"Son maestro di follia, vivo la mia vita sulla fune che separa la prigione della mente dalla fantasia. Il mio futuro è nel presente ed ogni giorno allegramente io cammino sul confine immaginario dell’orizzonte mentre voi, signori spettatori, mi guardate dalla strada, cuori appesi ad un sospiro per paura che io cada. Ma il mio equilibrio è in cielo come i sogni dei poeti, mai potrei viver come voi che avete sempre la certezza della terra sotto i piedi.
..e ringrazio chi ha disegnato questa vita mia perché mi ha fatto battere nel petto il cuore di un equilibrista."
"..Detesto queste mani intrise di sangue. Detesto ciò che i miei occhi hanno visto.
Fino alle mie ginocchia nella melma e nel fango. Quanto fa male purificarsi.
Ero sempre nei miei pensieri, ma mai al mio fianco. Corri - ma se andrai via dovrai per sempre nasconderti. Così, se devi correre, fallo per un rimedio."
“E quando il mio sguardo si levò verso il mondo infinito alla ricerca dell’occhio divino, il mondo mi fissò con un’orbita vuota e sfondata, e l’eternità giaceva sul caos e lo rodeva e rimasticava se stessa.”
<<Il dolore è un oscuro mare profondo nel quale affogherei, se non guidassi con sicurezza la mia piccola imbarcazione diretto verso un sole che non sorgerà mai.>>
- Lestat de Lioncourt-
"E amerò il rumore del vento nel grano..."
"Sono una stella del firmamento che osserva il mondo, disprezza il mondo e si consuma del proprio ardore.
Io sono il mare di notte in tempesta, il mare urlante che accumula nuovi peccati e agli antichi rende mercede.
Sono dal vostro mondo esiliato di superbia educato, dalla superbia frodato, io sono il re senza corona.
Sono la passione senza parole senza pietre nel focolare, senz’arma nella guerra, è la mia stessa forza che mi ammala."
"L’amore è l’arte più difficile. E scrivere, danzare, comporre, dipingere sono la stessa cosa che amare. Funambolismi. La cosa più difficile è avanzare senza cadere."
"Red as the veins, she likes to swim in floating so gently, through this human misery"
“Camminerai dimenticando, ti fermerai sognando”
* Shadow of the Moon *
Will it hurt?
HO VISTO
Foglie sfidare il vento..
La libertà negli occhi di un lupo..
Il sole tramontare quarantatrè volte..
The seed of a Lunacy..
Dolcettiih!!!
The Perfect Element..
Troppi spettri tra le pieghe delle cose...
E una marea di film!
Faccio spesso indigestione di cinema...dal muto ai giorni nostri.
Registi assolutamente geniali?
David Lynch (Mulholland drive, Lost highway, The elephant man, Eraserhead, Wild at heart, Blue Velvet, The Straight Story, Twin Peaks, Dune, Inland Empire)
Tim Burton (Victor, Nightmare before Christmas, the corpse bride, Ed wood, Edward Scissorhands, Beetlejuice, Mars Attacks, Big Fish, Charlie and the chocolate factory, The Legend of Sleepy Hollow, Batman, Planet of the apes, Sweeney Todd)
Lars Von Trier (Le onde del destino, Dancer in the dark, Dogville, Antichrist, Melancholia)
Darren Aronofsky (Requiem for a dream, The fountain, Black Swan)
Ma qui ci sta bene un elenco più o meno random e pessimamente aggiornato (quando me ne ricordo):
Interview with the vampire, Bram Stoker’s Dracula, Murnau’s Nosferatu, Shadow of the Vampire, W. Herzog’s Nosferatu, The addiction, The hunger, Queen of the damned, The crow, Adele H di Truffaut, Suspiria Profondo rosso e Phenomena di Darione, L’aldilà di Fulci, La casa dalle finestre che ridono, Shining, Dogville, The Matrix, The others, Prendimi l’anima, Legends of the Fall, The lord of the rings, Dead poets society, A Clockwork orange, Pulp fiction, Kill Bill, In the mood for love, Viaggio in Italia, Citizen Kane, Novecento, Rapsodia satanica, Poeti dall’inferno, The Devil’s Advocate, La leggenda del pianista sull’oceano, The Green Mile, Lady Hawk, Psycho, Rear Window, The Birds, Braveheart, The Passion of Christ, Dead man, Highlander, The Princess Bride, The Ninth Gate, Jack the Ripper, The phantom of the opera, Fear and loathing in Las Vegas, House of 1000 corpses, They live, The Bridges of Madison County, The hours, Fried Green Tomatoes, V for vendetta, Neverending story, Indiana Jones, Frankenstein junior, Army of Darkness, Splatters, Non ci resta che piangere, The Hitchhiker’s Guide to the Galaxy, 300, The prestige, Il giardino delle vergini suicide, Requiem for a dream, La bussola d’oro, Dellamorte Dellamore, Into the wild, I am legend, Magnolia, Il tredicesimo guerriero, Let the right one in, District 9, Inception, Shutter Island, ecc... (in aggiornamento)
Sentenced, Moonspell, Type O Negative, Katatonia, Nightwish, Charon, Poisonblack, Pain of Salvation, Nine Inch Nails, Death, Muse, Apocalyptica, Entwine, Dark tranquillity, Blind Guardian, In flames, Paradise Lost, My dying bride, After Forever, Him, Cradle of filth, Dimmu Borgir, Rhapsody, Therion, Tristania, To die for, The 69 eyes, Theatre des vampires, Lacuna Coil, Novembre, Tiamat, Placebo, Dream Theater, Death Dies, Bleed in vain, White skull, Lacrimosa, Depeche Mode, The cure, Bauhaus, Joy Division, Tool, Faith no more, Fantomas, Slipknot, Verdena, Subsonica, Battiato, De Andre’, Beethoven, Rackmaninov, Liszt, ...etc...
E’ Inutile che vi dipingiate di colori che non vi appartengono. Basta una pioggia leggera per lavare via la vernice.
Le mie radici sono nere.
ABBIGLIAMENTO del GIORNO
ORA VORREI TANTO...
"..e ho corso in mezzo ai prati bianchi di luna per strappare ancora un giorno alla mia ingenuità"
"Era una musica selvaggia e indomita, echeggiava tra le colline e riempiva le valli. Provai uno strano brivido lungo la schiena...Non era una sensazione di paura, ma una specie di fremito, come se avessi dei peli sul dorso e qualcuno li stesse accarezzando." A. Orton
la mia stella: "When dusk falls and obscures the sky, you’re the shine of the Northern Star"
"Strange are the ways of the Wolfhearted..."
STO STUDIANDO...
