiacchiere, ne sa più lui della nostra azienda da fuori che noi da dentro... tutto dire...
Caro Hootie, per venerdì o sabato posso e non posso, ma col cavolo che lascio perdere l’escursione sagraiola a Dosson.
I segreti del microonde.
Serata destinata a “cantarsele”? “Suonarcele”? Osservazioni, scambio di ruoli, orgogli, defezioni, il risultato è una parte vacante nella parte ritmica a 4 o 5 corde.
Mi impressionano sempre i racconti sugli animali, soprattutto dei cani, che vivono e muoiono per il loro padrone.
Che si faccia sabato a pranzo questo benedetto ritrovo e che non se ne parli più.
Fuori da una riunione, dentro ad un’altra... giusto per dire che bisogna tagliare gli ordini a destra e a manca e quindi contribuire alla crisi generale.
Almeno spostiamo l’odioso meeting mensile.
Una telefonata persa, accidenti, non ho mica voglia ora come ora di farmi aprire...
Un po’ mercenario del calcio a 5, più semplicemente tappabuchi, mi mancava “sua maestà Tenerife”...
Per Bruce se ne può parlare, eccome, non così presto, che mi passa già la voglia.
Messaggi in “saccolongano”, presentazioni da fare invidia, orchestre di liscio in tv e signore tiratissime, i teatranti, le penne che non scrivono, le richieste, macchinine bianche che si girano in piazzale.
Telefonate tese, chi vuole vendere e chi non vuole proprio comprare perché sennò gli fanno il “culo” (professionalmente intendendo) per via dei magazzini che non si svuotano.
Un bel po’ di gente, più del solito, al di là dello stargate, guesti Gianni e Pinotto, per due, mancava solo di andare dalla De Filippi, ora la mia bassa considerazione ha una giustificazione in più.
Vai di foto seppia.

Eh sì, il buon Mauro ha scritto un libro che poco si confà con il mio sonno.
Anche il collega più umano e professionale, se deve pararsi il culo, scarica agli altri le colpe. Me ne ricorderò, eccome.
Ferie, Cigo, l’unica cosa che importa è che si stia a casa il più possibile: intanto prenotiamo un controllino dal dentista.
Il bianco trionfa ancora, chi poteva risolvere la partita con un gol decisivo allo scadere, se non il sottoscritto?
Tankard 2, la vendetta? Anche no, gli studi incombono.
Ripartono gli inviti ostici, è il weekend di libertà, possibilismo, in fondo ho sempre quella drink card arancione da finire e che mi può fornire sollievo in caso di serata pacco. Ma anche no.
Chi non ha un cazzo da fare, sta sicuro che arriva in ritardo.
Il buon Hootie al nuovo parcheggio, fatto apposta per la sigaretta e una telefonata, di Sante il bandito, di Boss, di locali e personaggi veri da narrativa da bar.
E lo zio in Mercedes, scene da pubblicità da Montenegro, noi e 3 della protezione civile a spingerlo fuori dal pantano. Vista la macchina e il sollievo, ci stava un giro di prosecco.
Dosson, sagra del radicchio calling, alla prima della stagione non si poteva certo mancare, peccato la solita poca tempestività. Tramezzini, risotto o pasticcio, fritto, grigliato, la birra autoctona al radicchio mi pare esagerata.
Con la pancia piena si fanno discorsi seri, tra politica e chiesa. Tutta fufa.
La consueta valigetta piena comprata dalla signora cotonata che a vista mi considerava evidentemente un disadattato, mi vedrei come rappresentante di radicchio in giro per stand.
Ti è arrivato un sms 3 ore fa? Ti credo che dopo la gente si stufa e pensa male.
La sete chiama, stranamente, birra media, accanto a Neil con tanto di cappello da cowboy, in formato doppio live.
Saluti, bassista.
Intanto che aspetto, salassiamoci con il bollo auto. Spiegatemi come mai alla fine si va spesso a prendere l’aperitivo da mr. Simpatia, nonostante ci stia un po’ in culo a tutti?
Però, non hanno tutti i torti gli amici che speravano di aggregarsi tutti alla gita sulla neve...
Tutti a fare bancomat? Tutti a comprare le marlborine? Nessuno si ferma a quel distributore in mezzo!
Strade interrotte, un’avventura arrivare a Campodoro.
Focacce innovative, cameriere innovative, una battaglia navale poco leale e un po’ porno. Occhio agli ormoni che girano su gambe proprie.
Era da tempo che non si vedeva un Greenwich così gremito, è stato suadente il richiamo delle sigle dei nostri tempi.
Chi ha i biglietti dei Blur ad Hyde Park? Il tuo prof, il mio futuro maestro.
Rorororockyrockyrockyjoe!
La cara zia che chiama, “sono ancora viva eh!”
Mai più il pieno alla Total.
Unico superstite, destinazione un po’ banale ma efficace, auguri a chi tocca, il saluto non va più di moda e ci si adegua, viva i nati nei seventies.
Canzoni disco anni 90? Non solo l’unico a cui viene in mente il Wag.
Ennesimo invito, che risveglio poco convinto.
Dall’Ottobre 2005 nessuno ha spiegato alla Ventura che il fratello di Noel non si chiama “Laiam”??? Che domande insulse.
Prenoto voli imminenti, penso se prenotarne altri per un’estate iberock...
Qualcuno si degna di trovare un posto per il pranzo di sabato prossimo? Almeno quello...
Niente barba. Fa un po’ onto. Fa un po’ talebano.
Acqua, neve, misto, il meteo è confuso.
Domani Milano, a costo di prendere una muta di cani da slitta.
Back to the snow.

