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giovedì 25 novembre 2004 - ore 19:40
Terremoto!
(categoria: " Vita Quotidiana ")
Che roba strana l'effetto-esorcista del mio letto l'altra notte... (mi sono pure spaventata...)
Comunque, pare che domenica si suoni! Altro gruppo (quello del cuochino) e quindi altra musica: Ska!
Mi fa un pò strano suonare ska...ma pur di suonare, mi adatto anche allo ska!
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martedì 23 novembre 2004 - ore 20:07
Listen to Jimmy eat world...
(categoria: " Vita Quotidiana ")
Quando il passato remoto ti chiede del passato prossimo...e tu non sai se dire che il cielo è blu o se fingere che il mondo che vedi dalla tua finestra sia bello... Allora ti sposti, cambi finestra, e non sai ancora se quello che vedrai ti piacerà o no...ma tuttosommato vale la pena di provare...
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lunedì 22 novembre 2004 - ore 18:51
Oddio!
(categoria: " Vita Quotidiana ")
E' preoccupante....rispecchio abbastanza l'idea di
ragazza EMO che hanno su internet...(occhiali a parte) Devo preoccuparmi?
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PERMALINK
lunedì 22 novembre 2004 - ore 13:33
La fine della mia storiellina...
(categoria: " Vita Quotidiana ")
Come sempre, per chi cominciasse a leggere ora...
LINKCapitolo 5Al mondo c’è chi è destinato a non trovare mai quello che cerca. Al mondo c’è chi è destinato a trovarlo e poi a perderlo. Sono veramente pochi quelli che riescono a trovarlo e a tenerselo stretto. Senza saperne il motivo si ritrovò questi pensieri nella mente. Lui aveva smesso di suonare, aveva posato sua la chitarra sul cancello e si era seduto accanto a lei ed ora la stava fissando. “Oddio, scusami, forse tu non stai capendo nulla di quello che stà succedendo...” disse poi con aria un po’ preoccupata, come per scusarsi. “Vedi, io sono, anzi no, sarei dovuto essere, l’uomo che il destino ha riservato per te…mi chiamo Detlef.” Lei ora non ci capiva veramente più nulla. Lui le diede un veloce bacio sulla guancia e poi in un sussurro spiegò:”Solo che non sono mai nato…” Lei lo fissò sconcertata, ma cosa stava dicendo? “Circa venticinque anni fa, il giorno che sarebbe dovuto essere quello della mia nascita, ci fu una complicazione nel parto…e io nacqui morto…”. Lei balbettò qualcosa e poi finalmente riuscì a dire:”Ma allora cosa ci facciamo qui? Dove ci troviamo?” Lui le sorrise, ma era un sorriso triste.”Questo è una specie di confine…coloro che sono cullati nel torpore del sonno profondo si ritrovano qui”. “Siamo…in paradiso?” chiese lei spaventata. “No, diciamo che è più o meno una stazione di transito…in questo luogo non passa molta gente, anzi sono veramente pochi quelli che passano di qua…mi sentivo tanto solo…”. Lei si avvicinò a lui e lo abbracciò ”Anche io mi sentivo tanto sola…”.
“Non ci sono segni di miglioramenti, ma nemmeno di peggioramenti, la situazione è stabile…” Nella bianca stanzetta dell’ ospedale amici e genitori continuavano a fissare un piccolo schermo verde dove una linea continuava a fare impercettibili movimenti.”Pensa che si risveglierà dottore?” chiese con gli occhi pieni di lacrime la madre.”Dipende dalla sua forza, ora dipende tutto da lei.” I suoi genitori si abbracciarono in mezzo alla quella stanza troppo bianca.
“E quindi ora dipende tutto da me?” Stava cercando di ragionare con lucidità, anche se in quel luogo così strano sembrava assurdo. “Devo restare qui con te, ora che ti ho trovato? Oppure devo tornare alla mia vita, dai miei amici e dai miei genitori? Cosa devo fare?”