Tutto ciò che ha a che fare con l’Arte! dalla poesia alla letteratura, alla musica, e alle arti plastiche e figurative in senso stretto! Come si può non votare la propria vita a qualcosa di così sublime e immortale? Ma soprattutto…non potrei fare a meno del costante bisogno di scrivere, ossessionata dal terrore che tutto si perda, e che ogni cosa che mi sembra tanto preziosa io non trovi il modo di esprimerla, di renderla importante per me o per qualcun altro... Così...lascio che i pensieri attraversino la mia anima e il mio corpo, scorrendo attraverso le mie vene, come sangue che si tramuta nell’inchiostro che scivola libero sul foglio..come un’emorragia inarrestabile.
"Maledetti, trafitti dalla passione, l’amore ci sopravvive, l’arte ci rende immortali." - J. W. Goethe -
...Siamo storie da raccontare...
...memorie da custodire...
...errori da ricordare...
“Sto diventando sempre meno definito col passare dei giorni. Scomparendo. Beh, potresti dire che sto perdendo la concentrazione, andando alla deriva nell’astratto per quanto riguarda il modo in cui vedo me stesso.
A volte credo di poter vedere direttamente attraverso di me. A volte posso vedere direttamente attraverso di me.
Meno preoccupato riguardo l’adeguarmi al mondo. Il tuo mondo, cioè. Perché non importa più davvero, no, non importa più davvero. Nulla di questo importa più davvero.
Si sono solo, ma dopotutto lo sono sempre stato, per quanto indietro io possa ricordare. Credo che forse sia perché tu non eri mai davvero reale, tanto per cominciare. Io ti ho creato solo per farmi del male.
Ti ho creato solo per farmi del male. Ed ha funzionato. Sì.
Non c’é nessun te. Ci sono solo io. Non c’é nessun fottuto te. Ci sono solo io.
Solamente.
Il più piccolo puntino attirò il mio occhio e si rivelò una piaga. E io avevo questa sensazione bizzarra, come se sapessi che era qualcosa di sbagliato. Ma non riuscivo a lasciarlo stare, continuavo a tormentare la piaga. Era una porta che tentava di sigillarsi, ma io mi ci sono arrampicato attraverso.
Ora sono in un qualche luogo in cui non dovrei essere, e posso vedere cose che so che non dovrei vedere.
E ora so il perché, ora, ora so perché le cose non sono belle dentro.
Only.”
OGGI IL MIO UMORE E'...
Instabile...
"You cannot kill what you did not create. All I’ve got... all I’ve got is insane!"
"Ieri ho passeggiato per le strade come una qualsiasi persona. Ho guardato le vetrine spensieratamente e non ho incontrato amici con i quali parlare. D’improvviso mi sono sentito triste, mortalmente triste, così triste che mi è parso di non poter vivere un altro giorno ancora, e non perché potessi morire o uccidermi, ma solo perché sarebbe stato impossibile vivere il giorno dopo, e questo è tutto.
Fumo, sogno, adagiato sulla poltrona. Mi duole vivere in una situazione di disagio. Debbono esserci isole verso il sud delle cose dove soffrire è qualcosa di più dolce, dove vivere costa meno al pensiero, e dove è possibile chiudere gli occhi e addormentarsi al sole e svegliarsi senza dover pensare a responsabilità sociali né al giorno del mese o della settimana che è oggi.
Do asilo dentro di me come a un nemico che temo d’offendere, un cuore eccessivamente spontaneo che sente tutto ciò che sogno come se fosse reale; che accompagna col piede la melodia delle canzoni che il mio pensiero canta, tristi canzoni, come le strade strette quando piove."
- F. Pessoa -
"Una volta aveva foreste e montagne che erano solo sue, e lo ascoltavano. Una volta voleva correre attraverso giorni d’estate catturando ricordi per gli anni a venire. Ora sta vestendo questo nudo pavimento con la sua carne e il suo sangue, e il tempo passa. Il suo traffico di dolore potrebbe averlo solo guidato a trattare con le conseguenze, per qualche cambiamento, mentre il tempo scorre.
Io sono il bambino risvegliato (indugiando, arrampicandomi, avvinghiandomi, afferrando, bramando, lacerando, ferendo, cadendo) Io, il figlio ribelle di un lago di montagna. (di gelide lacrime liquefatte, della silenziosa Terra) (di una sbiadita palpebra, di un vento senza ali) (di una tempesta senza occhi, di Dei caduti, che hanno perso la propria strada)
Mi do alle fiamme per creare l’elemento perfetto."
- Daniel Gildenlöw -
... Live that you might find the answers You can’t know before you live...
Love and life will give you chances. From your flaws learn to forgive.
"Forse sono l’uomo con le leggendarie quattro mani Per toccare, per curare, implorare e strangolare. Ma io non so chi sono, e tu ancora non sai chi sono..." F. R.
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martedì 5 aprile 2011 - ore 02:56
"Ma sul tuo piccolo pianeta...
(categoria: " Vita Quotidiana ")
...ti bastava spostare la tua sedia di qualche passo. E guardavi il crepuscolo tutte le volte che volevi."
“Mascherata: mascheriamo la realtà. Quante facce di te ci stai celando? Mascherata, per beffare la beltà, neanche tu lo saprai chi sei davvero. Mascherata: tra colori e vanità la magia che ti avvolge col suo manto suona di mondanità un miraggio che appare per incanto.”
Osservo il mio volto nello specchio, intenta a ripulirlo dalle linee scure di un rimmel sbavato, e cambio volutamente espressione, scoprendo lentamente contorni asimmetrici incessantemente mutevoli, scorrendo sul mio viso tante maschere quante la fantasia può crearne.
E’ estraneo quel che vedo nello specchio, solo il doppio di un doppio, che mi fa sprofondare in un vortice paradossale di illusioni. Ma la realtà è apparenza, e l’apparenza realtà: non è meno vero un miraggio visivo soltanto perché non ha consistenza.
La mente crede a ciò che vede, e infiniti palcoscenici compenetrati l’uno all’altro invadono la realtà, rendendo il confine tra verità e illusione qualcosa di così piacevolmente inafferrabile.
Ho un’esposizione di maschere perfette ed intaccabili, riposte con ordine nel camerino della mia mente, costumi diversi che posso indossare a seconda dei casi, seguendo l’incessante ritmo dell’immaginazione.
Cerco di mantenere il controllo, e mi rendo conto che non centra nulla l’autoconservazione né il bisogno di nascondermi. E’ questo vuoto che si espande, inghiottendo tutto ciò che lo circonda in un vortice d’abisso, che ha bisogno di finzioni perfette.
