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ORA VORREI TANTO...







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MERAVIGLIE


1) Sentire che per qualcuno tu conti davvero
2) svegliarsi accanto alla persona che si ama
3) sentire le sue dolci labbra sulle mie, e vederlo arrossire quando gli dico che lo amo


boh, x me va bene parlare, pardon, scrivere di tutto,beh, almeno spero che qualcuno scriva!politica, musica, passioni, tempo libero, ecc.


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venerdì 12 novembre 2004 - ore 17:13


ok ok
(categoria: " Riflessioni ")


oggi sono abbastanza di buon umore (ma nn fateci troppo il callo )

domani mi sa ke torno a pd e scatta lo spritz in piazza...

poi che ne so, magari Mirco Buso o eyes o banale nn so nn so
(by the way se passate da mirco troverete un'imperdibile foto del sottoscritto Pigna quando era ancora giovane e baldo incastonata tra una foto di Capossela e una dei Bluvertigo: cercare per credere! )

ieri sera ho visto il miglio verde: un po' un polpettone imbarazzante, ma che m i è piaciuto soprattutto perchè credo che stimoli un po' la riflessione sull'assurdità della pena di morte...

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venerdì 12 novembre 2004 - ore 10:49


no NATO!
(categoria: " Pensieri ")


domani a Venezia manifestazione contro la riunione dei parlamentari della NATO.
Io vorrei andarci ma mi sa ke sono troppo stanco x partire da Reggio alle 8.15

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venerdì 12 novembre 2004 - ore 10:47


a pensar male...
(categoria: " Pensieri ")


...si fa peccato...ma ci si azzecca!
insomma: Berlusconi si vuole assicurare un altro po' di propaganda sulle proprie televisioni, infatti ha licenziato (beh, lo avrà ordinato immmagino) Mentana dal TG5 per affidarlo al più conciliante Rossella. Dovete sapere che Carlo Rossella è direttore di Panorama, noto settimanale fedelissimo al centro-destra...
Leggetevi un po' questo articolo apparso oggi sull'edizione on line del Corriere!


Al suo posto da lunedì arriva Carlo Rossella da Panorama
Mentana in diretta: «Lascio il Tg5»
Un saluto commosso «Mi dispiace». Il direttore ha spiegato che la decisione del cambio dopo 12 anni è stata presa dall'azienda

Enrico Mentana (Ansa)
ROMA - «Per l'ultima volta vi saluto nel modo più familiare: ciao». Così Enrico Mentana, in diretta, si è congedato stasera dai telespettatori del Tg5 delle 20. «Questa sera termino il mio lavoro al Tg5, non l'ho detto a nessuno, era giusto dirlo per primi ai telespettatori» ha detto. Mentana ha spiegato che l'annuncio gli è stato fatto dall'azienda e che gli «duole». E ha aggiunto: «Nulla è per sempre. Solo i pazzi ritengono di essere indipensabili. Vi devo ringraziare: si deve contare su di voi come su tutti i lavoratori del Tg5 in un panorama informativo che non è sufficientemente articolato».
Come spesso capita durante gli addii, il direttore con la valigia ha ripercorso l'inizio del suo viaggio, un viaggio pionieristico: «Il Tg5 - ha ricordato - lo abbiamo fondato in pochi 13 anni fa e in poco tempo questo giornale si è affermato grazie al rapporto che ha saputo stabilire con i suoi telespettatori, tacito ma chiaro, di essere al servizio del pubblico non di questo o quel politico, di questo o quell' imprenditore. Abbiamo sempre cercato di essere fedeli a questo patto non scritto. Mediaset mi ha offerto 13 anni di fare quello che volevo, non c'è mai stata intrusione aziendale. Certo mi duole». Ha concluso sperando che «questi ingredienti siano rispettati per il futuro e per quel che potrò vigilerò». Mentana resta infatti in azienda, almeno per ora, come direttore editoriale.