”No Limit - 2 Unlimited”





Lemme hear ya say yeah! (yeah!)
Lemme hear ya say yeah! (yeah!)

No, no, no, no, no, no, no, no, no,no,no, no there’s no limit!
no, no, no,no, no, no, no, no, no, no, no, no there’s no limit!

No no limits, we’ll reach for the sky!
No valley to deep
No mountain too high
No no limits, won’t give up the fight!
We do what we want and we do it with pride

Lemme hear ya say yeah! (yeah!)

Hard to the core, I feel the floor
When I’m on stage, yo, ya answer more
I’m on the edge, I know the ledge, I work real hard to collect my cash!
Tick tick ticka tick take your time, when I’m goin’ I’m goin’ for mine
Open your ears and you will hear it
I tell you this ’cause there’s no limit!

No, no, no, no, no, no, no,no,no, no, no, no there’s no limit!

No no limits, we’ll reach for the sky!
No valley to deep
No mountain too high
No no limits, won’t give up the fight!
We do what we want and we do it with pride

Ow! Hey yay yeah hey hey! Now, now, hey yeah yeh hey hey! Hoo!

No limits allowed
Cause there’s much crowd
Microphone check as I choose my route
I’m playing on the road
I’ve got no fear, the south from my mouth is on record here
There never will be no mountain too high
Reach the top, touch the sky!
They tried to diss me cause I sell out
I’m making techno and I am proud!

No no limits, we’ll reach for the sky!
No valley to deep
No mountain too high
No no limits, won’t give up the fight!
We do what we want and we do it with pride


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domenica 25 gennaio 2009 - ore 17:52



(categoria: " Vita Quotidiana ")


Mai più hamburger di pollo, a differenza del classico petto, questi sembrano composti di corda secca triturata con sacco.
Tom, chi è questo Joey Cusack?
Inviti allargati, il gioco delle coppie, la faccia la posso ben immaginare... tutto questo casino per un “classico” ritrovo che poi di così classico lascia trasparire poco.
Ora capisco da dove deriva il nuovo tormentone di mio padre, “le jardin de la seur de ma mère”