E’ tutto quello che mi scorre addosso a scalfirmi il volto e incidermi la pelle, tutto quello che intacca la mia presenza fisica su quest’immenso palcoscenico, costringendomi a cucirmi addosso infinite volte pezzi diversi di realtà.
Non sono certa che esista una me stessa univoca, una persona che corrisponda a un’autentica faccia senza inganno.
Siamo marionette che s’agitano convulsamente senza poter prevedere i propri gesti.
Bambole usurate, ancora laccate di vernice sulla cera esternamente, ma divorate dalle tarme nelle cavità del loro interno.
Tutto intorno è un’infinita mascherata, una gloriosa parata di facce di cartapesta. Mi immergo nella folla sorridente, tra le facce uniche e fissate per sempre, dove il vero è falso e la menzogna è verità.
Chi è chi? Non ha importanza. E’ solo una mascherata che invade la realtà.
"Lei lo guardò, cadde a terra e gli posò il capo sulle ginocchia. Stette in silenzio, e rimase a lungo così, senza muoversi.
Gli cadde in braccio: non rispondeva né con una pressione delle mani né con un movimento. Teneva la mano sul cuore, e ad un tratto ruppe in un grido con un torcersi spasmodico di tutto il corpo.
Si drizzò e cadde nel momento stesso a terra dinanzi a lui, come se tutte le articolazioni le si fossero spezzate: era atroce a vedersi.
Ad un tratto parve irrigidirsi sempre di più, come chi sopporta una sofferenza fisica suprema; ma poi, con un nuovo impeto, le sue membra si ravvivarono e, come se in lei fosse scattata una molla, gli si gettò al collo.
Non c’è parola che possa dire la potenza di quelle lacrime. Temetti che stesse per disfarsi colando tra le sue braccia e che nulla sarebbe rimasto di lei."
"Ah, manca un niente, e potrei capire, approvare tutto questo.
Un passo soltanto e la mia profonda miseria diverrebbe beatitudine."
Così la volpe iniziò ad amare il rumore del vento nel grano, e a sorridere lasciandosi solleticare dalla consapevolezza del tempo perduto per le cose importanti.
Così la volpe capì quel che le era sempre sfuggito, anche se sapeva tutto sull’addomesticare, anche se aveva avuto principi di ogni sorta.
L’essenziale è invisibile agli occhi, ma lì dove si ripone il cuore c’è un giardino stellato che nessuno potrà mai calpestare.
I Figli di Dio, o Nephilim, sono secondo la tradizione biblica degli angeli caduti sulla terra e non più puri. Giunti sulla terra si sarebbero uniti agli uomini e avrebbero così dato origine ad una nuova razza di "ibridi”.
L’antica letteratura giudaica attribuisce ai Vigilanti (Nefilim, Jedi, Annunaki, tutti sinonimi di una stessa civiltà) specifici tratti somatici: vengono descritti come esseri molto alti, di pelle bianca, con capelli bianchi lanosi, carnagione arrossata, occhi penetranti e volti di serpente; anche i testi mesopotamici ed altri racconti mediorientali sembrano confermare questa descrizione, arricchendola con altri particolari come "razze di giganti" e confermando che le divinità, antenate della civiltà, erano anch’essi di statura "gigante".
“E si presero, per loro, le mogli ed ognuno se ne scelse una e cominciarono a recarsi da loro . E si unirono con loro ed insegnarono ad esse incantesimi e magie e mostraron loro il taglio di piante e radici. Ed esse rimasero incinte e generarono giganti la cui statura, per ognuno, era di tremila cubiti. Costoro mangiarono tutto il frutto della fatica degli uomini fino a non poterli, gli uomini, più sostentare. E i giganti si voltarono contro di loro per mangiare gli uomini. E cominciarono a peccare contro gli uccelli, gli animali, i rettili, i pesci e a mangiarsene, fra loro, la loro carne e a berne il sangue. La terra, allora, accusò gli iniqui.” (dal Libro di Enoch)
"Ed ora, figli, ascoltatemi ed io scoprirò i vostri occhi affinché possiate vedere e comprendere le opere di Dio, scegliere quanto gli è gradito e respingere ciò che odia, camminare alla perfezione in tutte le sue vie senza sgarrare secondo i desideri dell’istinto colpevole e degli occhi lussuriosi. Poiché molti, a causa di essi si sono smarriti, e hanno vacillato, a causa di essi, valenti eroi, dai tempi antichi ad oggi; avendo camminato nell’ostinazione del loro cuore, caddero i vigilanti del cielo; furono presi, a causa di essi, perché non avevano osservato gli ordini di Dio, e a causa di essi caddero i loro figli la cui altezza uguagliava quella dei cedri e i cui corpi erano come le montagne; ogni carne che era sulla terra esistiti, essendosi comportati secondo la loro volontà e non avendo osservato gli ordini del loro fattore, fino a quando arse contro di essi la sua ira. A causa di essi si sono smarriti i figli di Noè e le loro famiglie, a causa di essi furono recisi. Ma a causa di essi si sono smarriti i figli di Giacobbe e furono puniti secondo il loro errore". (dal Documento di Damasco)
“il tuo crudele piano il tuo sangue, come ghiaccio uno sguardo potrebbe uccidere il mio dolore, il tuo fremito
voglio amarti ma è meglio che non tocchi voglio possederti ma i miei sensi mi dicono di fermarmi voglio baciarti ma lo voglio troppo voglio assaporarti ma le tue labbra sono maligno veleno sei veleno che scorre nelle mie vene sei veleno non voglio giocare a questi giochi
la tua bocca così calda la tua trappola, sono stato preso la tua pelle, così umida nero pizzo, sul sudore
sento che mi chiami e sto sulle spine voglio farti del male solo per sentirti urlare il mio nome non voglio toccarti ma tu sei sotto la mia pelle, nel profondo voglio assaporarti ma le tue labbra sono maligno veleno sei veleno che scorre nelle mie vene sei veleno non voglio rompere queste catene sei veleno.”
Dark Chest of Wonders
(categoria: " Vita Quotidiana ")
Quando ogni cosa soccombe al peso degli eventi, e la mente si lascia accarezzare dalle ombre impietose, che s’allungano ad inghiottire gli ultimi sprazzi di lucidità, è solo il vuoto e la voragine che riesco a vedere. Il baratro denso di oscurità attira lo sguardo e lo fa vorticare verso l’insondabile nulla che ne abita il fondo, ma è un errore troppo stupido innamorarsi della notte così tanto da smarrirsi volontariamente.