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giovedì 11 novembre 2004 - ore 12:38


san precario
(categoria: " Riflessioni ")


Chi intervista San Precario?
Pierluigi Sullo
Non dirò che, mentre una città irachena viene trattata da un esercito nemico alla maniera in cui furono trattate Guernica, Dresda, Coventry e Stalingrado, versare tanto inchiostro su una faccenda che è passata alla cronaca come "esproprio proletario", è una perdita di tempo. Se se ne discute tanto, una ragione - anzi più ragioni - ci sono, evidentemente. Quindi, dopo aver a lungo discusso - qui in redazione - con i nostri compagni, che avevano opinioni varie, e dopo aver letto molta roba soprattutto sui giornali di sinistra, cercherò di dire qui che opinione mi sono formato, per quel che vale [e vale solo per uno].
Che il ministro degli interni, Pisanu, convochi un vertice sulle "tre emergenze", la camorra a Napoli, le bombe carta a Milano e, appunto, l'"esproprio" a Roma, è una tale farsa che non varebbe la pena di dedicarci nemmeno un minuto, non fosse che suona come un avvertimento: ogni illegalità, di qualunque genere, verrà iscritta d'ufficio nella categoria della "criminalità", se va bene, del "terrorismo", se ve n'è l'opportunità. Dico questo non per proiettare il film, ormai logoro, della "repressione", ma perché coloro che praticano forme di disobbedienza o conflitto che rasentano il limite che le leggi impongono [ed è spesso un limite molto stretto, dato che "legalità" e "giustizia" com'è noto non coincidono automaticamente] devono sapere in che ambito agiscono.
Ognuno può tenerne conto o no, può cercare di far sì che scelte di questo tipo siano largamente condivise, nell'ambito sociale o culturale di riferimento o anche in altri, o può scegliere l'azione esemplare, isolata, fidando che poi, tanto, gli altri seguiranno o dovranno schierarsi contro la repressione, appunto, approvando di fatto ex post quel che è avvenuto: è cosa che riguarda la coscienza e lo stile di ciascuno. Si può non esser d'accordo - per molti motivi - con un certo avanguardismo, oppure sì: suggerirei, comunque, di non decidere, nell'un caso e nell'altro, che chi la pensa diversamente è un traditore o un nemico. Ma su questo torno poi.
Ho letto - dicevo - tutto quel che è uscito sui giornali, specie quelli di sinistra. E anche qui mi sono rafforzato nella convinzione che un certo uso dei media [che fatalmente si converte in uso da parte dei media], per esempio nel mettere in scena un'azione diretta contro la spoliazione dei redditi, si coniuga con l'irresistibile necessità, da parte dei commentatori di sinistra, di mettere le brache al mondo, e questa miscela produce incomprensione e schematismo. Apprezzo l'onestà intellettuale e la franchezza di chi, come ad esempio Piero Sansonetti su Liberazione e Loris Campetti sul manifesto, dicono "non sono d'accordo". Non apprezzo invece che in generale questo episodio venga adoperato variamente per: a] giocare il gioco tutto politicista [e di politicismo, anzi di politica novecentesca, che è un concetto più serio, c'è n'è in abbondanza anche nel "movimento", perché nessuno vive dietro paratie stagne] di descrivere la geografia di gruppi, gruppetti e partiti, e il loro relativo "posizionamento", sempre nei confronti del problema del governo [o potere]; b] dedurne la "frantumazione", "crisi" o sinonimi, di quel aggregato inventato che è il "movimento noglobal" [e vorrei chiedere, con umiltà, a Cosimo Rossi, del manifesto, di spiegarmi cosa intende per "social forum", quelli che sarebbero stati "abbandonati a se stessi" da "una parte dei movimenti", "a causa di certa loro insipienza paralizzante": per me questa è una lingua incomprensibile, non so letteralmente di cosa si stia parlando, salvo sospettare che "insipienza" sia un'arma a doppio taglio].
Cosa in effetti è accaduto, sabato scorso? Per quel che ho capito, parlando a lungo con alcuni di coloro che quella giornata avevano promosso, è accaduto che per la prima volta, nella storia di questo paese, nelle strade della capitale politica [avviene già a Milano da qualche anno], si sia manifestata una generazione che le politiche "di destra" e anche "di sinistra", oltre che quelle sindacali [anche se ora la Cgil chiede l'abolizione della legge 30], hanno condannato a una precarietà di vita generalizzata, grazie a quel paradigma liberista che prescrive, ai fini della competitività, la massima flessibilità del lavoro. E che ha dunque diffuso in tutta la società quel che nella lingua di legno dell'economicismo di sinistra si chiama la "produzione di valore". Questo è il punto: sinistre e sindacati, prima di discettare e giudicare, dovrebbero cercare uno specchio per guardarsi e vergognarsi, non fosse che buone porzioni di queste sinistre e sindacati pensano che, in effetti, quel paradigma è giusto e ragionevole.