”Vorrei dirti di restare…ma sai meglio di me che la decisione è solo tua…” “Detlef…ti prego, dimmi di restare, dimmi di non andare via…io…” Ora che l’aveva trovato sembrava tutto così perfetto, tutto completo…Ma forse non era così, forse una volta raggiunto il proprio scopo, perso il gusto della ricerca non c’è più significato. Se si è lottato tanto per qualche cosa, una volta ottenuta sembra evanescente e senza alcun senso. Ma allora a cosa serve tutta questa sofferenza? Forse il vero significato stà nel cercare senza trovare mai, anche se fa male forse è la cosa giusta da fare. Restare passivi non ha senso, la vera forza è nell’agire e lei era una ragazza forte. ”Io ho sempre pensato che una vita troppo semplice non valesse la pena di essere vissuta…”
Capitolo 5“E così te ne vuoi andare?” Chiese Detlef con un espressione comprensiva.”Beh, forse dopotutto è giusto così, anche se qui sarà molto più triste senza di te…” “Perdonami, io ho deciso di combattere…voglio scoprire cosa mi aspetta…” ”Allora vai, sei libera!” Lei si guardò le mani, stavano diventando trasparenti. ”Detlef, cosa mi stà succedendo?” ”Stai tranquilla, la natura stà seguendo il suo corso… vai ora, hai una vita da vivere…mi mancherai…addio…”
P.S. (Per Jighen)
Io farei fare a Ciak il misterioso ragazzo con la chitarra...ma sarà abbastanza affascinante???
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lunedì 22 novembre 2004 - ore 13:26
Stò meglio!
(categoria: " Vita Quotidiana ")
Per fortuna che esiste quest'uomo...

Ti voglio bene Giobbi!!!

E presto uscirà
Come avere la sensibilità di un dattero e non affezonarsi MAI!
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domenica 21 novembre 2004 - ore 19:07
Siamo messi bene...
(categoria: " Vita Quotidiana ")
Ottimo, il mio umore è peggiorato...e potrei cominciare ad odiarmi...
Cosa portei fare per stare meglio...dovrei cercare di parlare? Dovrei cambiare? O far cambiare gli altri? O scappare lontano? Ma sono sempre e solo io la cattiva?!?
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domenica 21 novembre 2004 - ore 16:13
...
(categoria: " Vita Quotidiana ")
Ormai la domenica è diventata
la giornata delle mostre e quindi anche oggi sono di mostra...spero che mi passi questo umore cattivo...
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domenica 21 novembre 2004 - ore 00:43
Triste, e non so nemmeno perchè...
(categoria: " Vita Quotidiana ")
Ho visto
Tre metri sopra il cielo... non credo che si riesca a cambiare una persona in quel modo...E penso che tutto sommato non sia nemmeno corretto...E' bene che una persona cambi? E' bene sperare che chi ti è intorno cambi? O sarebbe come dire che quello che hai non ti basta...Che speri sempre in qualcosa che non puoi raggiungere e che quindi tanto non ha senso...Allora è meglio rinunciare? Ma la gente cresce no?

Chissà se domani dopo aver suonato (e speriamo di suonare!!!) mi sentirò un pò meglio...
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sabato 20 novembre 2004 - ore 11:30
E visto che non ho nulla da fare...
(categoria: " Vita Quotidiana ")
Vi ricordate la mia storiellina?
Beh, sparatevi il seguito...
Se non vi ricordate più l'inizio, è qui
LINKCapitolo 2La strada era quasi vuota e lei, persa nei suoi pensieri, non si accorse di una macchina che correva velocissima nel senso opposto. Dall’ inizio del suo viaggio non aveva mai ascoltato la radio o guardato la televisione, non sentendo così la notizia di un pazzo che aveva rubato un’auto ed ora stava scappando. Ci fu un botto tremendo. Nero. E lei non sentì più nulla.
L’avevano ricoverata in un piccolo ospedale lì vicino, era in coma. Ora tutto dipendeva da lei, solo con la sua forza sarebbe riuscita a risvegliarsi. I medici nel frattempo avevano chiamato i suoi genitori. Erano separati da otto anni, rintracciarli entrambi fu abbastanza difficile. Dai due capi opposti della città partirono subito per raggiungere la figlia. Per la prima volta quando si videro non litigarono, anzi davanti al letto bianco dove lei sembrava dormire, si abbracciarono. Ma non si svegliò, continuò imperterrita il suo sonno profondo, fuori dal mondo; forse non le dispiaceva per un po’ starsene per i fatti suoi, lontano da tutti, ma nonostante una parte di lei fosse felice di questa sensazione, un ‘altra non vedeva l’ora di svegliarsi e vivere.