Pensavo a quello che rimane addosso e che non ha nulla a che fare col vuoto, perché lo combatte e lo annienta, se solo si ha la forza di volgere lo sguardo lontano da quella voragine. Pensavo a quello scrigno che ognuno si porta dietro da così tanto tempo che spesso ci si dimentica della sua esistenza. C’è chi ne ha uno prezioso e ornato di gemme, chi invece in raso, o in soffice velluto. Qualcuno lo ha colorato e splendente, qualcun altro più sobrio e monocromo, addirittura qualcuno ce l’ha di cartone. Alcuni sono enormi e così gonfi da esser sul punto di scoppiare, mentre altri non contengono che poche gemme, e sono lasciati ben chiusi perché il valore che contengono è inestimabile.
Mi mette sempre un po’ d’angoscia guardare dentro il mio, perché so di averci depositato alcune gemme incredibilmente preziose e rare, così luccicanti che tornare a guardarle mi stordisce ogni volta. Ma sono mie, le ho collezionate lungo il corso della mia vita, e, meritate o no, le ho rese parte di me, premurandomi di dar loro tutte le cure necessarie proporzionate al loro valore.
Alcune sono ricordi, di quelli che mi hanno scaldato il cuore e mi hanno fatto venir voglia di gridare che la vita è meravigliosa, altre sono idee, sensazioni, istanti effimeri colmati da qualcosa di più grande della mia stessa facoltà di comprendere le cose. A dirla tutta, ci sono anche alcune pietre più scure delle altre e apparentemente insolite, ma che ho messo nello scrigno insieme a tutto il resto perché col tempo ho imparato a levigarle e lucidarle, a renderle splendenti nel loro buio. Si impara sempre a rendere dolci persino i ricordi più dolorosi.
Una sagoma sorridente contro il sole che tramonta, i baci sulle guance sudate, l’azzurro che si illumina di più sulla pelle abbronzata, il gusto di cipolla e l’ombra del Petrarca.
La panchina gelida e il vento sferzante, la neve che cade a dicembre, il cappotto blu e la lezione su Kandinsky. Il silenzio del pomeriggio e il sonno tra le mie braccia, i pastelli colorati e il sapone.
L’odore di vernice, dell’olio, dell’aria nel posto che volevo chiamare casa. La strada infinita e sempre la stessa, la voglia di andare, tornare, l’attesa che ripaga. Il freddo e i cuscini dappertutto.
I tramonti, le stelle, il buio, le onde violente, il sole che brucia la pelle. Miriadi di immagini che si sovrappongono, simili l’una all’altra eppure troppo sbiadite per rievocare i colori. I sogni che curano.
La mia mente che si perde e un’ombra che arriva portandomi la luce. Buio, e poi sorrisi, e poi ancora buio, ma la voce rimbomba insieme alle risate e il calore si espande attraverso il mio corpo.
La comprensione che è come un abbraccio infinito e allungato nel tempo, avvolgente pur senza aver consistenza.
E’ quasi insopportabile la luce che sprigiona il mio scrigno. Ma mi ricorda chi sono e per cosa ho sempre lottato. Non sono troppo stanca: semplicemente sconfitta.
"Vuote lenzuola di cotone, immacolate lenzuola d’argilla Mi stavano di fronte come un tempo faceva il suo corpo Tutti i cinque orizzonti ruotavano intorno alla sua anima come la terra con il sole In questo momento l’aria che ho assaporato e respirato non è più la stessa
E tutto ciò che le ho trasmesso era tutto So che lei mi ha dato tutto ciò che aveva E adesso le mie aspre mani si illividiscono sotto le nuvole di ciò che era tutto Oh, le immagini sono state tutte inondate di nero, marchiata ogni cosa
Mi faccio un giro fuori, sono circondato da bambini che giocano Sento le loro risa, e allora perchè mi sento bruciare? E vorticosi pensieri che ruotano nella mia testa, sto vorticando, sto vorticando Quanto improvvisamente può il sole arrivare ad eclissarsi?
E adesso le mie aspre mani cullano delle schegge di vetro di quello che era tutto Oh, le immagini sono state tutte inondate di nero, marchiata ogni cosa Tutto l’amore andato a male ha oscurato tutto il mio mondo, marchiato tutto ciò che vedo, tutto ciò che sono, tutto ciò che sarò
Io so che un giorno avrai una vita stupenda, so che sarai una stella nel cielo di qualcun altro ma perchè, perchè, perchè non può essere, perchè non può essere il mio."
<<E’ una voragine, e tu volevi semplicemente riempirla.>>
Troppo complesso colmare i vuoti, ammazzare il tempo, mischiare finzione e realtà. Una malattia silenziosa ed infima, che costruiva bisogni fittizi su un palco di illusione e follia. Camminare tra le sabbie mobili, e sbirciare dalla serratura quel mondo inafferrabile dove posto non ce n’è mai stato. Lasciare che le bugie diventassero talmente enormi da tramutarsi in indigesti macigni di consapevolezza.
Non importa quanto sei fragile o in quanti pezzi riesci a ridurti per ripartire il dolore. Ce l’hai tutto addosso e sono sempre e solo cazzi tuoi. Ciò che è avariato e infetto deve essere vomitato lontano fino all’ultima goccia, senza pietà, senza rimpianti. Se la voragine è ostruita da un ripieno guasto, a nulla può servire fagocitare e trattenere tutto dentro.
Mi tengo la voragine, mi tengo il vuoto, mi tengo il ricordo che fa male, il sapore in bocca delle bugie che non riuscirò mai a spiegarmi, la consapevolezza di aver sbagliato. Non c’è nessun modo di riparare i sogni né di aggiustare i ricordi.
Mi tengo il disgusto, e dall’orlo di quella voragine rimarrò ad osservare da sola il vuoto che mi resta, il trauma lasciato, la paura di caderci di nuovo. Un giorno capirò con cosa la devo riempire, e allora rimarrà una fossa là sotto, senza lapidi o vessilli, colma solo di veleno e di promesse dimenticate.
<<Esistono persone spregevoli che giocano a fare gli splendidi. Persone vuote dentro, che non hanno nulla da dare, e si riempiono la bocca di belle parole. Non c’è molto da spiegare, se ci pensi.>>
* * *
Seguo il flusso senza farmi troppe domande, anche se le ombre mi passano davanti agli occhi cercando di negarmi il sole, anche se ho il terrore di voltarmi e riconoscere il mio despota. La mia mente è piena di domande e il mio cuore di sorrisi da scordare. Ma sono alla deriva, e la corrente è placida. Mi culla, talvolta, e ha quel sapore che inebria i sensi e rende tutto il resto secondario.