Quella generazione, che si organizza in reti di precariato e altre forme, molto diverse da quelle che poltiici e sindacalisti di sinistra hanno conosciuto in passato, si è manifestata adoperando simboli, linguaggi e forme di lotta estremamente innovative. Perché non ho letto, sui giornali di sinistra, nessun articolo su San Precario, qualche raffinata analisi di questo simbolo tantro efficace? Un tentativo, in verità, l'ha fatto Liberazione, fornendo un "glossario" divertente: ma è troppo poco. Dico la verità: anche se Carta è nata proprio per uscire dal linguaggio stereotipato della sinistra, e per raccogliere, mostrare, far circolare i nuovi linguaggi [e non esiste naturalmente solo quello dei devoti di San Precario, ma decine di altri, perché appunto non stiamo parlando di "un movimento", ma di una società civile più o meno organizzata e molto varia], noi stessi facciamo fatica a star dietro alla produzione di nuove parole, da "precog" a "flexicurity", per dire.
E' successo anche che, nell'ambito di questa produzione simbolica e pratica di conflitto, e di tentativo di creare qui e ora nuove condizioni di vita [vero e unico tratto comune del "movimento", che invece sulla diplomazia geopolitica fa una fatica terribile, dato che non è, ripeto, un movimento "politico", ma sociale], si sia fatto quel che in molte altre occasioni, e in diverse città, si era tentato: invadere un centro commerciale e trattare una riduzione - simbolica perché riguardava quel supermercato e quel momento - dei prezzi di una serie di beni. Così che si potesse mettere in comune, con pensionati o lavoratori che fanno fatica a sbarcare il lunario, il problema della precarietà di vita. Anche qui, si può discutere, come dice Campetti, se questo problema vada aggredito dal lato della produzione o da quello del consumo: quel che è certo, è che diversi pezzi di società [i lavoratori dipendenti classici e quelli precari, o le famiglie dei Gruppi di acquisto solidale, o i contadini che si ribellano alle reti di distribuzione e al dominio delle multinazionali sulle loro coltivazioni, o gli stessi centri sociali che organizzano ristoranti e gruppi d'acquisto, e gli eccetera sono infiniti] agiscono su un alto e insieme sull'altro. Se si parlassero di più, sarebbe meglio. E l'adesione della Fiom alla manifestazione dei precari, sebbene a sua volta solo simbolica, potrebbe essere un'apertura di discorso [era già accaduto alla Mayday di Milano, quest'anno].
La cosa non è andata per il verso giusto. C'era molta gente, e molti clienti del supermercato, che non si sono fermati al confine che era stato tracciato: otteniamo uno sconto enorme e simbolico e facciamone un discorso. Hanno cominciato, in un gran disordine, a prendere quel che potevano. E' seguito il tentativo, da parte degli organizzatori della cosa, di fermare i carrelli avviati all'uscita, poi di redistribuire la roba, poi di ri-trattare con la direzione del supermercato...
Sul perché le intenzioni siano state travolte da quel che è accaduto, il dibattito è aperto, specialmente tra coloro che hanno organizzato le azioni. E' una domanda che - lo dico con rispetto - si dovrebbero fare molto seriamente. Perché, per quanto controversa possa essere la questione della nonviolenza, mi pare di poter dire che in tutto questo non c'era alcun intento aggressivo, e in ogni modo le azioni dirette, specialmente se rischiose, hanno bisogno di molta preparazione, molta condivisione tra chi le fa, molto dibattito sul loro senso e il limite che ci si dà. Ma, è sicuro, il '77 non c'entra nulla, come il '68, o qualunque altra stagione di movimenti. Putroppo, il messaggio che è venuto da quelle azioni è stato molto facilmente utilizzato dai media e dalla politica [perciò dico che la riflessione su quel che è accaduto è necessaria, perché i media ti divorano, se non li sai tenere a bada]. Dopo di che, è capitato sempre, da Genova in poi, quelli che appaiono sono gli utilizzatori, per scopi tutti "politici", degli avvenimenti. Nessuno ha intervistato San Precario.
Conclusione del mio modesto [e troppo lungo] ragionamento: siamo in un altro paradigma sociale e, di conseguenza, della democrazia. Che si esprime, dal basso, in forme nuove. E che tende a creare fatti compiuti positivi: se poi ci riesca o meno, dipende da molti fattori, interni ed esterni alle reti in movimento. Se è così, il punto basilare è come annodare fili tra parti diverse della società. Il che presuppone una comunicazione - in tutti i sensi della parola - efficace, diretta e veritiera. Questo richiede pazienza e disponibilità all'ascolto. Altrimenti, saremo sezionati in singoli movimenti - ciascuno dei quali da sé è insufficiente allo scopo - e ridotti al silenzio, o sovradeterminati da una politica che, per quanto illusoriamente, crede ancora di poter comandare sulla società. Chi progetta una azione diretta in un supermercato deve sapere che ha una reponsabilità anche oltre se stesso.