Grandioso, l’Albertone, quasi logorroico, il babbo, ma è divertente vedere come si imboressa con questa scena di comicità d’annata.
Con comodo, per il secondo mercoledì live di fila. Quanta insistenza per andare a quel concerto a Conegliano, cosa sarà mai un aereo da prendere il giorno dopo?
Jennifer Gentle che nel frattempo sono rimasti un duo, portentoso, con la consueta voce da cartone animato.
Amici che si fanno attendere, più del solito, ma come vuole il famoso detto “meglio tardi che mai”.
Quando si avvicina la fine di un libro, è quasi impossibile astenersi dalla lettura fino a notte fonda, poco importa se la successiva sveglia è a dir poco drammatica e convulsa.
Gli avanzi delle ceste natalizie ancora girano per l’ufficio. Nascondetemi quella scatola di cioccolatini, vi prego: se mai finiremo disoccupati, che siamo almeno belli grassi.
Toh, la solita rebelsong su Easy Network...
Niente da dire, uno in meno per squadra, i bianchi tutto cuore e sudore e amore, vittoria sofferta e meritata. Certo che se mi tagliassi i capelli e li tirassi su con un po’ di gel, potrei sembrare il Beckham della situazione!
Messaggi invitanti, una Luigia avanza da me un assassinio.
Tankard no kard. Sciarpe fungono da tovaglie, pasticche virili blu e cremine varie, i racconti sui compaesani rustici, di giovani cantautrici contro, di dubbi futuri, di gnocchi e so ben io dove, di Tony cuea, di patatine casalinghe desiderate e basta, di déi spacca piatti, di rosolio ed erbe dei frati, di caffè con la correzione alla puntata successiva.
Sono i figli che dovrebbero imparare a conoscere i propri genitori, una riflessione che condivido.
Per fortuna che non si doveva fare tardi.
Viva la “birasandoea” e tutte le versioni venete della lucertola.
Abbasso le scarse ore di sonno.
Capi che ritornano, rimandiamo tutto alla prossima settimana che, tanto, era già piena di suo...
Che incroci strani di inviti, quello bis per domenica, che cavolo rispondiamo? Che noi in mezzo a quella gentaglia non ci vogliamo stare?
Il ritrovo dei banditi del Marconi continua a fluttuare tra un sabato e una domenica.
Quelli del sabato... da incastrare tutti in qualche maniera.
La fata Flora che non risponde ad un “e lei come sta?”, un po’ mi preoccupa, un po’ mi conquista con i suoi bagigi.
Alla tua salute, corvo! Basta fisime da fine di terzo decennio.
Con calma e gesso, andiamo a sentire se Maby mette veramente Supersonic ogni tre canzoni...
Auguri di qua di là, laralà che partirà, la sambuca balsambica, architettando, architettato, pacchi annunciati, senti senti che discorsi, troppo seri per un venerdì notte.
Ci saranno anche i freschi e la “mia” amica, che culo, l’importante è avere man forte.
Impossibile esserci tutti, non ho capito bene il discorso delle tre chitarre.
Puntualmente in piazza, parlo per me, sms telepatici scritti da pochi metri di distanza, saluti, tra un abbraccio ed una riduzione che fa molto estate...
Eccoli qui, amicici (esistono gli amicirpef?), dai vicini alle nipotine, dalle miss ai samurai, dai cappelli ai rubacuori del piovese.
Troppi baci? Cos’ho che sono così bello questa sera?
Per la prima sagra dell’anno non posso portarmi con me, non scherzo.
Scappo, non lontano da casa, scrivere i bigliettini di auguri sta diventando una sfida di un divertimento unico...
Un divano da terapia, uno scimmiotto con gli occhiali, Maya che abbaya di fuori, i miei alter ego, le foto di anni passati dove meravigliarsi e riconoscere (o no) facce conosciute.
Un super tiramisù con due dita di cacao soffocante, la grappa quasi apposta per me, buon compleanno vicina.
Serata andata un po’ lunga, solo un salto veloce per il festone dell’unico vero Dido, tra nuovi inviti che dovrò rifiutare, tra tirate d’orecchi per aver perso il Porno Live, tra auguri ai cugini (ma quanta gente compie gli anni, in questo periodo?), tra gente che scappa sentendo il profumo della Molinari, tra luigie mancate, tra somari che non riconoscono i Clash, io per primo, altro che “glory”: death!
Sopravvissuti e confusi, lettori attenti, ma non troppo.
Mancano solo 8 giorni per tirare fuori sciarpe e maglie del City.
E non sarà una partita di pallone.

“Locoweed - Jennifer Gentle”





The magic castle with golden domes
A thousand lights on me are too crammed to be so clean
You see, the trees, a smart bee who wants some tea
Mister Brightness’s calling me there
He’s got a foggy home and his butler is a frog

The velvet dragon has almost four homes
A few females in a frame just to laugh at your torn veins
So give death your pretty dance, I love your hands
Darkness’s falling from another space
The Spicy’n’Quircky Birds know I don’t want to be heard

Fishes, rats and naked people
Are going to bed on a red and flying head
They sing a song, they sing my song, while I’m in the sun
Jokes’n’hogs instead of me here
That meeting mustn’t end when she turns and claps her hands


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martedì 20 gennaio 2009 - ore 23:38



(categoria: " Vita Quotidiana ")


Beh, una botte da 20 litri di birra da consumare in 13, fa la sua scena, soprattutto se a portarla in spalla è il capo dei Germani uscito dalla battaglia iniziale de “Il Gladiatore”.



Poi non so di preciso quanti litri abbia bevuto il neo proclamato dottore, brindisi possenti per festeggiare la nuova attività di evangelizzazione e conversione della parte del mondo che ancora vive nell’oscurità diabolica.
Lamette? Si richiede la mia compagnia e mi si offre pure il passaggio... allettante, ma visto il precedente... snobbo.
Abbiamo avuto fantasia nei regali, bisogna allargare la libreria.
Diretti alla tappa successiva, per forza, dato che nessuno s’è preoccupato di avvisarci.
La mummia arriva già bella e impachettata, imbottita e ubriaca, non proprio ignifuga, ma resistente.