So che posso continuare a brancolare nel buio aggrappandomi a un orgoglio sterile, oppure accettare una cura e imparare a vedere senza più filtri. Posso convincermi di tutto e del contrario di tutto, posso fuggire da me stessa e dal mio bisogno sbagliato, eppure ritrovarmi incastrata nella stretta perfetta del destino, che fa combaciare ogni cosa per pochi istanti, mentre intorno infuria ancora la bufera.
Il desiderio è già troppo grande. Curami o uccidimi, non ci sono altre soluzioni. Non mi vedo più. So di stare sull’orlo della voragine, eppure non sono io. Vorrei cercarmi, ma ho paura di ciò che troverei.
Ci ho già provato a cambiare le stelle, e lo so che non funziona.
Farà male, dannatamente male.
Non abbiamo altro che la libertà del nostro pensiero.
"...Delfina agitando la sua criniera tragica, come pestando sul tripode di ferro, l’occhio fatale, rispose con voce dispotica: - «Chi dinanzi all’amore osa parlare d’inferno?
Maledetto per sempre il sognatore inutile che per primo volle, nella sua stupidità, cadendo in un problema sterile e insolubile, con le cose d’amore mescolare l’onestà!
Colui che vuole unire in un accordo mistico la notte col giorno, l’ombra col calore, mai riscalderà il suo corpo paralitico a questo rosso sole che ha il nome d’amore !
Va dunque, va a cercarti un fidanzato stupido corri e offri ai suoi baci crudeli un cuore vergine e poi, piena di rimorsi e d’orrore, con il corpo livido, tornerai a mostrarmi le stigmate sui tuoi seni...
Quaggiù un padrone soltanto si può servire!» Ma la fanciulla, presa da un immenso dolore, le gridò : - «Sento spalancarsi nel mio essere un vasto abisso e questo abisso è il mio cuore!
profondo come il vuoto, ardente come un vulcano! Nulla sazierà questo mostro che geme e che langue e nulla spegnerà la sete di quella Eumenide che, con la torcia in mano, lo brucia fino al sangue.
...Scendete, scendete, lamentevoli vittime, scendete per la strada dell’eterno tormento! Colate nel fondo dell’abisso, dove tutti i crimini flagellati da un vento che non viene dal cielo,
ribollono confusi in un rombante mare. Correte, folli ombre, alla meta dei vostri desideri mai potrete la vostra furia placare, e così il castigo nascerà dai vostri piaceri.
Mai un fresco raggio rischiarò le vostre caverne dalle crepe dei muri miasmi febbrili filtrano e s’infiammano come lanterne e v’impregano i corpi con effluvi terribili.
L’aspra sterilità del vostro godimento accresce la vostra sete e inaridisce la vostra pelle, e la concupiscenza col suo furibondo vento fa schioccare la vostra carne come un vecchio vessillo.
Lontano dagli esseri viventi, erranti, condannate, attraverso i deserti come lupi correte seguite il vostro destino, anime sregolate, fuggendo l’infinito che dentro di voi portate!"
"Again the sky has fallen down on me Once more a world has crumbled down and over me
And yet in some twisted way I enjoy my misery And in some strange way I have grown together with my agony
I feel home in despair for I dwell in grief and I feel home when the air’s too thick to breathe and I feel home anywhere human lives are going down the drain
For as long as I remember life has been hard I guess they have "misery" written somewhere in my stars
For I have mourned for so damn long that I’ve forgotten what it was for Everything has gone so wrong that I really couldn’t think of anything more
I feel home in despair for I dwell in grief and I feel home when the air’s too thick to breathe and I feel home anywhere human lives are flowing down the drain
I feel home in despair for I dwell in grief and I feel home when the air’s too thick to breathe and I feel home anywhere the light of day is drowned in heavy rain
Yet I know the worst is still to come.."
- Sami Lopakka -
Con tutta me stessa vorrei soltanto riuscire a fermarmi, smettere di camminare e basta. Il pensiero che ci sia un domani, e poi un dopodomani, e poi un altro giorno ancora, mi sembra semplicemente insostenibile. E mi ripugna l’idea di continuare a sopportare quella sensazione di sconforto che sorregge la mia figura, la mia figura ingrata che percorre strade senza uscita, mescolandosi a centinaia di passanti senza mai rivelare lo scompiglio che porta dentro.
Il sole brucia le retine e infiamma il buio profondo di pupille dilatate quanto basta per sforzarsi di vedere. L’unico modo di realizzare i sogni è svegliarsi, ma più spalanco gli occhi e più vedo cremisi. Che ci sia il sole splendente, o il buio della notte più mite e stellata, se chiudo gli occhi è sempre la stessa cosa che vedo. Una macchia che si espande e fagocita tutto.
Chissà come doveva essere strano ammirare l’essenzialità candida del bianco che si allunga all’infinito, puro e incontaminato fin dove l’occhio può vedere, eppure sentire il sapore del rosso cremisi sulla lingua impastata di rabbia e disperazione. Chissà se scrivi ancora.
Non importa quanto sia lunga e faticosa la strada, perché tanto sai benissimo che ogni svolta ti riporta dritto all’inferno. E allora che sia freddo e che sia gelido. Che sia sangue e che sia neve.
Che sia sole, e caldo, e sorrisi, e parole, e voglia di star bene. Che sia vento, e che si porti via tutto quanto.
“Piangi per le promesse che sono morte. Una lacrima per ogni bugia. L’amore squarcia dentro da sempre, e io sono l’unico a custodire il tuo dolore.”
"Si ha paura di mille cose, dei dolori, dei giudizi, del proprio cuore, del risveglio, della solitudine, del freddo, della pazzia, della morte... specie di questa, della morte. Ma tutto ciò è maschera e travestimento.
In realtà c’è una cosa sola della quale si ha paura: del lasciarsi cadere, del passo incerto, del breve passo sopra tutte le assicurazioni esistenti.
E chi una volta sola si è donato, chi una volta sola si è affidato alla sorte, questi è libero.
Egli non obbedisce più alla legge terrena, è caduto nella spazio universale e partecipa alla ridda delle stelle.
- H. Hesse -
~ E ti vien voglia di sapere se in tutte le storie viene detta la verità. E ti viene voglia di rinascere, e come un serpente strisciare ad ogni stagione calda verso una nuova forma. ~
"..It could seem that I’m doing fine but I’m broken to little pieces deep inside.."
"Breeze still carries the sound Maybe Ill disappear Tracks will fade in the snow You wont find me here
Ice is starting to form Ending what had begun I am locked in my head With what Ive done I know you tried to rescue me Didnt let anyone get in Left with a trace of all that was And all that could have been
Please take this And run far away Far away from me I am tainted The two of us Were never meant to be All these pieces And promises and left behinds If only I could see In my nothing You meant everything Everything to me Gone fading everything And all that could have been
Please take this And run far away Far as you can see I am tainted And happiness and peace of mind Were never meant for me All these pieces And promises and left behinds If only I could see In my nothing You meant everything Everything to me."