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sabato 6 novembre 2004 - ore 13:59


ricevo e pubblico...
(categoria: " Riflessioni ")


da parte di mio cugino: meditate!




"E'sempre una cosa semplice trascinare la gente, che si sia in democrazia, in una dittatura fascista, in un sitema parlamentare o in una dittatura comunista.
Con le parole o senza, si può sempre far marciare la gente agli ordini dei leader.
E'proprio facile.
Tutto quello che devi fare è dir loro che sono vittime di un attacco e accusare i pacifisti di non essere patriottici e di esporre il Paese al pericolo.
Funziona sempre, in qualsiasi luogo."

Sembrano parole del buon George W. Bush.
Invece no, sebbene appaia evidente la profonda ispirazione che ne ha tratto.
Queste righe sono di quel simpatico personaggio che risponde al nome di Hermann W. Goering(*).

Che detto per inciso, e senza volerne trarre conclusioni, era Dàbliu pure lui...

Saluto

L .
(*) Il vice di Hitler, tanto per capirsi...

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venerdì 5 novembre 2004 - ore 14:55


spritz???
(categoria: " Riflessioni ")


sì sì sì
e vaffanculo a quelli ke mi hanno fatto male in questi ultimi due anni: sapete ki siete e ciò mi basta
chiudo questa parentesi e mi vado a buttare un po' a letto, dopo mi sa ke mi immergo da Feltrinelli e dopo magari ci scappa spritz dae tose o da qualche altra parte

rudie can't fail

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venerdì 5 novembre 2004 - ore 14:48


scambio cd?
(categoria: " Musica e Canzoni ")


nn è ke qualcuno/a vuole scambiare dei cd con uesto povero ragazzo melomane?

ah, ieri sera mi sono gustato assai un dvd ke avevo preso tempo fa: Rude Boy, the Movie. Un film dei Clash del periodo 1977-1978: notevole. Grandi, soprattutto il povero vecchio Strummer.
Consigliatissimo: lo trovate ancora, mi sembra, al 23 a un prezzo ridicolo: compratelo!!!!

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venerdì 5 novembre 2004 - ore 14:45


neo acquisti e altro
(categoria: " Musica e Canzoni ")


gente: ho comprato l'ultimo dei Cure e devo dire che, per quello ke ho sentito finora SPACCA! grande robertone smith!!!
poi ho preso you gotta go there to come back degli stereophonics che credo mi darà belle soddisfazioni e, infine, upsetter revolution rhytm
anzi, così su 2 piedi mi viene in mente una proposta...(segue)

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mercoledì 3 novembre 2004 - ore 12:27


ribadisco
(categoria: " Musica e Canzoni ")


sono stao io la causa del tuo male,
mi dispiace resto uguale

tiromancino

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martedì 2 novembre 2004 - ore 10:13


sagra del cinghiale
(categoria: " Vita Quotidiana ")


sabato sono stato a villa minozzo, appennino reggiano, per la sagra del cinghiale.
mi sono divertito: c'era un disastro di gente (parecchi erano belli ubriachi ) peccato che dopo siamo finiti in un bar super affollato a castelnuovo nei monti e quindi in una discoteca tamarrissima con un dj convintissimo (diceva idiozie del tipo: chi non salta culattone è...oppure: alzi la mano chi vuole una scopata e via stasera...che tristezza!)
insomma direi tutto bene se Aura nn continuasse a farsi viva solo per poi, dopo un giorno o due, rompermi le palle a manetta...

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