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mercoledì 25 gennaio 2006 - ore 07:57


VIRGINIA
(categoria: " Vita Quotidiana ")



All’unica donna di cui mi innamoro ogni giorno

come se fosse il primo.



(25/01/1882 – 28/03/1941)


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martedì 24 gennaio 2006 - ore 18:57


ESTETICA #1
(categoria: " Vita Quotidiana ")



L’aria è design.



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lunedì 23 gennaio 2006 - ore 19:00


TOPEXAN
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Sono io, credo.
C’è tanta gente, sicuro.
La mia presenza è un intestino che si rovescia sul pavimento.
Sento:

[Blog-blog-blog-blog-…] Deflagrazione. Impudicizia.

Non ho rimedi per la vergogna genetica.

Troverò mai per me un modo di pormi che non sia zoppo
o visibilmente congegnato?




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venerdì 20 gennaio 2006 - ore 20:30


GLAMOUR
(categoria: " Vita Quotidiana ")



Gesù è famoso.



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venerdì 20 gennaio 2006 - ore 13:28


PRIORITA’
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Che io sia chi dico di essere non ha importanza.

A meno che non sia la sola cosa importante.



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venerdì 20 gennaio 2006 - ore 08:20


INVITO AL PORTICO DIPINTO
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Zenone lo stoico morì ammazzato.

Si narra che, un giorno, una pistola si fece da lui impugnare

e gli sparò alla testa.


Che grande cosa fare di necessità virtù!



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giovedì 19 gennaio 2006 - ore 20:29


FRATTURE COSMOLOGICHE
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Dicono che i Pitagorici si siano sciolti quando hanno scoperto i numeri irrazionali.

Ci sarà mai qualcuno che metterà sotto radice quadrata il Midex?



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martedì 17 gennaio 2006 - ore 20:12


"...ALS HOREN DER STIMME DES FREUNDES, DEN JEDES DASEIN BEI SICH TRAGT"
(categoria: " Vita Quotidiana ")



Amo i momenti in cui non ci sono pretese...
Maniche corte, passeggiate, cinema all’aperto ai Giardini dell’Arena.

Estate 2003: con la tua macchina tornavamo regolari da Sottomarina.
Io guardavo la campagna tra il mare dallo specchietto e la città dal parabrezza.
Tu guidavi e ascoltavamo De Andrè, convinti che il caldo non se ne sarebbe mai andato.
Non c’era fretta nell’andata o nel ritorno.
Non c’era attesa nello stare sulla riva in piedi: solo riposo, ascolto e una birra a metà pomeriggio.

Sono stati momenti che non hanno chiesto altro che di essere com’erano:
la carta dei chewingum
la dialettica trascendentale
l’estetica dell’avanguardia
le maschere africane del marocchino vicino al bar dei bagni Clodia.




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domenica 15 gennaio 2006 - ore 15:59


ISOTTA FRASCHINI: SE CI PARCHEGGI SOPRA, L’ERBA NON CRESCE
(categoria: " Vita Quotidiana ")


La velocità è la descrizione di uno stato. In formule, la velocità si rappresenta così:

v = s / t ,

dove “s” è lo spazio e “t” il tempo.

L’ideale della velocità, l’andare-veloce, è definibile come l’attraversamento di uno spazio infinito in un tempo nullo. In formule:

v (ideale) = s (infinito) / t (nullo) (ovvero infinito / zero).

La velocità, dunque, nel suo ideale andare-veloce, si rappresenta con un’uguaglianza impossibile (impossibile dividere qualcosa per zero), la quale si può tradurre anche in

s (infinito) = v (ideale) * t (nullo) = 0 (“zero”)

ovvero in una formula che afferma la “nullità dell’infinito”.

Tale contraddizione logica si ritrova anche nel concreto. Proviamo per esempio a figurarci di stare seduti dentro un’auto ideale che viaggia lungo una strada senza inizio né fine: man mano che la velocità tende ad infinito, abbiamo sempre di più la percezione di essere in un quadro di Balla, fino a quando anche noi e la macchina risultiamo schiacciati in un punto geometrico senza dimensione, né forma, né colore, né peso ecc… Il nulla, insomma.
L’andare-veloce-fisico rende contemporaneo lo spazio infinito e le cose vengono così “compresse” che l’andare-veloce trapassa nello stare-fermi.
Ma non è forse questa la prima legge della meccanica con cui Galilei ha rivoluzionato la fisica? Il principio di inerzia afferma che un corpo in stato di quiete (zero) o di moto rettilineo uniforme (anche infinito) tende a permanere in quello stato finché non interviene una forza ad alterarlo. Detto altrimenti: lo stare fermi e l’essere in moto rettilineo uniforme sono dal punto di vista fisico la stessa cosa, così come, tornando al nostro esempio, il tendere a velocità infinita dell’auto è esattamente un tendere a nulla.

Ora, se la meccanica si fonda anche sulla scoperta di Galilei, che abbiamo dimostrato avere conseguenze contraddittorie, credo che possiamo tranquillamente affermare che, come anche il buon vecchio Kant constatava a malincuore, l’incapacità di una legge fisica di spiegare la crescita di un filo d’erba (figuriamoci di una persona), dipenda sostanzialmente dall’incoerenza del modello.


Tra le conseguenze del precedente ragionamento:

- L’uomo-macchina ipotizzato dai successori di Cartesio, che fumavano pornografia in salotti pieni di drappi e cognac, è zoppo alla partenza. Non riusciremo mai a caricare la nostra vita come un orologio né a cronometrare le nostre passioni (Spinoza).
- L’ingegneria della coscienza, che alcuni prodi interessati non si stancano di inseguire e promuovere, è una grande farsa che toglie solo braccia all’agricoltura e lascia a spasso i criminali.
- La causa finale, per quanto ciò disturbi l’andar di corpo efficiente dei nostri tecnici, è ancora la più valida per spiegare il comportamento umano. Il colonnello Rossi della caserma Piave di Padova, gestore di uomini e non di formalità, affermava a favore del motore immobile di Aristotele che “tira di più un pelo di figa che un carro di buoi”. Non possiamo non essere d’accordo.




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mercoledì 11 gennaio 2006 - ore 19:03


LAVASTOVIGLIE
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Lavare i piatti mentre sei a passeggio:


che meraviglia la Contemporaneità!




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