E’ tutto nella mente, solo nella mente. E siamo soli, ognuno lo è.
Soli con tutto ciò che costruisce il pensiero, soli con le cicatrici lasciate dai sentimenti che ne derivano.
Per quanto io sanguini e mi aggrappi al senso che le cose devono pur avere, nascosto da qualche parte sotto la superficie di menzogne, tutto ciò che il mio cuore vomita, nel tentativo di liberarsi dei propri fantasmi, non sarà mai abbastanza.
Nulla esiste fuori da noi stessi. Non ti ho mai toccato veramente, non potrò mai.
Tutto finisce giù per qualche scarico, nell’insignificante quotidianità della rassegnazione.
Nessuna voce di ragionevolezza.
"Ecco perché anche se in stato di coma, boccheggiante cerchi di rinviare listante in cui esalerà lultimo respiro: lo trattieni e in silenzio lo supplichi di vivere ancora un giorno, unora, un minuto. Ecco perché, infine, anche quando smette di respirare esiti a seppellirlo o addirittura tenti di resuscitarlo…" (O. Fallaci)
Non c’è nulla fuori. Non mi importa più. Tutto è niente: niente ho avuto, tutto avrò.
E’ solo nella mia testa, e io devo ucciderlo.
<<Secondo Lei ha l’aria di una che sta eseguendo gli ordini di Dio? Guardi bene Dottore….Lo uccise perché lo amava.>>
"Le donne di Delacroix serbano negli occhi un segreto doloroso, impossibile da celare nel profondo della dissimulazione. Il loro pallore è come una rivelazione dei conflitti interiori. Sia che si distinguano per il fascino del delitto o per lodore di santità, sia che i loro gesti siano illanguiditi o violenti, queste donne malate nel cuore o nello spirito hanno negli occhi il grigio plumbeo della febbre o il lucore abnorme ed eccentrico della loro infermità, e nello sguardo è la luce intensa del soprannaturalismo." C. Baudelaire
«Non ti ho amato per noia, o per solitudine, o per capriccio. Ti ho amato perché il desiderio di te era più forte di qualsiasi felicità. E lo sapevo che poi la vita non è abbastanza grande per tenere insieme tutto quello che riesce ad immaginarsi il desiderio. Ma non ho cercato di fermarmi, né di fermarti. Sapevo che lo avrebbe fatto lei. E lo ha fatto. E’ scoppiata tutto d’un colpo.»
E’ necessario smettere di farsi delle domande prima o poi. E trattenere in bocca il sapore di una vita che dopo esserti stata cucita perfettamente addosso, scivola via con incomprensibile naturalezza, portandosi dietro il buono e il brutto di te, senza far distinzione tra ciò che era morto da tempo sulla tua pelle e ciò che ancora ti era necessario per vivere.
Bisogna continuare a rimescolare quel sapore, e distillarlo con sapiente meticolosità, fino a raggiungere l’essenza di ciò che si è perduto, e scoprire il modo di trovarlo incredibilmente dolce.
* * * *
«È uno strano dolore... Morire di nostalgia per qualcosa che non vivrai mai.»
I sogni hanno una corazza dura quanto più li abbiamo nutriti e alimentati d’affetto e cure. Ma spesso il rapporto che abbiamo coi sogni è morboso e malato. E’ infetto all’origine, non ha possibilità di redimersi.
Che i sogni vissuti siano tutto frutto della nostra fantasia, o che ci siano stati imposti da qualcuno, o che più sottilmente si siano fatti strada negli spazi vuoti di un’esistenza disagiata, non ha veramente importanza.
A cosa serve chiedersi se ciò che si è vissuto si sorreggeva sulle fragili basi dell’illusione? Se i bisogni vissuti erano alimentati da menzogne e ipocrisie? Rovinerebbe ogni cosa, anche il bello di ciò che si ha avuto.
Le ferite non si spartiscono mai equamente tra due anime, ma ciò che si è donato rimane l’unica certezza di aver condiviso qualcosa, di aver seminato qualche luce autentica e colma di sentimento, anche nel deserto illusorio più desolato.
«Uno si costruisce grandi storie, questo è il fatto, e può andare avanti anni a crederci, non importa quanto pazze sono, e inverosimili, se le porta addosso, e basta. Si è anzi felici, di cose del genere. Felici. E potrebbe non finire mai. Poi, un giorno, succede che si rompe qualcosa, nel cuore del gran marchingegno fantastico, tac, senza nessuna ragione, si rompe d’improvviso e tu rimani lì, senza capire come mai tutta quella favolosa storia non ce l’hai più addosso, ma davanti, come fosse la follia di un altro, e quell’altro sei tu.»
«Succede. Uno si fa dei sogni, roba sua, intima, e poi la vita non ci sta a giocarci insieme, e te li smonta, un attimo, una frase, e tutto si disfa. Succede. Mica per altro che vivere è un mestiere gramo. Tocca rassegnarsi. Non ha gratitudine, la vita, se capite cosa voglio dire. »
* * * *
“La cosa bella dei deserti è che da qualche parte nascondono sempre un pozzo” - direbbe un certo Principe, uno di quelli veri, uno di quelli con un cuore. E se non ci si sbriga a scavare sotto i detriti che ci siamo lasciati cadere addosso, per trovare quel pozzo nascosto al quale attingere per reinventarci, è possibile che nella miseria in cui già versiamo, ci sia qualcun altro che gode a prendersi gioco di noi. Qualcuno come il Tempo, che se da un lato cura, dall’altro corre come un forsennato, lasciando addosso quella sensazione di star lì sul binario sapendo di aver perso un’altra volta il treno.
«Sai cos’è bello, qui? Guarda: noi camminiamo, lasciamo tutte quelle orme sulla sabbia, e loro restano lì, precise, ordinate. Ma domani, ti alzerai, guarderai questa grande spiaggia e non ci sarà più nulla, un’orma, un segno qualsiasi, niente. Il mare cancella, di notte. La marea nasconde. E’ come se non fosse mai passato nessuno. E’ come se noi non fossimo mai esistiti. Se c’è un luogo, al mondo, in cui puoi non pensare a nulla, quel luogo è qui. Non è più terra, non è ancora mare. Non è vita falsa, non è vita vera. E’ tempo. Tempo che passa. E basta. »
«Davvero ci sono momenti in cui l’onnipresente e logica rete delle sequenze casuali si arrende, colta di sorpresa dalla vita, e scende in platea, mescolandosi tra il pubblico, per lasciare che sul palco, sotto le luci della libertà vertiginosa e improvvisa, una mano invisibile peschi nell’infinito grembo del possibile e tra milioni di cose, una sola ne lasci accadere. »
Come si fa a tenere tutto dentro e a passare le ore a riordinarlo, senza che ci sia una sola possibile combinazione sulle centinaia che la probabilità offre, che riesca a far combaciare gli spigoli taglienti fino a trovare un incastro accettabile?