Capitolo 3Si trovava nel cimitero ebraico di Praga, nevicava, le lapidi accatastate una sull’altra venivano lentamente ricoperte da una morbida coltre candida. Lei era lì, in mezzo a tutto quel bianco, seduta sulla neve con addosso solo un leggero abito estivo azzurro, ma non aveva freddo. Si alzò, con i piedi nudi che sprofondavano nella neve e si guardò intorno. In lontananza vedeva una sottile linea argentata che circondava tutto. Era sola, in quel luogo misterioso non c’era nessun altro a parte lei. Decise di andare a vedere da vicino la linea argentata. Si mise a camminare, continuò per un tempo che sembrava non passare mai, ma, ad un certo punto si trovò di fronte un cancello d’argento. Le sembrava di essere chiusa dentro un’ enorme gabbia. Era imprigionata in quella dimensione, all’apparenza soffice e protettiva ma in realtà soffocante e senza via di fuga. Poggiò le mani sul cancello e chiuse gli occhi. Il sentimento di felice tranquillità che provava prima sparì. Anche se solitamente preferiva starsene in disparte, in quel mondo bianco e vuoto si sentiva sola, estremamente sola. Si sedette con la schiena poggiata al cancello e cercò di rimanere calma. Mentre tentava di controllare il suo respiro si accorse che nel silenzio, lontano, si sentiva una strana, dolce melodia. Non avrebbe saputo dire di che strumento si trattasse, ma ascoltandolo riuscì a calmarsi un po’. Era come un coro di strumenti, uniti per produrre quella straordinaria misteriosa musica. Quella melodia era così calma e dolce che la fece addormentare, come una bambina, rannicchiata sotto la neve che continuava a caderle sopra.
Capitolo 4Mentre lei continuava il suo sonno profondo, nel letto bianco dell’ospedale, erano arrivati i suoi amici, avvertiti dell’incidente dai genitori. Nessuno sapeva bene cosa fare, e nella piccola stanza bianca c’era un clima teso. Tutti si fissavano in silenzio, l’unico suono presente era il ronzio di un macchinario pieno di bottoni sulla parete opposta della stanza.
La melodia si fece più forte, ora sembrava il suono di una chitarra, lei si svegliò. Nessuno poteva saper suonare in quel modo. Ma anche se ora i suoni si distinguevano, quella melodia non poteva essere prodotta da uno strumento solo. Lei si tirò su a sedere e vide un ragazzo, con una Fender rossa. Lui le sorrise e poi riprese a suonare. Sapeva che doveva trattarsi di un sogno, ma era tutto così reale. Anche se non sapeva perché, si mise a piangere. Il ragazzo allora smise di suonare e con voce dolce le disse:” Non sai per quanto ti ho aspettata…avevo paura che avessi deciso di non venire”. Lei non ci capiva più nulla, ma era troppo stanca per fare qualsiasi cosa, così continuò a piangere, in silenzio mentre lui ricominciava a suonare la sua chitarra.
Per la prima volta da quando si era ritrovata in quello strano mondo si mise a riflettere, doveva cercare di capire, di ricordare…Come ci era arrivata lì? Decise di prendere in mano la situazione, si schiarì la voce, preparandosi a chiedere spiegazioni al ragazzo con la chitarra, quando alzò lo sguardo però non riuscì a parlare, prima non ci aveva fatto caso perché era troppo sconvolta, ma quel ragazzo era veramente bello. Si poteva addirittura dire che, fisicamente era il suo uomo ideale. Le uscì solo un suono soffocato, una specie di grugnito e si sentì una stupida.
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PERMALINK
sabato 20 novembre 2004 - ore 10:53
Buuuu...
(categoria: " Vita Quotidiana ")
Niente più Milano... per non si sa ancora che motivo, il mio Hib non è riuscito a venire e quindi si ritorna alla normale routine: sabato in piazza!
E va beh, pazienza, speriamo almeno che rimanendo a Padova domenica ci rimedio una suonata..Gabry che dici?
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