Gita al mare, ingorgo gpl in formazione a petalo, la fresca, la tangenziale e via.
Le commesse avrebbero desiderato tirar giù le serrande se non arrivavano quei 4 ritardatari. Come può un uomo essere colpito in maniera così feroce dalla febbre dei saldi?
Che difficile trovare un bar aperto.
Non erano presepi di sabbia in spiaggia ma sculture in sabbia, sotto un tendone, rappresentanti scene tratte dalla Natività, più madre Teresa guest-star... impressionanti.
Centri commerciali jesolani tipo una volta, gente che dorme in macchina fintanto che il navigatore ci traghetta a Marcon: il Valecenter. Non ho il fisico adatto per stare chiuso tante ore dentro in un cubo di cemento così pululante e così ampio.
Strani sms, un po’ di “freddezza”...
Tappa fissa per la sambuca, parola Reale che alle 23.30 si inizia... ho come l’impressione che la sua parola valga come il due di spade quando in tavola va di bastoni.
La tessera famosa? Ciao.
Tag strapieno, che atmosfera, con gli amici padovani, con i Nongi vari a cui vorrei dire che mi piace di più All Music, con i Pornopilots, con fotografi fotografati, con i Paddingtons punkettini, con un batterista in braghe corte e pancia in bella vista, con le lavate di birra a chi mi pogava addosso, con la rissa sfiorata, con un djset da morire in pista a furia di saltare... memorabile!





Guarda guarda, dei piedi femminili, di che colore abbiamo i calzini?
Mai un appuntamento saltato all’ultimo fu cosa così gradita. Ci saranno altre occasioni? Come ho potuto ben notare...
Mestrino, il Pin-Up, ennesimo baraccio, solo che questo ha anche l’aggravante del pessimo barista.
“Il” lepre, un errore grammaticale oppure un accertamento genitale?
Com’è calata la qualità dei locali, in questi anni dei bar alla moda, tutti ad improvvisarsi barman, senza un minimo di maniera e poca passione...
Non c’è più quel feeling con un locale che diventa un po’ tuo a forza di frequentarlo, con un oste che dovrebbe essere un fratellone, uno zio, riservato e rispettoso del cliente ma non in maniera servile.
Diaspora, i sopravvissuti del Revival, come sappiamo essere molesti, chiassosi e vistosi, noi Italiani.
Mi vedresti bene come pugile? E come cantante? E come pugile canterino?
Non suggeritimi amici da aggiungere, specie se sono colleghi, specie se sono idioti patentati.
I’m sorry ma la gastronomia è chiusa, suoneremo con la pancia che brontola.
Non so come mai, ma al 50% della forza rockettara, riusciamo a creare il doppio.
Una canzone pesante, “Cast Iron”, una, invece, pacifista, un’altra un neo classico del rock’n’roll.
Non ho proprio capito come suonare in maniera “smorzata”...
Anche Cirillo è chiuso.
Le chiacchiere rifocillanti, mai sottovalutare un’anziana signora esperta di Taichi.
Ho armato il capo di disegni e file excel, l’ho imbarcato, buon meeting.
E lunghe ferie forzate a febbraio, sperando coincidano con i miei cazzi.
Si è insediato finalmente Barak? Non se ne poteva più.
E’ rimasto in fine Kakà? Non se ne poteva più... ma bene così.
Una bella serie di sfighe, non c’è che dire.
Per sabato, forse un aperitivo, un veloce compleanno al Canton, a seguire spero il giusto feston per il festeggiato d’eccezione.
Richiamare tutti all’ordine, quasi mi sono rotto le scatole.
Consegne a domicilio, al mio, che non ho voglia di consegnare alcunché.
E neanche un piccolo surrogato di felicità, non ne ho l’opportunità.
Fanculo alle serate banalmente rimandate.

“Sorry - The Paddingtons”

Sorry, hope you’re feeling happy now
Hope you’re feeling happy now
I am gone

I said I’m sorry
I hope you’re feeling happy now
I hope you’re feeling happy now
I am gone

Oh is it over, is it over I can not tell
You and him and all the things that you do so well
Is it over, is it over I can not tell
You and him and all the things that you do so well

Told you some things
I can not let him go
I know I told you so
No I won’t let this go
I told you I’m...

Sorry, I hope you’re feeling happy now
I hope you’re feeling happy now
I am gone

Oh is it over, is it over I can not tell
You and him and all the things that you do so well
Is it over, is it over I can not tell
You and him and all the things that you do so well


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