Sei ancora lì che cerchi di aggiustarti e di digerire tutto quello che continuamente sei sul punto di rigurgitare, quando il caso ti sbatte addosso e ti lascia lì con una possibilità sul palmo della mano aperta.
Non serve ragionare, occorre vivere. E occorre stringere quella mano a pugno fino a farla sanguinare, per custodire tutto quello che deve continuare a far parte di te, e per difenderti a nocche chiuse da tutto ciò che cerca di annullarti, atterrirti e calpestare la tua dignità. Così poche cose al mondo meritano veramente il contatto carezzevole di quella stessa mano, pronta a sacrificarsi di nuovo per non diventare arida e avvizzita.
«Poi non è che la vita vada come tu te la immagini. Fa la sua strada. E tu la tua. E non sono la stessa strada. Così... Io non è che volevo essere felice, questo no. Volevo... salvarmi, ecco: salvarmi. Ma ho capito tardi da che parte bisognava andare: dalla parte dei desideri. Uno si aspetta che siano altre cose a salvare la gente: il dovere, l’onestà, essere buoni, essere giusti. No. Sono i desideri che salvano. Sono l’unica cosa vera. Tu stai con loro, e ti salverai. Però troppo tardi l’ho capito. Se le dai tempo, alla vita, lei si rigira in un modo strano, inesorabile: e tu ti accorgi che a quel punto non puoi desiderare qualcosa senza farti del male. E’ lì che salta tutto, non c’è verso di scappare, più ti agiti più si ingarbuglia la rete, più ti ribelli più ti ferisci. Non si ne esce. Quando era troppo tardi, io ho iniziato a desiderare. Con tutta la forza che avevo. Mi sono fatta tanto di quel male che tu non te lo puoi nemmeno immaginare. »
Occorre scegliere e costringersi ad aprire gli occhi, spalancarli su tutto ciò che terrorizza e annienta, ma che insegna anche a svegliarsi nei confronti del mondo e delle persone.
Occorre capire la differenza tra bisogno e desiderio, e trovare il coraggio di accettare la sfida.
«Forse il mondo é una ferita e qualcuno la sta ricucendo in quei due corpi che si mescolano - e nemmeno é amore, questo é stupefacente, ma é mani, e pelle, labbra, stupore, sesso, sapore - tristezza, forse - perfino tristezza - desiderio - quando lo racconteranno non diranno la parola amore - mille parole diranno, taceranno amore - tace tutto, intorno. »
«Volevo dire che io la voglio, la vita, farei qualsiasi cosa per poter averla, tutta quella che c’è, tanta da impazzirne, non importa, posso anche impazzire ma la vita quella non voglio perdermela, io la voglio, davvero, dovesse anche fare un male da morire è vivere che voglio. »
"E’ semplicemente troppo arduo..
(categoria: " Vita Quotidiana ")
..soffiar via tutti questi frammenti di Stella."
"Lampioni e portici, è andata così piccola istrice dagli occhi bui
Quel bacio alcolico, rossetto e guai è stato facile, e non lo è stato mai
Chi ci ricorderà, chi ti farà ridere? per chi ti smarrirai, chi userà lo sguardo tuo? chi lo fa al posto mio? io dove sarò?
Tra il fiume e i portici, già buio alle sei cuore selvatico, quanti anni hai? "non dirmi amore mai, ma incantami, dai è così facile" e non lo è stato mai.
Chissà chi pungerai, chi ti farà piangere? chi ti addormenterà, chi userà lo sguardo tuo? chi lo fa al posto mio? io dove sarò?
Nella città che ha il cuore di un istrice ti cercherò in un traffico di anime qui...
Chi ci ricorderà, chi ti farà ridere? per chi ti smarrirai, chi userà lo sguardo tuo? chi lo fa al posto mio? io dove sarò?"
L’alba arriva cancellando una bianca luna dipinta a gessetto sul buio del cielo. E’ piena ma non è tonda, e si perde nelle sfumature trascinate sulla tela da qualche artista maldestro, che ha voluto troppo toccarla rovinandone il candore. Luna sfuocata e impalpabile, privata dei suoi occhi di perla e soffocata da una foschia cupa.
Pensavo che a volte siamo così romantici da desiderare un dramma di cui in fin dei conti abbiamo sempre avuto il terrore. E la fregatura è che quando questo desiderio inizia ad assalirci, quel dramma è già cominciato senza che noi ce ne accorgessimo.
Allora serve scrivere, perché scrivere è una forma di pazzia, ma nel momento in cui escono le parole la soluzione è nell’inchiostro, e il dramma è già passato.
Sangue e veleno continuano a mischiarsi sotto la pelle, mentre il corpo reagisce tremando, per buttare fuori quel qualcosa che non esiste ma fa male, spinge da dentro, soffoca.
Tra le ossa spolpate dalla paura di diventare quel che si odia, e le spine cresciute sulla pelle per illudersi che dal dolore si impara la difesa, rimane viva la vertigine, l’ottenebrante e irrefrenabile desiderio di cadere.
A cosa servono le spine se poi basta una pecora disegnata su un foglio di carta per uccidere una rosa? Siamo sempre fregati in partenza, eppure ci ostiniamo a cercare soluzioni e vie di fuga. Ma quando si è davanti a uno sterminato nulla che non si lascia esprimere, che cosa ci rimane?
I sogni, forse. Il potere della mente immaginativa. Ma sotto i miei piedi s’estende un cimitero di cocci di illusioni che un tempo brillavano come stelle in un firmamento di sogni, e non mi chiedo più come si fa a passarci sopra. La mente è leggera come ali di farfalla, ma il cuore pesa sempre come un macigno, perché il cuore non dimentica mai.
Stringo la presa e sanguina, sanguina ancora. Sotto la pelle c’è un cosmo di lividi dimenticati, di baratri bui, di spine senza utilità.
Poche cose sono certe come il freddo di questo inverno.
Ho bisogno di non aver più bisogno.
"Non piangere quando tramonta il sole, le lacrime ti impedirebbero di vedere le stelle."
"You’re the pearl in the trashcan of my life I am the beggar a useless stain in time Can’t you see how I grieve... What you mean to me?
Let’s grow cold together - alone
The rain it beats... Ripping flesh down to the bone Leaving me hanging onto you I pray to keep the beating of this tired heart Long enough, so I can live this through
You’re my world... the bullet in my gun I am the doubt... black is my sun Can’t you see how I need you to bury me?"
L’unica perla in mezzo alla spazzatura della mia vita continua a brillare e a rimanermi nel cuore.
Si può essere felici pur senza smettere di sentirsi tristi. Ci si può sentire fortunati pur avendo perso tutto.
E’ quel che si da alle persone che conta, è quello scambio che si fa senza accorgersene, quel modo di crescere insieme imparando a vedere le cose attraverso occhi riflessi.
E’ la lucidità del visionario che cerca di darsi una ragione.
"Let’s grow cold together - Alone"
* . * . * . *
"L’ho già detto? Imparo a vedere.."
Non brucia più, adesso vedo tutto. Ti vedo. Non vali niente.
Perchè accontentarsi di un grano che non fa nemmeno sorridere quando si possono avere le stelle?
Io non vinco, ma tu perdi di più.
* . * . * . *
Non voglio più fare la volpe. Voglio i sonagli che ridono, milioni di sonagli.
"Sai, è questa la dannazione del filosofo: la consapevolezza."
* . * . * . *
Poi, fu il duello. Ettore e Ulisse disegnarono per terra il campo su cui i duellanti avrebbero combattuto. Poi misero in un elmo le tessere della fortuna, e dopo averle scosse, Ulisse, senza guardare, estrasse il nome di chi avrebbe avuto diritto a scagliare per primo la lancia mortale. E la sorte scelse Paride. I guerrieri si sedettero tutt’intorno. Vidi Paride, il mio nuovo sposo, indossare le armi: prima le belle gambiere, allacciate con fibbie d’argento; poi la corazza, sul petto; e la spada di bronzo, borchiata d’argento e lo scudo, grande e pesante. Si pose sul capo lo splendido elmo: la lunga criniera ondeggiava al vento e faceva paura. Infine prese la lancia, e la strinse in pugno. Di fronte a lui, Menelao, il mio vecchio sposo, finì di indossare le sue armi. Sotto gli occhi dei due eserciti, avanzarono uno verso l’altro, guardandosi con ferocia. Poi si fermarono. E il duello iniziò. Vidi Paride scagliare la sua lunga lancia. Con violenza si conficcò nello scudo di Menelao, ma il bronzo non si squarciò, e la lancia si ruppe e cadde a terra. Allora Menelao sollevò a sua volta la lancia e la scagliò con forza enorme contro Paride. Centrò in pieno lo scudo e la punta mortale lo squarciò, e andò a infilarsi nella corazza colpendo di striscio Paride, al fianco. Menelao estrasse la spada e gli balzò addosso. Lo colpì con violenza sull’elmo, ma la spada si spezzò. Lui imprecò contro gli dei e poi con un balzo afferrò Paride dalla testa, stringendo tra le mani lo splendido elmo chiomato. E iniziò a trascinarlo via così, verso gli Achei. Paride sdraiato, nella polvere, e lui a stringergli l’elmo in una morsa micidiale e a trascinarlo via. Finché la cinghia di cuoio che teneva fermo l’elmo sotto il mento si ruppe, e Menelao si trovò in mano l’elmo, vuoto. Lo alzò al cielo, si voltò verso gli Achei e roteandolo in aria lo gettò in mezzo ai guerrieri. Quando si voltò di nuovo verso Paride, per finirlo, si accorse che era scappato, scomparendo tra le file dei Troiani. Fu in quel momento che quella donna sfiorò il mio velo e mi parlò. Era una vecchia filatrice, era venuta con me da Sparta, mi cuciva splendide vesti, laggiù. Mi voleva bene, e io avevo paura di lei. Quel giorno, lassù, sul torrione delle porte Scee si avvicinò e a bassa voce mi disse “Vieni, Paride ti aspetta nel suo letto, si è messo le vesti più belle, più che da un duello sembra tornato da una festa”. Io rimasi allibita. “Sciagurata”, le dissi, “Perché vuoi tentarmi? Saresti capace di portarmi anche in capo al mondo, se là ci fosse un uomo che ti è caro. Adesso, perché Menelao ha sconfitto Paride, e vuole riportarmi a casa, vieni da me a tramare inganni... Vacci tu, da Paride, perché non lo sposi, o magari diventi la sua schiava? Io non ci andrò, sarebbe indegno. Tutte le donne di Troia proverebbero vergogna per me. Lasciami stare qui, con il mio dolore.” Allora la vecchia donna mi guardò furente. “Sta’ attenta”, mi disse, “E non farmi arrabbiare. Potrei abbandonarti qui, lo sai, e seminare odio ovunque, fino a quando non ti troveresti a morire di mala morte.” Mi faceva paura, l’ho detto. I vecchi, spesso, fanno paura. Mi strinsi sul capo il velo bianco splendente e la seguii. Stavano tutti guardando giù, verso la piana. Nessuno mi vide. Andai nelle stanze di Paride e lo trovai là. Una donna che l’amava l’aveva fatto entrare a Troia, da una porta segreta, e l’aveva salvato. La vecchia prese un sedile e lo mise proprio davanti a lui. Poi mi disse di sedermi. Io lo feci. Non riuscivo a guardarlo negli occhi. Ma gli dissi: “Così sei scappato dalla battaglia. Vorrei che tu fossi morto là, ucciso da quel guerriero magnifico che è stato io mio primo marito. Tu che ti vantavi di essere più forte di lui... Dovresti tornare là, e sfidarlo ancora, ma sai benissimo che sarebbe la tua fine”. E mi ricordo che Paride, allora, mi chiese di non fargli del male con le mie offese crudeli. Mi disse che Menelao aveva vinto, quel giorno, perché gli dei erano stati dalla sua parte, ma che magari la prossima volta a vincere sarebbe stato lui, perché anche lui aveva degli dei amici. E poi mi disse: vieni qui, facciamo l’amore. Mi chiese se mi ricordavo la prima volta che l’avevamo fatto, sull’isola di Crànae, proprio il giorno dopo che mi aveva rapita. E mi disse: neanche quel giorno io ti ho desiderata tanto come ti desidero adesso. Poi si alzò e andò verso il letto. E io lo seguii. Lui era l’uomo che in quel momento tutti, laggiù nella pianura, stavano cercando. Era l’uomo che nessuno, né Acheo né Troiano, avrebbe aiutato o nascosto, quel giorno. Era l’uomo che tutti odiavano, come si odia la nera dea della morte.